Le cinque cose da salvare in questo 2020

Focus

Le cinque cose da salvare in questo 2020

Non tutto è stato da buttare. Rafa a quota 20 Slam, Osaka attivista oltreché campionessa, il movimento azzurro scoppia di salute, l’adorabile secchiona Swiatek e lo spettacolo delle Finals

Pubblicato

il

Rafa Nadal - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Il 2020 sta per finire. Per fortuna. È stato un anno terribile per l’umanità intera, di quelli da metterci una croce sopra e cercare di dimenticare in fretta. E tutti sappiamo perché. Quel maledettissimo virus, chiamato Covid-19, che al momento ha ucciso oltre 1,5 milioni di persone in tutto il mondo. Tanto per dare un’idea, è più dell’intera città di Milano. E il conteggio continua ad aumentare di giorno in giorno, attendendo che inizi la vaccinazione di massa nell’intero pianeta. Il tentativo di contenere l’avanzata della pandemia ha avuto un impatto allucinante sulle nostre vite e anche, inevitabilmente, sul tennis professionistico. Da una parte, il tennis si trovava nella privilegiata posizione di non essere uno sport di contatto. Dall’altra i circuiti maschili e femminili si fondano sul continuo movimento da un punto all’altra del pianeta di una notevole massa di persone tra atleti, allenatori, giudici di sedia eccetera. Non è un caso quindi che l’interruzione della stagione del tennis sia durata ben sei mesi, da marzo ad agosto, più di quella di tanti altri sport professionistici. 

E così se dovessimo proprio salvare una cosa in questo 2020 del tennis è il fatto che comunque si sia riusciti a ripartire e disputare diversi tornei tra fine agosto e fine novembre. Sono stati salvati gli US Open e il Roland Garros, che si è giocato in condizioni alquanto inusuali per un torneo di tennis all’aperto. Sono state salvate le ATP Finals. Certo la mancanza (o la presenza alquanto limitata) del pubblico in questi tornei ha messo un po’ di malinconia e tristezza. Ma lo show è andato avanti. E bisogna dare il merito alle due grandi istituzioni del tennis, ATP e WTA, ai giocatori e agli organizzatori dei tornei. Lo hanno fatto tutti in (buona) parte anche per interessi economici sia chiaro. Ma lo hanno fatto e hanno fatto il bene del tennis in questo anno di cui di distrazioni dalla realtà ce n’era tantissimo bisogno. Insomma, la prima cosa da salvare in questo 2020 del tennis era il tennis stesso, dalla pandemia. Ed è stato fatto. 

Detto ciò, però ci sono state altre cose da salvare in questo anno di tennis particolare e frammentato. Noi ve ne proponiamo cinque. 

 

20 volte Rafa

Leggendario. Non ci sono altre parole per descrivere Nadal dopo che è riuscito a conquistare il suo 20esimo Slam al Roland Garros. E quel numero, 20, non è solo una cifra tonda. È la stessa di Roger Federer, il suo grande rivale, quello a cui viene sempre accostato antitesi. I due ora sono primatisti assoluti nella classifica dei giocatori con più Major in bacheca, quella che forse conta di più per i tennisti stessi. Tutti e due lì, appaiati. Rafa ha tagliato questo traguardo nel suo torneo, nel suo campo, quello in cui ha già trionfato più volte di tutti, e per distacco anche. Lo ha fatto dominando tutti gli avversari, compreso Djokovic in finale, schiacciato con un tanto sorprendente quanto inappellabile 6-0 6-2 7-5. E, dato questo dominio, non c’è ragione per la quale Nadal non possa essere considerato il favorito della prossima edizione. Farebbero così 21 Slam, con Federer alle prese con i fastidi al ginocchio e al palo da tre anni. Il dibattito sul GOAT è totalmente inutile ma i sostenitori del partito di Rafa avrebbero dei solidi argomenti per portare avanti la loro causa. 

More than Naomi 

È stato l’anno del Covid-19. Ma negli Stati Uniti è stato anche l’anno di grandi manifestazioni in favore dei diritti dei neri, che ancora vengono sistematicamente e vergognosamente discriminati da parte della polizia. È stato il caso di George Floyd, strangolato con un ginocchio da un agente a Minneapolis, il 25 maggio. Il circuito è ripartito proprio dagli USA nel momento in cui le proteste stavano diventando sempre più accese e, in alcuni casi, purtroppo anche violente. E ad ergersi a paladina del movimento Black Lives Matter nel mondo del tennis è stata Naomi Osaka. Lei che è una cittadina del mondo, figlia di padre haitiano e mamma giapponese, cresciuta negli States. Lei che mettendo la bandierina del sol levante di fianco al suo nome ha sfidato i pesanti pregiudizi della cultura nipponica.

È stata attivista alla sua maniera, creativa e non banale. Ha indossato una mascherina diversa per ogni volta che scendeva in campo a Flushing Meadows, con i nomi delle persone di colore uccise dalla polizia di recente. Ma anche vincente dato che poi alla fine gli US Open li ha conquistati, mettendo in bacheca il suo terzo Slam a 23 anni. Con Serena vicina al pensionamento, oggi è indiscutibilmente lei il volto della WTA. È la più influente e anche la più pagata. Un volto fresco ed inclusivo. Osaka ha raccontato di come il compianto Kobe Bryant, morto anche lui ad inizio anno, le disse di non essere semplicemente come lui ma essere addirittura migliore. Naomi lo ha preso in parola.

Naomi Osaka – US Open 2020 (via Twitter, @naomiosaka)

La giovine Italia

Avevamo detto che il 2018 era stato un anno molto positivo per il tennis azzurro. Avevamo detto che il 2019 era stato straordinario. Il 2020 è stato, nonostante tutto, eccellente. Il movimento italiano ad alti livelli scoppia di salute. E questo nonostante Berrettini e Fognini, i due protagonisti dello scorso anno, abbiano avuto un anno sostanzialmente di pausa: il romano bloccato dalla pressione di doversi confermare ad altissimi livelli e il ligure dagli inevitabili acciacchi di un 33enne con tante stagioni sul circuito alle spalle. Così a portare in alto il tricolore nel circuito ATP sono stati i due ragazzini, Jannik Sinner e, in misura minore, Lorenzo Musetti. Dopo una prima parte di anno in chiaroscuro, Sinner ha ripreso il filo del discorso della crescita esponenziale che aveva fatto lo scorso anno. Al Roland Garros, su quella che forse per lui è la superficie meno congeniale, ha colto i suoi primi quarti di finale Slam, mettendo in difficoltà Nadal per più di un set. C’è stato spazio anche per il primo titolo sul circuito a Sofia sul finire di stagione. Attualmente l’altoatesino è n.37 del ranking ATP, a 19 anni. Non c’è altro da aggiungere.

Da certi punti di vista, più inatteso il fatto che Musetti, di Sinner più giovane di un anno e ben più estroso, riuscisse a fare progressi altrettanto rapidi praticamente. Le vittorie su Nishikori e Wawrinka a Roma. Il primo Challenger a Forlì. La chiusura a ridosso dei primi 100 della classifica. Il destino di questi due è tutto da scrivere ma il presente è estremamente confortante. Così come rallegra vedere otto azzurri tra i primi 100. Mentre gli anni scorsi sul fronte femminile era calma piatta, nel 2020 la tenacissima Martina Trevisan ha dato il tanto atteso scossone con gli splendidi quarti di finale a Parigi. Risultato più che meritato anche visti alcuni trascorsi di vita complicati. A 27 anni non è più una promessa ma potrebbe rivelarsi una discreta realtà.

Jannik Sinner – Roland Garros 2020 (foto Twitter @Rolandgarros)

Tutti in rIGA

Che la WTA stesse trovando nuove protagoniste capaci di suscitare interesse era evidente già da diverse stagioni. Abbiamo appunto Osaka, stralunata attivista, Andreescu, una forza della natura, Barty, elegante in campo e dolce fuori, Anisimova, che sembra la trasposizione di Shrarapova nella generazione Z. Ora abbiamo anche Iga Swiatek. Il suo personaggio all’interno di questa sit-com tutta rosa potrebbe essere quello della NERD, un po’ brava ragazza, un po’ secchiona, un po’ timida, un po’ fuori dagli schemi. Ma gli schemi del tennis la 19enne polacca li conosce tutti. Li ha studiati e li sa mettere in campo. Con naturalezza, la stessa con la quale si presenta di fronte ai microfoni, la stessa con il quale vince le partite, la stessa con la quale ha alzato il suo primo titolo Slam al Roland Garros. In molti pensavano che sarebbe arrivata lì. In pochi avrebbero immaginato che ci sarebbe arrivata così presto. Ma la ragazza studia e si applica. Sempre con naturalezza, mai con il fare da prima della classe. Forse a lungo andare cominceremo a detestare il fatto che Swiatek riesce a rendere tutto incredibilmente semplice e spontaneo. Per il momento però la adoriamo e basta.

Iga Swiatek – Roland Garros 2020 (via Twitter, @australianopen)

Le ATP Finals

I migliori otto tennisti al mondo, con Federer escluso, hanno dato vita ad uno spettacolo di tennis notevolissimo. Pensate che sia scontato. Beh non lo è stato negli ultimi anni. Causa la collocazione alla fine del calendario, dopo una stagione estenuante, per diversi anni le ATP Finals hanno offerto uno spettacolo molto al di sotto delle aspettative. Il punto più basso, con tutto il rispetto, lo si è toccato nel 2017, con la finale tra David Goffin e Grigor Dimitrov. Un po’ inspiegabilmente, l’anno scorso finalmente abbiamo potuto rivivere dei match degni di questo gran galà del tennis, a partire dalla finale vinta in tre set tiratissimi da Stefanos Tsitsipas su Dominic Thiem. Quest’anno, grazie ad un calendario ridotto, abbiamo assistito pure a diversi incontri memorabili. Nei round robin Nadal-Tsitsipas, Tsitsipas-Thiem e Nadal-Thiem. Le due semifinali Nadal-Medevedev e Thiem-Djokovic. E la finale Medvedev-Thiem. Potrebbero essere tranquillamente cinque dei migliori dieci incontri dell’anno. Segno che il tennis è spettacolare anche quando non c’è Federer in campo. Ma persino quando non ci sono Djokovic e Nadal. Segno che forse il calendario andrebbe un po’ alleggerito. Una ottima notizia e un monito per Andrea Gaudenzi. 

Daniil Medvedev e Dominic Thiem – ATP Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

Continua a leggere
Commenti

Al femminile

Lo straordinario US Open di Leylah Fernandez

Come una teenager, numero 73 del ranking, è stata capace di sconfiggere in un solo torneo tre delle prime cinque giocatrici del mondo e una pluricampionessa Slam

Pubblicato

il

By

Leylah Fernandez - US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

La scorsa settimana Emma Raducanu si è presa tutto lo spazio dell’articolo dedicato allo US Open. Tante questioni stimolanti, tanti temi da approfondire: le vicende di una giocatrice quasi sbucata dal nulla hanno reclamato un articolo esclusivo. Del resto l’attenzione suscitata da Raducanu non ha colpito solo il mondo del tennis, ma sembra avere superato i confini più stretti degli appassionati per coinvolgere un pubblico più ampio e meno specialistico.

Ma descrivere Raducanu come protagonista assoluta dello Slam newyorchese sarebbe non solo sbagliato, ma anche ingeneroso nei confronti di Leylah Fernandez. La giocatrice canadese ha avuto un ruolo decisivo nell’alimentare l’interesse che ha circondato il torneo femminile. A conferma di questo ci sono anche i dati televisivi statunitensi. Su ESPN, che deteneva i diritti del torneo, sia la finale che le semifinali femminili hanno avuto un seguito di spettatori superiore alle corrispondenti partite maschili. Non era facile immaginare che due tenniste classificate fuori dalle prime 70 del mondo avrebbero raccolto più pubblico di Djokovic e Medvedev; ma evidentemente il modo di giocare e la personalità di Emma e Leylah hanno “bucato” lo schermo.

Raducanu e Fernandez, entrambe nate nel 2002, hanno vissuto un torneo simile e parallelo, ma nelle singole partite gli andamenti sono stati molto diversi: la giocatrice inglese ha vinto tutti i match con margine e senza perdere set, la canadese invece ha affrontato un percorso ben più battagliato.




 

Lehlah Fernandez allo US Open 2021
L’avventura di Fernandez allo US Open è caratterizzata dalla continua lotta. Una vera e propria costante che non ha conosciuto eccezione in alcun match. Sette partite affrontate, e nessuna che sia filata via semplice. Anzi, spesso Leylah ha dovuto fronteggiare situazioni difficili. Sin dal primo turno.

Eppure Fernandez, fuori dalle teste di serie, non parte con un sorteggio sfortunato: il primo turno le riserva una qualificata. Ma quando vengono definiti gli accoppiamenti si scopre che si tratta di Ana Konjuh. Ana nel 2021 sta costantemente risalendo la classifica. Dopo il lunghissimo periodo di stop a causa dei ripetuti problemi al gomito, ha cominciato la stagione da numero 476 del ranking, ma al momento del match è già numero 88: quasi quattrocento posti scalati nel giro di otto mesi. Non ha avuto accesso diretto allo Slam americano solo perché la entry list si definisce con sei settimane di anticipo, e in quel momento era ancora fuori dalle prime cento. In più c’è un precedente recente di cui tenere conto: Konjuh ha sconfitto Fernandez nel torneo di Madrid 2021.

Il primo set tra Fernandez e Konjuh vede Ana partire meglio; grazie al break di vantaggio Konjuh serve per il set sul 5-4. Conquista anche due set point, però in entrambe le occasioni Fernandez si salva: strappa a sua volta la battuta a Konjuh, e così si procede in equilbrio sino al 6-6. Al tiebreak Leylah riesce a spuntarla. Il braccio di ferro del primo set si rivela decisivo per indirizzare anche il secondo set. Il match termina 7-6, 6-2.

In base alle premesse del tabellone, al secondo turno Fernandez dovrebbe incrociare la sua prima testa di serie, la numero 31 Yulia Putintseva. Ma Kaia Kanepi è riuscita ad avere la meglio al primo turno, e dunque Leylah si trova di fronte una giocatrice ben più potente, anche se decisamente meno mobile di Putinsteva. E di nuovo ne esce un confronto tiratissimo. Fernandez vince il primo set strappando la battuta a Kanepi all’ultima occasione utile (7-5), ma Kaia non ha affatto intenzione di lasciare strada.

Nel secondo set Kanepi reagisce e si porta avanti 5-3. È un passaggio complicatissimo per Fernandez, che prima salva due set point sul proprio turno di servizio, e poi ne salva altri due con Kanepi alla battuta sul 5-4. Scampato il pericolo, sullo slancio Leylah conquista quattro game di fila e riesce a chiudere 7-5, 7-5. Due match disputati, 6 set point salvati in due partite diverse: non male come inizio.

Ma questa è solo l‘ouverture, perché al terzo turno il sorteggio propone come avversaria un ostacolo apparentemente invalicabile: la campionessa in carica Naomi Osaka. Dopo Kanepi, il “peso leggero” Fernandez trova così un’altra big hitter che metterà alla prova la sua capacità di confrontarsi con tenniste ben più strutturate fisicamente di lei.

Luogo di confronto: l’Arthur Ashe Stadium. Per Fernandez non è la prima volta in assoluto in una arena importante di Flushing Meadow, perché nel 2020 ha già giocato (e perso) contro Sofia Kenin sul Luis Armstrong. Ma lo scorso anno non c’era la presenza del pubblico; questa volta contro Osaka la programmazione è la più eccitante possibile: primo match del serale nello stadio per il tennis più grande del mondo.

Forse perché sulla carta non ha nulla da perdere, fatto sta che nel primo set Leylah tiene molto bene testa a Naomi. Almeno sino al 5-4 per Fernandez. Poi Osaka inserisce una marcia in più, sfodera una serie di punti da fuoriclasse e con un parziale di 12 punti a 1 chiude il set in proprio favore sul 7-5.

Leylah ha perso il primo set del torneo, ma ha progressivamente conquistato le simpatie del pubblico, ammirato dalla sua combattività ma anche dalla qualità dei suoi colpi. Malgrado la pesantezza di palla di Osaka, infatti, Fernandez riesce quasi sempre a rimanere con i piedi attaccati alla linea di fondo e da quella posizione incalza Naomi sul ritmo, impedendole di sprigionare con tranquillità la potenza di cui dispone.

Secondo set. La partita scorre rapida, senza alcuna palla break sino all’approdo nei game decisivi. Esattamente come nel primo parziale, Osaka alza il livello quando più conta. Ed esattamente come nel primo parziale, sul 5-5 strappa la battuta a Leylah e va a servire per il set (e il match).

Sembrerebbe quasi una formalità, anche perché Naomi nello stesso frangente del primo set ha tenuto la battuta a zero. E invece l’incontro non solo non è vicino alla fine, ma sta per attraversare la fase decisiva del totale ribaltamento. Da una parte l’improvvisa ansia di Osaka, dall’altra la straordinaria voglia di combattere di Fernandez, producono l’inatteso: sul 7-5, 6-5 Naomi perde la battuta a 30 (primo break subito nel match), e poi in preda allo sconforto è quasi travolta nel tiebreak, che perde 7-2.

La sconfitta inopinata del secondo set lascia un pesante strascico su Osaka in avvio di terzo parziale: di nuovo perde la battuta e da quel momento non riesce più a recuperare. Con una grinta e con una decisione impressionanti, Leylah non lascia speranze a Naomi, che non riesce nemmeno a sfiorare il recupero, visto che non arriva mai neanche a conquistare palle break. Fernandez chiude dunque 5-7, 7-6, 6-4, ed è autrice di una delle più grandi sorprese del torneo.

E così, dopo la sconfitta alle Olimpiadi di Tokyo contro Vondrousova, di nuovo Osaka perde contro una giocatrice mancina, dotata di una battuta non potente, ma che Naomi non è comunque riuscita a decrittare. In più sia Vondrousova che Ferndandez hanno saputo consolidare i vantaggi ottenuti con il colpo di inizio gioco sviluppando con grande efficacia lo scambio.

Altro parallelismo tra Tokyo e New York: al momento della eliminazione, le sconfitte di Osaka sembrano arrivate contro giocatrici di secondo piano, ma a conti fatti sia Vondrousova che Fernandez sarebbero state capaci di raggiungere la finale del torneo, offrendo tennis di altissima qualità. Anche i numeri del match americano lo confermano: Osaka ha chiuso il match con un saldo fra vincenti ed errori non forzati di +1 (37/36), Fernandez di +4 (28/24)

a pagina 2: I match contro Kerber e Svitolina

Continua a leggere

ATP

ATP Nur-Sultan, Lorenzo Musetti vince all’esordio

Seppur non giocando benissimo, il 19enne italiano la spunta in tre set contro Polmans mostrando solidità mentale nei momenti decisivi

Pubblicato

il

Lorenzo Musetti - US Open 2021 (Rhea Nall/USTA)

Vittoria convincente di Lorenzo Musetti all’esordio nel torneo ATP 250 indoor di Nur-Sultan, contro un avversario non estremamente ostico ma che lo ha messo in difficoltà quel tanto che bastava per stimolare la sua grinta e il suo agonismo. Il giovane tennista italiano contro Marc Polmans ha risposto con una prestazione non brillantissima sotto il punto di vista del tennis espresso ma senza troppe sbavature, e soprattutto nella quale ha mantenuto il controllo del gioco nei momenti chiave, vincendo 6-4 2-6 6-4. Ciò non può che essere valutato positivamente dopo il periodo negativo passato in nord-America, con i primi segnali di uscita dal tunnel si erano già visti a New York. Oggi l’aspetto di maggior rilievo è quello mentale: la reazione che c’è stata a cavallo tra secondo e terzo set infatti la si può avere solo trovando convinzione in sé stessi e a quanto pare Musetti ha riacquisito la voglia di lottare in campo.

IL MATCH – Il qualificato Marc Polmans dispone di un gioco solido nel palleggio, con le traiettorie dei colpi alte e in sicurezza (infatti raramente è incappato in errori gratuiti), e cerca spesso di mischiare le carte con smorzate di dritto e incursioni a rete. Musetti si è adattato presto a questo stile ed è stato sempre avanti nel primo set: dopo un break iniziale che non è riuscito a confermare, lo slancio decisivo è arrivato sul 2-2. Al frizzante australiano non sono mancante chance per rifarsi sotto (aiutato anche da qualche distrazione di Musetti che ha concesso palle break in quattro game differenti) ma l’italiano nei momenti topici ha sempre messo la concretezza al primo posto, vincendo il primo set 6-4 dopo 50 minuti di gioco.

Nel secondo set i demoni tornano a far visita a Musetti e quest’ultimo, dopo un vantaggio iniziale di un break, perde inspiegabilmente incisività con i colpi ridando vigore a Polmans. L’australiano n. 165 del mondo accetta volentieri il regalo e sfrutta al massimo il momento fiacco del suo avversario – calo più mentale che fisico – vincendo cinque game consecutivi (di cui tre break), chiudendo il set 6-2. L’entusiasmo di Polmans trova la sua massima espressione nel parziale decisivo nel quale l’australiano cerca la rete appena possibile facendo affidamento su un’abilità di polso non indifferente. Musetti però disegna bene il campo, e grazie a rapidità di gambe e a colpi precisi trova le contromisure necessarie che gli permettono di stare avanti. Anche la prima di servizio inizia a dargli una grossa mano e il match che fino a quel momento era rimasto su un livello gradevole, regala dei faccia a faccia ravvicinati ancora più entusiasmanti.

 

Alla fine un break nel terzo game si rivela fatale e Lorenzo chiude 6-4 2-6 6-4 dopo 2 ore e 19 minuti di gioco. Con l’uscita di scena inattesa di Andreas Seppi al primo turno, resta dunque Musetti l’unico italiano rimasto in gara nella capitale kazaka e ora al secondo turno per il n. 57 del mondo ci sarà il serbo Laslo Djere, n. 49.

Il tabellone aggiornato di Nur-Sultan

Continua a leggere

Flash

WTA Portorose: una grande Jasmine Paolini conquista il suo primo titolo

L’azzurra si libera in fretta dell’emozione per la sua prima finale e supera Alison Riske rimontando due break di svantaggio nel primo set. Sarà n. 64 del mondo

Pubblicato

il

Jasmine Paolini - 2021 US Open (Manuela Davies/USTA)

J. Paolini b. [3] A. Riske 7-6(4) 6-2

Alla sua prima finale del Tour maggiore, Jasmine Paolini parte contratta ma poi doma l’emozione e l’avversaria, imponendosi in due set sulla n. 3 del seeding Alison Riske, lei invece per la decima volta all’atto conclusivo di un torneo, per quanto solo in due occasioni sia riuscita ad alzare il trofeo. Il WTA 250 di Portorose si conclude così nel migliore dei modi per l’allieva di Renzo Furlan, giunta in finale superando le più quotate Yastremska, Cirstea e Putintseva, oltre che Kalinskaya, per un titolo che lunedì le varrà il nuovo best ranking al 64° posto.

Un incontro iniziato sentendo la pressione per Jasmine che ha ritrovato il suo miglior tennis quando il primo parziale sembrava ormai compromesso dal 2-5 pesante. Lì è iniziata la rimonta che si sarebbe fatta sentire nella testa di Alison nel secondo set. Un trionfo che conferma i progressi compiuti e la sempre maggiore consapevolezza nei propri mezzi. Una nota positiva, nonostante la sconfitta, anche per Riske, che in questa settimana slovena è tornata a vincere due incontri di fila dall’Australian Open 2020, dopo aver patito le conseguenze di una fascite plantare; ora, pienamente recuperata dal punto di vista fisico, sta rimettendo insieme il gioco che l’aveva portata al n. 18 WTA alla fine del 2019.

 

IL MATCH – La pioggia ritarda l’ingresso in campo delle giocatrici di quasi due ore e mezza rispetto alle ore 17 originariamente previste. C’è però giusto il tempo per un paio di minuti di palleggio preliminare perché Jasmine fa notare che almeno la sua metà campo presenta ancora zone bagnate e quindi pericolose. Un’altra mezz’ora se ne va e finalmente si comincia con Paolini che ha scelto di servire. Entrambe commettono alcuni errori di troppo che si traducono in tre break, finché Riske tiene, subito imitata da Jasmine grazie anche ai primi punti diretti portati dalla battuta – fondamentale in cui la 175 cm da Pittsburgh è superiore. Spinge affidandosi alle sue solite traiettorie relativamente piatte, Alison, che si produce in un paio di buone chiusure a rete ma anche in altrettanti attacchi pentiti, forse preoccupata della velocità dell’azzurra che ha già sfoderato un bel passante in corsa. Ancora contratta e non del tutto lucida, tuttavia, Paolini cede un altro turno di servizio mandando l’altra a servire sul 5-2.

Sarà la situazione di punteggio disperata, sarà la voglia di giocarsi davvero la sua prima finale, ma Jasmine entra finalmente in partita, mette a segno dieci punti consecutivi e, con il livello del match che si alza offrendo scambi intensi e spettacolari, prima pareggia e poi sorpassa, costringendo l’avversaria a servire per riparare al tie-break, compito che porta a termine nonostante l’iniziale 0-30. I colpi azzurri hanno cominciato a girare e il dritto, nonostante qualche imperfezione, mette la necessaria pressione alla terza testa di serie che si ritrova sotto di due mini-break dopo un punto perso sulla diagonale sinistra e uno smash fuori misura. Riske approfitta con coraggio di due scambi giocati in maniera troppo conservativa dalla venticinquenne toscana, ma un suo errore bimane manda Paolini a set point, immediatamente trasformato grazie all’errore al volo statunitense al termine di uno scambio tiratissimo in cui la nostra ha dato veramente tutto.

MTO per un massaggio alla coscia sinistra di Jasmine che ricomincia da dove aveva lasciato, vale a dire spingendo con il dritto e trovando anche ottime soluzioni con il rovescio che valgono il 2-0, mentre le statistiche mostrano il saldo vincenti-gratuiti ampiamente negativo, eppure la sfida risulta assolutamente godibile. Dal canto suo, Alison si fa vedere a rete e incide con il bimane lungolinea, ma è troppo incostante e il pareggio subito agguantato svanisce in un battito d’ali di farfalla. Vola, Paolini, e adesso tocca a lei servire sul 5-2, opportunità che non si lascia sfuggire e chiude al primo match point con un pesante dritto inside-in.

Due vittorie di fila sul cemento in un main draw WTA le aveva centrate una sola volta in carriera prima di questa settimana, al Gippsland Trophy che ha preceduto l’Australian Open. Il WTA 250 australiano era stato anche l’unico torneo assieme a Guangzhou 2019 nel quale Jasmine fosse riuscita a battere una top 50 sul duro; qui a Portorose si è spinta oltre i suoi limiti, vincendo cinque partite di fila – le ultime tre contro avversarie che abitano la top 50. In una parola, bravissima.

Il tabellone completo di Portorose

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement