Provaci ancora Schwartzman: "Da Roma porto via solo belle sensazioni". Per Parigi c'è l'ansia del tampone

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Provaci ancora Schwartzman: “Da Roma porto via solo belle sensazioni”. Per Parigi c’è l’ansia del tampone

L’argentino, ancora battuto da Djokovic, è sicuro di recuperare da una settimana intensa: “Per noi sei giorni di stop valgono un anno”. Verso il Roland Garros: “Mi dà ansia il rischio di una positività”

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Diego Schwartzman - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)
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Difficile, per Diego Schwartzman, rimproverarsi qualcosa. Al Foro Italico l’argentino è arrivato per la prima volta in carriera a giocarsi la finale di un Masters 1000, migliorando la semifinale di un anno fa. In entrambi i casi, di fronte ha sempre avuto Novak Djokovic. Che ha dovuto alzare il livello per venirne a capo. “Ho giocato una grande partita da fondo campo e ho fatto tante cose buone – l’analisi dell’argentino, sostenuto via social anche da Diego Maradonafino all’inizio del secondo set mi sono sentito in controllo del mio gioco, aggressivo, solido, con buoni movimenti. Dopo aver iniziato bene, sono calato col servizio, specie con le seconde. Ho servito male in un paio di game e lì Nole ha iniziato a venir fuori. I break mi hanno offerto una chance, come era accaduto con Nadal, ma stavolta non sono riuscito a sfruttarla. E poi Nole nelle ultime tre partite si è espresso a un livello incredibile“.

IL VALORE DEL RIPOSO – Rinviato per il momento l’approdo tra i primi dieci del ranking (è 13 ATP con le classifiche aggiornate), Schwartzman può adesso proiettarsi anche lui sul Roland Garros. Il suo migliore risultato a Parigi è il quarto di finale perso nel 2018 con Nadal, al quale non ha saputo dare continuità nell’ultima edizione quando gli è stato fatale al secondo turno il derby argentino con Leo Mayer. “Ma da questa settimana di Roma porto dietro solo sensazioni positive, ha commentato senza perdere il sorriso, anticipando anche i naturali rilievi sullo sforzo fisico sostenuto nelle tre partite ravvicinate contro Nadal, Shapovalov (tre ore) e Djokovic. “Nelle ultime notti sono sempre andato a dormire tra l’una e le due – racconta –ma non è un problema. Per noi che facciamo questo lavoro sei giorni di riposo valgono un anno, devo recuperare energie ma ho molta fiducia“.

VERSO PARIGI – Quando gli è stato chiesto chi tra Nadal e Djokovic, entrambi incrociati sul Centrale, fosse il vero favorito per lo Slam francese, Schwartzman se l’è cavata ragionando di sfumature. “Djokovic non ha perso nemmeno una partita sul campo nel 2020, questo gli sta dando molta fiducia. Ma Rafa a Parigi è il re, è casa sua, penso sia sempre il favorito. Anche se Thiem, Djokovic e altri ragazzi stanno arrivando a questo appuntamento giocando bene sulla terra. Io spero di giocare un buon tennis, perché se ciò dovesse accadere potrei avere le mie chance“.

E apre una finestra, pur parlandone con serenità, sul complesso approccio psicologico con cui di questi tempi i giocatori si avvicinano ai tornei: “A darmi ansia prima di ogni altra cosa sono i tamponi, l’attesa per il risultato, il rischio di una positività vera o falsa che potrebbe comunque mettere a rischio la partecipazione. È la prima cosa a cui penso, anche perché alla cerimonia di premiazione c’erano diverse persone“. Dal tono, tutt’altro che un attacco all’organizzazione e alle misure di sicurezza esistenti. Ma il semplice prendere atto della realtà attuale: anche la programmazione di uno Slam rimane appesa a un filo, fino al buon esito dei test. Nell’impossibilità del rischio zero.

 

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È morto Diego Armando Maradona

Non è semplicemente la morte di un calciatore. Muore un’icona, uno dei personaggi più famosi della storia dello sport

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Un mese dopo aver compiuto 60 anni, Diego Armando Maradona – uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi – è deceduto per un arresto cardiocircolatorio nella sua abitazione di Tigre, in Argentina.

L’ex calciatore argentino era stato ricoverato d’urgenza proprio pochi giorni dopo il suo compleanno, il 4 novembre, per un’operazione di rimozione di un ematoma al cervello. Rientrato a casa in condizioni apparentemente stabili, Maradona stava trascorrendo un periodo di convalescenza quando è stato colto da un arresto cardiaco, attorno alle 12 locali (16 italiane) della giornata di oggi. L’intervento del personale medico non ha potuto evitarne la morte.

LA CARRIERA – Ubitennis sceglie di pubblicare la notizia della morte di Maradona non in virtù delle sue connessioni – pur esistenti – con il mondo della racchetta (di recente si era complimentato con Schwartzman, per incoraggiarlo prima della finale di Roma contro Djokovic), ma perché Maradona fa parte di quella cerchia di sportivi che travalicano il confine del proprio sport per diventare icone, personaggi, riferimenti per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di vederlo giocare. E anche per coloro che hanno dovuto arrangiarsi con cassette e video su YouTube.

 

Le prime tracce del Maradona calciatore si hanno nel 1970, quando Diego ha soltanto 10 anni e inizia a militare nella squadra giovanile dell’Argentinos, la stessa nella quale farà il suo esordio da professionista nel 1976. Da quel momento ha inizio una storia sportiva della durata di 21 anni, fino al ritiro annunciato nel giorno del 37° compleanno – il 25 novembre 1997. In queste due decadi, Maradona segna 346 gol – 312 con squadre di club, 34 con la maglia dell’Argentina – oltre a vincere tre campionati (uno in Argentina col Boca Juniors, due a Napoli), cinque coppe nazionali (tre in Spagna con il Barcellona e due in Italia, sempre a Napoli), una coppa UEFA con il Napoli e soprattutto un campionato del mondo, con la maglia dell’Argentina, nel 1986 in Messico. Nel corso di quell’edizione dei mondiali, Maradona ha realizzato contro l’Inghilterra ‘il gol del secolo’, come è stato successivamente ribattezzato.

Il mito di Maradona è alimentato da una capacità forse ineguagliata nella storia di questo sport di trattare la palla, la stessa che in diverse circostanze è stata attribuita a Roger Federer nel mondo del tennis. L’importanza della sua figura in Italia, sicuramente il suo secondo paese del cuore dopo l’Argentina, è dovuta ai successi raggiunti con la maglia del Napoli: la squadra di calcio campana ha vinto soltanto due campionati nella sua storia, entrambi grazie al contributo decisivo di Maradona.

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Il Master 1000 di Madrid si giocherà su due settimane

Cambia format e data il torneo spagnolo, che dal 2021 durerà due settimane e partirà dal 27 aprile

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Grandi novità in arrivo per la stagione di tennis europea. Il Master 1000 di Madrid ha annunciato oggi sui suoi profili social che, a partire dall’edizione 2021, il torneo allungherà la propria durata a due settimane. Il 1000 spagnolo diventerà così il primo torneo di categoria in Europa a svolgersi su due settimane, sull’esempio di altri 1000 come Indian Wells.

L’espansione del torneo arriva soprattutto per motivi organizzativi. Il Mutua Madrid Open è sia un Master 1000 ATP che un Premier Mandatory WTA. Cambiano anche le date, con il torneo che prenderà il via il 27 aprile con le qualificazioni WTA e chiuderà con la finale maschile il 9 maggio. Inizi diversi anche tra uomini e donne. Il 29 aprile inizierà il tabellone principale femminile, mentre le qualificazioni maschili inizieranno solamente il 30 aprile con l’inizio del main draw ATP previsto per il 2 maggio.

Un annuncio molto importante specialmente in un contesto di incertezza generale sul futuro del torneo, tra pandemia e possibili spostamenti di sede. Il torneo madrileno aveva subito il trauma della cancellazione lo scorso settembre a causa del COVID-19 che ha colpito e continua a colpire la Spagna. L’espansione del torneo a due settimane è sicuramente un ottimo segnale in vista delle prossime edizioni, ma data l’imprevedibilità di Ion Tiriac, nulla si può escludere per il futuro.

 

Il cambio di data getta comunque un’ombra sul calendario ATP. Il nuovo slot occupato dal torneo spagnolo va infatti a toccare quelli dell’ATP 250 di Estoril e di Monaco, in programma dal 24 aprile al 2 maggio. Una coincidenza che impedirebbe ai partecipanti di poter accedere alle qualificazioni di Madrid, in programma dal 27 aprile. Il cambiamento di Madrid potrebbe essere l’anticamera di ulteriori espansioni nel 2022, come l’allungamento degli Internazionali d’Italia a due settimane di cui gira voce da tempo. Un’eventualità che potrebbe sopperire alla cancellazione di alcuni tornei 250, che potrebbero non superare la crisi economica dovuta alla pandemia.

Tanta soddisfazione dai vertici del Madrid Open per questo cambiamento epocale, soprattutto da parte del direttore del torneo Feliciano Lopez. Abbiamo voluto fortemente quest’espansione ed è meritata, necessaria, e ci permetterà di vedere il miglior tennis del mondo alla Caja Magica per qualche giorno in più. Sono sicuro che sia gli sponsor che i tifosi saranno molto felici di questa notizia, così come la città di Madrid, che attirerà altri turisti per un periodo di tempo più lungo.”

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In uscita il documentario sulla Coppa Davis 2019, ecco il trailer

‘Break Point: A Davis Cup Story’, il film che ripercorre la cavalcata spagnola verso il sesto titolo, sarà disponibile gratuitamente su Rakuten TV

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L'abbraccio tra Roberto Bautista Agut e Rafa Nadal - Finali Coppa Davis 2019 (photo by Pedro Salado / Kosmos Tennis)

In questo periodo il mondo del tennis avrebbe dovuto trovarsi in tutt’altra situazione: finite le ATP Finals alla stagione non resta che la Coppa Davis, da anni ormai appuntamento fisso che conclude l’anno della racchetta. Tuttavia a causa del COVID-19 l’evento non si è svolto e forse per i più maligni, considerando che dallo scorso anno si è passati al nuovo formato che vede tutte le nazioni della fase finale giocare in una sede unica, andrà anche bene così. I principali finanziatori e promotori di questa storica modifica, Kosmos Holding, hanno fatto davvero le cose in grande e per continuare a dare risalto alla competizione, la sezione Kosmos Studios ha prodotto un documentario che ripercorre le fasi finali della scorsa edizione a Madrid.

Il film dal titolo ‘Break Point: A Davis Cup Story‘ dal 26 novembre sarà disponibile gratuitamente e in esclusiva su Rakuten TV, un servizio streaming che ha nel suo catalogo altri prodotti sia gratis che a pagamento. All’interno del documentario saranno presenti interviste esclusive ai giocatori con particolare risalto agli spagnoli e ai canadesi che si sono affrontati in finale, inclusi Rafa Nadal, Roberto Bautista Agut, Feliciano Lopez e Felix Auger-Aliassime. Nel trailer si evince come sia stato dato grande risalto alla storia personale di Bautista, segnato da un lutto familiare proprio durante lo svolgersi della competizione.

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