Djokovic-Thiem, Nadal-Medvedev. Londra sceglie il supereroe tra i fantastici 4 (Crivelli). Luciano Darderi, dalla capitale alle ATP finals (Terracina)

Rassegna stampa

Djokovic-Thiem, Nadal-Medvedev. Londra sceglie il supereroe tra i fantastici 4 (Crivelli). Luciano Darderi, dalla capitale alle ATP finals (Terracina)

La rassegna stampa di sabato 21 novembre 2020

Pubblicato

il

Djokovic-Thiem, Nadal-Medvedev. Londra sceglie il supereroe tra i fantastici 4 (Riccardo Crivelli, Gazzetta dello Sport)

Musica, Maestri. La stagione più complessa e contorta di sempre, stravolta nel calendario e nelle emozioni da una terribile e imprevedibile pandemia, offrirà un concerto di chiusura con gli interpreti migliori: i primi quattro giocatori del mondo. […] Non accadeva dal 2004 che le semifinali del Masters mettessero insieme i protagonisti dal numero uno al numero quattro del ranking: allora si trattava di Federer, Roddick, Hewitt e Safin, con il trionfo del Divino svizzero. Quest’anno, all’appello, mancava ancora e soltanto il primo violino, Novak Djokovic, attorcigliato intorno alle sue preoccupazioni extracampo (la battaglia politica contro l’Atp) che lo avevano improvvisamente prosciugato contro Medvedev. La sfida da dentro o fuori con Zverev, del resto, è soprattutto psicologica, perché anche il tedesco si porta nello spogliatoio i fantasmi di un periodo nero, tra le accuse di violenze domestiche dell’ex fidanzata e una paternità problematica. Infatti Sascha esce dai blocchi con il braccio congelato, palesando una volta di più la difficoltà maggiore di questa settimana, il controllo della seconda di servizio, un chiaro sintomo di confusione tecnica e mentale. […] Alla fine, uno Zverev comunque discreto collezionerà addirittura più del doppio dei vincenti del rivale (38 a 18), ma la precisione chirurgica di Djokovic nel conquistare i pochi punti chiave del match scaveranno la differenza decisiva: «Mi sono sentito bene fin dall’inizio, stavolta sono riuscito a tenere il livello alto per tutto l’incontro, il servizio non mi ha mai abbandonato e ho trovato le soluzioni giuste al momento giusto». Avrà avuto meno di 24 ore per capire se le sensazioni crescenti lo accompagneranno anche nel test della sfida pomeridiana contro Thiem, probabilmente l’ostacolo più arduo che in questo momento possa capitare a chiunque: «Ho molto rispetto per Dominic e per il suo team, hanno una grande etica del lavoro. Mi aspetto una battaglia tosta. È un vincitore Slam, ora, e forse può giocare più libero di prima». L’anno scorso, nell’ultimo match del round robin, finì 7-6 al terzo per l’austriaco e fu una delle più belle partite dell’anno, poi è arrivata la favolosa replica della finale degli Australian Open, persa da Dominator dopo essere stato avanti due set a uno. Ormai il numero 3 del mondo appartiene al gotha, è maturato fino a giocarsela con i Big Three su tutte le superfici e gli ha fatto bene, per resettare dal trionfo degli Us Open, fermarsi dieci giorni dopo il torneo di Vienna. A Londra sta mostrando una condizione tecnica sfavillante, il recente infortunio a un piede è ormai un ricordo e il favoloso successo su Nadal di martedì ha aggiunto consapevolezza a un campione ormai compiuto: «Ma questo torneo è strano, tutti possono vincerlo, perciò non mi sento affatto il favorito». Parole di burro per Rafa, ancora alla ricerca della prima conquista del Masters, un torneo maledetto. Lo stop contro Thiem non l’ha troppo perturbato, e anzi lo ha convinto, per la qualità del gioco espressa, che l’occasione di azzannare le Finals potrebbe finalmente realizzarsi, ora che il fisico non gli ha chiesto il conto delle solite stagioni massacranti del passato. Il maiorchino, nella semifinale serale, parte dal conforto di tre confronti diretti senza sconfitte contro il redivivo Medvedev: «Non so se Daniil sia un giocatore completamente diverso rispetto a 12 mesi fa quando è esploso, ma sta giocando bene anche quest’anno, e ha fatto semifinale a New York prima di vincere a Bercy. Avrò bisogno di giocare al cento per cento se vorrò avere delle chance» […]

Intervista a Luciano Darderi. Dalla capitale alle ATP finals (Ginevra Terracina, Tempo Roma)

È romano, di origini argentine e della Capitale ama le strade, i vicoli e le bellezze artistiche. Luciano Darderi, classe 2002, è il tennista, diciottenne italiano, che in questi giorni sta facendo da sparring sui campi londinesi dell’02 Arena per gli Atp Finals ai migliori otto giocatori maschili del mondo. È emozionato e felice quando lo contattiamo «sono appena uscito dal campo, qui è un sogno». Il giovane tennista, ha collezionato molti successi e ha scalato tante posizioni. Un vero talento dentro e fuori dal campo, dove sa che per raggiungere “la vetta” bisogna fare sacrifici e lavorare duramente. E a Londra con i migliori… «È un sogno poter fare da sparring ai primi otto al mondo. Ci sono Novak Djokovic, Rafael Nadal, Dominic Thiem e Daniil Medvedev sono per citarne alcuni. L’Atp Finals è qualcosa di spettacolare, emozionante e coinvolgente. Per me è un vero onore essere qui». Com’è nata la sua passione? «Quando avevo quattro anni, mio padre da giocatore che era, mi ha messo una racchetta in mano. È stato lui a trasmettere a me e a mio fratello questa passione. A dodici anni ho cercato di prenderla più seriamente. Sono molto legato alla mia famiglia, anche se mia madre la vedo solo un mese l’anno, quando torniamo in Argentina. Mio padre è sempre con me e mio fratello Vito (campione italiano under 12 2020, campione europeo under 12 2020, campione mondiale under 12 di doppio 2020 ndr). Un vero vantaggio». I suoi obiettivi? «Quest’anno facendo solo tre tornei sono entrato nei top dieci al mondo juniores ma il mio sogno è entrare nei primi venti al mondo e vincere uno Slam. In questo periodo è molto difficile fare tornei ed allenarsi. Molte città, regioni e stati sono in lockdown, quindi servono permessi particolari, ma poi bisogna fare la quarantena. Insomma non è facile. Meglio allenarsi per il 2021». […] Il giocatore che le piace di più? «Il mio idolo è Juan Martin Del Potro, perché ha le mie stesse origini e mi ricordo di lui quando ero piccolo, anche se sono molti i giocatori che mi piacciono» […]

Continua a leggere
Commenti

Rassegna stampa

La ‘decima’ di Rafa Nadal a Roma (Crivelli, Mastroluca, Rossi, Franci, Semeraro, Calabresi, Azzolini)

La ‘decima’ di Nadal a Roma nella rassegna stampa di lunedì 17 maggio 2021

Pubblicato

il

Nadal il gladiatore (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Rafa Massimo Nadal è ancora e sempre il signore dell’arena, il gladiatore più forte di tutti che brandendo la racchetta come una spada sta incidendo una storia immortale nel cuore di Roma.

[…]

 

Un campione titanico che impreziosisce il trionfo battendo il rivale più ostico, più agguerrito, più vicino al suo spirito di guerriero indistruttibile: una finale contro Novak Djokovic (la sesta al Foro), infatti, non è mai una semplice partita, ma il contrapporsi di due caratteri indomabili. Dritto letale Il loro 57° confronto diretto, la rivalità tennistica più sostanziosa di sempre, regalerà 2 ore e 49′ di palpitante battaglia, offrendo per lunghi tratti una qualità degna di due divinità che vorresti non finissero mai. Rafa si annette il primo set perché serve con percentuali di prime altissime (84%) che gli permettono di prendere subito ll controllo dello scambio e di cercare immediatamente la soluzione vincente, per poi aggredire Nole nei game in risposta. Ma come sempre accade tra incommensurabili fenomeni, appena uno cala l’altro azzanna: nel secondo set il servizio del maiorchino è meno efficace, mentre il Djoker riesce finalmente ad aprirsi il campo con il rovescio e si ritrova padrone del match. Fino al 2-2 del terzo set, quando non sfrutta due palle break e d’improvviso *** si trova l’altro di nuovo addosso con tutto il peso della sua completezza tecnica sublimata dalla superficie, e con l’arma letale di nuovo inarrestabile: Nadal chiuderà il match con 26 vincenti di dritto.

[…]

Verso Parigi Adesso Rafa è in doppia cifra al Roland Garros (13 successi), a Barcellona (12), a Montecarlo (11) e a Roma (10) e ha cancellato, se ce ne fosse bisogno, i dubbi sulla condizione con cui affronterà Parigi tra due settimane: «Sono pronto, dovrò solo allenarmi bene a casa dopo un paio di giorni di riposo». La Francia alletta anche Nole, lo sconfitto che non accampa scuse per le quasi cinque ore trascorse in campo sabato tra Tsitsipas e Sonego: «Non ero stanco, semplicemente non ho sfruttato le mie chance nel terzo set e Rafa si è rivelato più forte. Ma ho dimostrato di essere tornato competitivo anche sulla terra, certamente vado al Roland Garros con l’ambizione di vincerlo».

[…]

Nadal ancora re di Roma: “È il mio posto speciale” (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Next Gen «siamo noi». Novak Djokovic scherza e allontana la concorrenza dei giovani che bussano alle porte del paradiso del tennis. Il numero 1 del mondo è arrivato senza energie all’ultimo scatto della finale degli Internazionali BNL d’Italia 2021. Ne ha avute di più Rafa Nadal che ha conquistato il suo decimo titolo eguagliando il record di 36 Masters 1000 in bacheca del serbo.

[…]

Il re della terra battuta, il campione più vincente di sempre su questa superficie, ha chiuso 7-5 1-6 6-3. Sedici anni dopo il suo primo successo, in una maratona al quinto set contro l’argentino Guillermo Coria in cui recuperò anche un break di svantaggio nel parziale decisivo, Nadal è ancora qua. Ancora con il trofeo in mano, sollevato sotto il cielo di Roma, con un’espressione insieme di gioia e di sollievo.

[…]

Comprensibilmente felice Rafa Nadal, contento di come il suo diritto abbia funzionato sempre meglio dal primo turno alla finale. «Per me, è un grande miglioramento, soprattutto sulla terra rossa. Ho vissuto una grande settimana, ho giocato tanto, mi sento stanco ma molto soddisfatto». Roma, ha confermato, «è un posto speciale, forse il più importante per la mia carriera. Ora voglio tornare a casa, riposarmi un po’, poi mi rimetto a lavorare per migliorare». LA PARTITA. Alla 57° replica della rivalità con più capitoli nell’era Open, era difficile attendersi troppe sorprese. Rafa e Nole, che si sono incontrati almeno una volta all’anno per sedici stagioni di fila, hanno provato comunque a far ricorso a qualche strategia inattesa.

[…]

La sfida si trasforma presto in un duello territoriale, di testa e di geometrie. Gradualmente, Nadal comincia a giocare più profondo da dietro. Rischia anche di farsi male, quando scivola sulla riga tirando comunque un passante vincente nel finale del primo set. Il maiorchino rallenta con il back di rovescio lungolinea, una strategia che ha messo in crisi il numero 1 del mondo nel recente duellò in finale al Roland Garros. E conquista in volata il primo set ll vantaggio negli scambi brevi (24 punti a sedici in quelli che hanno richiesto al massimo cinque colpi)

[…]

Ma nel secondo ha un calo di intensità che consente a Djokovic di allungare la finale. Il terzo è ancora diverso. La finale più “anziana” degli Internazionali BNL d’Italia nell’era Open, la seconda più agée nei Masters 1000 dal 1990, quando sono stati introdotti questi tornei in calendario, è un duello di scatti. All’ultima curva, sulla prima delle due palle break sul 2-2 15-40, il serbo affossa un dritto non impossibile. Non è del tutto un caso che il tasso di conversione delle palle break del numero 1 del mondo sia passato dal 50% e più dei primi due turni al 38% della sfida per il titolo. All’ultima curva della finale, all’ultima svolta di una partita con tante variazioni su un tema conosciuto, Rafa resta un uomo solo al comando. Nel cuore di Roma.

Nadal, il padrone della terra aggiunge la Decima al bottino di Roma (Paolo Rossi, La Repubblica)

Sedici anni di abuso di potere. Dieci volte Roma. E tredici Parigi, e dieci Montecarlo, e dieci Barcellona. Sul ponte del Centrale del Foro Italico si sventola bandiera bianca quando gioca Rafael Nadal che si diverte a scorare gli avversari.

[…]

Nadal ha trionfato a Roma, Novak Djokovic ha dovuto rendergli omaggio dopo due ore e quarantanove minuti: 7-5, 1-6, 6-3. Mai nessuno come Rafa. Nemmeno Borg. Ed è inutile andare più a ritroso, nella storia del tennis, cercare confronti e paragoni: lasciamo le altre leggende in pace. «Mi ricordo di quel 2005, cinque ore in campo…» ha detto Rafa durante la premiazione. La sua prima volta, era un 2 maggio: non l’avrà dimenticato nemmeno il povero Guillermo Coria detto Il Mago, l’argentino sconfitto al quinto set da Nadal non ancora diciannovenne. E vogliamo ricordare anche il precedente del 2006, che ancora fa piangere oggi per un lutto non del tutto elaborato? Roger Federer non poté scrivere il suo nome nell’albo d’oro di Roma per quel ragazzaccio dai capelli lunghi e la canotta irriverente. Oggi i capelli sono radi, la canotta è diventata una t-shirt color viola/fucsia. Sono rimasti i tic (nessuno è perfetto), ma soprattutto la passione, l’umiltà, la voglia di sacrificio. Ha ragione Djokovic nel rispondere con l’ironia che non gli difetta mai (neanche dopo una sconfitta così) all’ennesima domanda sulla ‘Next Gen’: «Siamo noi vecchi la Next Gen» (mentre Nicola Pietrangeli lo implora di essere inserito nella lista).

[…]

Djokovic ha fatto buon viso: «Ho trovato il mio gioco, ora devo solo mantenerlo e portarlo al top a Parigi». Ma l’abuso di potere di Rafa continuerà. Perché non si vede chi possa arrestarlo, questo mancino malato di sport, l’unico nella storia ad essere stato numero uno in tre diversi decenni (2000-2009, 2010-2019, 2020…), e perché lui vuole, fortissimamente vuole: «Amo Roma, qui ho vinto per la prima volta un torneo importante. È uno dei miei luoghi preferiti». Poi c’è Parigi, ma quello è uno Slam, altra storia. Nadal ama le coppe, la competizione, le vittorie.

[…]

È per i trofei che ha superato infortuni che avrebbero abbattuto persone con ben altra tempra: lesioni alle spalle, fratture da stress, tendiniti e rotture dei tendini, anche delle ginocchia, problemi alla schiena.

[…]

Lo ricorderete in azione alle sue origini, con quel suo movimento che sembrava un gancio da macellaio, aveva colpi di una violenza inedita sui campi da tennis. Oggi quei movimenti sono storia, video di cultura. Adesso Rafa Nadal soffre da comune mortale, viene messo alle corde (ha annullato due matchpoint a Shapovalov agli ottavi), ma la sua applicazione maniacale è ancora inarrivabile. Anzi, un abuso inarrestabile.

Nadal 10 e lode: Roma applaude il suo re (Paolo Franci, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

[…]

Appena 16 anni per vincere dieci volte gli Internazionali Italia, Master 1000 più prestigioso al mondo ma anche porta del Paradiso, perchè le sensazioni di Roma, si sa, possono diventare le certezze di Parigi. Certezze che lui ha testato con avversari affilatissimi come Shapovalov, o il nostro Sinner, per dirne un paio. E stessa cosa si può dire di Nole Djokovic, per il quale basterà citare la battaglia su due giorni contro Tsitsipas. Nessun dubbio: sul Centrale del Foro Italico è arrivato il meglio del tennis visto a Roma, con Nadal e Djokovic che hanno giocato una grande finale, vinta dallo spagnolo col punteggio di 7-51-6 6-3, la sesta tra i due con un parziale di 4-2 per Rafa.

[…]

E invece c’è stato un momento preciso nel match in cui ogni sensazione ha fatto rima con Djokovic. Dopo il 6-1 rifilato a Rafa nel secondo set – grazie ad un’impennata di Nole ma anche per la minor efficacia di Nadal – il numero uno del mondo ha avuto due palle break sul 2-2 del terzo set. E se ne avesse portata a casa una la curva del match sarebbe sicuramente cambiata. Invece Rafa le ha annullate e da lì Djokovic è praticamente imploso. Da quel golpe sventato Nadal piazzerà sette punti di fila e un parziale di 11 a 1 che si trasformerà nel razzo del trionfo.

[…]

Forse Nole e Rafa non sono più forti come cinque anni fa, ma sono ancora di gran lunga i più forti, aspettando quel ragazzo svizzero di 39 anni che proprio oggi torna nel torneo di Ginevra, dalle sue parti, per saggiare condizione e tennis in vista del Roland Garros. E, a proposito di King Roger, Nole Djokovic, che certo non ama la banalità, anzi, alla domanda scontata di Diego Nargiso sul fatto di aver respinto «ancora una volta l’assalto dei NextGen» ha risposto ridendo ma con una stoccata: «Alla 55a volta che mi fanno questa domanda in una settimana… Sai che ti dico? che stiamo reinventando il NextGen e il NextGen siamo noi, io, Rafa e Roger, che sta tornando e anche Nicola Pietrangeli!» e giù risate. Nadal, con la Decima tra le braccia ha detto come Roma sia «il posto più importante della mia carriera» lasciandosi andare all’amarcord della prima volta, nel lontano 2005: «Quando vinsi contro Coria dopo 5 ore e 15 minuti. Essere di nuovo qui con la coppa in mano 16 anni dopo, indescrivibile!».

[…]

Nadal è stato più continuo di Nole che pure in certi momenti ha costretto il maiorchino alle corde. Ma si sa: il saper soffrire è una delle doti che hanno cementato la grandezza di Rafa. Nadal ora punterà al 14esimo successo al Roland Garros, dopo aver vinto al Foro Italico l’88esimo titolo della carriera: 20 prove del Grande Slam, 36 1000, una medaglia d’oro olimpica, 22 tornei 500 e nove 250.

Nadal, l’imperatore centra la decima: “Roma è magica” (Stefano Semeraro, La Stampa)

“Next Gen siamo noi», dice alla fine Nole Djokovic, 34 anni fra cinque giorni, con l’aria doppiamente scocciata di chi non solo ha appena perso una finale al terzo set (7-6 1-6 6-3) dopo quasi tre ore di fatica, ma per giunta si sente ripetere per la centesima volta la stessa, irritante domanda. Rafa Nadal, 35 anni il prossimo 3 di giugno, se la ride sotto la mascherina. Quando ha vinto a Roma per la prima volta, nel 2005, era un 19enne molto chiomato, adesso tiene la riga in parte per coprire la stempiatura ma il risultato non cambia di molto. Sulla terra vince (quasi) sempre lui. Specialmente a Roma, dove ha alzato la decima coppa – un record impressionante considerato che è in doppia cifra anche al Roland Garros (13), Barcellona (12) e Montecarlo (11): il più seriale dei plurivincitori, neppure Federer gli sta dietro. Un altro record sono i 62 tornei vinti sul rosso, e i 36 Masters 1000 che eguagliano – guarda caso – il primato di Djokovic. Numeri che i Next Gen anagrafici non riusciranno mai neppure ad avvicinare. Dopo che i primi tre ‘1000’ dell’anno – Miami, Madrid e Montecarlo – non avevano visto in finale nessuno dei tre Patriarchi si era diffuso il solito vocio (Saranno finiti? Finalmente i giovani si sono svegliati?), Roma, oltre che il primo grande evento rigiocato in Italia davanti al pubblico, è stato il torneo della restaurazione.

[…]

Intanto succede che i due consoli del Foro -15 vittorie in due negli ultimi 16 anni – hanno rimesso le cose a posto giocando qui la sesta finale in coabitazione. Un match a tratti straordinario, intenso come nella migliore tradizione della casa (era la 57esima replica della rivalità più lunga dell’era Open), a tratti un filo crepuscolare, sporcato qua e là da errori e pause che un tempo i due Cannibali non si sarebbero concessi.

[…]

Se Nadal ha rischiato davvero solo ieri, si può aggiungere che anche Sonego, in semifinale, non è arrivato lontanissimo dal colpaccio contro il Number One. Ora l’obiettivo è Parigi Ai due fenomeni – anzi tre visto che questa settimana torna in campo anche Federer a Ginevra – del resto ormai interessano solo gli Slam; il resto è riscaldamento, verifica, rifinitura.

[…]

La Decima di Nadal eterno re di Roma. Djokovic s’inchina alla fine dello show (Marco Calabresi, Corriere della Sera)

Lo dice lo sconfitto, neanche il vincitore: «La NextGen siamo noi». Tradotto: ne deve passare ancora di tempo per vederci fuori dai giochi. Dal 2005, anno in cui un giovanissimo Rafa Nadal disputò e vinse la prima finale della sua vita agli Internazionali d’Italia, non c’è stata edizione in cui lui o Novak Djokovic non siano arrivati in finale. Ieri si incontravano nel giorno decisivo per la sesta volta, Nadal ha vinto (7-5, i-6, 6-3) per la quarta, che complessivamente è la Decima. Gli organizzatori, sapendo della possibile doppia cifra, gli avevano preparato una foto sui teloni a fondo campo con gli sponsor, da scoprire al momento della premiazione: lui, il io, il Colosseo.

[…]

Quella di Roma resta sua terra di conquista, alla fine di un match che ne ha racchiusi almeno due o tre diversi: uno di questi, durato tutto il secondo set, ha visto Nadal cedere di schianto, prima di risalire prepotentemente nel terzo grazie a un break a zero nel sesto game. Si affrontavano per la 57a volta, eppure a tratti hanno dato l’impressione di riuscire ancora a sorprendersi a vicenda, Rafa e Nole, e con loro il pubblico: fortunati quei quasi 2.500 che ci sono stati.

[…]

appuntamento a Parigi, dove tutto si riazzera. Come si ripartirà da 0-0 nel duello eterno tra queste due leggende: anzi, da 36-36, perché il conto dei Masters 1000 dice questo. E chissà se in quel «la NextGen siamo noi» di Nole è racchiuso anche Roger Federer, che da oggi (diretta Supertennis) tornerà in campo a Ginevra.

[…]

Roma, casa Nadal (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Sarebbe capace di piroette e salti, Rafa, su quei muscoli da tennis builder che venti anni di colpi, rincorse, sterzate, scatti e pallate non hanno ancora corrotto. Riuscirebbe perfino a tenersi sulle punte e improvvisare un arabesque, o interpretare un brisé, con la stessa grazia eterea delle più celebri etoile della danza. Ognuno ha diritto a una perfezione tutta sua, e Rafa, che da un pezzo l’ha trovata, a suo modo ce lo ricorda.

[…]

Sarà sempre e solo se stesso, Rafa, amato dal pubblico per igesti e le gesta da gladiatore, e ancora capace di sorprenderlo, come un Mick Jagger che a oltre 70 anni balla ancora le sue canzoni, come un fuoco che è sempre uguale e diverso da se stesso, e non stanca mai chi lo osserva. In realtà è ancora capace di tutto, NadaL Anche di colpire alla velocità di un mamba, come fa sul due pari nel terzo set a margine di una delle sue più straordinarie e riuscite mutazioni, quando Djokovic lo spinge a un niente dalla caduta e lui reagisce con uno scatto talmente fulmineo da ghermirlo con i suoi denti inquietanti e venefici in quel momento che il passante di contro balzo infila il serbo nei pochi centimetri lasciati liberi da un attacco a rete che ha tutto per risultare decisivo. Sono trascorsi 160 minuti dall’inizio della finale e Djokovic ancora non lo sa, ma siamo alla conclusione. Il morso lo irrigidisce, lo fa sbandare. Sprecate le due opportunità, infatti, è Nadal a ottenere il break point, nel game successivo.

[…]

Sul 5-2 accarezza il primo match point Quello decisivo giunge poco dopo, sul 5-3. Note si consegna, umilmente chiedendo scusa per averci provato ancora una volta. Resta in vantaggio di un successo il serbo (29 a 28), ma sulla terra rossa da qualche tempo non c’è più partita e i numeri dicono altro (19-7 per lo spagnolo). È dal 2016 che Rafa non perde contro Nole sul rosso. Accadde proprio a Roma, crocicchio di infiniti confronti (nove, addirittura). Sono passati cinque anni, e la Coppa è ancora Rafa a mordicchiarla e baciarla con la tenerezza dovuta a una donna amata. Roma appartiene a Nadal, è sua per la decima volta, fa parte della sua storia. Ma dieci non è solo un numero, è un messaggio recapitato all’intero popolo del tennis. Sul rosso -dice- le guerre di successione non sono ancora cominciate. Qualcuno si è avvicinato, Tsitsipas più di tutti. Qualcuno si è allontanato, proprio come Nole. Altri non ci tengono, come Medvedev.

[…]

Chissà se è stata la relativa facilità con cui ha condotto in porto il secondo set, a indurre Nole in tentazione. Succede anche ai tennisti esperti, quando ti rendi conto che il rivale più celebrato ha abbassato la guardia. Nole ha sperato di aver preso il sopravvento, in via definitiva, ma Rafa lo attendeva lì, con i suoi denti aguzzi.

[…] “Parto da Roma con grande fiducia nei miei mezzi. Era quello che cercavo dopo la sconfitta di Madrid». Giunta contro Zverev, ritrovato a Roma e rapidamente punito per aver troppo osato. «Non c’è sfida più grande che tentare di battere Rafa sulla terra rossa», chiosa Djokovic, “non ce l’ho fatta ma sono felice della mia predisposizione a combattere su ogni punto. Il match si è deciso sul 2 pari, quando ho smanito quei due breakpoint che potevano cambiare ll’incontro. Il Roland Garros è la meta. Ci vado con la giusta carica».

[…]

Continua a leggere

Rassegna stampa

Questa è la sua terra (Crivelli). Coach Schiavone vola insieme alla Martic: “Ma il merito è suo” (Esposito). Nadal in semifinale a Roma. La pioggia ferma Djokovic e Sonego (Mastroluca). “Sonego, lo scricciolo è diventato grande” (Marchetti). Il gigante e bruto (Azzolini). La Martic è super, Gauff no problem (Bertellino). Rafa più veloce della pioggia (Valesio)

La rassegna stampa del 15 maggio 2021

Pubblicato

il

Questa è la sua terra (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

[…]Prima che la pioggia si impossessi del pomeriggio del Foro, costringendo a rinviare a oggi il quarto di finale già iniziato di Djokovic e quello mai neppure cominciato di Sonego, Rafa Nadal si prende confortevolmente la scena aprendosi le porte di un giardino che conosce alla perfezione, quello delle semifinali degli Internazionali, raggiunte per la 12° volta in carriera: nelle precedenti, poi ha sempre conquistato la finale. Un messaggio senza troppi fronzoli al resto della compagnia. Alto livello La sfida di ieri con Zverev era talmente delicata da sollecitare la miglior versione stagionale del maiorchino, reduce da tre batoste consecutive contro il tedesco, l’ultima appena una settimana fa a Madrid. Rafa apparecchia la rivincita con una prestazione feroce per concentrazione e capacità di lettura dei momenti, come confermano le nove palle break su dieci annullate all’avversario. Fin dall’inizio, il nove volte campione del Foro porta la contesa sul suo terreno di caccia, quello degli scambi prolungati da fondo che finiscono per prosciugare tutte le armi di Sascha, compreso il rovescio che da solo lo aveva tenuto in piedi per quasi due set. Unico brivido, uno spettacolare ruzzolone alla fine del primo set per un’impuntatura del piede sulla riga del servizio mentre Nadal sta scendendo a rete, che gli provocherà un fastidio per fortuna passeggero al fianco sinistro: «Non saprei dire se è stata la mia miglior partita del 2021, certamente ho giocato un tennis molto solido. E poi ne avevo bisogno, perché nelle ultime settimane, avevo perso un po’ troppi match importanti, quelli sotto pressione. Zverev ha avuto sfide toste nel torneo ma ha 10 anni meno di me e io mi ricordo molto bene come ci si sente a quell’eta ad arrivare sulla palla». In tema di memorie, questa è la settimana in cui Nadal festeggia il 15° anno dalla vittoria in finale su Federer annullandogli due match point, la vittoria che segnò il suo ingresso definitivo nel gotha: «Bei ricordi, ma la cosa più positiva per me è che dopo 15 anni dopo sono ancora qua, a competere a questi livelli, nonostante molti pensassero non fosse possibile. Forse neanche io, in fondo, ci avrei creduto». La sorpresa yankee Dall’altra parte della rete oggi troverà un rivale indubbiamente inatteso, ma che in cinque giorni per lui rivoluzionari si è costruito con merito la chance di giocare per la volta una semifinale di un Masters 1000. Reilly Opelka, n. 47 Atp, coni suoi 2.11è il giocatore più alto del circuito, si è presentato a Roma con appena due partite vinte sulla terra in carriera e cinque uscite consecutive al primo turno da marzo. Certamente sta spremendo il meglio dal servizio, come prevedibile (77 ace in 4 partite), ma contro il terraiolo argentino Delbonis allunga nei momenti decisivi grazie alla tenuta da fondo anche negli scambi sopra i 5 colpi e a un eccellente rendimento alla risposta, riportando così un po’ di luce sul bistrattato tennis americano, che per la prima volta da quando è stato introdotta la classifica computerizzata (1973) questa settimana non ha neppure un giocatore tra primi 30. E mentre lui proverà a mettere paura anche a Nadal, Djokovic sarà chiamato a una dura fatica per garantirsi la possibilità di giocare due partite in un giorno causa sospensione di ieri: il numero uno è sotto di un set e di un break contro Tsitsipas. Il rinvio, invece, potrebbe aver fornito ossigeno a Sonego per il quarto con Rublev dopo la favolosa battaglia vincente di giovedì con Thiem durata più di tre ore. Cielo amico

Coach Schiavone vola insieme alla Martic: “Ma il merito è suo” (Elisabetta Esposito, La Gazzetta dello Sport)

 

Petra Martic stringe forte il pugno e subito cerca con lo sguardo Francesca Schiavone. L’intesa tra la croata numero 25 del mondo e la campionessa azzurra, che la allena da metà aprile (e l’accompagnerà almeno fino a Parigi), funziona alla perfezione: ieri la 30enne di Spalato ha battuto 7-5 6-4 l’americana Jessica Pegula, volando in semifinale dove oggi sfiderà Karolina Pliskova. Petra e Francesca si sono trovate. […] Adesso ha scelto di avere accanto un’altra guerriera ed è certa che dietro a queste vittorie romane ci sia proprio la sua nuova coach. «Ora è cambiato qualcosa – ha detto -. La voce di Francesca, il suo modo di pensare e vedere il tennis mi hanno fatta svegliare. È tutto ció che io vorrei essere in campo: combattente, intensa e positiva. Spero di continuare a lungo con lei». Parola di leonessa La Schiavone è entusiasta di questa sua nuova avventura, scelta per tornare al tennis dopo aver sconfitto il cancro. Tra l’altro si è tolta anche una soddisfazione: da giocatrice non era mai andata oltre i quarti, da allenatrice ha fatto centro al primo colpo… «Avete visto? Mi ha già battuto! Adesso se vuole superarmi deve vincere a Parigi quest’anno e pure il prossimo!», commenta Francesca ridendo. E sul suo ruolo spiega: «Quest’inizio è soprattutto suo. In tre settimane con me ha ritrovato il suo gioco, la sua comfort zone, ma io non le ho insegnato niente. Ho appena cominciato e resto convinta che il giocatore sia il vero protagonista. Gli si può dire qualsiasi cosa, alla fine solo chi va in campo fa la differenza. Tra l’altro noi parliamo poco, lei è molto posata e timida, ma è umile, ha cuore grande e tanta voglia di fare. Per questo oggi si gioca una semifinale. Ora dobbiamo guardare avanti, un match alla volta, un punto alla volta. Qui a Roma ha già fatto tre gare buone. Con la Pliskova? Chissà, ma Petra deve dare importanza a ciò che fa lei, alle sue grandi qualità e al suo gioco»

Nadal in semifinale a Roma. La pioggia ferma Djokovic e Sonego (Alessandro Mastroluca, Il Corriere dello Sport)

 […] RIVINCITA. A una settimana dalla sconfitta contro Alexander Zverev a Madrid, Nadal si è preso la rivincita. Ha chiuso 6-3 6-4 e firmato il primo successo sul numero 6 del mondo dalla finale di Roma del 2018. Un’occasione da festeggiare, a quindici anni esatti dalla vittoria su Roger Federer del 2006 nell’ultima finale al meglio dei cinque set nella storia del torneo. In semifinale, incontrerà la sorpresa del torneo Reilly Opelka, il “gigante” alto 211 centimetri che per la prima volta si è spinto cosi avanti in un Masters 1000. «Sarà molto difficile da affrontare: ha un grande servizio, devo essere molto concentrato sui miei turni di battuta» ha detto dopo il match. ARRIVA LA PIOGGIA. Djokovic e Tsitsipas hanno giocato invece undici game. La partita si è sviluppata in due tempi, poi è stata fermata sul 6-2 2-1 in favore del greco. Il numero 5 del mondo, il più giovane tra i 28 giocatori capaci di battere almeno una volta Nole, Federer e Nadal, ha giocato decisamente meglio: più agile in difesa, più potente in attacco, più efficiente al servizio. Perso il primo set, fermato sul 4-3 e ripreso con il greco molto più brillante, Djokovic appare sempre più insofferente per le condizioni di gioco. Inizia a piovere più forte. Il campo è bagnato, il rischio di scivolare è alto, la sua voglia di rientrare negli spogliatoi evidente. Il vincente del big match dei quarti, che si completerà oggi, incontrerà Sonego o Rublev. LE DONNE. Nel singolare femminile, si conoscono tre delle quattro semifinaliste. L’unico quarto cancellato e rimandato a oggi, infatti, è la sfida fra la due volte campionessa di Roma, Elina Svitolina e la vincitrice del Roland Garros Iga Swiatek. La sfida deciderà l’avversaria in semifinale di Cori Gauff, avanzata per il ritiro della numero 1 del mondo Ashleigh Barty. L’australiana si è fermata per un problema muscolare al braccio destro. «Mi porto dietro questo infortunio da quando avevo 15-16 anni – ha detto e il dolore è aumentato durante la partita. Devo ascoltare il mio corpo». Nell’altra semifinale, Karolina Pliskova ritroverà per la settima volta Petra Martic (4-2 per la croata i precedenti). La ceca ha vinto la maratona di giornata 4-6 7-5 7-6(1) contro la lettone Jelena Ostapenko, ex campionessa di Parigi. Martic, allenata da Francesca Schiavone, è arrivata dove la Leonessa, da giocatrice, non si era mai spinta agli Internazionali BNL d’Italia. Per gli azzurri, c’è comunque una buona notizia. Sara Errani e la rumena Irina-Camelia Begu hanno infatti raggiunto la semifinale del torneo di doppio. Per quanto riguarda i tifosi, chi aveva acquistato i biglietti per la sessione serale di ieri potranno ottenere il rimborso.

“Sonego, lo scricciolo è diventato grande” (Christian Marchetti, Il Corriere dello Sport)

[…] E Gipo Arbino, 66 anni, è il secondo padre di Lorenzo Sonego, l’uomo che lo segue come un’ombra. Gli occhi di Gipo studiano ogni mossa di Lorenzo tanto che sembrano guidarne i gesti. Poi quelle indicazioni Quante ne avrà sentite Lorenzo in undici anni di tennis? Quante ne sente, ancora, sui campi del Circolo della Stampa Sporting di Torino? Lorenzo Sonego, 26 anni, un passato nelle giovanili del Toro, agli Internazionali Bnl d’Italia 2021 si è spinto tanto avanti, alla faccia del coprifuoco e della pioggia, che ieri ha comunque rinviato il suo quarto di finale contro Rublev. Più forte dei famosi pronostici. «La gente non capisce! Lorenzo non è soltanto cuore e orgoglio. È un talento fuori dal comune. Un grande lavoratore, certo, ma ha anche un giocatore istintivo. Naturale». Lorenzo Sonego numero 33 del mondo. Anzi, 28 già con i quarti raggiunti a Roma. Gipo Arbino come Io sta vedendo? «Benissimo. Sono rimasto veramente colpito dagli ultimi progressi. Conoscendolo a fondo me li aspettavo, ma non sapevo ancora quando sarebbero arrivati. In tutte le cose che ha fatto ci ha messo un po’ di più, finché… “Clic”… è arrivato il salto di qualità. Sul rovescio e alla risposta soprattutto. Un percorso iniziato da tempo e i cui primi segnali erano arrivati a Vienna». Ossia nel novembre scorso, con la sconfitta In finale dell’Atp 250 austriaco per mano proprio di Andrey Rublev. Sei mesi… «E in quei sei mesi è arrivata l’esplosione». Un’esplosione culminata con lo spettacolare successo su Thiem. Però parliamo di un rapporto di lavoro di 11 anni. Quanto gli ha insegnato? «Trascorrendo più tempo con me che con la famiglia, con me ha praticamente toccato tutti gli argomenti. È un tipo molto riservato, ma quando ha avuto bisogno si è sempre rivolto al sottoscritto. Non solo: curiamo anche la costruzione del giocatore fuori dal campo. A partire da come si interagisce con le persone. Gli ho spiegato, per esempio, quanto fosse importante la pazienza nelle interviste o nel rispondere alle richieste di autografi. Sapete quanti messaggi ha ricevuto dopo la vittoria con Thiem»? Boh, cento? «Erano 250 e ha risposto a tutti! “Sei un personaggio pubblico”, gli ripeto spesso». • Agli inizi Invece? «Era magro come un chiodo! Io e l’amico Franco Aquilante lo chiamavamo Scricciolix. Poi, improvvisamente, è cresciuto e abbiamo aiutato quella crescita con carichi naturali, pochi pesi, molto stretching e lavoro in campo. Rispetto agli altri del circuito è comunque il più magro. Magari, può vedersela con Humbert. Però, mangia molto. Se, quando smetterà, non continuerà a praticare sport avrà anche la panzetta.” Una curiosità su Lorenzo? «Vi giuro: non sa cosa siano la gelosia e l’invidia. Anzi, è contento quando gli altri vincono. Mi e piaciuto moltissimo quando, in risposta a chi gli faceva notare che tra i nomi degli azzurri da tenere d’occhio venissero citati quasi esclusivamente Sinner e Musetti, ha detto: «È giusto così, perché loro sono più giovani e forti di me». Trovo che questa sia una caratteristica più unica che rara visto che, al giorno d’oggi, è invece la cattiveria a regnare». L’onesto Lorenzo Sonego à stato probabilmente anche brave a creare la sua “bolla” personale, ben diverse da quelle a cui siamo abituati ultimamente. Alice, la sua fidanzata; un bel gruppo di amici fidati, tra i quali Matteo Berrettini e Gianluca Mager; quel coach secondo padre. Cosa manca? «Alle spalle ha anche una bella famiglia che appoggia sempre le mie decisioni. Trovo sia fondamentale per creare un campione». Quale sarà il dopo Roma? «Giocherà a Lione, poi a Parma, in preparazione del Roland Garros. Lo farò lavorare ancora molto sul rovescio slice e tantissimo sulla risposta. Inoltre dovrà concentrarsi molto sul fisico, per rafforzarlo e avere una palla più pesante sul servizio, senza ovviamente perdere di vista le articolazioni». Lorenzo Sonego e il tennis di oggi. «È uno sport basato su velocità, servizio e dritto. Grande fisico ed esplosività. Lorenzo, qui, lo vedo benissimo».

Il gigante e bruto (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Avete presente il gigante buono? Ecco, non è lui. Reilly è un altro tipo di gigante. Cattivo? Solo un po’ in realtà non ha troppo bisogno di esserlo. Non deve improvvisare occhi da tigre per mettere giù un ace e liquidare un avversario. Gli viene naturale, basta caricare la balista che monta sulle pertiche che lo spingono ai 211 centimetri della sua altezza. […] Un gigante che segue i suoi impulsi vitali, incapace di rinunciare al piacere di scoprire un ristorante particolare, una mostra da raccomandare, di conoscere scrittori, artisti, liberi pensatori. Una vita nella quale il tennis entra come gradito ospite, al quale dedicare il giusto tempo, con cortesia e solidale partecipazione, ma senza esagerare. […] Che cosa faccia un tipo del genere nelle semifinali degli Internazionali, alla fine, è una domanda abbastanza ottusa, tipica di chi troppo bazzica il circuito. Più giusto, forse, chiedersi perché non dovrebbe esserci… E infatti, Reilly c’è, la sua prima volta in un contesto così rilevante e significativo. Un “1000” e sul rosso, che poi, guarda il caso, è la sua superficie preferita, «sulla quale trovo per vie naturali i tempi giusti». Con il suo corredo di magliette balneari, molto Californian Lover, e un arsenale da 19 ace a match. Settantasette, quelli realizzati a Roma. Ha battuto Gasquet, poi Musetti (che potrà rileggere con altro spirito il doppio 6-4 rimediato), ha tritato Asian Karatsev. Ha rischiato qualcosa solo con Delbonis. Ma ne è sortito lo stesso in due set. Vincere a Roma? Nella sua agenda non c’è scritto, mentre di sicuro c’è di chiedere a Federer di presentargli Anne Wintour, la direttrice di Vogue. È il suo idolo. Di fatto, l’unico che porti sul cappello una “patch” di una galleria d’arte, il buon Reilly. Forse la prima che investa su un tennista. «Ho cominciato questo rapporto con Tim Van Laere a Madrid, lui ha una collezione splendida e sa parlare d’arte come pochi. Possiede opere di Friedrich Kunath, un artista visivo tedesco, il mio preferito». Difficile dire, in tutta questa architettura così poco tennistica, come si situi Rafael Nadal, prossimo avversario di Reilly. Rafa ne parla bene, si dice impressionato dal vortice che lo statunitense riesce a creare con quel suo colpo d’avvio, ma anche di apprezzare i miglioramenti che il ragazzo (23 anni) ha effettuato su tutta la gamma del gioco. «Si muove bene, ha un dritto che fa male, e poi quella mazzata al servizio. Sta lavorando tanto, questo gli fa onore». Altrettanto concisa la definizione scelta da Opelka. «Lo ammiro. Ha qualcosa di brutale, nel suo gioco. Qualcosa di inarrestabile». D’accordo, si stimano. Che cambia? Non molto in effetti. Ciò che Rafa andava cercando l’ha già trovato. Certezze, che altro? Sebbene appaia un mistero come un tipo del genere possa andare a cercarne altre, tra le migliaia di cui già dispone, gli ultimi eventi lo avevano messo in apprensione. Male a Montecarlo; poi la vittoria a Barcellona, strappata a Tsitsipas solo a colpi d’orgoglio; la sconfitta a Madrid con Zverev, e due o tre momenti di palpabile affanno vissuti fra le statue del Foro, dove Shapovalov era a un passo dal fargli la festa. Piccole angosce da ieri definitivamente in archivio, grazie alla vittoria su Zverev, che il sorteggio gli ha riproposto di fronte, assai meno spavaldo – chissà perché – di quello visto a Madrid. «Ho avuto il match in mano e l’ho gestito bene. Sto ritrovando la forma giusta». Quella di Parigi, intende Rafa. Dove ha intenzione di portare a 14 la serie delle vittorie e a 21 quella negli Slam. Programma tagliuzzato dalla pioggia, in una giornata incupitasi nel pomeriggio. Tsitsipas stava giocando meglio di Djokovic, ma chissà se continuerà a farlo questa mattina. È avanti un set e un break. Non di poco dunque. Solo una breve apparizione per Sonego e Rublev, neanche il tempo di provarci. Si riprende alle 11. Una giornata d’attesa, ma anche di riposo, che a Lori male non avrà fatto, dopo l’impresa firmata a tarda ora con Thiem. Rublev lo sopravanza 2-0 nei testa a testa, ma uno non conta, è di un Future del 2016, l’altro riguarda la finale di Vienna dell’anno scorso, sul cemento indoor.

La Martic è super, Gauff no problem (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Subito definita, prima della pioggia, la semifinale della parte bassa del tabellone femminile del WTA 1000 di Roma. A giocarla saranno una ex campionessa del Foro, la ceca Karolina Pliskova e la croata Petra Martic, cui evidentemente i consigli speciali di Francesca Schiavone, suo coach da circa un mese, stanno facendo bene. La prima ha superato al termine di una gran battaglia la lettone Jelena Ostapenko, già trionfatrice al Roland Garros nel 2017. Per la croata Martic, più in possesso della rivale statunitense Jessica Pegula dei segreti del gioco sul rosso, vittoria fissata in due set. Interrotta sullo score di 2-2 la sfida a dir poco suggestiva tra Ashleigh Bartye Coco Gauff. Alla ripresa è stata la giovane americana a superare il turno, incassando il ritiro dell’australiana, che stava conducendo 6-4 2-1, per un problema muscolare. […] Tutto pronto per l’inizio dell’Emilia-Romagna Open femminile, torneo WTA 250 organizzato da MEF Tennis Events al Tennis Club Parma Le qualificazioni prenderanno il via oggi, mentre la finale è in programma sabato 22 maggio. In campo diverse azzurre, tra le quali la torinese Giulia Gatto Monticone, la bolognese Stefania Rubini e l’emergente campana Nuria Brancaccio, sorella di Raul, altro giocatore in crescita. In campo, tra le stelle attese al Tennis Club Parma e già in main draw, ci sarà proprio Cori Gauff, attuale numero 35 del mondo, classifica che ritoccherà con best ranking tra due giorni. ll talento a stelle e strisce, così come le connazionali Madison Keys, Sloane Stephens e Jessica Pegula, la croata Petra Martic, Daria Kasatkina, AmandaAnisimova, l’azzurra Camila Giorgi e tante altre, proverà a contendere il titolo alle wild card di prestigio annunciate in conferenza stampa Si tratta di Serena Williams e Venus Williams, due leggende dello sport che hanno ricevuto e accettato gli inviti per prendere parte al tabellone principale dell’Emilia-Romagna Open. Wild card nel main draw anche per le azzurre Jasmine Paolini e Sara Errani. Una Paolini fresca di ritorno nelle top 100, grazie alla finale colta la scorsa settimana nel WTA 125 di Saint Malo. Anche per l’ex numero 5 del mondo l’occasione è ghiotta per confermare i progressi dell’ultimo periodo e guardare con fiducia ad un pronto rientro tra le top 100. Sarà una sorta di trasferimento in massa delle big da Roma a Parma, pensando al Roland Garros. Spettacolo assicurato

Rafa più veloce della pioggia (Piero Valesio, Il Messaggero)

[…] Nelle ore seguenti al successo, arrivato dopo tre ore e mezza di randellate, su Shapovalov, il re della terra aveva detto: «Questa vittoria mi dà molta fiducia nel mio corpo. Se alla mia età riesco a reggere come ho fatto contro Tsistipas a Barcellona e qui a Roma contro Denis allora vuol dire che sono ancora competitivo. Tutto dipende da come mi sveglio il giorno successivo a partite così». LA RIVINCITA Si conosce molto bene, Rafa. E soprattutto ha dormito bene la notte visto il modo con cui ieri ha battuto Zverev (6-3 6-4) che gli aveva a sua volta inflitto una dolorosa sconfitta a Madrid. Ma ciò che più ha catturato l’attenzione di quegli spettatori che hanno goduto della botta di fortuna di poter vedere un incontro dall’inizio alla fine (poi la giornata è stata falcidiata dalla pioggia) è il modo in cui ci è riuscito. Non solo non ha accusato stanchezze di sorta contro un avversario più giovane; ma ha mostrato una lucidità in campo degna di miglior causa. Ha salvato nove breakpoint su dieci ed è sopravvissuto ad una caduta rovinosa che avrebbe potuto avere conseguenze più gravi se il suo fisico non fosse composto da titanio. È come se Nadal avesse approfondito così bene i segreti del suo corpo da trarre vantaggio dalla fatica invece di subirla. Il che magari non gli impedirà di perdere qualche partita in più rispetto al passato, vista l’età. Ma vi immaginate che generazione di giocatori potrebbe allevare se lo volesse? L’idea che sottende (oltre al fatturato) la sua Academy a Maiorca probabilmente è proprio questa: ma a fare la differenza sarebbe proprio la sua presenza a pontificare. LORENZO IN ATTESA A questo punto è doveroso dire che, se c’è uno che ti immagini bambino, seduto al centro del campo ad ascoltare una lectio magistralis di Rafa, questi è Lorenzo Sonego. La forza interiore con cui ha sconfitto Thiem pare costruita come quella del maiorchino. L’augurio che si può fare a Sonny è che oggi debba vivere un Super Saturday: il suo quarto contro Rublev che si sarebbe dovuto giocare ieri sera è durato i tre minuti di riscaldamento poi ha ripreso a piovere. Stamattina dunque Sonny affronterà il russo e qualora vincesse dovrà giocare pure la semifinale contro uno fra Djokovic e Tsitsipas. INSIDIA GRECA Attualmente il greco è avanti 6-4 2-1: anche il loro incontro è stato sospeso per il maltempo. E sempre oggi sarà il turno, per Rafa, di vivere la prima surreale esperienza di affrontare Opelka. Nota a margine: gli spettatori che ieri sera sono stati beffati dalla pioggia saranno rimborsati. Il programma del maschile. Centrale: alle 11 Djokovis-Tsitsipas. Non prima delle 13 Opelka-Nadal. Non prima delle 18.30 la semifinale fra i vincenti di Tsitsi-Nole e Sonego Rublev. Grand Stand Arena; 11 Sonego-Rublev.

Continua a leggere

Rassegna stampa

Fantastico Sonego, batte Thiem e vola ai quarti (Semeraro, Azzolini, Mastroluca, Crivelli). Nadal è gigantesco. Annulla 2 match point e batte Shapovalov (Crivelli)

La rassegna stampa di venerdì 14 maggio 2021

Pubblicato

il

Sonego, la notte magica. Più forte di Thiem e del coprifuoco (Stefano Semeraro, La Stampa)

Si sperava nel duello al sole fra Matteo Berrettini e Stefanos Tsitsipas, invece l’impresa l’ha fatta l’uomo della notte, Lorenzo Sonego, firmando dopo quasi 3 ore e mezzo di battaglia quella che per ora è la partita del torneo (6-4 6-7 7-6). Se Berrettini sul centrale si è arreso in due set al greco (7-6 6-2), crollando dopo il tie-break perso, Sonny ha firmato un’altra vittoria del cuore, un capolavoro di grinta, di tenacia, di sacrificio. Sulla Grand Stand Arena alle 11 di sera Lorenzo ha buttato fuori dal torneo il numero 4 del mondo, due volte finalista a Parigi e campione in carica degli Us Open, Dominic Thiem, chiudendo in tre set una partita che avrebbe anche potuto chiudere in due, visto che si era preso il primo set attaccando appena possibile, servendo come un treno. Sul 5 pari del secondo ha avuto poi due palle break che l’avrebbero portato a servire per il match, ma Thiem si è salvato giocando un tie-break alla Thiem. Così invece del mezzogiorno di fuoco si è vissuta la beffa del coprifuoco: alle nove e mezzo lo stadio è stato svuotato (fra i fischi) dal pubblico che ieri per la prima volta è stato ammesso al Foro. Il gioco è ripreso dopo 23 minuti, e Sonny è stato il più veloce a ritrovare il ritmo. Piazzato il break al secondo game si è però fatto raggiungere e superare cedendo due servizi consecutivi. Sul 5-4 sembrava fatta per Thiem, che ha anche sprecato un matchpoint, ma un Sonego indomabile è riuscito a pareggiare il conto, a riportarsi avanti 6-5, e a chiudere 7-5 al tie-break davanti ad un Thiem che ha provato a mettere sul campo tutta la sua esperienza, ma che alla fine si è dovuto piegare alla grinta superiore di Sonego. Peccato solo per l’esultanza a spalti vuoti. Stasera si giocherà il suo primo quarto di finale a Roma contro il russo Rublev che ha battuto 6-4 6-4 lo spagnolo Bautista Agut.

Sonego meraviglia (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 

L’impresa Sonego ce l’ha nei colpi, nei pensieri. E’ tra i pochi a vantare un “gambetto al Re” al numero uno, che mise alla porta Djokovic a Vienna sul finire della scorsa stagione; perché non tentare il colpo anche con chi è stato numero tre? Figurarsi se uno come Lori si fa sfuggire l’occasione. Anzi, la costruisce sul posto, mattone su mattone, e la rinforza, la smonta e la rimonta ancora più solida, fino a sfinire quello che un tempo si faceva chiamare Dominator, a ridurlo in crisi mistica alle prese con il più paradossale dei monologhi. Come roba da matti è la svolta che Sonego impone al match quando sembra che non ci sia più speranza. Siamo 5-4 per Thiem nel terzo, l’austriaco è al servizio. Lore sgomita e ottiene il break e la parità, gioca da indemoniato e si porta avanti 6-5. Poco dopo siamo al tie break. Intanto il pubblico se n’è andato, per via del coprifuoco. Sonego comincia bene, Thiem rinviene, ma il torinese trova i colpi giusti, gli spari di Thiem non gli fanno paura. Una palla lenta inguaia l’austriaco a rete, il match point dura un attimo, palla lunga, Sonego alza le braccia. Tappa, maglia e cronoscalata sono sue. L’Italia sopravvive, questa volta il faro è questo ventiseienne piemontese al quale lo spogliatoio del Tour concede ormai grande attenzione. Lori passa per quello che “ti fa stare in campo fino a notte’; che “sa giocare tutti i colpi; che “se ti azzanna, non ti molla più’: Thiem era avvisato… Non il miglior Thiem, è vero. Viene da un lungo rimessaggio, curativo di infortuni del fisico e dell’animo, e ha ripreso solo a Madrid. Qui a Roma mostra già di essere cresciuto, ma Sonego l’ha obbligato a dare il meglio di sé per portare a casa il match e non è bastato. Lori ha vinto il primo, ha costretto Thiem a un faticoso tie break nel secondo, ha condotto di un break il terzo, infine l’ha superato in volata. Giocherà con Rublev, ma i quarti appena raggiunti valgono già moltissimo.

Gigante Sonego, la notte più bella (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Il capolavoro di Lorenzo Sonego. Dopo tre ore e 28 minuti di partita, dopo aver sconfitto 6-4 6-7 7-6 Dominic Thiem, e avergli rifilato 50 vincenti, ha ancora la forza di ballare in campo. Ha conquistato il cuore dei tifosi italiani, soprattutto quelli che c’erano per i primi due set sulle tribune della Grand Stand Arena. Ma poi hanno dovuto abbandonare lo stadio a causa del coprifuoco. II torinese diventa il quindicesimo azzurro nei quarti di finale agli Internazionali BNL d’Italia nell’era Open. Affionterà per la terza volta il russo Andrey Rublev, che l’ha battuto l’autunno scorso in finale a Vienna. «Devo cercare di portare in alto la bandiera dell’Italia, è stato bello avere il sostegno dei tifosi» ha detto nell’intervista a caldo dopo una partita che ha vissuto di orgoglio rabbioso e coraggio per tre set. Nonostante il 25% di tifosi presenti, la natura dell’atmosfera sulla Grand Stand Arena è la solita del Foro Italico. Serve anche quella perché il torinese si gusti a fondo una partita di cui è assoluto, meritato protagonista. Perché un Sonego così non si era mai visto. Oggi è un giocatore più consapevole di quello che può fare, di dove può arrivare. Tenace lo è sempre stato. Contro Thiem ci ha messo anche grandi prime di servizio, ottime le soluzioni in slice da destra anche nei momenti importanti della partita. Gioca forte, senza paura di rischiare. Mira alle righe, rischia più di qualche palla corta e qualche attacco in controtempo. Per due set, gioca un tennis scintillante che lascia incredulo il suo coach “Gipo” Arbino. Thiem, al contrario, inizia piano, anche troppo. Non è la sua versione migliore e si vede da come prepara il servizio e da quanto corto giochi di diritto, perfino da metà campo. E come saltata la catena cinetica, a parità di sforzo l’effetto ìimpallidisce rispetto a quanto mostrava nei momenti migliori. Per un giocatore come il tornese sentirsi in controllo contro il numero 4 del mondo è evidentemente inusuale. Ci prende gusto. In queste situazioni si incrociano due spinte. Da un lato, speri che possa continuare così; dall’altro, avverti la precarietà dello scenario. E in effetti dal secondo set la partita cambia. Thiem inizia ad aumentare la profondità dei colpi, ma non è ancora preciso. Il tiebreak, chiuso 7-5, inaugura un match nel match. La breve sospensione per far defluire il pubblico a causa del coprifuoco fissato alle 22 aumenta il senso scenografico dell’intervallo fra il secondo e il terzo atto. Sonego saluta i tifosi venuti per lui. I giocatori vengono mandati negli spogliatoi per il tempo necessario all’operazione, poi si ricomincia su una terra più dura. Sonego piazza il primo allungo, ma la stanchezza si sente. Thiem adesso si sente a suo agio. È la sua partita, fatta di corse e di asprezze, ma è anche la partita del torinese, che infatti la interpreta come meglio non potrebbe. Rimonta da 3-5, annulla un match poitn e chiude al tie break, uscendone da grande giocatore.

Sonegol: urlo nel silenzio (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Terminator questa volta ha la faccia pulita e il cuore enorme di un ragazzo di Torino che voleva fare il calciatore e poi nel tennis, l’altro amore della vita, ha invece scoperto di possedere la dote che meno di tutte si può allenare perché sgorga innata dalla carne e dal sangue: la volontà di non lasciare indietro nemmeno un punto, anche quando le onde sollevate dal quarto giocatore del mondo ti stanno rovesciando, riportandoti con la testa sotto l’acqua dopo un primo set di magie. Sonego batte Thiem, e già così suona come una musica celestiale. Questa è la sera di Lollo, che raggiunge per la seconda volta in carriera un quarto in un Masters 1000 dopo Montecarlo 2019 e coglie la vittoria più bella e prestigiosa della carriera, più ancora di quella contro il numero uno Djokovic a Vienna in ottobre, perché quella era una versione edulcorata del fenomeno serbo, con la pancia piena dopo essere tomato in vetta al ranking. Questo Thiem, invece, dopo la prima ora di gioco in cui soffre l’aggressività dell’ex ala delle giovanili granata, le sue bordate al servizio e il dritto penetrante, è molto vicino alla miglior versione del trionfatore degli. Us Open. Comincia a tenere lontano Sonego dalla riga di fondo, lo muove, mette pressione su ogni palla. Dopo l’interruzione alla fine del secondo set per far defluire il pubblico causa coprifuoco, con i due giocatori obbligati a tornare negli spogliatoi e poi a rifare il riscaldamento, l’austriaco sembra prendere il volo fino al match point in risposta sul 5-3 che Lorenzo annulla con un serve and volley da brividi. Una mossa ardita che trasforma totalmente gli orizzonti del match, con Thiem che pasticcia nel game successivo quando serve per chiudere e poi subisce il clamoroso ritorno dell’azzurro. Nel tie break, che arriva quando la partita ha già abbondantemente scavallato le tre ore (alla fine 3h24′), Dominic per salire 5-4 tira due rovesci da manuale che atterrerebbero un toro, ma non ll Sonego di questa meravigliosa notte romana che con tre punti consecutivi si gode l’apoteosi: «Per battere Thiem sulla terra, devi giocare la partita perfetta, giocare con coraggio e tirare fuori tutto quello che hai dentro. Adesso spero di recuperare bene, anche se l’adrenalina faticherà a smaltirsi. Intanto non accenderò il cellulare fino a qualche minuto prima della prossima partita, non voglio distrazioni».

Nadal è gigantesco. Annulla 2 match point e batte Shapovalov (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Gigante, pensaci tu. Se la riapertura al pubblico meritava uno show che cancellasse i lunghi mesi senza tifosi, non poteva che essere il re dei gladiatori a infiammare l’arena. Superbo Nadal, una volta di più, formidabile nel sopperire con l’orgoglio e l’inesauribile sete di vittoria a un pomeriggio in cui viene a lungo sovrastato tecnicamente dall’avversario. Anzi, per quasi due set Shapovalov lo prende a pallate, incisivo al servizio e ficcante con l’elegantissimo rovescio incrociato o lungolinea che Rafa non legge quasi mai. Il mancino canadese è imperioso, ha la palla per il 4-0 nel secondo set che chiuderebbe di fatto la contesa, ma da lì inizia a pasticciare risvegliando il guerriero maiorchino. La partita adesso è una battaglia di qualità sopraffina, Denis va avanti di un break anche nel terzo, si fa rimontare, si procura due match point per un successo leggendario sul 6-5 e invece li spreca malamente, accorgendosi dolorosamente che portare Nadal al tie break decisivo è come sanguinare davanti a uno squalo. Rafa dopo 3 ore e 27′ approda cosa ai quarti per la 16^ volta in 17 partecipazioni romane e per la 97^ in un 1000, record già suo migliorato, vince il 16° match dopo aver avuto match point contro oltre a portare a 19 la striscia di vittorie consecutive contro un mancino: «È stato un successo importante, arrivato al termine di una partita lunga, contro un giovane… Spero di riprendermi al meglio per il prossimo turno, vediamo come mi sveglierò, ma questi sono match duri da cui non è semplice recuperare. Ho lottato mentalmente e fisicamente, ho mantenuto un approccio positivo. Partite così ti danno fiducia per il futuro».

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement