Conosciamo Lorenzo Giustino, il napoletano di Barcellona che ha conquistato Parigi

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Conosciamo Lorenzo Giustino, il napoletano di Barcellona che ha conquistato Parigi

L’azzurro ha vinto contro Moutet il secondo match più lungo della storia del torneo. “Ho cercato i vincenti fino alla fine, non mi regalava nulla”. Sei italiani al secondo turno, sulla sua strada c’è Schwartzman

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Sto benissimo, andrò anche a farmi un giro per quanto mi sento fresco“. Ci scherza su, Lorenzo Giustino, propensione naturale alla battuta anche dopo la serata più bella della sua vita sportiva. O meglio, la due giorni: perché il romanzo da sei ore di cui è stato protagonista vincente è iniziato domenica. Il successo contro Corentin Moutet, 71 del mondo, gli ha fatto salire il conto in banca di 84.000 euro. Un quinto del totale guadagnato fino ieri in una carriera da operaio del tennis, arrivata a 29 anni senza la gioia del successo in un match nel circuito maggiore. Lorenzo, napoletano cresciuto e residente a Barcellona, si è ripreso tutto con gli interessi. Insieme al clamore suscitato dal secondo match più lungo di sempre al Roland Garros, secondo solo alle sei ore e 33 minuti di Santoro-Clement del 2004. Il primo per un italiano, superando Camporese-Becker dell’Australian Open 1991 (cinque ore e 11 minuti).

MARATONA – Domenica sera lo stop intorno alle 22:30, causa pioggia, con il tabellone fermo sul 4-3 e servizio per l’azzurro nel terzo set (dopo che ne avevano vinto uno per parte). “Mi sono messo a guardare insieme al mio allenatore Gianluca Carbone la partita tra Chardy e Rodionov – ha raccontato, sempre col sorriso – e ho detto: vuoi vedere che finisco anche io con un punteggio tipo 12-10 al quinto?“. È chiaramente andata anche peggio, con un quinto parziale durato tre ore e diventato guerra di nervi oltre che di colpi. Epopee generate dall’assenza del tie break, in partite che però poi rischiano di eliminare sul piano delle energie entrambi i giocatori. “Siamo rimasti solidi e centrati, sbagliando entrambi pochissimo – ha raccontato in sala stampa – per questo siamo arrivati al 18-16 del quinto. Nel finale in ogni caso ho provato a essere aggressivo, i punti dovevo farli cercando i vincenti perché lui non mi regalava davvero nulla“.

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Lorenzo Giustino, 29 anni da Napoli, ha vinto la partita più lunga giocata da un italiano nella storia dei tornei dello Slam. L'incontro è cominciato ieri, è stato sospeso sul punteggio di 0-6 7-6 4-3 e servizio per Giustino, è ricominciato oggi e si è prolungato fino al 18-16 nel quinto set: come è noto, al Roland Garros non esiste il tie-break al set decisivo. Giustino l'ha spuntata dopo oltre 6 ore, togliendosi la soddisfazione di vincere il suo primo incontro in un Major Si tratta di una partita da record su più fronti: è l'ottavo match più lungo dell'Era Open, il secondo qui al Roland Garros dopo il Santoro-Clement del 2004 e il quarto in assoluto negli Slam. Ecco la top 10 degli incontri più lunghi: 1️⃣ 11:05 – Isner b. Mahut – Wimbledon 2010 2️⃣ 06:43 – L. Mayer b. Souza – Coppa Davis 2015 3️⃣ 06:36 – Anderson b. Isner – Wimbledon 2018 4️⃣ 06:33 – Santoro b. Clement – Roland Garros 2004 5️⃣ 06:22 – McEnroe b. Wilander – Coppa Davis 1982 6️⃣ 06:21 – Becker b. McEnroe – Coppa Davis 1987 7️⃣ 06:15 – Clerc b. McEnroe – Coppa Davis 1980 8️⃣ 06:05 – GIUSTINO b. MOUTET – RG 2020 9️⃣ 06:04 – Clement b. Rosset – Coppa Davis 2001 🔟 06:01 – Tahiri b. Muller – Coppa Davis 2005 #rolandgarros #rolandgarros2020 #giustino #lorenzogiustino #record #tennis #instatennis #instasports

 

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COMBATTENTE – Per rendere l’idea dell’eccezionalità di quanto accaduto: Giustino, che ha nella vetrina di casa i trofei di nove Futures e un Challenger (Almaty 2019), ha giocato un totale di appena sei partite nel circuito maggiore. Nel tabellone principale di uno Slam ci era finito solo un’altra volta, da lucky loser all’ultimo Australian Open, perdendo in tre set da Raonic. Per ben 17 volte si era fermato alle qualificazioni. Ha messo piede a Parigi da numero 157 del mondo (è stato anche 127, un anno fa, prima di essere frenato da qualche guaio fisico) e stavolta si è finalmente arrampicato nel main draw con le sue mani: nei giorni scorsi ha battuto in serie Maximilian Marterer, Hugo Grenier e Dustin Brown sulla distanza dei tre set. “Sono molto migliorato negli ultimi due anni – ha raccontato -, non solo sul piano tecnico ma anche dal punto di vista mentale. L’ho dimostrato non solo in questa impresa, ma anche nelle qualificazioni, lottando in due casi fino ai terzi set vinti 7-5 e 7-6“.

ALLE RADICI – Lorenzo Giustino nasce tennisticamente a Barcellona, dove si è trasferito a sette anni insieme ai genitori che hanno scelto di lasciare Napoli per regalare ai figli un orizzonte più ampio (ora però sono rientrati in patria). Il fratello Gennaro, oggi, è medico a New York, dopo essersi specializzato in cardiologia al San Raffaele. Il giovanissimo Lorenzo inizia a palleggiare nell’accademia di Manuel Orantes, promette bene e si guadagna le attenzioni di guide di spessore: il suo primo allenatore è Albert Torras, diventato poi coach di Federico Delbonis. Ma anche Sergi Bruguera e il padre Luis hanno contribuito significativamente alla sua formazione da terraiolo, provando anche (senza esito) a suggerirgli di acquisire la cittadinanza sportiva spagnola.

Ha sempre avuto buone capacità di adattamento all’avversario e ha svelato, di recente, come la fase matura della sua carriera sia orientata alla qualità del lavoro e alla cura dei dettagli, dopo tanta quantità. Al secondo turno troverà forse uno dei giocatori più adatti ai campi e al clima di Parigi: Diego Schwartzman, fresco finalista di Roma. Ostacolo altissimo, ben più dei centimetri che l’argentino porterà sul campo. Nel frattempo, il napoletano di Barcellona ha contribuito al record: mai nell’era Open sei italiani si erano spinti al secondo turno del Roland Garros (in attesa che si concluda il match di Mager). Lui era decisamente il meno pronosticabile.

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ATP

ATP Colonia 2: Sinner risolve il rebus Simon, è in semifinale

L’azzurro vince il primo set poi subisce un parziale di 8 giochi consecutivi, poi la vince da campione alla stretta finale

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Jannik Sinner – ATP Colonia 2, 2020 (foto via Twitter @bett1hulks)

Dopo le vittorie senza correre alcun rischio dei primi due turni, ne arriva una sofferta per Jannik Sinner, che supera in oltre due ore e mezza un Gilles Simon tornato per lunghi tratti ad alti livelli, proponendo il suo tennis fatto di difese e contrattacchi attenti e intelligenti. A un primo parziale che presagiva un’altra giornata in discesa per Sinner, Simon ha reagito come poche volte ha saputo fare quest’anno, disinnescando Jannik e imprigionandolo in scambi lunghi e uscendo per troppe volte vincitore dei giochi arrivati ai vantaggi. Proprio quest’ultimo aspetto avrebbe potuto dare il colpo di grazia all’azzurro n. 46 ATP che ha invece saputo reagire nel finale e prendersi un risultato che lo fa virtualmente avanzare di altre tre posizioni in classifica.

Non si può non attribuire importanza ai successi netti ma per nulla che scontati contro Duckworth ed Herbert, che hanno tentato, spesso con esiti positivi, di farlo uscire dalla sua zona di comfort (lo scambio ad alta intensità da fondo campo), ma l’incontro di questo venerdì fornisce ulteriori positive indicazioni sulla tenuta mentale e sulla voglia di restare in campo a lottare di Jannik anche quando non tutto gira alla perfezione e l’avversario ha trovato il modo di rendertela molto difficile facendoti anche provare il sapore amaro del bagel.

IL MATCH – Sinner parte al servizio (vinto il sorteggio, ha lasciato la scelta a Simon) e subito si inguaia per non aver chiuso uno smash, uno degli aspetti “migliorabili” del suo tennis; riceve una sanzione per violazione di tempo mentre indugia sul 15-40 e viene poi intrappolato in uno scambio in cui Simon mette la palla nei punti giusti con la sua manina delicata. Complice il servizio francese in termini di (poche) prime battute in campo, non solo arriva immediato il controbreak, ma è l’azzurro ad allungare. Pungolato dal rovescio lungolinea e dal dritto incrociato di Sinner, Gilou concede dalla parte destra, mentre la diagonale sinistra non gli è così favorevole come in altre occasioni.

Sul 4-2, il diciannovenne di Sesto Pusteria tenta nuovamente di regalare il turno di servizio dopo uno smash sul quale la racchetta gli sfugge di mano e va a toccare la rete; questa volta è però bravo e attento a risalire dal 15-40 e a cancellare altre due opportunità di rientro, per poi fare finalmente suo il game chiudendo una bella mezza volata di rovescio, colpo spettacolare che esce in modo naturale anche a chi sta ancora imparando come gestire quella zona del campo. Senza ulteriori emozioni, Jannik incamera poi il parziale per 6-3.

Non è una stagione particolarmente fortunata per Simon, che con la vittoria agli ottavi su Shapovalov ha appena riportato in attivo il bilancio dei suoi 19 match ATP, ma si presenta all’avvio della seconda partita nella sua versione più solida, preferendo spesso le vie centrali e, appena l’altro gli dà l’opportunità di aprire il campo, la sfrutta e fa male soprattutto con il rovescio. Ingabbiato in troppi scambi lunghi da un avversario che ormai sbaglia pochissimo e direziona i colpi con la calma e la precisione di chi sta prendendo l’inesorabile controllo su una scacchiera, un Sinner in affanno non riesce a contenere l’emorragia dei giochi. Non lo aiuta quel 54% di prime in campo, alle quali Simon risponde peraltro con continuità, e il 6-0 giunge pressoché inevitabile.

Se il toilet break non pare aver sortito effetti terapeutici per Jannik, lo fa un nastro fortunato che risveglia il nostro e dà il la alla rincorsa in un game di apertura che stava scivolando con facilità verso le rive francesi. Sulla palla break, tuttavia, Simon si difende con efficacia fino all’errore azzurro, mette a referto il settimo gioco consecutivo e va a prendersi anche l’ottavo. Ci vuole una mano da parte dell’autore del libro “Ce sport que rend fou” e arriva sotto forma di doppio fallo, il primo del match, dopo il quale Sinner ricomincia a colpire con violenza e sicurezza fino ad agguantare il 2 pari. C’è rabbia per l’errore che consegna il quinto gioco al n. 8 ATP (si prende anche il warning) e ci sono tre errori che rischiano di compromettere il successivo turno di battuta, ma Jannik è tutt’altro che disposto a farsi da parte, alza la testa, continua a infierire sulle sfere di feltro giallo, mette a segno anche un paio di belle smorzate ed è lui a piazzare l’allungo. Simon resta in scia, giusto per mettere alla prova il servizio del teenager sul 5-4.

Prova che il nostro non fallisce, nonostante il game si trascini ancora una volta oltre la parità (ha perso ai vantaggi sette giochi consecutivi tra il secondo set e l’inizio del terzo) e nonostante le tre palle break concesse (diventano 21 contro 5). Anzi, forse sono proprio le difficoltà e la tensione del punteggio dell’ultimo gioco ad aggiungere valore alla vittoria di Sinner che gli permette di raggiungere la sua seconda semifinale nel Tour, dopo quella di un anno fa ad Anversa in cui fu sconfitto da Wawrinka, e di scavalcare Nick Kyrgios nella classifica ATP al n. 43, una manciata di punti dietro un altro azzurro: Lorenzo Sonego.

SARÀ SASCHA – Sabato, non prima delle 19, sarà rivincita del match di Parigi contro un Alexander Zverev in serata tutt’altro che perfetto di fronte ad Adrian Mannarino. In vantaggio di un set, può chiudere la contesa con la battuta sul 5-3, ma, oltre al prevedibile doppio fallo, rimane troppo passivo e lascia che Mannarino comandi gli scambi e inizi la rimonta. Incurante del MTO preso dal ventitreenne di Amburgo sul 6-5 per farsi trattare la zona dell’anca sinistra, Adrian tiene il servizio e si aggiudica il tie-break. Nel set decisivo, l’efficacia della prima palla di Sascha torna a salire (un solo punto perso come nel primo parziale) e regala addirittura il game perfetto (quello sì) per confermare il break sul 4-3. Al (secondo) momento della verità, arrivano due doppi falli, ma Zverev non tira indietro il braccio negli altri punti e alle 22.15, dopo due ore e quaranta minuti, si prende la seconda semifinale consecutiva a Colonia.

NON È LA WTA – Passato un giorno da quando Cori Gauff si era inutilmente issata sul 5-2 e servizio per chiudere il match contro Aryna Sabalenka, tocca ad Alejandro Davidovich Fokina smentire l’annesso commento “solo nella WTA”. Anzi, rilancia pure, perché non gli bastano il vantaggio di 6-2 5-2 con la battuta, il match point all’ottavo gioco e trovarsi di nuovo a servire sul 6-5. Capita contro Diego Schwartzman, in un finale di set (perso appunto al tie-break, sotto gli occhi di Sascha Zverev a bordo campo con la racchetta in mano come a dire “ehi, ragazzi, ho prenotato il campo alle 18”) in cui giocava una smorzata ogni due punti – o forse ogni due scambi. Il copione scontato dice che non ci sarà partita nel parziale decisivo e così è, con lo sfavorito che crolla dopo l’occasione sfumata.

Ultimo “quindici” mancante a parte, Davidovich ha confermato il periodo di forma, dopo la semifinale lottata contro Zverev su questo stesso campo la settimana scorsa. Non c’erano invece dubbi a proposito di Schwartzman che, nonostante fosse sul punto di tornare a casa dopo poco più di un’ora, è rimasto presente, facendosi trovare pronto quando è apparsa la prima, quasi impercettibile crepa nella solidità andalusa.

Risultati:

[WC] J. Sinner b. G. Simon 6-3 0-6 6-4
[2] D. Schwartzman b. A. Davidovich Fokina 2-6 7-6(3) 6-1
[1] A. Zverev b. [8] A. Mannarino 6-4 6-7(5) 6-4
[5] F. Auger-Aliassime b. Y. Nishioka 6-3 6-4

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Flash

Berrettini e Fognini non giocheranno a Vienna

Gli azzurri avevano già saltato Anversa. Berrettini dovrà raggiungere almeno i quarti a Bercy per andare alle Finals

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Matteo Berrettini e Fabio Fognini - Finali Coppa Davis 2019 (photo by Mateo Villalba / Kosmos Tennis)

Né Matteo Berrettini né Fabio Fognini attraverseranno il confine per giocare il 500 di Vienna della prossima settimana, lasciando il torneo senza azzurri, almeno per il momento, visto che l’ultima wildcard deve ancora essere annunciata. Sebbene non ci siano notizie certe sulle condizioni dei due migliori giocatori italiani, è probabile che entrambi siano ancora alle prese con i problemi fisici che hanno condizionato tutto il loro 2020 (quando si è giocato, almeno) – questa settimana avrebbero dovuto giocare ad Anversa, ma si sono cancellati poco prima del torneo.

Nel caso di ligure, può darsi che ci sia ancora qualche strascico della positività al Covid-19 appurata in Sardegna, ma le condizioni delle caviglie del vincitore di Montecarlo 2019 sono sempre sembrate precarie dall’operazione, soprattutto durante il match di primo turno del Roland Garros contro Kukushkin, portato a termine da un Fabio visibilmente condizionato da un infortunio patito all’inizio del tie-break del terzo set.

Anche per Berrettini questo è il terzo forfait consecutivo, visto che settimana scorsa non ha potuto giocare a San Pietroburgo, mettendo in serio pericolo la sua corsa alle seconde Finals consecutive: nonostante le modifiche al ranking lo abbiano aiutato (Berrettini ha giocato solo 14 incontri nel 2020, ma ha potuto tenere i punteggi ottenuti lo scorso anno a Flushing Meadows, Shanghai, Budapest e Stoccarda, fra gli altri), il romano in questo momento rimarrebbe fuori per un posto, due se si includesse anche Federer, che però ha annunciato mesi fa che non avrebbe giocato.

 

Va detto, di contro, che lo scorso anno Berrettini ha raggiunto le semifinali a Vienna, e che quindi avrebbe avuto problemi ad incrementare il proprio punteggio, ed è quindi possibile che abbia deciso di non giocare seguendo la strada di Djokovic nello spirito più che nella lettera: così come il serbo non andrà a Parigi dove è sicuro di tenere 1000 punti ma sarà nella capitale austriaca, allo stesso modo l’italiano potrebbe aver deciso di giocarsi tutto a Bercy, dove lo scorso anno perse all’esordio da Tsonga.

In questo momento Matteo ha 105 punti di ritardo da Schwartzman nel live ranking, che diventeranno 305 quando verranno scalati i punti delle Finals dello scorso anno, e quindi dovrebbe raggiungere almeno le semifinali nella Ville Lumière per superarlo. Tuttavia, visto che El Peque è ancora in corsa a Colonia 2 e giocherà entrambi i prossimi tornei (va detto che a Vienna ha fatto finale lo scorso anno, quindi difficilmente farà punti), al nostro servirebbe probabilmente una performance ancora migliore per tornare a Londra. La supposizione più probabile, però, è che Berrettini sia alle prese con un infortunio non semplice, e che questa non sia una scelta tattica.

Qui l’entry list aggiornata del torneo

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ATP

Sinner avanti a Colonia senza rischiare

Jannik fatica a leggere l’imprevedibile Herbert nel primo set, poi prende il largo alla distanza e raggiunge i quarti per la terza volta in stagione

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Dopo la facile vittoria nel primo turno del torneo di Colonia-bis ottenuta contro James Duckworth, è arrivato un altro successo piuttosto agevole per Jannik Sinner in Renania. Nonostante un avvio complicato il tennista da Sesto Pusteria ha finito per concedere appena quattro giochi al neo-papà Pierre-Hugues Herbert, un grande doppista che sottotetto sa essere insidioso alquanto. E in effetti, almeno per la prima parte del primo set, il tennista francese ha trovato il modo di incartare l’infinitamente superiore potenza dei colpi in possesso di Jannik. Stranamente prodigo di errori e in imbarazzo nei pressi della rete, Sinner ha servito maluccio e sprecato per due volte un break di vantaggio, complicandosi un po’ troppo la vita prima di piazzare l’accelerata che gli ha consegnato gli ultimi tre giochi insieme alla prima frazione.

Non ci avevo mai giocato – ha specificato Sinner nell’intervista a bordocampo -, e mi è servito qualche minuto per leggere il suo servizio, i suoi colpi. L’ho visto molte volte giocare, specie in doppio, ma non avevamo mai condiviso nemmeno un allenamento, e quando un avversario varia così tanto il gioco non è facile abituarcisi. Per fortuna non ci ho messo tantissimo a capirlo, e sono molto felice della mia partita“. Ci sono ancora particolari che mandano un po’ in crisi Sinner, almeno per il momento, e valutato il documento d’identità ci mancherebbe altro. I tagli, per esempio. Le costanti variazioni, in generale. A Roma, negli ottavi persi con Dimitrov, il match era girato quando il bulgaro ha compreso che il back di rovescio avrebbe mandato fuori giri il cannone dell’altoatesino. Si migliora con l’esperienza, in queste cose, con l’allenamento.

Pierre-Hugues sa cambiare faccia agli scambi, sa attirare l’avversario alla rete con palle corte e senza peso, soprattutto copre la rete come pochi: il doppio recupero imposto all’inizio del primo set è in gran parte merito di tali qualità, ma anche di un Sinner fermo al 50% di realizzazione al servizio e incapace, questo nell’intera partita, di concedere meno di due punti al rivale nei propri turni di battuta. Il tennista di Schiltigheim, tuttavia, può cambiare rotazioni e accorciare il campo, ma non alzare di molto i ritmi, e ha dovuto rendersi presto conto che sul palleggio ci sarebbe stato poco da fare.

 

Rimontato uno zerotrenta al servizio nel primo gioco del secondo set, limitati drasticamente gli errori e approfittato di un lungo momento di vistoso nervosismo francese, Sinner ha piazzato il definitivo parziale di cinque giochi a zero che ha chiuso la contesa, regalandosi il terzo quarto di finale in stagione dopo quelli raccolti a Rotterdam e al Roland Garros. Affronterà Gilles Simon, che ha festeggiato l’imminente uscita del suo libro battendo un po’ a sorpresa Denis Shapovalov, che in questa seconda parte di stagione stava ben figurando. Per stato di forma e attitudine alla superficie il pronostico sembra pendere a favore di Jannik, ma attenzione a Gillou: è in possesso di tutte le armi tecnico-tattiche per mettere in crisi il tennis di Sinner.

Risultati:

G. Simon b. [3] D. Shapovalov 6-1 4-6 6-2
[WC] J. Sinner b. [Q] P.H. Herbert 6-3 6-1
Y. Nishioka b. [7] J.L. Struff 2-6 6-3 7-6(3)
[2] D. Schwartzman b. [LL] O. Otte 6-3 6-2

Il tabellone completo

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