Lacoste e ATP ancora insieme fino al 2023

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Lacoste e ATP ancora insieme fino al 2023

L’ATP ha rinnovato il suo accordo di sponsorizzazione con il celebre marchio francese per altri tre anni

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Novak Djokovic - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Lacoste, il notissimo marchio di moda e abbigliamento sportivo francese fondato dal sette volte campione Slam René Lacoste nel lontano 1933, rinnova il suo coinvolgimento nel tour maschile. Dopo l’estensione del contratto di sponsorizzazione con Daniil Medvedev, fresco vincitore delle ATP Finals, il marchio del coccodrillo ha esteso la sua partnership con proprio l’ATP per altri tre anni, ovvero fino al 2023. Lacoste diventerà fornitore ufficiale di abbigliamento e calzature del circuito maschile in tutto il mondo. Tutto lo Staff dell’istituzione che gestisce il tennis maschile a livello internazionale vestirà i capi del brand transalpino. 

“Siamo orgogliosi di estendere la nostra partnership con Lacoste. Siamo arrivati al 19esimo anno ormai”, ha commentato l’italiano Massimo Calvelli, CEO della ATP. “In quanto uno dei massimi brand di moda al mondo, la cui storia affonda le radici nel tennis, Lacoste ha un grande appeal da diversi punti di vista ed è totalmente in linea con la nostra visione di quello che deve essere la ATP e il nostro sport. Siamo contenti di prolungare questa collaborazione”.  Oltre a Medvedev, Lacoste sponsorizza tanti altri protagonisti del circuito ATP, come il n.1 del mondo Novak Djokovic, Roberto Bautista-Agut e il francese Benoit Paire.

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Santopadre: “Non mi posso lamentare del sorteggio, siamo preparati per giocare” [AUDIO]

Le impressioni a caldo di capitan Santopadre sul sorteggio della ATP Cup. “Berrettini fisicamente sta bene, anche Fognini lo vedo voglioso di giocare”

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Vincenzo Santopadre - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Vincenzo Santopadre, capitano di ATP Cup di cui è stato appena svolto il sorteggio dei gironi, è contento dello stato di forma dei suoi. L’ho sentito al telefono alle tre e un quarto del mattino. E al di là di quanto registrato, che potete udire nell’audio, mi ha detto anche qualche altra cosa che nell’audio non troverete perché parte di una conversazione tenuta prima che scattasse la registrazione.

Per il sorteggio non mi posso lamentare che ci sia capitata l’Austria che ha il secondo singolarista, Novak, sulla carta più debole di quello di altre squadre, e Thiem che è un tennista molto forte e certamente progredito ma con il quale tutto sommato Matteo si trova abbastanza bene. Lo ha battuto a Shanghai, ci ha perso di misura in Austria. Matteo è in forma, gli manca la gara ma ha recuperato fisicamente dopo un anno difficile. E quanto a Fognini l’ho visto carico, volitivo, determinato… per il gioco l’ho visto più ad Antalya che qui, perché qua perfino quando si gioca nelle stesse ore non c’è possibilità di passare da da un campo all’altro. Ma l’ho incontrato diverse volte in palestra. In albergo no… è impossibile incontrarsi, siamo tutti chiusi in camera. Anche Fabio come Matteo è reduce dai noti problemi fisici, ma mi sembra che si sia ben ripreso e ho fiducia. Contro Novak è favorito anche se si sa che nelle competizioni a squadre i numeri in classifica contano poco. Ma Fabio in Davis e per la nazionale ha sempre giocato bene…“.

E la Francia? 
Beh se come squadra di prima fascia l’Austria è forse più debole rispetto alle altre, fra quelle di terza Francia e Canada erano le più forti. La Francia ha un giocatore più incostante in Paire, che giocherà con Fabio un match abbastanza imprevedibile date le caratteristiche del francese, mentre Matteo se la vedrà con Monfils, il francese con il quale Matteo disputò quel grande match allo US Open. Potrebbe venirne fuori un duello spettacolare“.

 

Beh forse dobbiamo augurarci che non si arrivi a giocare il doppio… Mahut e Roger Vasselin sono una coppia ultratitolata negli Slam…
“Sì, però anche i nostri sono forti, Vavassori è uno specialista, Simone ha vinto con Fabio un Australian Open (e contro due francesi, Herbert e Mahut, ndr), non è stato facile allenarsi qua. Ognuno separato dall’altro, ma il 29 saremo finalmente tutti liberi e insieme e avremo due giorni per prepararsi per bene…“. 

Al momento della nostra chiacchierata non era ancora stato deciso il calendario delle partite.  

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ATP Cup: Italia nel gruppo ‘europeo’ con Austria e Francia

Sorteggiati i gironi per l’ATP Cup. Gruppo di ferro per la Serbia di Djokovic, l’Australia trova la Spagna di Nadal. Russia favorita contro Giappone e Argentina

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Lleyton Hewitt - ATP Cup 2020 (via Twitter, @ATPCup)

Il primo atto ufficiale della stagione tennistica australiana 2021 si è tenuto venerdì mattina alla presenza di due leggende australiane del passato come Mark Philippousis e John Fitzgerals che hanno partecipato al sorteggio dei gruppi della ATP Cup, in programma a Melbourne dal 1° al 5 febbraio.

La cerimonia, condotta dall’ex doppista Todd Woodbridge, si è svolta con il consueto metodo degli smartphone da scegliere dentro una valigetta che ne conteneva quattro alla volta, e questi sono stati i gruppi sorteggiati:

Il primo gruppo è davvero fortissimo, ci sono tantissimi talenti in quelle squadre – ha detto Mark Petchey, commentatore e coach britannico, in collegamento dalla camera d’albergo dalla quale sta completando la quarantena – Sono anche curioso di vedere Fognini nel gruppo C che dovrebbe aver recuperato dopo le operazioni subite nel 2020”.

 

Girone sicuramente difficilissimo per l’Australia padrone di casa: “Ci sarà tanta energia e tanta passione da parte della squadra australiana – ha commentato l’ex n.1 Jim Courier, anche lui in collegamento remoto – il team ‘aussie’ dà il meglio di sé nelle competizioni a squadre ma qui dovrà scontrarsi con avversari fortissimi”.

Nella fase del girone all’italiana ogni squadra incontrerà le altre del gruppo in un ‘tie’ composto da due singolari e un doppio. I singolari vedranno opposti i due numeri uno e i due numeri due di ogni nazione. Le quattro formazioni vincitrici dei rispettivi gironi avanzeranno alla seconda fase che sarà a eliminazione diretta.

Nel gruppo B, l’Italia di Berrettini, Fognini, Vavassori e Bolelli, guidati da capitan Santopadre, dovrà vedersela con la Francia di Monfils, Paire e del fortissimo doppio Mahut-Roger Vasselin; sembra più abbordabile l’Austria nonostante la presenza di Thiem: il secondo singolarista Dennis Novak e i doppisti Oswald e Weissborn appaiono alla portata degli azzurri.

Girone di ferro sicuramente per la Serbia del n.1 del mondo Novak Djokovic: a lui nel gruppo A è toccata sia la Germania di Alexander Zverev, sia il temibilissimo Canada di Raonic e Shapovalov.

È finita nel gruppo C l’Australia di capitan Hewitt, che purtroppo non ha tra le sue file Nick Kyrgios, e se la dovrà vedere sia con la Spagna di Nadal e Bautista-Agut, sia con la Grecia di Tsitsipas.

Gruppo D che appare più sbilanciato, con la Russia che sembra favorita, con Medvedev e Rublev che appaiono più forti sia dell’Argentina di Schwartzman e Pella, sia del Giappone di Nishikori e Nishioka.

La reazione a caldo di Vincenzo Santopadre dopo il sorteggio [AUDIO]

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31 anni fa la squalifica di McEnroe a Melbourne

Nell’ottavo contro Pernorfs tre violazioni spedirono McGenius fuori dal torneo, una sanzione comminata l’ultima volta in uno Slam nel 1963. “Ogni tanto ho esagerato, ma solitamente non fino a quel punto”

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A John McEnroe non dispiaceva valicare l’odiato confine del regolamento, nemmeno troppo saltuariamente. La stragrande maggioranza delle volte McGenius se l’è cavata con sanzioni minime, o comunque non tali da pregiudicare il suo virtuoso percorso in una prova di una certa rilevanza. L’occasione per superare ogni limite, con bastonata disciplinare annessa, è comunque stata dietro l’angolo per tutta la carriera del visionario mancino da New York, e quell’angolo, un giovedì di trentuno anni fa a Melbourne, John infine lo svoltò.

Correva l’ottavo di finale contro Mikael Pernfors, uno svedese che quattro anni prima aveva giocato la finale del Roland Garros. Due set a uno per McEnroe, tre a due per l’altro al quarto, parità. John approcciò largo un attacco di dritto spedendo Pernfors a palla break, e lanciò la racchetta sul cemento, non necessariamente appoggiandola. Il campione aveva già subito un warning per atteggiamenti poco commendevoli nei confronti di un giudice di linea, esponendosi alla sanzione di secondo grado: penalty point, che sul vantaggio esterno significava break Pernfors.

Ne seguì un prevedibilissimo alterco con il giudice di sedia Gerry Armstrong, il quale, impossibilitato a ridurre il giocatore ribelle a più miti consigli, riparò dal supervisor Ken Farrar, personaggio la cui autorità era impressa nel baffo naturale portato con disinvoltura, ma incline a condurre in porto i match senza piazzate melodrammatiche. “Non ho rotto la racchetta, l’ho solo scheggiata e, per dimostrarvelo, continuerò a giocare con la stessa“, furono le parole scelte da McEnroe per la traballante difesa. Nulla da fare, penalità confermata dal tandem Armstrong/Farrar e quinto set all’orizzonte ai quarantacinque gradi di Melbourne Park.

 

Bisogna considerare che prima del 1990 i giocatori erano esposti a quattro livelli di sanzione a severità crescente: warning, penalty point, penalty game ed espulsione. Proprio a partire da quell’anno il passaggio del penalty game fu cancellato, e la terza ammonizione avrebbe significato sconfitta a tavolino. John ignorava la riforma e, vistosi spalle al muro, fece orecchie da mercante all’ennesimo “let’s play” comandato da Farrar. Sicuro di potersi giocare ancora due penalità, e sempre convinto che una bella sfuriata gratuita fosse l’impareggiabile panacea di tutti i mali, John ritenne di consigliare al supervisor un’avventura sessuale implicante la presenza della di lui madre.

Gravi offese verbali e oscenità udibili, signor McEnroe“: penalità, la terza. “Game, set and match Pernfors“, l’ineludibile sentenza sbattuta in faccia all’allibito John, che venne espulso dal torneo. L’unico predecessore cacciato per cattiva condotta in un Major si chiamava Willie Alvarez, spagnolo di nascita colombiana allontanato per gravi intemperanze dal Roland Garros 1963. Qualche anno dopo, nella sua autobiografia, la leggenda abbozzò: “Pronunciai solo una piccola parola di quattro lettere, e se avessi saputo della nuova norma forse mi sarei contenuto. Ogni tanto in carriera sono uscito dai binari, ma ho sempre avuto chiara la situazione in cui mi trovavo“. Non il 21 gennaio 1990, sotto il solleone di Melbourne.

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