Il 2018 è lontano. Giorgi out agli ottavi di Linz

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Il 2018 è lontano. Giorgi out agli ottavi di Linz

Camila raddrizza un primo set nato male, ma subisce la rimonta di Podoroska. Il suo 2020 si chiude qui

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Camila Giorgi - Palermo 2020 (via Twitter, @LadiesOpenPA)

Si chiude con un mesto, ultimo capitolo la tristanzuola stagione di Camila Giorgi, battuta negli ottavi di Linz da Nadia Podoroska. La tennista da Macerata, che nel 2018 in Alta Austria aveva raccolto il secondo titolo della carriera, ha dunque salutato il duemilaventi mettendo a referto un opaco bilancio di diciassette vittorie e tredici sconfitte, con la semifinale raggiunta a Palermo come fiore all’occhiello.

I ventinove anni da compiere il prossimo trenta dicembre restituiscono la carta d’identità di una giovane donna, ma se parliamo di tennis iniziamo a dubitare che Camila riuscirà a correggere i più gravi difetti che sinora ne hanno contraddistinta la carriera. Partita cedendo due volte il servizio e finita sotto tre a uno, la figlia di paròn Sergio ha infilato un parziale di quattro giochi consecutivi approfittando dei molti, marchiani errori concessi dalla semifinalista dell’ultimo Roland Garros, ma sbagliando a propria volta molto più del necessario ha consentito a Podoroska il rientro sul cinque pari, e addirittura ha dovuto cancellare quattro palle break del cinque a sei, prima di sprecare nel game successivo tre set point in risposta. Trascinata al tie break, Giorgi ha giocato alcuni tra i migliori punti della sua partita, ma passata in vantaggio di un set e perso il primo gioco del secondo durato diciotto punti, la numero uno azzurra si è sempre più velocemente sciolta, rinfrancando l’argentina nelle proprie convinzioni tattiche.

Non poteva che scaturirne una rimonta lineare; una relazione inversamente proporzionale tra il tennis sempre più solido di Podoroska, mai più privata del servizio per il resto del match, e quello sempre più frettoloso e intriso di errori proposto da Camila, rimasta in qualche modo in scia nel terzo prima dell’esiziale break nel settimo gioco che ha chiuso la contesa.

 

Nadia Podoroska proseguirà il suo inaspettato finale di stagione domani, nel quarto che la opporrà a Ekaterina Alexandrova. Con Camila appuntamento in Australia, sperando in una svolta ormai davvero urgente.

Risultati:

[Q] O. Dodin b. S. Cirstea 6-4 6-4
[6] N. Podoroska b. C. Giorgi 6-7(4) 6-1 6-4
[5] V. Kudermetova b. A. Rus 6-4 1-6 6-3
[1] A. Sabalenka b. [Q] S. Voegele 6-0 6-3
[2] E. Mertens b. [WC] V. Zvonareva 6-4 5-7 6-2

Il tabellone completo

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Andreas Seppi positivo al COVID-19

Il 36enne altoatesino ha contratto il virus ma è in via di guarigione: “Avevo febbre, tosse, mal di testa e ho perso il senso del gusto”

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Andreas Seppi - New York Open 2020 (foto Twitter @NewYorkOpen)

Dopo i risultati non brillantissimi racimolati nella parte di stagione post-lockdown, è arrivata un’altra sfida da affrontare per Andreas Seppi. Il tennista italiano residente in Colorado infatti ha annunciato la sua positività al virus COVID-19. A riportare la notizia è la testata sudtirolese di lingua tedesca sportnews.bz, alla quale Seppi ha detto di aver ricevuto l’esito del tampone pochi giorni fa. Tuttavia già da diverso tempo i sintomi si erano fatti evidenti:Avevo febbre, tosse, mal di testa e ho perso il senso del gustoha fatto sapere l’attuale n. 105 del mondo.

Seppi da quando è ripresa l’attività agonistica ha ottenuto solamente due vittorie a livello ATP e altrettante a livello Challenger; l’ultimo evento disputato è stato l’ATP 250 della capitale kazaka Nur-Sultan, fermato al secondo turno da Mackenzie McDonald. Il suo obiettivo dichiarato dopo il Roland Garros era riuscire ad inanellare qualche buon risultato per assicurarsi l’ingresso diretto agli Australian Open 2021, ma adesso con la sua positività e lo Slam di Melbourne sempre più a rischio, le priorità sono cambiate.

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evidenza

Fabio Fognini ha un nuovo coach: con Alberto Mancini l’assalto al 2021

L’azzurro ha interrotto la collaborazione con Corrado Barazzutti per affidarsi al campione degli Internazionali nel 1989. Mancini è stato capitano di Davis dell’Argentina e ha seguito Guillermo Coria e Cuevas

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L’indizio social era arrivato a metà giornata da papà Fulvio su Twitter: “Oggi o domani le novità di Fabio per la stagione 2020/2021“. Tempo di arrivare all’ora di cena e l’annuncio era giù su Instagram: Alberto Mancini è il nuovo allenatore di Fabio Fognini. Il numero 17 del mondo interrompe così la collaborazione con Corrado Barazzutti – con il quale continuerà, chiaramente, a interfacciarsi per la Davis – e sceglie di affidarsi al tecnico argentino, classe 1969, vincitore degli Internazionali d’Italia nel 1989 ma costretto a ritirarsi dal circuito principale a soli 25 anni per il susseguirsi dei guai fisici. La foto che ha ufficializzato la nuova era per il tennista ligure è stata scattata al Tennis Club Sanremo, dove si sta allenando in vista della nuova stagione affiancato anche dal preparatore fisico Alejandro Lacour.

RIPARTENZA – Il “Day One” della preparazione al 2021, a 33 anni, segna una svolta per il tennista di Arma di Taggia che prova così a mettersi alle spalle una stagione non semplice. Scivolato al numero 17 del mondo, Fognini ricorderà il 2020 per l’intervento chirurgico di fine maggio a entrambe le caviglie, soluzione meditata già da un paio d’anni e messa in atto quando l’anomalo calendario post lockdown si prestava a ottimizzare i tempi di recupero. Il ritorno, morbido, sarebbe dovuto avvenire in autunno a Santa Margherita di Pula. Ma in Sardegna Fabio è inciampato nella positività al Covid-19 che ha chiuso definitivamente i conti di una stagione sfortunata.

Il momento migliore rimangono i tre turni superati all’Australian Open, che adesso – al netto delle incertezze organizzative – diventano l’obiettivo della ripartenza. Con la (sana) pressione dettata dalla crescita dei giovani, dal sorpasso in classifica da parte di Matteo Berrettini e dal fenomeno (tennistico e mediatico) Jannik Sinner, Fognini punta a regalarsi nella nuova stagione qualche lampo di qualità. Tra Slam e Masters 1000 – Montecarlo 2019 rimane una perla – perché no, anche nella “sua” Davis. Per non far cadere nell’oblio gli anni, non dorati come quelli che stiamo vivendo, in cui il tennis maschile italiano è rimasto aggrappato a lui.

 
Fognini e Barazzutti – Allenamento agli Internazionali d’Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

IL NUOVO COACH – Il Mancini giocatore è stato uno specialista della terra battuta, eccellente nel rovescio. Protagonista assoluto della stagione 1989 in cui ha trionfato a Montecarlo – battendo in finale Boris Becker – e poi subito dopo al Foro Italico, sorprendendo il favorito Andre Agassi al termine di un romanzo di cinque set. Due volte ai quarti di finale del Roland Garros, è stato numero 8 del mondo. Tra il 1991 e il 1992 ha perso cinque finali, una proprio a Roma (per ritiro, guai muscolari) contro Emilio Sanchez. Prima di chiudere precocemente la sua carriera. Di origini italiane da parte del nonno, Mancini è stato anche capitano dell’Argentina in Coppa Davis (raggiungendo una semifinale e due finali). L’avventura albiceleste si è chiusa dopo la finale del 2008 persa clamorosamente in casa, a Mar del Plata, contro la Spagna priva di Nadal.

Da coach ha seguito con profitto un giovane Guillermo Coria, Nicolas Lapentti e poi – dopo la parentesi in Nazionale – Varvara Lepchenko e soprattutto Pablo Cuevas (fino allo US Open 2019). Fognini torna così a lavorare con un tecnico argentino dopo l’esperienza con Franco Davin, che aveva preceduto proprio Barazzutti. Mancini, ragionevolmente, potrebbe essere il compagno di viaggio scelto per arrivare al traguardo della carriera.

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Darderi dopo l’esperienza di sparring partner alle Finals: “Djokovic mi ha colpito più di tutti”

Oltre a Matteo Berrettini, c’è stato un altro italiano alle Finals di Londra. È Luciano Darderi, 18enne italiano che ha fatto da sparring ai campioni alla 02 Arena

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Corre veloce Luciano Darderi, uno dei talenti più luminosi di un tennis maschile italiano che pure sta sfornando una quantità (finalmente) apprezzabile di ottimi giocatori. Il 18enne italiano (è nato nel 2002) originario di Villa Gesell, Argentina, ha avuto la possibilità di fare da sparring partner alle ATP Finals 2020, potendosi allenare con giocatori del calibro di Stefanos Tsitsipas, Novak Djokovic e Matteo Berrettini. Il numero 10 del ranking junior – che grazie a una decina di punti ATP trova anche posto tra i primi 1000 del ranking ‘adulto’ – ha raccontato ai microfoni ‘virtuali’ della FIT la sua esperienza alla O2 Arena di Londra.

Un’opportunità nata a Parma, dove Darderi ha giocato il secondo Challenger della sua giovane carriera, che il tennista italiano ha colto all’istante. “Durante il Challenger di Parma mi arriva un messaggio dall’ATP, per chiedermi se fossi disponibile a fare da sparring alle Finals a Londra. Sono qui per imparare, per capire tante cose che mi serviranno a diventare professionista […] Devo lavorare sodo per ottenere risultati più avanti“.

Darderi si è allenato con dei fenomeni, ma tutto sommato non ne è rimasto così stupito. “Alla fine me li immaginavo come sono. Sono sempre molto intensi, sempre concentrati al 100% in ogni minuto di ogni allenamento. È molto importante per me vederli così da vicino”. C’è comunque un giocatore che lo ha stupito più degli altri, il numero 1 del mondo. “(Djokovic ndr) mi ha colpito più di tutti, per l’elasticità, per come arriva sulla palla, per come gioca lungo e quanto è preciso“.

 

Spazio alle domande sul rapporto tra Darderi e la nidiata di giovani italiani suoi coetanei. “Conosco quasi tutti quelli della mia età: Nardi, Musetti, Cobolli, Zeppieri. Quando siamo insieme parliamo sempre, ci troviamo bene insieme. Siamo contenti di giocare un gran tennis per l’età che abbiamo […] se uno di noi ottiene un risultato positivo ti dà sempre la spinta per pensare che ci puoi riuscire anche tu. Ognuno conosce la sua strada, e vedremo più avanti dove porterà. Ma questa è una cosa molto positiva“.

Darderi ha anche un riferimento preciso per il futuro, e si tratta di un tennista italiano. “Prima il fisico non mi permetteva di essere molto aggressivo, giocavo di difesa. Ora gioco più d’attacco, servizio e dritto. Cerco sempre di spingere e di essere propositivo […] Sto cercando di spingere, di tirare forte il servizio, tipo Berrettini. Vorrei fare quel tipo di gioco“.

Idee chiare anche per gli obiettivi futuri della sua carriera, a partire dal futuro prossimo – “inizierò al 100% con i Futures, poi proverò a giocare qualche Challenger se avrò la classifica o se la Federazione mi darà qualche wild card” – fino al futuro più lontano, dove trova spazio l’ambizione: “Voglio fare le cose bene, un passo alla volta, senza guardare troppo in là. Certo mi piacerebbe tanto entro il 2025 essere almeno una volta a Torino per giocare le ATP Finals“.

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