“Chi ben comincia…”: quel necessario primo set contro i migliori

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“Chi ben comincia…”: quel necessario primo set contro i migliori

Non solo contro Djokovic e Nadal. Quest’anno i primi 10 del mondo hanno vinto oltre il 90 per cento dei loro match quando sono andati in vantaggio. Il dato si riferisce ad una strana stagione. Ma conferma l’importanza di partire forte

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Novak Djokovic - Cincinnati 2020 (via Twitter, @atptour)

“Per lui vincere il primo set è ancora più importante”. È questo quello che si dice del giocatore più debole tra i due in campo, soprattutto quando si gioca al meglio dei tre set. Perché chi parte senza i favori del pronostico deve cercare fin da subito di ribaltare gli equilibri. Dal punto di vista mentale ancora prima che tecnico. Conquistare il primo set contro un avversario più quotato di te significa mettergli pressione, fargli capire che portare a casa il risultato non sarà una passeggiata. Ma significa anche dimostrare a te stesso che ce la puoi davvero fare, che te la puoi davvero giocare. D’altra parte, quando il tennista più debole perde il primo set si amplificano i rapporti di forza già esistenti. Il favorito è ancora più tranquillo e può esprimere liberamente il suo maggior potenziale. Lo sfavorito si rende conto delle difficoltà delle quali era già consapevole. 

Ma si tratta di un luogo comune oppure è veramente così importante andare in vantaggio contro i migliori? E, di converso, perdere il primo set, è un errore fatale che ti pregiudica la partita? A giudicare da quanto successo nel 2020, anno alquanto particolare sul circuito a causa della pandemia di Coronavirus che ha portato ad una lunga pausa nel tennis internazionale, l’evidenza empirica supporta pienamente questa credenza diffusa. Se perdi il primo set contro un Top 10 ATP, probabilmente finirai per perdere la partita. Per la precisione nel 92,7 per cento di casi. Insomma, quando uno dei migliori dieci giocatori del mondo parte con il piede giusto ha 9 possibilità su 10 di finire positivamente l’incontro. Qui i record dei primi 10 del mondo dopo aver vinto il primo set, come riportato dal sito della ATP

  • Novak Djokovic 35-0 (100%)
  • Andrey Rublev 35-1 (97,2%)
  • Rafael Nadal 24-1 (96%)
  • Stefanos Tsitsipas 24-2 (92,3%)
  • Dominic Thiem 22-2 (92,3%)
  • Daniil Medvedev 20-2 (90,9%)
  • Diego Schwartzman 22-3 (88%)
  • Alexander Zverev 23-4 (85,2%)
  • Matteo Berrettini 9-2 (81,8%)
  • Roger Federer 3-0 (100%)
  • Totale 217-17 (92,7%)

Il più bravo di tutti a fare gara di testa quest’anno è stato il n.1 del mondo Novak Djokovic. Tutte e 35 le volte che ha vinto il primo set ha poi vinto la partita. In realtà anche Roger Federer ha un record del 100 per cento ma basato sui soli tre incontri giocati agli Australian Open. In termini di percentuali, spiccano anche il 97,2% di Andrey Rublev e il 96% di Rafa Nadal. In questa sua fantastica stagione, che lo ha visto approdare per la prima volta in carriera in Top 10 e raggiungere le Finals, il russo ha perso il suo unico match dopo aver vinto il primo parziale contro Stan Wawrinka a Bercy. C’è da dire che Rublev era arrivato a quel torneo particolarmente stanco dopo il titolo a Vienna. Nadal ha perso il suo unico match dopo la vittoria del primo set nella semifinale di Londra contro Daniil Medvedev. L’ultimo capace di rimontarlo era stato Nick Kyrgios un anno e mezzo prima ad Acapulco ad inizio 2019. A dimostrazione di quanto sia rara questo tipo di impresa contro il fenomeno spagnolo. 

 

Confermano comunque la tendenza anche le ottime percentuali di Stefanos Tsitstipas, Dominic Thiem e Daniil Medvedev. Tutti e tre hanno perso solo due match quando si sono trovati in vantaggio. Il peggiore in termini percentuali in questa Top 10 è purtroppo il nostro Matteo Berrettini anche se su un numero di match più ridotto. Quello che ha però perso in assoluto più incontri è stato Alexander Zverev, a quota quattro. Una conferma del fatto che forse al tedesco manchi qualcosa dal punto di vista della tenuta mentale per raggiungere traguardi ancora più importanti. Anche il suo 85% ci fa capire comunque quanto sia importante per lui vincere il primo set. E quanto i suoi avversari devono metterlo subito sotto pressione se vogliono avere delle chance. 

C’è poi una considerazione da fare per alcuni di questi tennisti sull’importanza del primo set. Con tutto il rispetto per gli avversari, ci sono casi in cui i migliori tendono a “mollare” leggermente la partita quando le cose si mettono male e il match non è proprio di primissimo piano. Pensiamo ad esempio all’arrendevolezza con cui un Djokovic opaco e distratto ha perso ai quarti di finale del ATP 500 di Vienna contro il nostro Lorenzo Sonego, autore va detto di una prestazione sublime. Questo ci indica come in alcune occasioni il primo set sia molto importante anche per i migliori. Perché se non sei in giornata e non vale la pena spremersi fino in fondo allora è forse meglio andarsene in doccia il prima possibile. Insomma, il primo set è importante per tutti. Forse, se uno la vuole vedere in un’altra maniera, persino più importante per i più forti. Che per l’appunto, quando fanno gara di testa, non perdono quasi mai.

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A scuola dai professionisti: se sai Ascoltare impari, se impari, vinci!

Una comunicazione efficace, come deve essere quella tra il giocatore ed il suo coach, parte da un presupposto: la capacità di ascoltare. Ce ne parla Amanda Gesualdi, mental coach di atleti di livello internazionale, nella ripartenza della rubrica ISMCA sul mental training

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Rafa Nadal e Carlos Moya - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Riprende su Ubitennis la serie di contributi sul mental training grazie alla sinergia con la ISMCA, l’Associazione Internazionale dei mental coach specializzati nel tennis fondata da Alberto Castellani. Il primo articolo della nuova serie è a cura di Amanda Gesualdi, dott.ssa in Scienze e Tecniche Psicologiche, Life/Sport/Tennis Coach, Docente/Formatore di Mental Coaching presso Bocconi Sport Team dell’Università Bocconi di Milano e Direttore Tecnico e Sportivo della Accademia Tennis Olistico dove si allenano diversi tennisti con classifica ATP e WTA. Coach GPTCA e membro del Comitato Scientifico ISMCA, Gesualdi ha scritto diversi libri, tra i quali “L’Atleta Zen” (2007), “Tennis Olistico” (2011), “Emotions” (2015), “Coaching Sense” (2019).

Che cos’è la mente – il primo articolo di Amanda Gesualdi

L’Ascolto è l’atto dell’ascoltare. È l’Arte del sentire con Attenzione. Per ascoltare non si intende il semplice “stare a sentire”, ma una combinazione tra ciò che laltro sta dicendo associato ad un coinvolgimento attivo. Significa saper utilizzare l’Empatia per entrare in sintonia con l’altro. Con l’Ascolto assertivo si presta attenzione a ciò che gli altri hanno da dire e il messaggio che possiamo inviare è: “Ciò che tu mi stai dicendo è importante”. L’atteggiamento di Ascolto migliore è la comprensione, cioè provare a Capire e Sentire lo Stato dAnimo del nostro interlocutore, risuonare. Ascoltare è una capacità determinante per poter migliorare, attraverso un atto di fiduciosa umiltà!

 

In psicologia lAscolto è uno strumento dei nostri cinque sensi per apprendere, conoscere il tempo e lo spazio che ci circonda, e comunicare con noi stessi e il mondo circostante. L’Ascolto è un processo psicologico e fisico del nostro corpo per comunicare con i nostri neuroni, ovvero il cervello, che traduce il tutto in Emozioni e Nozioni. Dalla radice Auris “Orecchio”, latino parlato, Ascoltare è verbo transitivo. La parola Ascolto nasce in italiano come derivato del verbo ascoltare, che proviene a sua volta dal latino “auscultare”, cioè sentire con l’orecchio. Il significato tradizionale del termine Ascolto è appunto quello che indica in genere l’azione e il risultato dell’ascoltare, ed è fortemente legato al concetto di Attenzione.

NellAscolto c’è la componente fisica, tra orecchio e neuroni, di come noi assimiliamo stimoli acustici, e la componente psicologica, che è l’Apprendimento attraverso i cinque sensi. Bisognerebbe parlare di tante cose sull’Apprendimento, partendo da Sigmund Freud con la fase orale, quella in cui apprendiamo dalla bocca in quanto i bambini attraverso quel mezzo assaporano, il gusto (freddo, amaro, …), il tatto (forma, durezza, …) per capire che cos’è. È il loro primo approccio con il mondo esterno. Sempre in quel periodo c’è l’Apprendimento attraverso la vista e l’udito, che poi durerà tutta la vita. L’udito è molto importante, perché la percezione dello spazio e del nostro equilibrio si basa sull’orecchio.

Udire, ascoltare, e ascoltare attivamente: tre modalità diverse di entrare in relazione col mondo intorno a noi che richiedono livelli diversi di coinvolgimento. Ma mentre ci basta l’esperienza di mettere un po’ di musica per comprendere la differenza fra udire e ascoltare, lAscolto Attivo ha delle caratteristiche particolari che richiedono di mettere in campo tutta la Sensibilità, lAttenzione, la Comprensione, lIntelligenza, lEmpatia di cui siamo capaci. Per la sua capacità di favorire l’apertura al dialogo, l’Ascolto Attivo è lo strumento principe della psicoterapia e, più in generale, delle relazioni d’aiuto. Tuttavia esso può diventare un alleato speciale anche nelle relazioni quotidiane di ognuno di noi, in quanto ci consente di stabilire un contatto autentico con l’altro e di avviare con lui un tipo di comunicazione più efficace e proficua.

Imparare ad ascoltare attivamente ci rende capaci di:

  • evitare errori molto comuni che contribuiscono a formare delle “barriere” nella comunicazione che portano a quelle facili incomprensioni di cui ognuno di noi ha esperienza;
  • diventare più sensibili e attenti al vissuto emotivo che accompagna ogni comunicazione e si esprime attraverso il linguaggio para-verbale e non verbale, consentendoci di andare oltre ciò che viene espresso con le parole;
  • empatizzare con l’altro, la nostra autentica presenza gli “dirà” che è ascoltato e compreso.
Novak Djokovic e Marian Vajda – Rolex Paris Masters 2018 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

La capacità di Ascolto, che tutti in qualche misura possediamo, può essere sviluppata e migliorata: chi ascolta non è più un ricevente passivo, ma qualcuno che facilita con intelligenza emotiva la comunicazione in quanto l’altro è un nostro Specchio!

La capacità di ascolto di un giocatore si può misurare con il seguente test, rispondendo alle affermazioni con un semplice Sì o No.

  1. Anche se il tuo Coach dice qualcosa su cui non sei d’accordo, continui ad ascoltarlo.
  2. Sai interpretare quello che il Coach vuole comunicarti, anche al di là delle sue parole.
  3. Sei interessato a quello che il Coach ha da dirti senza annoiarti o perdere attenzione.
  4. Non smetti di ascoltare quando presumi di sapere che cosa l’allenatore sta per dirti.
  5. Ti capita di verificare se hai capito ripetendo con parole tue (anche solo dentro di te) quanto il Coach ti ha appena detto.
  6. Ascolti con curiosità il punto di vista del Coach, anche se è diverso dal tuo.
  7. Tendi a interessarti di tutto quanto si dice durante l’allenamento, anche se a volte ti sembra di poco conto.
  8. Ti preoccupi di chiedere il significato delle parole che non conosci.
  9. Mentre il Coach ti sta ancora parlando non pensi a come replicare, ma rimani concentrato su quello che sta dicendo per capirlo fino in fondo.
  10. Non sei uno che finge di ascoltare attentamente anche quando non ascolti affatto.
  11. Quando comunichi le tue idee e il tuo punto di vista, solitamente sono compresi con chiarezza dal tuo Coach, anche se non condivisi.
  12. Usi le domande spesso, rivolgendole al tuo allenatore mentre ascolti.
  13. Ti rendi conto che le parole non hanno esattamente lo stesso significato per tutti.
  14. Quando ascolti non segui solo il senso generale del discorso, ma sei attento anche ai particolari.
  15. Non ascolti solo quel che ti interessa, sei attento a tutto il feedback del tuo allenatore.
  16. Guardi sempre il Coach negli occhi.
  17. Sai quali sono le parole o le frasi capaci di suscitare in te una reazione emotiva.
  18. Sai aspettare senza impazienza l’occasione migliore per comunicare quel che vuoi dire al tuo allenatore.
  19. Pensi a come potrebbe reagire il tuo allenatore al tuo modo di comunicare con lui/lei.
  20. Osservi con attenzione l’espressione non verbale del tuo Coach (arrabbiato, deciso, distaccato, autorevole, motivato, ecc.).
  21. Lasci che il Coach esprima la sua determinazione verso di te senza interromperlo.
  22. Quando è utile, prendi appunti per poter ricordare meglio.
  23. Riesci a mantenere la concentrazione senza farti distrarre da suoni e rumori.
  24. Quando gli altri parlano con te sono generalmente a loro agio e si sentono rilassati, comportandosi con naturalezza.
  25. Tendi, in ogni situazione, a rivolgere domande al tuo Coach, quando non hai compreso con chiarezza.
  26. Sei in grado, nelle diverse situazioni, di riconoscere lo stato d’animo del tuo allenatore, e comportarti di conseguenza.
  27. A volte usi le domande per aiutare il tuo allenatore a chiarire il suo pensiero e le sue idee su di te.
  28. Scegli sempre la maniera migliore (scritta, orale, al telefono, sulla lavagna, un appunto, ecc.) di comunicare?
  29. Sai distinguere nella comunicazione ciò che dipende dai fatti e ciò che riguarda, invece, le emozioni.
  30. Sei consapevole e attento al fatto che i tuoi pregiudizi possono condizionarti nell’ascoltare.
  31. Ti trattieni ad esaminare a fondo tutti gli aspetti di ciò che ti viene detto, senza arrivare velocemente alla conclusione.
  32. Concentri la tua attenzione su tutti gli aspetti del tuo modo di comunicare, verbali e non verbali, e sei consapevole degli effetti che produci.
  33. Ripeti messaggi e istruzioni ascoltati per essere sicuro/a di aver ben capito.
  34. Ti accerti di verificare se l’allenatore ha capito, senza presumere che “sa già di che si tratta”.
  35. Sai tenere sotto controllo le valutazioni e i pregiudizi che hai in alcuni momenti sul tuo allenatore, ed eviti di comportarti avendo la convinzione di conoscere anticipatamente quel che vuol dirti.

Risultati

  • Da 30 a 35 Sì – Ottima capacità di Ascolto
  • Da 25 a 30 Sì – Buona capacità di Ascolto
  • Da 20 a 25 Sì – Discreta capacità di Ascolto
  • Da 10 a 20 Sì – Mediocre capacità di Ascolto
  • Meno di 10 Sì – Pessima capacità di Ascolto

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Flash

Australian Open e Covid-19, Kyrgios a gamba tesa: “Djokovic è un burattino”

L’australiano attacca il numero uno del mondo che si è visto respingere dallo Stato di Victoria le richieste di allentamento delle misure per i tennisti in quarantena

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A modo suo, interviene anche Nick Kyrgios nelle polemiche sulle restrizioni imposte ai tennisti in vista dell’Australian Open. Lo fa con un tweet in cui definisce Novak Djokovic “un burattino”, riferendosi alla lettera inviata dal numero uno del mondo (anche in qualità di referente della PTPA) allo Stato di Victoria per ottenere un allentamento delle misure imposte ai 72 tennisti in costretti alla quarantena per aver avuto contatti diretti con i casi di positività. Richieste respinte dalle autorità locali.

Kyrgios ha postato un video della TV australiana che parla appunto del malcontento dei giocatori. “Non mi interessa nemmeno di Tomic e la sua compagna, che ovviamente non ha nessuna voce in capitolo. Scene ridicole“, ha aggiunto. Vanessa Sierra, dolce metà del connazionale, aveva lamentato l’impossibilità di beneficiare di un parrucchiere. Kyrgios, evidentemente, da australiano sposa la linea dura imposta dalle autorità sanitarie locali.

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Australian Open

Australian Open: governo inflessibile, respinte tutte le richieste dei giocatori

Nessuna eccezione concessa ai tennisti: “Sapevano ciò a cui potevano andare incontro”. Sono 72 i giocatori che non potranno allenarsi per due settimane

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Il tram speciale per Melbourne Park

Continua a peggiorare la situazione dei giocatori e dei membri dello staff arrivati nei giorni scorsi in Australia per prepararsi al prossimo Australian Open. Sono saliti a cinque i casi di positività di soggetti che sono sbarcati a Melbourne dai voli charter noleggiati per far arrivare i protagonisti del primo Slam stagionale. Tutti questi individui erano stati testati prima di salire sui vari aerei ed erano risultati negativi.

Il numero di tennisti al momento interessati da provvedimenti ancora più restrittivi è quindi di 72, e se si includono anche i non tennisti il numero sale a oltre un centinaio. Queste persone dovranno trascorrere tutti i 14 giorni della quarantena all’interno della loro stanza d’albergo e senza potersi allenare (130 minuti in campo e 90 minuti in palestra), come invece sarà concesso ai loro colleghi più fortunati.

Durante la giornata di domenica Novak Djokovic aveva scritto una lettera alle autorità dello Stato di Victoria per chiedere condizioni meno severe per coloro che erano stati a contatto con i positivi, ma la richiesta non è stata nemmeno presa in considerazione: “Non ci sarà alcun trattamento speciale – ha dichiarato il Premier dello Stato di Victoria Daniel Andrews – ognuno di loro era consapevole dei possibili rischi. So che ci sono state alcune voci a proposito delle regole. I giocatori possono fare tutte le richieste che vogliono, ma le regole rimangono quelle che sono state stabilite”.

 

Respinto con perdite dunque il tentativo di Djokovic di ottenere un isolamento più breve a fronte di test più frequenti, oppure di provare a far riunire i giocatori con il proprio staff. “Assolutamente no” ha detto Emma Cassar, il responsabile per la Quarantena COVID-19 per lo stato di Victoria.

Nemmeno considerata anche la richiesta di trovare case con campo da tennis in cui i giocatori interessati dalle misure restrittive potessero isolarsi e contemporaneamente allenarsi. Anche perché, considerando il numero di giocatori coinvolti, si tratterebbe di un lavoro immane, e darebbe a questi atleti addirittura un vantaggio su chi invece ha orari regimentati a livello militare per i propri allenamenti. Per far sì che si mantenga l’isolamento tra le varie coorti, le sessioni di allenamento sui campi di Melbourne Park e del National Tennis Center sono programmati a partire dalle 6.45 del mattino fino alla sera tardi.

Sembra comunque che almeno il problema del cibo sia stato risolto: ogni persona ha a disposizione un credito di 100 dollari australiani (circa 63 euro) al giorno da utilizzare con Uber Eats per poter ordinare i propri pasti. E pare che i giocatori costretti all’isolamento potranno avere attrezzi in stanza.

Durante la giornata di lunedì si è diffusa la voce che uno dei cinque casi di positività sia un giocatore, ma non ci sono state conferme sul nome dell’atleta interessato.

La giornalista canadese Stephanie Myles, anche lei in quarantena a Melbourne, ha riferito che un caso di positività sarebbe stato rilevato sul suo volo Singapore Airlines partito da Dubai e arrivato domenica mattina in Australia. Per ora non ci sono state conferme, ma se dovesse essere vero, tra i tennisti interessati ci saranno le italiane Sara Errani ed Elisabetta Cocciaretto che, passate le qualificazioni, hanno raggiunto Melbourne con quel volo. In ogni modo finora nessuna conferma, e per il momento nessun giocatore italiano è stato interessato dalla “quarantena stretta”.

Purtroppo l’inizio di questa avventura si sta rivelando alquanto problematica. Ora bisogna vedere se ci sarà qualche sviluppo soprattutto da parte dei giocatori, che visto l’elevatissimo numero di positivi potrebbero decidere di tentare un’azione comune.

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