Lettere al direttore: quando Berlusconi alle 4 di notte...

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Lettere al direttore: quando Berlusconi alle 4 di notte…

Il ruolo di Rino Tommasi e il mio esordio in panchina a Canale 5: una storia che non leggerete altrove. In difesa di Gianni Clerici. Sinner e il fisco. Raonic e il… fisico

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Attenzione: la priorità verrà data alle domande più brevi. Continuate a scrivermi a scanagatta@ubitennis.com o inviate un tweet a @ubiscanagatta


Carissimo direttore archiviata questa stagione anomala le chiedo perché secondo lei non c’è nemmeno un tennista nord americano nei primi 20 del ranking anzi 24 (Isner 25). Il tennis è diventato uno sport “minore” negli Usa finita l’epoca Agassi – Sampras? GrazieWalter Caregnato (Vicenza) ma residente a Mosca

Gentile Walter, su questo “problema” americano abbiamo pubblicato proprio in questi giorni una corposa video chiacchierata con Steve Flink, citando vari dati e ricordi del passato, accennando qualche spunto critico e provando a suggerire anche qualche correttivo. Non contenti di ciò ho scritto al direttore della comunicazione della USTA Chris Widmaier chiedendogli l’autorizzazione a contattare e intervistare il responsabile tecnico del tennis americano Martin Blackman e la Direttrice dell’US Open Stacey Allaster. Siamo in attesa di una sua risposta.

Non è detto che arrivi, perché anche se con Steve Flink abbiamo garantito che… non avremmo tirato grucciate agli zoppi, posso capire che un direttore della comunicazione tema di rendere un cattivo servizio al buon nome del tennis made in USA concedendoci di parlare di un periodo di indubbia crisi. Non so se la direzione comunicazione FIT (che non so più nemmeno da chi sia rappresentata adesso…) mi darebbe l’opportunità di parlare con i tecnici a capo del tennis italiano ora che in campo maschile si sta vivendo un bellissimo momento, ma so per certo che se chiedessi di intervistarli per parlare del tennis femminile… la risposta sarebbe certamente: “No grazie, ripassate più tardi!”.


Gentile direttore Scanagatta, il suo riferimento in un recente articolo al “Duo Matusa” e al “Duo Primavera” ha stimolato la mia curiosità: mi piacerebbe avere una ricostruzione storica delle mitiche telecronache del gruppo formato, oltre che da lei, da Rino Tommasi, Gianni Clerici e Roberto Lombardi. Se non sbaglio, avete cominciato per l’allora Fininvest e proseguito con TeleCapodistria e poi con Telepiù. Qual è il primo Slam in assoluto che avete commentato? (C’erano solo Tommasi e Clerici o già anche il “Duo Primavera”?) Mi piacerebbe sapere, per ciascuno Slam, quando avete cominciato a fare le telecronache… In che anno avete commentato il primo Wimbledon, il primo Roland Garros, il primo US Open e il primo Australian Open? Grazie in anticipo se potrà soddisfare la mia curiosità “storica”… 🙂Giacomo Cattaneo, Milano

Gentile Giacomo, sono passati tanti anni e non ricordo troppo bene le varie tappe (in termini di anni) del mio percorso televisivo. Ricordare gli anni poi dei vari esordi di ciascun telecronisti Slam dopo Slam, 35 anni dopo e più è impresa che non mi sento di affrontare con le necessarie certezze. Però la sua domanda mi consente di fare un excursus “storico” del tennis in tv, dopo che dagli anni Sessanta in poi quel poco del tennis che si vedeva, e quel molto che veniva interrotto sul più bello, apparteneva per intero a Mamma Rai. Spero che questo excursus possa interessare molto al di là di ciò che si riferisce al sottoscritto e agli esordi dei suoi Maestri e amici. Ciò anche se inizio contraddicendomi, dicendole che il mio primissimo esordio in tv avvenne con Canale 5, quando Rino Tommasi (da solo) era a Dallas per le finali WCT e io me ne stavo a Palazzo dei Cigni, Milano 2, negli studi di Canale 5, perché a quei tempi i collegamenti satellitari talvolta facevano brutti scherzi e nel caso che questi fossero caduti io sarei dovuto intervenire da studio.

Canale 5 era “nato” il 30 settembre del 1980 dall’unione di cinque emittenti televisive del Nord Italia, TeleMilano 58, TeleEmiliaRomagna, TeleTorino, Video Veneto e A&G Television. Adottò il vecchio marchio di TeleMilano 58 ma cambiando il numero (che divenne 5 anziché 58 perché le emittenti erano cinque) e il colore del marchio (che diventa marrone). L’idea del 5 venne a Silvio Berlusconi che sapendo come i primi tre canali impostati su tutte le tv italiane erano Rai 1, Rai 2 e Rai 3, e che TeleMontecarlo era la n.4, pensò bene di accaparrarsi il canale n.5 (anche se ovviamente un teleutente poteva sistemarsi il proprio televisore a piacere). Ma fu una scelta strategica intelligente.

Rino sarebbe diventato nel 1981 il primo direttore dei servizi sportivi della rete televisiva Canale 5 (e dieci anni dopo il primo direttore dei servizi sportivi di Tele+). Silvio Berlusconi era un grande estimatore di Rino. Sapeva che il calcio era monopolio RAI e che sarebbe stata dura inserirsi nelle trasmissioni del primo sport nazionale. Occorreva puntare, inizialmente, sugli altri sport. Ma quali? A livello professionistico i migliori erano quelli americani. Gli bastò poco per capire che nessun giornalista italiano conosceva lo sport americano, tutto lo sport USA, come Tommasi. E non solo lo conosceva. Rino sapeva perfettamente come muoversi per contattare le dirigenze sportive dei vari sport, i vari manager. Sembrerà incredibile ma anche per molti valenti e celebrati giornalisti che hanno scritto anche di sport ad eccellenti livelli, già la conoscenza dell’inglese costituiva un ostacolo quasi insormontabile.

Non per Rino che poteva dissertare disinvoltamente di football americano (con il Superbowl), di boxe sapendo a memoria vita morte e miracoli dei migliori pugili del mondo, e aveva contatti con i promoter dei combattimenti e con i manager dei pugili. Lui stesso era stato un ex promoter ai tempi di Benvenuti, Rinaldi, De Piccoli, Arcari. Rino non aveva problemi di timidezza nel contattarli per acquisire i diritti dei loro match (da Alì a Tyson con Angelo Dundee). Altrettanto disinvoltamente si poteva muovere per il grande tennis (con il circuito WCT del petroliere texano Lamar Hunt), per il basket della NBA di Magic Johnson e Larry Bird, per il baseball della MBL da Pete Rose a Cal Ripken, e per l’hockey su ghiaccio della NHL che in quegli anni ’80 celebrava le gesta del mitico Wayne Gretzky.

Tutto ciò fu strategicamente importante per il network di Berlusconi fino a che Canale 5 non riuscì a farsi spazio anche con il calcio rompendo il ghiaccio con il pallone una primissima volta. Acquistò i diritti del Mundialito nell’81, siglò un accordo da 900.000 dollari con una società che aveva ricevuto carta bianca dalla federcalcio uruguagia e dalla FIFA per la vendita dei diritti tv nel mondo.

 

Canale 5 e nemmeno Telecapodistria esistevano tecnologicamente per poter trasmettere nel nostro territorio nazionale le primissime finali WCT lanciate dal petroliere americano Lamar Hunt e disputate alla Moody Coliseum della SMU (Southern Methodist University). Alludo a quelle due edizioni concluse da due finali assolutamente straordinarie vinte nel ’71 e nel ’72 da Ken Rosewall su Rod Laver. Due fra i match che sono entrati nella leggenda del tennis.

Io, a seguito di una borsa di studio offertami proprio da Lamar Hunt e il suo partner Al Hill jr a seguito della mia vittoria ai campionati nazionali universitari, avevo appena concluso il mio primo semestre universitario alla Oral Roberts University di Tulsa (Oklahoma) nel maggio ’73 quando – con l’ok per l’accredito di Lamar e Al jr – Rino mi invitò a raggiungerlo a Dallas. Rino scriveva per la Gazzetta dello Sport – che non lo inviava quasi mai Oltreoceano, ma Hunt lo aveva invitato – ed era il direttore della rivista Tennis Club, dove avevo cominciato a collaborare ventenne.

Rino, quasi un padre putativo per me, mi ospitò in camera sua… (e vent’anni dopo, memore di quella sua generosità e di quell’esempio, sarei stato io orgoglioso di ospitare giovani tennisti squattrinati in vari tornei – e perfino una bella e giovanissima tennista (che non citerò e con la quale non ebbi altro che disinteressata amicizia) qualificatasi per Wimbledon e tuttavia arrivata a Londra senza aver prenotato alcun alloggio – nonché giovani aspiranti giornalisti con la passione del tennis, compreso uno che da diversi anni ormai è diventato un personaggio piuttosto importante per la comunicazione dell’ATP.

Quel torneo di Dallas 1973 lo vinse Stan Smith su Arthur Ashe (6-3 6-3 4-6 6-3). Ricordo che la premiazione – nel ’71 effettuata da Neil Armstrong, il primo uomo sceso sulla Luna – in quel ’73 la fece l’attore Charlton Heston, grande fan di tennis e diventato famosissimo in tutto il mondo per essere stato protagonista del film Ben Hur che ai suoi tempi (1959) ebbe una eco simile al più recente “Il Gladiatore”. Conobbi, parlai e strinsi la mano a Charlton Heston. Per me fu come sarebbe stato per un ragazzino di tempi ben più recenti incontrare il Gladiatore Russell Crowe… Nel corso di quella mia prima uscita giornalistica americana – cui seguì un più che avventuroso viaggio in jeep per andare a “coprire” il torneo di Las Vegas, vinto da Brian Gottfried – vidi giocare a Dallas per la prima volta un ragazzino mancino e riccioluto di 14 anni: John McEnroe. Partecipò a un quadrangolare junior. Con lui c’era il papà avvocato. Little John parve subito a tutti un vero fenomeno.

Dopo questa lunghissima digressione… rieccoci a quando Rino decise di far acquistare i diritti delle finali WCT dal 1982 per il “suo” Canale 5 e si recò a Dallas alla Reunion Arena (che sarebbe diventata la sede dei Dallas Mavericks). Fu per lui quasi scontato che a fungere da riserva notturna sulla panchina di Canale 5 in Palazzo dei Cigni Milano 2 dovessi essere io. Se dicessi che speravo che il collegamento non cadesse mai, direi una bugia. Qualche volta cadde, nel corso della settimana. E ero contento così. Non ero solo: insieme a me c’era per tutta la notte Cesare Cadeo, un gran signore e persona perbene. A lui, conduttore di tante trasmissioni Fininvest-Mediaset purtroppo scomparso nell’aprile 2019, spettava l’introduzione del primo grande evento tennistico trasmesso da una tv che non fosse la Rai. Sugli aspetti più tecnici in sede di presentazione chiedeva a me. Poi chiudevamo anche il programma che era già mattino (e non mi immagino platee oceaniche… ma l’entusiasmo dell’esordio mi faceva credere che non fosse solo mia madre a essere sveglia a quelle ore).

Più ancora che le partite di quel torneo vinto da un grande Lendl in 4 set sul campione in carica McEnroe e di una semifinale incredibile vinta da McEnroe dopo 4 ore e 41 minuti – il match più lungo della storia del circuito WCT, 1971-1989 – su Bill Scanlon che era di Dallas e aveva tutto il pubblico a favore ma non riuscì a trasformare 4 quattro matchpoint nel tiebreak del quarto set perso 10 punti a 8 (prima di perdere il match al quinto), mi rimase impressa soprattutto l’agitazione che si impadronì di tutto lo studio di Canale 5 nel pieno di una di quelle notti “texane”.

Vedevo attraverso un vetro la cabina di regia e un pullulare improvviso di persone che si sbracciavano, di gente che telefonava, espressioni più che turbate. Sulle prime non riuscì a capire cosa stesse succedendo. Poi mi dissero. La… colpa era di Silvio Berlusconi in persona che aveva chiamato per cazziare la regia, alle quattro del mattino, perché il logo di Canale 5 con il biscione sull’angolo sinistro del teleschermo copriva non so più cosa – forse degli spot pubblicitari, non il campo da tennis – e doveva quindi immediatamente essere spostato… mi pare in alto a dx o sx non ricordo più. Non la cosa tecnicamente più semplice del mondo. Lo spostamento andava fatto su tutti i cinque network che facevano parte del Gruppo. A quei tempi era proibito trasmettere in contemporanea in più regioni. C’era un complicatissimo sistema di trasferimento delle immagini dalla Lombardia, autorizzata alla diretta, per farle arrivare al Piemonte e all’Emilia Romagna. Ma le modifiche tecnologiche dovevano riguardare tutti i cinque network.

Beh, Berlusconi come politico e uomo pubblico può piacere e non piacere, non è davvero opportuno discuterne qui. Ma con tutte le cose di cui un grande imprenditore come lui doveva certamente occuparsi, mai mi sarei aspettato che lui potesse trovare anche il tempo, la voglia, di seguire una trasmissione di tennis in mezzo alla notte e con una audience probabilmente modesta. Per poi suggerire prontamente correttivi su carenze che ad altri erano sfuggite. Io mi stupii tantissimo. I tecnici, i collaboratori presenti invece non si meravigliarono per nulla. Pare che succedesse regolarmente, a tutte le ore del giorno e della notte. Lasciamo stare Berlusconi dopo averlo fortemente apprezzato per quella sua grinta e attenzione nella cura di ogni piccolissimo dettaglio .

Atteggiamento e particolari assai simili che ho rivissuto e rivisto una quindicina di anni dopo in un altro grande imprenditore, quando mi capitò di vedere Patrizio Bertelli a Auckland durante l’America’sCup della sua Luna Rossa, fare una gran scenata al suo staff dopo che aveva visto nel grande negozio di Auckland, The Gallery, all’Acqueduct Waterfront un paio scarpe di Prada mal allineate sugli scaffali!

A proposito: sono in corso in questi giorni (anzi notti: ci sono 12 ore di fuso orario diverso con la Nuova Zelanda e le regate cominciano alle 15 là, alle 3 di notte qua) le World Series della Prada Cup: 4 regate al giorno. Sono stati fra i periodi più affascinanti della mia vita giornalistica da inviato quelli in Nuova Zelanda. In totale sarò stato 4 mesi in 2 edizioni fra regate degli sfidanti e fase finale della Louis Vuitton Cup e America’s Cup (vinse Team New Zealand su Prada nel 2000, trionfò Alinghi su Team New Zealand nel 2003). Con il mio gruppo della Poligrafici Editoriale, La Nazione, Il Giorno, Il Resto del Carlino, in quegli anni in cui tutti parlavano di strambate, spinnaker, boma, cazzare la randa ecetera, pubblicammo inserti di 64 pagine e credo di averne scritte almeno la metà. Con interviste a Russell Coutts, a Ernesto Bertarelli, a Patrizio Bertelli, e nei ritagli di tempo si andava in mare, nell’Hauraki Gulf, con timoniere un certo Mauro Pelaschier.. Su Mascalzone Latino ebbi l’onore – concessomi dall’armatore Vincenzo Onorato – di vivere da 17° uomo una regata ufficiale di America’s Cup contro Victory, la Barca di Team Great Britain. Non sono molti a poterlo raccontare. Che ricordi!

Non ci fosse stato il Covid a gennaio-febbraio 2021, intercalandolo con l’Australian Open come feci anche 20 anni fa, mi sarebbe piaciuto da matti tornare a Auckland. Anche se difficilmente avrei avuto l’occasione di giocare ancora il doppio al fianco di Patrizio Bertelli contro Max Sirena e Torben Grael come accadde allora.

Per dare un colpo al cerchio e un altro alla botte, se prima ho lodato Berlusconi che ha dimostrato anche una indubbia lungimiranza in tanti settori legati allo sviluppo della TV commerciale, devo invece ricordare che lui fu invece assai miope quando si dichiarò in più di un’occasione fortemente perplesso riguardo alla volontà di Rino di avere al suo fianco come telecronista Gianni Clerici per via – fondamentalmente – della voce poco .. ‘maschia’ dello Scriba. Forse in America, dove i telecronisti hanno quasi tutti il timbro dell’annunciatore, avrebbero dato ragione a Berlusconi, ma Rino difese vigorosamente la scelta fatta a protezione di quella che è poi stata quasi unanimemente considerata la miglior coppia di telecronisti mai messa in campo da una TV italiana (e forse non solo). Se lo dice uno come il sottoscritto, che avrebbe potuto avvantaggiarsi di un eventuale (ridicolo) defenestramento di Clerici quando ancora Roberto Lombardi non era stato preso in considerazione, penso possiate credermi.

In quegli anni cominciammo anche a commentare da New York lo US Open, Rino, Gianni e il sottoscritto. Io di sicuro dal 1984, ma forse anche in uno dei due anni precedenti, seppure probabilmente come loro ospite non ancora “contrattualizzato”. Non sono sicuro del fatto che Rino e Gianni avessero già commentato il torneo uno o due anni prima, però ho trovato recentemente un mio badge con scritto TV US Open già nell’82 (di sicuro scrivevo per La Nazione e il Resto del Carlino…) che doveva darmi accesso quindi all’area delle cabine televisive ma – chissà? – magari furono trasmesse solo le finali. Di sicuro con Rino mi sono trovato a commentare da Forest Hills anche le finali WCT Champions che si giocarono nel maggio ’86 – l’erba non c’era più – e furono vinte da Yannick Noah su Guillermo Vilas. Forse Gianni non poteva venire, fatto sta che andai con Rino a New York a maggio.

Nel 1987 la tv italoslovena TeleCapodistria, fino ad allora visibile solo in Slovenia e nel Nord-Est italiano, grazie a un accordo con il Gruppo Fininvest, ottenne il via libera alla sue trasmissioni anche in gran parte del territorio italiano trasformandosi nella prima tv che si occupava solo di sport. Il tennis fu un punto di forza perché, a differenza di tanti sport che occupavano prevalentemente il weekend, copriva i palinsesti ancora poveri per tutti giorni della settimana, per ore e ore. Pian piano, ma neppure troppo piano, ecco che i tornei dell’US Open, dell’Australian Open e poi di Wimbledon prima del Roland Garros arrivarono su schermi fuor di Rai.

Mi pare di ricordare – ma non ho avuto tempo di far una ricerca accurata – che per qualche anno si poteva vedere il tennis del Roland Garros sia su Rai sia su Telecapodistria. A volte capitò infatti che avevamo in cabina accanto Bisteccone Galeazzi che – un tantino stravaccato e con i piedi sulla sedia libera perchè lui commentava da solo – parlava talmente forte, e con la porta della cabina immancabilmente aperta, che eravamo obbligati a tenere chiusa la nostra. Mi sembra infatti che, ad esempio, nell’89 la gente si infuriò con la Rai – e Galeazzi era più furibondo di chiunque – perché qualcuno in viale Mazzini decise di sospendere il famoso match di Chang-Lendl negli ottavi proprio nelle fasi finali del quinto set. Ok, non c’era un italiano in gara come quando dieci anni prima: nel ’79 la Rai aveva rimandato un telegiornale per consentire la visione del quarto di finale Panatta-DuPre a Wimbledon. Ma di Panatta ne abbiamo avuto uno solo. E Claudio non si offenda. E’ intelligente, capisce di sicuro, il senso che volevo dare a quell’espressione.

Per fortuna degli appassionati più incalliti il memorabile match Chang-Lendl si potè seguirlo per intero su TeleCapodistria dove – questo lo ricordo bene – io stavo commentando tutti i primi set con Rino perché Gianni non lo aveva immaginato interessante e aveva preferito andare a scrivere il suo pezzo in maggior tranquillità per Repubblica. Sennonché giunti al quinto set ecco all’improvviso Gianni ripresentarsi in cabina tv per dirmi con la sua vocina aggraziata: “Ubaldo se hai necessità di scrivere per la Nazione vai pure, perché io il mio pezzo l’ho già finito”. Rino e io ci guardammo sorridendo, scambiandoci un’occhiata d’intesa. Dopo di che… ubi maior (e in questo caso Ubi non ero io), mi alzai e gli lasciai la sedia.

Chiaramente Gianni si era accorto che quel match era diventato improvvisamente e inaspettatamente epico. Non volle mancare di commentarne il finale. E l’articolo naturalmente lo dovette riscrivere di sana pianta, da capo a fondo, dopo la vittoria di colui che lo Scriba prese a chiamare in quell’occasione, una volta “Michelino” e un’altra “Cianghettino”.

Chiudo questa lunga risposta che farà slittare tante lettere da me ricevute alla prossima puntata – i mittenti abbiano pazienza, mi cospargo il capo di cenere e mi scuso se ho pensato che queste ricostruzioni potessero interessarvi – ricordando che nel ’91 le frequenze di TeleCapodistria “passarono” di mano al gruppo Telepiù e al primo progetto di Pay-Tv. Tutto cinema e tutto sport. Tele+1 e Tele+2. Abbonarsi costava intorno alle 30 mila lire al mese. E furono acquistati i diritti tv di una caterva di tornei di tennis, compreso il Masters di fine anno. Tanto che il sottoscritto, dovendo fare più di 100 telecronache all’anno, spesso sul “luogo del delitto” ma diverse volte anche negli studi di Cologno Monzese in piena estate e con Milano deserta, fu praticamente costretto a mollare il contratto di articolo 1 con La Nazione.

Il compianto Robertino Lombardi, scomparso poco più di 10 anni fa – e mi sembra ieri – si aggiunse al trio iniziale di commentatori con qualche anno di ritardo. Coprire in tre anche 10/12 ore di telecronache, con il sottoscritto che nelle trasferte più dispendiose (USA e Australia) si occupava anche delle interviste – e tutti e tre dovevamo scrivere anche per i nostri giornali, Rino ne aveva due e talvolta scriveva da vero fenomeno in cabina mentre commentava – e con Gianni che dopo un match o due si dichiarava sopraffatto e dava in escandescenze (talvolta più teatrali che altro), era davvero pesantuccio, sebbene Rino fosse un bulldozer e potesse andare avanti anche per 24 ore.

Tommasi, Clerici, Lombardi e Scanagatta a Melbourne
Tommasi, Clerici, Lombardi e Scanagatta a Melbourne

Con Roberto formammo il quartetto che ancora qualche vecchio aficionado mostra di ricordare, il duo Primavera pronto ad alternarsi al duo Matusa. La differenza di budget a disposizione della paytv e delle tv generaliste fece sparire in pratica il tennis dalle tv generaliste. La Rai perse tutto tranne la Davis e la Fed Cup. Perse perfino gli Internazionali d’Italia. Chiudo questa ricostruzione con un link triste, tristissimo, e cioè il mio ricordo per l’amico Roberto Lombardi, scritto nel marzo scorso in occasione del decimo anniversario della sua morte, ma cerco di restituirvi anche un sorriso con la trascrizione di queste note di una canzone tanto cara a Rino, seppur oggi forse impresentabile in tv quando ormai il politically correct stoppa anche la più innocente spontaneità:

“Oh Bongo bongo bongo
stare bene solo al Congo
non mi muovo no no!
Bingo bango bengo
molte scuse ma non vengo
io rimango qui.
No bono sigarette, scarpe strette
Signorine, magre così
Molto meglio anello al naso”

P.S. Questa è stata forse la risposta più lunga del secolo alla domanda più corta… Un lettore ha concentrato in una sua mail, dieci domande… mi ci vorrà tutto l’anno a rispondergli! E non più d’una alla volta! Passo alle prossime. Lui lo metto in coda… così impara, ah ah!

A pagina due, Sinner e il fisco / Raonic e il fisico

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ATP

ATP Madrid: Sinner mostra i limiti dell’età, salta la sfida con Nadal. “Tornerò più forte”

MADRID – Il 19enne azzurro, nervoso e infastidito dal polline, cede in due set ad Alexei Popyrin dopo aver servito per vincere il primo: “L’ho perso io tre volte”

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Jannik Sinner - Madrid 2021 (photo Ángel Martínez)

dal nostro inviato a Madrid

L’attesa sfida tra Rafa Nadal e Jannik Sinner è saltata. Ci ha messo lo zampino Alexei Popyrin, un paio d’anni più anziano dell’altoatesino. Sinner si è lasciato scivolare dalle mani un match che ha tenuto in controllo per gran parte del primo set; il servizio però lo ha deluso nel momento del bisogno e nel secondo set, cosa sorprendente per lui, è stato preda del nervosismo. Merito va dato anche all’australiano che ha fatto fruttare al massimo il suo gioco non così vario, ma senza dubbio concreto sia col dritto che col servizio (che viaggia attorno ai 210km/h con disinvoltura). Per l’altoatesino dunque la prima partecipazione nel tabellone principale di Madrid si conclude con una vittoria per ritiro contro Guido Pella e una sconfitta contro il campione juniores del Roland Garros 2017.

Sinner ha giocato il secondo match consecutivo sul campo 3, chiuso al pubblico, ma il leggero venticello che ha iniziato a tirare a metà pomeriggio ha reso l’atmosfera ideale. In aggiunta, la grossa struttura ha fatto ombra sul campo sin da subito quindi il sole non ha minimamente impensierito né i giocatori né i pochi addetti ai lavori presenti (ci ha pensato solo il polline, e sfortuna vuole che Sinner sia allergico). Solo Riccardo Piatti, allenatore di Jannik, ha preferito abbandonare il suo box per prendere posto sugli spalti sotto il sole.

Sinner sfrutta subito un passo falso di Popyrin nel primo game – anche se di solito è proprio Jannik a partire a rilento – per mettere subito la testa avanti. Tutto lasciava presagire che questo sarebbe bastato per vincere il primo set, ma al momento di servire sul 5-4 Jannik ha perso incisività rimettendo in corsa il 21enne, che nei game successivi si è caricato ancor di più annullando tre palle break. L’australiano ha iniziato a giocare con cosi tanta convinzione che a un certo punto persino il tie-break sembrava in discussione. Giunti al gioco decisivo, Sinner sembrava aver ritrovato la bussola ma era solo apparenza: dopo aver condotto 4-1 infatti si è spento di nuovo, e complice anche un doppio fallo ha consentito a Popyrin di rifarsi sotto e l’australiano non si è fatto pregare, chiudendo poi a sua volta col servizio.

 

La falla nel gioco di Sinner ha continuato a far imbarcare acqua anche nel secondo set, che si è aperto con un break a suo svantaggio. Come se i problemi sul campo non bastassero, Jannik ha iniziato anche a tossire a causa dell’eccessiva quantità di polline nell’aria e tutto questo, sommato al gioco di Popyrin che non gli ha lasciato un attimo di respiro, ha reso Sinner insolitamente nervoso. Era evidente che qualcosa non andasse, e quando ha scagliato una pallina fin quasi sopra il tetto il suo nervosismo è stato anche certificato da un warningPopryn non si è lasciato irretire e ha messo la parola fine al match con un secondo break dopo un un’ora e 36 minuti di gioco, col punteggio di 7-6(5) 6-2. Proveniente dalle qualificazioni, quello contro Nadal sarà il primo ottavo di finale in un Masters 1000 dopo essersi fermato al secondo turno sia a Miami che a Montecarlo quest’anno. Sinner invece manca l’appuntamento con la 20° vittoria della stagione ma, se come ripete spesso lui da ogni sconfitta sa trarre un insegnamento, questo match sarà un maestro severo ma importante.

Il primo set praticamente l’ho perso tre volte, il mio servizio non è andato per niente bene” ha ammesso onestamente Sinner in conferenza. Tutto sommato, però, non è apparso molto abbattuto e ha anche riconosciuto i meriti dell’avversario: “Lui ha giocato meglio di me, sia col dritto che col servizio.” Jannik poi ha spiegato meglio i problemi attraversati tra primo e secondo set. “Io soffro di allergia e qui c’è tanto polline, inoltre gioco con le lenti a contatto e tutto questo mi ha dato molto fastidio“. Queste però non sono affatto delle scuse e la sua chiosa fa ben sperare: “Tornerò più forte di prima“.

Dal canto suo invece Popyrin si è mostrato decisamente sicuro di sé: “Non credo di essere troppo lontano dal livello di Sinner.Qualcuno potrebbere storcere il naso, ma del resto dev’essere questo lo spirito per poter compere nel tennis dei grandi. “Non ho iniziato la partita pensando di dover perdere” ha poi aggiunto. E infatti l’ha finita vincendo.

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ATP

ATP Madrid: buona la prima per Medvedev. Karatsev sommerge Schwartzman di vincenti

MADRID – Il n.3 del mondo ritrova campo e vittoria dopo lo stop per coronavirus. Vince anche Zverev. Schwartzman sconsolato: “Ha iniziato a tirare 2 vincenti a game!”

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Daniil Medvedev - ATP Madrid 2021 (ph. Alberto Nevado)

dal nostro inviato a Madrid

La sfida inedita tra il 21enne idolo di casa Alejandro Davidovich Fokina, in tabellone grazie a una wild card, e Daniil Medvedev ha aperto il programma di giornata sul centrale della Caja Magica. L’ha spuntata il russo in rimonta (4-6 6-4 6-2), sebbene sia stato lo spagnolo a interpretare meglio il match dal punto di vista tattico: ha preso la rete quando era il momento di farlo, accelerato quando ne aveva l’opportunità e ha tenuto lo scambio da fondo quando il russo cercava di prendere il sopravvento.

Questo mercoledì è la prima vera giornata calda del torneo, con la temperatura sempre sopra i 20°, e Davidovich l’ha scaldata ulteriormente costringendo il suo avversario a scattare spesso in avanti per rincorrere le sue palle corte. Nel primo set con questo colpo ha avuto più fortuna, e la sua maggior dimestichezza con la superficie gli ha permesso di recuperare un break e vincere persino il primo parziale 6-4.

 

Nel secondo set Medvedev ha iniziato ad innervosirsi un po’, sia per il campo a suo dire non perfetto (ha ricevuto anche un warning per aver colpito il suolo con la racchetta) sia per certe palle imprendibili del suo avversario, ma tutto sommato questa frustrazione ha avuto un effetto benefico sul suo tennis. Il n. 3 del mondo si è fatto leggermente più solido da fondo e questo è bastato per rimettersi in corsa; Davidovich Fokina invece, che ha comunque sempre lottato alla pari col suo avversario per quasi due ore, ha pagato a caro prezzo un solo game denso di errori grazie al quale Daniil ha rimesso il punteggio in parità restituendogli il 6-4.

Nel set decisivo Davidovich è calato sensibilmente e Medvedev ne ha approfittato sfiancandolo con i suoi classici scambi lunghi ed estenuanti, chiudendo 6-2 in due ore e 12 minuti. Per il russo questa (contro il più giovane spagnolo in top 50) è comunque un’ottima vittoria, e arriva al primo match dopo il torneo di Miami e soprattutto dopo aver contratto il coronavirus, circostanza che l’ha costretto a saltare Montecarlo.

EL PEQUE DURA POCO, PASSA KARATSEV – Aslan Karatsev, alla sua prima partecipazione a questo torneo, prosegue il suo cammino battendo il n. 9 del mondo Diego Schwartzman. Viste le recenti prestazioni del russo sulla terra (finale a Belgrado con vittoria su Djokovic in semi) non è un risultato del tutto inaspettato, ma sorprende di più l’arrendevolezza dell’argentino nei due set conclusivi, dopo che aveva vinto abbastanza agevolmente il primo set. In conferenza, Diego ha analizzato la partita in modo semplice e conciso: “Io non sto giocando il mio miglior tennis, ma lui, dopo aver sbagliato quasi tutto per un set, ha iniziato a fare due o tre vincenti per game“. Con buona approssimazione, in effetti, è andata così: il 31-3 nel confronto tra i colpi vincenti riassume bene la questione. I due tennisti sono simili per conformazione fisica: baricentro basso e grande potenza nelle gambe, lo stile però differisce eccome. Diego predilige colpi più arrotati, classici da terra battuta, ed è riuscito a tenere a bada Aslan – che invece picchia forte e piatto dalla riga di fondo – solamente nel primo set, nel quale Karatsev era apparso piuttosto impreciso e scarico emotivamente.

Aslan Karatsev – ATP Madrid 2021 (courtesy of tournament)

Ancor meno difficoltà ha incontrato Sascha Zverev nel liberarsi d(el fantasma d)i Kei Nishikori, un rapido 6-3 6-2 da 75 minuti che potrebbe aver riconsegnato uno Zverev decente al circuito: sarà Evans agli ottavi a testarne gli effettivi miglioramenti. Non riuscivo ad allenare come si deve al servizio da più di un mese, praticamente da Miami; in questi giorni per la prima volta da allora sono tornato alla mia routine” ha detto Zverev in conferenza, confermando poi il suo feeling con questo torneo vinto nel 2018 senza perdere il servizio. “L’altitudine aiuta molto chi serve come me, qui mi trovo bene anche se forse a Roma ancora meglio. Mentre Parigi è il torneo in cui posso migliorare di più“.

TSITSIPAS PASSEGGIA SU PAIRE – Seppur il risultato raramente è stato messo in discussione, almeno Paire con le sue frequenti discese a rete ha allietato la serata del pubblico del centrale rimasto un po’ a bocca asciutta dopo il ritiro di Mertens. Questi infatti erano i due match della sessione serale, che combinati hanno fatto un’ora e tre quarti di spettacolo. Il prezzo dei biglietti, per i settori più alti dello stadio partiva da 40 euro… chissà quanti dei presenti avrebbero preferito risparmiarsi l’uscita per restare a casa a guardare il Real. La condizione atletica del francese comunque non era sufficiente per disputare un match ATP, soprattutto se la ‘preparazione’ è consistita in 10 giorni di vacanza alle Maldive. Stefanos Tsitsipas ha dominato nel primo set cercando spesso il dritto del suo avversario, oggi estremamente falloso, e dopo aver chiuso 6-1 se l’è presa un po’ più comoda nel secondo set lasciando un game in più al francese. Con la sua sconfitta esce di scena anche l’ultimo transalpino in gara mentre il finalista dell’edizione 2019 si è conquistato un posto agli ottavi contro il vincente di Ruud-Nichioka.

Il tabellone completo di Madrid

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WTA Madrid: Barty supera Kvitova al terzo, ora rivincita con Badosa

MADIRD – Un ottimo servizio permette alla n. 1 del mondo di superare Petra. La wild card spagnola è la prima tennista di casa in semifinale nella storia del torneo

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dal nostro inviato a Madrid

Il tabellone WTA di questo torneo è stato difficile per parecchie tenniste e tra esse la più sfortunata è stata sicuramente Petra Kvitova. La ceca, dopo aver battuto Kerber e Kudermentova, si è trovata davanti una n. 1 del mondo Asheligh Barty in gran forma dopo il successo a Stoccarda. Il decimo confronto tra le due è andato in favore dell’australiana per 6-1 3-6 6-3 – riportando il conteggi degli scontri diretti sul 5 pari – dopo un match non particolarmente entusiasmante giocato su un campo centrale quasi deserto (forse erano tutti a pranzo in attesa di Nadal) con un caldo in netto contrasto col fresco dei giorni scorsi. 

Entrambe le tenniste hanno nel servizio una delle loro armi principali quindi era lecito non aspettarsi troppi break e contro-break. I primi due set infatti se li sono spartiti senza che ci fosse troppa incertezza: il primo è stato dominato da Barty sotto ogni aspetto del gioco, mentre nel secondo un break in apertura mantenuto con grande autorità da Petra ha rimesso l’incontro in equilibrio. Nel parziale decisivo Kvitova è apparsa leggermente più stanca e nonostante la sua palla viaggiasse più veloce di quella della sua avversaria, le sue accelerazioni non erano più così pungenti mentre Barty, che oggettivamente dispone di maggior tecnica, ha adottatto un tennis di sostanza con palle profonde e tagliate. Inizialmente la scelta sembrava pagare come dimostra il suo vantaggio 3-0, ma poi la n. 12 ha deciso di adattarsi limitandosi anche lei a gestire gli scambi e si è rifatta sotto. Recuperato il break di svantaggio Kvitova è sembrata in grado di poter portare a casa il match ma Barty si è aggrappata al servizio variando molto con questo colpo e alternando ace centrali a palle lavorate esterne, impossibili da gestire.

 

Alla fine è stato un break nel sesto game a decidere la sfida, rimasta incerta fino all’ultimo, in favore della n. 1 e dove proprio nella parte finale si sono visti gli scambi più spettacolari. Per Kvitova alla fine il torneo si può considerare più che soddisfacente viste le tre prestazioni mostrate, per Barty invece ci sarà la prima semifinale qui a Madrid e affronterà la sorpresa del torneo.

In mattinata infatti ha centrato il successo anche la 23enne Paula Badosa Gibert contro Belinda Bencic per 6-4 7-5. La wild card di casa è la prima giocatrice spagnola a raggiungere la semifinale nella storia di questo evento (la cui prima versione femminile è datata 2009) e come ha ammesso lei stessa in conferenza stampa: “non potrei chiedere niente di meglio per il mio primo grande risultato della mia carriera.” Le due si erano già affrontate a Charleston e a vincere era sempre stata lei. “Sono onesta e ammetto che ero molto nervosa oggi perché certe volte questi match possono essere ingannevoli; quando ci hai già giocato qualche settimana prima pensi subito nella tua testa di avere l’opportunità. Sono felice di aver controllato i miei nervi, questa è la cosa di cui sono più orgogliosa finora.”

Come detto la sua prossima avversaria sarà Barty e anche con lei c’è un fresco precedente a Charleston e in quel caso Badosa era riuscita a spuntarla. “Mi aspetto un match completamente differente, lei è la n. 1 del mondo e ora mi conosce. A questo tipo di giocatrici non piace fare due volte lo stesso errore quindi mi aspetto un incontro duro.”

Il tabellone aggiornato con tutti i risultati

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