Da Sesto a Sofia: chi è Jannik Sinner e come è diventato il tennista da 2 milioni all'anno

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Da Sesto a Sofia: chi è Jannik Sinner e come è diventato il tennista da 2 milioni all’anno

Nato a San Candido nel 2001, ma cresciuto a Sesto, è stato conteso da tennis e sci fino a 14 anni. Poi ha spiccato il volo con la racchetta, grazie all’intuito di Sartori e Piatti. A Sofia ha vinto il primo (di tanti?) torneo e gli sponsor già se lo contendono

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Io ormai ho novant’anni, e questa di Sinner rimane tra le giornate migliori che abbia passato“. A pronunciare – o meglio, scrivere – questa frase è Gianni Clerici, che possiamo ipotizzare in cima al piano inclinato in fondo al quale, il 14 novembre 2020, la pallina degli eventi ha finito per produrre il primo titolo di Jannik Sinner nel circuito maggiore. Sul veloce indoor dell’Arena Armeec di Sofia, il torneo che ha ereditato la licenza di Zagabria (che fu prima di Milano, dove Federer vinse il primo titolo nel 2001), Sinner ha battuto in tre set Pospisil giocando così così per tutto il match ma splendidamente nel tie-break decisivo, condotto da veterano.

Perché Gianni Clerici abbia a che fare con Jannik Sinner è presto detto. Fu Clerici a incoraggiare il destino di Riccardo Piatti nel tennis, facendogli da maestro in una scuola tennis di Como mezzo secolo fa e poi consigliandogli di recarsi al campus di Bollettieri, quando Piatti aveva già scelto la via dell’insegnamento. Oggi Piatti è l’allenatore di Sinner. Più che un semplice allenatore, funge anche da padre, da mentore, da parafulmine. È l’intercapedine di sicurezza tra Jannik e il mondo esterno.

Gianni Clerici, il miglior cantore italiano del tennis. Riccardo Piatti, il miglior coach italiano. Promette di chiudere il triangolo Jannik Sinner, diventando il miglior tennista italiano di sempre. Il percorso che ha portato al clima attuale di euforia, all’interesse della TV di Stato e ai paragoni con Tomba, Pellegrini o Valentino Rossi – invero assai prematuri – cominciava 19 anni fa, il 16 agosto 2001.

Sinner con trofeo – Sofia 2020 (foto Ivan Mrankov)

DA DOVE VIENE SINNER

Da Sesto Pusteria, un comune del Trentino Alto Adige che non raggiunge i 2000 abitanti e guarda (molto) da vicino Veneto e Austria; nel paese c’è una stazione meteorologica ma non un ospedale, così Jannik deve nascere a San Candido, una manciata di chilometri a nord-ovest. Per farvi capire quanto sia andata bene all’Italia, che se l’è ritrovato in casa: il fiumiciattolo Rio Sesto attraversa Sesto Pusteria, scorre per appena 16 chilometri e proprio all’altezza di San Candido va a buttarsi nella Drava, il quarto più grosso affluente del Danubio (750 km) che è anche il fiume più lungo tra quelli che scorrono parzialmente in Italia. Affari di confine in una terra di confine. Sinner nasce nell’angolo meno italiano d’Italia, imparerà tardi a parlare l’italiano ma geograficamente parlando la sua è una storia tutta italiana.

Mamma Siglinde e papà Hanspeter gestiscono – e vi lavorano come cuoco e cameriera – il piccolo rifugio “Fondo Valle” in Val Fiscalina. Quel che di mamma e papà trasmigra subito in Jannik è la passione per gli sci, che indossa già a quattro anni. Magrolino e già piuttosto arancione, Jannik affianca la racchetta alla tuta da sciatore a sette anni, quando i genitori lo spronano a provare anche un altro sport. Il suo primo maestro di tennis è Heribert Mayr da Brunico, che assieme ad Andrea Spizzica si fa carico del compito (a posteriori) più importante: indirizzare Jannik verso il tennis.

Hebi (Mayr, ndr) mi segnalò questo ragazzino di 7 anni” ha raccontato Spizzica un anno fa a Sportface. “Ci giocai nonostante io non parlassi una parola di tedesco e lui una parola di italiano. Inizialmente Jannik si divideva tra tennis e sci e quindi giocava poco. Il nostro obiettivo divenne presto fargli scegliere il tennis; è stato un lavoro certosino, anche ‘sporco’ perché dovevamo dargli un contenuto tale da renderlo forte tanto quanto lo era con gli sci ai piedi“. A quei tempi però, ammette Spizzica, non si intravedeva il suo potenziale. “Non a questi livelli, almeno“.

Jannik Sinner e Andrea Spizzica

Un aiuto decisivo arriva dall’innato senso della competizione di Sinner, come spiega Heribert Mayr. “A 12 anni era campione italiano di sci e si allenava tutti i giorni; a tennis era forte, ma per lui era ancora un hobby da due volte a settimana. Nello sci, però, iniziava ad accusare il colpo e non vinceva più. E Jannik è uno che ha sempre voluto vincere, non accettava di perdere neanche contro di me“. Riassumendo: Jannik ha 12 anni, è uno sciatore promettente che però fatica a progredire. Il tennis non è ancora il suo ‘tutto’, e soprattutto ha una struttura fisica tanto gracile che gli avversari riescono speso a renderlo innocuo tenendolo lontano dalla linea di fondo. Nel corso di un raduno nazionale, un maestro lo accusa addirittura di ‘non saper fare due palleggi’ perché ha un gioco troppo votato all’attacco. Questo perché Spizzica e Mayr lo stanno indirizzando in quella direzione.

Jannik metterà in soffitta gli sci un paio d’anni dopo, ma la sport delle nevi gli consegnerà un lascito fondamentale. La capacità di mantenere alta la concentrazione nei piccoli segmenti di tempo composti da un quindici, ereditata da uno sport in cui la performance dura un paio di minuti e non c’è tempo per gli errori.

Ancora conteso dallo sci, il talento tennistico di Jannik non è debordante ma comincia ad affiorare. Arrivano i primi risultati (una semifinale alla coppa Lambertenghi, la finale nazionale under 13) e con essi la sua dimensione si allarga abbastanza da lambire l’interesse di Massimo Sartori, storico coach di Seppi, che proprio col suo allievo vuole farlo palleggiare durante il challenger di Ortisei del novembre 2014. Quella mattina però Seppi sta male, ‘e in campo con quel ragazzino ci sono finito io. Dopo un’ora, sono uscito morto!‘ racconta Sartori al Messaggero. Uno dei primi a intuire che Jannik è speciale, Sartori convince i suoi genitori a portarlo a Bordighera per sottoporlo all’attenzione di Riccardo Piatti. Qualche mese di assestamento e nell’estate 2015 il ragazzo si trasferisce in pianta stabile al centro di Bordighera (adieu, piste da sci!), dove attorno a lui si forma un team composto – oltre che da Piatti – anche da Andrea Volpini e Cristian Brandi, che lo ha accompagnato a Sofia.

Sinner gioca un’ottantina di match con la casacca di junior senza mai eccellere (best ranking di n.133 del mondo) e nel 2018 si tuffa definitivamente nel circuito dei Futures. Nel febbraio 2019 vince il suo primo challenger a Bergamo, senza aver ancora mai vinto un Futures; ci riuscirà la settimana successiva a Trento e poi a Santa Margherita di Pula, prima di vincere ancora a livello challenger a Lexington e Ortisei. Quest’ultimo successo, ottenuto pochi giorni dopo aver vinto le Next Gen Finals e a pochi chilometri da casa, coincide in qualche modo con l’abbandono del nido. A quel punto Sinner spicca il volo: il resto, più o meno, è storia che conosciamo.

Jannik Sinner – Sofia 2020 (foto Ivan Mrankov)

SINNER OGGI. E SINNER DOMANI

Sinner è molto più vicino ai più forti di quanto si pensi“, afferma sempre Sartori – che non è certo un tipo dagli entusiasmi facili. “Durante la pandemia gli ho fatto vedere molte partite di grandi campioni come Federer o Djokovic” aggiunge invece Piatti, intervistato dal Corriere dello Sport e dal Secolo XIX. “Di quelle sfide ho selezionato 40-45 minuti, i periodi in cui avevano giocato male. Volevo che Jannik capisse come erano comunque riusciti, in una situazione in cui non si stavano esprimendo al meglio, a cambiare il corso del match“. Esattamente ciò che Sinner ha fatto a Sofia contro Pospisil. Se giocare da favorito diventerà un problema? “No, perché è un atleta di alto livello” conclude secco Piatti. “La migliore educazione non è mettere timori, ma mostrare la strada. Perché c’è ancora tanta strada da fare“.

La pressione (e l’esaltazione un po’ stucchevole) sembra orbitare più fuori che all’interno dell’universo Sinner, dove tutto funziona a meraviglia. Il ragazzo è consapevole dei propri mezzi ma non ha fretta – ‘perché è la cosa più difficile da gestire, la fretta‘ – né si preoccupa che la pandemia gli abbia fatto perdere tempo e posizioni in classifica. “Non rimpiango i mesi saltati per il ranking, sono solo contento che la mia famiglia e i miei amici stiano bene. Magari potevo essere N.20, ma anche se non lo sono pace, la cosa più importante è rimanere in salute e sperare di viaggiare con meno problemi il prossimo anno. Prendo tutto quello che mi è arrivato”.

Peraltro, c’è il caso che lo stop lo abbia addirittura aiutato. Non possiamo essere certi che una stagione completa, senza gli allenamenti intensi dei mesi senza tennis – ‘2-3 sessioni al giorno di tattica e tecnica’, dice Piatti – che gli hanno consentito di lavorare sui suoi punti deboli, si sarebbe conclusa ugualmente con un quarto di finale Slam e il primo titolo in carriera. Perché Jannik Sinner, in questo momento, è soprattutto un tennista in costruzione. Anche se è già fortissimo, e ha dimostrato di poter già vincere, ha bisogno di crescere ancora per poter arrivare – non è più il caso di nascondersi – dove tutti credano possa o persino debba arrivare. E rimanerci. Top 10, o magari ancora più su come sospetta Pospisil.

Non possono né devono essere un problema le smisurate attenzioni che lo stanno braccando. Quelle dei media (non tutte giuste). Paragonarlo a Federica Pellegrini o Alberto Tomba è prematuro e ingeneroso nei confronti di chi ha ampiamente fatto la storia dello sport italiano, ma a Sinner deve cambiare poco: lui ha la sua strada e sta dimostrando di poterla percorrere senza distrazioni. Quelle degli sponsor (tutte giuste). Secondo la Gazzetta dello Sport Sinner è un brand che vale già due milioni a stagioneRolex, Technogym, Parmigiano Reggiano e Alfa Romeo sono saliti quest’anno sul carro già occupato da Nike e Head – ed è perfettamente normale che sia così, perché ad oggi non esiste un under 20 che prometta come Sinner. Oltre ad essere normale, se Jannik manterrà le promesse, questa attenzione crescerà in modo esponenziale e durerà per tutta la carriera. Meglio iniziare già oggi a trovare il modo di gestirla: è una delle tante cose che tornerà utile domani.

Jannik Sinner – Roland Garros 2020 (foto Twitter @Rolandgarros)

L’immediato domani dello Jannik mono-pensiero – ‘vuole sapere tutto del tennis, del resto c’è chi se ne occupa‘ dice sempre papà Piatti – sarà il ritorno a casa a Montecarlo, dove risiede, e la partenza per l’Australia a metà dicembre, dove smaltire l’obbligo di quarantena e cominciare ad allenarsi in vista del 2021. A 19 anni, da numero 37 del mondo, avrà ancora un po’ di tempo per fallire. Ma neanche troppo.

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