Giulio Zeppieri: "Farò in modo che la separazione da Musetti duri il meno possibile"

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Giulio Zeppieri: “Farò in modo che la separazione da Musetti duri il meno possibile”

Intervista esclusiva con il tennista romano, che oggi compie 19 anni (auguri!). “Ho fatto esperienze che i miei coetanei non faranno mai. Essere mancino? Mi piace essere quello diverso”

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Giulio Zeppieri - ATP Challenger Todi 2020 (foto Felice Calabrò)

Abbiamo raggiunto telefonicamente Giulio Zeppieri, che ha da poco concluso la propria stagione con il Challenger di Ortisei dove è stato eliminato al primo turno dallo slovacco Martin Klizan. Giulio oggi compie 19 anni e abbiamo pensato di approfittare della ricorrenza per pubblicare questa intervista, alla quale farà seguito nei prossimi giorni la chiacchiera con Paolo Lorenzi che, il 15 dicembre, di anni ne compirà 39. Si potrebbe dire che uniamo, in un simbolico augurio, i due estremi del tennis italiano.


Buongiorno Giulio, grazie per il tuo tempo. Iniziamo dalla valutazione di questa di stagione che per te non è stata facile.
Coach Melaranci ed io sappiamo che la stagione è andata un po’ così, anche per colpa di un’infinita serie di malanni fisici. Ma prima di pensare ai bilanci e ai programmi futuri ci siamo presi alcuni giorni di riposo. Posso però dire che in quest’ultimo periodo abbiamo lavorato più sugli aspetti generali della partita che non sui risultati immediati che avevamo messo in preventivo potessero risentirne.

Quando comincerà il tuo 2021?
Per ora so per certo che non andrò in Australia e per il proseguimento della stagione, come ti dicevo, non abbiamo ancora stilato un programma dettagliato. Vedremo prossimamente con il coach.

 

A proposito di coach, parlami del tuo rapporto con Piero Melaranci.
È un rapporto davvero speciale. Ci conosciamo da una vita, fin da quando ero bambino e mi arrabbiavo tantissimo ogni volta che perdevo, rimediando tra l’altro qualche brutta figura. Lui mi ha aiutato a capire come canalizzare questa mia rabbia. Poi mi ha accompagnato in tutto il mio percorso di crescita non limitandosi a essere il mio allenatore, ma consigliandomi spesso anche nella mia vita privata, un vero rapporto padre/figlio.

È severo?
Diciamo che non è mai soddisfatto. Riesce a trovare dei difetti anche nelle mie partite migliori. E questo va benissimo.

Nel tuo team oltre a Piero ci sono anche Roberto Petrignani, il preparatore atletico, Lorenzo Beltrame, il mental coach e Umberto Rianna che ti segue per conto della Federazione nell’ambito del progetto “Over 18”. Chi di questi fai disperare maggiormente?
(Ride, ndr) Forse Roberto perché lui è uno molto preciso, tanto quanto io sono distratto per cui mi dimentico le cose e, tanto per dire, con gli integratori faccio un po’ di casino. In ogni caso è un team molto unito che mi supporta tanto. Ad esempio Beltrame mi ha consigliato, se mi prende un po’ d’ansia durante un incontro, di rifugiarmi nella routine. Così respiro un paio di volte in più e palleggio a lungo con la pallina prima di servire.

Avete già fatto un programma per la preparazione invernale?
Penso che lavoreremo soprattutto sul mio diritto e sul mio gioco in approccio. Oltre che sulle scelte giuste da fare in partita.

Per il tuo lavoro devi viaggiare tantissimo, è un aspetto che ti piace?
In generale sì anche se dipende molto dai momenti.

Quando sei in viaggio ti concedi anche divagazioni turistiche?
Adesso con la pandemia è tutto più difficile però, se possibile, cerco di non sprecare le occasioni per vedere cose nuove.

Giulio Zeppieri – ATP Challenger Forlì 2020 (foto Marta Magni)

Con l’inglese come va?
Me la cavo, non posso lamentarmi. Non sarà l’inglese migliore del mondo ma mi faccio capire abbastanza bene e anche nelle interviste, quando me le fanno, mi difendo.  

Nei momenti off cosa ti piace fare?
Giocare ai videogiochi e ascoltare musica e, perché no, leggere qualcosa. Il mio libro preferito è senza dubbio ‘Harry Potter’.

Che tipo di musica ascolti?
Dipende dai periodi ma fondamentalmente direi di tutto, da Claudio Baglioni all’hard rock. Il mio gruppo preferito probabilmente sono i Green Day.

So che su Netflix hai seguito “Breaking Bad”, un vero capolavoro aggiungo io. Altro?
Ovviamente ‘Better call Saul’ che è il prequel di “Breaking Bad”. A costo di sembrare un po’ fissato (ride, ndr).

Pratichi o segui qualche altro sport?
Non ho tempo per praticare altri sport mentre seguo il calcio anche se in maniera blanda, tifando Roma.

Hai visto il docufilm su Totti?
No, ma lo farò presto. L’ha visto mia madre e mi ha detto che le è piaciuto molto.

A 14 anni hai lasciato la scuola pubblica per proseguire privatamente. Ti è mancata un’adolescenza normale?
Sicuramente sì. Per un ragazzo che inizia il liceo non è facile lasciare tutto e intraprendere un percorso completamente diverso dai suoi coetanei. Ho perso delle cose anche se indubbiamente ho fatto esperienze che loro non faranno mai.

Quest’anno hai affrontato la maturità, vero?
Sì, liceo scientifico. Ho sostenuto l’esame sei giorni dopo l’operazione alle tonsille e dunque diciamo che non ero in piena forma. Comunque sono riuscito a portare a casa una tranquilla sufficienza, e, considerato il contesto, non è andata nemmeno tanto male.

A proposito di adolescenza e di amici, hai dei buoni rapporti nel circuito? Ovviamente non puoi rispondere Musetti.
Giusto, Lorenzo è più un fratello che un amico. Sia io che lui abbiamo lasciato presto i coetanei del circuito juniores per cui sono sempre stato abituato a stare con quelli più grandi. E si sono creati dei buoni rapporti, soprattutto coi ragazzi che frequento da più tempo, tipo Riccardo Balzerani e Francesco Forti, ma comunque vado d’accordo con tutti.

Lorenzo Musetti e Giulio Zeppieri – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

So che ti piace molto Federer. Tra i grandi del passato conosci qualcuno?
Sì li conosco, mi capita spesso di vedere su Youtube gli highlights delle vecchie partite e le trovo sempre molto interessanti. In particolare mi piace Ivanisevic, poi naturalmente Sampras, Borg e McEnroe.

A proposito di McEnroe, sei mancino anche tu. Lo ritieni un vantaggio?
Probabilmente sì anche se ultimamente i mancini sono aumentati di numero e quindi l’effetto sorpresa è un po’ svanito. Comunque mi piace essere ‘quello un po’ diverso’.

Il doppio ti piace? So che da junior hai giocato spesso con Sinner.
È divertente ma mi piace se lo faccio con una persona con cui mi trovo bene anche a livello umano. Farlo tanto per farlo non ha senso per me. Di solito infatti gioco con Lorenzo.

A proposito di Lorenzo, ha detto che lascerà il circuito Challenger. Per te sarà una separazione e una sorta di rito di passaggio.
Quanto ha ottenuto Lorenzo è del tutto meritato. Si è fatto trovare pronto ed è partito subito bene. Per quanto riguarda la separazione sarà mio compito fare in modo che duri il meno possibile.

Il tempo è dalla tua parte. Forse sei andato fin troppo bene l’anno scorso: vittoria nel Future in Sardegna, semifinale nel Challenger di Parma e chissà cosa si aspettava la gente quest’anno.
Sì la gente ha sempre grandi aspettative e riesce a essere anche molto crudele senza rendersi conto dei sacrifici che fai. A 18 in pochi fanno quello che stiamo facendo noi. Tu non hai idea dei messaggi che trovo sui social dopo ogni sconfitta. Un sacco di persone, più di 50 messaggi alla volta, che ti insultano solo perché hai perso una partita. Cerchi di riderci sopra ma un po’ ti dispiace, soprattutto se già non sei di buon umore.

A proposito della semifinale di Parma dello scorso anno, battesti Paolo Lorenzi. Cosa ti ricordi di quella partita?
Ricordo che prima ero molto teso, una delle mie prime partite contro un giocatore top 100, contro un giocatore vero. Poi sono entrato in campo e ho giocato molto bene. Hai presente quando ti riesce ogni cosa? Una di quelle partite speciali.

Ti auguriamo di giocarne tante altre di “partite speciali”.
Grazie, spero in un 2021 di grandi soddisfazioni, per me e per tutti.

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Al femminile

Lo straordinario US Open di Leylah Fernandez

Come una teenager, numero 73 del ranking, è stata capace di sconfiggere in un solo torneo tre delle prime cinque giocatrici del mondo e una pluricampionessa Slam

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Leylah Fernandez - US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

La scorsa settimana Emma Raducanu si è presa tutto lo spazio dell’articolo dedicato allo US Open. Tante questioni stimolanti, tanti temi da approfondire: le vicende di una giocatrice quasi sbucata dal nulla hanno reclamato un articolo esclusivo. Del resto l’attenzione suscitata da Raducanu non ha colpito solo il mondo del tennis, ma sembra avere superato i confini più stretti degli appassionati per coinvolgere un pubblico più ampio e meno specialistico.

Ma descrivere Raducanu come protagonista assoluta dello Slam newyorchese sarebbe non solo sbagliato, ma anche ingeneroso nei confronti di Leylah Fernandez. La giocatrice canadese ha avuto un ruolo decisivo nell’alimentare l’interesse che ha circondato il torneo femminile. A conferma di questo ci sono anche i dati televisivi statunitensi. Su ESPN, che deteneva i diritti del torneo, sia la finale che le semifinali femminili hanno avuto un seguito di spettatori superiore alle corrispondenti partite maschili. Non era facile immaginare che due tenniste classificate fuori dalle prime 70 del mondo avrebbero raccolto più pubblico di Djokovic e Medvedev; ma evidentemente il modo di giocare e la personalità di Emma e Leylah hanno “bucato” lo schermo.

Raducanu e Fernandez, entrambe nate nel 2002, hanno vissuto un torneo simile e parallelo, ma nelle singole partite gli andamenti sono stati molto diversi: la giocatrice inglese ha vinto tutti i match con margine e senza perdere set, la canadese invece ha affrontato un percorso ben più battagliato.




 

Lehlah Fernandez allo US Open 2021
L’avventura di Fernandez allo US Open è caratterizzata dalla continua lotta. Una vera e propria costante che non ha conosciuto eccezione in alcun match. Sette partite affrontate, e nessuna che sia filata via semplice. Anzi, spesso Leylah ha dovuto fronteggiare situazioni difficili. Sin dal primo turno.

Eppure Fernandez, fuori dalle teste di serie, non parte con un sorteggio sfortunato: il primo turno le riserva una qualificata. Ma quando vengono definiti gli accoppiamenti si scopre che si tratta di Ana Konjuh. Ana nel 2021 sta costantemente risalendo la classifica. Dopo il lunghissimo periodo di stop a causa dei ripetuti problemi al gomito, ha cominciato la stagione da numero 476 del ranking, ma al momento del match è già numero 88: quasi quattrocento posti scalati nel giro di otto mesi. Non ha avuto accesso diretto allo Slam americano solo perché la entry list si definisce con sei settimane di anticipo, e in quel momento era ancora fuori dalle prime cento. In più c’è un precedente recente di cui tenere conto: Konjuh ha sconfitto Fernandez nel torneo di Madrid 2021.

Il primo set tra Fernandez e Konjuh vede Ana partire meglio; grazie al break di vantaggio Konjuh serve per il set sul 5-4. Conquista anche due set point, però in entrambe le occasioni Fernandez si salva: strappa a sua volta la battuta a Konjuh, e così si procede in equilbrio sino al 6-6. Al tiebreak Leylah riesce a spuntarla. Il braccio di ferro del primo set si rivela decisivo per indirizzare anche il secondo set. Il match termina 7-6, 6-2.

In base alle premesse del tabellone, al secondo turno Fernandez dovrebbe incrociare la sua prima testa di serie, la numero 31 Yulia Putintseva. Ma Kaia Kanepi è riuscita ad avere la meglio al primo turno, e dunque Leylah si trova di fronte una giocatrice ben più potente, anche se decisamente meno mobile di Putinsteva. E di nuovo ne esce un confronto tiratissimo. Fernandez vince il primo set strappando la battuta a Kanepi all’ultima occasione utile (7-5), ma Kaia non ha affatto intenzione di lasciare strada.

Nel secondo set Kanepi reagisce e si porta avanti 5-3. È un passaggio complicatissimo per Fernandez, che prima salva due set point sul proprio turno di servizio, e poi ne salva altri due con Kanepi alla battuta sul 5-4. Scampato il pericolo, sullo slancio Leylah conquista quattro game di fila e riesce a chiudere 7-5, 7-5. Due match disputati, 6 set point salvati in due partite diverse: non male come inizio.

Ma questa è solo l‘ouverture, perché al terzo turno il sorteggio propone come avversaria un ostacolo apparentemente invalicabile: la campionessa in carica Naomi Osaka. Dopo Kanepi, il “peso leggero” Fernandez trova così un’altra big hitter che metterà alla prova la sua capacità di confrontarsi con tenniste ben più strutturate fisicamente di lei.

Luogo di confronto: l’Arthur Ashe Stadium. Per Fernandez non è la prima volta in assoluto in una arena importante di Flushing Meadow, perché nel 2020 ha già giocato (e perso) contro Sofia Kenin sul Luis Armstrong. Ma lo scorso anno non c’era la presenza del pubblico; questa volta contro Osaka la programmazione è la più eccitante possibile: primo match del serale nello stadio per il tennis più grande del mondo.

Forse perché sulla carta non ha nulla da perdere, fatto sta che nel primo set Leylah tiene molto bene testa a Naomi. Almeno sino al 5-4 per Fernandez. Poi Osaka inserisce una marcia in più, sfodera una serie di punti da fuoriclasse e con un parziale di 12 punti a 1 chiude il set in proprio favore sul 7-5.

Leylah ha perso il primo set del torneo, ma ha progressivamente conquistato le simpatie del pubblico, ammirato dalla sua combattività ma anche dalla qualità dei suoi colpi. Malgrado la pesantezza di palla di Osaka, infatti, Fernandez riesce quasi sempre a rimanere con i piedi attaccati alla linea di fondo e da quella posizione incalza Naomi sul ritmo, impedendole di sprigionare con tranquillità la potenza di cui dispone.

Secondo set. La partita scorre rapida, senza alcuna palla break sino all’approdo nei game decisivi. Esattamente come nel primo parziale, Osaka alza il livello quando più conta. Ed esattamente come nel primo parziale, sul 5-5 strappa la battuta a Leylah e va a servire per il set (e il match).

Sembrerebbe quasi una formalità, anche perché Naomi nello stesso frangente del primo set ha tenuto la battuta a zero. E invece l’incontro non solo non è vicino alla fine, ma sta per attraversare la fase decisiva del totale ribaltamento. Da una parte l’improvvisa ansia di Osaka, dall’altra la straordinaria voglia di combattere di Fernandez, producono l’inatteso: sul 7-5, 6-5 Naomi perde la battuta a 30 (primo break subito nel match), e poi in preda allo sconforto è quasi travolta nel tiebreak, che perde 7-2.

La sconfitta inopinata del secondo set lascia un pesante strascico su Osaka in avvio di terzo parziale: di nuovo perde la battuta e da quel momento non riesce più a recuperare. Con una grinta e con una decisione impressionanti, Leylah non lascia speranze a Naomi, che non riesce nemmeno a sfiorare il recupero, visto che non arriva mai neanche a conquistare palle break. Fernandez chiude dunque 5-7, 7-6, 6-4, ed è autrice di una delle più grandi sorprese del torneo.

E così, dopo la sconfitta alle Olimpiadi di Tokyo contro Vondrousova, di nuovo Osaka perde contro una giocatrice mancina, dotata di una battuta non potente, ma che Naomi non è comunque riuscita a decrittare. In più sia Vondrousova che Ferndandez hanno saputo consolidare i vantaggi ottenuti con il colpo di inizio gioco sviluppando con grande efficacia lo scambio.

Altro parallelismo tra Tokyo e New York: al momento della eliminazione, le sconfitte di Osaka sembrano arrivate contro giocatrici di secondo piano, ma a conti fatti sia Vondrousova che Fernandez sarebbero state capaci di raggiungere la finale del torneo, offrendo tennis di altissima qualità. Anche i numeri del match americano lo confermano: Osaka ha chiuso il match con un saldo fra vincenti ed errori non forzati di +1 (37/36), Fernandez di +4 (28/24)

a pagina 2: I match contro Kerber e Svitolina

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ATP

ATP Nur-Sultan, Lorenzo Musetti vince all’esordio

Seppur non giocando benissimo, il 19enne italiano la spunta in tre set contro Polmans mostrando solidità mentale nei momenti decisivi

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Lorenzo Musetti - US Open 2021 (Rhea Nall/USTA)

Vittoria convincente di Lorenzo Musetti all’esordio nel torneo ATP 250 indoor di Nur-Sultan, contro un avversario non estremamente ostico ma che lo ha messo in difficoltà quel tanto che bastava per stimolare la sua grinta e il suo agonismo. Il giovane tennista italiano contro Marc Polmans ha risposto con una prestazione non brillantissima sotto il punto di vista del tennis espresso ma senza troppe sbavature, e soprattutto nella quale ha mantenuto il controllo del gioco nei momenti chiave, vincendo 6-4 2-6 6-4. Ciò non può che essere valutato positivamente dopo il periodo negativo passato in nord-America, con i primi segnali di uscita dal tunnel si erano già visti a New York. Oggi l’aspetto di maggior rilievo è quello mentale: la reazione che c’è stata a cavallo tra secondo e terzo set infatti la si può avere solo trovando convinzione in sé stessi e a quanto pare Musetti ha riacquisito la voglia di lottare in campo.

IL MATCH – Il qualificato Marc Polmans dispone di un gioco solido nel palleggio, con le traiettorie dei colpi alte e in sicurezza (infatti raramente è incappato in errori gratuiti), e cerca spesso di mischiare le carte con smorzate di dritto e incursioni a rete. Musetti si è adattato presto a questo stile ed è stato sempre avanti nel primo set: dopo un break iniziale che non è riuscito a confermare, lo slancio decisivo è arrivato sul 2-2. Al frizzante australiano non sono mancante chance per rifarsi sotto (aiutato anche da qualche distrazione di Musetti che ha concesso palle break in quattro game differenti) ma l’italiano nei momenti topici ha sempre messo la concretezza al primo posto, vincendo il primo set 6-4 dopo 50 minuti di gioco.

Nel secondo set i demoni tornano a far visita a Musetti e quest’ultimo, dopo un vantaggio iniziale di un break, perde inspiegabilmente incisività con i colpi ridando vigore a Polmans. L’australiano n. 165 del mondo accetta volentieri il regalo e sfrutta al massimo il momento fiacco del suo avversario – calo più mentale che fisico – vincendo cinque game consecutivi (di cui tre break), chiudendo il set 6-2. L’entusiasmo di Polmans trova la sua massima espressione nel parziale decisivo nel quale l’australiano cerca la rete appena possibile facendo affidamento su un’abilità di polso non indifferente. Musetti però disegna bene il campo, e grazie a rapidità di gambe e a colpi precisi trova le contromisure necessarie che gli permettono di stare avanti. Anche la prima di servizio inizia a dargli una grossa mano e il match che fino a quel momento era rimasto su un livello gradevole, regala dei faccia a faccia ravvicinati ancora più entusiasmanti.

 

Alla fine un break nel terzo game si rivela fatale e Lorenzo chiude 6-4 2-6 6-4 dopo 2 ore e 19 minuti di gioco. Con l’uscita di scena inattesa di Andreas Seppi al primo turno, resta dunque Musetti l’unico italiano rimasto in gara nella capitale kazaka e ora al secondo turno per il n. 57 del mondo ci sarà il serbo Laslo Djere, n. 49.

Il tabellone aggiornato di Nur-Sultan

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Flash

WTA Portorose: una grande Jasmine Paolini conquista il suo primo titolo

L’azzurra si libera in fretta dell’emozione per la sua prima finale e supera Alison Riske rimontando due break di svantaggio nel primo set. Sarà n. 64 del mondo

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Jasmine Paolini - 2021 US Open (Manuela Davies/USTA)

J. Paolini b. [3] A. Riske 7-6(4) 6-2

Alla sua prima finale del Tour maggiore, Jasmine Paolini parte contratta ma poi doma l’emozione e l’avversaria, imponendosi in due set sulla n. 3 del seeding Alison Riske, lei invece per la decima volta all’atto conclusivo di un torneo, per quanto solo in due occasioni sia riuscita ad alzare il trofeo. Il WTA 250 di Portorose si conclude così nel migliore dei modi per l’allieva di Renzo Furlan, giunta in finale superando le più quotate Yastremska, Cirstea e Putintseva, oltre che Kalinskaya, per un titolo che lunedì le varrà il nuovo best ranking al 64° posto.

Un incontro iniziato sentendo la pressione per Jasmine che ha ritrovato il suo miglior tennis quando il primo parziale sembrava ormai compromesso dal 2-5 pesante. Lì è iniziata la rimonta che si sarebbe fatta sentire nella testa di Alison nel secondo set. Un trionfo che conferma i progressi compiuti e la sempre maggiore consapevolezza nei propri mezzi. Una nota positiva, nonostante la sconfitta, anche per Riske, che in questa settimana slovena è tornata a vincere due incontri di fila dall’Australian Open 2020, dopo aver patito le conseguenze di una fascite plantare; ora, pienamente recuperata dal punto di vista fisico, sta rimettendo insieme il gioco che l’aveva portata al n. 18 WTA alla fine del 2019.

 

IL MATCH – La pioggia ritarda l’ingresso in campo delle giocatrici di quasi due ore e mezza rispetto alle ore 17 originariamente previste. C’è però giusto il tempo per un paio di minuti di palleggio preliminare perché Jasmine fa notare che almeno la sua metà campo presenta ancora zone bagnate e quindi pericolose. Un’altra mezz’ora se ne va e finalmente si comincia con Paolini che ha scelto di servire. Entrambe commettono alcuni errori di troppo che si traducono in tre break, finché Riske tiene, subito imitata da Jasmine grazie anche ai primi punti diretti portati dalla battuta – fondamentale in cui la 175 cm da Pittsburgh è superiore. Spinge affidandosi alle sue solite traiettorie relativamente piatte, Alison, che si produce in un paio di buone chiusure a rete ma anche in altrettanti attacchi pentiti, forse preoccupata della velocità dell’azzurra che ha già sfoderato un bel passante in corsa. Ancora contratta e non del tutto lucida, tuttavia, Paolini cede un altro turno di servizio mandando l’altra a servire sul 5-2.

Sarà la situazione di punteggio disperata, sarà la voglia di giocarsi davvero la sua prima finale, ma Jasmine entra finalmente in partita, mette a segno dieci punti consecutivi e, con il livello del match che si alza offrendo scambi intensi e spettacolari, prima pareggia e poi sorpassa, costringendo l’avversaria a servire per riparare al tie-break, compito che porta a termine nonostante l’iniziale 0-30. I colpi azzurri hanno cominciato a girare e il dritto, nonostante qualche imperfezione, mette la necessaria pressione alla terza testa di serie che si ritrova sotto di due mini-break dopo un punto perso sulla diagonale sinistra e uno smash fuori misura. Riske approfitta con coraggio di due scambi giocati in maniera troppo conservativa dalla venticinquenne toscana, ma un suo errore bimane manda Paolini a set point, immediatamente trasformato grazie all’errore al volo statunitense al termine di uno scambio tiratissimo in cui la nostra ha dato veramente tutto.

MTO per un massaggio alla coscia sinistra di Jasmine che ricomincia da dove aveva lasciato, vale a dire spingendo con il dritto e trovando anche ottime soluzioni con il rovescio che valgono il 2-0, mentre le statistiche mostrano il saldo vincenti-gratuiti ampiamente negativo, eppure la sfida risulta assolutamente godibile. Dal canto suo, Alison si fa vedere a rete e incide con il bimane lungolinea, ma è troppo incostante e il pareggio subito agguantato svanisce in un battito d’ali di farfalla. Vola, Paolini, e adesso tocca a lei servire sul 5-2, opportunità che non si lascia sfuggire e chiude al primo match point con un pesante dritto inside-in.

Due vittorie di fila sul cemento in un main draw WTA le aveva centrate una sola volta in carriera prima di questa settimana, al Gippsland Trophy che ha preceduto l’Australian Open. Il WTA 250 australiano era stato anche l’unico torneo assieme a Guangzhou 2019 nel quale Jasmine fosse riuscita a battere una top 50 sul duro; qui a Portorose si è spinta oltre i suoi limiti, vincendo cinque partite di fila – le ultime tre contro avversarie che abitano la top 50. In una parola, bravissima.

Il tabellone completo di Portorose

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