Le profezie del Mago Ubaldo 'colpiscono' tutti: Federer, Djokovic, Nadal, Thiem, Sinner e Berrettini, Serena Williams, Trevisan

Editoriali del Direttore

Le profezie del Mago Ubaldo ‘colpiscono’ tutti: Federer, Djokovic, Nadal, Thiem, Sinner e Berrettini, Serena Williams, Trevisan

Le predizioni di un anno fa… buone per più di metà. Come andrà il 2021 anche per Medvedev, Tsitsipas, Zverev, Rublev, Murray, ATP Cup, Davis Cup, Osaka, Barty, Azarenka. Chi si ritirerà? Le finali ATP di Torino e l’italiano che le giocherà

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Cari amici di Ubitennis, questo 2020 che ci deve soltanto chiedere scusa, ma che finalmente se ne è andato, stava per darvi l’ultima brutta notizia! Quale peggiore dell’improvvisa e inattesa scomparsa del Mago Ubaldo, l’unico Mago che davvero capisca di tennis?

Ma, cercate di capire, lo stress procurato da questo orribile 2020 è stato duro, durissimo anche per lui. Si dirà “mal comune mezzo gaudio” perché nessun Mago  – ma proprio nessuno e neppure il leggendario Nostradamus –  aveva previsto la pandemia, nessun oroscopo lo aveva accennato, però per lo smisurato orgoglio del vanitoso Mago Ubaldo rendersi conto di aver fatto pronostici anche per i sei mesi in cui non si è giocato, è stato un colpo troppo duro per assorbirlo come se nulla fosse.

È anche vero, a sua parziale discolpa, che invece di leggere il futuro in una palla di vetro come fan tutti, il mago Ubaldo lo fa in una buffa improbabile insalatiera d’argento d’inizio secolo scorso chiamata, chissà perché, Davis. Chiunque può intuire quanto sia più difficile vederci attraverso, dopo che già un anno fa si era di colpo incredibilmente appannata per colpa di un signore spagnolo, quindi señor, abituato a muoversi con dei tacchetti sotto le scarpe e a lavorare con i piedi, mica con con braccia e mani come fan tutti i tennisti, tal Piquè, probabilmente – dato il passaporto e le prime dichiarazioni – più esperto di padel che di tennis.

 

Comunque alla fine, pur respirando a fatica, ossigenazione a 92, il Mago non è voluto mancare all’appuntamento. Molti colleghi del Mago Ubaldo sono diventati famosi

  • interpretando il passato sulla base di indizi colti con spregiudicata furbizia
  • sbilanciandosi il meno possibile e con la maggior vaghezza possibile (Nostradamus)
  • dando risposte sibilline (appunto come la Sibilla cumana) che consentono mille scappatoie nel caso che non si verifichi quanto predetto
  • sfuggendo a qualsiasi confronto con le proprie precedenti profezie onde non perdere di credibilità nei casi di predizioni clamorosamente sbagliate.

Ma il Mago Ubaldo è unico fra tutti i maghi perché è intellettualmente onesto e non si fa condizionare da quei comportamenti che i suoi colleghi truffaldini e senza scrupoli hanno invece sposato.

Cominciamo dal confronto con le 40 profezie di un anno fa.

Quelle azzeccate, interamente o quantomeno parzialmente se all’interno della stessa profezia c’erano più predizioni, sono state la n.1, 2, 5, 7, 8, 10, 11, 12, 13, 15, 16, 19, 20, 21, 25, 26, 27, 28, 30, 32, 33, 34, 37, 38, 40. Se non erro 25 su 40. Poiché Mago Ubaldo non è un Mago vigliacco che rifugge dai grandi rischi, aver azzeccato più previsioni della metà, e averne mancate alcune altre solo per colpa della pandemia che ha cancellato alcune gare – come le NextGen per le quali avevo previsto una wild card per Musetti sulla scia di Sinner – è un bilancio positivo, cioè negativo, cioè positivo, uffa negativo… insomma, che si deve dire per dire ‘buono’ in questa maledetta epoca Covid?!?

Certo le circostanze Covid mi hanno favorito nell’indovinare la prima, “Federer non perderà più partite con il matchpoint a favore!” – Ne ha giocate così poche… – o la quinta, “Nadal non risponderà più male a Scanagatta che starà molto più attento nel porre le sue domande in modo da non essere equivocato”. Ci siamo visti così poco e gli ho potuto fare domande solo via Zoom quando… mi concedevano di farle! O la settima, “Scanagatta si ingegnerà per fare rispondere a Djokovic un altro ‘not too bad’” perché il primo che si diverte a dirmi “Not too Bad!” è proprio Nole! Insomma, era troppo facile! Vabbè lasciatemene riprenderne altre, anche se rischio che non andiate a cliccare su quel link delle previsioni dello scorso anno e allora e il direttore di Ubitennis se la prenderebbe con me! Ma conto sulla vostra innata e malevola perfidia, sulla vostra maligna curiosità per andare a vedere le profezie sbagliate e pescare il Mago in flagranza di reato. Quindi secondo me quel clic lo farete ugualmente.

Però siate onesti. Se il Mago ha scritto che Sinner sarebbe salito a n.16 del mondo, proprio come accadde a Djokovic l’anno dopo il suo primo grande balzo, beh il Mago si arroga il diritto di vantarsi di averlo indovinato! Sinner sarebbe entrato effettivamente fra i primi 20 se l’ATP non avesse regalato i punti conquistati nel 2019 anche per il 2020 a un sacco di giocatori che nel 2020 hanno fatto poco o niente.

Poi ci sono quelle previsioni multiple tipo “I top 5 uomini saranno Djokovic, Tsitsipas, Medvedev, Nadal, Thiem” e “Le 5 top donne saranno: Andreescu, Osaka, Barty, Halep, Bencic”…che insomma, avendo predetto giusti quattro uomini su cinque (con Tsitsipas che è n.6 invece di n.5 che è rimasto Federer a dispetto del fatto che lo svizzero ha giocato soltanto fino a Dubai… e secondo me non vale!) e le prime tre donne su cinque va considerato una profezia andata a buon fine. Vabbè, si sa che io sono di parte. Le prime tre, Barty, Halep, Osaka c’erano tutte, e non invece Kenin e Svitolina.

Il mago non va forte su virus e infortuni: è stato tradito da Andreescu sempre rotta e da Bencic che anche lei quanto a infortuni non scherza mai. Il Mago resta orgoglioso e fiero di aver profetizzato a fine 2019 quanto segue: “Berrettini farà fatica a confermarsi n.8. Il calcolo delle probabilità, dopo che per 41 anni nessun italiano ce l’aveva fatta a qualificarsi per le finali ATP, è contro di lui. Però non si dovranno aspettare altri 41 anni. E poi è più importante che Matteo ci riesca nel 2021, l’anno di Torino quando Federer difficilmente sarà ancora in ballo, e chissà se lo sarà Nadal. Gli anni passano per tutti. Restare top-ten sarebbe già un bel successo. Al suo posto firmerei”. Beh, da umile cronista quale sono confesso la mia impreparazione: non ricordo se Matteo avesse firmato. Dico però che alla fine gli è andata bene. Ok, allo US open ha perso in ottavi invece che in semifinale come l’anno prima, ma mica è colpa sua se si è imbattuto così presto in un Rublev che è il tennista ad aver fatto i più grandi progressi rispetto al 2019.

Di queste altre profezie anche il Mago, sia pur sommessamente, mi ha rivelato d’essere piuttosto soddisfatto: “Lorenzo Sonego tornerà fra i top 50 anche se non potrà fare il bis di Antalya” e “Musetti e Zeppieri si avvicineranno ai top 100. Fra i 120 e i 150?”. Beh insomma, qui ci ha azzeccato solo a metà: Musetti è 128, e invece Zeppieri è solo 324. Non c’è tutta questa differenza di quasi 200 posti. Lo dicono anche i risultati dei confronti diretti. Però è vero che qui il Mago invece di limitarsi a leggere nell’insalatiera opaca, si è lasciato andare in giudizi tecnici che non gli competono. Troppo presuntuoso!

Sulla predizione seguente:  “Serena Williams non riuscirà a vincere uno Slam e eguagliare Margaret Court. Il Mago Ubaldo se l’è legata al dito per essere stato tradito da lei nel corso di due finali Slam dopo che l’aveva pronosticata vittoriosa in almeno una prova” beh, il Mago non ci ha fatto una bella figura a gufare contro la povera Serena, solo per vendicarsi del precedente pronostico sbagliato.

Vabbè, potrebbe bastare così nell’autocitarsi e lodarsi, però il narcisismo del Mago Ubaldo è tale che non riesce a contenersi e mi ha ricordato queste altre sue previsioni. “Il campionato di serie A maschile vedrà protagoniste le squadre genovesi, Park e TC, e il Selva Alta”; ammettetelo, questa è da Oscar! E questa: “Il TC Country Time Club, con il suo attivissimo direttore Oliviero Palma, farà una disperata corte a Maria Sharapova perché vada a giocare il Ladies Open di metà luglio, ma la Venere siberiana insisterà nel chiedere la luna e non se ne farà di nulla, anche se lei rispetto ad altre star non andrà comunque a Tokyo”. E quest’altra: ”Il giocatore che entrerà per la prima volta tra i top-ten sarà Denis Shapovalov”. Quindi “Le delusioni Serena Williams e/o Pliskova”, “La giocatrice top 20 che deluderà: Angie Kerber”, “Per il tennis maschile italiano sarà un altro anno d’oro. Potremmo chiuderlo con tre top 20”.

Ragazzi, applausi, il Mago Ubaldo aveva chiuso il 2019 in bellezza!

Ora (dopo 8233 caratteri già scritti!) arriva il difficile però, con le profezie per il 2021. Il Mago me le ha mandate scritte subito dopo Natale. Io mi limito a copiare e incollare, estrapolando soltanto la prima – perché si è già verificata! “Roger Federer non si sogna neppure di andare a chiudersi per due settimane in un hotel di Melbourne, senza Mirka, gemelli/gemelle, lo stuolo di baby sitter e il cuoco, rischiando di sentire la bua al ginocchio per trovarsi su un campo bruciato dal sole con 40 gradi all’ombra e l’indomani, nel caso più sfortunato, già sull’aereo di ritorno. A quasi 40 anni? Mica è matto!

Roger Federer in allenamento (foto via Twitter @rogerfederer)

Adesso sotto con le altre 44

  1. Novak Djokovic, se Medvedev non si troverà sulla sua strada, vincerà il suo nono Australian Open perché già soffre di malcelata invidia nel sopportare i 13 trionfi di Nadal nello stesso Slam, ma non sopravviverebbe all’eventuale circostanza di un Federer vincitore di Wimbledon per la nona volta. Soltanto vincendo a Melbourne Nole si metterebbe al riparo. Sarà più determinato che mai e super-attento a non lanciare pallate in alcuna direzione. Estroverso com’è soffrirà più nei primi turni che alla fine: all’inizio la reclusione in solitario in albergo gli peserà tantissimo.
  2. Rafa Nadal non vincerà il 14° Roland Garros. A fermarlo potrebbe essere Jannik Sinner… ma a vincere il torneo sarà Dominic Thiem.
  3. Dagli attuali top-10 usciranno Federer e Schwartzman
  4. Federer non raggiungerà i 109 titoli (fake peraltro…) attribuiti a Jimbo Connors.
  5. Tuttavia, Federer riuscirà a vincere almeno un torneo, forse due, anche se minori (Basilea?)
  6. Farà (nuovamente) irruzione tra i top-ten Shapovalov e un tennista italiano. Aliassime continuerà a balbettare.
  7. Thiem, almeno per un certo periodo, salirà a n.2
  8. Nei top-ten di fine anno ci saranno due italiani…
  9. …ma nelle finali ATP di Torino giocherà un solo italiano, un altro sarà riserva.
  10. Jannik Sinner centrerà almeno una semifinale di uno Slam.
  11. Medvedev starà sempre davanti a Tsitsipas.
  12. Rafa Nadal non vincerà nessun torneo al di fuori della terra battuta
  13. Sasha Zverev non riuscirà a sconfiggere il complesso della seconda palla di servizio
  14. Degli avversari di Sinner all’edizione Next Gen del 2019, chi farà più progressi sarà il francese Humbert
  15. Andy Murray rientrerà fra i primi 100 ma accorgendosi di non essere competitivo come una volta annuncerà il suo ritiro (almeno dal singolare)
  16. Due o tre di questi altri otto giocatori annunceranno il loro ritiro durante il 2021: Tsonga, Lopez, Federer, Karlovic, Verdasco, Simon, Gasquet, Monfils
  17. Seppi invece non ha nessuna voglia di appendere la racchetta al chiodo: all’open d’Australia giocherà il suo 62° Slam di fila dal Roland Garros 2005. Lopez con 74 è fuori tiro, Verdasco con 68 pure. Per uguagliare Federer, che vanta una striscia di 65, Andreas dovrebbe giocarli tutti quest’anno. Molto ma molto difficile.  
  18. Il Canada vincerà un’ATP CUP di discreto successo. Con 12 nazioni è meglio che con più squadre.
  19. Naomi Osaka diventerà n.1 del mondo detronizzando la Barty
  20. Sofia Kenin non farà il bis all’Australian Open
  21. Iga Swiatek entrerà tra le top-10, a ridosso delle top-5 se non dentro
  22. Dalle Top-10 usciranno Petra Kvitova e Kiki Bertens  
  23. Fra le top-ten rientrerà almeno una ex n.1: Vika Azarenka, Garbine Muguruza?
  24. Serena Williams non vincerà più un torneo e non rientrerà tra le top-10
  25. Martina Trevisan salirà ampiamente tra le prime 50 del mondo (ora è 85) e comunque scavalcherà Camila Giorgi (n.76) più intenzionata a esibirsi come modella Gio-Mila (influencer dell’intimo?) che come tennista
  26. Clara Tauson, danese diciottenne oggi n.152, farà un balzo in alto di 80-100 posti.
  27. Kamilla Rakhimova, russa diciannovenne oggi n.155, entrerà alla grande fra le prime 100
  28. Fiona Ferro, vittoriosa a Palermo nel 2020, entrerà fra le prime 25.
  29. Venus Williams darà l’addio al tennis nel corso del suo ultimo US Open
  30. Lorenzo Musetti entrerà a gonfie vele tra i primi 80, ma senza raggiungere il best ranking di Sinner nel 2020
  31. I tennisti italiani fra i primi 100 saranno ancora 8, con una media migliore all’attuale (10-17-33-37-74-76-80-100: il totale fa 427, la media è 53,375) ma non saranno gli stessi otto.
  32. Le tenniste italiane fra le prime 100 saranno tre e non quattro. Una è la Trevisan. In ballottaggio Giorgi 76, Paolini 96, Errani 131, Cocciaretto 132.
  33. Zeppieri guadagnerà intorno ai 200 posti.
  34. Lorenzo Sonego arriverà almeno tra i primi 20, spalla a spalla con Fabio Fognini, ma non supererà Matteo Berrettini.
  35. Jannik Sinner batterà il numero record degli sponsor per un tennista italiano
  36. Riccardo Piatti diventerà ricco come Creso, ma dovrà scegliere: o seguire Sinner o il Piatti Center.
  37. La seconda edizione della Coppa Davis a Madrid avrà più successo della prima e non costringerà più nessuno a far l’alba per capire chi si qualifichi.
  38. L’Italia farà miglior figura nella Davis Cup che nell’ATP Cup.
  39. Sonego e Berrettini giocheranno qualche torneo in coppia e faranno discretamente, ma non quanto Cecchinato e Caruso in singolare.
  40. Montecarlo e Roma non potranno concedersi più di 1.000 spettatori sulle tribune, Parigi 2.000
  41. Il tennis tornerà a Wimbledon… (perché l’assicurazione l’All England Club se l’è già giocata).
  42. I numeri di Ubitennis cresceranno ancora, nonostante il fatto per i primi 6 mesi del 2021 il virus non sarà stato ancora debellato. Il record del 2019 (5 milioni di utenti unici, 22 milioni di visite, 41 milioni di pagine visualizzate) verrà stra-battuto, gli sponsor ricompariranno ma non Barilla; il contratto con Master Pasta Federer è quasi… un caro estinto. Non Federer, eh, ma il contratto. Su Instagram dopo aver valicato il muro dei 10.000 follower si supererà quello dei 15.000 (venghino venghino signori, posti limitati!) e sulla newsletter (si iscrivano, si iscrivano, se non si arriva a 10.000 la chiudiamo eh! sbrigatevi) 
  43. Le finali ATP di Torino, primo torneo in Italia a spalti gremiti e a vaccino diffuso, saranno un grande successo. RAI cercherà di infilarsi fra SKY e Supertennis.
  44. Angelo Binaghi lo sfrutterà alla grande. Lo vedremo in tv quasi altrettanto spesso di Bruno Vespa, Lilli Gruber, Corrado Formigli, Massimo Gramellini, Aldo Cazzullo. Supertennis è stato fondato anche per garantire le opportune passerelle ai dirigenti e agli amici degli amici.

Auguri di Buon Anno a tutti, al tennis italiano in particolare, dal Mago Ubaldo, il tennis-veggente più affidabile del mondo.

P.S: In quanto direttore di Ubitennis, io sottoscritto Ubaldo Scanagatta, pur intrattenendo ottimi rapporti da un trentennio con il Mago Ubaldo, vi diffido dal prendere sul serio le profezie del suddetto. Lo stesso Mago, nel confidarmele in camera caritatis, sorrideva e mi faceva l’occhiolino, ingigantito a dismisura dai riflessi della Coppa Davis che sfregava mentre mi parlava

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Editoriali del Direttore

EDITORIALE – Azzurro cupo per Montecarlo. Sono pessimista

Non avendo mai immaginato che Fognini potesse vincere il torneo del Principato (era quasi k.o. con Rublev…), spero di sbagliarmi di nuovo. Se Berrettini e Fognini fossero in forma… Ma il sorteggio di Sinner, Musetti e Sonego è stato pessimo

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Jannik Sinner - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

IL TABELLONE DI MONTECARLO


Speravo francamente in un sorteggio migliore, per sognare almeno un italiano dei cinque in tabellone, nei quarti o addirittura in semifinale. Ora, visto il tabellone, mi parrebbe un miracolo. Fossero stati in piena forma i due di miglior classifica, Berrettini e Fognini, avrei avuto maggior fiducia. Ma temo che non lo siano. Chi parla già di oggi di Sinner al secondo turno con Djokovic commette forse un errore che spero Jannik non commetta.
Dimentica forse che quattro anni fa a Montecarlo Ramos-Vinolas arrivò in finale per arrendersi al solito Nadal.

Non è più quel Ramos-Vinolas, d’accordo, ma Jannik arriva dagli USA senza un torneo sulla terra alle spalle, un po’ come capitava alle star americane d’un tempo… che poi incappavano in clamorose figuracce e faccio i debiti scongiuri. Tengo presente infatti anche che Jannik è uscito un tantino traumatizzato dalla finale di Miami, nella quale – secondo me – pensava di uscirne vittorioso dopo uno splendido torneo. Non è mai facile riprendersi da una sconfitta, a meno che i primi game si mettano subito bene. I giocatori dicono, e sembrano banali: “Un passo alla volta, mai guardare più in là”.

Ma noi giornalisti siamo diversi, il tabellone invece lo guardiamo, lo dobbiamo guardare. E allora ci chiediamo: che Djokovic sarebbe quello che scenderebbe in campo contro Sinner al primo match dopo l’infortunio addominale che lo colpì in Australia? Chissenefrega oggi se era stiramento come sostengono in tanti oppure strappo come ha sempre dichiarato lui. Un fatto solo è incontrovertibile: Novak non ha più giocato un match di gara da quando ha dato una lezione di tennis a Daniil Medvedev nella finale dell’Open d’Australia, due mesi fa. E se dovesse affrontare in quello che sarà il suo primo match uno Jannik Sinner emerso vittoriosamente dal duello con Ramos-Vinolas (che giocherà oggi la semifinale di Marbella contro Carreno Busta), beh Novak giocherà da favorito ma non da vincitore in partenza anche se, come Sinner del resto, gioca quasi in casa su campi che conosce benissimo e sui quali ha trionfato due volte.

A Musetti è toccato Karatsev, il russo emergente del 2021, ma del quale si sono fin qui potute apprezzare le qualità tennistiche sul cemento outdoor mentre per quanto riguarda la terra rossa bisogna andare a ripescare soprattutto nel circuito challenger, quando ad agosto dello scorso anno vinse 15 partite su 16 e conquistò i titoli di Praga e Ostrava. Va detto che Musetti, al di là del tennis vario e piacevole, sembra ancora fragilino ai massimi livelli. E Karatsev, n.27 del mondo, è già un giocatore che si è affermato ad alti livelli. Insomma fiducia sì, ma senza illudersi. E comunque, se anche Musetti facesse un exploit ai danni di Karatsev, al secondo turno ci sarebbe Tsitsipas. Insomma, è stato fortunato a conquistarsi una wild card rifiutata a giocatori meglio classificati di lui, ma non è stato per nulla fortunato nel sorteggio.

L’altro Lorenzo, Sonego, ha in Fucsovics un bruttissimo pesce. Ci perse 7-6 al terzo due anni fa a Monaco di Baviera e l’ungherese che quest’anno ha perso tre volte da Rublev ma fatto ottimi risultati qua e là. Al Roland Garros era giunto negli ottavi, battendo Medvedev, Ramos-Vinolas, Monteiro prima di perdere dal solito Rublev, la sua bestia nera. Se Lorenzo superasse il primo turno avrebbe Sasha Zverev. Insomma anche per lui poteva andare meglio, molto meglio.

Arrivo così ai due top-ranked italiani. Un Fognini che non fosse stato dominato da Munar a Marbella mi avrebbe dato fiducia contro Kecmanovic e anche contro Paire o Thompson. Ma in questo stato voglio fare come San Tommaso: prima lo vedo giocare e poi mi sbilancio in un pronostico. Stessa cosa mi sento di dire sul conto di Matteo Berrettini. Anche lui, come Djokovic, ha sofferto di un problema addominale a Melbourne. Ma probabilmente peggiore perché lui è stato costretto a ritirarsi, non ha potuto portare a termine l’Open. E il fatto che due mesi dopo non si sia sentito di “rischiare” nel singolare di Cagliari che avrebbe potuto essere un bel test, ma sia sceso in campo solo nel doppio in coppia con il fratello Jacopo mi lascia molti dubbi. Vero che in doppio si serve un game ogni quattro, mentre in singolo ogni due, però preparare un Masters 1000 in singolare giocando solo un paio di partite in doppio non mi sembra una scelta strategica tranquillizzante.

Sono sempre stato ottimista. Lo ero ad esempio prima di Miami e mi ero sbilanciato prima ancora che Sinner affrontasse Khachanov al secondo turno quando dissi in radio che secondo me Sinner aveva chances di fare molta strada, fino anche alla semifinale (non dissi finale perché pensavo che Medvedev sarebbe arrivato in finale in quella metà di tabellone). Ma non riesco ad essere ottimista prima di questo torneo di Montecarlo. E spero tanto di sbagliarmi. Devo dire che non avrei mai pensato, due anni fa, che Fognini sarebbe riuscito a vincere il torneo. Lo avevo visto contro Rublev a un passo dalla sconfitta. Rimasi lì fino a venerdì, ma avevo fissato un viaggio di famiglia – che ringrazio di aver potuto fare visto tutto quel che è successo dopo con la pandemia – e non vidi il weekend finale di Montecarlo. Mi auguro quindi, di veder smentito anche questa volta il mio pessimismo.

Aggiungo però che anche se le cose dovessero andare come me le aspetto, continuerei a ritenere che questo è il miglior momento per il tennis italiano negli ultimi 40 anni. Soprattutto in prospettiva, magari, perché la miglior generazione azzurra per ora resta quella degli Anni Settanta. Lo dice il ranking ATP che vide Panatta salire a n.4, Barazzutti a n.7, Bertolucci a n.12, Zugarelli a n.24. Gli attuali nostri top-players ancora quei traguardi non li hanno raggiunti. Penso che li raggiungeranno, però, perché giovani come Sinner e Musetti così competitivi non li abbiamo mai avuti. Ma va dato tempo al tempo. E guai a chi non ha pazienza.

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Editoriali del Direttore

Sinner in finale a Miami: può diventare il più forte italiano di sempre? [VIDEO]

Una prova di sicurezza e maturità raramente vista prima in un teenager. Già n. 7 della race, forse le ATP Finals di Torino non sono solo un sogno

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Jannik Sinner - ATP Miami 2021 (via Twitter, @atptour)

Pazzesco Jannik Sinner, davvero. Giocava la sua prima semifinale di un Masters 1000, contro un avversario molto più esperto di lui, ancorché battuto già tre settimane fa a Dubai, lo spagnolo Bautista Agut, n.12 del mondo ma da anni sempre compreso fra il n.8 e il n.12, e lo ha ribattuto. Ancora in tre set, ancora rimontandolo. 5-7 6-4 6-4 in 2 h e 29 minuti, dopo essere stato in svantaggio di un set ed essersi trovato sul 3 pari del secondo sotto per 0-40, e aver lì salvato quattro pallebreak che lo avrebbero probabilmente tramortito… se non fosse che questo ragazzo di 19 anni e mezzo e solido come lo sono certi montanari della sua valle, la Val Pusteria, non muore mai, non si arrende mai.

In tutta la partita Sinner si è concesso un unico passaggio a vuoto, dall’1 a 0 per lui sullo 0-15. Li ha ceduto quattro punti a fila e sull’1 pari del terzo set ha perso il servizio a zero. Sotto 2-1 ha subito a zero anche il successivo game di battuta di Bautista Agut. 3-1 e 0-15, 12 punti consecutivi volati via in un attimo. Roba da matare un toro. Niente affatto. Come se nulla fosse Sinner ha ricominciato a sparare bordate di dritto e rovescio e sul 2-3 è stato lui a strappare a zero la battuta allo spagnolo che pure non mollava un centimetro. Per un set e mezzo, all’inizio, sembrava lo spagnolo quello che comandava il gioco, e se Sinner si sentiva costretto a prendere dei rischi, una, due, tre pallate vicino alla riga non gli bastavano a fare il punto, finché arrivava quasi inevitabilmente l’errore.

Ci sono stati due game interlocutori dal 3 a 3, con chi batteva che ha tenuto il servizio senza troppi patemi. E sul 4 pari Sinner ha giocato un game spettacolare contro Bautista Agut che ha dato per la prima volta la sensazione di essere come intimidito contro un giovane che non aveva più paura di niente e pareva incredibilmente centrato. Probabilmente ha immaginato di poter fare la stessa fine che a Dubai. E proprio questo è quello che successo, perché Sinner sul 5-4 ha risposto con una aggressività paurosa vincendo 4 punti su 4 e lasciando trasecolato, come colpito da una serie di pugni da k.o. il suo ben più esperto avversario

 

Eh sì che Bautista (32 anni) non ha davvero perso il match. È stato Sinner a vincerlo. Nei quarti lo spagnolo aveva battuto il grande favorito del torneo, il russo Medvedev, n.2 del mondo (e primo n.2 ad essersi inserito così in alto dal 20’05 a oggi quando le prime due posizioni erano sempre state tenute da qualcuno dei Fab Four). E lo aveva battuto per la terza volta. Una bestia nera per il russo. Così come bestia nera sembra essere diventato adesso Sinner per Bautista Agut. Battere una volta un giocatore di quella forza ci sta, batterlo due volte è molto più difficile. In finale giocherà domani contro Hurkacz, il polacco giunto a sorpresa in finale dopo aver battuto Tsitsipas e Rublev.

Jannik è il secondo italiano capace di arrivare in finale a un Masters 1000. Il primo era stato Fabio Fognini a Montecarlo nel 2019 (torneo poi vinto sul serbo Lajovic: ma in precedenza Fabio aveva battuto Nadal), e tutti e due sono curiosamente riusciti a compiere l’impresa durante la settimana di Pasqua e sconfiggendo uno spagnolo in semifinale (Fognini aveva battuto addirittura Rafael Nadal).

È incredibile, sono contentissimo – dichiarava sul campo Jannik che all’inizio della settimana aveva raggiunto il suo best ranking, n.31 ATP e che ora è già virtualmente n.21 comunque finisca la finale domenica –. Alla fine sul 5-4 e suo servizio ho deciso di prendere rischi e ha pagato”. Lucidissimo anche fuori dal campo, un minuto dopo il più grande traguardo fin qui centrato in carriera.

Ma Jannik è un fenomeno e ormai l’hanno capito tutti. Di traguardi ne centrerà sicuramente tanti altri. Per il momento è diventato solamente il quarto giocatore nella storia del tennis a raggiungere la finale di un Masters 1000 prima del compimento del ventesimo anno di età: gli altri tre si chiamano Andre Agassi, Rafael Nadal e Novak Djokovic.

A 19 anni e mezzo ho visto soltanto Rafa Nadal giocare a questi livelli e con altrettanta solidità. Ma Rafa era un mostro e lo ha dimostrato in 20 anni di straordinaria carriera. Il tennis di Sinner assomiglia di più a quello di Djokovic, e non solo perché anche lui è destro, ha il rovescio più sicuro del dritto, viene a rete proprio quando è necessario – ma il più delle volte non lo è perché fa il punto da fondocampo – e non è mancino come Rafa.

Ma quando vidi per la prima volta Djokovic, diciottenne a Montecarlo – e da teenager era l’unico fra i primi 100 del mondo (classe 1987 il serbo era n.83 a fine 2005) – Novak non mi dette la stessa impressione di solidità, soprattutto mentale, che mi dà oggi Sinner, capace di rovesciare match che sembrano persi e di giocare gli ultimi game di match importantissimi come se ne avesse giocati mille. Tutti questi grandi giocatori, campioni anche in precocità, hanno continuato a migliorare anno dopo anno, tanto che a 34 anni Novak e a 35 Rafa sono tennisti più completi di quanto lo fossero una quindicina di anni prima.

Mi chiedo dove potrà arrivare Sinner nel pieno della sua maturità fisica, fra 7 o 8 anni, se già adesso è capace di giocare così. Di ragionare così. Se vince Miami entra fra i primi 20 del mondo, ma intanto è già fra i primi 7 della ATP Race se si guardano i risultati di quest’anno. Vorrebbe dire che sarebbe già qualificato per le finali ATP che si giocheranno per la prima volta a Torino a novembre. Djokovic chiuse il 2006 a n. 16. Sinner gli sta avanti. In Italia uno così non lo abbiamo mai avuto.

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Editoriali del Direttore

Lorenzo Musetti diventerà un campione con la C maiuscola

Il direttore Scanagatta si sbilancia. Si legge di “Simil-Gasquet”, “Simil-Djokovic”, “Simil-Roddick”. I n.1 che non avevano dritto e servizio. Nella newsletter di Ubitennis il confronto tra Sinner e Musetti

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Lorenzo Musetti - Acapulco 2021 (foto AMT2021)

Abbiamo già la certezza di aver trovato un campione in Lorenzo Musetti ? 

Lasciatemi rispondere, sperando che lui e il suo clan non mi leggano: sì, quasi.

Fra essere top-40/50 quanto lui è già adesso e fra esser Campioni con la C maiuscola ce ne corre. E per questo dico quasi. E poi guai a lasciarsi abbacinare soltanto dai primi lampi, dal bel gioco, dal talento. Anni fa quanti avremmo scommesso sull’avvenire di Simone Bolelli fra i fortissimi? Ricordo che dopo una sua grandissima partita contro del Potro al Roland Garros mi ero decisamente sbilanciato nei suoi confronti. Guai a non essere prudenti, dunque.

 

Preciso, indirizzandomi a chi ci legge e che non sia un habitué, tutte cose che ai lettori invece più informati appariranno informazioni stranote e considerazioni banali: Lorenzo, come del resto tutti coloro che erano fuori dai top-100 (e quindi la stragrande maggioranza dei giovani e giovanissimi) non ha davvero avuto un vantaggio dalla classifica “congelata” dal COVID-19 per il biennio 2019-2020. Ne ha anzi patito le nefaste conseguenze. Per lui la classifica era ed è ancora fondamentale. Era numero 120 fino a questo lunedì; fuori dal posto 104 – notoriamente – non hai certezze di entrare nei tabelloni dello Slam, devi passare attraverso le forche caudine delle qualificazioni.

Anche per partecipare ai Masters 1000, agli ATP 500, agli ATP 250 hai necessità di avere una classifica che ti consenta di entrare. In questo caso non basta neppure essere n.94 come sarà da lunedì. E non basterà neppure essere n.77 come sarebbe stato se avesse battuto Tsitsipas. Neanche essere n. 46 ti mette al riparo dall’obbligo di fare le qualificazioni per un Masters 1000 tipo Montecarlo, Madrid o Roma. Nelle settimane degli ATP 500 i tornei sono due, per cui magari devi essere fra i primi 30 a Dubai e fra i primi 23 a Acapulco, ma poi all’atto pratico entri in un torno se sei n. 49 (Thompson a Dubai) o n.64 (Tiafoe a Acapulco). Però partecipare a un torneo piuttosto che a un altro dipende pur sempre dalla tua classifica, e infatti per entrare nel main draw di Miami – alla fine ce l’ha fatta – gli sono servite una trentina di defezioni, l’ultima (decisiva) quella di Millman.

Jannik Sinner, dall’alto del suo ranking top-30/35, non ha in pratica più quel problema. Non si guarda indietro. E può dire legittimamente a chi gli chiede quali obiettivi di classifica si ponga, top-20, top 10, top 5: “La classifica per me non è importante come imparare a giocare sempre meglio”. E in effetti quando avrà imparato, anno dopo anno, sempre di più quel che ha da imparare (nello sbucciare patate e carote e poi nel preparare i piatti sapendo la ricetta), la classifica sarà una conseguenza.

Torno ab ovo. Musetti campione con la C maiuscola. Beh, battere 3 top 20 in soli quattro tornei è un gran bel segnale. Il potenziale c’è tutto. Gli aspetti tecnici sono confortanti?

Tanti hanno intravisto somiglianze tecniche fra Richard Gasquet e Lorenzo Musetti.Fra questi anche io che ho letto il primo articolo su Gasquet quando Richard comparve a 9 anni sulla prima pagina del mensile Tennis Magazine diretto dal mio amico Jean Couvercelle. All’epoca quella copertina fu considerato un mezzo scandalo in Francia: “Facendo così ‘brucerete’ questo ragazzino caricandolo di chissà quali aspettative!” fu scritto da più parti. All’interno della rivista c’erano diverse  fotografie del bambino di Beziers che, allenato dal papà maestro fin dall’età di 4 anni, colpiva rovesci a una mano che tutti definivano assolutamente straordinari. A Tarbes, dove si gioca il Les Petit As, ricordano ancora un duello epico fra i coetanei Gasquet e Nadal…

Gasquet ruppe il ghiaccio tra i “pro” a casa nostra, nei challenger di Barletta e Napoli. Poco dopo avrei visto giocare Richard dal vivo quando nel 2005 fece semifinale a Montecarlo e, se non mi confondo con un altro torneo del Principato, mi pare che nei quarti aveva annullato match point a Roger Federer. Richard aveva solo 18 anni perché i 19 li avrebbe compiuti il 18 giugno. Il rovescio era magnifico già allora, il dritto no, il servizio neppure. Un po’ come Lorenzo, che però di dritti è già capace di farne almeno un paio e secondo me ha maggior mano del francese. L’ho visto nelle palle corte, in alcuni cross stretti, in certi affondi. Luca Baldissera ha già analizzato certi aspetti tecnici collegandoli ad alcune foto.

Di Gasquet oggi Musetti ha la tendenza a giocare molto dietro alla riga di fondocampo, troppo vicino ai teloni. Naturalmente Tsitsipas ne ha approfittato. Sia venendo a rete spesso e volentieri (mi pare 17 punti a rete su 18 nel primo set), sia sorprendendolo spesso con i drop-shot.

Allora, chi ha visto il mio video pubblicato in giornata, sa già come la penso. Fossi Musetti firmerei per una carriera alla Gasquet, anche se niente gli impedirà di sognare di salire anche più su. Il francese, pur con i limiti sopra descritti, è arrivato ad essere N.7 del mondo del mondo a 21 anni e di restare sempre sulla breccia ad altissimi livelli, con due semifinali a Wimbledon, un quarto allo US open e al Roland Garros, ottavi ripetuti più volte in tutti gli Slam. Finali di Davis e chi più ne ha più ne metta, insieme a una ventina di milioni di dollari di soli premi. Non noccioline. Ecco perché firmerei per avere una carriera come la sua.

Ciò detto Lorenzo potrebbe fare ancora meglio. Troppe presto per dirlo? Certo che sì. Come troppo presto per escluderlo. Il talento c’è ed è indiscutibile. La varietà di colpi, la solidità atletica e mentale a 19 anni sono fuori dal comune. Il rovescio magnifico, il tocco di palla superbo, l’attitudine splendida, la famiglia fantastica, l’equipe tecnica che lo segue ottima. Altrimenti non sarebbe l’unico 2002 fra i primi 100 con un curriculum da top 40/50.

ESEMPI CHE FANNO BEN SPERARE

C’è chi ha osservato che la storia insegnerebbe che quasi tutti i tennisti più forti del mondo avevano un gran servizio e un gran dritto. Ma non è stato sempre vero. Anche nel caso in cui – come Gasquet – Lorenzo non riuscisse malauguratamente a diventare fluido nel dritto come lo è nel rovescio, beh voglio ricordarvi che certi n.1 del mondo non erano assolutamente dei fenomeni quando dovevano colpire la palla con il dritto.

Quali? I primi che mi vengono in mente sono Jimmy Connors, Stefan Edberg, Guga Kuerten, Lleyton Hewitt, Andy Murray. Erano decisamente più forti con il rovescio che con il dritto. Su Jim Courier non saprei. Questa apparente debolezza sul lato destro non ha loro impedito di diventare n.1 del mondo. Nel caso di Connors, Kuerten e Hewitt non c’era nemmeno un gran servizio a sostenerli. Passando a considerare i top 10 di oggi beh un gran servizio – la “prima” eh, non la “seconda” quand’è nervoso… – lo ha certo Zverev, un altro tennista cui si predice un possibile futuro da n.1 sebbene il dritto non sia davvero all’altezza del rovescio. E lo stesso vale per Medvedev, neo n.2 del mondo.

Eppoi, suvvia, non esageriamo. Il dritto di Musetti, ancorchè certo migliorabilissimo, non è quello di Quinzi che proprio non ha mai camminato. Non sarà forse mai il suo colpo, ma già il fatto che sappia colpirlo con due movimenti diversi, alla Nadal e non, è già un ottimo punto di partenza.

La lezione inflittagli da Tsitsipas – pur con la premessa che è arrivata su un tennista stanco da 13 ore e mezzo di tennis in 7 giorni con battaglie assai stressanti anche sotto il profilo mentale – servirà certamente al “secondo padre” Tartarini e a Lorenzo per imparare ad allenarsi giocando più vicino alla riga di fondocampo, quando non addirittura dentro. Soprattutto quando si deve rispondere a una seconda di servizio due o tre passi in avanti si dovrebbe cercare di farli. Si sbaglieranno tante risposte all’inizio, ma prima o poi si imparerà. Il dato di soli TRE break dopo aver avuto 14 palle break contro Dimitrov che non serviva tutte prima, deve far riflettere.

Lorenzo Musetti – Acapulco 2021 (foto AMT 2021)

Non dimentichiamo, a proposito del lavoro da fare sul dritto, che nei primi anni di carriera anche Novak Djokovic ha dovuto sistemare il dritto che non era efficace come oggi. Teneva il gomito alto. Correzioni ne ha dovute fare eccome, con il gran lavoro impostato da Marian Vajda. Idem sul servizio. Oggi, anche con l’aiuto dei video, è più facile – o meno difficile – lavorare su certi punti deboli.

Ho detto di Musetti “simil-Gasquet”, così come potrei dire – esagerando un po’ perché il fisico è ben diverso e anche in questo caso i risultati per ora sono più onirici che realisti – Sinner “simil- Djokovic” per l’intensità del suo gioco da fondo con due colpi altrettanto solidi (il rovescio un po’ più sicuro, ma lo era anche per Nole) e Berrettini “simil-Roddick”, bombardiere di servizio e dritto e rovescio altrettanto modesto se rapportato ai migliori del mondo.

Rimpiango, con i giocatori che abbiamo adesso – a breve mi aspetto che possano essere 5 fra i primi 30/40, Berrettini, Fognini, Sinner, Sonego, Musetti – il tramonto della vecchia Coppa Davis. Con la Davis tradizionale saremmo stati da finale quasi assicurata anno dopo anno, dovendo lottare soltanto con Russia e Canada, e prima o poi un’altra vittoria ci sarebbe scappata. Non a caso siamo andati in finale nell’ATP Cup, dove però i singolari sono solo due. Ma in questo momento anziché rimpiangere ciò che non potrà essere voglio godere al pensiero di ciò che potrà essere. Abbiamo due ragazzi di 19 anni che il mondo del tennis ci invidia e un movimento complessivo importante. Evviva.

POST SCRIPTUM

P.S. Il più lungo post scriptum della storia è un copia e incolla estratto dalla newsletter alla quale i lettori di Ubitennis dovrebbero assolutamente iscriversi. Potete leggerne un assaggio qui, e sappiate che vi siete persi un sacco di altre “chicche” scritte da Claudio Giuliani con il suo stile super-brioso. Ha trattato oltre al confronto Sinner-Musetti altri sette argomenti da leggere tutti di un fiato!

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…e buona lettura!

Sinner è monotono, Musetti sa giocare“. Dopo ogni partita, dell’uno o dell’altro, parte la litania. Sempre uguale, pronunciata dal maestro del circolo come dal commentatore famoso. L’irresistibile fascino del giudizio affrettato, l’incapacità di stabilire dei canoni di discussione e provare ad elaborare quindi un pensiero più articolato. Fatica sprecata imbastire un confronto, questa gente andrebbe praticamente ignorata.

Che Sinner e Musetti sono due giocatori diversi è noto anche a chi sta sveglio di notte a vedere le barche a vela, come è vero che hanno e avranno tifosi diversi. Per quanto riguarda il giudizio nei loro riguardi adesso non è neanche una questione di età e di ranking, considerato che Jannik è avanti in entrambi. Fra qualche anno, quando i due avranno giocato un centinaio di partite nel Tour, potremo iniziare a capire quanto valgono realmente. In questa fase, sembra che a fare la differenza nel giudizio di questi due
golden boy del tennis azzurro siano più le loro personalità e la maniera con la quale colpiscono la palla.

Musetti dà l’idea di essere uno di quei giocatori che amano i match importanti e i campi centrali. Cioè lui gioca su un terreno sgarrupato alle Canarie contro un indiano che di solito fa il doppio ed è capace che perde giocando pure male, poi però sul centrale di Acapulco riesce a battere Schwartzman avendo modo di fare tutta la sua mimica, le braccia larghe à la Kyrgios dopo un hot shot e lo sdraiarsi a terra manco fosse Rafa dopo l’ennesimo Roland Garros vinto.

Non che a Sinner non piaccia giocare sul campo centrale contro un top 10, solo che Jannik in questa fase ci dà la percezione di un tennista inquadrato nello stare concentrato sui suoi colpi e sulla partita sempre e comunque e in qualsiasi condizione. Riesce a eliminare condizionamenti esterni, da questo punto di vista è avanti non solo a Musetti ma anche a tanti altri giocatori.

Quando lui dice che ha imparato di più allenandosi con Nadal prima di Melbourne di questo parla, di mindset. E questo la dice lunga su quanto Jannik stia lavorando in prospettiva. Dopo la vittoria contro Bautista, rispondendo ad una domanda che chiedeva della differenza di cento posizioni nel ranking fra lui e Musetti, ha detto che secondo lui “uno a 19 anni non deve preoccuparsi della classifica ma fare solo esperienza”. Parole che sembrano più di Riccardo Piatti, il suo coach, che di Jannik, ma che dicono molto.

Ma ai tifosi amanti dell’estetica, del bel gesto, Sinner non piacerà mai, e pazienza se il tennis moderno esige una solidità da fondo campo e una costanza di rendimento al servizio per stare nei piani alti della classifica. Non c’è molto posto per amanti delle volée sotto la rete o per i professionisti dell’hot shot, anche perché fosse così avremmo molti più fuoriclasse nelle prime posizioni.

Ecco quindi che il brio di Musetti, la sua personalità, il sorriso contagioso ma soprattutto il suo rovescio lungolinea sono gli sguardi che fanno innamorare, perché è in quelli che alcuni tifosi vedono la bellezza. Questo è forse meglio o peggio del saper tirare 10 dritti in pressione senza sbagliare mai? No, è solo diverso.

Non è mica un peccato innamorarsi della bellezza, del più bello della scuola, tanto vedrete che anche il nerd esperto di computer troverà l’amore, e la loro storia magari durerà più a lungo di un flirt.

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