Dopo la “sbornia” Sinner, la O2 Arena vuota deprime Tsitsipas. E pure Rublev

Editoriali del Direttore

Dopo la “sbornia” Sinner, la O2 Arena vuota deprime Tsitsipas. E pure Rublev

London ATP Finals – Pistolesi e Nargiso, confronto impari con Jannik. Il greco “Master 2019” se la prende con l’atmosfera che non c’è. Thiem: vendetta servita. Nadal fresco come una rosa non cede un set al russo già domo. Federer non è Trump

Pubblicato

il

ATP Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

Stiamo tutti ancora smaltendo la sbornia Sinner, gira ancora un po’ la testa, quando cominciano le finali ATP all’O2 Arena che senza pubblico trasmettono una tristezza infinita per un addio a Londra che più moscio non poteva essere. I giocatori, e che giocatori!, per fortuna ci sono, i raccattapalle mascherati anche, un arbitro a partita anche, i cameramen guai se mancassero (addio milioni di diritti tv!), ma viene la nostalgia perfino dei giudici di linea e dei loro errori umani, tanto che Boschetto e Golarsa nel commentare Thiem-Tsitsipas si ribellano inconsciamente alle righe elettroniche e a quelle voci cacofoniche emesse da un computer spettrale invocando ripetutamente, ma invano, le chiamate al Falco che non potranno esserci.

L’effetto Sinner ci ha davvero travolto. Hai voglia carissimo Riccardo Piatti, e Jannik stesso, di invocare pazienza, di predicare umiltà, di raccomandare al colto e all’inclita perle di saggezza e buonsenso secondo cui, come rievoca Angelo Carotenuto nella sua brillante e quotidiana newsletter su “Loslalom.it” parafrasando coach Piatti ammonisce “la necessità di perdere a 19 anni è la miglior strada per aumentare la capacità di vincere”.

Vanni Gibertini ha preparato un articolo sulla “Nascita della Sinner-mania, tutti pazzi per Jannik” (che pubblicheremo nei prossimi giorni) prendendo un po’ le distanze dagli eccessivi entusiasmi dei nostri media in blocco suscitati in fondo in fondo (ma non solo…) dalla vittoria del giovanotto della Val Pusteria in un torneo minore, un ATP 250 cui non prendeva parte nessun top-ten.

 

A colpire l’immaginario collettivo hanno certo contribuito più fattori, in primis l’escalation straordinaria di un ragazzo che due anni fa non era fra i primi 800 tennisti del mondo, nonché la sua indiscutibile precocità che lo mette sulla falsariga dei leggendari Fab Four. Poi ci sono anche i particolari “romantici” del ragazzo che lascia la montagna e i genitori, ben ricostruiti da Alessandro Stella nel suo bell’articolo. Forse i media sono corsi un po’ dietro a quello che la gente, angosciata da ben altri problemi in quest’Italia in piena emergenza, voleva sentirsi dire, voleva leggere per aprire il cuore a un futuro più roseo (e magari anche azzurro) piuttosto che rosso o anche arancione.

Prima di chiudere quest’argomento che ci terrà compagnia almeno fino al prossimo Open d’Australia, ho pensato sorridendo a che cosa – nell’apprendere dell’esplosione della Sinner-mania – deve essere frullato per la testa a quel “romano de Roma” certo ricco di sense of humour di Claudio Pistolesi, fino a ieri il più precoce tennista italiano a vincere un torneo ATP, a Bari nel 1987 a 19 anni e 7 mesi. Quella vittoria non se la filò nessuno. Tutt’al più sarà uscita sulla Gazzetta del Mezzogiorno, e altrove in qualche “notizia in breve”. Le ingiustizie della vita, avrà di sicuro pensato “Pistola”, con una scrollatina di spalle.

Io che lo vidi giocare, però, posso garantirvi che con quel suo gioco da pallettaro –e lo dico con il massimo rispetto, perché ricordo perfino una sua vittoria su un Wilander dismesso – nessuno lo avrebbe mai pronosticato né n.1 del mondo, né top-ten o top-30. Difatti si è fermato a un best ranking di 71, raggiunto la settimana prima di compiere 20 anni (il 17 agosto 1987). Anche Diego Nargiso, a proposito di presunte promesse e classe 1970, a 18 anni si è issato al suo best ranking, n.67, senza poi riuscire a salire più su. Lui, napoletano verace, per la verità sembrava avere qualche arma tecnica in più rispetto al regolarista romano dalla mano quadra, il servizio mancino, il gioco a rete, qualche tocco al volo non disprezzabile – a Roma battè Emilio Sanchez, a Key Biscayne contro Courier “fece un primo set da fenomeno vinto al tiebreak e gli altri due da Nargiso… (6-2 6-0)” come scrisse Rino Tommasi. La testa di Diego non era davvero quella di Jannik.

Jannik Sinner – Sofia 2020 (foto Ivan Mrankov)

C’ero stato là per tutti gli ultimi 11 anni alla O2 Arena, e a giro per il mondo avevo visto dal vero 41 – fra Masters (1970-1989) e ATP Finals – di 49 edizioni della rassegna di fine anno. Mancare l’ultima, con il solito percorso a piedi che facevo per raggiungere la stazione underground di Canary Wharf attraverso il ponticino pedonale che varca il canale e l’Obika bar (con i suoi sandwich niente male) per trovarmi dopo una sola fermata a North Greenwich mi manca moltissimo, anche se non come Wimbledon e il Roland Garros… che gli Slam e i tornei all’aperto (senza la condanna della sessione serale!) sono tutta un’altra cosa. Ma anche alla 02 Arena, con tutto quel percorso dalla stazione metro al teatro in mezzo con tanta, tantissima gente, e non solo i 17 mila sugli spalti, ma anche tutti quei giovani a spasso fra pub, ristoranti, discoteche e negozi di ogni tipo, contribuivano a creare un’atmosfera che – come troppe cose quest’anno – se ne è andata e, almeno per il tennis, non tornerà più.

Spero proprio di ritrovarla a Torino quell’atmosfera, magari già dal 2021, anche se l’epidemiologa romana Stefania Salmaso che ho ascoltato l’altra sera su “La 7” dalla Gruber mi ha dato la bruttissima notizia che anche se spuntassero fuori quattro, cinque, sei vaccini efficaci, finché tutto il mondo, ma proprio tutto (Africa e Asia comprese) non sarà negativizzato (e non vedo proprio come sarà possibile arrivarci, anche se sparissero d’incanto i negazionisti) per tre anni lei non prevede la possibilità di liberarsi di queste insopportabili (ma necessarie) mascherine. Se ha ragione non vorrà dire soltanto perdersi miliardi di sorrisi, ma un susseguirsi di rischi di nuovi contagi. E non se ne può più.

Chiedo scusa per le divagazioni. Di certo l’atmosfera della 02 Arena 2019 non l’ha sentita il “Maestro” in carica Tsitsipas che un anno fa, sebbene all’esordio alle ATP Finals, in finale con Thiem aveva vinto al tiebreak del terzo set. Stefanos ha imputato la sua sconfitta con Thiem anche – sia pur non solo – all’assenza del pubblico, di un calore che non c’era. Questo appena vissuto rischia di essere l’unico duello fra due tennisti dal rovescio a una mano, se non si ripeterà in una nuova finale. Tutti gli altri sei lo giocano bimane (ogni volta che lo scrivo penso che il neologismo appartiene allo scriba Clerici) e mi piacciono meno, anche se ormai ci ho fatto l’abitudine.

Chissà, magari quella di Tsitsipas – il cognome di tennista che si presta ai refusi come nessun altro, a parte l’accento che alcuni fanno cadere sulla seconda i e altri sulla a e almeno i telecronisti dello stesso match si dovrebbero mettere d’accordo… – sarà stata anche una scusa, un alibi per giustificare la sconfitta nella rivincita con Thiem, però secondo me un pochino ci sta. Perché il greco, un po’ Superbone (qualcuno fra gli over 50 ricorda il fumetto?) e un po’ istrione con la tendenza a filosofeggiare da uomo vissuto, secondo me è tipo più di altri incline a esaltarsi se gli riesce un colpo da maestro, se può far uscire un coniglio dal cilindro. Mi dà l’aria di essere un po’… narciso, di uno che ha bisogno di consenso, di entusiasmo attorno a sé, e meglio se ad applaudirlo c’è una folla adorante.

Ho conosciuto tanti giocatori così: di quelli che sul centrale a spalti gremiti giocavano da fenomeni, mentre sul campo 17 davanti a quattro spettatori non beccavano palla. Non dico che Tsitsipas abbia avuto una annata inferiore rispetto al 2019 per via del Covid e dell’assenza di pubblico alle sue partite – non ne ha vinta più una dai quarti del Roland Garros – però non mi sento di escluderlo del tutto. Vero anche che è sempre più difficile confermarsi che emergere, soprattutto se non si ha troppa pazienza e umiltà.

Stefanos Tsitsipas – ATP Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

La cronaca del duello fra rovesci monomani Ubitennis l’ha già pubblicata e la condivido, quindi ve la risparmio. E spero non me ne vogliate ma anche la partita fra Nadal e Rublev, un giocatore che è freschissimo per aver giocato poco e un altro che è stanco per aver giocato troppo, non mi ha fatto impazzire, tranne che per qualche recupero pazzesco di Nadal con il rovescio da posizioni impossibili per chiunque altro. Rublev, che mi dà sempre l’aria – anche per quel suo rispondere alle domande sempre con il testone riccioluto e gli occhi bassi – d’essere un timidone, un ragazzo ipersensibile, ha forse accusato anche la tensione di ritrovarsi per la seconda volta al cospetto del suo idolo Nadal insieme all’élite del tennis mondiale. La prima volta risaliva a tre anni fa, Rublev non era competitivo allora, non conta. Stavolta più di qualcuno pensava che Andrey potesse mettere in difficoltà un Nadal che l’unico torneo sul cemento indoor l’ha vinto 15 anni fa, contro Ljubicic a Madrid 2005 (il coach di Federer e il neomanager di Berrettini con LJSportGroup).

Ma Rublev ha perso presto il servizio nel primo set, prestissimo nel secondo, e Rafa si è limitato a controllare la situazione. Vincendo in due set, mentre Thiem – suo prossimo avversario domani martedì – aveva vinto in tre, Rafa ha messo da parte un piccolo bottino che tante volte in questa competizione con i round robin si è rivelato importante. Rafa è sembrato in forma, ma il suo avversario no. Ho chiesto a Rublev se non ritenesse d’aver giocato troppo e mi ha risposto che sì, a Parigi era stanco, ma qui non riteneva d’esserlo: “D’altra parte per cercare di qualificarmi ho dovuto iscrivermi al maggior numero possibile di tornei…”. Ne ha vinti cinque, più di tutti. Difficilmente vincerà questo.

Nadal invece questa volta ha più chances di altre. Mai era arrivato così fresco a Londra in quelle nove volte in cui aveva partecipato. E altre sei non era neppure riuscito a venire. Alle semifinali secondo me arriverà. Un bel tassello per la qualificazione l’ha già messo. E mi è piaciuta anche una sua dichiarazione in risposta a una domanda di Cindy Shmerler del New York Times che gli ha chiesto se non ritenesse che anche per gli Slam sarebbe venuto il tempo di giocare sulla distanza dei due set su tre, come accade ormai per tutti i Masters 1000 e anche per le finali ATP: No, credo che si dovrebbe continuare a giocarli tre set su cinque, negli Slam si gioca un giorno sì e uno no. Nei Masters 1000 si passò ai due su tre anche nelle finali soltanto nel 2007… dopo che per due anni di fila io giocai di domenica due finali a Roma intorno alle cinque ore contro Coria e contro Federer e c’era Amburgo che cominciava il lunedì”.

E anche l’Open del Canada e Cincinnati avevano lo stesso problema del back to back. Oggi si giocano altre due rivincite di finali: quella di Roma fra Djokovic e Schwartzman e quella di Bercy fra Medvedev e Zverev. Per la prima… non ci sarà vera rivincita, vincerà per la sesta volta il serbo che mira a eguagliare i sei trionfi di “Maestro” Federer anche se non ha più vinto a Londra dal 2015. Interpellato su tale evenienza Federer avrebbe dichiarato che non si comporterà come Trump, ma accetterà sia il pareggio che la presente leadership di Novak. Per la seconda semifinale si potrebbe rovesciare il risultato di Bercy anche perché la superficie mi è sembrata molto veloce e più adatta al tennis di Zverev, “Maestro” a Londra due anni fa. Anche i bookmakers parevano incerti alla vigilia del torneo: qualcuno aveva considerato Medvedev terzo favorito delle Finals dopo Djokovic e Nadal, qualcuno invece Zverev. Stasera qualcuno dovrà aggiornare quelle quote.

Continua a leggere
Commenti

Editoriali del Direttore

Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

Pubblicato

il

Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

Pubblicato

il

All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

Pubblicato

il

ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement