Lettere al direttore: quando Berlusconi alle 4 di notte...

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Lettere al direttore: quando Berlusconi alle 4 di notte…

Il ruolo di Rino Tommasi e il mio esordio in panchina a Canale 5: una storia che non leggerete altrove. In difesa di Gianni Clerici. Sinner e il fisco. Raonic e il… fisico

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Attenzione: la priorità verrà data alle domande più brevi. Continuate a scrivermi a scanagatta@ubitennis.com o inviate un tweet a @ubiscanagatta


Carissimo direttore archiviata questa stagione anomala le chiedo perché secondo lei non c’è nemmeno un tennista nord americano nei primi 20 del ranking anzi 24 (Isner 25). Il tennis è diventato uno sport “minore” negli Usa finita l’epoca Agassi – Sampras? GrazieWalter Caregnato (Vicenza) ma residente a Mosca

Gentile Walter, su questo “problema” americano abbiamo pubblicato proprio in questi giorni una corposa video chiacchierata con Steve Flink, citando vari dati e ricordi del passato, accennando qualche spunto critico e provando a suggerire anche qualche correttivo. Non contenti di ciò ho scritto al direttore della comunicazione della USTA Chris Widmaier chiedendogli l’autorizzazione a contattare e intervistare il responsabile tecnico del tennis americano Martin Blackman e la Direttrice dell’US Open Stacey Allaster. Siamo in attesa di una sua risposta.

Non è detto che arrivi, perché anche se con Steve Flink abbiamo garantito che… non avremmo tirato grucciate agli zoppi, posso capire che un direttore della comunicazione tema di rendere un cattivo servizio al buon nome del tennis made in USA concedendoci di parlare di un periodo di indubbia crisi. Non so se la direzione comunicazione FIT (che non so più nemmeno da chi sia rappresentata adesso…) mi darebbe l’opportunità di parlare con i tecnici a capo del tennis italiano ora che in campo maschile si sta vivendo un bellissimo momento, ma so per certo che se chiedessi di intervistarli per parlare del tennis femminile… la risposta sarebbe certamente: “No grazie, ripassate più tardi!”.


Gentile direttore Scanagatta, il suo riferimento in un recente articolo al “Duo Matusa” e al “Duo Primavera” ha stimolato la mia curiosità: mi piacerebbe avere una ricostruzione storica delle mitiche telecronache del gruppo formato, oltre che da lei, da Rino Tommasi, Gianni Clerici e Roberto Lombardi. Se non sbaglio, avete cominciato per l’allora Fininvest e proseguito con TeleCapodistria e poi con Telepiù. Qual è il primo Slam in assoluto che avete commentato? (C’erano solo Tommasi e Clerici o già anche il “Duo Primavera”?) Mi piacerebbe sapere, per ciascuno Slam, quando avete cominciato a fare le telecronache… In che anno avete commentato il primo Wimbledon, il primo Roland Garros, il primo US Open e il primo Australian Open? Grazie in anticipo se potrà soddisfare la mia curiosità “storica”… 🙂Giacomo Cattaneo, Milano

Gentile Giacomo, sono passati tanti anni e non ricordo troppo bene le varie tappe (in termini di anni) del mio percorso televisivo. Ricordare gli anni poi dei vari esordi di ciascun telecronisti Slam dopo Slam, 35 anni dopo e più è impresa che non mi sento di affrontare con le necessarie certezze. Però la sua domanda mi consente di fare un excursus “storico” del tennis in tv, dopo che dagli anni Sessanta in poi quel poco del tennis che si vedeva, e quel molto che veniva interrotto sul più bello, apparteneva per intero a Mamma Rai. Spero che questo excursus possa interessare molto al di là di ciò che si riferisce al sottoscritto e agli esordi dei suoi Maestri e amici. Ciò anche se inizio contraddicendomi, dicendole che il mio primissimo esordio in tv avvenne con Canale 5, quando Rino Tommasi (da solo) era a Dallas per le finali WCT e io me ne stavo a Palazzo dei Cigni, Milano 2, negli studi di Canale 5, perché a quei tempi i collegamenti satellitari talvolta facevano brutti scherzi e nel caso che questi fossero caduti io sarei dovuto intervenire da studio.

Canale 5 era “nato” il 30 settembre del 1980 dall’unione di cinque emittenti televisive del Nord Italia, TeleMilano 58, TeleEmiliaRomagna, TeleTorino, Video Veneto e A&G Television. Adottò il vecchio marchio di TeleMilano 58 ma cambiando il numero (che divenne 5 anziché 58 perché le emittenti erano cinque) e il colore del marchio (che diventa marrone). L’idea del 5 venne a Silvio Berlusconi che sapendo come i primi tre canali impostati su tutte le tv italiane erano Rai 1, Rai 2 e Rai 3, e che TeleMontecarlo era la n.4, pensò bene di accaparrarsi il canale n.5 (anche se ovviamente un teleutente poteva sistemarsi il proprio televisore a piacere). Ma fu una scelta strategica intelligente.

Rino sarebbe diventato nel 1981 il primo direttore dei servizi sportivi della rete televisiva Canale 5 (e dieci anni dopo il primo direttore dei servizi sportivi di Tele+). Silvio Berlusconi era un grande estimatore di Rino. Sapeva che il calcio era monopolio RAI e che sarebbe stata dura inserirsi nelle trasmissioni del primo sport nazionale. Occorreva puntare, inizialmente, sugli altri sport. Ma quali? A livello professionistico i migliori erano quelli americani. Gli bastò poco per capire che nessun giornalista italiano conosceva lo sport americano, tutto lo sport USA, come Tommasi. E non solo lo conosceva. Rino sapeva perfettamente come muoversi per contattare le dirigenze sportive dei vari sport, i vari manager. Sembrerà incredibile ma anche per molti valenti e celebrati giornalisti che hanno scritto anche di sport ad eccellenti livelli, già la conoscenza dell’inglese costituiva un ostacolo quasi insormontabile.

Non per Rino che poteva dissertare disinvoltamente di football americano (con il Superbowl), di boxe sapendo a memoria vita morte e miracoli dei migliori pugili del mondo, e aveva contatti con i promoter dei combattimenti e con i manager dei pugili. Lui stesso era stato un ex promoter ai tempi di Benvenuti, Rinaldi, De Piccoli, Arcari. Rino non aveva problemi di timidezza nel contattarli per acquisire i diritti dei loro match (da Alì a Tyson con Angelo Dundee). Altrettanto disinvoltamente si poteva muovere per il grande tennis (con il circuito WCT del petroliere texano Lamar Hunt), per il basket della NBA di Magic Johnson e Larry Bird, per il baseball della MBL da Pete Rose a Cal Ripken, e per l’hockey su ghiaccio della NHL che in quegli anni ’80 celebrava le gesta del mitico Wayne Gretzky.

Tutto ciò fu strategicamente importante per il network di Berlusconi fino a che Canale 5 non riuscì a farsi spazio anche con il calcio rompendo il ghiaccio con il pallone una primissima volta. Acquistò i diritti del Mundialito nell’81, siglò un accordo da 900.000 dollari con una società che aveva ricevuto carta bianca dalla federcalcio uruguagia e dalla FIFA per la vendita dei diritti tv nel mondo.

 

Canale 5 e nemmeno Telecapodistria esistevano tecnologicamente per poter trasmettere nel nostro territorio nazionale le primissime finali WCT lanciate dal petroliere americano Lamar Hunt e disputate alla Moody Coliseum della SMU (Southern Methodist University). Alludo a quelle due edizioni concluse da due finali assolutamente straordinarie vinte nel ’71 e nel ’72 da Ken Rosewall su Rod Laver. Due fra i match che sono entrati nella leggenda del tennis.

Io, a seguito di una borsa di studio offertami proprio da Lamar Hunt e il suo partner Al Hill jr a seguito della mia vittoria ai campionati nazionali universitari, avevo appena concluso il mio primo semestre universitario alla Oral Roberts University di Tulsa (Oklahoma) nel maggio ’73 quando – con l’ok per l’accredito di Lamar e Al jr – Rino mi invitò a raggiungerlo a Dallas. Rino scriveva per la Gazzetta dello Sport – che non lo inviava quasi mai Oltreoceano, ma Hunt lo aveva invitato – ed era il direttore della rivista Tennis Club, dove avevo cominciato a collaborare ventenne.

Rino, quasi un padre putativo per me, mi ospitò in camera sua… (e vent’anni dopo, memore di quella sua generosità e di quell’esempio, sarei stato io orgoglioso di ospitare giovani tennisti squattrinati in vari tornei – e perfino una bella e giovanissima tennista (che non citerò e con la quale non ebbi altro che disinteressata amicizia) qualificatasi per Wimbledon e tuttavia arrivata a Londra senza aver prenotato alcun alloggio – nonché giovani aspiranti giornalisti con la passione del tennis, compreso uno che da diversi anni ormai è diventato un personaggio piuttosto importante per la comunicazione dell’ATP.

Quel torneo di Dallas 1973 lo vinse Stan Smith su Arthur Ashe (6-3 6-3 4-6 6-3). Ricordo che la premiazione – nel ’71 effettuata da Neil Armstrong, il primo uomo sceso sulla Luna – in quel ’73 la fece l’attore Charlton Heston, grande fan di tennis e diventato famosissimo in tutto il mondo per essere stato protagonista del film Ben Hur che ai suoi tempi (1959) ebbe una eco simile al più recente “Il Gladiatore”. Conobbi, parlai e strinsi la mano a Charlton Heston. Per me fu come sarebbe stato per un ragazzino di tempi ben più recenti incontrare il Gladiatore Russell Crowe… Nel corso di quella mia prima uscita giornalistica americana – cui seguì un più che avventuroso viaggio in jeep per andare a “coprire” il torneo di Las Vegas, vinto da Brian Gottfried – vidi giocare a Dallas per la prima volta un ragazzino mancino e riccioluto di 14 anni: John McEnroe. Partecipò a un quadrangolare junior. Con lui c’era il papà avvocato. Little John parve subito a tutti un vero fenomeno.

Dopo questa lunghissima digressione… rieccoci a quando Rino decise di far acquistare i diritti delle finali WCT dal 1982 per il “suo” Canale 5 e si recò a Dallas alla Reunion Arena (che sarebbe diventata la sede dei Dallas Mavericks). Fu per lui quasi scontato che a fungere da riserva notturna sulla panchina di Canale 5 in Palazzo dei Cigni Milano 2 dovessi essere io. Se dicessi che speravo che il collegamento non cadesse mai, direi una bugia. Qualche volta cadde, nel corso della settimana. E ero contento così. Non ero solo: insieme a me c’era per tutta la notte Cesare Cadeo, un gran signore e persona perbene. A lui, conduttore di tante trasmissioni Fininvest-Mediaset purtroppo scomparso nell’aprile 2019, spettava l’introduzione del primo grande evento tennistico trasmesso da una tv che non fosse la Rai. Sugli aspetti più tecnici in sede di presentazione chiedeva a me. Poi chiudevamo anche il programma che era già mattino (e non mi immagino platee oceaniche… ma l’entusiasmo dell’esordio mi faceva credere che non fosse solo mia madre a essere sveglia a quelle ore).

Più ancora che le partite di quel torneo vinto da un grande Lendl in 4 set sul campione in carica McEnroe e di una semifinale incredibile vinta da McEnroe dopo 4 ore e 41 minuti – il match più lungo della storia del circuito WCT, 1971-1989 – su Bill Scanlon che era di Dallas e aveva tutto il pubblico a favore ma non riuscì a trasformare 4 quattro matchpoint nel tiebreak del quarto set perso 10 punti a 8 (prima di perdere il match al quinto), mi rimase impressa soprattutto l’agitazione che si impadronì di tutto lo studio di Canale 5 nel pieno di una di quelle notti “texane”.

Vedevo attraverso un vetro la cabina di regia e un pullulare improvviso di persone che si sbracciavano, di gente che telefonava, espressioni più che turbate. Sulle prime non riuscì a capire cosa stesse succedendo. Poi mi dissero. La… colpa era di Silvio Berlusconi in persona che aveva chiamato per cazziare la regia, alle quattro del mattino, perché il logo di Canale 5 con il biscione sull’angolo sinistro del teleschermo copriva non so più cosa – forse degli spot pubblicitari, non il campo da tennis – e doveva quindi immediatamente essere spostato… mi pare in alto a dx o sx non ricordo più. Non la cosa tecnicamente più semplice del mondo. Lo spostamento andava fatto su tutti i cinque network che facevano parte del Gruppo. A quei tempi era proibito trasmettere in contemporanea in più regioni. C’era un complicatissimo sistema di trasferimento delle immagini dalla Lombardia, autorizzata alla diretta, per farle arrivare al Piemonte e all’Emilia Romagna. Ma le modifiche tecnologiche dovevano riguardare tutti i cinque network.

Beh, Berlusconi come politico e uomo pubblico può piacere e non piacere, non è davvero opportuno discuterne qui. Ma con tutte le cose di cui un grande imprenditore come lui doveva certamente occuparsi, mai mi sarei aspettato che lui potesse trovare anche il tempo, la voglia, di seguire una trasmissione di tennis in mezzo alla notte e con una audience probabilmente modesta. Per poi suggerire prontamente correttivi su carenze che ad altri erano sfuggite. Io mi stupii tantissimo. I tecnici, i collaboratori presenti invece non si meravigliarono per nulla. Pare che succedesse regolarmente, a tutte le ore del giorno e della notte. Lasciamo stare Berlusconi dopo averlo fortemente apprezzato per quella sua grinta e attenzione nella cura di ogni piccolissimo dettaglio .

Atteggiamento e particolari assai simili che ho rivissuto e rivisto una quindicina di anni dopo in un altro grande imprenditore, quando mi capitò di vedere Patrizio Bertelli a Auckland durante l’America’sCup della sua Luna Rossa, fare una gran scenata al suo staff dopo che aveva visto nel grande negozio di Auckland, The Gallery, all’Acqueduct Waterfront un paio scarpe di Prada mal allineate sugli scaffali!

A proposito: sono in corso in questi giorni (anzi notti: ci sono 12 ore di fuso orario diverso con la Nuova Zelanda e le regate cominciano alle 15 là, alle 3 di notte qua) le World Series della Prada Cup: 4 regate al giorno. Sono stati fra i periodi più affascinanti della mia vita giornalistica da inviato quelli in Nuova Zelanda. In totale sarò stato 4 mesi in 2 edizioni fra regate degli sfidanti e fase finale della Louis Vuitton Cup e America’s Cup (vinse Team New Zealand su Prada nel 2000, trionfò Alinghi su Team New Zealand nel 2003). Con il mio gruppo della Poligrafici Editoriale, La Nazione, Il Giorno, Il Resto del Carlino, in quegli anni in cui tutti parlavano di strambate, spinnaker, boma, cazzare la randa ecetera, pubblicammo inserti di 64 pagine e credo di averne scritte almeno la metà. Con interviste a Russell Coutts, a Ernesto Bertarelli, a Patrizio Bertelli, e nei ritagli di tempo si andava in mare, nell’Hauraki Gulf, con timoniere un certo Mauro Pelaschier.. Su Mascalzone Latino ebbi l’onore – concessomi dall’armatore Vincenzo Onorato – di vivere da 17° uomo una regata ufficiale di America’s Cup contro Victory, la Barca di Team Great Britain. Non sono molti a poterlo raccontare. Che ricordi!

Non ci fosse stato il Covid a gennaio-febbraio 2021, intercalandolo con l’Australian Open come feci anche 20 anni fa, mi sarebbe piaciuto da matti tornare a Auckland. Anche se difficilmente avrei avuto l’occasione di giocare ancora il doppio al fianco di Patrizio Bertelli contro Max Sirena e Torben Grael come accadde allora.

Per dare un colpo al cerchio e un altro alla botte, se prima ho lodato Berlusconi che ha dimostrato anche una indubbia lungimiranza in tanti settori legati allo sviluppo della TV commerciale, devo invece ricordare che lui fu invece assai miope quando si dichiarò in più di un’occasione fortemente perplesso riguardo alla volontà di Rino di avere al suo fianco come telecronista Gianni Clerici per via – fondamentalmente – della voce poco .. ‘maschia’ dello Scriba. Forse in America, dove i telecronisti hanno quasi tutti il timbro dell’annunciatore, avrebbero dato ragione a Berlusconi, ma Rino difese vigorosamente la scelta fatta a protezione di quella che è poi stata quasi unanimemente considerata la miglior coppia di telecronisti mai messa in campo da una TV italiana (e forse non solo). Se lo dice uno come il sottoscritto, che avrebbe potuto avvantaggiarsi di un eventuale (ridicolo) defenestramento di Clerici quando ancora Roberto Lombardi non era stato preso in considerazione, penso possiate credermi.

In quegli anni cominciammo anche a commentare da New York lo US Open, Rino, Gianni e il sottoscritto. Io di sicuro dal 1984, ma forse anche in uno dei due anni precedenti, seppure probabilmente come loro ospite non ancora “contrattualizzato”. Non sono sicuro del fatto che Rino e Gianni avessero già commentato il torneo uno o due anni prima, però ho trovato recentemente un mio badge con scritto TV US Open già nell’82 (di sicuro scrivevo per La Nazione e il Resto del Carlino…) che doveva darmi accesso quindi all’area delle cabine televisive ma – chissà? – magari furono trasmesse solo le finali. Di sicuro con Rino mi sono trovato a commentare da Forest Hills anche le finali WCT Champions che si giocarono nel maggio ’86 – l’erba non c’era più – e furono vinte da Yannick Noah su Guillermo Vilas. Forse Gianni non poteva venire, fatto sta che andai con Rino a New York a maggio.

Nel 1987 la tv italoslovena TeleCapodistria, fino ad allora visibile solo in Slovenia e nel Nord-Est italiano, grazie a un accordo con il Gruppo Fininvest, ottenne il via libera alla sue trasmissioni anche in gran parte del territorio italiano trasformandosi nella prima tv che si occupava solo di sport. Il tennis fu un punto di forza perché, a differenza di tanti sport che occupavano prevalentemente il weekend, copriva i palinsesti ancora poveri per tutti giorni della settimana, per ore e ore. Pian piano, ma neppure troppo piano, ecco che i tornei dell’US Open, dell’Australian Open e poi di Wimbledon prima del Roland Garros arrivarono su schermi fuor di Rai.

Mi pare di ricordare – ma non ho avuto tempo di far una ricerca accurata – che per qualche anno si poteva vedere il tennis del Roland Garros sia su Rai sia su Telecapodistria. A volte capitò infatti che avevamo in cabina accanto Bisteccone Galeazzi che – un tantino stravaccato e con i piedi sulla sedia libera perchè lui commentava da solo – parlava talmente forte, e con la porta della cabina immancabilmente aperta, che eravamo obbligati a tenere chiusa la nostra. Mi sembra infatti che, ad esempio, nell’89 la gente si infuriò con la Rai – e Galeazzi era più furibondo di chiunque – perché qualcuno in viale Mazzini decise di sospendere il famoso match di Chang-Lendl negli ottavi proprio nelle fasi finali del quinto set. Ok, non c’era un italiano in gara come quando dieci anni prima: nel ’79 la Rai aveva rimandato un telegiornale per consentire la visione del quarto di finale Panatta-DuPre a Wimbledon. Ma di Panatta ne abbiamo avuto uno solo. E Claudio non si offenda. E’ intelligente, capisce di sicuro, il senso che volevo dare a quell’espressione.

Per fortuna degli appassionati più incalliti il memorabile match Chang-Lendl si potè seguirlo per intero su TeleCapodistria dove – questo lo ricordo bene – io stavo commentando tutti i primi set con Rino perché Gianni non lo aveva immaginato interessante e aveva preferito andare a scrivere il suo pezzo in maggior tranquillità per Repubblica. Sennonché giunti al quinto set ecco all’improvviso Gianni ripresentarsi in cabina tv per dirmi con la sua vocina aggraziata: “Ubaldo se hai necessità di scrivere per la Nazione vai pure, perché io il mio pezzo l’ho già finito”. Rino e io ci guardammo sorridendo, scambiandoci un’occhiata d’intesa. Dopo di che… ubi maior (e in questo caso Ubi non ero io), mi alzai e gli lasciai la sedia.

Chiaramente Gianni si era accorto che quel match era diventato improvvisamente e inaspettatamente epico. Non volle mancare di commentarne il finale. E l’articolo naturalmente lo dovette riscrivere di sana pianta, da capo a fondo, dopo la vittoria di colui che lo Scriba prese a chiamare in quell’occasione, una volta “Michelino” e un’altra “Cianghettino”.

Chiudo questa lunga risposta che farà slittare tante lettere da me ricevute alla prossima puntata – i mittenti abbiano pazienza, mi cospargo il capo di cenere e mi scuso se ho pensato che queste ricostruzioni potessero interessarvi – ricordando che nel ’91 le frequenze di TeleCapodistria “passarono” di mano al gruppo Telepiù e al primo progetto di Pay-Tv. Tutto cinema e tutto sport. Tele+1 e Tele+2. Abbonarsi costava intorno alle 30 mila lire al mese. E furono acquistati i diritti tv di una caterva di tornei di tennis, compreso il Masters di fine anno. Tanto che il sottoscritto, dovendo fare più di 100 telecronache all’anno, spesso sul “luogo del delitto” ma diverse volte anche negli studi di Cologno Monzese in piena estate e con Milano deserta, fu praticamente costretto a mollare il contratto di articolo 1 con La Nazione.

Il compianto Robertino Lombardi, scomparso poco più di 10 anni fa – e mi sembra ieri – si aggiunse al trio iniziale di commentatori con qualche anno di ritardo. Coprire in tre anche 10/12 ore di telecronache, con il sottoscritto che nelle trasferte più dispendiose (USA e Australia) si occupava anche delle interviste – e tutti e tre dovevamo scrivere anche per i nostri giornali, Rino ne aveva due e talvolta scriveva da vero fenomeno in cabina mentre commentava – e con Gianni che dopo un match o due si dichiarava sopraffatto e dava in escandescenze (talvolta più teatrali che altro), era davvero pesantuccio, sebbene Rino fosse un bulldozer e potesse andare avanti anche per 24 ore.

Tommasi, Clerici, Lombardi e Scanagatta a Melbourne
Tommasi, Clerici, Lombardi e Scanagatta a Melbourne

Con Roberto formammo il quartetto che ancora qualche vecchio aficionado mostra di ricordare, il duo Primavera pronto ad alternarsi al duo Matusa. La differenza di budget a disposizione della paytv e delle tv generaliste fece sparire in pratica il tennis dalle tv generaliste. La Rai perse tutto tranne la Davis e la Fed Cup. Perse perfino gli Internazionali d’Italia. Chiudo questa ricostruzione con un link triste, tristissimo, e cioè il mio ricordo per l’amico Roberto Lombardi, scritto nel marzo scorso in occasione del decimo anniversario della sua morte, ma cerco di restituirvi anche un sorriso con la trascrizione di queste note di una canzone tanto cara a Rino, seppur oggi forse impresentabile in tv quando ormai il politically correct stoppa anche la più innocente spontaneità:

“Oh Bongo bongo bongo
stare bene solo al Congo
non mi muovo no no!
Bingo bango bengo
molte scuse ma non vengo
io rimango qui.
No bono sigarette, scarpe strette
Signorine, magre così
Molto meglio anello al naso”

P.S. Questa è stata forse la risposta più lunga del secolo alla domanda più corta… Un lettore ha concentrato in una sua mail, dieci domande… mi ci vorrà tutto l’anno a rispondergli! E non più d’una alla volta! Passo alle prossime. Lui lo metto in coda… così impara, ah ah!

A pagina due, Sinner e il fisco / Raonic e il fisico

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Australian Open

Fabio Fognini che cosa pensi di fare da grande? Berrettini e Sinner sono da semifinale?

Sognare costa poco, ma dando retta al ranking, Berrettini è il primo candidato a un posto in semifinale così come Sonego lo è per i quarti…contro Matteo. E Sinner, dopo il forfait di Ruud, lo è per i quarti: contro Tsitsipas?

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Dal record di partecipazione, 10 azzurri nel tabellone maschile, si passa al record degli eliminati al primo turno, sette su dieci, ma direi che il record che conta è il primo e non il secondo che è più una boutade.

E poi dopo aver visto il sorteggio direi che era tutto abbastanza prevedibile. Berrettini, Sinner e Sonego sono i nostri migliori giocatori, tutti e tre compresi fra le teste di serie, n.7, n.11 e n.25 ed è normale che abbiano superato il primo turno. Il solo ad aver perso un set è stato Berrettini che incontrava in Nakashima il giocatore più forte, il solo compreso fra i primi 100, e dopo aver perso ill primo set ha rischiato forte di cederne un altro perché non stava neppure bene, ma ha dimostrato anche in questa occasione una solidità di nervi non comune per venir fuori da una situazione preoccupante. Prima di dire che cosa mi aspetto dai nostri 3 tenori – vabbè, non è una definizione originale, ma mica potevo chiamarli Fab 3 – mi pare si debba spendere qualche commento su Fabio Fognini.

La sconfitta che fa più male forse è la sua. Anche perché è stata nettissima e contro un giocatore, Griekspoor, che anni fa lui avrebbe ridicolizzato. Invece Fabio ha raccolto 9 miseri game in tre set in un’oretta e tre quarti di tennis da dimenticare. La metà del suo avversario.

 

Non intendo assolutamente infierire nei confronti di Fabio. Mi aspetto che qualche maligno pensi che non si aspettasse altro che di farlo, visti i rapporti spesso polemici tenuti da Fognini nei confronti miei, di Ubitennis e dei suoi collaboratori, però mi pare che Fabio da un bel po’ non sia più lui.

a 35 anni è difficile tornare ad essere quello che si era se non si ha – o quantomeno si mostra di non avere – più neppure grande fiducia nelle proprie possibilità. E forse neppure la voglia di continuare a giocare. Tanto Murray appare irriducibile, tanto Fabio pare sconsolato, sfiduciato, quasi rassegnato.

Figurarsi se mi permetto di dargli consigli. Anche perché lui farebbe certamente il contrario di quel che io gli consigliassi. Ma giocare senza pensare di poter vincere non ha molto senso. Sono abbastanza sicuro che a lui non piaccia viaggiare, lasciando Flavia e tre bambini a Arma di Taggia, o anche in Spagna, per fare figure che non avrebbe mai fatto.

C’è il doppio, meno male, e l’amicizia con Bolelli che può essere uno stimolo a continuare. Qualche risultato, abbiamo visto, lì arriva ancora se non si affrontano i più forti della specialità come quelli che non gli hanno dato scampo in Davis a Torino, e questo lo può tenere su di morale.

Del resto tanti tennisti che non si sentivano di lasciare da un momento all’altro il tennis, l’agonismo, il circuito, gli amici frequentati per anni (nel caso di Fabio quasi una ventina d’anni fra carriera junior e adulta), si sono rifugiati nel doppio e hanno continuato a giocare e anche a guadagnare dei bei soldini fino a 40 anni e oltre.

Ovviamente quello dei soldi per Fabio è l’ultimo dei problemi, beato lui.

Fra moglie e marito – senza mettere il dito – i Fognini hanno guadagnato 30 milioni di dollari (lordi) di soli premi ufficiali.  Quanto da  sponsor, esibizioni, gettoni di presenza in Davis e Fed Cup non ho idea. E mica sono l’agente delle tasse. Ma la coppia Fognini potrà mantenere serenamente i 3 figli e i figli dei figli, forse anche i pronipoti.

Fabio è stato il miglior tennista che abbiamo avuto dal tramonto di Panatta e&. Miglior come talento puro dei tre migliori tennisti italiani di oggi, quei tre tenori che abbiamo visto essere ancora in gara a Melbourne.

Sono contento per lui che proprio poco prima che l’anagrafe e qualche problema fisico gli facessero pagare dazio, Fabio si sia tolto la soddisfazione di entrare finalmente fra i top-ten (n. 9 il 15 luglio– dopo essere stato n. 13 del mondo per un breve periodo nell’estate di 9 anni fa: chiuse l’anno a n.16) e di vincere un Masters 1000 a Montecarlo 2019. A febbraio perderà la seconda metà di quei 1000 punti congelati da allora e il suo ranking peggiorerà notevolmente.

Con Montecarlo ha vinto 9 tornei, ma purtroppo negli Slam non ha raggiunto grandissimi traguardi, un solo quarto di finale a Parigi 2011 quando battè annullando caterve di matchpoint Montanes negli ottavi ma facendosi così male da non poter disputare i quarti contro Djokovic.

Si fosse programmato meglio sarebbe probabilmente riuscito a qualificarsi una volta per un Masters che invece ha solo sfiorato.

Gli sono mancati dei centimetri per servire meglio, in tempi in cui i più forti tennisti oggi sono quasi tutti più vicini ai 2 metri che al metro e 90, ma forse ancora di più una testa per uno sport che è durissimo proprio per gli aspetti psicologici che comporta.

Non avendo mai avuto la continuità dei Fab Four, quelli sì veri fenomeni e stiamo constatando anche in questi giorni di cosa sia capace Andy Murray, i 35 anni di Fognini pesano di più, sono quasi come i 40 di un Federer. Nadal e Djokovic, vaccino a parte, reggono ancora alla grande, ma da Fognini ormai non credo ci si possa più aspettare vittorie in qualche torneo che conta. Qualche exploit magari ancora sì, perché di talento ne ha da vendere e quindi qualche bella giornata gli potrà anche capitare. Ma tre di fila non credo proprio. Il mio non vuole assolutamente essere un De Profundis, perché una partita ben giocata da Fognini varrà sempre il prezzo del biglietto, ma quante di queste partite riuscirà ancora a giocare? Cosa vuoi fare da grande caro Fabio? Ai posteri…  

E sempre posteri saranno anche quelli che vedranno a che punto del ranking mondiale sarà capace di issarsi Lorenzoo Musetti.

Speravo proprio che Lorenzo ce la facesse contro de Minaur e invece dopo un illusorio primo set, vinto in rimonta come avrete constatato dalla nostra cronaca e dalla sua intervista , è purtroppo sceso di intensità, ha perso sempre più campo. Tuttavia, anche se era certamente dispiaciuto, non credo possa avere troppi rimpianti.

De Minaur, classe 1999, fra meno di un mese compierà 23 anni. Ha cioè 3 anni più di Lorenzo (che è nato nel marzo 2002) e a quest’età tre anni di differenza sono un abisso.

Ho fiducia che fra tre anni Lorenzo sarà un altro giocatore.

Questa, come le altre sconfitte degli altri 6 azzurri eliminati ci stavano tutte. E salvo Travaglia che ha lottato parecchio, fino ai crampi, con Bautista Agut, e ha almeno vinto un set quando avrebbe potuto vincerne anche due –nel primo ha servito per il set ma ha perso il game a 15 – tutti gli altri hanno perso 3 set a zero. Dominati.

Ho scritto questo editoriale quando i “tre tenori” dovevano scendere in campo e spero di non portare loro male se dico che in teoria potrebbero arrivare tutti e tre nei quarti.

Se ciò accadesse, visto che per centrare quel traguardo Sonego e Berrettini, i gemelli diversi, si troverebbero l’un contro l’altro armati, avremmo la certezza di uno di loro due in semifinale. Roba da stropicciargli gli occhi, perché a seguito del ritiro di Ruud testa di serie n.8 nel settore di Sinner, Jannik è rimasto come il miglior classificato lì.

Quindi Sinner è il maggior candidato a raggiungere i quarti, proprio come Berrettini, ma senza avere sul suo cammino tennisti del calibro di Alcaraz e Korda che invece Matteo potrebbe dover affrontare. Per carità, il Braveheart Murray che ha vinto al quinto con Basilashvili e che a fine anno scorso  battè proprio Sinner non sarà certo avversario arrendevole, ma secondo me Sinner è più solido di Basilashvili…sebbene quando c’è da chiudere un set con il servizio a disposizione tende un po’ troppo spesso a irrigidirsi e a perderlo.

Forse sarebbe stato meglio per lui incontrare  Murray subito, già al secondo turno, perché lo scozzese sarebbe ancora stanco per la battaglia del primo turno, dopo la finale di domenica scorsa. Invece dovrà giocare contro il giapponese Taro Daniel e probabilmente avrà modo di recuperare.

C’è anche de Minaur nel settore di Sinner, ma Sinner oggi come oggi è ben più forte di Musetti. E De Minaur è comunque un tennista con limiti ben definiti.

Sinner giocherà da favorito i prossimi 3 match con Johnson, Murray e de Minaur. Se li vince eccolo nei quarti, probabilmente contro Tsitsipas, il n.4 del seeding e il più abbordabile rispetto a Medvedev, Zverev e secondo me anche rispetto a Nadal (che è n.6).

Sinner ha battuto a Tsitsipas a Roma, dove ci ha anche perso. E per quanto con il greco abbia perso 2 volte su 3 potrebbe – se arrivassero entrambi a scontrarsi – il traguardo della semifinale non sarebbe un traguardo impossibile.

Ben più difficile sarebbe l’eventuale semifinale con Medvedev, nonostante il matchpoint avuto a Torino…quando però il russo un momento sbadigliava (o si fingeva disinteressato) e un altro momento faceva numeri e recuperi da prestigiatore.

Lo so che mi sono spinto troppo in là, nemmeno io fossi parente del Mago Ubaldo, però se ho detto del tutto illogiche fatemelo pure presente. Non mi offendo. E non ho scritto che due italiani giocheranno due semifinali eh. Diciamo che, sebbene io guardi soprattutto a Berrettini contro Alcaraz con grandissima preoccupazione, quasi maggiore di quella che proverei alla vigilia di un Sonego-Monfils – ma attenzione già stanotte a Otte perchè a New York mi impressionò e non sarà facile domarlo, batte molto bene – magari sotto sotto ci spero. Voi no?

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Australian Open

Chi dei gemelli diversi, Berrettini e Sonego, ha più chances di centrare gli ottavi?

Strapiombo Kenin, delusione Gauff, dispiacere Jabeur. Febbrile attesa Brit per Murray contro… chiunque e per Raducanu-Stephens

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A un boomerang dall’Australia risponde un boomerang dalla Francia. Novak Djokovic dovrà decidere cosa farà da grande. Cioè a 35 anni. Il pensionato coerente con le sue libere opinioni? Il tennista professionista che rispetta tutte le stesse regole che rispettano i suoi colleghi? Molte alte strade non le vedo. Salvo che il COVID ci faccia la grazie di scomparire dalla terra con la stessa rapidità con cui si affacciato in Cina e poi nel resto del mondo.

Ma su quest’ultima ipotesi perfino coloro che accusano di ipocondria coloro che contano tristemente i 5 milioni e 500.000 morti disseminati nel globo dal Covid, sembrano poco ottimisti, pur tenendosi attaccati quasi morbosamente _ e per questo morbo davvero non pare ci sia vaccino che funzioni – alle proprie convinzioni NoVax.

Il caso Djokovic ha tenuto banco per tutto questo fine2021-inizio2022, e penso che ci terrà compagnia ancora per qualche mese, ci piaccia o no. E certamente ancora l’anno prossimo a gennaio quando si capirà se a) Djokovic vorrebbe giocare il prossimo Open d’Australia mettendo una pietra sopra a quanto successo quest’anno, b) se le autorità australiane gli apriranno uno spiraglio per evitargli i tre anni di semaforo rosso al Paese.

 

Io mi auguro entrambe le cose, a scanso di equivoci.

Ma siccome oggi volevo parlare di tennis e in fondo nella prima giornata dell’open d’Australia non è poi successo granchè, eviterò di asfissiarvi con un editoriale troppo lungo.

Cominciamo da sciovinisti. Gli italiani. Ce n’erano 8 in gara, hanno vinto in 5. Le due sconfitte, Fognini con Griekspor, Caruso con Kecmanovic per me non sono sorprese. Per quella della Paolini con la Ruse, assai peggio classificata della nostra, preferisco non pronunciarmi perché non conosco abbastanza la tennista rumena. So che ha 24 anni e che ha avuto come best ranking il n.87, ma non ricordo di averla vista giocare abbastanza a lungo. Certo che il punteggio è netto. Come sono netti anche i due punteggi patiti da Fognini e Caruso (per l’appunto i due che lo scorso anno si presero a male parole).

E le cinque vittorie? Mi sono svegliato stamattina, erano le 8 e mezzo, con una grande apprensione. Ero andato a letto poco prima delle quattro del mattino, con Berrettini che aveva salvato diverse pallebreak ma non il primo set. Mentre di occasioni ne aveva avute pochissime con Nakashima, dal servizio con una motion simile a quella del grande Pete Sampras.

Grande sollievo quando stamani ho visto che Matteo aveva vinto in 4 set. Non ci avrei giurato, anche perché i commenti che si udivano indirizzati al suo angolo (leggi Santopadre) erano piuttosto negativi “Ehi ma questo non sbaglia mai! Ma che devo fare? Quante righe prende?” e così proseguendo. Bene che approda al secondo turno e bene anche trovarsi di fronte Kozlov piuttosto che Vesely il quale, con il servizio mancino che si ritrova, in giornata di vena contro Matteo che ha nella risposta il punto più debole, era meglio riuscire ad evitare. Penso che l’ostacolo vero sarà Alcaraz. E più Alcaraz che forse in ottavi Carreno Busta o Korda (che ha fatto fuori brutalmente Norrie, n.12, con Harris n.30, una delle due teste di serie eliminate on the first day. Lo spagnolino allievo di Juan Carlos Ferrero ha avuto il Covid ma lo si è visto allenarsi come un assatanato.

Sonego ha regolato con discreta tranquillità Querrey che per nostra fortuna non è più quello che eliminò Djokovic a Wimbledon e tanti altri giocatori in carriera. Lorenzo deve cercare di vendicare la sconfitta patita con l’ostico tedesco Otte a New York.

E’ notevole l’opportunità che ha di raggiungere gli ottavi, approfittando del vuoto lasciato dall’espulsione di Djokovic. Né Otte né il vincitore di Paul-Kecmanovic sono avversari scarsi…ma al terzo turno è difficile che possa capitare di meglio. Testa di serie n.25 Lorenzo è il miglior in classifica rispetto ai tre che ho citato. Qualcosa dovrebbe pur dire, anche se il ranking non è anche un ranking di specialità, cioè di superficie.

Voglio mettere alla prova i lettori – mi serve capire chi legge e chi “posta” commenti eh – chiedendo loro: secondo voi ha più chances di raggiungere gli ottavi Sonego oppure Berrettini? Son curioso di leggere come la pensiate.

Delle ragazze, anche se ho parlato con la mia vicina di casa Martina Trevisan subito dopo la sua vittoria sulla giapponese Hibino (sostituta dell’ultimo momento della cinese Zheng…sempre occhi a mandorla erano), non ho visto che Camila Giorgi con la nervosissima Potapova che ricordavo aver visto bambina tredicenne superpromettente al torneo junior pasquale di Firenze.. Talmente nervosa che dopo aver concesso pallabreak sul 4-5 e subito il set è scomparsa di scena nel secondo: 6-0. Di Camila …mi ha fatto piacere vedere che apparentemente non sta male. Il suo forfait ritiro nel torneo precedente mi aveva preoccupato. La Martincova non dovrebbe essere un ostacolo insormontabile come (sulla carta) la Barty al terzo turno.

Non avendo viste le loro partite vi rimando alle cronache dei vittoriosi match della Trevisan (che ha però la Badosa al secondo) e della Bronzetti sulla Gracheva: bravissima Lucia, complimenti perché vincere all’esordio in uno Slam è sempre una piccola grande impresa. Ma anche lei ha l’ostacolo Barty e subito. Si toglierà la soddisfazione di giocare su un grande campo, con tanto pubblico. Quanti pagherebbero? Lei invece con i 154.000 dollari australiani del secondo turno, uscendo dalle qualificazioni, ha già fatto Bingo.

Chiusa la pagina azzurra, accennato all’exploit di Korda ai danni di Norrie (che non penso valga la classifica che ha), sarei stato curioso di guardare dal basso lo scontro fra Opelka e Anderson (2m,11cm contro 2m,03; solo Opelka-Isner avevano raggiunto altezze più elevate) vinto dal primo.

Mentre Nadal che perde solo 7 game con Giron conferma che Rafa, almeno a livello di tornei 250 ATP, sta benino. Non ha nemmeno troppo bisogno di sollecitare il piede malato.

Fra le donne è successo forse qualcosa più importante fuori dal campo, la Jabeur n.9 del seeding che si è ritirata – e davvero dispiace perché oltre a essere la tennista araba più forte di sempre è anche una ragazza deliziosa e che gioca un tennis piacevole come poche – anche se sul campo va registrata la sorprendente netta sconfitta di Coco Gauff  con una delle tante Wang Qiang  (la riconosco a fatica, ammetto, ma so che è la più forte delle omonime) e anche la nuova battuta d’arresto della Kenin, campionessa a Melbourne del 2020, con Madison Keys finalista US Open 2017.

La Kenin perde i 2000 punti che la classifica congelata le aveva lasciato in dotazione, scenderà intorno alla sessantesima posizione …me lo segnala la redazione più informata sulle vicende dei punti congelati che prima o poi dovremo riprendere a discutere perché sono quasi certo che ben poche ne conoscano, o ricordino, tutte le implicazioni e variabili.

Mi appresto stanotte a fare nuovamente le ore piccole. Abbiamo in campo i 6 azzurri del tabellone maschile che non abbiamo visto nella prima giornata.

De Minaur Musetti sarebbe il match più intrigante fra tutti, ma anche uno dei più duri, tranne che per il Travaglia-Bautista Agut e Mager-Rublev. Ma non è che con Cecchinato-Kohlschreiber e Seppi-Majchrzak  si possano fare nottate tranquille e senza caffè. Quanto a Sinner con Joao Sousa beh, non ci faccia scherzi. Se non vince lui allora davvero buona notte.

Se avessi dovuto pagare un biglietto per vedere qualche match della seconda giornata avrei scelto, oltre a Musetti-de Minaur, certamente Murray Basilashvili e Stephens-Raducanu. Si fosse giocato due set su tre anche il maschile avrei puntato su Murray. Tre su cinque forse il georgiano. Se si giocasse su un set su due…non mi perderei mai Kyrgios. Sapendo che già dal secondo set può succedere di tutto. Nel match di cartello femminile…se lo si fosse giocato su un campo periferico avrei avuto il dubbio che la Stephens potesse anche giocare un match distratto, come tanti dei suoi. Ma questo genere di match lei invece lo adora. E allora penso che vincerà. Anzi, lo pensa il Mago Ubaldo.

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Flash

Ranking WTA, Paula Badosa al sesto posto. Serena Williams esce dalla Top 50

Best ranking anche per Cori Gauff, male Mertens e Vondrousova

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Paula Badosa - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Pochi movimenti verso l’alto nel WTA Ranking di questa settimana, come d’altronde è tradizione per il periodo immediatamente precedente ad uno Slam. In Top 10 c’è grande stabilità, con una sola eccezione: forte del titolo conquistato al 500 di Sydney, Paula Badosa ha conquistato il best ranking di N.6 WTA; e pensare che un anno fa era stata l’unica tennista positiva (uomini compresi) alla vigilia del torneo, finendo isolata in un hotel senza nemmeno gli attrezzi per allenarsi. A fare le spese della sua ascesa sono Maria Sakkari (-2, da N.6 a N.8) e Iga Swiatek (-1, da N.8 a N.9).

In Top 20 ci sono altre due tenniste che raggiungono la propria miglior classifica, vale a dire Elena Rybakina (N.12, +1) e Cori Gauff (N.16, +3). Calo per Angelique Kerber (N.17, -3) e soprattutto per Elise Mertens, che esce dalle prime venti accasandosi alla 26 (-6). Il suo posto viene preso da Petra Kvitova (+2, N.19). Poco più indietro, buon salto per Daria Kasatkina (N.23, +3).

I veri spostamenti di rilievo sono avvenuti più indietro. Si segnalano infatti i forti cali di Marketa Vondrousova (-7, N.41) e soprattutto di Serena Williams, che è uscita dalla Top 50 perdendo 12 posizioni. Questo è solo il prodromo di un vero e proprio crollo per la leggenda statunitense, che dopo l’Australian Open (dove difendeva la semifinale ma è stata costretta al forfait) uscirà addirittura dalle prime 200 (il suo live ranking è di N.244). Destino simile per la finalista uscente Jennifer Brady, che fra due settimane si troverà fuori dalle prime cento (live ranking di N.110). Di seguito la Top 50:

 
Classifica WTAVariazioneGiocatricePunti
10Ashleigh Barty7111
20Aryna Sabalenka5698
30Garbiñe Muguruza5425
40Barbora Krejcikova5213
50Karolina Pliskova4582
6+3Paula Badosa4264
70Anett Kontaveit4231
8-2Maria Sakkari4071
9-1Iga Swiatek3916
100Ons Jabeur3500
110Anastasia Pavlyuchenkova2968
12+1Elena Rybakina2765
13-1Sofia Kenin2762
140Naomi Osaka2696
150Simona Halep2657
16+3Cori Gauff2655
17-1Elina Svitolina2641
180Emma Raducanu2595
19+2Petra Kvitova2530
20-3Angelique Kerber2517
21+1Jessica Pegula2474
22+1Belinda Bencic2415
23+3Daria Kasatkina2360
240Leylah Fernandez2279
250Victoria Azarenka2166
26-6Elise Mertens2091
27+1Jelena Ostapenko2035
28-1Jennifer Brady1953
29+2Tamara Zidansek1931
30-1Danielle Collins1911
31+1Karolina Muchova1734
32-2Veronika Kudermetova1695
330Camila Giorgi1692
34+3Jil Teichmann1620
350Sara Sorribes Tormo1588
360Shelby Rogers1583
37+2Liudmila Samsonova1577
380Sorana Cirstea1502
39+2Clara Tauson1459
40+2Viktorija Golubic1452
41-7Marketa Vondrousova1447
42+1Yulia Putintseva1400
43+2Ajla Tomljanovic1395
44+2Bianca Andreescu1378
45-5Ekaterina Alexandrova1356
46+11Alison Riske1271
47+1Tereza Martincova1226
48+1Katerina Siniakova1220
49+2Anna Kalinina1188
50+3Camila Osorio1167

CASA ITALIA

Le migliori giocatrici italiane rimangono piuttosto stabili, anche perché la N.1 Camila Giorgi ha deciso di non scendere in campo prima dell’Australian Open, mentre Trevisan, Errani, Bronzetti, Cocciaretto, Stefanini e Di Sarra erano impegnate nelle qualificazioni dello Slam – Trevisan e Bronzetti sono riuscite ad accaparrarsi un posto in tabellone, con Lucia che si è guadagnata l’esordio assoluto in un Major. Si segnala purtroppo la forte discesa di Bianca Turati, che ha perso 64 posizioni rispetto alla scorsa settimana. Di seguito le venti migliori azzurre:

Classifica WTAVariazioneGiocatricePunti
330Camila Giorgi1692
520Jasmine Paolini1153
111+2Martina Trevisan713
121+2Sara Errani621
142+3Lucia Bronzetti511
159-4Elisabetta Cocciaretto43′
184-3Lucrezia Stefanini368
190+2Giulia Gatto-Monticone361
204+1Federica Di Sarra337
280+4Martina Di Giuseppe243
294+4Cristiana Ferrando229
295-2Jessica Pieri228
386-64Bianca Turati148
411+3Stefania Rubini131
413+3Camilla Rosatello129
414-7Martina Caregaro129
424+2Anna Turati123
430+1Nuria Brancaccio121
444+1Dalila Spiteri115
469-1Anastasia Grymalska105

NEXT GEN RANKING

Raggiunto il best ranking, Coco Gauff si riprende anche lo scettro di miglior teenager del circuito grazie alla semifinale raggiunta all’Adelaide International 2. Superata Emma Raducanu, travolta senza tema di smentita da Rybakina a Sydney. Brutto calo per Marta Kostyuk, che perde 16 posizioni ed esce dalla Top 50. Qui le migliori tenniste nate dopo il 1° gennaio 2002:

PosizioneVariazioneGiocatriceAnnoClassifica WTA
1+3Cori Gauff200416
20Emma Raducanu200219
30Leylah Fernandez200224
4+2Clara Tauson200239
5-16Marta Kostyuk200266
6+3Qinwen Zheng2002108
7+3Diane Parry2002114
8+1Daria Snigur2002151
90Victoria Jimenez Kasintseva2005202
10+3Elina Avanesyan2002211

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