Sonego show, altra favola azzurra. Una lezione al numero 1 Djokovic (Scanagatta). Sonego fa la storia (Crivelli, Mastroluca, Bertellino, Calabresi, Frasca, Lombardo, Semeraro, Balestracci, Mecca)

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Sonego show, altra favola azzurra. Una lezione al numero 1 Djokovic (Scanagatta). Sonego fa la storia (Crivelli, Mastroluca, Bertellino, Calabresi, Frasca, Lombardo, Semeraro, Balestracci, Mecca)

La rassegna stampa del 31 ottobre 2020

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Sonego show, altra favola azzurra. Una lezione al numero 1 Djokovic (Ubaldo Scanagatta, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

In quest’anno così strano e imprevedibile, può anche succedere che un tennista italiano, sconfitto nelle qualificazioni del torneo Atp 500 di Vienna domenica scorsa, venga ripescato e domini il numero 1 del mondo Novak Djokovic con un punteggio che (62 61 in 68 minuti) neppure a Rafa Nadal capita di imporre. E si ritrovi in semifinale di un torneo nel quale le prime teste di serie erano Djokovic, Thiem, Tsitsipas, Medvedev, Riublev, Schwartzman, Monfils, Shapovalov. […] II tennista italiano in questione è Lorenzo Sonego, 25 anni e n.42 Atp (un posto davanti a Sinner). Il torinese, (torinista convinto), era stato battuto dallo sloveno Bedene in qualificazione. Da lucky loser («perdente fortunato» subentrato a Schwartzman grazie al forfait dell’argentino) Sonego ha esordito nel tabellone principale eliminando al primo turno il serbo Lajovic, n.26 ATP, ha proseguito battendo il polacco Hurkacz. n.31, e ieri ha sconfitto nientemeno che il n.1 del mondo che in tutto l’anno aveva perso una sola volta, la finale del Roland Garros con Rafa Nadal, se non si considera il match perso per squalifica all’Us Open con lo spagnolo Carreno Busta a causa di quello sfortunato lancio della palla che colpì alla gola una giudice di linea. Salirà come minimo a n.35 Sonego, in giornata straordinaria sia con il servizio (8 ace e zero doppi falli) oltre che con il dritto, caratteristiche tecniche simili a quelle del quasi gemello Matteo Berrettini di cui è anche inseparabile compagno. E’ il settimo italiano a battere un n.1 del mondo.[…] I sei che c’erano riusciti erano stati Barazzutti nei quarti a Monaco di Baviera nel ’74 contro Nastase (36 76 61), poi due volte Adriano Panatta sempre contro Jimmy Connors, in finale a Stoccolma 1975 sotto i miei occhi (46 63 75) e al primo turno a Houston 1977 (61 75), Gianluca Pozzi al terzo turno del Queen’s 2000 sull’erba su Agassi (46 32 ritirato), Filippo Volandri al terzo turno a Roma 2007 su Roger Federer (63 64), Fabio Fognini a Roma 2017 su Andy Murray (62 64). Vero che Djokovic è apparso poco motivato, quando ha visto che le cose si sono messe male «Ero venuto a Vienna soprattutto con l’obiettivo di chiudere l’anno da n.1 del mondo, per la sesta volta come Pete Sampras, e l’obiettivo l’ho raggiunto…». «E’ la miglior partita che io abbia mai giocato, il servizio è stata l’arma determinante, non l’ho mai ceduto, il campo è velocissimo, e mi ha dato grande fiducia. Djokovic non sarà stato al massimo, ma a me non importa…», le parole a caldo di un Sonego al settimo cielo che oggi, ancora una volta, non avrà nulla da perdere. Su www.ubitennis.com le intervista di Sonego e Djokovic. Oggi semifinali live: Rublev (76 62 a Thiem) vs Anderson (64 76 a Medvedev), Sonego contro il vincente di Evans-Dimitrov.

Super Sonego! (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

[…] Da ieri, Lollo Cuore Toro, un passato da centravanti nelle giovanili granata e un presente da stella illuminatasi con tempi molto personali ma adesso brillantissima, è il sesto giocatore azzurro ad aver sconfitto un numero uno in carica. E da lucky loser. Una fortuna assai meritata. Più che una vittoria, infatti, si rivelerà un cataclisma: Djokovic raccoglie appena tre game in 68 minuti di una lezione a senso unico. Stropicciatevi pure gli occhi per l’incredulità: tre game. La debacle numericamente più sciagurata della carriera del serbo in una partita due set su tre: l’unica altra volta in cui aveva conquistato appena tre giochi risaliva agli Australian Open dei 2005, quando ancora bambino venne travolto in tre set da Marat Safin. Servizio e nervi saldi Nole, fin qui, aveva perso appena due volte da un italiano: nel 2004 da Volandri a Umago, ma era un ragazzino praticamente al debutto, e poi due anni fa nell’indimenticabile pomeriggio dell’apoteosi di Cecchinato al Roland Garros. […] Il Djoker di questa settimana, invece, si era presentato in Austria con appena una sconfitta sul campo nel 2020 in 41 match (quella con Nadal in Francia, l’altra era l’ormai celebre squalifica newyorkese) e con l’intenzione di chiudere una volta per tutte la questione del primo posto in classifica a fine stagione, per eguagliare Sampras a sei e lasciarsi dietro, con una forte carica simbolica, gli eterni nemici Federer e Nadal. Invece dovrà aspettare ancora qualche giorno, non tanto perché è uscito dagli spogliatoi svogliato, lento e macchinoso, per una volta senza uno straccio di strategia, ma soprattutto perché di fronte si è trovato un avversario che lo ha aggredito senza paura, tecnicamente e mentalmente solidissimo. Sonego si appoggia al servizio per fare subito la voce grossa e alla fine, con 8 ace e l’80% di punti con la prima, avrà disinnescato la mortifera risposta di Djokovic. Ma è da fondo campo, negli scambi con cui il serbo prova a sollecitargli il rovescio, il colpo meno nobile, che il torinese costruisce le sue fortune, non arretrando di un passo e anzi riuscendo spesso a girare attorno alla palla poco profonda di Novak per azionare il micidiale dritto, anomalo oppure lungolinea. Traguardo possibile Una dimostrazione di enorme lucidità: «Dovevo avere coraggio — spiegherà Lollo a fine match — e cercare di rimanere concentrato sui miei punti di forza. Quando giochi contro un campione del genere, devi predisporti a imparare, qualunque cosa succeda. ma senza avere timore». Non avrà il talento puro di un Sinner, la fantasia di un Musetti, l’esplosività di un Berrettini, però possiede una grande etica lavorativa e soprattutto la tigna di non sentirsi battuto contro nessuno. Una dote esaltante. Così, quando a metà del secondo set il numero uno del mondo, sotto 3-1, ha un sussulto d’orgoglio e si procura le prime tre palle break della partita che lo riporterebbero psicologicamente nel cuore della contesa, Lorenzo replica come si conviene al padrone emozionale dell’incontro, senza tremori e con il solito uno-due servizio dritto, fino al passante in corsa che nel game successivo gli consegna il doppio break di vantaggio e dunque anche il bottino completo. Con annessi complimenti del serbo bastonato, che nelle precedenti 12 occasioni non era mai stato sconfitto da un ripescato: «Mi ha letteralmente spazzato via dal campo, è stato migliore di me in tutti gli aspetti del gioco». Eppure, prima della resurrezione al Roland Garros con il prestigioso traguardo degli ottavi, Lollo aveva trascorso una stagione altalenante pre e post lockdown, con appena tre vittorie conquistate in 18 partite: «Però tutte le sconfitte mi sono servite per capire su quali dettagli era opportuno lavorare di più. E sono riuscito a ripartire. Così adesso posso festeggiare il successo più bello della mia vita». Del resto, malgrado i 25 anni, Sonego resta un prospetto in divenire che solo ora, come pronosticato dallo storico (e bravissimo) coach Gipo Arbino a inizio 2018, sta completando la maturazione tecnica e fisica: a 13 anni, non dimentichiamolo, era ancora indeciso tra calcio e tennis e lo chiamavano Polipo perché con una racchetta in mano sapeva solo proporre un gioco difensivo. Lunedì, comunque vada, sarà almeno 36 del mondo (da 42 a inizio settimana), ma è giusto offrirsi altri sogni, perché una semifinale contro Evans (33 Atp), l’avversario di oggi, apre intriganti prospettive: «Non dovrò guardare a lui, ma pensare a riproporre la qualità e la mentalità che ho messo in campo contro Djokovic». Volare. Nell’azzurro più azzurro che c’è.

Sonego fa la storia (Alessandro Mastroluca, Il Corriere dello Sport)

Un’impresa da leggenda. Lorenzo Sonego la racconterà negli anni a venire. Ha inflitto a Novak Djokovic la sconfitta più severa della sua carriera. […] Di sicuro, è la più bella vittoria della mia vita» ha detto Sonego, più a suo agio con i passanti di dritto che con l’inglese al microfono. «Novak è il migliore al mondo, io oggi ho giocato benissimo. È davvero incredibile». […] Eppure, niente di tutto questo sembrava possibile cinque giorni prima della partita, quando perdeva nell’ultimo turno di qualificazione contro lo sloveno Aljaz Bedene. Ma è entrato in tabellone come lucky loser dopo il forfait di Diego Schwartzman, l’argentino in corsa per l’ultimo posto alle ATP Finals. ITALIANI CONTRO NUMERI 1. Sonego diventa così il primo lucky loser a battere Djokovic in un torneo ATP e il sesto italiano a sconfiggere un numero 1 del mondo in carica dal 1973, quando è stato introdotto il ranking computerizzato. Prima di lui ci erano riusciti solo Corrado Barazzutti contro Ilie Nastase a Monaco di Baviera nel 1974, Adriano Panatta due volte contro Jimmy Connors (finale di Stoccolma 1975, primo turno WCT Houston 1977), Gianluca Puzzi contro Andre Agassi che si ritirò al Queen’s nel 2000, Filippo Volandri contro Roger Federer agli Internazionali BNL d’Italia 2007 e Pabio Fognini sempre al Foro Italico contro Andy Murray dieci anni dopo. Djokovic ha commesso un numero inusuale di errori gratuiti, c’è chi ha parlato di “fantasma di Nole”. Ma anche contro il fantasma, l’opera va sempre realizzata. E portata a temine. In questo, Sonego ha dimostrato maestria e coraggio.Il dritto ha funzionato senza pause, ha comandato il gioco, ha soprattutto attaccato con la consapevolezza di potercela fare. Con la convinzione di non partire sconfitto. […] Lo storico maestro “Gipo” Arbino l’ha conosciuto, e iniziato ad allenare, quando era un ragazzino gracile con una coordinazione nella corsa sorprendente. Ha regalato al tennis italiano un giocatore capace di appassionare, a cui è bastata a Vienna un’ora da campione per far innamorare. FUTURO. Il primo set si chiude con la velocità di un’apparizione, nel secondo Djokovic prova almeno a mettere in campo il peso del blasone. Ma non c’è storia, e il segno lampante arriva con il passante di dritto con cui si guadagna il secondo break di vantaggio. il tennis, si dice, è pugilato senza contatto, altrimenti a questo punto avrebbe lanciato l’asciugamano al centro del quadrato. La partita procede su un binario, senza scarti di lato. Sonego vince l’80% dei punti con la prima di servizio contro il giocatore che risponde meglio nel circuito ATP. Con questa semifinale, la prima in un ATP 500, è virtualmente numero 35 del mondo. E può sognare di essere testa di serie all’Australian Open 2021. Solo tre anni fa, a Melbourne vinceva la sua prima partita nel circuito maggiore. Il meglio deve ancora venire

Meraviglia Sonego (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Fantastica prima assoluta per Lorenzo Sonego, 25 anni, torinese, n. 42 Atp, contro Novak Djokovic, n° 1 del mondo, sul centrale dell’impianto che ospita l’ATP 500 di Vienna, ed è stata da inconiciare. […] Partenza sontuosa la sua, che in 11 minuti lo ha portato sul 3-0 e servizio con due break. Aggressione costante a Djokovic, ad onor del vero un po’ sopito e sorpresa, da ogni zona del campo. E cosi è il 4-0 Sonego. Il serbo si è sbloccato dopo 18 minuti conquistando il primo game per l’ 1-4. Sonego non si è scomposto e con rinnovata autorevolezza ha concluso con un ace il game di servizio, per il 5-1 parziale. Altro game conquistato da Novak Djokovic, già certo di essere ancora il primo del lotto a fine 2020, ma nel successivo è stato il torinese a chiudere con un ace e quattro punti consecutivi incamerati dallo 0-15: 6-2 in 31 minuti. Subito palla break in apertura di seconda frazione per l’azzurro che non si è fatto pregare ed ha approfittato di un errore. Gioco di grande intensità il quarto, con Sonego costretto ad annullare tre palle break Passante vincente ancora di Sonego pochi minuti dopo per il secondo break del set e volo sul 4-1 e servizio. Game difficile il sesto, ma Sonego lo ha recuperato da tre palle break consecutive per il nobile rivale e concluso con uno smash spettacolare che ha strappato gli applausi del pubblico. ENTUSIASMO La partita della vita, per le emozioni assortite che ha generato in lui, in chi lo segue e in chi lo conosce da sempre, ha visto il sigillo su una risposta perfetta: 6-2 6-1 e sensazioni uniche: «Il mio inglese non è il massimo -ha esordito a caldo il torinese – La vittoria più importante della mia carriera, contro il numero 1. Ho giocato molto bene, mi piacciono il torneo e le condizioni qui a Vienna. E’ straordinario». Bravissimo Lorenzo a sfruttare l’opportunità che ha avuto come lucky loser e giocare alla pari con Djokovic anche sulla parte del rovescio. Oggi troverà Evans, alle 15, che ha battuto Dimitrov 7-6 (3) 4-6 6-3. Nell’altra semifinale Anderson, che ha fermato Medvedev, troverà Rublev, che ha battuto il campione in carica Thiem. Sonego è in semifinale ed è il sesto italiano di sempre a battere il migliore, a fianco di Adriano Panana, Corrado Barazzutti, Filippo Volandri, Fabio Fognini e GianlucaPozzi. Lorenzo, che salirà ancora nella classifica Atp, ha ricevuto complimenti dal Toro, la sua squadra del cuore, sul profilo Twitter ufficiale della società granata, così come dal sindaco Chiara Appendino: «Siamo entusiasti per l’exploit di Sonego, che magnifica affermazione!». Entusiasmo anche al Circolo della Stampa Sporting, il cui presidente Luciano Borghesan ha commentato: «Qui Lorenzo è cresciuto, qui abbiamo già collocato la sua sagoma all’ingresso quando è diventato Campione d’Italia; ora ne metteremo sei e una per il Numero Uno del mondo, Djokovic. Sperando di averli entrambi con noi per allenarsi assieme sui nostri campi nell’Atp 2021, visto che dal prossimo anno le Finals si disputeranno a Torino»

Magico Sonego, ipnotizza Djokovic (Marco Calabresi, Il Corriere della Sera)

[…] Nel mondo che sta chiudendo le porte degli eventi sportivi, Sonego è stato fortunato a trovare la gente (distanziata) sulle tribune della Wiener Stadthalle: ma forse è stato più fortunato il pubblico di Vienna, ad assistere a una giornata così straordinaria. Nella negatività della prestazione di Novak Djokovic ma anche nella perfezione di quella di Lorenzo cuore granata. Nei 2005, quando Nole aveva perso per l’ultima volta una partita così nettamente (6-o, 6-2, 6-1 agli Australian Open da Marat Safin, ma il serbo era numero 188 del mondo e il russo 4°), Sonego doveva compiere 10 anni e non aveva ancora preso in mano una racchetta. Anzi, prendeva a calci il pallone, nella scuola calcio del Toro, e sognava di arrivare tra i grandi anche se nei contrasti pagava una fisicità che non reggeva il confronto. Ci è riuscito lo stesso, ma in un altro sport, dopo che Gipo Arbino, il suo coach storico, se lo è preso sotto braccio sin da bambino e non lo ha mai mollato: già in questo mese di ottobre, Sonego aveva raggiunto il suo miglior ranking, il numero 42 del mondo, ma la semifinale conquistata nell’Atp 50o di Vienna lo catapulterà nei primi 4o, con la prospettiva di entrare nei primi 3o in caso di vittoria del torneo (oggi la semifinale contro Evans, che ha battuto Dimitrov). Lontano ancora dai posti che valgono le Atp Finals, ma per guadagnarsi un altro sogno, quello di giocarle nel 2021 (o negli anni seguenti) a Torino, casa sua, c’è ancora tempo. […] Vincenti da ogni zona del campo (26), errori ridotti all’osso (7, nel 6-2, 6-1 durato 68′), Djokovic inerme davanti allo show del 25enne che all’improvviso si è scrollato di dosso l’ombra di Fognini e Berrettini — che lo precedono in classifica — ma anche di Sinner e Musetti, eredi designati del tennis azzurro nel decennio appena iniziato. «Tutto questo è incredibile — ha detto —. Nole è il migliore al mondo, ma ho giocato la partita più importante della mia vita». Servono quelle, per entrare nella lista ristretta degli italiani ad aver battuto un numero i del mondo: prima di ieri, era successo soltanto 6 volte, a 5 giocatori diversi. Corrado Barazzutti contro Nastase (1974), Adriano Panatta due volte contro Connors (1975 e 1977), Gianluca Pozzi contro Agassi (2000, per ritiro), Filippo Volandri contro Federer (2007) e Fabio Fognini, ultimo a riuscirci nel 2017 a Roma contro Andy Murray. E pensare che Sonego questo torneo non avrebbe dovuto neanche giocarlo: domenica aveva perso nelle qualificazioni contro lo sloveno Bedene. Poi, il forfait dell’argentino Diego Schwartzman (che lo aveva battuto negli ottavi a Parigi) gli ha spianato le porte del tabellone principale. Lucky loser, perdente fortunato: Djokovic, contro un ripescato, in vita sua non aveva mai perso.

Super Sonego, scacco al re (Guido Frasca, Il Messaggero)

Strepitoso. Lorenzo Sonego ha rifilato un incredibile 6-2 6-1 in poco più di un’ora al n1 del mondo Novak Djokovic nei quarti a Vienna La peggior sconfitta in carriera del 33enne campione serbo in match al meglio dei tre set a livello Atp. «La partita più bella della mia vita», ha sottolineato il 25enne torinese. […] La sua storia è nota giocava soprattutto sulla terra rossa, vinceva con i polmoni ancor prima che con la tecnica. Accanto a lui c’è Gipo Arbino, il coach con la pipa che ha rinunciato allo stipendio sicuro alla Vagnone&Boeri Abrasivi per inseguire un sogno: aveva visto nel braccio di Lorenzo qualcosa di speciale ed era convinto che quel ragazzo alto e magro, ma dal cuore gigante (“cuore Toro”, ripete sempre), gli avrebbe regalato grandi soddisfazioni. Nonostante la statura, si muove molto bene, è solido in difesa e con il tempo si è trasformato nel “bomber” versatile di oggi. Un risultato mai in discussione contro un avversario capace di vincere 37 match in stagione e che si già assicurato la prima posizione mondiale alla fine di questo tormentato 2020 condizionato dalla pandemia da Covid-19. […] E pensare che Sonego a Vienna era stato ripescato come lucky loser dopo il ko nelle qualificazioni. L’impresa c’è, ed è grande, anche se il Djokovic visto contro l’azzurro è apparso spento e fuori dal match. Ma tutto ciò non deve togliere nulla alla grandissima prestazione del piemontese, che da lunedì entrerà nei top 40 (è già virtualmente numero 35): ha collezionato 26 vincenti, tenendo in campo tantissime risposte e concedendo appena 4 errori non forzati di rovescio. Due break per l’azzurro nei primi due turni di battuta del rivale: subito 4-0 e poi 6-2 senza correre rischi nei propri turni di servizio (8 ace in totale). Nel secondo set il diritto di Lorenzo filava via che era una meraviglia, il rovescio teneva. Non ha mai tremato: ha cancellato 3 palle break in favore di Nole sul 2-1 e poi altre 3 consecutive (era sotto 0-40) sul 4-1, quando ha chiuso con uno smash acrobatico il game più combattuto dell’incontro volando 5-1, prologo al quinto break in suo favore che ha decretato il 6-1 conclusivo. ADESSO EVANS Sonego è il sesto italiano nell’era open a battere il n1 al mondo. Il primo è stato Corrado Barazzutti, che nel1974 nei quarti di Monaco superò lie Nastase per 3-6 7-6 6-1. Nel 1975 fu la volta di Adriano Panatta nella finale di Stoccolma sconfisse Jimmy Connors (4-6 6-3 7-5), successo replicato dallo stesso romano sempre contro lo statunitense due anni dopo al primo turno di Houston (6-1 7-5). Nel 2000 Gianluca Pozzi sull’erba del Queeñ s approfittò negli ottavi del ritiro di Andre Agassi, che aveva vinto il primo set. Quindi Filippo Volandri centrò l’impresa al terzo turno contro Federer (6-3 6-4) nel 2007 al Foro Italico. L’ultimo squillo portava la firma di Fabio Fognini: 6-2 6-4 sempre a Roma contro Andy Murray al secondo turno. Sonego in semifinale sfiderà Evans che ha battuto per 2 seta l (7-6 4-6 6-3) Dimitrov

Sonego si traveste da Nole e batte Dio Nole (Marco Lombardo, Il Giornale)

[…] Lorenzo Sonego insomma è un altro di quelli che sta riportando il tennis italiano ai vertici del mondo, 191 centimetri di razza piemontese con lo sguardo di chi non ha paura e il tennis spavaldo. Si era capito che a 25 anni era pronto per la maturazione, ma il 6-2, 6-1 affibbiato ieri nei quarti dell’Atp 500 di Vienna al numero uno del mondo va oltre ogni previsione. Anche se non è roba che succede per caso: con un punteggio così si entra nella storia, e dalla porta principale. Insomma con Sinner che si era arreso a una vescica al piede giovedì, il nostro tennis si era apprestato ieri a vivere il solito incontro in cui la sfida era resistere a Djokovic. Invece il serbo, che sa già di poter raggiungere il record di Sampras (chiuderà per il sesto anno al vertice del ranking), ha trovato quel giorno un po’ così in cui il suo mental game va in tilt. Ma soprattutto un italiano di quelli che non devono chiedere mai quando il momento giusto bussa alla porta. E quindi: il risultato fa scalpore, anche perché era dal 2005 che Nole non finiva un match con soli tre game nel sacco (contro Safin a Melbourne, ma allora era al meglio dei 5 e finì 6-0, 6-2, 6-1 per il russo), e perché tutto sommato alla fine la partita l’ha proprio vinta Sonego. «E stata la vittoria più importante della mia carriera – ha ovviamente commentato lui ad impresa appena compiuta -. Nole è il migliore al mondo ma oggi ho giocato molto bene: mi piace questo torneo e mi piacciono le condizioni in cui si gioca. E veramente incredibile e straordinario». Già, forse incredibile, ma anche per Sonego questa partita potrebbe diventare ordinarietà. E fanno un po’ sorridere le parole dell’ex campione Jim Courier che solo qualche ora prima aveva vaticinato così il futuro prossimo: «Solo la salute e Nadal possono dar fastidio a Djokovic». Da ieri c’è anche Lorenzo

Sonego piega Djokovic, il rinascimento continua (Stefano Semeraro, La Stampa)

Il tennis è uno sport individuale, ma il tennis italiano degli ultimi due anni sembra una staffetta. Il testimone delle vittorie di prestigio passa da una mano all’altra, – da Fognini vincitore a Monte Carlo a Cecchinato semifinalista al Roland Garros, da Sinner re delle Next Gen e fenomeno a Parigi a Berrettini semifinalista a New York, a Musetti stella di Roma, senza dimenticare le perle di Caruso e Travaglia. L’ultimo frazionista, per ora, ha la maglia da ex granata di Lorenzo Sonego che ieri nei quarti di finale dell’Atp 500 di Vienna si è tolto lo sfizio di rimandare a casa il numero 1 del mondo Novak Djokovic in 68 minuti – dicasi un’ora e 10 – lasciandogli appena 3 game (6-2 6-1). […] Solo altri due italiani, Filippo Volandri e Marco Cecchinato, erano riusciti a battere Djokovic, solo altri cinque nell’era Open l’avevano spuntata contro un number one in carica: Corrado Barazzutti contro Ilie Nastase a Monaco nel 1974, Adriano Panatta contro Connors a Stoccolma nel 1975 e a Houston nel 1977, Gianluca Pozzi contro Agassi nel 2000 al Queen’s (ma il Kid si ritirò), Filippo Volandri contro Federer a Roma nel 2007 e Fabio Fognini nel 2017 contro Andy Murray, sempre al Foro. Oggi sfida Evans alle 15. Magari non è stato il miglior Djokovic della storia, di sicuro non quello che fino a ieri nel 2020 aveva vinto 39 match su 41, inchinandosi solo a un immenso Nad al nella finale del Roland Garros e alla squalifica per la pallata alla giudice di sedia degli us Open. Ma Sonny non lo ha mai fatto entrare in partita, sorprendendolo con una partenza da microonde (4-0), e reggendo nell’interminabile quarto gioco del secondo set quando il Djoker, fra lo stupito e il dimesso, ha provato a riagganciarsi al match. «Non mi aspettavo nemmeno io di partire così bene», ammette che Lorenzo, che il successo se l’è costruito soprattutto con l’80 percento di punti vinti con la prima di servizio (contro la miglior risposta del pianeta), il 53 in risposta, e con 25 vincenti totali (appena 7 quelli di Djokovic): «È stata la miglior partita della mia vita, ho servito bene, risposto bene, mi sono mosso da paura, e l’ho fatto per tutta la partita, su una superficie che si adatta bene al mio gioco». Il Djoker non ha cercato scuse: «Mi ha spazzato via dal campo, è stato migliore in tutto. Io non ho giocato una gran partita, ma lui si è meritato la vittoria».A Djokovic sfugge così la certezza matematica di finire l’anno da numero 1, che avrebbe avuto in caso di vittoria nel torneo, Sonego invece è già sicuro di ottenere la miglior classifica in carriera, per ora al numero 35 Atp. E oggi sfiderà per un posto in finale il britannico Daniel Evans (ore 15, Supertennis) numero 33 del mondo. «E una soddisfazione importante, dopo un anno difficile e impegnativo. Di partite ne ho perse tante, ma mi sono servite». Gipo Arbino coach storico di Sonego, apre il libro delle spiegazioni: «Finalmente vediamo il vero Sonego. La sosta in realtà è stata utile, finalmente abbiamo potuto allenarci molto, migliorando i suoi punti deboli, la risposta, il rovescio, ma soprattutto puntando su quelli forti, diritto e servizio. Uno che serve a 230 all’ora prima o poi doveva arrivare, e io sempre creduto nel salto di qualità, che è figlio anche del momento strepitoso che sta vivendo il nostro tennis: Lorenzo è amico di Berrettini, Sinner, Musetti, noi coach andiamo d’accordissimo e questo serve a motivarci». Tutti per uno, uno per tutti

Sonego o son desto? (Roberto Balestracci, Libero)

Il tennis italiano è davvero in buone mani. Dopo l’exploit di Musetti a Roma (il diciottenne ha raggiunto gli ottavi di finale battendo tennisti del calibro di Wawrinka e Nishikori) e l’esplosione definitiva di Sinner – senza dimenticare la stagione scorsa stratosferica di Berrettini con la partecipazione alle Atp Finals -, c’è una nuova stella nel firmamento azzurro: Lorenzo Sonego. Il 25enne di Torino, nei quarti di finale del torneo Atp 500 d’Austria a Vienna, ha battuto con il punteggio di 6-2/6-1 il numero uno al mondo Novak Djokovic. Una partita durata poco più di un’ora (68 minuti) dove Sonego ha dominato il suo avversario in lungo e in largo senza mai perdere il servizio e strappandoglielo ben cinque volte. […] Un match meraviglioso, quello di Sonego, che da lunedì entrerà nei primi 40 della classifica Atp (attualmente è il numero 42): e pensare che Lorenzo non doveva nemmeno esserci ai quarti di finale di questo torneo, visto che è stato ripescato dopo la sconfitta nel secondo turno di qualificazione contro Bedene. «E stata la vittoria più importante della mia carriera – ha commentato Sonego al termine dell’impresa – Lui (Djokovic, ndr) è il migliore al mondo ma io ho giocato molto bene. Mi piace questo torneo e mi piacciono le condizioni in cui si gioca. È veramente tutto incredibile e straordinario». CUORE GRANATA Sonego nasce a Torino 1’11 maggio 1995, ma la sua carriera tennistica inizia relativamente tardi. Lorenzo diventa un grande tifoso granata visto che, prima di cimentarsi nel tennis, gioca fino a 13 anni nelle giovanili del Toro e a giudicare dal “cuore” che mette in campo quando gioca a tennis sembra aver recepito le qualità tipiche di un tifoso granata (che sui social si sono complimentati con lui). Ma il calcio non è il solo sport che Sonego pratica prima di approdare al tennis: visto il suo metro e novantuno di altezza, Lorenzo si dà al basket prima di decidere di passare ad uno sport individuale cominciando molto più tardi (a vent’anni, nel 2014), rispetto ai suoi colleghi, la carriera da professionista. Nel 2016 lascia il circuito Futures e si dedica esclusivamente ai tornei Challenger con il primo titolo che arriva ad Ortisei nel 2017, anno che conclude al 212° posto del ranking mondiale. Nel 2018, grazie al secondo turno raggiunto nel primo Slam a cui prende parte (gli Australian Open) viene conosciuto dal grande pubblico chiudendo poi l’anno in top-90. Nel 2019 raggiunge la top-70 grazie ad una serie di buoni risultati, tra cui spiccano i quarti di finale raggiunti sulla terra di Marrakesh e di MonteCarlo. il 29 giugno 2019 vince il suo primo torneo in carriera, l’Atp 250 di Antalya sull’erba, che gli vale il primo ingresso in top-50 in carriera. Lorenzo fa del servizio e del dritto i suoi colpi di forza su cui costruire i punti, ma contro Djokovic si è visto un netto miglioramento anche in altri fondamentali: nei drop shot (palle corte) e nel rovescio con cui Sonego ha saputo sorprendere il numero uno al mondo aprendosi il campo e sorprendendo Djokovic in tutti i colpi senza dare punti di riferimento. Quello contro Djokovic è il primo grande risultato ottenuto da Sonego contro un top tennista e così, dopo aver ben figurato al Roland Garros raggiungendo gli ottavi, l’azzurro ora spera di proseguire il cammino a Vienna cercando di volare in finale.

“Il mio miglior match” (Giorgia Mecca, Il Corriere – Torino)

Il numero uno del mondo Novak Djokovic quest’anno ha perso soltanto due partite sul campo. La prima a Parigi contro Nadal, il re della terra rossa, la seconda ieri a Vienna contro il nostro Lorenzo Sonego, che ha vinto 6-2 6-i. Era la sua prima sfida contro il numero uno del mondo, il venticinquenne torinese l’ha vissuta come se fosse normale amministrazione. […] La sera della vigilia, il coach Gipo Arbino aveva commentato: «Chi l’avrebbe mai detto, Djokovic contro Sonego, domani mi godrò lo spettacolo». Come a dire, in occasioni come queste, il risultato non conta, andrà bene comunque. Ma siccome non si scende in campo per fare le comparse, nemmeno contro i cannibali, Sonego fin dall’inizio ha fatto il proprio gioco, senza considerare chi aveva di fronte: servizio e dritto e qualche perla di rovescio lungolinea messa a punto durante i mesi di lockdown. Djokovic era stanco, svogliato, apatico: è vero ma non significa niente. La brutta prestazione del giocatore serbo non sminuisce per niente quella eccellente di Sonny. […] Mai un rischio inutile né una sbavatura, mai una distrazione che avrebbe potuto permettere al serbo di ritornare nel match. L’atteggiamento del giocatore dello Sporting è sempre stato chiaro nei confronti dell’avversario: «Se vuoi vincere questa partita, devi venirtela a prendere». Djokovic ieri non ne ha avuto le forze, merito anche di Sonego, che non gli ha concesso né il tempo né lo spazio per rianimarsi. «In che momento hai capito che avresti potuto battere il numero uno del mondo?», gli hanno chiesto a fine match, e lui con il suo solito sorriso ha risposto che non lo sapeva o forse non se lo ricordava, c’era troppa adrenalina in circolo, troppa tensione: «Ho solo giocato il miglior tennis della mia vita». Sì, vero, non succede a tutti di riuscirci contro il numero uno del mondo. Servono fiducia e personalità, Sonego ne ha da vendere, oltre ad un atteggiamento in campo che dovrebbero insegnare in ogni scuola non soltanto di tennis. In Federazione lo chiamano il gigante buono, perché è alto quasi due metri e sorride sempre a tutti, mai una cattiveria, né dentro né fuori dal campo, mai una parolaccia. Sa di essere fortunato e sa anche che la fortuna non basta. A chi gli ha sempre rimproverato un deficit di talento rispetto ai suoi colleghi top 4o lui ha risposto correndo il doppio degli altri, allenandosi fino allo sfinimento, partecipando a tutti i tornei a cui poteva iscriversi. Perché non si arriva in semifinale di un Atp 5oo per caso. Lui ripescato dopo aver perso durante le qualificazioni, da lucky losers domani giocherà contro il vincente tra Dimitrov ed Evans e da lunedì sarà almeno il numero 35 del mondo. Si è guadagnato ogni posizione in questi anni, la fortuna aiuta gli audaci e anche le persone buone: nel tennis ognuno occupa il posto che si merita.

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Senza classifica congelata Sinner n. 20, meglio di Roger. Djokovic decennio da re, ai punti batte Rafa e Roger (Cocchi)

La rasegna stampa del 5 dicembre 2020

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Senza classifica congelata Sinner n.20, meglio di Roger (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Ma come sarebbe oggi la classifica Atp se non ci fosse stato il congelamento dei punti per colpa della pandemia? Uguale, almeno per il numero 1. Nulla può scalfire il dominio di Novak Djokovic che sarebbe comunque rimasto in cima al mondo. Rafa Nadal, invece, sarebbe scivolato al terzo posto, mentre Dominic Thiem, vincitore dello Us Open e battuto in finale da Medvedev (numero 4) al Masters di Londra, avrebbe salutato il 2020 dalla seconda posizione del ranking. E Alexander Zverev? Sarebbe salito al 5° posto con 3455 punti, seguito da Andrey Rublev, unico giocatore in grado di eguagliare Nole come numero di vittorie stagionali, 41. Poi Stefanos Tsitsipas 7 e Diego Schwartzman 8°. A completare la top ten ci sarebbero due new entry: il canadese Milos Raonic che, invece, si deve accontare del 14° posto, e Pablo Carreño, ora 16. Polemica Colui che più di tutti ha beneficiato del nuovo sistema di punteggi post pandemia è stato, però, Roger Federer: dopo aver giocato l’Australian Open è rimasto fuori tutta la stagione per una doppia operazione al ginocchio destro, eppure ha chiuso da numero 5. Una posizione che avrebbe potuto essere ben peggiore senza l’intervento dell’Atp che, a seguito dello stravolgimento del calendario per la pandemia, ha deciso di “congelare” i punti del 2019: sono stati rimpiazzati in caso di risultato migliore, ma non sono stati scalati nel caso in cui il tennista abbia deciso di non giocare il torneo o abbia peggiorato il risultato. Senza questo sistema, il Magnifico sarebbe sprofondato al 29. E proprio per questo motivo Dirk Hordoff, discusso vicepresidente della federtennis tedesca e noto per aver spoilerato la cancellazione di Wimbledon quest’anno, ha scatenato una violenta polemica contro Roger: «Federer ha fatto cambiare il sistema di classifica per proteggere se stesso – ha accusato -. E una cosa scorretta e irresponsabile. Anche due anni fa aveva insistito affinché le partite del Masters contassero per la classifica»[…] Italia a due volti Il 2020 dell’Italia tennistica è stato a due facce. Quella di Jannik Sinner, capace di conquistare il primo titolo Atp a Sofia ad appena 19 anni 2 mesi e 30 giorni, e quella di Matteo Berrettini, che ha faticato a riprendere il ritmo dopo lo stop. Il romano è rimasto tra i primi 10 al mondo soltanto grazie al sistema di “salvataggio” del ranking. Se tutto fosse stato calcolato regolarmente, infatti, l’altoatesino allievo di Riccardo Piatti si sarebbe arrampicato fino al numero 20, mentre Matteo sarebbe gomito a gomito con Federer, in trentesima posizione. Resta comunque un 2020 da ricordare per l’Italia che chiude l’anno con 4 azzurri trai primi 40: oltre alle gioie di Sinner, ha visto l’exploit di Lorenzo Sonego, capace di battere Djokovic nei quarti a Vienna e ora 37 del mondo, e del 18enne Lorenzo Musetti, n.128, pronto ad aggredire il futuro per regalarci una rincorsa alla Sinner

Djokovic decennio da re. Ai punti batte Rafa e Roger (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

 

E’ l’eterno dibattito del tennis: chi sarà il più grande di sempre? Sarà l’amatissimo Roger Federer, il Magnifico, o Rafa Nadal, l’imperatore di (fino a oggi) 13 Roland Garros? E Novak Djokovic riuscirà a superare il record di vittorie e di Slam dei due eterni rivali? Il numero 1 al mondo, fresco di sesta stagione conclusa sul trono, per ora si affida a numeri che fanno venire il mal di testa. […] Nel periodo che va dal 2011 al 2020 compresi, secondo gli statistici Rafa si consola primeggiando sulla terra, Roger invece sul veloce indoor Atp, il serbo è nettamente avanti agli altri due arcirivali in quasi tutte le classifiche, a partire dal numero di vittorie a livello Atp. Lì Djokovic tra il 2011 e questa stagione registra un 87,64% di successi e sorpassa di quasi quattro punti Nadal (83,86%) e Federer, fermo all’83,56%. Osserverà anche uno stretto regime vegano, ma quando si tratta di successi nei tornei del grande Slam il serbo è un vero cannibale: 90.56% di vittorie nell’ultimo decennio, davanti ancora una volta al maiorchino[…] Contro i grandi La capacità di Nole nel dare il meglio contro gli avversari più difficili diventa lampante con un’altra statistica, quella dei duelli contro i top 10. Lì il n. 1 domina ancora, e con un vantaggio schiacciante rispetto ai colleghi Big 3. La lotta rimane sempre nel ristretto duo di fenomeni, e il secondo di questa speciale classifica è ancora Rafa, che se ne sta più in giù di quasi 14 punti percentuali. Federer si rimpicciolisce, addirittura distaccato di 19 punti (59,86%). Ma il vero spirito del serbo viene fuori dai confronti contro i numeri 1 al mondo, dove Nole ha il 78,57% di successi contro appena il 40 di Nadal. In questo particolare “ranking” succede l’imponderabile: Federer scende dal podio e lascia il posto a Juan Martin del Potro (38,89%), l’argentino che da ormai due anni è fermo ai box per una doppia operazione alle ginocchia, ma che ha da poco annunciato di voler rientrare nella prossima stagione. Per togliersi qualche soddisfazione contro il numero 1 al mondo, Rafa e Roger devono affidarsi ai loro territori prediletti. E allora il mancino di Manacor, indiscusso re della terra con i suoi 13 Roland Garros e la doppia cifra in quasi tutti i principali tornei sul rosso, svetta con un impressionante 90,98% di trionfi su questa superficie. Nessuno si avvicina a questi numeri da capogiro sulla terra rossa: Djokovic se ne sta più giù, secondo a quota 84,62% con Andy Murray al terzo posto (75,96%). Tra Federer e questa superficie non c’è mai stato feeling, e infatti l’ex numero 1 al mondo non compare nemmeno tra i primi 10. I cinque titoli a Wimbledon, conquistati tutti tra il 2011 e il 2019, pongono Djokovic in testa pure nella classifica sull’erba dell’ultimo decennio (90,14%) e relegano al secondo posto lo svizzero, nonostante sia otto volte campione all’All England (87,50%). Chiude l’eroe di Londra Andy Murray (87, 01%) che sul manto di Church Road ha pure conquistato l’oro olimpico nel 2012. Ma è nei match sul veloce indoor che Federer può prendersi una piccola rivincita e mettersi per una volta davanti al serbo: ha conquistati l’83,5% dei match, distaccando di un punto il serbo e Del Potro. Nadal, che anche nelle ultime Atp Finals ha confermato di non trovarsi a suo agio al coperto, compare “solo” in quinta posizione (75,47%). Insomma, i numeri incoronano Djokovic come padrone dell’ultimo decennio del tennis mondiale, anche se il serbo ha chiarito le sue priorità: «Il mio obiettivo principale è diventare il tennista nella storia con più settimane al numero uno – ha ammesso -. Lo considero un obiettivo incredibile, che ti porta nella storia per lungo tempo. Molto più che vincere tornei». Federer, che ha in curriculum 310 settimane sopra tutti, è avvisato.

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Jannik Sinner candidato all’ATP Award 2020 (Barana)

La rassegna stampa di venerdì 4 dicembre 2020

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Jannik Sinner candidato all’Atp Award 2020 (Francesco Barana, Corriere dell’Alto Adige)

Giovani… abitudini. Jannik Sinner gioca sul filo dell’ossimoro: a 19 anni appena, il Rosso sa che dove c’è aria di premio compare anche il suo nome. Jannik figura tra i candidati agli Atp Awards, gli oscar del circuito. Una tradizione, poiché anche un anno fa il ragazzo di Sesto Pusteria si aggiudicò il premio di «Next Gen dell’anno». Quest’anno Jannik invece è in lizza nella categoria «Most Improved Player of the Year», che si riferisce al tennista che si è migliorato di più nella stagione. A contendersi il riconoscimento saranno Ugo Humbert, Diego Schwartzman e soprattutto Andrey Rublev, il favorito dopo i 3 titoli Atp (due di categoria 500), i quarti agli Us Open e al Roland Garros, il secondo posto dietro solo a Djokovic come partite vinte e l’ingresso in top 10. Sinner parte dietro al russo, ma può vantare un 2020 che ha confermato le grandi aspettative costruite nell’annata precedente, nonostante i 5 mesi di stop del tour per il Covid non abbiano favorito l’ascesa di un ragazzo che ha bisogno soprattutto di giocare. Jannik ha iniziato la stagione da numero 78 del mondo e l’ha chiusa al n. 37, 41 posizioni scalate prepotentemente in un contesto generale immobile poiché l’Atp ha deciso – proprio in virtu della pausa forzata — di fatto di “congelare” le classifiche modificando il meccanismo del punteggio. Ma Jannik soprattutto ha vinto il suo primo titolo Atp, in coda, nel 250 di Sofia, il più giovane italiano di sempre e il più precoce del mondo dal 2008 a riuscirvi. Un trofeo che è la ciliegina su una torta golosissima: in primis ci sono i quarti di finale raggiunti in uno slam, a Roland Garros, gli ottavi in un Masters 1000 come gli Internazionali d’Italia e i quarti al 500 di Rotterdam. Ma le partite da ricordare, oltre alla finale bulgara con Pospisil, anche le affermazioni su due fuoriclasse del livello di Tsitsipas (a Roma) e Zverev (Parigi). […] Oltre a Sinner si guadagna una candidatura di prestigio anche il suo coach e mentore Riccardo Piatti, in lizza come «Coach of the Year» con Gilles Cervara (allenatore di Medvedev).

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Berrettini: “Avevo perso ritmo e fiducia. Ma nel 2021 ritroverò la mia luce” (Cocchi). ATP Finals, parte il conto alla rovescia: “Grande occasione” (R.Cro.)

La rassegna stampa di martedì 1 dicembre 2020

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Berrettini: “Avevo perso ritmo e fiducia. Ma nel 2021 ritroverò la mia luce” (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

[…] Matteo, com’è stato vivere le Finals da riserva? «Diciamo che a Londra non è stato facile guardare gli altri giocare. Mi sono allenato molto, ho usato quella settimana come preparazione per il prossimo anno». Ha già voltato pagina, obiettivo 2021. «Quest’anno ho faticato ad allenarmi con continuità, quindi io e Vincenzo Santopadre, il mio allenatore, ci siamo detti che forse era il caso, visto che stavo fisicamente bene, di iniziare a lavorare per l’Australia». Sarà l’anno delle Finals a Torino… «Sì, un momento straordinario per il tennis italiano. Ovvio che spero di esserci. O che ci sia comunque qualche italiano. Oltre a me e Fabio Fognini c’è Sinner, c’è Lorenzo Sonego che sta giocando benissimo. E ci sono tanti altri che possono darci gioie nell’arco del prossimo anno. È un movimento bello il nostro, siamo tanti, giovani e con molta voglia di fare. I tifosi possono essere contenti e fiduciosi per il futuro». Nella stagione appena conclusa, risultati a parte, è sembrato un po’ spento. «È vero, ho sentito molto la fatica di questo 2020. Non ho iniziato la stagione al meglio, spesso ho giocato da mezzo infortunato. Poi la lotta contro il tempo per tornare in forma, e quando ero pronto è arrivato il virus e hanno cancellato tutto». Non saranno state anche le aspettative dei tifosi? «Sì, forse ho fatto un po’ di fatica ad assestarmi sul mio ranking. Tutto quello che ho fatto nel 2019 è stato inaspettato. Meritato, ma inaspettato, e io sono uno che ho bisogno di partite, tornei, di prendere il ritmo. Poi, a volte, è andata male per un dettaglio. Ad esempio, la partita con Ruud agli Internazionali si è decisa per due punti: avessi fatto la semifinale degli Internazionali forse adesso parleremmo di un’altra stagione…». […] Insomma, un passo alla volta per risalire la china. «Questo è l’approccio: tutto il mio team mi ha invitato a calma, tranquillità, pazienza. Per questo sono fiducioso per il futuro. È ovvio che la gente scalpiti. Anche io scalpito, ma a volte bisogna ricaricare e scalare le marce per ripartire». Adesso la pressione è tutta su lannik Sinner, atteso a un 2021 straordinario. Consigli? «Jannik sta facendo qualcosa di impressionante, ha una maturità incredibile. Io alla sua età non pensavo a vincere neanche una partita, figurarsi un torneo. È chiaro che gioca con un’idea futura. Non gli interessa vincere un punto oggi, si vede che ogni colpo che gioca è un investimento. E questo è il segreto per arrivare in alto». Quando partirà per l’Australia? «C’è confusione, il governo non accetterà i non residenti fino a gennaio, vedremo» […]

ATP Finals, parte il conto alla rovescia: “Grande occasione” (R.Cro., Corriere Torino)

Inizia ufficialmente il conto alla rovescia per le ATP Finals che — lasciata Londra — tra un anno sbarcheranno a Torino e ci resteranno fino al 2025. Con l’avvio ieri della campagna promozionale e l’apertura della vendita dei biglietti, il testimone passa al capoluogo piemontese che si prepara così all’appuntamento con i maestri del tennis mondiale, che si ritroveranno sotto la Mole dal 14 al 21 novembre 2021. «Un’eccezionale occasione per la ripartenza dell’Italia» secondo il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, convinto che le Atp Finals apriranno «una stagione di grande sport internazionale nel nostro Paese». Per il presidente della Federtennis, Angelo Binaghi, «l’intero movimento tennistico nazionale troverà un nuovo formidabile elemento di promozione in un momento che, grazie ai nostri giocatori, ai nostri tecnici e alle nostre società, non esito a definire il più felice nei 110 anni di storia della federazione». E il presidente dell’Atp Andrea Gaudenzi non ha dubbi: «Torino dimostrerà di essere la sede perfetta e non vediamo l’ora di intraprendere questi 5 anni di stretta collaborazione con i partner locali». Uno stimolo raccolto dalla sindaca Chiara Appendino: «Guardiamo al 2021 e ai 5 anni successivi con determinazione e fiducia — assicura la prima cittadina —, forti di un evento che porterà sul nostro territorio circa 600 milioni in termini di ricadute economiche e rilancerà l’immagine di Torino in tutto il mondo» […]

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