Numeri: Djokovic 'vede' il record di Federer. Solo l'Italia ha tre under 20 tra i primi 400

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Numeri: Djokovic ‘vede’ il record di Federer. Solo l’Italia ha tre under 20 tra i primi 400

A Parigi nessuno ‘difende’ punti, ma il serbo avrà più chance di Thiem e Nadal di guadagnarne di nuovi. Gli mancano 24 settimane per superare Federer. Occhio a Ruud sul rosso

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Novak Djokovic - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

12 – le partite vinte sulla terra battuta da Christian Ruud nel 2020. Il figlio di Christian Ruud – ex 39 ATP capace di arrivare in finale a Baastad nel 1995 e sconfiggere Corretja all’Australian Open e Kafelnikov a Montecarlo – si era fatto conoscere al grande pubblico già tre anni fa. Nel 2017, a diciotto anni compiuti da nemmeno due mesi aveva raggiunto la semifinale all’ATP 500 di Rio De Janeiro, un risultato che gli era servito da volano per fargli sfiorare la top 100. Allontanatosi nuovamente da quel range di classifica nella prima parte del 2018 – quando perdeva da 205 del mondo a Francavilla la finale contro Quinzi – quell’anno a Baastad sconfiggeva per la prima volta un top 50, Ferrer, e arrivava sino ai quarti. Casper chiudeva la stagione ancora in prossimità dei primi 100, per poi entrarvi definitivamente nel 2019, quando raggiungeva la prima finale della carriera nel circuito maggiore, a Houston.

Nel 2020 l’evoluzione è continuata: quest’anno è sinora primo per partite vinte sul rosso davanti a Garin, che ne ha vinte 10. Oltre alla semifinale conquistata la scorsa settimana al Foro Italico, le altre gli hanno portato in dote il primo titolo a Buenos Aires e la finale raggiunta a Santiago del Cile. Risultati che avevano consentito al norvegese il precedente best ranking al 34 ATP (questa settimana è 30, con la certezza di essere testa di serie al Roland Garros), grazie ai 400 punti messi complessivamente in cascina sette mesi fa. Tuttavia, nel corso della trasferta sudamericana di febbraio la consistenza dei miglioramenti del 21enne norvegese era avvolta nel dubbio dovuto al mediocre livello degli avversari affrontati (appena due erano top 50).

Perplessità fugate a Roma, dove Casper ha battuto Khachanov (primo successo della carriera sulla terra rossa contro un top 20) e Berrettini, prima vittoria in assoluto contro un top ten. La semifinale contro Djokovic, nonostante la sconfitta in due set, nelle oltre due ore di partita è stata la prova del nove del valore elevatissimo del tennis sul rosso di Ruud. Restano invece i dubbi sul valore del norvegese fuori dalla terra battuta: solo tre dei dieci quarti di finale raggiunti in carriera sono arrivati fuori dal rosso e, sulle altre superfici, non ha ancora raggiunto alcuna semifinale. Il futuro è dalla sua parte, anche perché solo Auger-Aliassime, Shapovalov e De Minaur, tra chi gli è avanti in classifica, sono più giovani di lui.

 

14 – i tennisti a non aver ancora compiuto vent’anni presenti questa settimana nella top 400 ATP, la fascia di classifica che indicativamente consente di entrare in alcuni casi nei tabelloni principali e quasi sempre in quelli delle qualificazioni dei tornei Challenger. Quando un tennista è intorno ai primi 400 al mondo, ha vinto qualche buona partita in cadetteria ed è professionista a tutti gli effetti (sebbene oltre i primi 100, ancora esista l’annoso problema delle mancate soddisfazioni economiche): l’ingresso nel circuito maggiore non è così lontano e si è consci di potersela giocare, nella singola partita, alla pari con molti giocatori. Il tennis è uno degli sport più praticati al mondo ed è un grande merito per questi ragazzi, nonché una buona indicazione per il loro futuro in questa attività, esserci arrivati in fretta. 

Se Jannik Sinner è l’unico, a 19 anni e un mese, a essere tra i primi 100 e aver vinto match in tornei Major (13 in totale nel circuito maggiore, di cui due addirittura contro top 10, il secondo dei quali contro Tsitsipas la scorsa settimana a Roma), la speranza concreta di diventare tennisti di alto livello ha basi solide anche per altri. A partire da Carlos Alcaraz, 186 ATP che a 17 anni e quattro mesi è tra i primi 200, ha già vinto una partita a livello ATP (lo scorso febbraio a Rio, sconfiggendo Ramos), conquistato un torneo Challenger (a Trieste) e fatto finale in un altro (Cordenons). Anche lo statunitense Brandon Nakashima – 199 ATP di 13 giorni più grande di Sinner, ha vinto tre partite nel circuito maggiore – e il tedesco Rudolf Molleker – che fa vent’anni il prossimo 26 ottobre, sin qui capace di vincere quattro partite nel circuito maggiore, di sconfiggere un top 50 e vincere un Challenger – sono tra i primi 200, fascia di classifica nella quale da questa settimana è presente un altro nostro rappresentante, Lorenzo Musetti. Il toscano è salito al 181 ATP con un balzo di 68 posizioni per quanto fatto al Foro Italico, dove è stato capace, da qualificato, di sconfiggere due ex top 5 come Wawrinka e Nishikori.

Lorenzo Musetti – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

Più indietro troviamo gli altri under 20, a partire dal mancino francese Hugo Gaston, 236 ATP, che il prossimo sabato esce da questa categoria di età compiendo 20 anni: ex numero 2 juniores, è stato sinora incapace di acuti importanti, anche a livello challenger (dove sinora ha raggiunto una sola semifinale, a Bergamo lo scorso febbraio). Al 252 ATP c’è il ceco Tomas Machac (altro tennista che uscirà da questa categoria prestissimo, il prossimo 13 ottobre), vincitore del challenger di Koblenz sette mesi fa, ma anche lui senza partite vinte a livello ATP. Al 286 ATP c’è il cinese di Taipei Chun Hsin Tseng, vincitore di Roland Garros e Wimbledon juniores nel 2018: nato come Sinner e Nakashima nell’agosto del 2001, ha vinto nel luglio 2019 il Challenger di Praga (in Italia si è fatto conoscere sette mesi fa a Bergamo, perdendo in semi solo al tie-break del terzo set). 

Ancora tra i primi 300 e nemmeno diciottenne troviamo poi il britannnico Jack Draper, 290 ATP, finalista a Wimbledon junior due anni fa, ma al momento incapace di superare i quarti in un challenger. Il secondo statunitense di questo elenco è Jenson Brooksby, 292 ATP, anche lui prossimo a compiere 20 anni (è nato esattamente lo stesso giorno di Molleker) e sin qui famoso per aver sconfitto allo US Open 2019 un Berdych prossimo al ritiro, ma pur sempre ancora top 100. Proseguendo ancora troviamo poi il terzo italiano, il classe 2001 Giulio Zeppieri, che a Roma ha mostrato i suoi miglioramenti battendo nelle quali il primo top 200, Dellien, e il primo top 100, Norrie, per poi cedere al terzo set nel turno decisivo all’amico Musetti e interrompere un cammino che gli ha fruttato un salto in avanti di 25 posizioni, sino al 320 ATP. Tra gli under 20, seguono due argentini: Juan Manuel Cerundolo, 346 ATP, ancora diciottenne ma capace lo scorso novembre di cogliere la prima semifinale a livello challenger e Sebastian Baez, 360 ATP ed ex numero 3 juniores sinora impostosi solo a livello ITF. Chiude l’elenco il romeno Filip Cristian Jianu, 383 ATP, questa settimana al suo giovane best career ranking (qualche giorno fa ha compiuto 19 anni), ma con una classifica costruita al momento quasi esclusivamente sui tornei futures.

Questa ricerca parte da una imprescindibile premessa: va presa con le molle. Tanti tennisti maturano dopo i vent’anni (abbiamo in casa il brillante esempio di Matteo Berrettini), altri si dedicano sino all’ultimo momento possibile alla carriera juniores, alcuni sono infortunati e hanno perso la classifica, altri ancora hanno preferito per il momento provare a migliorarsi in allenamento e aspettare per cimentarsi con continuità nel circuito. Tuttavia è certamente di buon auspicio per il nostro tennis l’indicazione derivante dall’analisi della classifica ATP: per il movimento italiano essere l’unico paese con tre giocatori under 20 tra i primi 400 può far guardare con molta fiducia ai prossimi 10-15 anni.

19 – i set giocati in otto giorni da Dominik Koepfer agli Internazionali d’Italia. Solo per qualificarsi -nel corso dei tre incontri di qualificazione tutti vinti nel parziale decisivo contro Cobolli, Simon e Kujhuskin- il 26enne mancino tedesco era stato in campo una manciata di minuti sotto alle sette ore e mezza. Arrivato a Roma pressoché sconosciuto al grande pubblico -s inora la sua classifica l’aveva costruita grazie agli ottavi raggiunti allo US Open nello scorso anno, sconfitto solo al tie-break del quarto set dal futuro finalista Medevedev – la scorsa settimana ha raggiunto i primi quarti di finale della carriera, non solo a livello Masters 1000, ma di circuito maggiore. Koepfer c’è riuscito non solo sconfiggendo nettamente Musetti in ottavi, ma grazie alla seconda vittoria della carriera contro un top 30 (su De Minaur al tie-break del terzo dopo aver annullato un match point) e alla prima su un top 10 (Monfils al secondo turno, superato facilmente).

Ancora fuori dai 300 ATP ad inizio 2018, il tedesco che al massimo era stato 83 del mondo, nei quarti si è tolto la grande soddisfazione di tenere in campo per più di due ore il numero 1 al mondo e strappargli anche un set, unico ad esserci riuscito nel torneo. Difficile stabilire il suo preciso valore, ma sicuramente non va dimenticato che seppur sia un classe ’94, la sua carriera professionistica è molto giovane. Dominik ha deciso di diventare tennista molto tardi, dividendosi tra golf e sci sino ai 16 anni. Ha poi intrapreso la carriera dei college negli USA, dove si è laureato in finanza all’universita di Tulane (divenendo nel frattempo numero 1 universitario). La svolta è però arrivata a fine 2018, quando ha scelto come coach Rhyne Williams, ex pro statunitense (best ranking 113 ATP) che gli ha dato disciplina fisica e lo ha convinto della bontà dei suoi mezzi. Dopo aver vinto il primo Challenger sull’erba di Ilkey, l’anno scorso Koepfer si è qualificato a Wimbledon e poi, come detto, per lo US Open. Dopo quell’exploit, prima di Roma aveva però vinto una sola partita nel circuito maggiore: solo le prossime settimane ci diranno qualcosa in più su quale sia il suo reale livello.

24 – le settimane che separano Novak Djokovic dal conquistare il record assoluto del maggior numero di settimane al numero 1 del mondo. Qualora da oggi in poi il serbo non perdesse più la cima della classifica l’8 marzo 2021 dovrebbe superare in tal senso Roger Federer, fermo a 310 settimane in un primato sicuramente meno simbolico e universalmente riconosciuto rispetto agli Slam vinti ma probabilmente, dal punto di vista tecnico, di importanza paragonabile. Gli appassionati ricordano facilmente i trionfi negli Slam dei grandi campioni e, contando il loro numero, possono paragonarli – pur tra mille distinguo – non solo a quelli dei migliori tennisti degli ultimi cinquanta anni, ma anche ai campioni di un passato più lontano (la classifica ufficiale, redatta da un computer, è nata solo nel 1973). Tuttavia contare le settimane nelle quali un tennista ha fatto meglio di tutti i colleghi è un altro criterio molto importante per valutare l’impatto dominante di un campione. In ogni caso, riuscirà il serbo a superare le 310 settimane di Federer sulla cima della classifica? E se sì, ce la farà già tra poco meno di sei mesi?

Roger Federer e Novak Djokovic – ATP Parigi-Bercy 2018 (foto via Twitter, @RolexPMasters)

Difficile dirlo: di sicuro c’è che questa settimana Djokovic ha 1410 punti di vantaggio su Nadal e 2145 su Thiem, gli unici due che hanno concrete chance di superarlo entro metà marzo prossimo. Per quella data si giocheranno – di significativo per la classifica – due Slam, le ATP Finals, un Masters 1000, l’ATP Cup e un paio di ATP 500 nel mese di febbraio. Un totale potenziale di oltre 6000 punti che lascia tutto in sospeso, anche se, ad eccezione del Roland Garros in partenza la prossima settimana, il resto della programmazione si giocherà in condizioni – indoor e cemento all’aperto – che sembrano favorire il serbo rispetto ai suoi due rivali. Sino all’8 marzo, Nole difende 4085 punti (quelli dei titoli a Bercy, ATP Cup, Australian Open e Dubai, della semifinale al Roland Garros e della partita vinta nel girone delle ATP Finals) ma i 1720 conquistati a Parigi (Bercy e RG) sono ‘protetti’ dalla riforma del ranking fino al 31 dicembre. Sono 515 in più dei 3870 difesi nello stesso lasso tempo da Nadal (ben 2360 dei quali protetti come quelli di Nole) e 730 in più dei 3355 che scadono nei prossimi mesi a Thiem (1290 li conserverà almeno per altri tre mesi). 

Come detto, le previsioni sono difficili: tuttavia sembra probabile che il serbo riuscirà già a marzo a centrare questo prestigiosissimo record, per una serie di ragioni. Nole ha un bel vantaggio in classifica e due occasioni importanti per aumentarlo. Nadal e Thiem non perderanno punti al Roland Garros, quantomeno fino al 31 dicembre, ma solo l’austriaco può guadagnarne vincendo il torneo: a Nole ‘basta’ la finale per aggiungerne 480. Il serbo arriva a Parigi reduce dalla quinta vittoria negli ultimi dieci anni nella capitale italiana, un titolo che ha confermato la capacità del serbo di essere pronto a recitare da grande protagonista sul rosso anche in questo 2020. Ma è soprattutto alle ATP Finals, dove ha vinto cinque volte e l’anno scorso ha fallito, che Djokovic può giocarsi una carta molto importante. Senza contare che, come detto, Nole giocherà quasi sempre in condizioni di gioco in cui si trova tecnicamente molto bene, sicuramente più di quanto si sentano a loro agio Thiem e Nadal (in particolar modo nello indoor). Di sicuro, tra due settimane si avrà un quadro della situazione un minimo più chiaro: non resta che aspettare le sentenze del Roland Garros.

1462 – i punti che separano Simona Halep dalla vetta della classifica WTA, attualmente detenuta da Ashleigh Barty, al numero 1 da poco più di un anno. Un distacco consistente, ma colmabile per la rumena con una vittoria al Roland Garros (l’anno scorso si fermò ai quarti, sconfitta da Anisimova). Quello parigino è un torneo dove Simona ha vinto due anni fa e raggiunto due finali e, soprattutto, si gioca sulla sua superficie preferita (sul rosso Halep ha vinto nove dei ventuno trofei conquistati in carriera e giocato nove delle sedici finali perse). Vincendo a Parigi Simona guadagnerebbe 1570 punti in più rispetto ai 430 che attualmente porta in dote dallo Slam parigino, salendo al primo posto e assicurandosi così la chiusura della stagione in vetta alla classifica per la terza volta negli ultimi quattro anni.

Comunque vada a finire questo 2020 segnato dalla pandemia rimarrà una stagione positiva per la rumena, che dal 2014 chiude l’anno nella top 5. Halep, infatti, dopo la sconfitta in semifinale all’Australian Open contro Muguruza, ha vinto quattordici partite di fila (di cui tre contro top 20 e una contro una top 10, sebbene infortunata e costretta al ritiro, Pliskova, contro la quale Simona era in vantaggio nei precedenti, ma aveva perso tre degli ultimi quattro confronti diretti). Una serie aperta di vittorie che le ha consentito di incamerare i titoli a Dubai, Praga e, per la prima volta, Roma. Agli Internazionali d’Italia, in nove partecipazioni nel tabellone principale, rispetto alle sue potenzialità sinora non aveva avuto mai molta fortuna: due finali nel 2017 e 2018 (sempre perse contro Svitolina) e due semi (nel 2013 e nel 2015), ma questa volta si è rifatta soffrendo davvero solo con Muguruza, contro la quale ha vinto solo al terzo dopo più di due ore di partita, e approfittando di un pizzico di fortuna consistita nei ritiri di Putintseva (quarti) e appunto Pliskova in finale.

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Vienna: Sonego strapazza Djokovic, è la peggior sconfitta di sempre per Nole

Prestazione sontuosa di Lorenzo Sonego, che confeziona la settima impresa di un italiano contro un numero uno del mondo

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Lorenzo Sonego - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

[LL] L. Sonego b. [1/WC] N. Djokovic 6-2 6-1

È un Lorenzo Sonego strepitoso quello che batte il numero 1 del mondo Novak Djokovic lasciandogli appena tre giochi e infliggendogli la peggior sconfitta in carriera nei match giocati al meglio dei tre set a livello ATP. 6-2 6-1 in sessantotto minuti, un risultato mai in discussione nonostante da un momento all’altro fosse attesa la reazione di Djokovic, che è effettivamente salito nel corso del secondo set, ovviamente non ai livelli di colui che ha vinto 38 match in stagione e mercoledì scorso si era già assicurato il numero 1 di fine stagione.

Tanto merito dell’azzurro, autore della prestazione della vita (finora, gli auguriamo), tirando 26 vincenti complessivi, tenendo in campo tantissime risposte e concedendo appena quattro errori non forzati di rovescio. Lo avevamo visto in ottima forma già dal primo turno contro Lajovic, con i piedi molto rapidi che gli permettevano di giocare dritti filanti, dimostrando di meritare la fortuna del ripescaggio come lucky loser, poi confermandosi contro Hurkacz. Nel venerdì viennese, si è preso la semifinale contro – lo ribadiamo così cominciamo a crederci – contro Djokovic. È anche il primo successo contro un top 10 al quarto tentativo.

 

IL MATCH – Nei primi due incontri, Djokovic è stato piuttosto passivo e relativamente impreciso nel set iniziale; anche se in entrambi i casi Nole è riuscito a a far suoi quei parziali grazie anche alla tensione degli avversari di fronte alla possibilità di prenderseli, sarebbe importante per Lorenzo rimanere aggrappato al servizio e quindi al punteggio. Evidentemente questa parte gli sta stretta perché comincia addirittura con un break a favore, l’azzurro, che incamera due macroscopici errori serbi – uno smash e un dritto comodi – su altrettante difese disperate. Il dritto di Lorenzo fila che è una meraviglia, il rovescio tiene, Djokovic ancora non è entrato in partita e si fa sorprendere da solidità e intensità di un avversario che per il momento non accenna a tremare, come dimostrano anche un paio di buone smorzate. Quando il numero 1 del mondo tiene un turno di battuta mettendo a referto il suo primo game, Sonego ne ha già incamerati quattro e non ha alcuna intenzione di fermarsi.

Lorenzo Sonego – ATP Vienna 2020 (via Twitter, @atptour)

Aiutato anche dal servizio, il venticinquenne di Torino si assicura la possibilità di servire due volte per il set, mentre Novak insegue a fatica, con meno di metà di prime in campo e un punto su tre vinto sulla seconda. Il momento della verità non rallenta né il braccio né i piedi di Lorenzo che chiude 6-2, vincendo il suo primo set contro un top ten dopo le sconfitte con Isner, Federer e Thiem del 2019. Ci si aspetta la reazione veemente del campione e, invece, si ricomincia dall’inizio, con il break in apertura di Sonego che risponde quasi sempre, prende il campo e continua ad approfittare delle imprecisioni di un Djokovic un po’ perplesso un po’ dimesso – e non può essere altrimenti se l’altro consolida il vantaggio con tre ace.

Comincia a salire, il rendimento del fenomeno di Belgrado, il quarto gioco si allunga e arrivano le prime opportunità di strappare il servizio, ma Lorenzo le cancella tutte e tre con coraggio. E, nel game successivo, si concede pure il lusso di fallire una palla facile con Djokovic battuto, perché si prende ugualmente un altro break con un bel passante dopo il servizio e volée serbo. Djokovic preme sull’acceleratore e va sullo 0-40 in risposta, ma Sonego annulla anche queste, una grazie anche a una smorzata inguardabile dell’altro (zero punti su quattro con i drop shot, alla fine), per poi prendersi il game dopo due gran recuperi, con tanto di smash non chiuso da parte di Nole. Finisce in bellezza, trafiggendo il più forte del 2020 che chiude con un serve al quale non può far seguire la volley.

Sarà allora semifinale contro Daniel Evans, semifinalista ad Anversa sette giorni fa, che ha superato Grigor Dimitrov 7-6(3) 4-6 6-3, per due ore e tre quarti di tennis assolutamente godibile, ricco di spunti e punti giocati a tutto campo. Un primo set cominciato con uno scambio indolore di break, poi l’allungo di Evans al quinto gioco affacciandosi spesso a rete, anche se il punto decisivo risulta uno smash sbagliato di Grisha, che poco dopo si fa perdonare agguantando il 4 pari con un delizioso passantino di rovescio. Manca un po’ di continuità il trentenne di Birmingham, ma è lui quello più intraprendente e al tie-break piazza presto due gran risposte per uno strappo che non può essere più ricucito dal tardivo rovescione lungolinea bulgaro.

Il Maestro del 2017 si fa pregare per esibire il tennis offensivo di cui è capace, ma quando lo fa, magari perché sta rischiando lo 0-2, è spesso ineccepibile. Con una buona dose di complicità inglese, è allora lui a prendere la testa del parziale, mantenendola senza correre rischi fino al 6-4. Nella partita finale, invece, parte meglio “Evo”, mentre Grigor, che ci ha messo del suo con un doppio fallo inopportuno, deve anche salvare tre palle dello 0-4. Non riuscirà però a rientrare, nonostante Evans metta in campo una prima su due.

Un avversario scomodo per Sonego, con un dritto da cui escono vincenti, uno slice basso e preciso che può diventare un’accelerazione “coperta” e ottime volée grazie alle quali si presenta a rete sicuro anche in controtempo quando l’altro è in recupero. Recupero che le volte successive sarà meno tranquillo. Se entrambi mantengono il livello di questi giorni, sabato (non prima delle 15) ci sarà da divertirsi.

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ATP

Rublev spodesta Thiem a Vienna: sfiderà un ottimo Anderson, che batte Medvedev

Tredicesima vittoria di fila in un ATP 500 per il russo, contro un Thiem non al top. Anderson ritrova la semifinale in un torneo ATP dopo quasi due anni

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Nella parte bassa del tabellone di Vienna giocheranno la semifinale i due sfavoriti (sulla carta) dei quarti di finale. Kevin Anderson e Andrey Rublev. A dirla tutta la vera sorpresa è la vittoria del sudafricano, che ha sbarrato la strada a Daniil Medvedev nel primo incontro in programma sui campi dell’ATP 500 austriaco. Rublev invece è ormai una certezza e nonostante Thiem non perdesse in Austria da 11 partite (ha vinto il titolo qui a Vienna e a Kitzbhuel lo scorso anno), la sua non può nemmeno definirsi un’impresa: quest’anno solo Novak Djokovic ha vinto più partite di lui (39 contro le 37 del moscovita).

Anderson e Rublev si sono sfidati un mese fa al terzo turno del Roland Garros. Il russo ha vinto agevolmente, ma è lecito aspettarsi tutta un’altra partita a Vienna e non solo per via della superficie. Kevin Anderson è tornato finalmente a brillare, ritrovando la semifinale dopo quasi due anni di attesa (l’ultima risaliva all’ATP di Pune di gennaio 2019). La sofferta vittoria del primo turno contro Dennis Novak ( tre match point annullati nel finale) l’ha sbloccato. Al secondo turno ha dato due set a zero a Carreno Busta e nei quarti ha riservato lo stesso trattamento a Daniil Medvedev, non di certo uno che non digerisce il cemento indoor.

La partita si è messa subito sui binari giusti per il numero 111 ATP (con questo risultato salirà almeno nei primi 90 del mondo). Con il break di vantaggio sin dal primo game, il sudafricano ha dovuto annullare solo una palla break nel primo set e nonostante Medvedev non abbia perso nemmeno un punto con la prima in tutto il set, il punteggio della prima frazione recita 6-4 Anderson, in 35 minuti. Anche all’inizio del secondo set il copione è rimasto lo stesso: la profondità in risposta di Anderson si è rivelata decisiva e il russo ha dovuto correre rischi enormi per poter salvare la battuta nei primi due game (quattro palle break salvata, con rovesci sulla riga e seconde di servizio sopra i 180 orari).

 

Alla fine è stato il tie-break a dare la semifinale ad Anderson. Dopo essere scivolato sotto 2-0, ha trovato tre mini-break per portarsi 6-3. Con un vincente di dritto e un solido passante Medvedev ha provato ha rientrare in partita, ma al servizio per portarsi sul 6-6 ha spedito lungo un rovescio non impossibile. Vittoria assolutamente meritata per Kevin, che non batteva un top 10 dal 2018 (Nishikori alle Finals). Allo stesso anno, proprio contro Nishikori in finale, risale il suo successo a Vienna, il suo primo successo a livello di ATP 500 in carriera.

ANDREY… IN SEMI – E parlando della categoria ‘500’ non possiamo che ricollegarci alla striscia di 13 vittorie consecutive di Andrey Rublev nella categoria d’argento (ha trionfato a San Pietroburgo e ad Amburgo). Oggi ha battuto per la seconda volta in carriera Dominic Thiem, per la prima volta sul duro e l’ha fatto addirittura a casa sua, dove difendeva il titolo. Ci si aspettava una partita entusiasmante, e così è stato. Ma solo nel primo set. Thiem ha avuto l’opportunità di fare gara di testa nel terzo game, ma ha mancato due palle break. Da lì in poi entrambi hanno infilato una lunga striscia di game rapidissimi, ma pieni di vincenti di alta qualità. E alla fine si è arrivati al tie-break, altrettanto spettacolare: dopo due punti in difesa, Rublev ha beneficiato di un dritto sparato lungo di qualche spanna da Thiem e con un ace si è preso il primo parziale.

L’austriaco ha iniziato a dare segnali non incoraggianti all’inizio del secondo. Infatti non riusciva più a muoversi così rapidamente come nel primo set, complice un fastidio al piede destro. Rublev, impassibile e costante nel suo martellamento da fondocampo, si è trovato avanti non di uno, ma ben due break, sul 5-1. Impossibile per questo Thiem, lontano dalla sua miglior forma atletica, anche solo tentare una rimonta. Avanza perciò in semifinale per la quinta volta in stagione il russo, dopo un’ora e 34 minuti. Negli ultimi quattro tornei vanta un impressionante bilancio di 17 vittorie e una sconfitta.

Risultati:

[PR] K. Anderson b. [4] D. Medvedev 6-4 7-6(5)
[5] A. Rublev b. [2] D. Thiem 7-6(5) 6-2

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Nur-Sultan: Seppi cede alla distanza contro McDonald

Buona partenza per l’altoatesino, che vince il primo set facilmente ma poi cala in maniera vistosa e si fa rimontare da Mackenzie McDonald

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Andreas Seppi - Zhuhai 2019 (foto via Twitter, @ZhuhaiChampions)

Sarà Mackenzie McDonald a giocare i quarti di finale dell’Astana Open di Nur-Sultan 2020, torneo di categoria ‘250’ indoor che si gioca negli impianti della capitale kazaka. Lo statunitense ha battuto in rimonta Andreas Seppi (3-6 6-3 6-3) in due ore di partita e ora incrocerà la racchetta con Mannarino per cercare di raggiungere la semifinale. C’è qualche rimpianto per Andreas, che sembrava in totale controllo della sfida nel primo set, ma è apparso molto meno reattivo per il resto del match, anche quando l’inerzia poteva spostarsi dalla sua parte nel terzo dopo aver recuperato il break di svantaggio. Ha perso così la seconda partita in carriera contro il giocatore di origini californiane (nel 2018 venne sconfitto in due set a ‘s-Hertogenbosch).

Nel primo set non c’è stata partita per i primi tre game. Seppi è riuscito a mettere subito i piedi dentro al campo e lo statunitense non ha mai opposto resistenza: solamente il servizio gli ha concesso di conquistare punti facili (un set point salvato con un ace per evitare un parziale ancora più pesante) e mettere a referto tre game vinti. Per il resto Seppi non ha mai sofferto alla battuta dopo il break iniziale, anche favorito dal fatto che i tentavi di McDonald di tornare in partita siano stati pressoché inesistenti. Perciò il primo parziale si è chiuso col punteggio di 6-3 in favore dell’altoatesino in 36 minuti.

È abbastanza inaspettato ciò che si è verificato invece a inizio secondo set. Seppi ha perso tutta l’energia mostrata nel primo parziale e McDonald ha limitato visibilmente gli errori. In più l’americano ha trovato un colpo importante, il rovescio lungolinea, che gli ha permesso di trovare ritmo e giocare in maniera più offensiva. Stavolta è stato lui a piazzare l’allungo iniziale (3-0) e ad avere anche occasione di conquistare un secondo break. È sembrato di rivedere il calo del secondo set contro Karatsev (perso 6-1) ventiquattro ore prima. Tuttavia l’azzurro ha comunque provato a rientrare, trovando il controbreak sull’1-5, ma due game più tardi McDonald non ha sbagliato nel suo turno di servizio e in maniera piuttosto convincente si è preso il secondo set.

 

Non è stata una grande partita e il racconto del terzo set lo dimostra ancora di più. Andreas purtroppo è uscito male dai blocchi anche stavolta, poco mobile e falloso soprattutto dal lato sinistro. Su quella diagonale McDonald ha provato a costruire la sua partita: si è portato avanti di un break, ma un game abbastanza falloso (sicuramente quello con più errori dal primo set) ha permesso ad Andreas di rimettere le cose a posto, dopo due palle del 2-0 sprecate dall’americano. Quando sembrava che avesse ripreso in mano la partita, sul 40-15, si è bloccato ancora una volta, concedendo un altro break. È in questi frangenti che McDonald è apparso il chiaro favorito per la vittoria finale.

C’è tempo per una reazione d’orgoglio di Andreas però: un passante di rovescio in allungo per riportarsi 3-3. Tuttavia l’impressione è che abbia pagato quello sforzo a caro prezzo, poiché McDonald ha vinto gli ultimi nove punti del match abbastanza in scioltezza, piazzando un altro 6-3 in suo favore e chiudendo il match dopo due ore.

Risultati:

[Q] E. Ruusuvuori b. [8] J. Thompson 6-2 3-6 6-4
[3] A. Mannarino b. [Q] Y. Sugita 6-1 6-1
[PR] M. McDonald b. [WC] A. Seppi 3-6 6-3 6-3
[1] B. Paire vs M. Kukushkin

Il tabellone aggiornato

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