Lettere al direttore: quando ho visto Federer e Nadal ho intuito. Djokovic meno

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Lettere al direttore: quando ho visto Federer e Nadal ho intuito. Djokovic meno

Il futuro di Berrettini. Thiem un mezzo giovane? Ci sono meriti FIT per il Rinascimento azzurro? Nuovi collaboratori per Ubitennis. I più forti tennisti che ho visto in 50 anni

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Novak Djokovic nel 2005

Attenzione: la priorità verrà data alle domande più brevi. Continuate a scrivermi a scanagatta@ubitennis.com o inviate un tweet a @ubiscanagatta


Gentile Ubaldo Scanagatta, cosa pensa che il futuro riserbi a Berrettini? A mio parere, benché Matteo sia ancora giovane ed io speri di sbagliarmi, non è affatto facile riesca a mantenersi fra i top 10 in maniera più o meno stabile… Quanto a servizio, potenza dei colpi e dedizione è un top player, d’accordo. Ma la resistenza fisica nel 3 su 5, e la sua mobilità così così, gli permetteranno mai di avere risultati eccellenti anche sulla terra, e più in generale nei lunghi match dei tornei slam? Penso che Sinner abbia buone possibilità di superarlo in classifica già nel corso dell’anno che sta per iniziare. Grazie per l’attenzione, un salutoLuciano Spampinato

Questa domanda avrebbe dovuto farla… al Mago Ubaldo! Certo che non è facile mantenersi tra i top-10. In linea di massima penso che tutti i giocatori migliorino con l’andare del tempo, fra i 24 e i 32 anni (circa… poi ci sono le eccezioni dei Fab 3 che migliorano anche dopo!). Berrettini sa benissimo dove deve migliorare. E lo sa anche Vincenzo Santopadre. E forse anche noi: rovescio, risposta, cambi di direzione, caviglie. Farà progressi sotto tutti questi aspetti. Quanti? Non lo so. E per rispondere alla sua domanda dovrei immaginare anche i progressi degli altri. Sempre più difficile. Un vantaggio sicuro per gli attuali top-ten e gli immediati pretendenti sta nell’età di alcuni di loro: Federer in primis, ma anche Nadal e Djokovic. Che anche loro migliorino mi sembra difficile. Che calino al punto di uscire dai top-ten è una scommessa. Con una quota migliore per la fuoriuscita di Roger che per quella di Nole e Rafa.

Quanto a Sinner… se non avesse quel carattere che ha, prima ancora che il tennis, direi che tutti lo stanno caricando di una tale pressione che molti altri ne verrebbero schiacciati. Tutti danno per scontata una sua grande annata. Molti lo immaginano già protagonista nelle finali ATP a Torino. Io me lo auguro, ma d’istinto sono più prudente perché… mi sembra quasi ingeneroso finire per pretendere certi risultati come fanno alcuni.

 

Buongiorno direttore, Thiem merita di essere lì, e azzardo e dico che il 2021 sarà il suo anno a Parigi. Ma non rappresenta il nuovo che avanza bensì il superstite di una generazione divorata dai tre cannibali (tre non quattro con tutto il rispetto per Murray)Salvatore Perna, Napoli (che aveva espresso altri 9 giudizi all’epoca delle finali ATP di Londra)

Anche qui mi si chiede di azzardare una previsione sul 2021… ci sta visto il periodo dell’anno. Ma non essendo il Mago Ubaldo posso dire che condivido abbastanza il concetto di “superstite di una generazione divorata dai tre cannibali”. Forse direi che Thiem non è il nuovissimo che avanza, perché a settembre compirà 28 anni, ma è comunque più nuovo di Raonic, Dimitrov, Nishikori, Cilic. Ha avuto una maturazione graduale, progressiva ed effettivamente se non si fosse trovato davanti Nadal tre volte al Roland Garros avrebbe cominciato a vincere Slam un po’ prima. Ha finito per vincere prima l’US Open sul cemento che il Roland Garros sulla prediletta terra battuta. Mi ha ricordato il caso di Andre Agassi che vinse il suo primo Slam nel ’92 a Wimbledon e su quell’erba che per anni non aveva neppure voluto frequentare, tanto poco gli piaceva. Mentre aveva mancato due finali a Parigi e una a New York su superfici a lui più congeniali.

Dominic Thiem – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Salve direttore, ormai il tennis italiano è diventato una realtà, in quanto oltre ai consolidati Fognini e Berrettini, si è aggiunto l’ottimo Sonego, un martello come “Sinner” e una giovane leva come “Musetti”, ed anche Cecchinato sembra in recupero dal periodo buio. Secondo il suo parere, da cosa è dovuto questo splendido periodo dopo i periodi neri che ha vissuto il nostro tennis? Dipende da un’ottima programmazione della federazione? Oppure c’è dell’altro? GrazieFabio De Santis

Gentile Fabio, per la verità ho risposto molte volte a questo tipo di quesito, anche in maniera diffusa. I giocatori che lei ha citato sono tutti “prodotti” di team privati, di coach che si dedicano a loro da una vita, che li hanno conosciuti poco più che bambini e li hanno tirati su con grande costanza, competenza, paterno affetto. Hanno “formato” ragazzi in gamba, sani e decisi a diventare seri professionisti sposando la filosofia che funziona di più: quella del lavoro. Questi ragazzi di più recente generazione hanno avuto la fortuna di incappare in una federazione che ha finalmente capito – con molto ritardo se si pensa che il presidente FIT Binaghi è in sella da 20 anni e per 15 anni non l’aveva capito – che anziché ostacolare i team privati per un malinteso senso di concorrenza con i “selezionati” federali all’asfittico centro di Tirrenia, era molto più intelligente collaborare con quei team, quei coach, quei ragazzi, mettendo a punto un sistema finanziario basato su incentivi predefiniti con criteri oggettivi e offrendo loro anche servizi di vario tipo (logistici, medici, tecnici) che hanno certamente contribuito alla crescita di quei ragazzi che hanno potuto approfittarne.


Cercate sempre collaboratori?Carlo del Prete

C’è sempre tanto da fare per migliorare un sito e i collaboratori, se bravi, ben disposti e sufficientemente umili, non basterebbero mai. Quindi chi ne ha voglia scriva pure a direttaubitennis@gmail.com Abbiamo aumentato considerevolmente il numero dei traduttori, così in tre mesi abbiamo potuto tradurre una novantina di articoli molto interessanti che altrimenti non sarebbero usciti. Più sono i traduttori e meno traduzioni dovrà fare un singolo traduttore. Dopo aver infranto il muro dei 10.000 follower su Instagram, stiamo cercando di allestire un team di quattro giovani (ma potrebbero diventare anche cinque) che possa “produrre” uscite quasi quotidiane, senza che nessuno venga oberato di impegni. Vorremmo lanciare anche Instagram in inglese, utilizzando le sinergie con quello italiano, e quindi vogliamo allestire anche un team di “anglofili”, sempre di 3, 4, 5 giovani.

Ubitennis.com gode anche del contributo di tanti lettori che inviano post a commento degli articoli. Centinaia di migliaia l’anno. Richiedono inevitabilmente un superlavoro, talvolta anche interventi censori da parte dei moderatori (che essendo tanti e alternandosi non usano tutti lo stesso metro e questo talvolta dà adito a qualche protesta) se qualcuno “sbrocca”, se eccede, se è maleducato. Ma resta una prerogativa di questo sito cui non vorrei rinunciare… Anzi, la mia ambizione è trasferire questa interazione anche nel sito inglese, Ubitennis.net, dove i lettori cominciano a essere tanti, più centinaia di migliaia che milioni come per quello italiano, ma i lettori sembrano timidi e avrebbero bisogno di essere sollecitati. Chiederò a chi è in grado di scrivere in buon inglese di andare a commentare anche lì… perché ciò aiuterebbe senz’altro Ubitennis.net a decollare sulla scia di Ubitennis.com.

Sogno di potenziare anche la copertura dei tornei italiani a livello Challenger e Futures, anche utilizzando chi si trovi in loco e ovviamente abbia le giuste competenze e caratteristiche per offrire un servizio adeguato all’altezza di un sito che ha ormai sviluppato professionalità di sicuro livello. Un altro obiettivo dichiarato è quello di costruire un rapporto più ravvicinato con i circoli di tennis più attivi e con i tennisti praticanti. Anche per centrare questo obiettivo occorrerebbe essere rappresentati localmente in tutt’Italia ed è evidente che Ubitennis a oggi, sebbene abbia tanti collaboratori sparsi lungo la penisola, non possa coprire tutti i capoluoghi di regione, le provincie tradizionalmente più tennistiche. E quando dico coprire intendo scrivendo, fotografando o anche semplicemente segnalando storie che vanno dai giovanissimi talenti agli ultraottantenni che scendono ancora in campo e possono essere protagonisti di storie fantastiche.

Ecco perché posso dire che, sì, cerchiamo sempre appassionati di buona volontà, e qualità!, che siano propositivi e possano darci una mano per coprire quelle carenze che certamente ancora abbiamo. Se pensassimo di non averne saremmo dei gran presuntuosi. Vero anche che, gestire troppa gente, può complicare molto la vita di chi debba coordinare il tutto. Quindi, come diceva al suo cocchiere Pedro il gran cancelliere spagnolo nel ducato di Milano nel far avanzare la carrozza ai tempi della peste – nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni – “Adelante… con juicio!”


Gentile Direttore Scanagatta, ho letto nella sua ripresa rubrica della posta che chiedeva di inviare di nuovo mail che potrebbe essersi perso. Le avevo chiesto la sua personale classifica dei 10 più forti tennisti che ha avuto modo di vedere (a lei contemporanei), e quella dei suoi 10 tennisti preferiti (per vedere i quali avrebbe pagato o pagherebbe volentieri il biglietto a prezzo doppio). Le mie classifiche con relative motivazioni stavano nella mail precedente (nei preferiti ora sostituirei Tsitsipas con Shapovalov). Nel frattempo Nadal è arrivato a 20 slam, e lo confermo a maggior ragione in testa ai più forti. Ancora complimenti per il suo bellissimo sito. Cordiali salutiEnrico Censi (Nepi, Viterbo)

Non in ordine, perché sarei incoerente dopo aver sempre sostenuto che ogni epoca ha i suoi migliori, e non limitandomi a dieci perché avrei commesso delle ingiustizie, ecco i miei migliori (nelle varie epoche dagli anni Cinquanta in poi): Hoad, Laver, Rosewall, Connors, Borg, Lendl, Becker, Edberg, Sampras, Agassi, Federer, Nadal, Djokovic. Quelli per i quali avrei pagato il doppio biglietto (tutti quelli sopra più…): Nastase, Newcombe, Panatta, Gene Mayer, Leconte, Noah, Connors, Ashe, del Potro, Mecir, Korda, Rafter, Gerulaitis, Wawrinka, Fognini, Santoro, Gonzales. E ne avrò certamente dimenticati alcuni.


Mr Scanagatta, è sempre un piacere leggerla. Mi ricordo… la vidi al Roland Garros nel 1990… bei tempi… mi ricordo pure le sue telefonate competenti e divertenti. Io da piccolo piccolo ero una promessa del football… poi non mantenuta. Quando vedo nel calcio giovani che esordiscono… spesso riesco a prevedere se sono ottimi (esempio Mbappé, Haaland dopo 10 minuti di tv). Certo “scoprire” talenti a 13/14 anni è più difficile… perché fisici meno formati… Mi piacerebbe della sua prima volta che ha visto giocare Federer Nadal Djokovic: che cosa pensò allora? Quale altro giovane ha deluso o confermato la sua previsione? Mi piacerebbe vedere un articolo su Tommasi e Clerici che mi hanno fatto compagnia in questo bellissimo sport. Grazie, non cambi mai…Paolo Ferrarini, Modena

Ciao Paolo, ho visto Federer vincere a 16 anni e 8 mesi il torneo giovanile under 18 di Pasqua al CT Firenze nel ‘98 (battendo Volandri) e poi in Coppa Davis al suo esordio a Neuchatel contro l’Italia. Beh, anche il più negato dei talent scout si sarebbe reso conto del suo straordinario talento. Mi stupì molto di più il fatto che, dopo aver battuto Sampras a Wimbledon nel 2001 raggiungendo i quarti… ci abbia messo altri due anni prima di vincere (a Wimbledon 2003) il suo primo Slam, perdendo 21 partite nel 2001 e 22 nel 2002. Anche nel 2003 ne perse ancora tante, 17, pur salendo a n.2 ATP a fine anno. La vera svolta avvenne tre anni dopo, nel triennio cominciato nel 2004 (6 partite perse), nel 2005 (4 k.o.) nel 2006 (5).

Roger Federer – Wimbledon Junior 1998

Ho visto Nadal la prima volta a Montecarlo 2003, non aveva ancora 17 anni. Rimasi affascinato per come si batté, e batté, Albert Costa, campione in carica (2002) del Roland Garros dieci mesi prima. La partita finì sotto la luce dei riflettori, quasi tutti i colleghi se n’erano andati, perché quella sera c’era al Jimmy’z Sporting Club la serata di gala dove eravamo tutti invitati. Io ci andai intorno alle 23, perché non volli perdere lo spettacolo di quel ragazzino che mulinava dritti mancini formidabili costringendo Costa a rincorrerli dappertutto. Il colpo migliore di Costa era il rovescio, ma su quelle arrotate superliftate pareva disarmato. Qualche anno dopo anche Roger Federer avrebbe dovuto capire suo malgrado che sulla terra rossa con il rovescio a una mano contro quei dritti disumani tirati da Nadal c’era ben poco da fare.

Non ricordo di aver visto Djokovic all’Australian Open 2005 e 2006, sebbene io fossi a Melbourne, forse perché perse al primo turno in entrambe le occasioni. Ricordo di averlo conosciuto e visto giocare per la prima volta seguendolo con attenzione a Montecarlo, nel 2006. Novak aveva chiuso il 2005 a n.83 ATP e era l’unico teenager incluso tra i primi 100 del mondo. Prima degli anni 2000 qualche teenager c’era sempre, a cavallo degli anni 80-90 c’erano stati gli enfant-prodiges Wilander, Becker, Chang, ma poi il tennis – con le nuove racchette – era cambiato, era diventato più muscolare. Per l’appunto Nole era stato sorteggiato al primo turno contro Federer che era già n.1 del mondo.

Ad essere onesto non ricordo troppo di quella partita, salvo il fatto che Djokovic strappò un set al n.1 del mondo e quindi fece parlare di sé per la personalità mostrata più che per una dimostrazione di grande talento e potenziale. Sono passati 15 anni e, insomma, mi pare che quel set perso da Roger venne considerato più una “distrazione” dello svizzero che un exploit stupefacente del serbo. Però alla sua conferenza stampa c’eravamo tutti e io volli conoscere Djokovic, di cui già si stava occupando Riccardo Piatti. In conclusione Nole non mi impressionò come Roger e Rafa nella prima occasione in cui li vidi. Ma dovrei andare a ripescare il mio articolo scritto allora da Montecarlo per controllare se fu davvero così.

Però forse il mio vanto – capace di illudermi… di avere doti di talent-scout – è più legato ad aver pronosticato grande avvenire a una bambina dodicenne, Martina Hingis, tredicenne, Steffi Graf e Jennifer Capriati (la prima e la terza viste sempre al CT Firenze nel solito torneo pasquale, la tedesca invece al Roland Garros) e fra gli uomini Josè Luis Clerc, Yannick Noah, Ivan Lendl e John McEnroe. Nessuno conosceva Clerc… quando nella seconda settimana di maggio 1978 venne a giocare le qualificazioni del torneo internazionale di Firenze, che dopo tre anni di sponsor Vat 69 era diventato Lotto-Spalding per un paio di anni prima di diventare AlitaliaFirenze.

Per la verità nella terza settimana di aprile Josè Luis aveva battuto a Nizza Tonino Zugarelli prima di perdere – al terzo set peraltro – da Higueras, n.25 ATP, dopo aver vinto il primo al tiebreak. Il suo manager era Pato Rodriguez, un ex tennista cileno (classe 1938) che aveva giocato a lungo in Coppa Davis negli anni’60 e ‘70. Pato mi chiese – ero direttore del torneo ATP di Firenze, 50.000 dollari di montepremi – se potevo programmare Clerc come primo match del giorno (ore 13) “perché Josè Luis (un ragazzone pieno di tic…) è molto nervoso e nelle attese, come quando si deve aspettare che finisca il match sul campo dove è stato designato a giocare, si logora. Se puoi dargli una mano…”.

Bene: io gliela detti e, incuriosito da quel tipo, andai a vederlo. Tirava, sia di dritto sia di rovescio, bordate impressionanti. Senza tregua. Un ritmo da far paura. Tutte pallate senza paura e gli stavano quasi tutte dentro. Lo feci giocare per tre turni di qualificazione sempre alle 13. E scrissi subito sul quotidiano locale, La Nazione, dopo il primo match di “quali” che credevo di avere intravisto un fenomeno. Ovviamente volevo anche promuovere il torneo. Ma ci credevo. Josè Luis vinse il torneo, primo “qualificato” della storia ATP capace di tanto. Fu il suo primo torneo vinto di 25. Batté al primo turno Peter Carter, l’australiano che sarebbe diventato il primo coach internazionale di Roger Federer (morì in un incidente automobilistico in Sud Africa), poi il colombiano Molina, l’ecuadoriano Ycaza, l’australiano John Alexander (n.8 del mondo nel ’75), il francese Patrice Dominguez in finale, tre set su cinque dominandolo per tre set a zero.

Nel corso dell’anno Clerc vinse altri due tornei, Buenos Aires e Santiago, dopo aver raggiunto finali a Gstaad, South Orange (perdendole entrambe con Vilas, ma battendo tennisti come Okker e McEnroe… dopo che a Parigi aveva lasciato sei game a un Ivan Lendl diciottenne, 6-3 6-0 6-3) e anche a Toronto e Aix en Provence: in quel torneo in Francia sapete chi batté? Noah, Smid e Lendl prima di perdere sul traguardo finale dal solito Vilas. Clerc sarebbe diventato n.4 del mondo nell’agosto dell’81, dopo aver vinto anche Firenze (finale su Ramirez), Roma (Panatta, Lendl e Pecci dai quarti in poi) e quattro tornei di fila negli USA: Boston, Washington, North Conway e Indianapolis. Due volte in finale batté finalmente Vilas… inimicandoselo per sempre! Qualcuno si potrebbe chiedere perché Jose Luis, con quel ranking avesse giocato (e vinto) anche il piccolissimo torneo di Firenze. La risposta è: me lo aveva promesso che sarebbe tornato quando aveva vinto nel ’78. Ma di solito quelle sono promesse che i tennisti che diventano forti non mantengono. Lui invece è stato coerente, serio e non lo dimenticherò. Ogni volta che ci vediamo ci abbracciamo!

Noah e Lendl? Entrambi classe 1960, marzo Ivan, maggio Yannick, giocarono il “mio” torneo nel ‘79. Per aiutare Ivan… che era in ritardo quel mattino in cui doveva giocare le qualificazioni, tirai un brutto scherzo a Robertino Lombardi che doveva giocarci contro e che, credo anche quell’anno, dormiva a casa mia (dei miei) in piazza Santa Croce. Gli dissi: “Dai Roberto aspettalo, è un ragazzino, lo batti di sicuro!”. Invece Lendl, sul campo 6 del CT Firenze, gli dette una sveglia che levati. Non vi dico quante me ne disse Robertino! Ivan si qualificò, ma al primo turno perse da Zugarelli. A Yannick invece credo di avergli dato una wild card. So che Yannick mi saluta sempre con grande calore… Batté il più titolato connazionale Jauffret al primo turno, al secondo lo spagnolo Munoz, perse nei quarti con Raul Ramirez che avrebbe vinto il torneo (perdendo in finale le successive due edizioni).

Insomma, con Federer e Nadal più che con Djokovic, con Hingis, Graf, Capriati, Clerc, Lendl, Noah, McEnroe (visto per la prima volta a Dallas nel ’73 quando aveva 14 anni e vinse un quadrangolare under 18) beh non era stato troppo difficile immaginarli futuri campioni. Quando Agassi, classe 1970, venne a Firenze nel 1987 con i capelli punk tinti di verde e un seguito di guardie del corpo neppure fosse già una star, non rimasi troppo impressionato, tirava pallate anticipate senza alcuna umiltà, di come si gioca sulla terra rossa non aveva alcuna idea… anche se già alcuni risultati sul cemento parlavano per lui. Ma Andrè perse al secondo turno da Claudio Panatta, in due set. Mi lasciò una cattiva impressione, mi pareva troppo montato per fare una grande carriera. Lì di certo mi sbagliai.

P.S. Riguardo agli articoli su Clerici e Tommasi, visto che mi sono già dilungato tantissimo, ti suggerirei di guardare i due video che ho loro dedicato. Lì troverai un bel po’ di aneddoti e spunti.


Carissimo Direttore, ho letto il suo bel ricordo dei suoi esordi televisivi e mi ha fatto un immenso piacere. Volevo scriverle per ringraziarla perché è stato un tuffo meraviglioso nei ricordi di gioventù di spettatore “aficionado” che imparò ad amare il tennis proprio seguendo le telecronache sue e di Tommasi e Clerici e poi Lombardi già dagli albori sulle reti Fininvest. Ho un imprinting tale che le confesso che seguo ancora il tennis in TV ma non apprezzo molto i commentatori di oggi, al punto che preferisco seguirlo senza commento o con commentatori stranieri. 🙂 Ancora grazie, di cuore, e tanti auguri di festività serenePaolo Severini

Gentile direttore Scanagatta, grazie mille per la risposta molto approfondita alla mia domanda sulla storia delle sue telecronache insieme a Rino Tommasi e Gianni Clerici: veramente molto interessante! Avrei ancora un paio di curiosità: 1) Il primo Wimbledon che avete commentato qual è stato? Di sicuro ricordo i vostri commenti nel 1988… si ricorda se avete fatto le telecronache anche nel 1987, quando vinse Pat Cash? 2) Qualche mese fa aveva scritto sul sito che alcuni volenterosi ragazzi erano venuti a casa sua offrendosi di digitalizzare molte sue videocassette con le storiche telecronache… Hanno finito questo prezioso lavoro o non ancora? Sarà possibile pubblicare queste telecronache su Ubitennis, su Youtube, o da qualche altra parte?Giacomo Cattaneo (Milano)

Ahimè non riesco a ricordare quale torneo di Wimbledon commentammo per primo. Direi che nell’87 lo facemmo, ma non ci giurerei. Le cassette sono state quasi tutte digitalizzate. Ma riguardo al pubblicarle per esteso non saprei se avrebbero interesse o meno. Alcune sono interviste a campioni (e anche non campioni), altre sono cronache.

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WTA Tenerife, Giorgi sprecona: in finale va Osorio Serrano

Camila va in vantaggio nel primo set e serve per il secondo sul 5-4, subendo in entrambi i casi la rimonta dell’avversaria

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M. Osorio Serrano b. [4] C. Giorgi 6-4 7-5

Finisce in semifinale – e non senza rimpianti – la corsa di Camila Giorgi nel torneo di Tenerife. A frapporsi tra lei e la finale è stata l’omonima Maria Camila Osorio Serrano, giocatrice molto difficile da affrontare soprattutto per una tennista come Giorgi. La colombiana infatti è riuscita ad assorbire i colpi dell’azzurra costringendola col passare del tempo a giocare sempre un colpo in più e finendo col mandarla fuori giri. A pesare sono stati comunque i molti errori di Camila nei momenti più delicati dell’incontro, in particolare quando ha mancato tre consecutive palle del 5-3 nel primo set e poi quando ha subìto il break sul 5-4 del secondo set. Osorio Serrano giocherà dunque la seconda finale in carriera dopo quella vinta nel torneo di casa a Bogotà lo scorso aprile. Nel discorso post partita la colombiana ha scherzato in maniera molto simpatica sull’omonimia con Giorgi: “So che qualcuno di voi stava facendo il tifo per lei, ma visto che abbiamo lo stesso nome ho fatto finta che fossero tutti per me”. La sua prossima avversaria sarò Ann Li che ha dominato Alizé Cornet 6-2 6-1

IL MATCH – L’avvio di match della marchigiana è molto promettente: nel primo game si procura infatti ben cinque palle break (tre consecutive), ma non riesce a sfruttarle. Il suo rendimento alla battuta è ottimo e le permette di trovare diversi punti gratis, mentre Osorio Serrano mostra la solita solidità e intelligenza tattica. Entrambe mantengono una posizione molto aggressiva in risposta sulla seconda dell’avversaria. La partita è decisamente godibile. Sul 2-2, Osorio Serrano avanti 40-15 si fa trascinare ai vantaggi e con un doppio fallo concede ancora palla break, sulla quale Giorgi entra prepotentemente col dritto. L’azzurra avrebbe una mini occasione di aumentare il vantaggio quando si ritrova avanti 4-2 0-30, ma il tutto si risolve in un nulla di fatto. Il set (e probabilmente il match) gira sul 4-3, quando Giorgi perde il servizio da 40-0 in maniera piuttosto sorprendente, commettendo anche un doppio fallo sulla palla break. Sul 5-4 Giorgi sale 40-15, ma ancora una volta subisce il ritorno di Osorio che gioca due ottimi punti e si porta ai vantaggi. Giorgi le dà una bella mano affossando in rete due dritti e permettendole di completare la rimonta.

 

Nel secondo set, Osorio prova a spezzare ulteriormente il ritmo con slice e smorzate intelligenti che effettivamente mettono in crisi Camila. Gli errori dell’italiana aumentano, così come la sua fretta di chiudere i punti, il che non fa altro che fare gioco alla colombiana. Fortunatamente al servizio Giorgi riesce a difendersi con relativo agio e a mantenersi in scia nel punteggio. L’azzurra pesca un paio di risposte profonde sul 3-3 e si procura ben due palle break, senza però riuscire a convertirle. L’occasione persa non demoralizza Camila e anzi sembra scuoterla un po’: nel successivo turno di risposta riesce infatti a trovare il break e si presenta a servire sul 5-4. Al momento di chiudere però commette troppi errori e rimette in carreggiata l’avversaria. Ancora la fretta la tradisce sul 6-5 consegnando a Osorio due match point consecutivi: alla colombiana basta il primo, vinto con l’ennesimo smorzata che costringe Giorgi a una lunga rincorsa in avanti.

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Identikit statistici: Dominic Thiem

Quali colpi potranno riportare ai vertici l’austriaco dopo un difficile 2021?

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Dominic Thiem
2020 US Open - Campione Singolare Maschile - Dominic Thiem (Photo by Darren Carroll/USTA)

Dopo Medvedev, in questo nuovo articolo per la rubrica “Identikit statistici” ci occupiamo di Dominic Thiem. Classe 1993, il tennista austriaco appartiene a una generazione, a dire il vero, piuttosto sfortunata, dato che è molto difficile sfuggire al cono d’ombra proiettato da tre giganti come Federer, Nadal e Djokovic (detentori di venti titoli del Grande Slam ciascuno).

Tuttavia, un passo alla volta, con grande regolarità, Thiem ha saputo conquistare il suo spazio (in particolare sulla terra e sul cemento) fino ad aggiudicarsi, nel 2020, il suo primo titolo Slam a Flushing Meadows. Cercheremo di capire quali caratteristiche gli abbiano permesso di raggiungere tali risultati e quali ulteriori miglioramenti possano condurlo ancora più lontano quando rientrerà dall’infortunio che lo ha costretto a concludere anticipatamente, e senza grandi risultati, la stagione 2021.

PALMARÈS

Già a livello juniores, Thiem fa parlare di sé, in particolare raggiungendo la finale del Roland Garros nel 2011. Lo stesso anno fa il suo esordio nel circuito ATP, nei tornei di Kitzbühel, Bangkok e Vienna; in quest’ultimo elimina il connazionale Thomas Muster (all’epoca quarantatreenne) in un vero e proprio passaggio di consegne. Nel 2014, vince in Australia la sua prima partita in uno Slam, battendo João Sousa. A Madrid, sconfigge l’allora numero tre del mondo Stan Wawrinka in tre set. A Kitzbühel, raggiunge la sua prima finale a livello ATP, perdendo da David Goffin dopo essere stato avanti di un set. A fine anno, è il più giovane giocatore tra i primi 50 del mondo.

 

Nel 2015 si aggiudica tre titoli ATP (Nizza, Umag e Gstaad) ed entra in Top 20. L’anno successivo, forte anche della sua prima semifinale Slam, centrata a Parigi, fa il suo ingresso in Top 10, venendo ripescato per le Finals di fine anno in virtù del forfait di Rafa Nadal. Nel 2017, continuando il suo regolare e piuttosto impressionante processo di crescita, Thiem si qualifica per la prima volta per la finale di un torneo Masters 1000, a Madrid. Viene sconfitto da Nadal, ma, a sorpresa, sconfigge il maiorchino sulla terra di Roma nei quarti di finale prima di arrendersi a Djokovic in semifinale. Raggiunge nuovamente la semifinale all’Open di Francia e finisce la stagione alla quinta posizione del ranking mondiale, certificando il proprio status di top player.

A questo punto, inizia la caccia al primo titolo Slam: nel 2018 raggiunge la finale a Parigi e viene sconfitto nettamente da Nadal. A testimonianza di una grande solidità tecnica e mentale, raggiunge i quarti di finale dello US Open e, trovandosi ancora di fronte Nadal, lo impegna in una maratona di quasi cinque ore, che lo spagnolo si aggiudicherà sì, ma all’ultimo respiro. Chiude la stagione in leggera flessione, ma sempre in Top 10 (per la precisione, come numero otto).

Il 2019 è un’ottima annata per Thiem: vince il suo primo titolo 1000 sul cemento di Indian Wells, sconfiggendo Sua Maestà Roger Federer in finale. Non solo: bissa la finale al Roland Garros superando Djokovic in una semifinale che rappresenta sicuramente uno dei match migliori della sua carriera. Cede ancora in finale all’eterno Nadal, ma sembra avvicinarsi giocando alla pari per due set prima di crollare. Come ciliegina sulla torta, raggiunge per la prima volta la finale del Master di fine anno, sconfitto da Tsitsipas.

È nel 2020 però che la tenace rincorsa di Thiem allo Slam viene premiata: dopo essere stato ad un set dal titolo a Melbourne, si qualifica per la finale dello US Open e si trova di fronte il grande amico Alexander Zverev. Sascha si porta avanti due set a zero, ma Thiem riesce a rimontare e trova definitivamente il suo posto tra i grandi del tennis. A fine anno raggiunge per la seconda volta la finale delle ATP Finals, sconfiggendo Djokovic in semifinale e cedendo soltanto ad un Medvedev in forma strepitosa.

Nel 2021, qualcosa sembra incrinarsi. Dopo gli ottavi in Australia, un infortunio al ginocchio e, dopo essere rientrato, alcune prestazioni non degne della sua qualità, come ad esempio la sconfitta al primo turno del Roland Garros per mano di Andujar dopo essere stato avanti di due set. Purtroppo, Thiem subisce anche un infortunio al polso (sull’erba di Maiorca) che lo costringe a terminare anticipatamente la stagione. Annuncia di voler tornare in campo in Australia nel 2022, più carico che mai. Su quali armi potrà contare per ritrovare il suo posto tra i pretendenti ai titoli più ambiti?

UNO SGUARDO D’INSIEME

Prima di approfondire l’analisi, alla ricerca di pattern vincenti e perdenti, cerchiamo di averne una visione d’insieme, inquadrando lo stile di gioco di Thiem con una serie di statistiche i cui valori medi sono mostrati in Figura 1, separatamente per superficie di gioco.

Figura 1. Statistiche medie di gioco per Dominic Thiem, match di singolare in tornei del Grande Slam

Possiamo osservare un saldo medio positivo tra vincenti ed errori non forzati su tutte le superfici. Colpisce come la differenza a favore dei vincenti sia massima sull’erba di Wimbledon, lo Slam più avaro di soddisfazioni per l’austriaco (ottavi di finale nel 2017, sconfitte al secondo turno nel 2015 e nel 2016, sconfitta al primo turno nel 2014, 2018 e 2019). Troviamo un primo spunto di risposta al nostro dubbio in altre due statistiche: le palle break ottenute da Thiem e il numero delle discese a rete. Sull’erba, Thiem sembra faticare di più a procurarsi delle occasioni sul servizio dell’avversario, e si presenta a rete in misura molto maggiore rispetto al suo stile abituale. Forse l’efficacia di Thiem nei pressi della rete, specie se verticalizza il proprio gioco in modo un po’ forzato, alla ricerca di variazioni, non è sufficientemente elevata per giustificare una modifica così marcata nel suo stile di gioco?

Un secondo set di statistiche, mostrato in Figura 2, può esserci d’aiuto nel farci un’idea ancora più precisa da questo punto di vista:

Figura 2. Ulteriori statistiche medie di gioco per Dominic Thiem, match di singolare in tornei del Grande Slam

Osserviamo che, in effetti, l’efficacia di Thiem sotto rete è buona ma non eccezionale e diminuisce sull’erba, scendendo sotto il 70%. Oltre a ciò, osserviamo che, sempre sull’erba, calano le percentuali di palle break realizzate e salvate. Nonostante un buon contributo del servizio (soprattutto della prima palla), l’austriaco, numeri alla mano, mostra di trovarsi in maggiore difficoltà nei punti importanti.

Forse, cercando di interpretare le statistiche in una chiave tecnica, il fatto che non soltanto Thiem giochi il rovescio a una mano, ma lo faccia in modo piuttosto “sbracciato”, con un movimento molto efficace ma piuttosto ampio, lo mette in difficoltà nel preparare il colpo su una superficie veloce e imprevedibile come l’erba. Tale fattore strutturale potrebbe spiegare un maggiore nervosismo del numero uno d’Austria che, trovando uno dei suoi colpi più efficaci tramutato in una potenziale debolezza, fatica a mantenere il consueto equilibrio, e si trova a forzare il proprio gioco, con risultati modesti.

Questa, perlomeno, può essere la nostra prima impressione. Fino a questo momento però, ci siamo concentrati sul gioco di Thiem esaminando un aspetto alla volta: proviamo ora invece, con l’aiuto della tecnologia, a considerare più aspetti contemporaneamente, ovvero a sviluppare un’analisi multivariata, verificando in modo più approfondito e robusto la validità delle nostre ipotesi.

I PATTERN PIÙ SIGNIFICATIVI, GLI ELEMENTI-CHIAVE DEL GIOCO DI THIEM

In particolare, ci chiederemo quale o quali tra le varie statistiche di gioco (che rappresentano le nostre variabili di input) si rivelino decisive, e in che modo, rispetto alla vittoria o alla sconfitta nel match (che rappresenta la nostra variabile di output). Impostiamo cioè, in altre parole, un problema di classificazione.

Per maggiore chiarezza, faremo in modo che l’algoritmo di classificazione utilizzato restituisca automaticamente, sulla base delle variabili a disposizione, un modello costituito da un insieme di regole, che rappresentano i pattern statisticamente più significativi che conducono Thiem alla vittoria o alla sconfitta. Di seguito, illustriamo le tre regole più significative così calcolate:

  1. “Se Thiem totalizza una percentuale di punti vinti sulla prima superiore di almeno il 5.1% rispetto all’avversario e si aggiudica una percentuale di punti sulla seconda anche peggiore rispetto al suo avversario, ma con uno scarto inferiore al 9% , allora si aggiudica la partita”. Il pattern è piuttosto generale, ed estremamente preciso: si è verificato in 47 casi e, in tutti e 47, Thiem ha vinto il match.
  2. “Se Thiem totalizza una percentuale di punti vinti sulla seconda superiore di almeno il 6.5% rispetto all’avversario e si procura almeno 6 palle break, allora vince il match”. Il pattern ha simile generalità e precisione rispetto al primo: si verifica in poco più di due terzi dei match vinti da Thiem in tornei del Grande Slam (ovvero in 48 partite) e in nessuna delle sue 30 sconfitte.
  3. “Se Thiem ha un rendimento sulla seconda palla di servizio inferiore all’avversario di oltre il 9% e non si aggiudica più del 77% di punti quando mette la prima in campo, viene sconfitto”. La regola si è verificata, fino a oggi, 14 volte. In tutti e 14 i casi Thiem è stato sconfitto.

Sulla base di regole come queste, considerando che quanto più una caratteristica del gioco compare come condizione rilevante all’interno di tali pattern, tanto più potremo definirla un elemento-chiave del gioco del campione austriaco. Potremo quindi, sulla base dei dati, stilare un feature ranking, ovvero una sorta di classifica dei vari aspetti del gioco, distinguendo quelli che, in misura maggiore, da soli o in combinazione con altri, si rivelano decisivi.

Figura 3. Feature ranking associato ai match di Grande Slam di Thiem. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

Come possiamo osservare in Figura 3, buona parte della partita di Thiem si gioca sull’efficacia dei suoi game al servizio, in particolare quando è costretto a servire la seconda palla. Se riesce comunque a imporre il proprio gioco, ha probabilità decisamente maggiori di portare a casa il match.

Le due feature più correlate con la vittoria di Thiem infatti, sia da sole che in combinazione con altre, sono la differenza nella percentuale di punti vinti sulla seconda e sulla prima rispetto all’avversario. In terza posizione troviamo la superficie di gioco: l’osservazione sulla base delle prime statistiche descrittive, che ci portava a individuare una certa avversione di Thiem per l’erba, trova conferma. In Figura 4 (visibile di seguito) infatti osserviamo in che modo la superficie di gioco è correlata con la vittoria dell’austriaco: positivamente soltanto in caso si giochi su terra o cemento.

In quarta posizione troviamo un dato all’apparenza controintuitivo: la probabilità di vittoria è inversamente correlata (per quanto debolmente) con il numero di vincenti. Leggendo in controluce questo dato però, ci troviamo a riflettere sul fatto che Thiem, se è in controllo della partita, può sfruttare al meglio la propria razionalità e solidità mentale, correndo pochi rischi e guadagnando il punto in progressione. Se mette a segno molti vincenti, più del solito, può significare che è in gran forma, ma anche (a quanto ci dicono i dati, leggermente più spesso) che sta forzando il proprio gioco rischiando di pagarne le conseguenze. In conclusione, la quinta feature più correlata (in questo caso direttamente) con la vittoria è la percentuale di punti vinti con la prima: la prima palla di Thiem è piuttosto pesante e, naturalmente, assicurarsi punti facili riduce anche la pressione sugli altri colpi, facilitandogli il compito.

Figura 4. Value ranking relativo alla superficie di gioco, associato ai match di Grande Slam di Thiem. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

Cercando di sintetizzare, Thiem si presenta come un giocatore di grande solidità e affidabilità nelle occasioni in cui riesce a controllare l’andamento del gioco. Se riesce a portare l’avversario a giocare la sua partita diventa un cliente difficilissimo per chiunque, come dimostra il fatto che abbia saputo battere almeno una volta sia Federer che Djokovic che Nadal. In tutte quelle occasioni invece in cui l’avversario, o la superficie, lo portano su terreni meno esplorati e meno congeniali al suo stile di gioco, in tutte quelle circostanze in cui cioè si sente in dovere di stringere i tempi, e di affrettare la giocata, va in maggiore difficoltà.

Se ne potrebbe dedurre quindi che il recupero dovrà essere psicologico, oltre che fisico: una volta ritrovata la forma fisica, Thiem andrà nuovamente alla ricerca delle proprie certezze e della propria calma. Riguadagnato questo equilibrio, anche i dati dimostrano che l’austriaco potrà tornare a essere un cliente difficile per chiunque e un serio pretendente a nuove, prestigiose vittorie.

Nota: l’analisi e i grafici inseriti nell’articolo sono realizzati per mezzo del software Rulex


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

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ATP

ATP Vienna, il tabellone: torneo di gran livello, cinque azzurri nel main draw

Berrettini in rotta di collisione con Hurkacz nei quarti e Zverev in semifinale. Sinner si gioca molto: possibile scontro diretto per le ATP Finals contro Ruud nei quarti. Al via anche Musetti, Fognini e Sonego

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Matteo Berrettini - Laver Cup 2021 (foto Twitter @LaverCup)

È un tabellone di alto livello quello dell’Erste Bank Open 2021, torneo ATP 500 (cemento indoor, 1.837.190 di montepremi) che prenderà il via a Vienna da lunedì. L’appuntamento austriaco è ormai diventato un classico di fine stagione e anche quest’anno rappresenta uno dei fulcri della corsa alle ATP Finals.

Sono cinque gli italiani nel tabellone principale: Berrettini, che nell’ultima apparizione alla Wiener Stadthalle (2019) raggiunse la semifinale perdendo dall’idolo di casa Thiem, affronterà un qualificato al primo turno. La rotta prevede un quarto di finale potenziale contro Hurkacz e una semifinale contro Zverev, numero due del seeding. Il romano è l’unico azzurro nella seconda metà del tabellone; nella prima ci sono quattro alfieri del tricolore. La testa di serie numero 7, Sinner, proverà ad aumentare le sue chances di qualificazione per Torino sfidando al primo turno Opelka. La marcia ipotetica dell’altoatesino prevede un quarto di finale con l’altro contendente per le Finals Ruud e una semifinale con la prima testa di serie, Tsitsipas.

Sonego, che a Vienna l’anno scorso si tolse la soddisfazione di battere Djokovic, esordirà al primo turno contro Garin per poi affrontare al secondo turno uno tra Ruud e Harris. Fognini se la vedrà con la testa di serie numero 8 Schwartzman; potrebbe esserci un derby al secondo turno se Musetti, in tabellone grazie ad una wild card, superasse Monfils. Il tabellone da 32 giocatori fa sì che il taglio per l’ammissione nel draw sia stato bassissimo (l’ultimo entrato direttamente è Fucsovics, 41 ATP). Motivo per il quale ci si attende spettacolo già dai primi turni: match di cartello sono ad esempio Tsitsipas-Dimitrov e Hurkacz-Murray. Infine, l’auspicio è che la truppa degli italiani possa essere infoltita da Mager, impegnato nelle qualificazioni.

 

Il tabellone aggiornato

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