Roger non stop. Sinner, semifinale di classe. Ora rivincita con Zverev (Crivelli). Sinner, segnali di maturità (Bertellino). Becker (fallito) rifiuta l'asta sui trofei. "Li ho vinti a Wimbledon, li tengo" (Piccardi). Il dritto di Steffi Graf (Mecca). Martina risorta dagli abissi. Un sorriso contro l'anoressia (Narducci)

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Roger non stop. Sinner, semifinale di classe. Ora rivincita con Zverev (Crivelli). Sinner, segnali di maturità (Bertellino). Becker (fallito) rifiuta l’asta sui trofei. “Li ho vinti a Wimbledon, li tengo” (Piccardi). Il dritto di Steffi Graf (Mecca). Martina risorta dagli abissi. Un sorriso contro l’anoressia (Narducci)

La rassegna stampa del 24 ottobre 2020

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Roger Non Stop (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

[…] Federer, il Maestro di Basilea, ha dipinto capolavori per l’eternità, ma all’alba dei 40 anni che compirà ad agosto del 2021 e dopo una stagione, per lui, senza partite da gennaio, l’orizzonte merita uno sguardo più approfondito. Un’esplorazione nelle motivazioni e nelle condizioni atletiche e mentali approdata negli ultimi giorni alla conclusione più eccitante per lui e per i suoi milioni di tifosi in tutto il mondo: «Il ritiro è una cosa a cui penso fisiologicamente da cinque anni, ma poi decido sempre di andare avanti. Giocherò fin quando mi divertirò e soprattutto fin quando il fisico mi sosterrà. Ci vediamo in Australia». Senza pressioni Alleluja. Appena raggiunto a quota 20 da Nadal in vetta alla classifica dei plurivincitori Slam, Roger è dunque pronto a ritrovare il campo di battaglia per rintuzzare gli assalti ulteriori dello spagnolo e di Djokovic, anche se l’immagine di eroe bellicoso non gli appartiene: «Ho fatto i complimenti a Rafa perché se li meritava, vincere 13 volte il Roland Garros è un’impresa che va oltre lo sport. Ma gli Slam non diventeranno mai una guerra tra me e Nadal». In visita alla fabbrica di uno sponsor svizzero, uno di quelli che gli garantisce una fetta dei 106 milioni di euro all’anno di guadagni che ne hanno fatto lo sportivo più ricco del pianeta (fonte Forbes), Roger si è addentrato sulle sensazioni del momento, dopo che a giugno la riabilitazione dall’intervento al ginocchio destro pareva un macigno di difficile soluzione: «Il recupero sta andando bene, sono sulla strada giusta, ma ho intenzione di prendermi tutto il tempo necessario, senza mettermi pressione. Tornerò solo quando sarò totalmente in condizione e gennaio mi sembra una prospettiva ideale». Da un paio di settimane ha ripreso ad allenarsi con l’intensità che richiede la preparazione di un’altra stagione intensa: «Non posso ancora stare sul campo per più di due ore di fila, ma posso lavorare intensamente sulla condizione e sulla forza, senza avvertire dolore. Perciò non saranno necessarie altre operazioni». Insomma, il triello in stile spaghetti western con Nadal e soprattutto Djokovic è pronto ad esplodere racchette alla mano, e non più a parole come accaduto nella torrida estate del nuovo sindacato dei giocatori creato da Nole senza passare attraverso l’approvazione degli altri due: «Con Novak — confessa Federer — ci siamo sentiti l’ultima volta un paio di mesi fa, ma solo per parlare della ripresa del circuito e di come organizzare nei tornei le misure di sicurezza contro la pandemia. La posta in palio era in quel momento molto alta sia a livello sportivo sia a livello economico». I programmi In attesa di capire come maturerà la situazione politica del circuito, dall’inizio dell’anno prossimo finalmente torneranno a tuonare solo i cannoni del campo da tennis, se la pandemia stavolta risparmierà il calendario.[…] Dopo il trionfo parigino, Rafa aveva addirittura paventato l’ipotesi di fermare qui la sua stagione per ripresentarsi in Australia, ma si è fatto ingolosire da qualche prestigioso traguardo intermedio. Così, dopo il relax di questo weekend sui campi da golf, a inizio novembre giocherà il torneo di Bercy (mai vinto in carriera) dove invece non ci sarà Djokovic, con la possibilità dunque di agguantare il rivale nel numero di Masters 1000 conquistati (al momento 36 a 35 per il Djoker). Poi si concentrerà sulle Atp Finals, consapevole che l’annata monca lo porterà a Londra senza tutti quegli acciacchi che spesso gli hanno impedito di essere competitivo al Masters, guarda caso mai domato. Per questo si tratta di una perla (l’unica che gli manca, peraltro) da aggiungere volentieri alla lussuriosa collana di successi. Intanto, da lunedì, Nadal avrà eguagliato Connors per le settimane consecutive in top 10, addirittura 789, una serie iniziata il 25 aprile 2005. Ma la classifica è anche l’attuale ossessione di Djokovic, che certamente non abbandona l’idea di chiudere la carriera come recordman di Slam vinti, favorito dall’età e dalla superiore adattabilità a più superfici, e però vede ormai a tiro il primato di Federer nelle settimane trascorse al numero uno: Roger è a 310, lui a 292 e se non ci saranno scossoni il sorpasso potrebbe realizzarsi a marzo. Per questo Nole ha rinunciato a Bercy, dove non poteva aggiungere punti (avendolo vinto l’anno scorso) e si ripresenterà lunedì all’Atp 500 di Vienna, prima di trovare di nuovo Nadal e gli altri sei maestri alle Finals londinesi, dove i 1300 punti in palio saranno decisivi per cementarlo in vetta oppure renderlo attaccabile proprio dallo spagnolo. Intanto, in una conferenza stampa a Belgrado, Nole ha spaziato su presente e futuro: «Ho qualche rimpianto perché non ho vinto né a New York né a Parigi sebbene fossi in grandissima forma, ma in Francia il mio avversario mi è stato superiore. I miei obiettivi sono chiari, voglio chiudere l’anno al numero uno e battere il record di settimane in testa alla classifica, uno dei miei obiettivi più importanti». Sacra fame

Sinner, semifinale di classe. Ora rivincita con Zverev (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

[…] Non è solo la seconda semifinale di sempre in carriera un anno dopo Anversa a certificare la crescita impetuosa di Jannik Sinner, ma il modo in cui la conquista: con la freddezza del predestinato. Perché dopo un primo set in cui costruisce il suo vantaggio sulla risposta al servizio di un Simon carente di prime e sulla diagonale destra, quella del dritto del francese, l’allievo di Riccardo Piatti si affloscia improvvisamente, tramortito dagli scambi lunghi cui lo costringe il rivale, che sceglie traiettorie centrali per aprirsi il campo con il rovescio. Sinner subisce un bruciante 60 e poi va sotto 2-0 anche nel terzo, un parziale di otto game di fila che manderebbe k.o. anche giocatori ben più esperti. E invece, a 19 anni, il fenomeno di Sesto Pusteria ritrova d’incanto la prima di servizio, nonché l’aggressività e la pressione dei colpi da fondo, torna a pizzicare il dritto di Simon e malgrado qualche nervosismo di troppo (si prende anche un warning per aver dato un calcetto alla racchetta) riporta il match dalla sua parte: «Simon lo avevo visto giocare tante volte in tv è molto solido, non sbaglia niente. Nel secondo set ho iniziato a forzare un po’ troppo le soluzioni e mi sono trovato indietro di un break anche nel terzo. Ho cercato di fargli giocare più il diritto dopo che ho perso otto game di fila: la prossima volta dovrò trovare delle soluzioni prima». E stavolta non ha avuto paura di mostrare le sue emozioni: «Quando perdi tanti game di fila è difficile nascondere quello che provi». Oggi all’ora di cena (non prima delle 19, diretta Supertennis) concederà la rivincita a Sascha Zverev, battuto negli ottavi al Roland Garros con una prestazione memorabile. Il tedesco è fresco del successo di una settimana fa sullo stesso campo (Colonia ha organizzato due tornei consecutivi), ma sta mostrando qualche difficoltà di troppo con il servizio, una debolezza da sfruttare per il virtuale numero 43 del mondo (ha superato Kyrgios). Intanto Fognini, in attesa dell’esito del tampone dopo la positività a Cagliari, e Berrettini, rinunciano a Vienna da lunedì: a questo punto Matteo, per sperare in una replica al Masters, dovrà fare molta strada a Parigi Bercy.

Sinner, segnali di maturità (Roberto Bertellino, Tuttosport)

[…] Per il modo con il quale l’ha ottenuta, dopo 2 ore e 33 minuti, reagendo con la prepotenza dei colpi e la testa ad un secondo set perso 6-0, e per l’avversario contro il quale è arrivata, l’esperto francese Gilles Simon. La svolta è giunta dopo che Jannik aveva perso 8 game consecutivi, fino allo 0-2 del set finale. E’ risalito sul 2-2 e nel sesto game ha recuperato sul proprio servizio dallo 0-30. Poi break per i1 4-3 e servizio e chiusura al primo match point, sul 6-3 0-6 6-4 dopo aver annullato al transalpino alcune palle break Sta maturando, il 19enne altoatesino, perché alcuni mesi fa partite come questa le perdeva, uscendo dal confronto più sotto l’aspetto mentale che tecnico. «Sono felice per il risultato – ha detto a caldo Sinner – perché sono riuscito a riprendere un match diventato diffìcile. Dopo il primo set lui non ha più sbagliato nulla, dimostrandosi come da storia personale un autentico muro. Sono rimasto in partita, anche se la prossima volta dovrò reagire prima di subire una serie negativa di 8 game. Il punteggio del secondo set non è proprio veritiero, perché le mie occasioni le ho avute ma non sono stato bravo a concretizzarle. Lui comunque ha meritato di vincerlo e io ho esagerato cercando di forzare troppo. Ho cambiato qualcosa a quel punto, soprattutto giocandogli più sul diritto. Quando perdi così tanti game non è facile nascondere le emozioni». Il tabellino dell’incontro dimostra la capacità di Sinner di giocare bene nei momenti importanti. Sono state 4 su 5 le palle break messe a segno, contro le 5 su 21 del francese, già dimostratosi negli ottavi decisamente in palla con la vittoria contro il canadese Shapovalov. Seconda semifinale a livello ATP (dopo Anversa 2019) per l’allievo di Riccardo Piatti, che durante il match è stato autore anche di un siparietto simpatico nel primo set Chiamato allo smash sul 4-2 e servizio ha colpito la palla ma perso subito dopo la racchetta, andata a incastrarsi nella rete. Simon ha rispedito la pallina dalla parte opposta del campo incamerando il punto su un colpo di testa fuori misura e ovviamente fuori regolamento del giovane avversario. Oggi per Jannik ci sarà la semifinale contro il tedesco Alexander Zverev, n.7 del mondo che ha faticato contro il mancino francese Adrian Mannarino(6-4 6-7 6-4), facendo anche ricorso al fisioterapista in campo

Becker (fallito) rifiuta l’asta sui trofei. “Li ho vinti a Wimbledon, li tengo” (Gaia Piccardi, La Repubblica)

<<Non colpevole, vostro onore». Personaggio soavemente drammatico che sarebbe piaciuto a Bertolt Brecht, ormai protagonista assoluto della sua stessa opera da tre soldi, Boris Becker si dichiara innocente davanti alla corte di Southwark, tribunale di Londra, che gli contesta 28 accuse circostanziate relative al processo che nel 2017 aveva dichiarato la bancarotta del re bambino di Wimbledon 1985, capace di annettersi il giardino più importante del tennis mondiale a 17 anni e 227 giorni. L’accusa, in particolare, contesta all’ex campione tedesco di aver occultato beni, sia pecuniari che materiali, per impedire che venissero messi all’asta allo scopo di ripianare gli ingenti debiti: nella lista delle sue proprietà sarebbero sparite proprio la coppa di Wimbledon ’85, il trofeo cui Becker è più legato, quella del 1989, i due trofei dell’Australian Open 1991 e 1996, due President’s Cup (’85 e’89), le medaglie per i trionfi in Coppa Davis con la Germania (’88 e ’89) e l’oro olimpico vinto in doppio insieme a Michael Stich ai Giochi di Barcellona ’92.[…]. II wunder kid di Germania, insomma, il ragazzino biondo di Leimen che i tifosi tedeschi sognavano fidanzato con Steffi Graf, la valchiria dei 22 titoli del Grande Slam, da grande è diventato il bad boy inseguito dagli avvocati di mezza Europa. Già nel luglio dell’anno scorso Becker aveva accettato di vendere 82 articoli della collezione privata (i cimeli della carriera) per un totale di 765 mila euro, che però non erano bastati per risolvere tutte le pendenze. Ma i ricordi di Wimbledon, il torneo più importante ed amato, quelli non si toccano: «Sono miei, li tengo». Il tocco che aveva in campo, risultato del polso di ferro che gli permetteva di giocare le celebri volée in tuffo, Boris Becker non l’ha mai avuto per gli affari. Nel passato íl tedesco era già finito nei guai con la giustizia spagnola per i lavori di ristrutturazione della mega villa di Maiorca e con quella svizzera per non aver mai pagato il pastore che nel 2009 aveva celebrato íl matrimonio con la modella olandese Sharlely Kerssenberg, dalla quale ha avuto un figlio, Amadeus, che si aggiunge ai due avuti dalla prima compagna, Barbara Feltus, Noah e Elias, e ad Anna, la figlia concepita con Angela Ermakova durante un fugace incontro nel bagno di un sushi bar di Londra, nel periodo in cui Becker era in crisi con la prima moglie. II nuovo processo, costola della prima condanna per bancarotta, è fissato per il prossimo 13 settembre e potrebbe portare Boris Becker, che nei primi 52 anni della sua vita non si è fatto mancare niente, in carcere.

Il dritto di Steffi Graf (Giorgia Mecca, Il Foglio)

[…] Un tempo gli atleti erano belli perché erano impossibili, adesso la maschera è caduta, sono persone normali, con tutti i nostri difetti. Cristiano Ronaldo che si allena sulla cyclette è un po’ meno Cr7, così come Federica Pellegrini che racconta su Instagram le cronache del contagio ci appare sempre meno divina. La verità è che non ne possiamo più di vederli così simili a noi, non ne possiamo più di vederli invecchiare, cercare ancora un po’ di luce come se non ne avessero ricevuta abbastanza. Non ne possiamo più di non provare nostalgia. In questo panorama di sipari alzati fuori tempo massimo, Steffi Graf rappresenta una meravigliosa eccezione. L’ex tennista tedesca, numero uno al mondo per 377 settimane diede l’addio al tennis in un giorno di agosto del 1999: “Lo dico subito: è una scelta liberatoria per me. Smetto anche perché, negli ultimi tempi, dopo il torneo di Wimbledon, ho perso il piacere di giocare, mi pesava prendere l’aereo per i tornei, mi pesava essere sempre lontana da casa. Insomma, non mi divertivo già e non mi era mai capitata una cosa simile in tanti anni. Il futuro? Mah, sarà il tempo a dire quello che vorrò fare”. Da quel momento in poi Steffi è diventata Stefanie ed è uscita di scena per sempre. Ogni tanto la si vedeva sugli spalti a tifare per suo marito Andre Agassi, dopodiché è sparita alimentando desideri, benedette nostalgie per quel modo di colpire la pallina. A raccontare perfettamente la vita e la carriera di una delle più grandi sportive del Novecento è Elena Marinelli nel libro “Steffi Graf. Passione e perfezione”, appena uscito per la casa editrice 66thand2nd, il primo libro della collana Vite inattese dedicato a una donna e scritto da una donna. “Steffi è quel classico tipo di ragazza che se fosse in mezzo a una folla non noteresti mai. Ma eccola, vestita di bianco, con gambe lunghissime, la camminata leggermente ancheggiante, il mutismo dell’umiltà profonda, il cassetto biondo casuale che infila un dritto mai visto prima”. Graf è silenziosa, fredda, introversa, distaccata, forse soltanto timida. È stato suo padre Peter il primo a insegnarle come si sta in campo: regola numero : “Non farti vedere mai”.[…] L’infanzia trascorsa a giocare in salotto con papà Peter, la rinuncia alla giovinezza, la rivalità con Arantxa Sanchez Vicario e con Monica Seles, la prima volta che ha giocato e perso a Wimbledon: “Papà, promettimi che non ci torneremo mai più”. Più di mille partite, novecento delle quali vinte, tutte a caro prezzo: “Steffi Graf ha cambiato per sempre la prospettiva del tennis femminile. Ha raccontato che per vincere in quel modo unico bisogna essere unici, ma lo ha fatto senza evidente brio, senza mostrare spensieratezza, e rinunciando alla sua età. Nessuna adolescente vuole essere Steffi perchè Steffi Graf adolescente in realtà non esiste, nessuno la conosce, nessuno ci ha mai parlato”. Ogni performance che non assomigli alla perfezione, per la giocatrice tedesca assume i chiaroscuri di un fallimento. Il tennis può essere una tortura, trasforma le ragazze in mostri, in macchine da guerra. Per Steffi Graf il tennis è stato bello ed è stato troppo, per questo si è ritirata a trent’anni, senza ripensamenti e sicuramente senza rimpianti. È stata dimenticata troppo presto e senza ragione. Era ora che qualcuno ricominciasse a parlare del suo dritto. Benedetta nostalgia.

Martina risorta dagli abissi. Un sorriso contro l’anoressia (Fausto Narducci, Sportweek)

[…] La prima sveglia ce l’ha data a inizio agosto una nuotatrice vincente come Ilaria Cusinato che, in una confessione in prima persona, ha raccontato la sua battaglia contro la bulimia. Chiosando con questa frase: «Mi sono trovata di fronte a una grande montagna da scalare, la più alta di tutte: chiedere una mano». Pochi mesi dopo siamo qui a confrontarci con un problema alimentare che ha le stesse radici: l’anoressia. Ce l’ha sbattuto in faccia, quasi senza parlarne, Martina Trevisan che era uno dei tanti talenti persi prematuramente dallo sport italiano. Mentre la 27enne tennista fiorentina ci incantava con la sua scalata fino ai quarti del mitico Roland Garros e all’83° posto nel ranking Wta, ci siamo ricordati la sua storia. Quella Martina. Quella promessa, figlia di una maestra del tennis e sorella di un numero uno del tennis giovanile (Matteo) che nei primi anni Duemila aveva frequentato i Major juniores e si era affacciata al grande professionismo. Poi lo stop imposto dall’anoressia che aveva trovato terreno fertile nell’incapacità di gestire le pressioni e nei problemi familiari. Martina, con quel nome che sembra un omaggio a una regina della racchetta (Navratilova) e un allenatore dal cognome profetico (Matteo Catarsi) si era persa in un labirinto. Per sopravvivere le restavano 30 grammi di cereali e una pesca che la madre le portava ogni giorno: il corpo era diventato un avversario con un servizio imprendibile. Quattro anni e mezzo di convalescenza non possono bastarti per guarire se non hai al fianco uno psicoterapeuta bravo come Lorenzo Beltrame e una capitana che crede in te come Tathiana Garbin. Pochi si sono accorti che la leonessa stava risorgendo dagli abissi. Arrivata a Parigi senza mai aver battuto una top 60, Martina fin dalle qualificazioni ha sfoderato dalla custodia un grande sorriso e si è messa in tasca rivali che la sovrastavano in classifica (Giorgi, Gauff, Sakkari e Bertens) arrendendosi alla polacca Iga Swiatek. Dal 9 novembre la rivedremo a Linz e ci sentiremo tutti più forti.

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La Davis si disputerà in 3 città. C’è anche l’Italia: con Torino? (Crivelli). La Coppa Davis cambia ancora volto. E si fa in tre (Mastroluca). Le lamentele dei tennisti viziati. Un caso politico per l’Australia (Piccardi)

La rassegna stampa di martedì 19 gennaio 2021

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La Davis si disputerà in 3 città. C’è anche l’Italia: con Torino? (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

La rivoluzione della rivoluzione. Che nel 2019 a Madrid la prima edizione della nuova Coppa Davis griffata Gerard Piqué non avesse scaldato i cuori di chi si era trovato a giocarla, e di chi aveva comprato i biglietti per guardarla, era apparso manifesto già durante le partite. Formula cervellotica e soprattutto un programma folle, con gli ultimi match di giornata conclusi ben oltre la mezzanotte e seguiti da quattro gatti sugli spalti, mentre i tennisti tornavano in albergo imbufaliti. Così la Kosmos, partner finanziario dell’Itf nell’organizzazione dell’evento, memore di quell’esperienza ha avanzato alcune proposte per restituire appeal alla più antica manifestazione sportiva per squadre nazionali. Intanto, dal 2022, i team partecipanti scenderanno da 18 a 16, in modo da avere quattro gironi da quattro che dovrebbero rendere meno caotica la classifica finale. Soprattutto, già dall’edizione di quest’anno, il calendario verrà spalmato su 11 giorni anziché una sola settimana e, accanto a Madrid, verranno coinvolte altre due città europee per raggiungere un pubblico ancora più vasto. In ciascuna di queste sedi si disputeranno due gironi e un quarto di finale, mentre i due gironi restanti, due quarti, le semifinali e la finale restano a Madrid. L’Italia ha già presentato un proprio progetto molto forte per affiancarsi nell’organizzazione alle altre due città (la terza potrebbe essere Vienna). Ovviamente le strade portano di nuovo a Torino, sulla base della considerazione che la Davis inizierebbe il 25 novembre (e fino al 5 dicembre), cioè appena quattro giorni dopo la conclusione delle Atp Finals, di cui potrebbe ereditare le strutture. […]

La Coppa Davis cambia ancora volto. E si fa in tre (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

La Coppa Davis cambia volto. Le fasi finali si disputeranno in undici giorni, dal 25 novembre al 5 dicembre 2021, e non più in una sola settimana. E potrebbero essere spalmate anche in più sedi. Kosmos, la società di Gerard Piqué partner dell’ITF, ha avviato una procedura per presentare le candidature. La decisione finale sul format dell’edizione 2021 sarà presa entro marzo. Finora si è disputata una sola edizione delle Davis Cup Finals, questo il nome ufficiale, nel 2019 alla Caja Magica di Madrid. Le 18 nazioni qualificate si affrontano in tre gironi da sei: le prime classificate e le due migliori seconde passano alla fase a eliminazione diretta che prevede quarti, semifinali e finale. Due anni fa, la sperimentazione ha suscitato molte polemiche per le sfide terminate a notte inoltrata: il doppio conclusivo tra Italia e Stati Uniti si è protratto fino alle quattro del mattino. Se la riforma dovesse essere approvata, la fase a gironi sarebbe suddivisa tra Madrid e altre due sedi: ciascuna ospiterebbe gli incontri di due gruppi Anche quarti di finale sarebbero spalmati: uno a testa nelle due città eventualmente aggiunte, due a Madrid che resterebbe cornice unica per semifinali e finale. Una soluzione già adottata in grandi manifestazioni a squadre di altri sport. Il principio è lo stesso utilizzato per l’ultima edizione del Mondiale di pallavolo maschile del 2018, co-organizzato da Italia e Bulgaria. L’Italia potrebbe diventare per tre settimane il centro del tennis maschile mondiale. Gli appassionati già pregustano un finale di stagione senza precedenti. Dal 9 al 13 novembre, infatti, sono in programma le Next Gen ATP Finals a Milano, dal 14 al 21, al PalaAlpitour di Torino, arriveranno perla prima volta in Italia le Nitto ATP Finals, il grande evento di fine stagione con gli otto migliori giocatori del mondo. Dal 25 novembre, poi, gli appassionati potrebbero abbracciare anche gli azzurri di capitan Corrado Barazzutti, inseriti nel girone di Coppa Davis con gli Stati Uniti e la Colombia.

Le lamentele dei tennisti viziati. Un caso politico per l’Australia (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

E’ il quarto giorno di quarantena (i top players ad Adelaide, i peones a Melbourne), il tennis per l’Australia diventò un caso politico. E’ il premier dello Stato di Victoria in persona, Daniel Andrews, a rispondere con un secco no al cahier de doléance inoltrato dal n. 1 del mondo Novak Djokovic in soccorso ai 72 colleghi in quarantena stretta (allenamento vietato) dopo essere entrati in contatto con un caso Covid: tra le richieste ritenute sconcertanti, l’isolamento ridotto a fronte di un tampone negativo, il permesso di incontrare il coach, cibo migliore e il trasferimento in case private con campo da tennis. Inaccettabile per un Paese che, blindando i confini, dall’inizio della pandemia ha contenuto a 28.600 positività e 909 morti il bilancio e che tiene all’estero 40 mila cittadini, che torneranno a casa con il contagocce a causa della chiusura delle frontiere. Il governo non voleva l’Australian Open ma poi, per ragioni di business, ha acconsentito a concedere il visto a giocatori e staff (un totale di 1.200 persone), alcuni dei quali hanno scambiato la serissima quarantena per una vacanza pagata al villaggio turistico. Da giorni sui social piovono lamentele di ogni tipo: il cibo è scadente, il delivery di Uber arriva freddo (ogni tennista, quotidianamente, può mangiare a sbafo del torneo per un totale di 100 dollari), la finestra della stanza non si apre, il calendario degli allenamenti (per chi ne ha accesso) non viene rispettato, fino alla chicca di tale Vanessa Sierra, fidanzata di Bernard Tomic che gioca a Pokemon per 11 ore al giorno e ammette di essere indispettita dalle rigorose limitazioni: «Sono costretta a fare cose che non ho mai fatto in vita mia, come sciacquare i piatti nel lavandino della stanza e lavarmi i capelli da sola». Monta l’indignazione degli australiani di fronte a questa vasta platea di adulti mai cresciuti e viziati, che minacciano sottilmente di non partecipare a un torneo che non boicotteranno mai. Anche l’Atp è imbarazzata di fronte all’immagine che il tennis professionistico mondiale – con molte silenziose eccezioni – sta dando di sé agli occhi del pianeta pandemico. La richiesta, soprattutto al gruppo di top players che nel sud dell’Australia sta godendo di maggiori libertà — incluso Djokovic che si conferma leader debole e confuso —, è twittare meno e limitare le storie su Instagram per non alimentare la lotta di classe con i meno fortunati.

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Australian Open, altri 25 isolati. Le autorità: “Nessuna deroga” (Scanagatta). Australian Open, gli isolati sono 72. E avanza l’ipotesi del boicottaggio (Crivelli). Australian Open, ostaggi del Covid (Frasca)

La rassegna stampa di lunedì 18 gennaio 2021

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Australian Open, altri 25 isolati. Le autorità: “nessuna deroga” (Ubaldo Scanagatta, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

Erano 47 fino a ieri i giocatori costretti a starsene chiusi in camera in Australia per i prossimi 14 giorni, senza la possibilità di allenarsi per 5 ore quotidiane, ma sono diventati 72 dopo che su un altro aereo, proveniente da Doha con tutti i 16 vincitori delle qualificazioni maschili, è stato trovato un passeggero positivo all’arrivo a Melbourne. Fra i 25 il promettentissimo spagnolo Alcaraz. Nessun italiano.

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E 72 tennisti non potranno allenarsi, gli altri sì. L’ipotesi del boicottaggio per la mancata regolarità dell’Open, come dei 5 tornei a Melbourne che lo precedono, non è fondata. La Jabeur ha “postato” un video nel quale fa le volee contro il cuscino, Cuevas contro il materasso, Shapovalov si è fabbricato una minipista per correre.

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Australian Open, gli isolati sono 72. E avanza l’ipotesi del boicottaggio (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

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Giocatori contro giocatori, giocatori contro la federazione australiana, autorità sanitarie contro i giocatori. Tutti contro tutti, e gli Australian Open nel mezzo, come il sacco del pugile, mentre qualcuno, seppur a mezza bocca, comincia a parlare di boicottaggio per l’evidente disparità di trattamento tra i super big, beati ad Adelaide, e gli altri, reclusi a Melbourne, con l’aggiunta dell’isolamento forzato per quelli che si sono ritrovati sugli aerei coni positivi e adesso devono rimanere chiusi nelle loro stanze d’albergo per 14 giorni senza potersi allenare. E siccome se le cose possono andare male, andranno sicuramente peggio, pure su un volo da Doha, dove si sono giocate le qualificazioni maschili, è stata riscontrata una positività: di conseguenza, altri 25 giocatori (nessun italiano) sono finiti in quarantena rigida dopo i 47 dei giorni scorsi. Figli e figliastri E qui sta il corno più infuocato del dilemma: potrà essere regolare un torneo in cui 72 iscritti ai tabelloni principali non potranno in pratica prepararsi per due settimane? Senza contare che tra le isolate in camera ci sono almeno una decina di tenniste con fondate ambizioni di poter arrivare fino in fondo: Andreescu, Azarenka, Bencic, Karolina Pliskova, Muguruza, Kerber, Sabalenka, Sakkari, Stephens e Svitolina. E se anche qualcuno l’ha presa sul ridere, come Cuevas che ogni giorno posta una story Instagram sugli allenamenti contro il materasso appoggiato alla porta, oppure la Sabalenka con i palleggi contro la vetrata e la Bencic con gli esercizi sul letto, i social si sono trasformati in un’eruzione lavica incontrollabile di polemiche.

[…]

Emma Cascar, commissario per la gestione dell’emergenza dello stato di Victoria, ha tuonato contro alcuni giocatori che avrebbero violato il protocollo parlando tra di loro, mettendo poliziotti alla porta e rinfocolando perciò la rabbia dei tennisti, già allo zenit per il paradiso concesso ai primi tre del mondo (più Serena Williams) ad Adelaide, dove c’è un piano a disposizione per ognuno e le regole sulle frequentazioni con il team sono molto più lasche (e il cibo decisamente migliore)

Ipotesi boicottaggio Una disparità che ha irritato anche una pasta d’uomo come il nostro Salvatore Caruso: «Non prendiamoci in giro, sono privilegi importanti; siamo tutti sulla stessa barca e dovremmo avere le stesse possibilità di preparare uno Slam. Non è leale nei confronti degli altri giocatori.

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ma intanto Djokovic, sempre a suo agio nel ruolo di capopopolo, ha scritto una lettera a Tennis Australia avanzando alcune proposte per migliorare le condizioni di chi sta a Melbourne, tra cui la riduzione dei giorni di isolamento per i 72, effettuando più tamponi; Incontri con l’allenatore o il preparatore atletico, purché abbiano superato i test: spostare, per quanto possibile, quanti più giocatori in case private dotate di un campo per allenarsi.

[…]

Australian Open, ostaggi del covid (Guido Frasca, Il Messaggero Sport)

Un pandemonio in tempo di pandemia. Mancano tre settimane agli Australian Open, ma la situazione peggiora ora dopo ora. Sono saliti a 72 i tennisti giunti a Melbourne con voli su cui viaggiavano passeggeri positivi al Covid-19 e che devono osservare la quarantena per due settimane, senza la possibilità di allenarsi o di interagire con il loro team.

[…]

Nell’elenco ci sono Nishikori, Cuevas, Pella, Londero, Gonzalez, Sitak, Pospisil, Davis, Azarenka, Stephens. E Sandgren, imbarcato nonostante un test positivo: era stato contagiato dal virus già a novembre ed è stato giudicato non contagioso, come spiegato dallo stesso statunitense in un tweet.

[…]

Salta l’intero programma di allenamenti sul campo: solo lavoro atletico da svolgere in camera. Per il governo australiano il resto del mondo è un’unica grande zona rossa e le regole sono molto stringenti pure per coloro che non hanno avuto contatti con positivi. Niente abitazioni private e ristoranti durante la quarantena, solo camere e pasti in hotel indicati. E nella prima settimana di confinamento ognuno si dovrà scegliere un compagno fisso con cui allenarsi per un massimo di 5 ore al giorno. Problemi anche sul volo da Abu Dhabi: positivo Sylvain Bruneau, coach della Andreescu. Tra i passeggeri c’erano altri 23 giocatori, per lo più del circuito femminile, tra cui la stessa Andreescu, Kerber, Kuznetsova, Jabeur, Bencic, Svitolina, Pliskova, Sabalenka, Muguruza e Sakkari. Ieri se ne sono aggiunti altri 25 (compresa la giovane stella spagnola Alcaraz), che hanno viaggiato su un volo da Doha a Melbourne, con un passeggero risultato positivo all’arrivo. POLEMICHE E PAURA Craig Tiley, direttore di Tennis Australia, ha smentito le voci di un ulteriore slittamento del primo Slam della stagione, ma non tutti saranno messi nelle stesse condizioni di allenarsi e monta la protesta per la disparità di trattamento tra le strutture scelte per la quarantena dei top player e gli altri.

[…]

Tra privilegi e disparità sembra di assistere a un reality show dai risvolti imprevedibili, tanto che si parla di boicottaggio. Il n.1 Djokovic da Adelaide, dove sono sbarcati Nadal e Sinner che faranno coppia negli allenamenti, ha scritto a Tiley per perorare la causa dei colleghi costretti a stare chiusi in camera, chiedendo la possibilità di ridurre i giorni di isolamento. Ipotesi che si scontra con le proteste della popolazione locale, preoccupata da un torneo che ha portato nel paese oltre un migliaio di persone tra giocatori e staff provenienti da luoghi dove il Covid-19 è una presenza molto più grave.

[…]

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Caos Australian Open. 47 tennisti in isolamento (Scanagatta, Crivelli, Mastroluca, Piccardi)

La rassegna stampa di domenica 17 gennaio 2021

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Ombra Covid su Melbourne, 47 tennisti in isolamento (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Un vero caos. Tre casi di positività su due aerei charter che ospitavano 47 tennisti giunti in Australia, hanno decretato la quarantena immediata e obbligatoria per tutti. Niente più 5 ore “d’aria” quotidiane prima garantite per gli allenamenti. A rischio ora la regolarità sportiva delle gare, fra tennisti allenati e tennisti “reclusi” in camera. Mille precauzioni contro la pandemia non sono servite a evitare il guaio che rischia di compromettere anche il fairplay del primo Slam dell’anno, l’Australian Open (8-21 febbraio) e dei 5 eventi tennistici che lo precedono e programmati tutti a Melbourne, dal 31 gennaio in poi. I passeggeri dei charter “esclusivi” erano stati tutti testati. Tutti negativi al via da Abu Dhabi, Dubai e Doha. Ma all’arrivo a Melbourne sono spuntati due casi di positività su uno dei velivoli con 79 passeggeri (arbitri, coach, fisioterapisti, familiari) fra cui 24 tennisti e un altro “positivo” su un altro aereo sul quale viaggiavano altri 23 tennisti. Insomma 47 tennisti a rischio contagio e tutti isolati. Al momento si conosce una ventina di nomi. Molte ragazze top-player, Azarenka, Andreescu, Kerber, Stephens, Muguruza, Svitolina, Pliskova, Sabalenka, Sakkari. Fra i tennisti Nishikori, Cuevas, Sandgren, Pospisil… Sono quasi un quinto dei 256 che dovrebbero prendere parte ai due singolari. Pesi, corda, cyclette in camera – ma anche un topo nella camera della Putintseva e un ragno in quella della Davis – ma niente tennis, niente racchette. Gli incolpevoli tennisti si sentono discriminati rispetto a tutti gli altri che invece potranno allenarsi. Già c’erano state furiose proteste per il trattamento Vip offerto ad alcuni di loro (fra questi Nadal e il suo sparring partner Sinner, Djokovic, Serena Williams con marito e figlia) che erano stati “dislocati” a Adelaide, in un hotel con mega suites, senza il limite orario negli allenamenti. […]

Caos Australian Open. Covid sull’aereo, isolati 47 giocatori (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Caos nei cieli. Un film di paura i cui titoli di coda per un giorno hanno rischiato di far chiudere il sipario sugli Australian Open. Già rinviato di tre settimane (avrebbe dovuto cominciare stanotte, prenderà il via l’8 febbraio), il primo Slam stagionale deve fare i conti con l’incubo Covid nonostante gli stringenti protocolli di sicurezza imposti dallo Stato di Victoria, quello di cui Melbourne è capitale. Tra le misure adottate da Tennis Australia c’è pure l’arrivo in città di giocatori e staff attraverso charter dedicati dagli Stati Uniti e dagli Emirati, per evitare contatti con passeggeri estranei e creare fin dal viaggio di trasferimento una bolla anticontagio. Ebbene, proprio su alcuni di questi aerei, però, si sono accesi microfocolai che al momento obbligano 47 tennisti iscritti al torneo al completo isolamento, senza la possibilità di uscire dalle stanze d’albergo neppure per allenarsi. Il primo allarme è scattato sul volo da Los Angeles atterrato a Melbourne all’alba di venerdì: sono risultati positivi un membro dell’equipaggio e, a quanto sembra, Edward Elliot, coach della giocatrice inglese Lauren Davis. Tra i 79 passeggeri, 24 erano tennisti. Secondo le indiscrezioni. tra loro si trovavano, tra gli altri, Nishikori, Cuevas, Pella, Pospisil, la Azarenka, due volte vincitrice in Australia, e la Stephens. regina degli Us Open 2017. E c’era pure Tennys Sandgren, il cui caso ha fatto molto discutere nelle ultime ore: gli è stato concesso di viaggiare verso l’Australia nonostante un tampone positivo, poiché il test rivelava soltanto tracce non contagiose. Ma i 24 non sono rimasti soli a lungo, visto che appena qualche ora dopo anche il volo in arrivo da Abu Dhabi ha denunciato un caso di positività: non si tratterebbe di un tennista, ma intanto i 23 giocatori a bordo sono già in isolamento in hotel. E i nomi pesano, trattandosi di molte ragazze addirittura con ambizioni di vittoria finale: Andreescu, Kerber (signora d’Australia nel 2016), Jabeur, Bencic, Svitolina, Karolina Pliskova, Sabalenka, Muguruza e Sakkari. Per tutti e 47 gli sfortunati protagonisti adesso valgono le rigide imposizioni delle autorità sanitarie, in attesa di capire se potranno essere ammorbidite nei prossimi giorni: due settimane senza uscire e dunque con la possibilità di allenarsi solo tra le quattro mura delle camere. Insomma, una bella botta alla preparazione, cui probabilmente non porranno rimedio i quattro tornei di avvicinamento più l’Atp Cup (tutti a Melbourne) della prima settimana di febbraio. La disparità di trattamento tra Adelaide, dove i più forti del mondo hanno a disposizione un intero piano e possono interagire con il team, e Melbourne, dove le stanze sono singole (e perfino con i topi, come ha postato la Putintseva) e il distanziamento ferreo, ha suscitato molte polemiche, spaccando il fronte dei giocatori. Altro sale sulle piaghe di un Australian Open già ferito.

Australian caos, isolati 47 giocatori (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

L’Australian Open inizierà l’8 febbraio ma è già nel caos. Quarantasette fra giocatori e giocatrici, infatti, non potranno allenarsi durante la quarantena obbligatoria. Sono tutti venuti a contatto con persone risultate positive ai test anti-Covid a Melbourne. Due dei positivi, un membro dell’equipaggio e il coach di Lauren Davis, hanno viaggiato su un volo charter partito da Los Angeles. Un altro caso di contagio è emerso su un volo da Abu Dhabi. Si tratta dell’allenatore della canadese Bianca Andreescu, campionessa dello US Open 2019. Sull’aereo da Los Angeles viaggiavano tra gli altri Victoria Azarenka, Kei Nishikori e Tennys Sandgren. Il numero 50 ATP è risultato positivo all’ultimo controllo, ma ha inviato una documentazione particolareggiata all’autorità governativa australiana dello Stato della Victoria che si occupa di gestire l’emergenza. E ha ottenuto il permesso di imbarcarsi. Gli specialisti hanno ritenuto che il test fosse il risultato dei residui del virus che lo aveva colpito a novembre, e per questo non lo hanno ritenuto contagioso. Tutti gli atleti sui due voli sono considerati come “contatti stretti” , dunque dovranno rimanere confinati in camera senza potersi allenare all’aperto. Le proteste non sono mancate. La kazaka Yulia Putintseva, numero 28 del mondo, ha pubblicato sui suoi profili social lo scatto di un topo in camera, e si è lamentata delle difficoltà di ottenere un’altra stanza Ma l’accusa più pesante è per l’organizzazione: «Nessuno mi ha detto che, in caso di positività registrata tra le persone sull’aereo, saremmo stati messi tutti in quarantena per due settimane. Se l’avessi saputo, ci avrei pensato su due volte prima di venire qui». Arrivano anche le prime richieste di spostamento del torneo. L’ha invocato la belga Flipkens su Twitter; l’ha sintetizzato sui social la rumena Sorana Cirstea. «Non ho alcun problema a stare due settimane sul divano a guardare Netflix, ma l’unica cosa che non posso fare dopo quattordici giorni così è competere. Il problema è questo, non il regime della quarantena».

I 47 tennisti prigionieri del virus. L’Australia si ribella: tornate a casa (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

«Ciao. Sfortunatamente una persona sul tuo volo per Melbourne è risultata positiva al Covid. Sarai in quarantena stretta, senza possibilità di allenarti, per 14 giorni». Giocare a tennis con il coronavirus, di questi tempi, è un mestieraccio. 47 tennisti iscritti all’Australian Open (per ora nessun italiano), 24 sull’aereo proveniente da Los Angeles e 23 sul volo da Abu Dhabi, sono in isolamento totale a Melbourne: hanno volato con un caso Covid (accertato quello di Sylvain Bruneau, coach di Bianca Andreescu). Organizzare 15 charter pieni al 20% per portare in Australia 1200 persone, obbligare tutti a un tampone negativo prima di imbarcarsi non è servito: a Melbourne è sbarcato il virus, i pacati aussie si stanno ribellando via social contro l’invasione decollata dall’epicentro del contagio (Europa e Stati Uniti) al grido di «via gli untori» e 47 giocatori, a loro volta, si ribellano contro la clausura imposta loro dal ministero della Salute. «Impossibile andare in campo dopo due settimane sul divano dell’albergo» cinguetta furibonda la romena Sorana Cirstea, prigioniera come Stephens, Azarenka, Pospisil, Cuevas, Nishikori, Pella e altri. «Di questa regola non ci avevano avvertiti: se l’avessi saputo, non sarei venuta» è il lamento della svizzera Belinda Bencic. E la belga Kristen Flipkens lancia il tormentone dei prossimi giorni: «Impossibile giocare l’Australian Open dall’8 febbraio: è necessario posticipare il torneo di una o due settimane». Insomma, il caos. Anche perché nel frattempo i migliori del mondo — da Djokovic a Nadal (con Jannik Sinner come sparring partner designato nelle 5 ore d’aria concesse al dì), da Thiem a Serena Williams — sono atterrati ad Adelaide per un’esibizione: possono allenarsi, sono ospitati in un residence extra lusso, godono di maggiori libertà (più persone nello staff al seguito), hanno postato una foto di gruppo in campo che ha fatto imbufalire i colleghi a Melbourne. Tutti contro tutti, la nuova specialità del tennis. L’enorme empasse in cui è precipitato lo Slam di Melbourne (i risultati dei tamponi stanno ancora arrivando: non è escluso che la lista dei 47 reclusi si allunghi) sia di monito per tutti: per l’Europeo di calcio itinerante al via l’11 giugno a Roma con Italia-Turchia e per l’Olimpiade di Tokyo, se i vaccini non costringeranno la pandemia al ritiro si gareggerà nelle bolle e le bolle, come dimostrato, non sono impermeabili. Gli abitanti di Melbourne protestano con gli organizzatori dell’Australian Open («Annullate il torneo e rimandate tutti a casa»). […]

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