È sempre più difficile ignorare Carlos Alcaraz, che ad Alicante ha vinto il suo terzo challenger

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È sempre più difficile ignorare Carlos Alcaraz, che ad Alicante ha vinto il suo terzo challenger

Nato nel 2003, Carlos Alcaraz Garfia sta incendiando i campi in terra dei challenger europei. Il 17enne ne ha vinti già tra quest’anno ed è il giocatore più giovane in top 500

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Carlos Alcaraz - Challenger Alicante 2020 (via Twitter, @ATPchallenger)

Il diciassettenne spagnolo Carlos Alcaraz Garfia ha vinto il Challenger di Alicante, svoltosi presso l’Academy di Juan Carlos Ferrero, battendo in finale il connazionale Pedro Martinez (prima testa di serie e n.97 ATP) con il punteggio di 7-6 6-3. Per il classe 2003 si tratta del terzo titolo challenger stagionale (e in carriera) dopo quelli di Trieste e Barcellona, quest’ultimo vinto sette giorni fa: la striscia di vittorie consecutive si allunga così a dieci e consente ad Alcaraz di guadagnare ulteriore terreno in classifica. Lo spagnolo è adesso seduto alla 136° posizione del ranking, saldamente il giocatore più giovane in top 500 – nonché l’unico nato nel 2003: per trovare un suo coetaneo bisogna addirittura scivolare alla posizione 548 occupata dal danese Rune.

Numeri che raccontano una precocità assoluta, confermata anche dal confronto con altri enfant prodige del millennio in corso effettuato da Luca Brancher: all’età attuale di Alcaraz, 17 anni e 6 mesi, Nadal e Djokovic avevano vinto un challenger in meno (due) e soltanto Gasquet aveva saputo fare meglio (cinque titoli).

LA VITTORIA DI ALICANTE – Torniamo al suo ultimo successo, ottenuto proprio laddove, un anno e mezzo fa, aveva ottenuto i tre punti ATP utili a rientrare in classifica battendo Jannik Sinner al primo turno del challenger di Alicante. La finale con Pedro Martinez è caratterizzata da un primo set molto equilibrato, con due break a testa e concluso al tie-break, nel quale Alcaraz è bravissimo ad annullare due set point sul 4-6. Qui il giovanissimo talento murciano dimostra ancora una volta di saper tirare fuori il meglio nei momenti di difficoltà: uno stupefacente rovescio lungolinea e una magnifica difesa a rete riportano il punteggio in parità. Martinez sembra subire il contraccolpo e si trova a sua volta ad affrontare un set point che Alcaraz, implacabile, trasforma con un altro lungolinea di rovescio. Un resoconto che aiuta a comprendere che tipo di giocatore sia il 17enne spagnolo: ben poche concessione ai fronzoli, tantissima concretezza.

Un po’ di scaramucce (un break per parte) condiscono l’inizio del secondo parziale, anche se in realtà tutti hanno già capito chi alzerà il trofeo. Come detto, si tratta del terzo challenger in carriera (tutti negli ultimi due mesi) e in stagione, tanti quanti ne ha vinti Jannik Sinner nel 2019 (Bergamo, Lexington e Ortisei). Un piccolo dettaglio, però: Alcaraz compirà 18 anni nel 2021, mentre l’italiano ha ottenuto quei risultati nell’anno della maggiore età.

Ma qual è il segreto di Carlos Alcaraz? Certo non ha il gesto che incanta come Musetti, e neanche la facilità di accelerazione e le geometrie esasperate di Sinner, però ha già chiaramente dimostrato di essere un vincente. Nel quadro di un gioco non appariscente si possono già notare fondamentali molto solidi, soprattutto il rovescio, una grande velocità di piedi – in particolare negli spostamenti laterali – e la capacità di giocare al meglio i punti decisivi. Se dunque la proverbiale “garra” c’è già, manca invece all’appello il servizio, un colpo su cui dovrà lavorare molto per essere incisivo anche sulle superfici veloci. Le statistiche lo confermano: è vero che si giocava sulla terra, ma in tutto il torneo Alcaraz non ha messo a referto alcun ace.

Carlos Alcaraz – Challenger Alicante 2020 (via Twitter, @alcarazcarlos03)

Il padrone di casa, nonché suo allenatore Juan Carlos Ferrero (ex numero 1 del mondo e vincitore del Roland Garros 2003) ha detto poche settimane fa del suo allievo: Carlos ha lavorato duramente, migliorando molto anche dal punto di vista fisico. È in fiducia ed è consapevole di potersela giocare anche con giocatori più grandi e con una migliore classifica”.

Ovviamente l’attesa attorno ad Alcaraz è grande, anche se molti sostengono che non abbia i colpi per arrivare ai vertici, soprattutto quando dovrà lasciare l’amata terra battuta. Da un punto di vista del potenziale, i nostri Sinner e Musetti si lasciano ancora preferire – ma bisogna sempre ricordare che lo spagnolo ha due anni in meno di Jannik e un anno in meno di Lorenzo. Inoltre, qualcuno potrebbe farci notare che lo spagnolo ha vinto i due soli precedenti contro i nostri atleti: con Sinner lo scorso anno proprio qui ad Alicante e con Musetti un paio di mesi fa in semifinale a Trieste. 

LISBONA – Si è giocata la finale anche al Challenger di Lisbona dove lo spagnolo Jaume Munar (n.112 ATP e prima testa di serie) ha prevalso sul portoghese Pedro Sousa (n.111 ATP e seconda testa di serie) col punteggio di 7-6 6-2.  Partita molto combattuta nel primo set che si è concluso al tie-break, vinto a TRE dallo spagnolo, dopo che i due si erano scambiati un paio di break senza riuscire a schiodarsi dalla parità. Nel secondo parziale tutta discesa per il maiorchino che sta cercando di tornare ai suoi livelli migliori (l’anno scorso era arrivato al n.52 ATP), dopo che molti avevano già cominciato a parlare di lui come di un talento sprecato. 

Chiudiamo con una notazione astrologica. Sia Alcaraz che Munar festeggiano il compleanno il 5 maggio (rispettivamente nel 2003 e nel 1997). Non sappiamo se significhi qualcosa, ma questo fine settimana, evidentemente, era una buona giornata per giocare a tennis per i nati sotto il segno del Toro.

Ha contribuito Massimo Gaiba

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ATP Challenger: primo titolo per Nakashima, a Ortisei trionfa Ivashka

Il 19enne americano alza il trofeo a Orlando senza perdere nemmeno un set. Cerundolo campione sulla terra di Guayaquil

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Brandon Nakashima - ATP Challenger Orlando 2020 (via Twitter, @ATPChallenger)

CHALLENGER 80 ORTISEI

Dopo l’uscita di scena del nostro Federico Gaio nei quarti ad opera del russo Aslan Karatsev (7-6 6-3), sono il bielorusso Ilya Ivashka (n.113 ATP) e il francese Antoine Hoang (n.126 ATP) a giocarsi la finale del Challenger di Ortisei. Partita che si prevede equilibrata sul velocissimo tappeto gardenese che entrambi hanno già dimostrato di gradire. Nemmeno il tempo di allacciarsi le scarpe e Hoang si trova già sotto di un break quando un magnifico passante in corsa di diritto di Ivashka gli fa capire subito che per lui non sarà una domenica facile. Il bielorusso, testa di serie n.2, incamera infatti il primo set in un attimo senza concedere al francese nemmeno una chance di riequilibrare il punteggio.

Hoang ha però la forza di non perdersi d’animo e nel sesto gioco brekka l’avversario portandosi sul 4-2. Ivashka completa poi la frittata quando, dovendo fronteggiare il primo set point, viene tradito proprio dalla sua arma migliore e commette un orribile doppio fallo. Un set per parte e palla al centro. Nulla di particolare da segnalare nel terzo parziale fino a quando Ivashka, sul 6-5 si procura una palla break che è anche match point. Il bell’attacco di dritto del francese rimanda tutto al tie-break. Un tie-break che Ivashka si aggiudica in scioltezza lasciando all’avversario solo tre punti. Risultato finale 6-4 3-6 7-6 per il bielorusso che succede nell’albo d’oro a Jannik Sinner e si conferma uno dei giocatori più in forma, bissando il successo di un mese fa a Istanbul.

Decisivo il servizio con 15 ace contro 3 a favore di Ivashka che oltretutto ottiene l’80% di punti sulle prime contro il 67%. Analoga la differenza in risposta: 33% di punti contro il 20% di Hoang. Il commento del vincitore: “Ho giocato bene tutta la settimana. Questa è la mia superficie preferita anche se non è facile giocare in altura. L’unico rammarico è che forse avrei potuto chiuderla prima ma mi sono un po’ innervosito e lui è stato bravo a rimanere in partita”. A lenire il piccolo rammarico gli 80 punti ATP che lo porteranno a ridosso dei top 100 e l’assegno da 6190 euro. Per Hoang semifinale l’anno scorso (battuto da Sinner) e finale quest’anno, per cercare di portare a casa questo torneo dovrà per forza tornare l’anno prossimo.

CHALLENGER 80 ORLANDO

Il 19enne Brandon Nakashima (n.202 ATP) completa il magico quartetto dei nati dopo il 2000 che sono riusciti, in questa fantastica annata, a vincere almeno un Challenger. Raggiunge il nostro Musetti, lo spagnolo Alcaraz e il ceco Machac. Il ragazzo ha dominato con autorità la finale del torneo di Orlando (6-3 6-4) costringendo l’indiano Prajnesh Gunneswaran (n.137 ATP e quarta testa di serie) alla seconda sconfitta consecutiva in finale (la settimana scorsa contro Kudla a Cary).

Nakashima che al secondo turno aveva eliminato la prima testa di serie, il forte brasiliano Thiago Monteiro, parte subito forte prendendo in mano il comando del gioco. Al sesto gioco fa il break e non lascia replica all’indiano. All’inizio del secondo set Gunneswaran cerca di reagire ma ogni suo tentativo si infrange (otto palle break annullate su otto) contro il muro eretto dal giovane avversario. Nakashima gioca davvero bene, con idee chiare e piedi rapidi, la sua palla esce piatta e veloce: è un piacere guardarlo. Nel terzo game brekka di nuovo l’avversario e non si farà più riprendere. Intendiamoci, Gunneswaran ci prova e nell’ottavo gioco ha tre occasioni per il contro break ma quando una palla orribilmente steccata da Nakashima rimane in campo sembra un chiaro segno del destino. O almeno così lo interpreta l’indiano che si arrende velocemente. Per conoscere meglio questo nuovo talento emergente vi consigliamo di rivedervi l’intervista che il nostro direttore Scanagatta gli fece nel giugno scorso.

CHALLENGER 80 GUAYAQUIL

Il terzo torneo della settimana si è svolto a Guyaquil (Ecuador) su terra battuta. Nessun italiano ai nastri di partenza, la finale ha visto opposti lo slovacco Andrej Martin (n.105 ATP) e l’argentino Francisco Cerundolo (n.198 ATP). Il primo set, dopo essersi pigramente trascinato senza particolari emozioni fino al decimo gioco, ha un improvviso sussulto quando Martin, vittima di un inaspettato black-out, si lascia strappare il servizio e regala il set all’argentino.

All’inizio del secondo parziale è a Cerundolo che spegne la luce e Martin, forse ricordandosi di essere la testa di serie n.3, prende il comando delle operazioni: 2-1 e battuta. I tentativi di Cerundolo di risalire la china sono poco più che simbolici, anzi nel nono gioco perde di nuovo il servizio e manda la partita al terzo e decisivo set. I giocatori continuano ad esprimere un livello di gioco intermittente con continui alti e bassi. I bassi sono soprattutto dello slovacco che nel terzo game perde il servizio. E si ripete subito dopo inabissandosi sotto il peso del doppio break. Risultato finale 6-4 3-6 6-2 per Cerundolo che bissa così la vittoria ottenuta a Spalato un mese fa e si avvia a concludere questo 2020 con un bilancio decisamente positivo.

 

Massimo Gaiba

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Federico Gaio è l’unico azzurro ancora in gara a Ortisei

Nei quarti di finale dell’ATP Challenger 80 se la vedrà con il russo Aslan Karatsev. Fuori tra primo e secondo turno gli altri sette italiani presenti in tabellone

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Federico Gaio - ATP Challenger Todi 2020 (foto Felice Calabrò)

Al Challenger 80 di Ortisei erano ben otto gli italiani in tabellone ma solo Federico Gaio riesce a raggiungere i quarti di finale, smentendo chi lo aveva già dato in vacanza. Nel primo turno vince un insidioso derby contro Andrea Pellegrino (6-3 6-4) in cui gli è sufficiente un break per set mentre l’avversario non riesce a sfruttare le occasioni che pure non gli sono mancate. Nel secondo turno si sbarazza (6-4 7-5) dell’insidioso turco Altug Celikbilek (n.327 ATP) che nelle qualificazioni aveva fatto ‘strage’ d’italiani eliminando in sequenza Andrea Arnaboldi e Francesco Forti.

Gaio riesce a rimanere sempre in controllo (nessuna palla break concessa) anche se l’avversario non è certo uno che si dà per vinto facilmente. Fino al 5-5 del secondo set quando gli viene chiamata fuori una volée che regala a Gaio un’importantissima palla break. Celikbilek non si dà pace e si lamenta tanto a lungo da perdere la concentrazione. Commette così un terribile doppio fallo che manda il nostro tennista a servire per il match. Alla seconda occasione Gaio chiude l’incontro. Nei quarti lo aspetta il russo Aslan Karatsev (n.111 ATP) che si è sbarazzato del connazionale Karloskiy (7-5 6-4).

Roberto Marcora, dopo l’ennesima impresa contro Lorenzo Musetti, trova a sbarrargli la strada il tedesco Julian Lenz (n.205 ATP) che riesce a prevalere 6-3 7-6 al termine di un incontro molto equilibrato in cui i servizi hanno spesso tremato (tre break per il 27enne tedesco e due per Marcora). Il tennista azzurro parte male in entrambi i set e se nel primo parziale non riesce a recuperare, nel secondo ottiene il contro-break nel decimo gioco, guadagnandosi un tie-break che, purtroppo per lui, sarà senza storia: 7-4.

Luca Nardi si conferma una delle più grandi speranze del nostro tennis e gioca alla pari, a dispetto dei suoi 17 anni e di una classifica ancora tutta da costruire, con il ceco Tomas Machac (n.197 ATP). Il 20enne Machac, fresco finalista al Challenger di Bratislava, è in grande fiducia e probabilmente pensa di fare un solo boccone del giovane avversario ma niente si rivelerà più sbagliato. Luca infatti non ha nessuna intenzione di recitare la parte della vittima sacrificale, anzi lotta punto su punto con bella autorità. Entrambi i set finiscono al tie-break dove prevale il giocatore oggi più forte anche se Nardi, dopo essersi fermato a quattro nel primo tie-break, se la gioca alla pari nel secondo arrivando anche ad avere due set point. Alla fine sarà 10-8 per Machac. Siamo però assolutamente convinti che nel 2021 Luca ci darà delle belle soddisfazioni.

Concludiamo con Giulio Zeppieri, il cui ritorno alle gare dopo il lockdown non è stato sicuramente pari alle aspettative, complici alcuni problemi fisici che lo hanno tormentato per tutta la stagione. A Ortisei l’esperto slovacco Martin Klizan (n.149 ATP, ma già n.24 nel 2015) lo ha battuto piuttosto nettamente (6-1 6-3) in appena 50 minuti. Un modo forse un po’ amaro per concludere la stagione ma ricordiamoci che il ragazzo non ha ancora compiuto 19 anni e che il futuro è suo. Come già detto per Musetti il percorso verso il successo non è mai rettilineo e a coach Melaranci spetterà il compito di tracciare la strada.

Massimo Gaiba

 

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Roberto Marcora bestia nera di Musetti

Lorenzo Musetti si arrende ancora una volta a Marcora, che lo aveva già battuto al Challenger di Parma 2. Giornata negativa per il giovane azzurro, che è sembrato poco a suo agio sul tappeto indoor di Ortisei

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Roberto Marcora - Challenger Parma 2 (foto Marta Magni)

Due settimane dopo Parma Roberto Marcora concede il bis e ferma di nuovo la corsa di Lorenzo Musetti che a Ortisei si giocava le ultime carte per l’accesso diretto al tabellone principale dei prossimi Australian Open. Il 31enne lombardo non ha però avuto nessuna pietà, confermando che a questi livelli se la può ancora giocare con chiunque. D’altro canto Musetti, oltre ad essere evidentemente infastidito dal gioco di Marcora, non è mai sembrato a proprio agio sul tappeto indoor di Ortisei. E se due indizi fanno una prova ci vien da pensare che le sue caratteristiche non si sposino per niente col tennis al coperto.

IL MATCH – Il primo set procede senza strappi, e con molti errori, fino al sesto gioco quando Musetti con due doppi falli consecutivi e un drittaccio in rete concede il break decisivo. Infatti l’avversario non gli lascerà alcuna chance per rientrare e il 6-3 finale è l’inevitabile epilogo. Il secondo parziale inizia con un altro doppio fallo di Musetti. Infausto presagio, come confermeranno i tanti errori del carrarese che appena tenta di accelerare la mette lunga. Marcora, da parte sua, si limita a gestire senza fare nulla di particolare. La sensazione è che Lorenzo resti aggrappato alla partita con i denti e che l’avversario sia sempre sul punto di dare la spallata decisiva.

Cosa che avviene nel decimo punto del tie-break del secondo set, quando Musetti, al termine di uno scambio estenuante, sbaglia un diritto lungolinea e concede due match-point. Sul primo Marcora regala un doppio fallo, sul secondo costringe l’avversario a un difficile smash di controbalzo. E ieri a Musetti non riusciva nulla, figuriamoci le cose difficili. Risultato finale 6-3 7-6 per Marcora che conferma il feeling con questo torneo che lo scorso anno lo vide arrivare ai quarti, fermato solo dal futuro vincitore Jannik Sinner.

Peccato per Lorenzo Musetti che chiude in calando questa sua straordinaria stagione e ora in Australia gli toccheranno, molto probabilmente, le forche caudine delle qualificazioni. Ma coach Simone Tartarini sa benissimo che la strada per il successo non è rettilinea. A lui il compito di correggere le piccole e inevitabili sbandate.

Massimo Gaiba

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