I (primi) numeri di New York: l'impressionante uno su tre di Djokovic nei Masters 1000

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I (primi) numeri di New York: l’impressionante uno su tre di Djokovic nei Masters 1000

Ne vince (quasi) uno su tre giocati: è la stessa media di Rafael Nadal, 35 trofei in 114 partecipazioni. Federer più indietro

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Novak Djokovic - Cincinnati 2020 (via Twitter, @DjokerNole)
 

10 – i rappresentanti italiani ammessi di diritto nel tabellone del singolare maschile degli US Open. Un record per il nostro movimento – arrivato negli ultimi anni in quattro occasioni a nove presenze, contando però in quei casi su qualificati e lucky loser – che nello Slam newyorkese tra l’altro è secondo in tal senso solo agli USA con 13 tennisti (più sette wild card) e uguagliato unicamente dalla Spagna. Non si può però certo dire che questo ottimo risultato sia stato raggiunto grazie a quanto avvenuto nella decina abbondante di settimane nelle quali si è giocato quest’anno.

Il 2020 ha infatti sin qui regalato scarsissime soddisfazioni ai nostri tennisti, che nei tabelloni principali del circuito maggiore hanno vinto complessivamente 30 degli 81 incontri disputati nei main draw: una percentuale di successo pari a un mediocre 37%. Un aggettivo non esagerato, pur considerando a riguardo il fisiologico handicap dovuto ai tanti nostri giocatori intorno alla centesima posizione: non va dimenticato che della foltissima truppa azzurra, in assenza di Fognini – ancora in convalescenza dall’operazione alle caviglie avuta a maggio – in questo US Open solo Berrettini è testa di serie. Andando nel dettaglio dei risultati nel 2020 dei nostri rappresentanti, il nostro numero 1 ha un bilancio di due partite vinte e due perse, Fognini è 4-6, Sonego 2-7, Sinner 3-5, Mager 5-2, Travaglia 2-4, Marcora 2-1, Seppi 6-3, Caruso 2-6, Cecchinato 1-7, Lorenzi 1-3, Gaio 0-2, Fabbiano 0-1, Giustino 0-1, Musetti 0-1.

Va ricordato che i nostri due attualmente più forti rappresentanti quest’anno sono incappati in problemi fisici di varia natura, che Sinner sta facendo esperienza ad alti livelli imparando dalle inevitabili sconfitte, così come è innegabile Sonego viva uno sfortunato momento (ha perso al primo turno in undici degli ultimi dodici tornei ai quali ha partecipato): è tutto vero. Ma purtroppo lo è anche che sinora i tennisti italiani hanno raccolto nel 2020 solo due finali (Seppi all’ATP 250 di New York e Mager a Rio) e tre quarti (Sonego a Rio, Marcora a Pune e Sinner a Rotterdam). Con due Slam e due mesi abbondanti di circuito ancora da giocare, ci sono sia il tempo che le occasioni per invertire la rotta: non resta che incrociare le dita e sperare.

24 – le partecipazioni ai Masters 1000 necessarie a Milos Raonic per tornare a giocare una finale in un torneo di questa categoria. L’ultima volta in cui il canadese vi era riuscito, prima di questa edizione del Western & Southern Open giocata eccezionalmente nell’impianto di Flushing Meadows e non a Cincinnati, fu a Indian Wells nel 2016, quando, come accaduto sabato, perse in finale contro Djokovic. Il 2016 fu la migliore stagione di Milos, che quattro anni fa chiuse al numero 3 del mondo, grazie – oltre al citato piazzamento nel Masters 1000 californiano – alle finali sui prati londinesi a Wimbledon e al Queen’s, alle semifinali all’Australian Open e alle ATP Finals (dove perse nonostante l’occasione di un match point a favore contro Murray) e al titolo a Brisbane.

Raonic sembrava pronto a continuare nei miglioramenti, ma una lunga serie di infortuni ha continuato a minare il fragile fisico – già in precedenza operato all’anca destra nel 2011 e al piede destro nel 2015 – non consentendogli di vincere più alcun torneo e soprattutto di avere la continuità per stazionare nella top ten, lasciata ad agosto 2017 (l’anno scorso ha chiuso la stagione fuori dalla top 30, come non gli accadeva dal 2011). Nel 2020 il tennista nato in Montenegro e trasferitosi in Canada all’età di tre anni è tornato a esprimersi ad alti livelli: dopo i quarti di finale raggiunti agli Australian Open, la finale della scorsa settimana (quarta della carriera in un Masters 1000 dopo quelle di Montreal nel 2013, Bercy nel 2014 e Indian Wells, per un tennista che ha vinto tutti i suoi otto titoli sul duro, cinque dei quali in condizioni indoor) ha confermato l’inversione della tendenza che tra 2017 e 2019 lo aveva invece visto sconfitto contro i top ten ben 11 volte su 14.

Nel torneo di Cincinnati Milos in semi ha confermato il successo di Melbourne su Tsitsipas, dopo aver sconfitto due top 50 come Querrey ed Evans, un Murray in forte ripresa e, nei quarti, aver annullato un match point a Krajinovic. In finale, opposto alla “bestia nera” Djokovic (contro il serbo non aveva mai vinto in dieci incontri ufficiali, vincendo in totale due soli set) ha giocato alla pari, dimostrando di meritare il rientro nella top 20 del ranking ATP, dalla quale mancava da poco più di un anno.

31 – la percentuale (più precisamente è 30,70) di Novak Djokovic nel rapporto tra i titoli vinti e le sue partecipazioni nei tornei della categoria Masters 1000. Il campione serbo ha infatti conquistato 35 dei 114 tornei di questo livello a cui ha preso parte, riuscendo in pratica a vincerne quasi uno su tre. Numeri straordinari, che lo portano in tal senso allo stesso livello di un altro fenomeno come Rafael Nadal, che per una curiosissima coincidenza ha vinto anche egli 35 dei 114 tornei della categoria più importante del circuito, dopo gli Slam. Tuttavia il maiorchino si fa al momento preferire a Nole perché ha vinto più partite, 384, mentre il serbo è ad oggi fermo a 360. D’altro canto, Djokovic, con la vittoria della scorsa settimana al Western & Southern Open ha però vinto almeno due volte tutti e dieci i tornei che compongono la categoria dei Masters 1000, mentre Nadal non ha mai alzato al cielo il trofeo a Miami (dove è arrivato in finale cinque volte), Shanghai (due finali) e Bercy (una sola volta è arrivato alla domenica del torneo).

Più dietro in questa graduatoria, pur sempre con ottimi numeri, un’altra “divinità” di questo sport, Roger Federer, che con 28 successi in 136 partecipazioni vanta il 20,59%. Ad ogni modo, impressiona il dominio attuale di Nole – gran favorito agli US Open in partenza oggi- che ha vinto tre degli ultimi sei Masters 1000 a cui ha partecipato, cinque su sette degli ultimi Major a cui ha preso parte e 39 delle ultime 42 partite giocate (e nel 2020 è ancora imbattuto, avendo vinto tutti e 23 i match che ha disputato). Una supremazia testimoniata dai 1010 punti di distacco sul secondo in classifica, Nadal: senza avere scadenze di punti da difendere nei prossimi mesi si fa sempre più concreta per Djokovic la prospettiva di colmare le 26 settimane che ad oggi lo separano dal record assoluto, detenuto da Roger Federer, di tempo trascorso da numero 1 ATP (310 settimane complessive).

 

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Il 2023 delle possibili prime volte: dalla semi Slam di Sinner, ai sette top 50 a caccia di un titolo

Dal primo quarto Slam di Musetti, al taboo finali per Krajinovic, passando per la prima vittoria in un major di Cerundolo. La nuova stagione si apre con diversi atleti pronti a ritoccare i propri record personali

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Jannik Sinner – Vienna Erste Bank Open 2022 (© e|motion/Bildagentur Zolles KG/Photographer)

Con le vittorie di Lajovic e Van Assche nei Challenger di Maspalomas e Maia è calato definitivamente il sipario sulla stagione tennistica, dopo che il circuito maggiore aveva chiuso i battenti con il trionfo di Djokovic alle Nitto ATP Finals di Torino. Per i tennisti adesso è tempo di ricaricare le batterie e affinare la preparazione (magari giocando qualche ricca esibizione) per ripartire tra meno di un mese in Australia e India. E quale miglior momento se non l’off-season per valutare quali possano essere i nuovi traguardi da raggiungere nel corso della nuova stagione?

Il 2023, infatti, si aprirà con diversi atleti a caccia di risultati e titoli che possano rilanciarli dopo una stagione interlocutoria, o consacrarli dopo gli exploit dell’anno in corso. Nella stagione appena conclusa non sono mancate le sorprese con ben 12 tennisti che hanno conquistato il primo titolo della loro carriera. Ma sono in molti ancora a caccia del primo trofeo da mettere in bacheca, o di risultati a livello Slam che possano dare una svolta a ranking e carriera.

Inizio di stagione che vedrà come appuntamento clou l’Australian Open. Sin dalla trasferta “Down Under” c’è già chi è certo di tagliare un traguardo storico a livello personale: Constant Lestienne. Il francese, infatti, farà il suo esordio in un main draw di uno Slam all’età di trent’anni. Lestienne, autore di un ottimo finale di stagione, è l’unico tennista dell’attuale top 100 a non aver raggiunto questo traguardo.

 

Detto del francese Lestienne, occorre rimarcare come vi siano molti tennisti ancora a caccia del primo sorriso a livello Slam. Sorprende pensare che in Australia vi potrebbe essere una testa di serie che non ha mai vinto un match nel tabellone principale di uno Slam. Stiamo parlando di Francisco Cerundolo, attuale numero 30 del ranking ATP, che a livello Slam vanta un bilancio di 0 vittorie e 4 sconfitte. Quest’anno Cerundolo farà il suo esordio nell’Happy Slam, dove vanta come migliore risultato un secondo turno nelle qualificazioni nel 2021. Che sia l’occasione giusta per l’argentino di cancellare questo zero dal suo curriculum?

L’argentino in questa classifica si trova in ottima compagnia. Con lo ‘zero’ alla voce successi vi è anche lo svizzero Marc Andrea Huesler (che vanta due sconfitte raccolte lo scorso anno tra Wimbledon e New York). Huesler  può comunque consolarsi del fatto di aver già un titolo in bacheca, conquistato a Sofia ai danni di Holger Rune. Completano la lista dei top 100 a caccia di una prima volta, l’altro argentino Etcheverry, i Next Gen Lehecka, Tseng – protagonisti a Milano del torneo dedicato ai migliori giovani – e lo statunitense Ben Shelton, autore di una prepotente cavalcata a livello Challenger e capace di sconfiggere Ruud a Cincinnati.

Cerundolo è l’unico top 50 senza una vittoria Slam ma l’argentino può vantare un titolo ATP nel suo palmares conquistato quest’anno a Bastad nel derby con il connazionale Baez. Tuttavia, sono ben 7 i top 50 che inizieranno la stagione con l’obiettivo di vincere un trofeo ATP. Colui che si trova più in alto in classifica è Alejandro Davidovich Fokina, numero 31 del ranking che ha disputato la sua unica finale a Montecarlo, inchinandosi solo al greco Tsitsipas. Scorrendo il ranking seguono l’olandese volante Botic Van de Zandschulp, che nella sua unica finale raggiunta ha dovuto fare i conti con dei problemi respiratori che lo hanno messo fuori causa dopo 7 game. A seguire vi sono Ruusuvuori, arresosi a Pune contro l’esperto Joao Sousa, e Rinderknech, che ad Adelaide ha ceduto il passo al padrone di casa Kokkinakis.

Se i tennisti sopra citati hanno avuto una sola occasione, Brooskby ne ha perse 3 (Newport, Dallas e Atlanta) così come lo slovacco Molcan (Belgrado, Marrakech e Lione). Anche se colui che ha la serie negativa più lunga sta poco fuori la top50. Stiamo parlando di Filip Krajinovic, numero 54 del mondo, che alla voce finale perse vede a fianco il numero cinque‘. Discorso a parte merita Jack Draper. Il Next gen britannico è l’unico top 50 a non aver mai giocato una finale a livello ATP, ma vista la giovane età e il percorso di crescita non mancherà molto al raggiungimento di tali traguardi.

Tra coloro che potranno raggiungere tante prime volte in questa stagione vi è l’argentino Pedro Cachin, numero 56 del ranking ATP. Il classe ’95 è il tennista con il ranking più alto a non aver mai raggiunto nemmeno una semifinale a livello ATP e anche quello col miglior ranking a non aver mai giocato un Masters 1000. Con pochi punti da difendere nei primi mesi dell’anno, i 1000 nordamericani di inizio stagione potrebbero essere per lui l’occasione per festeggiare questo traguardo.

Tornando a parlare di tornei Slam, Ruusuvuori, Baez e Rinderknech sono i tre top 50 che cercheranno di raggiungere per la prima volta il terzo turno in un Major. A caccia, invece, del primo approdo alla seconda settimana di uno Slam vi sono il giapponese Nishioka, l’imprevedibile Bublik, Jack Draper e Alex Molcan.

Hanno raggiunto almeno una volta i quarti di finale a livello Slam i primi 22 del mondo. Colui che è meglio posizionato in classifica a non aver raggiunto questo obiettivo è Lorenzo Musetti, seguito da altri due top 30 quali Daniel Evans e Miomir Kecmanovic.

Se ci si sposta al livello superiore, sono ben 2 degli attuali top10 a non aver mai raggiunto una semifinale di uno Slam: il numero 8 al mondo Andrey Rublev e il numero 9 Taylor Fritz. Se ci si sposta alla top15 vanno considerati anche Rune e Sinner. Per il classe 2003 danese bisogna tuttavia considerare solo il 2022 come stagione vera nel circuito, riuscendo già a raggiungere un quarto al Roland Garros e trionfare nel 1000 di Bercy. Per Sinner, invece, tanta solidità con i quarti raggiunti in tutti e 4 gli Slam. Fisico permettendo, si chiede al tennista altoatesino lo step necessario per spostare in avanti l’asticella.

Si arriva al capitolo finale Slam: oltre a Rublev e Fritz, altri due top10 non hanno mai giocato per il titolo più ambito: Hurkacz e Auger-Aliassime. I numeri sono già impietosi se si guarda a chi ha in bacheca un torneo del Grande Slam. Nella top15 di fine anno solo in 4 possono vantare un Major nel loro palmares: Alcaraz, Nadal, Djokovic e Medvedev, in rigoroso ordine di classifica.

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Flash

Berrettini: “Alcaraz merita il n. 1, ma se può diventarlo Ruud possiamo riuscirci anche noi”

“Serve continuità, ma ho il tennis per tornare in top 10”. Impegnato nell’esibizione saudita, Matteo Berrettini ha le idee chiare sulla prossima stagione

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Matteo Berrettini – Diriyah Tennis Cup 2022 (foto via Twitter @DiriyahCup)

La stagione da dimenticare (o da ricordare?) di Matteo Berrettini si è conclusa con il discusso doppio di Coppa Davis. Ora è tempo di preparazione per il 2023 – che peraltro inizierà ufficialmente nel 2022 con l’esordio nella United Cup – e il primo appuntamento fuori stagione per Matteo è stato alla Diriyah Tennis Cup. Trentacinque minuti indolori (speriamo anche letteralmente, visti i guai fisici del nostro) di fronte a Stan Wawrinka che lo ha eliminato in tre tiebrekkoni al primo turno dell’esibizione saudita, dove l’azzurro è in gara anche nel doppio (venerdì pomeriggio in campo assieme a Rublev, contro Thiem/Zverev).

Proprio a proposito dei problemi che lo hanno perseguitato, Matteo inizia la sua conversazione con Reem Abulleil per ArabNews. “Mentalmente, è stata dura. Ero al best ranking, stavo giocando bene ed è arrivato l’infortunio” spiega riferendosi al problema alla mano destra che ha richiesto l’intervento chirurgico. “Mi sono detto, userò questa pausa per migliorare, magari fare qualcosa che non riuscirei quando sono nel Tour. Ha funzionato perché al rientro mi sentivo pronto. Poi, ovviamente, dopo il Covid a Wimbledon tutto è andato un po’ peggiorando, ma sono alti e bassi e, spero, il prossimo anno ci saranno più alti”.

Gli stop forzati hanno chiaramente contribuito a generare stress, con un quasi obbligo di vincere quando riusciva a giocare. “Sentivo che in ogni torneo dovevo giocare bene e guadagnare punti altrimenti la mia classifica sarebbe precipitata ancora di più e non è facile gestire questo genere di pressione. Restare in salute significa quindi anche essere meno stressato ed è uno degli obiettivi. Ovviamente vorrei tornare in top 10 perché il tennis c’è, devo solo essere più continuo”.

 

Che il tennis ci sia non pare in discussione, come dimostrano la permanenza tra i migliori dieci del mondo per due anni e mezzo e i risultati Slam – una finale, una semi e tre quarti negli ultimi cinque Major disputati.

Se è presto per parlare di ricambio generazionale, nel senso che da anni se ne parla ma poi vincono (quasi) sempre Djokovic e Nadal, al vertice del ranking c’è una novità importante, il diciannovenne Carlos Alcaraz. “È incredibile se pensi a tutto quello che ha fatto in così poco tempo” osserva Matteo che lo ha battuto in Australia, perdendoci poi a Rio. “Ho capito che era un giocatore fantastico, ma ciò che ha fatto rimane impressionante per la sua età, per la fisicità che già possiede, per la gestione mentale di tutto quello che gli sta capitando. È stato un anno strano con Novak che non ha giocato metà degli Slam, ma Carlos merita il numero 1 e penso che ciò abbia cambiato un po’ le cose, del tipo forse possiamo farcela anche noi. Prima i numeri 1 erano Novak e Rafa, poi c’è riuscito Daniil [Medvedev] ed è stato impressionante, ma ora anche Casper [Ruud] ha avuto la possibilità dopo lo US Open”.

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ATP

Il tennis domina su Google: Djokovic, Nadal e Serena Williams i tre sportivi più ricercati nel 2022

I tre tennisti dominano la categoria “atleti” di Google Trends per il 2022. In Italia Sinner, Berrettini e Djokovic tra i più ricercati

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Novak Djokovic - ATP Finals, Torino 2022 (Credits Photo Giampiero Sposito:FIT)

Si avvicina il 31 dicembre e come di consueto è tempo di classifiche che sintetizzino i fatti salienti di questo 2022, che è giunto ormai agli sgoccioli.

Una delle classifiche che si attende con più curiosità alla fine di ogni anno solare è quella redatta da Google. Sulla base dei dati raccolti dal motore di ricerca, Google fornisce un elenco delle parole più in tendenza, sia per ogni paese che complessivamente a livello globale.

Se la guerra in Ucraina e la morte della Regina Elisabetta hanno monopolizzato l’attenzione degli utenti per quanto riguarda le notizie più ricercate, alla voce atleti a farla da padrone è il mondo del tennis.

 

Quattro tennisti tra i primi 10 atleti più ricercati, rende l’idea di come l’attenzione verso il nostro sport sia in costante crescita. Occorre sottolineare come le prime tre posizioni della classifica siano completamente appannaggio di tennisti. Coloro che hanno monopolizzato le ricerche su Google sono, infatti, Novak Djokovic, Rafael Nadal e Serena Williams. A completare il trionfo del mondo del tennis troviamo al decimo posto il nuovo leader della classifica ATP, Carlos Alcaraz.

Non sorprende che data la grandezza dei personaggi, noti non solo agli appassionati di tennis, e la particolarità di questo loro 2022 li abbia portati sulla bocca, o meglio sulle tastiere di tutti. I tre, infatti, per diversi aspetti in questo 2022 hanno tenuto i loro fan alla ricerca di notizie ed aggiornamenti.

Il caso più controverso è stato sicuramente quello di Novak Djokovic. Il serbo ha monopolizzato l’attenzione degli appassionati di tennis e non solo per la nota vicenda australiana di inizio anno. Nole, infatti, contrario a sottoporsi al vaccino contro il Covid-19, è prima atterrato sul suo australiano per poi essere espulso qualche giorno dopo. Nel mezzo si è assistito ad un processo, con annullamento del visto e ban per l’ingresso nel paese. Situazione che per la gioia di Djokovic è ormai alle spalle, con Nole che è certo di tornare in Australia per iniziare la stagione.

Ciò che ha segnato la stagione per Serena Williams, è l’annuncio del ritiro avvenuto alla vigilia dello US Open sulle pagine di Vogue. Rafa invece ha vinto le prime due prove dello Slam nel 2022 restando in corsa per la prima posizione mondiale fino all’ultima settimana di tennis; nonché è stato co-protagonista del un lungo e commovente addio in Laver Cup del grande amico e rivale Roger Federer.

Se ci spostiamo alle ricerche effettuate in Italia, l’Australian Open si posiziona al numero 4 come parola dell’anno dietro solo a Ucraina, Regina Elisabetta e Russia Ucraina. Le vicende dei nostri portacolori, invece, hanno monopolizzato le ricerche dei fan italiani. Jannik Sinner si posiziona al numero 4 nella categoria personaggi dietro a Vladimir Putin, Drusilla e il cantante Blanco. Nella stessa classifica seguono al numero 5 il calciatore Vlahovic che precede altre due tennisti: Novak Djokovic e Matteo Berrettini.

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