Numeri: la crescita di Lorenzo Sonego, il calo di Daniil Medvedev

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Numeri: la crescita di Lorenzo Sonego, il calo di Daniil Medvedev

La maturazione costante dell’azzurro: dal numero 440 di settembre 2017, al n.32 di questa settimana. Il 2020 di Carreno Busta, Medvedev un anno dopo

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Daniil Medvedev - Bercy 2020 (via Twitter, @RolexPMasters)

6 – le vittorie ottenute nell’ultimo mese e mezzo da Lorenzo Sonego contro tennisti nei primi 35 posti del ranking ATP. La meravigliosa prestazione che la settimana scorsa a Vienna ha portato alla vittoria sul numero 1 del mondo Novak Djokovic, per il 25enne piemontese è stata solo l’apice di una lenta ma costante maturazione tennistica iniziata sotto la guida del maestro Gian Piero Arbino poco meno di quindici anni fa, quando Lorenzo era un ragazzino che si divideva tra calcio e tennis. Sonego, arrivato al tennis professionistico senza avere mai intrapreso una seria attività agonistica da junior, è stato bravissimo a credere nelle sue potenzialità nonostante un ingresso nel circuito costellato da tante difficoltà e rallentamenti: basti pensare che nel settembre 2017, dopo aver compiuto da quattro mesi ventidue anni, era “solo” 440 ATP.

La sua carriera, poco più di tre anni fa, aveva vissuto come lampi una sola semifinale a livello Challenger, la vittoria di tre Futures, due belle partite giocate (ma perse al fotofinish) al Foro Italico contro Sousa e Almagro e non registrava nessuna vittoria contro tennisti nella top 100. Qualche mese dopo arriva però per il torinese la svolta definitiva: dopo aver chiuso in crescendo il 2017, a gennaio di due anni fa ancora fuori dalla top 200, Sonego si qualifica agli Australian Open e vince anche una partita nel tabellone principale, una scossa che gli consente di migliorare in continuità e picchi di rendimento il suo tennis. Miglioramenti che gli consentono di qualificarsi a Wimbledon e US Open e di centrare i primi quarti di finale nel circuito maggiore a Budapest: quell’anno arriva sino all’86 ATP e per poco non riesce a chiudere anche la stagione nella top 100.

I progressi lenti ma costanti di Lorenzo sono continuati lo scorso anno quando è arrivata la prima vittoria contro un top 20 (Khachanov a Montecarlo), i primi quarti in un Masters 1000 (sempre nel torneo monegasco) e il primo titolo vinto nel circuito maggiore. Lo conquista a sorpresa sull’erba di Antalya, dove in finale si impone su Kecmanovic (in quella settimana vince tutte le cinque partite vinte sin qui sui prati a livello ATP, alcune delle quali su avversari di buon livello come Mannarino e Carreno Busta). Risultati che, assieme alla semifinale raggiunta a luglio a Kitzbuhel, permettono a Lorenzo di chiudere il 2019 a ridosso della top 50, una soglia di classifica che riesce a valicare solo lo scorso febbraio con i quarti raggiunti a Rio de Janeiro, l’ultimo torneo da lui giocato prima della sospensione del circuito. Quello in Brasile è stato un piazzamento che gli ha permesso di superare un momento difficile dal punto di vista dei risultati: tra fine 2019 e inizio 2020 Sonego è incappato in una brutta serie di dodici sconfitte consecutive.

A partire dal breve tour europeo sulla terra rossa svoltosi a settembre, Lorenzo ha ulteriormente alzato di due tacche il livello del suo tennis, sconfiggendo sei tennisti entro la trentacinquesima posizione (oltre a quella su Djokovic, vanno citati i successi su Basilashvili a Roma, Fritz al Roland Garros, Lajovic, Hurkacz e Evans a Vienna). Per comprendere l’entità dei suoi miglioramenti, basti pensare che è lo stesso numero di vittorie che in tutta la parte precedente di carriera aveva ottenuto contro colleghi nei primi 35 posti del ranking. Sonego tra gli ottavi al Roland Garros e la finale a Vienna sul duro indoor – condizione di gioco sulle quali prima del torneo austriaco aveva vinto solo una partita – ha racimolato circa 500 punti che lo hanno portato al 32° posto del ranking ATP e ad essere, almeno sinora, il secondo italiano dopo Sinner ad aver fatto più punti in questo 2020.

8 – la posizione che ricoprirebbe Pablo Carreno Busta in una ipotetica Race considerante i soli risultati ottenuti nel 2020. Lo spagnolo classe 1991 la settimana scorsa eliminato da Kevin Anderson a Vienna al secondo turno, è tornato ad esprimersi quantomeno ai livelli raggiunti nella sua annata migliore, il 2017, stagione nella quale – grazie alle semifinali agli US Open e a Indian Wells, la vittoria del titolo a Estoril e la finale a Rio – raggiunse la decima posizione. Dopo quei risultati ottenuti grazie a un rendimento tenuto costantemente a buonissimi livelli (in carriera lo spagnolo ha avuto invece sinora sempre difficoltà con i top ten, sconfitti in cinque occasioni su trentotto) a partire dal gennaio 2018 sino al settembre dello scorso anno era invece iniziato per Carreno un lungo periodo di involuzione costatogli la discesa sino al 69° posto ATP. Una classifica che era l’inevitabile conseguenza della partecipazione in suddetto periodo a 39 tornei, durante i quali aveva vinto solo 53 partite e raggiunto appena sei semifinali (l’unica prestigiosa al Masters 1000 di Miami).

Un’inerzia negativa spezzata dalla vittoria dell’ATP 250 di Chengdu nell’autunno dello scorso anno: il quarto titolo conquistato in carriera nel circuito maggiore ha ridato vigore a una classifica tornata adesso prestigiosa, soprattutto grazie a un 2020 che gli ha visto raggiungere le semifinali all’ATP 500 di Rotterdam e agli US Open (persa contro Zverev dopo essere stato in vantaggio di due set), piazzamenti colti grazie a tre sole sconfitte rimediate quest’anno contro tennisti con un ranking inferiore al suo. Attualmente al numero 15 ATP, le chances di Carreno di tornare a giocare alle ATP Finals per la seconda volta (nel 2017 era subentrato in corsa nel round robin) sono ridotte al lumicino e comunque legate a una vittoria questa settimana a Bercy, dove intanto al primo turno ha sconfitto il giovane francese Gaston.

18 – le partite vinte da Daniil Medvedev nel 2020, tra i tennisti già qualificati alle ATP Finals, quello ad aver vinto meno partite da gennaio in poi. Non è stata, almeno sinora, una buona stagione dal punto di vista professionale per il 24enne moscovita, come chiaramente indicato anche da un’altra statistica: tra i tennisti già certi di essere qualificati al torneo di chiusura riservato ai migliori otto della stagione, è colui ad aver perso più partite contro colleghi non presenti nella top 30. Gli è capitato ben sei volte, l’ultima delle quali avvenuta appena la scorsa settimana ai quarti di finale di Vienna contro Kevin Anderson. Impressiona la differenza esistente tra il rendimento avuto da Medvedev tra agosto a inizio ottobre dello scorso anno, quando vinse 29 delle 32 partite (91%) giocate tra il primo turno all’ATP 500 di Washington e il Masters 1000 vinto a Shanghai e quello invece avuto nelle ultime 52 settimane (18 vittorie e 14 sconfitte, un record da giocatore a stento nella top 30).

Dall’edizione dello scorso anno di Parigi-Bercy ad oggi, Daniil ha sempre perso le cinque volte che ha affrontato dei top ten, a riprova di un suo scadimento di rendimento, che ha avuto l’unica sostanziale eccezione nell’ultima edizione degli US Open, quando ha giocato un buon tennis per raggiungere la semifinale, superando anche uno dei giocatori più in forma negli ultimi mesi, Rublev. Il piazzamento newyorkese è anche l’unica semifinale sinora raggiunta nel 2020 da Medvedev, che appena nel 2019 ne aveva raggiunte ben dodici. Per sua fortuna l’allievo di Gilles Cervara (suo coach sin dal 2014) può avere – grazie al ranking ristrutturato su base biennale a causa della pausa di cinque mesi del circuito avvenuta tra marzo e agosto scorsi – il tempo per ritrovare la fiducia nel suo tennis e la migliore condizione.

 

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Coppa Davis

Davis Cup: oltre le più azzurre previsioni. Un’Italia così forte può vincere la Davis? Isner: “Sinner sicuro top 3”

Capitan Fish: “L’Italia può battere qualsiasi squadra”. Forse non la Russia di Medvedev e Rublev. Il mio ricordo di Siviglia 2004, il Sinner di ieri mi ha ricordato quel Nadal

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Jannik Sinner - Finale Coppa Davis Torino 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

“Abbiamo una squadra fortissima”. Ipse, Sinner, Dixit. Come dargli torto? “Sinner diventerà certamente un top-3 del mondo!”. Ipse, Isner, dixit. Come dargli torto dopo quello che ho visto oggi?

Due esordienti hanno stroncato le reni ai giganti made in USA. Mi è tornata in mente la finale di Coppa Davis, quella vera, di Siviglia nel 2004 quando due tennisti nati e cresciuti nella piccolissima isola di Maiorca, l’esordiente diciottenne Rafa Nadal e il ventottenne Carlos Moya, stroncarono le reni a un Paese di 300 milioni di abitanti. Già, anche in quell’occasione, sul banco degli sconfitti ci finirono gli Stati Uniti, vincitori di 32 Coppe Davis, che schieravano Andy Roddick e per l’appunto l’attuale capitano di Coppa Davis Mardy Fish.

La Coppa Davis non è più la stessa, purtroppo, ma è vero che abbiamo una squadra fortissima se anche senza il nostro numero uno, Matteo Berrettini, siamo stati capaci di risolvere in due ore e mezzo la pratica americana a Torino.

 

In 2 ore e 31 minuti in totale l’Italia dei due esordienti in azzurro, con tanto di scritta Italia sulle spalle blu, Lorenzo Sonego e Jannik Sinner, ha dominato i giganti degli Stati Uniti, Reilly Opelka e John Isner, senza neppure perdere un solo game di servizio. Nessuno dei due azzurri. Sonego in un’ora e 29 minuti (6-3 7-6) ha concesso una sola palla break nel sesto game del primo set, cancellandola coraggiosamente. Sinner (6-2 6-0 in un’ora e 2 minuti) ne ha salvate tre consecutive nel secondo game del secondo set quando peraltro già era avanti di un break.

Se ieri ci avessero detto che un paio di giocatori avrebbero potuto chiudere il loro match senza perdere il servizio, avremmo probabilmente pensato che quelli sarebbero stati gli americani. C’è qualcuno al mondo che batte più forte di loro? Invece a non perdere il servizio sono stati gli azzurri e non quei due tipacci che tirano giù noci di cocco a 235 km orari da più di 4 metri e mezzo d’altezza, sommando la loro, la lunghezza delle braccia, quella della racchetta con l’aggiunta del saltino che hanno imparato a fare per incocciare la malcapitata pallina più su ancora per strapazzarla ben bene.

Francamente neppure il tifoso più ottimista avrebbe potuto immaginarsi uno scenario del genere. Io, ad esempio, non avevo nascosto la mia preoccupazione. Temevo soprattutto che Lorenzo Sonego patisse l’emozione di giocare nella sua Torino, a coronare un sogno di qualunque bambino che prende la racchetta in mano: giocare in Coppa Davis per l’Italia e proprio nella tua città, davanti alla tua famiglia, ai tuoi amici, con l’obbligo di vincere perché… il doppio americano aveva i favori generali del pronostico contro qualsiasi coppia azzurra. Sulle spalle c’era un carico di pressione assai pesante. Pesantissimo. Roba da far tremare i polsi, insomma. Sinner si era già più abituato, nel corso dell’anno, giocando finali davvero importanti, a situazioni pesanti.

Beh, Lorenzo ha cominciato il suo match mettendo dentro 4 prime palle sui primi 4 punti, tutti vinti. Meglio di così non poteva cominciare. Ha perso meno punti sul proprio servizio che non Opelka anche nel primo set: lui 6 in 5 turni, l’americano 7 in 4 turni. 28 punti per Sonego nel primo set, 21 per Opelka. E nel secondo, fino al tiebreak, la differenza è stata ancora più netta: Sonego ha ceduto 3 punti soltanto in 6 turni, Opelka 8. Quando Lorenzo ha fatto subito il minibreak nel tiebreak è apparso quasi fosse la logica conseguenza di quel che avevamo visto fono a quel momento.

Così come il fatto che Lorenzo, mettendo a segno l’ace n.4 e l’ace n.5 nel secondo e nel sesto punto di quel tiebreak, è stata la dimostrazione di una straordinaria lucidità e capacità di concentrazione. Quel minibreak gli è bastato, tenendo tutti i suoi servizi a non concedere la minima chance a un Opelka così stranito da apparire quasi rassegnato. Ma era furibondo… tanto che, obbligato a presentarsi in conferenza stampa, è stato di una scortesia, e di una mancanza di professionalità, pazzesca. Ha risposto a monosillabi, un vero gigante nella maleducazione.

Tutto il contrario di John Isner. Un Isner che aveva molte più ragioni di essere furioso. Mai aveva perso con un punteggio simile. 6-2 6-0! Ma vi rendete conto? Mentre arrivava in sala stampa ero andato di corsa a leggere i suoi risultati di 15 anni, dal 2021 al 2006 e non avevo trovato nessuna batosta così dura. Mai neppure un 6-0. La volta in cui aveva fatto meno game erano stati 4. Con Sinner ne ha fatti 2.

Cercando di non maramaldeggiare, ma solo dopo essermi reso conto della sua educazione – ha anche detto che era stata bellissima l’atmosfera, il tifo degli italiani e che l’unico dispiacere era stato quello di non essere riuscito a essere più competitivo – gli ho dovuto dire che avevo cercato nelle statistiche un punteggio altrettanto duro da lui subito nel corso della sua lunga carriera e lui ha ammesso con grande savoir faire: “Non ricordo che mi sia mai successo, ce lo siamo chiesti anche noi negli spogliatoi, ma Sinner ha giocato in un modo incredibile, non mi ha dato alcuna possibilità… è stato davvero troppo bravo. Non c’era davvero nulla che io potessi fare e se mi guardo indietro ci sono poche volte nelle quali non ho avuto un colpo in canna, una chance per rovesciare un match. Oggi invece è stato così. Non ricordo un match che io abbia perso altrettanto facilmente. Credo sia la prima volta. Naturalmente tutto il credito va a lui… che, ed è ancora più importante, è un bravissimo ragazzo, a very nice kid, davvero”.

È stato lì che gli ho chiesto se a suo avviso Sinner aveva le carte in regola per aspirare a un posto fra i primi 3 tennisti del mondo. E lui non ha avuto dubbi: “Anche se avessi giocato al meglio delle mie possibilità non so se sarei riuscito a batterlo oggi. Credo che questa indoor sia probabilmente la superficie più adatta al suo tennis. Forse se avessi avuto qualche match in più d’allenamento alle mie spalle avrei potuto giocare un match un po’ più equilibrato, ma non so se ci sarebbero molti giocatori che potrebbero batterlo su questo campo. Sono sicuro che sentirete parlare molto di lui in futuro, avrà molta pressione sulle sue spalle, ma la risposta è sì, lo vedo arrivare fra i primi 3 tennisti del mondo. Questa superficie è probabilmente la migliore per lui, ha avuto davvero ottimi risultati indoor quest’anno, penso che abbia solo 20 anni. Ma sì, penso che avrà certo un futuro radioso. Il nostro sport è fortunato ad avere un ragazzo come lui”.

E Mardy Fish ha poi detto: È la prima volta che vedo Sinner così da vicino e sono rimasto incredibilmente impressionato. Sì, perché avrò visto giocare Isner 600 o 700 volte e non ho mai visto nessuno rispondere al suo servizio come ha fatto stasera Sinner… E anche John mi ha detto la stessa cosa… Ci sono tanti giocatori che ho visto rispondere particolarmente bene, i del Potro, i Medvedev, ma stando lontani dalla riga di fondo. Lui sembra vedere bene prima dove andrà la palla. Decisamente il tennis italiano ha davanti a sé un brillante futuro. Per come gli italiani hanno giocato oggi, avrebbero vinto contro qualunque squadra al mondo”.

Beh… e se avessimo avuto anche il miglior Berrettini? Davvero forse soltanto la Russia di Medvedev e Rublev sembra più forte di noi, se i nostri giocano così. E il rimpianto per il formato della vecchia Coppa Davis cresce a dismisura. Perché potendo giocare 4 singolari invece di due, e riducendo l’importanza del doppio che oggi vale il 33 per cento dei punti e nella antica Coppa Davis invece valeva il 20 per cento, avremmo avuto vere chances di conquistarla per più di uno, due o tre anni. Se pensiamo che l’abbiamo vinta una volta sola… beh, cavolo, come sono cambiate le cose in un paio d’anni, da quella semifinale parigina raggiunta da Cecchinato a Parigi (dopo un “buco nero” di circa 40 anni e 160 Slam!), al trionfo monegasco di Fabio Fognini nell’aprile 2019, con gli 11 tornei vinti da allora dai tennisti italiani in mezzo a 13 finali raggiunte.

Oggi dobbiamo stare attenti. Dobbiamo vincere entrambi i singolari perché il doppio contro Cabal e Farah (campioni a Wimbledon nel 2019) non ci vedrebbe favoriti. Non credo che Galan possa combinarci lo scherzo di battere Sinner e che Mejia (se gioca lui invece di Cristiano Rodriguez) possa creare veri problemi a Sonego. Ragionevolmente giocheremo i quarti di finali lunedì contro la Croazia di Cilic e Gojo. Sinner dovrà giocare contro Cilic e Sonego contro Gojo. E anche in quel caso sarà meglio vincere entrambi i singolari, perché contro Pavic e Mektic, n.1 mondiale del doppio, sarebbe meglio non dover giocare un match decisivo.

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Editoriali del Direttore

Davis Cup, i tennisti vedono l’Italia favorita con gli USA. Io mica tanto, ma spero di sbagliarmi

Tante incertezze sulle formazioni. Il gran dubbio Fognini-Sonego. Chi giocherà fra Isner e Tiafoe? E sì che Isner sarebbe il N.1, ma Opelka non lo si discute

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Ho sempre pensato che la Croazia fosse più forte di quest’Australia, anche se non mi aspettavo che Gojo battesse Popyrin. E a confermare il mio pronostico è arrivata la prima tristanzuola giornata di Coppa Davis a Torino, pochissimi spettatori nonostante i ragazzi portati dalle scuole, spalti vuoti salvo uno sparuto gruppo croato.

D’altra parte non si poteva pretendere che qualcuno arrivasse dall’Australia, fra i Paesi più difficili al mondo da raggiungere (o in cui rientrare) ma non semplice neppure da lasciare.

La Croazia, che ha chiuso sul 2-0 i singolari ancora prima di schierare il doppio n.1 del mondo Pavic-Mektic (che infatti hanno dominato gli aussies Peers-De Minaur) giocherà lunedì – ormai sono in vena di pronostici – contro chi emergerà già stasera dal duello Italia-USA.

 

Partita durissima, quella dei nostri, perché giocare indoor contro i giganti americani, Opelka 2 metri e 11, Isner 2 metri e 8, e senza l’apporto di Matteo Berrettini non è davvero un sorteggio ideale.

Oggi i giocatori con cui ho avuto la possibilità di parlare, Gojo, Popyrin, Cilic, hanno detto tutti che l’Italia doveva essere considerata leggermente favorita. Chi riferendosi alla gran forma di Sinner, chi al fattore campo, chi all’annata particolarmente felice del tennis italiano.

Io confesso di non essere stato in grado di capire se Filippo Volandri ha intenzione di schierare come secondo singolarista Fabio Fognini oppure Lorenzo Sonego. Non ho potuto verificare chi sia più in forma dei due, il “trispapà” Fabio o il torinese e torinista Lorenzo, perché a differenza di Jannik che si è allenato al PalaAlpiTour con un Volandri ancora in buone condizioni atletiche e tennistiche, loro due sono andati a giocare al Cral Reale Mutua.

Volandri in questi giorni sembra essere stato in maggiore sintonia con Fognini, che stamattina si è allenato sfoggiando una maglia azzurra con su scritto Italia. Forse Volandri ha più fiducia nell’esperienza di Fognini. Ma è anche vero che conosce tutto sommato meglio Fognini che Sonego, il quale avrebbe l’handicap di esordire con la maglia della nazionale (salvo che alle Olimpiadi…).

Il campo con i rimbalzi alti, e non particolarmente veloce – anzi…e poi ci sono le palle Wilson anziché le Dunlop delle ATP Finals – parrebbe dare a Fognini qualche margine di vantaggio. Tuttavia a me la scelta Fognini pare molto rischiosa: non so quanto abbia potuto allenarsi e non è che i suoi ultimi risultati siano stati entusiasmanti.

Bisogna vedere anche chi sceglierà capitan Mardy Fish: se decidesse di schierare i due giganti, Isner N.24 scenderebbe in campo da N.1 contro Sinner ma per secondo, mentre il primo match lo disputerebbero i numeri due, Opelka N.26 e Fognini N.37.

Però, se invece Fish volesse tenere fresco Isner, 36 anni e mezzo, per schierarlo in doppio al fianco di Sock o di Ram, allora Opelka diventerebbe il N.1 contro Sinner e Tiafoe giocherebbe contro Fognini.

Onestamente il doppio italiano non mi sembra forte come qualunque dei tre doppi che possono schierare gli Stati Uniti. La vittoria all’Open d’Australia di Fognini e Bolelli è ormai parecchio datata: 2015, sono passati quasi sette anni.

Ergo dobbiamo cercare di vincere i due singolari. E mentre Sinner deve essere considerato favorito, con le riserve del caso, nel singolare dei numeri uno, nell’altro match a me non pare che saremmo favoriti.

Quindi, augurandomi ovviamente di sbagliare, a differenza di quello che hanno detto tutti i tennisti ascoltati oggi, un leggerissimo margine per me ce lo ha il team USA.

Quanti break potranno mai subire Opelka e Isner se dovessero giocare i singolari? Di sicuro qualche set finirà al tiebreak. E magari perderanno un set 6-4 o 7-5. Se Fognini perdesse un servizio, come ne recupererebbe uno o due?

Sulle prime mi ero rallegrato che il campo di questa Coppa Davis non fosse così veloce come quello delle ATP Finals.  Però poi ho sentito Mardy Fish dire che ai suoi giocatori il campo più lento piaceva: “Gli aces e i servizi vincenti li fanno ovunque, anche se un campo è lento. Ma se è troppo veloce non riescono a recuperare sugli angoli. Forse per Isner il campo in terra  battuta è quello ideale…”.

E in effetti mi sono ricordato di Isner che battè Federer sulla terra rossa in Svizzera in Coppa Davis o che fece una gran battaglia con Rafa Nadal al Roland Garros nel 2011. Rafa vinse 6-4 6-7 6-7 6-2 6-4. Quest’anno al Roland Garros Isner ha lottato per 4 set con il finalista del torneo Tsitsipas.

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Coppa Davis

Davis Cup Finals by Rakuten: la Svezia dei fratelli Ymer affossa il Canada

La Svezia vince tutti gli incontri senza perdere neanche un set. Prima Elias e Mikael regolano Diez e Pospisil, poi Goransson e Lindstedt completano l’en plein

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Mikael Ymer - Davis Cup Finals Madrid 2021 (Photo by Mateo Villalba / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

SVEZIA b. CANADA 3-0

E. Ymer b. S. Diez 6-4 6-2

M. Ymer b. V. Pospisil 6-4 6-4

 

Goransson/Lindstedt b. Pospisil/Schnur 7-6(5) 6-4

Percorso netto per la Svezia nel primo tie del gruppo B. Il team scandinavo ha vinto tutti gli incontri senza concedere neanche un set al Canada, orfano di Denis Shapovalov e Felix Auger-Aliassime. La Svezia di capitan Robin Soderling si mette dunque in un’ottima posizione per passare ai quarti e sabato contro il Kazakistan tenterà di accaparrarsi il primo posto, mentre il Canada è con le spalle al muro.

PRIMO SINGOLARE – Il primo punto agli svedesi lo ha portato Elias Ymer, che ha avuto vita relativamente facile contro Steven Diez. Il canadese è stato capace di opporre una vera resistenza solamente nel primo set per poi pagare progressivamente la differenza di peso nel palleggio da fondo. Ymer ha cominciato alla grande, ottenendo il break con tre vincenti e una gran risposta, ma poi ha rimesso subito in partita l’avversario con qualche imprecisione di troppo. Diez addirittura si è issato sul 4-1 compensando le proprie difficoltà da fondocampo con ottime discese a rete, ma si aveva la netta sensazione che l’incantesimo non potesse durare a lungo. Infatti Ymer ha rapidamente recuperato il pallino del gioco, gestendo gli scambi a piacimento con i cambi in lungolinea e costringendo il proprio avversario a rimanere costantemente sulla difensiva. Lo svedese ha dunque fatto suo il parziale con una striscia di cinque giochi consecutivi nei quali l’avversario ha raccolto la miseria di quattro punti. Nel secondo set, si sono sentite le quasi cento posizioni in classifica che separano i due giocatori e cose sono scivolate via in maniera molto comoda per Ymer che si è portato rapidamente sul 5-1, chiudendo poi 6-2 in meno di un’ora e mezza di gioco.

SECONDO SINGOLARE – Sono bastati due set e un’ora e mezza anche all’altro fratello Ymer, Mikael, per avere la meglio su Vasek Pospisil. Il canadese ha sofferto molto fin dall’inizio: nel primo game dell’incontro è riuscito a tenere il servizio solo dopo sedici punti e undici minuti, mentre Ymer lo ha difeso a zero in meno di due minuti. Il break è arrivato nel gioco successivo con Pospisil che non è stato in grado di impensierire l’avversario e anzi si è trovato costretto a vincere un altro game fiume da sedici punti sul 3-1, evitando un punteggio peggiore. Perso il primo set 6-4, Vasek si è aggrappato al servizio nel secondo e si è procurato la prima e unica palla break della sua partita nel sesto game, senza però riuscire a far partire lo scambio. Break mancato, break subito si potrebbe dire mutuando una trita espressione calcistica, perché nel gioco successivo Ymer riesce a far breccia nel servizio dell’avversario, anche grazie a una comoda volée alta di rovescio sbagliata da Pospisil. Lo svedese si proietta dunque senza ulteriori patemi verso il doppio 6-4 che regala al canada la vittoria del tie.

DOPPIO – Per l’incontro di doppio, ormai ininfluente ai fini di determinare la nazione vincitrice del tie, la squadra canadese schiera nuovamente Vasek Pospisil, ex numero 4 di doppio e campione a Wimbledon 2014 (insieme a Jack Sock), al fianco di Brayden Schnur (numero 234 di doppio), mentre la Svezia manda in campo il numero 64 del ranking di doppio Andre Goransson e il veterano Robert Lindstedt, attuale numero 184 di specialità con un best ranking di numero 3 e uno Slam in bacheca (Australian Open 2014 in coppia con Lukasz Kubot). Nonostante i 44 anni suonati, è stato proprio Lindstedt a giganteggiare nella partita, supportato da un Goransson molto cinico e reattivo sotto rete. Dopo quattro break nei primi sei giochi, la situazione si è stabilizzata fino al tiebreak dove un guizzo di Lindstedt ha firmato il 7-5 che è valso il primo set agli svedesi. Nel secondo set il duo scandinavo ha mantenuto un certo predominio, mancando una palla break nel terzo game sul servizio di Schnur e trovando poi il break sul 4-4 con Pospisil alla battuta. Nel gioco decisivo, Lindstedt ha messo poche prime e la coppia svedese, dopo aver mancato due set point, si è trovata a salvare palla break. Nel momento del bisogno però il veterano svedese ha ritrovato la prima, chiudendo il match in bellezza con un ace.

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