Lettere al direttore: quando ho visto Federer e Nadal ho intuito. Djokovic meno

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Lettere al direttore: quando ho visto Federer e Nadal ho intuito. Djokovic meno

Il futuro di Berrettini. Thiem un mezzo giovane? Ci sono meriti FIT per il Rinascimento azzurro? Nuovi collaboratori per Ubitennis. I più forti tennisti che ho visto in 50 anni

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Novak Djokovic nel 2005

Attenzione: la priorità verrà data alle domande più brevi. Continuate a scrivermi a scanagatta@ubitennis.com o inviate un tweet a @ubiscanagatta


Gentile Ubaldo Scanagatta, cosa pensa che il futuro riserbi a Berrettini? A mio parere, benché Matteo sia ancora giovane ed io speri di sbagliarmi, non è affatto facile riesca a mantenersi fra i top 10 in maniera più o meno stabile… Quanto a servizio, potenza dei colpi e dedizione è un top player, d’accordo. Ma la resistenza fisica nel 3 su 5, e la sua mobilità così così, gli permetteranno mai di avere risultati eccellenti anche sulla terra, e più in generale nei lunghi match dei tornei slam? Penso che Sinner abbia buone possibilità di superarlo in classifica già nel corso dell’anno che sta per iniziare. Grazie per l’attenzione, un salutoLuciano Spampinato

Questa domanda avrebbe dovuto farla… al Mago Ubaldo! Certo che non è facile mantenersi tra i top-10. In linea di massima penso che tutti i giocatori migliorino con l’andare del tempo, fra i 24 e i 32 anni (circa… poi ci sono le eccezioni dei Fab 3 che migliorano anche dopo!). Berrettini sa benissimo dove deve migliorare. E lo sa anche Vincenzo Santopadre. E forse anche noi: rovescio, risposta, cambi di direzione, caviglie. Farà progressi sotto tutti questi aspetti. Quanti? Non lo so. E per rispondere alla sua domanda dovrei immaginare anche i progressi degli altri. Sempre più difficile. Un vantaggio sicuro per gli attuali top-ten e gli immediati pretendenti sta nell’età di alcuni di loro: Federer in primis, ma anche Nadal e Djokovic. Che anche loro migliorino mi sembra difficile. Che calino al punto di uscire dai top-ten è una scommessa. Con una quota migliore per la fuoriuscita di Roger che per quella di Nole e Rafa.

Quanto a Sinner… se non avesse quel carattere che ha, prima ancora che il tennis, direi che tutti lo stanno caricando di una tale pressione che molti altri ne verrebbero schiacciati. Tutti danno per scontata una sua grande annata. Molti lo immaginano già protagonista nelle finali ATP a Torino. Io me lo auguro, ma d’istinto sono più prudente perché… mi sembra quasi ingeneroso finire per pretendere certi risultati come fanno alcuni.

 

Buongiorno direttore, Thiem merita di essere lì, e azzardo e dico che il 2021 sarà il suo anno a Parigi. Ma non rappresenta il nuovo che avanza bensì il superstite di una generazione divorata dai tre cannibali (tre non quattro con tutto il rispetto per Murray)Salvatore Perna, Napoli (che aveva espresso altri 9 giudizi all’epoca delle finali ATP di Londra)

Anche qui mi si chiede di azzardare una previsione sul 2021… ci sta visto il periodo dell’anno. Ma non essendo il Mago Ubaldo posso dire che condivido abbastanza il concetto di “superstite di una generazione divorata dai tre cannibali”. Forse direi che Thiem non è il nuovissimo che avanza, perché a settembre compirà 28 anni, ma è comunque più nuovo di Raonic, Dimitrov, Nishikori, Cilic. Ha avuto una maturazione graduale, progressiva ed effettivamente se non si fosse trovato davanti Nadal tre volte al Roland Garros avrebbe cominciato a vincere Slam un po’ prima. Ha finito per vincere prima l’US Open sul cemento che il Roland Garros sulla prediletta terra battuta. Mi ha ricordato il caso di Andre Agassi che vinse il suo primo Slam nel ’92 a Wimbledon e su quell’erba che per anni non aveva neppure voluto frequentare, tanto poco gli piaceva. Mentre aveva mancato due finali a Parigi e una a New York su superfici a lui più congeniali.

Dominic Thiem – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Salve direttore, ormai il tennis italiano è diventato una realtà, in quanto oltre ai consolidati Fognini e Berrettini, si è aggiunto l’ottimo Sonego, un martello come “Sinner” e una giovane leva come “Musetti”, ed anche Cecchinato sembra in recupero dal periodo buio. Secondo il suo parere, da cosa è dovuto questo splendido periodo dopo i periodi neri che ha vissuto il nostro tennis? Dipende da un’ottima programmazione della federazione? Oppure c’è dell’altro? GrazieFabio De Santis

Gentile Fabio, per la verità ho risposto molte volte a questo tipo di quesito, anche in maniera diffusa. I giocatori che lei ha citato sono tutti “prodotti” di team privati, di coach che si dedicano a loro da una vita, che li hanno conosciuti poco più che bambini e li hanno tirati su con grande costanza, competenza, paterno affetto. Hanno “formato” ragazzi in gamba, sani e decisi a diventare seri professionisti sposando la filosofia che funziona di più: quella del lavoro. Questi ragazzi di più recente generazione hanno avuto la fortuna di incappare in una federazione che ha finalmente capito – con molto ritardo se si pensa che il presidente FIT Binaghi è in sella da 20 anni e per 15 anni non l’aveva capito – che anziché ostacolare i team privati per un malinteso senso di concorrenza con i “selezionati” federali all’asfittico centro di Tirrenia, era molto più intelligente collaborare con quei team, quei coach, quei ragazzi, mettendo a punto un sistema finanziario basato su incentivi predefiniti con criteri oggettivi e offrendo loro anche servizi di vario tipo (logistici, medici, tecnici) che hanno certamente contribuito alla crescita di quei ragazzi che hanno potuto approfittarne.


Cercate sempre collaboratori?Carlo del Prete

C’è sempre tanto da fare per migliorare un sito e i collaboratori, se bravi, ben disposti e sufficientemente umili, non basterebbero mai. Quindi chi ne ha voglia scriva pure a direttaubitennis@gmail.com Abbiamo aumentato considerevolmente il numero dei traduttori, così in tre mesi abbiamo potuto tradurre una novantina di articoli molto interessanti che altrimenti non sarebbero usciti. Più sono i traduttori e meno traduzioni dovrà fare un singolo traduttore. Dopo aver infranto il muro dei 10.000 follower su Instagram, stiamo cercando di allestire un team di quattro giovani (ma potrebbero diventare anche cinque) che possa “produrre” uscite quasi quotidiane, senza che nessuno venga oberato di impegni. Vorremmo lanciare anche Instagram in inglese, utilizzando le sinergie con quello italiano, e quindi vogliamo allestire anche un team di “anglofili”, sempre di 3, 4, 5 giovani.

Ubitennis.com gode anche del contributo di tanti lettori che inviano post a commento degli articoli. Centinaia di migliaia l’anno. Richiedono inevitabilmente un superlavoro, talvolta anche interventi censori da parte dei moderatori (che essendo tanti e alternandosi non usano tutti lo stesso metro e questo talvolta dà adito a qualche protesta) se qualcuno “sbrocca”, se eccede, se è maleducato. Ma resta una prerogativa di questo sito cui non vorrei rinunciare… Anzi, la mia ambizione è trasferire questa interazione anche nel sito inglese, Ubitennis.net, dove i lettori cominciano a essere tanti, più centinaia di migliaia che milioni come per quello italiano, ma i lettori sembrano timidi e avrebbero bisogno di essere sollecitati. Chiederò a chi è in grado di scrivere in buon inglese di andare a commentare anche lì… perché ciò aiuterebbe senz’altro Ubitennis.net a decollare sulla scia di Ubitennis.com.

Sogno di potenziare anche la copertura dei tornei italiani a livello Challenger e Futures, anche utilizzando chi si trovi in loco e ovviamente abbia le giuste competenze e caratteristiche per offrire un servizio adeguato all’altezza di un sito che ha ormai sviluppato professionalità di sicuro livello. Un altro obiettivo dichiarato è quello di costruire un rapporto più ravvicinato con i circoli di tennis più attivi e con i tennisti praticanti. Anche per centrare questo obiettivo occorrerebbe essere rappresentati localmente in tutt’Italia ed è evidente che Ubitennis a oggi, sebbene abbia tanti collaboratori sparsi lungo la penisola, non possa coprire tutti i capoluoghi di regione, le provincie tradizionalmente più tennistiche. E quando dico coprire intendo scrivendo, fotografando o anche semplicemente segnalando storie che vanno dai giovanissimi talenti agli ultraottantenni che scendono ancora in campo e possono essere protagonisti di storie fantastiche.

Ecco perché posso dire che, sì, cerchiamo sempre appassionati di buona volontà, e qualità!, che siano propositivi e possano darci una mano per coprire quelle carenze che certamente ancora abbiamo. Se pensassimo di non averne saremmo dei gran presuntuosi. Vero anche che, gestire troppa gente, può complicare molto la vita di chi debba coordinare il tutto. Quindi, come diceva al suo cocchiere Pedro il gran cancelliere spagnolo nel ducato di Milano nel far avanzare la carrozza ai tempi della peste – nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni – “Adelante… con juicio!”


Gentile Direttore Scanagatta, ho letto nella sua ripresa rubrica della posta che chiedeva di inviare di nuovo mail che potrebbe essersi perso. Le avevo chiesto la sua personale classifica dei 10 più forti tennisti che ha avuto modo di vedere (a lei contemporanei), e quella dei suoi 10 tennisti preferiti (per vedere i quali avrebbe pagato o pagherebbe volentieri il biglietto a prezzo doppio). Le mie classifiche con relative motivazioni stavano nella mail precedente (nei preferiti ora sostituirei Tsitsipas con Shapovalov). Nel frattempo Nadal è arrivato a 20 slam, e lo confermo a maggior ragione in testa ai più forti. Ancora complimenti per il suo bellissimo sito. Cordiali salutiEnrico Censi (Nepi, Viterbo)

Non in ordine, perché sarei incoerente dopo aver sempre sostenuto che ogni epoca ha i suoi migliori, e non limitandomi a dieci perché avrei commesso delle ingiustizie, ecco i miei migliori (nelle varie epoche dagli anni Cinquanta in poi): Hoad, Laver, Rosewall, Connors, Borg, Lendl, Becker, Edberg, Sampras, Agassi, Federer, Nadal, Djokovic. Quelli per i quali avrei pagato il doppio biglietto (tutti quelli sopra più…): Nastase, Newcombe, Panatta, Gene Mayer, Leconte, Noah, Connors, Ashe, del Potro, Mecir, Korda, Rafter, Gerulaitis, Wawrinka, Fognini, Santoro, Gonzales. E ne avrò certamente dimenticati alcuni.


Mr Scanagatta, è sempre un piacere leggerla. Mi ricordo… la vidi al Roland Garros nel 1990… bei tempi… mi ricordo pure le sue telefonate competenti e divertenti. Io da piccolo piccolo ero una promessa del football… poi non mantenuta. Quando vedo nel calcio giovani che esordiscono… spesso riesco a prevedere se sono ottimi (esempio Mbappé, Haaland dopo 10 minuti di tv). Certo “scoprire” talenti a 13/14 anni è più difficile… perché fisici meno formati… Mi piacerebbe della sua prima volta che ha visto giocare Federer Nadal Djokovic: che cosa pensò allora? Quale altro giovane ha deluso o confermato la sua previsione? Mi piacerebbe vedere un articolo su Tommasi e Clerici che mi hanno fatto compagnia in questo bellissimo sport. Grazie, non cambi mai…Paolo Ferrarini, Modena

Ciao Paolo, ho visto Federer vincere a 16 anni e 8 mesi il torneo giovanile under 18 di Pasqua al CT Firenze nel ‘98 (battendo Volandri) e poi in Coppa Davis al suo esordio a Neuchatel contro l’Italia. Beh, anche il più negato dei talent scout si sarebbe reso conto del suo straordinario talento. Mi stupì molto di più il fatto che, dopo aver battuto Sampras a Wimbledon nel 2001 raggiungendo i quarti… ci abbia messo altri due anni prima di vincere (a Wimbledon 2003) il suo primo Slam, perdendo 21 partite nel 2001 e 22 nel 2002. Anche nel 2003 ne perse ancora tante, 17, pur salendo a n.2 ATP a fine anno. La vera svolta avvenne tre anni dopo, nel triennio cominciato nel 2004 (6 partite perse), nel 2005 (4 k.o.) nel 2006 (5).

Roger Federer – Wimbledon Junior 1998

Ho visto Nadal la prima volta a Montecarlo 2003, non aveva ancora 17 anni. Rimasi affascinato per come si batté, e batté, Albert Costa, campione in carica (2002) del Roland Garros dieci mesi prima. La partita finì sotto la luce dei riflettori, quasi tutti i colleghi se n’erano andati, perché quella sera c’era al Jimmy’z Sporting Club la serata di gala dove eravamo tutti invitati. Io ci andai intorno alle 23, perché non volli perdere lo spettacolo di quel ragazzino che mulinava dritti mancini formidabili costringendo Costa a rincorrerli dappertutto. Il colpo migliore di Costa era il rovescio, ma su quelle arrotate superliftate pareva disarmato. Qualche anno dopo anche Roger Federer avrebbe dovuto capire suo malgrado che sulla terra rossa con il rovescio a una mano contro quei dritti disumani tirati da Nadal c’era ben poco da fare.

Non ricordo di aver visto Djokovic all’Australian Open 2005 e 2006, sebbene io fossi a Melbourne, forse perché perse al primo turno in entrambe le occasioni. Ricordo di averlo conosciuto e visto giocare per la prima volta seguendolo con attenzione a Montecarlo, nel 2006. Novak aveva chiuso il 2005 a n.83 ATP e era l’unico teenager incluso tra i primi 100 del mondo. Prima degli anni 2000 qualche teenager c’era sempre, a cavallo degli anni 80-90 c’erano stati gli enfant-prodiges Wilander, Becker, Chang, ma poi il tennis – con le nuove racchette – era cambiato, era diventato più muscolare. Per l’appunto Nole era stato sorteggiato al primo turno contro Federer che era già n.1 del mondo.

Ad essere onesto non ricordo troppo di quella partita, salvo il fatto che Djokovic strappò un set al n.1 del mondo e quindi fece parlare di sé per la personalità mostrata più che per una dimostrazione di grande talento e potenziale. Sono passati 15 anni e, insomma, mi pare che quel set perso da Roger venne considerato più una “distrazione” dello svizzero che un exploit stupefacente del serbo. Però alla sua conferenza stampa c’eravamo tutti e io volli conoscere Djokovic, di cui già si stava occupando Riccardo Piatti. In conclusione Nole non mi impressionò come Roger e Rafa nella prima occasione in cui li vidi. Ma dovrei andare a ripescare il mio articolo scritto allora da Montecarlo per controllare se fu davvero così.

Però forse il mio vanto – capace di illudermi… di avere doti di talent-scout – è più legato ad aver pronosticato grande avvenire a una bambina dodicenne, Martina Hingis, tredicenne, Steffi Graf e Jennifer Capriati (la prima e la terza viste sempre al CT Firenze nel solito torneo pasquale, la tedesca invece al Roland Garros) e fra gli uomini Josè Luis Clerc, Yannick Noah, Ivan Lendl e John McEnroe. Nessuno conosceva Clerc… quando nella seconda settimana di maggio 1978 venne a giocare le qualificazioni del torneo internazionale di Firenze, che dopo tre anni di sponsor Vat 69 era diventato Lotto-Spalding per un paio di anni prima di diventare AlitaliaFirenze.

Per la verità nella terza settimana di aprile Josè Luis aveva battuto a Nizza Tonino Zugarelli prima di perdere – al terzo set peraltro – da Higueras, n.25 ATP, dopo aver vinto il primo al tiebreak. Il suo manager era Pato Rodriguez, un ex tennista cileno (classe 1938) che aveva giocato a lungo in Coppa Davis negli anni’60 e ‘70. Pato mi chiese – ero direttore del torneo ATP di Firenze, 50.000 dollari di montepremi – se potevo programmare Clerc come primo match del giorno (ore 13) “perché Josè Luis (un ragazzone pieno di tic…) è molto nervoso e nelle attese, come quando si deve aspettare che finisca il match sul campo dove è stato designato a giocare, si logora. Se puoi dargli una mano…”.

Bene: io gliela detti e, incuriosito da quel tipo, andai a vederlo. Tirava, sia di dritto sia di rovescio, bordate impressionanti. Senza tregua. Un ritmo da far paura. Tutte pallate senza paura e gli stavano quasi tutte dentro. Lo feci giocare per tre turni di qualificazione sempre alle 13. E scrissi subito sul quotidiano locale, La Nazione, dopo il primo match di “quali” che credevo di avere intravisto un fenomeno. Ovviamente volevo anche promuovere il torneo. Ma ci credevo. Josè Luis vinse il torneo, primo “qualificato” della storia ATP capace di tanto. Fu il suo primo torneo vinto di 25. Batté al primo turno Peter Carter, l’australiano che sarebbe diventato il primo coach internazionale di Roger Federer (morì in un incidente automobilistico in Sud Africa), poi il colombiano Molina, l’ecuadoriano Ycaza, l’australiano John Alexander (n.8 del mondo nel ’75), il francese Patrice Dominguez in finale, tre set su cinque dominandolo per tre set a zero.

Nel corso dell’anno Clerc vinse altri due tornei, Buenos Aires e Santiago, dopo aver raggiunto finali a Gstaad, South Orange (perdendole entrambe con Vilas, ma battendo tennisti come Okker e McEnroe… dopo che a Parigi aveva lasciato sei game a un Ivan Lendl diciottenne, 6-3 6-0 6-3) e anche a Toronto e Aix en Provence: in quel torneo in Francia sapete chi batté? Noah, Smid e Lendl prima di perdere sul traguardo finale dal solito Vilas. Clerc sarebbe diventato n.4 del mondo nell’agosto dell’81, dopo aver vinto anche Firenze (finale su Ramirez), Roma (Panatta, Lendl e Pecci dai quarti in poi) e quattro tornei di fila negli USA: Boston, Washington, North Conway e Indianapolis. Due volte in finale batté finalmente Vilas… inimicandoselo per sempre! Qualcuno si potrebbe chiedere perché Jose Luis, con quel ranking avesse giocato (e vinto) anche il piccolissimo torneo di Firenze. La risposta è: me lo aveva promesso che sarebbe tornato quando aveva vinto nel ’78. Ma di solito quelle sono promesse che i tennisti che diventano forti non mantengono. Lui invece è stato coerente, serio e non lo dimenticherò. Ogni volta che ci vediamo ci abbracciamo!

Noah e Lendl? Entrambi classe 1960, marzo Ivan, maggio Yannick, giocarono il “mio” torneo nel ‘79. Per aiutare Ivan… che era in ritardo quel mattino in cui doveva giocare le qualificazioni, tirai un brutto scherzo a Robertino Lombardi che doveva giocarci contro e che, credo anche quell’anno, dormiva a casa mia (dei miei) in piazza Santa Croce. Gli dissi: “Dai Roberto aspettalo, è un ragazzino, lo batti di sicuro!”. Invece Lendl, sul campo 6 del CT Firenze, gli dette una sveglia che levati. Non vi dico quante me ne disse Robertino! Ivan si qualificò, ma al primo turno perse da Zugarelli. A Yannick invece credo di avergli dato una wild card. So che Yannick mi saluta sempre con grande calore… Batté il più titolato connazionale Jauffret al primo turno, al secondo lo spagnolo Munoz, perse nei quarti con Raul Ramirez che avrebbe vinto il torneo (perdendo in finale le successive due edizioni).

Insomma, con Federer e Nadal più che con Djokovic, con Hingis, Graf, Capriati, Clerc, Lendl, Noah, McEnroe (visto per la prima volta a Dallas nel ’73 quando aveva 14 anni e vinse un quadrangolare under 18) beh non era stato troppo difficile immaginarli futuri campioni. Quando Agassi, classe 1970, venne a Firenze nel 1987 con i capelli punk tinti di verde e un seguito di guardie del corpo neppure fosse già una star, non rimasi troppo impressionato, tirava pallate anticipate senza alcuna umiltà, di come si gioca sulla terra rossa non aveva alcuna idea… anche se già alcuni risultati sul cemento parlavano per lui. Ma Andrè perse al secondo turno da Claudio Panatta, in due set. Mi lasciò una cattiva impressione, mi pareva troppo montato per fare una grande carriera. Lì di certo mi sbagliai.

P.S. Riguardo agli articoli su Clerici e Tommasi, visto che mi sono già dilungato tantissimo, ti suggerirei di guardare i due video che ho loro dedicato. Lì troverai un bel po’ di aneddoti e spunti.


Carissimo Direttore, ho letto il suo bel ricordo dei suoi esordi televisivi e mi ha fatto un immenso piacere. Volevo scriverle per ringraziarla perché è stato un tuffo meraviglioso nei ricordi di gioventù di spettatore “aficionado” che imparò ad amare il tennis proprio seguendo le telecronache sue e di Tommasi e Clerici e poi Lombardi già dagli albori sulle reti Fininvest. Ho un imprinting tale che le confesso che seguo ancora il tennis in TV ma non apprezzo molto i commentatori di oggi, al punto che preferisco seguirlo senza commento o con commentatori stranieri. 🙂 Ancora grazie, di cuore, e tanti auguri di festività serenePaolo Severini

Gentile direttore Scanagatta, grazie mille per la risposta molto approfondita alla mia domanda sulla storia delle sue telecronache insieme a Rino Tommasi e Gianni Clerici: veramente molto interessante! Avrei ancora un paio di curiosità: 1) Il primo Wimbledon che avete commentato qual è stato? Di sicuro ricordo i vostri commenti nel 1988… si ricorda se avete fatto le telecronache anche nel 1987, quando vinse Pat Cash? 2) Qualche mese fa aveva scritto sul sito che alcuni volenterosi ragazzi erano venuti a casa sua offrendosi di digitalizzare molte sue videocassette con le storiche telecronache… Hanno finito questo prezioso lavoro o non ancora? Sarà possibile pubblicare queste telecronache su Ubitennis, su Youtube, o da qualche altra parte?Giacomo Cattaneo (Milano)

Ahimè non riesco a ricordare quale torneo di Wimbledon commentammo per primo. Direi che nell’87 lo facemmo, ma non ci giurerei. Le cassette sono state quasi tutte digitalizzate. Ma riguardo al pubblicarle per esteso non saprei se avrebbero interesse o meno. Alcune sono interviste a campioni (e anche non campioni), altre sono cronache.

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Schiacciasassi Swiatek, il titolo di Adelaide è suo

La polacca domina l’ultimo torneo della tournée australiana. Schiantata con un duplice 6-2 Bencic in finale. Secondo trionfo sul tour per lei dopo il Roland Garros

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Iga Swiatek - WTA Adelaide 2021 (via Twitter, @AdelaideTennis)

[5] I. Swiatek b. [2] B. Bencic 6-2 6-2

Una Iga Swiatek da paura quella vista al torneo WTA 500 di Adelaide, l’ultima tappa dell’estate australiana sul circuito femminile. Da paura per le avversarie alle quali ha lasciato la penuria di 21 giochi e nemmeno un set in cinque incontri. Un massacro praticamente. In finale, l’ultima malcapitata a subire la furia di Swiatek, è stata Belinda Bencic, n.12 della classifica mondiale e testa di serie n.2 del seeding. 6-2 6-2 il punteggio finale in poco più di un’ora di gioco per la ragazzina terribile di Varsavia. Bencic ci ha messo anche del suo, commettendo una miriade di doppi falli e facendosi prendere dal nervosismo. Ma grandi meriti vanno ad una Swiatek favolosa che ha conquistato il suo secondo titolo sul circuito maggiore dopo il Rolans Garros e che dalla prossima settimana sarà n.15 al mondo.

LA CRONACA – Inizio di match alquanto spezzettato, con scambi rapidi. Una stranezza considerando che entrambe le giocatrici in campo amano manovrare gli scambi. Merito della superficie veloce e della precisione al servizio delle tenniste. La prima però ad incepparsi su questo aspetto è Bencic. E lo fa in modo clamoroso, con quattro doppi falli che le costano il break e proiettano Swiatek sul 4 a 2. La polacca conferma il break e poi tenta subito di chiudere il primo parziale in risposta. La svizzera salva un primo set point con un ace. Ma alla fine è costretta a capitolare al termine di un game da 16 punti. 

Ulteriormente caricata dalla vittoria del primo parziale, Swiatek comincia il secondo da assoluta padrona del campo, sparando vincenti a raffica di dritto e di rovescio e martellando benissimo alla battuta. Dall’altra parte della rete, Bencic è frustrata perché non riesce ad esprimere il suo miglior tennis. Sotto 2 a 1, la svizzera perde a 0 un altro turno di battuta, con l’ottavo doppio fallo della sua partita, spianando definitivamente la strada alla vittoria della sua avversaria. Sotto 5 a 2 Bencic, nervosa e scoraggiata, va ancora in difficoltà al servizio, concedendo due championships point ad una indemoniata Swiatek. Sul primo si salva ma sul secondo è il dritto a tradirla e consegnare match e titolo alla 21enne polacca. 

Le statistiche raccontano di un match assolutamente senza storia. Swiatek ha perso due soli punti con la prima e quattro con la seconda. Ha messo a segno più vincenti e fatto meno errori gratuiti. La ciliegina sulla torta al termine di una settimana da incorniciare per lei. Una settimana che ribadisce come in questo momento Swiatek, al di là della sconfitta ai quarti contro Halep agli Australian Open, sia una delle donne da battere sul circuito. La concorrenza è avvertita. 

Il tabellone aggiornato

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Opinioni

Cordoba Open, il ritorno ATP degli squalificati grazie alle wild card. Ma è giusto?

Nicolas Jarry, Nicolas Kicker e gli inviti che fanno discutere

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Nicolas Kicker

Era il 21 luglio 2019 quando ha vinto il suo ultimo incontro vinto a livello ATP, peraltro quello che gli ha permesso di alzare il trofeo di Bastad. Non va molto meglio estendendo il conteggio alle qualificazioni e ai circuiti minori: soltanto due vittorie nell’ultimo anno e mezzo. Il suo stop forzato del 2020 è stato più lungo rispetto a quello dei colleghi per via della squalifica di undici mesi per violazione delle norme antidoping ed è tornato a competere lo scorso novembre. Questa settimana, grazie a una wild card, il numero 1165 del ranking Nicolas Jarry è tornato a disputare un match del Tour maggiore, al Cordoba Open, riuscendo anche a vincerlo. Ne ha fatto le spese in tre set Jaume Munar, l’ex “nuovo Nadal”, appellativo che, diciamo così, non gli ha portato troppa fortuna e infatti gli spagnoli sono stati lestissimi a riciclarlo per Carlos Alcaraz: quando si dice imparare dai propri errori. Ma questo è un altro discorso.

Il bentornato al cileno Jarry si accompagna allo spinoso argomento delle wild card offerte a chi torna a giocare dopo una squalifica legata al doping. Nel caso di Nico, che approfitterà anche di altri inviti nella gira sudamericana, si era trattato di una contaminazione negli integratori acquistati in un laboratorio specializzato brasiliano: nessun dolo, quindi, e nemmeno significativa colpa, ma per evitare la sanzione avrebbe dovuto provare che “non sapeva né sospettava e neanche avrebbe ragionevolmente potuto sapere o sospettare esercitando la massima cautela” (dal Tennis Anti-Doping Programme). Una tesi difficile da sostenere dopo gli analoghi precedenti di diversi colleghi, fra cui Bellucci e Haddad Maia. Resta comunque il fatto che non c’è stata intenzione di imbrogliare, come non c’era stata (è scritto nella sentenza) nel caso di Maria Sharapova, ma ricordiamo le reazioni smodate di qualche sua collega quando ha ricevuto la wild card dagli organizzatori del torneo di Stoccarda che, sapientemente, hanno aspettato fino al mercoledì per farla esordire, poche ore dopo la fine della squalifica.

A prescindere dai singoli casi, da una parte abbiamo un invito che va a chi ha violato il regolamento anti-doping invece che a un tennista che non ha commesso infrazioni; dall’altra, la ripartenza dal basso conseguente alla classifica perduta, vale a dire dai tornei ITF se non addirittura dalle relative qualificazioni, sarebbe forse equiparabile a una sorta di prolungamento della sanzione, nel senso che si terrebbe quel giocatore lontano dai tornei del suo livello per diversi altri mesi. E probabilmente non sarebbero neppure troppo contenti coloro che lottano per emergere dalla palude di quei circuiti, costretti ad affrontare un avversario dal valore decisamente superiore. Magari non è stata la regola nel caso di Jarry che ha perso un po’ contro tutti, anche col n. 980; non però contro il giovane Camilo Ugo Carabelli, la scorsa settimana eliminato al primo turno del Challenger di Concepcion dall’ex top 40 che sta ormai recuperando il suo tennis.

 
Nicolas Jarry – ATP 250 Cordoba (foto via Twitter @CordobaOpen)

Il torneo di Cordoba offre anche un secondo spunto di discussione insieme alla seconda wild card che è valsa il rientro in una manifestazione internazionale per un altro tennista: l’argentino Nicolas Kicker, mancante all’appello dal torneo di Lione del maggio 2018 a causa della squalifica per match fixing. Nonostante gli allenamenti durante la pre-stagione con Schwartzman, Pella, Cuevas e Londero e il sorteggio contro il qualificato Facundo Bagnis, il ventottenne ex n. 78 della classifica è uscito sconfitto in due set. Il suo ritorno alle competizioni era tuttavia avvenuto all’inizio di febbraio in occasione delle pre-qualificazioni per l’ATP 250 di Buenos Aires, da lui scelte – secondo quanto riportano i media in lingua spagnola – in seguito alla cancellazione dell’ITF M15 di Monastir a cui era iscritto.

Dopo aver maramaldeggiato contro avversari decisamente alla sua portata, compreso l’interessante Thiago Tirante, Kicker è stato fermato in semifinale dal ventenne porteño Sebastian Baez n. 254 ATP, non riuscendo così ad accaparrarsi l’invito, in palio per il vincitore, per il tabellone cadetto dell’Argentina Open di Baires in programma dal 27 febbraio. Avido di competere, dopo la pre-Qualy ha partecipato anche al Pre-Tournament arrivando ancora più vicino alla wild card stavolta per il tabellone principale, ma Facundo Bagnis gli si è messo di traverso all’ultimo atto. Sembra tuttavia che sia stato proprio quanto mostrato nella capitale da questo Nicolas ad aver convinto gli organizzatori del Cordoba Open a volerlo sui propri campi. Fino a che non è stata assegnata l’ultima wild card per Buenos Aires (Holger Rune, dopo Bagnis e Tirante), confessiamo di aver temuto che ne riservassero una per Kicker. Invitarlo allo stesso torneo che lo ha visto perdere nelle pre-competizioni avrebbe travalicato i limiti dell’opinabilità. Limiti oltrepassati comunque a nostro avviso: liberata da Baez che entra direttamente nel main draw, arriva in extremis la wild card per il tabellone cadetto. Con il senno di poi, la sua partecipazione alla Pre-Qualy si può riassumere così: se Kicker vince, vince; se perde, vince lo stesso. The dice were loaded from the start, potrebbero canticchiare amaramente i suoi avversari sulle note dei Dire Straits.

Superiamo però questa parte e torniamo all’argomento principale, vale a dire l’opportunità di dare un grosso aiuto a chi è stato squalificato per una violazione volontaria delle regole come è il match fixing, non quindi per aver agito con colpa o senza la massima cautela. Intervistato da Enrique Cano dopo il suo esordio a Cordoba, Kicker ha parlato della ritrovata sensazione di poter “camminare per strada a testa alta” dopo aver pagato “la mia enorme cazzata con una dura sospensione”. Certo, non ha potuto godersi appieno l’incontro del rientro perché “molto nervoso e molto teso, ma felice di tornare in circuito e molto grato a Mariano Ink”, il direttore del torneo, per la wild card. Chissà invece cosa ne pensa Marco Trungelliti che nel 2018 si è sentito costretto a rinunciare ai tornei del suo Paese, emarginato quasi come se fosse una spia per aver fatto quanto gli impone il regolamento, cioè denunciare alla TIU un tentativo di correzione; denuncia che ha fornito ulteriori elementi a un’indagine poi conclusa appunto con la squalifica di Nicolas e altri tennisti argentini. Beh, almeno Kicker si dice “molto tranquillo e senza rancore”

Nicolas Kicker

Sullo stesso argomento ma da un diverso punto di vista, si è fatta sentire anche la voce critica di Diego Schwartzman, il quale pare non aver gradito le wild card al danese Rune, classe 2003 e numero 1 del ranking junior, e al cileno Jarry (che tuttavia dovrebbe essere parte di un accordo di scambio con il torneo di Santiago). Secondo quanto riporta Sebastian Torok, Diego spiega che gli inviti sono generalmente usati dalle superpotenze del tennis per offrire visibilità, punti e possibilità di crescere ai propri tennisti; l’Argentina, pur non essendo una superpotenza, ospita due tornei ATP, ma c’è un problema: “Purtroppo i proprietari dei tornei sono aziende straniere che molte volte decidono di dare le wild card a stranieri, cosa che non mi trova per nulla d’accordo” lamenta il n. 9 del mondo. Il Cordoba Open è infatti di proprietà della ‘Torneos’, società per azioni argentina con il 60% in mano a due partecipanti straniere, mentre l’evento di Buenos Aires è della spagnola ‘Tennium’. “Mi piacerebbe che dessero opportunità a ragazzi come Baez, che l’avrebbe meritata. Viene così tolta a un altro ragazzo l’occasione di giocare e vincere incontri”.

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Focus

Il male alla schiena il vero motivo per cui Nadal non sarà ad Acapulco: la conferma da Carlos Costa

Marcia indietro del direttore del torneo Zurutuza: non è la questione economica la causa dell’assenza di Rafa dal ‘500’ messicano

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Rafa Nadal - Acapulco 2020 (via Twitter, @AbiertoTelcel)

Ha fatto discutere negli ultimi giorni la decisione di Rafa Nadal di non giocare l’ATP 500 di Acapulco, dove è detentore del titolo. Tutto è iniziato a inizio settimana, con le dichiarazioni del direttore del torneo Raul Zurutuza al quotidiano ‘Excelsior’. Zurutuza ha dato la notizia dell’assenza di Rafa chiamando in causa un problema economico: “Con la riduzione del pubblico sugli spalti e gli alti costi di realizzazione di una ‘bolla’ per i giocatori, il nostro budget per quest’anno è estremamente limitato e non ci sono i fondi per poter pagare Rafa. Avevamo già un firmato un contratto con Zverev ed era più costoso annullarlo che pagarlo. E gli altri giocatori invitati con una quota di presenza hanno chiesto meno rispetto a quanto ricevono di solito”.

Nei tornei non ‘mandatory’, quali sono ATP 500 e 250, ai giocatori nelle posizioni più alte nel ranking viene garantita una somma di denaro extra oltre al prize money, la ‘quota di partecipazione’ citata da Zurutuza. Nel caso di Nadal, Excelsior parla di una cifra che va dai 500.000 al milione di dollari. Una cifra insostenibile dal momento che, se si considera anche la riduzione del 40% del prize money complessivo (in origine poco sotto i 2 milioni di dollari), l’assegno destinato a Nadal avrebbe dovuto essere pari a tutto il montepremi dell’edizione che partirà il prossimo 15 marzo.

Nella giornata di venerdì sono arrivate però dei chiarimenti (o, se preferite, delle vere e proprie smentite) da parte di Rafa e del suo entourage. Prima il campione spagnolo ha annunciato la sua assenza Twitter: “Mi dispiace molto non giocare ad Acapulco nel 2021. È un anno difficile per tutti e nel mio attuale stato di salute, con il mal di schiena, non è possibile fare un viaggio così lungo. Amo Acapulco, ci ho giocato negli ultimi quattro anni, ma quest’anno non è stato possibile. Speriamo nel 2022!”

 

Poi è stato Carlos Costa, il manager dello spagnolo, a scrivere un comunicato dove si specifica che l’assenza di Rafa in Messico non è dovuta a problemi di natura economica, ma alle problematiche illustrate dal maiorchino stesso: “Rafa ha deciso di non partecipare al torneo di Acapulco solo per una questione di salute, calendario e convenienza, perché è un viaggio troppo lungo per le circostanze in cui ci troviamo. Come è noto, Rafa è tornato con un problema alla schiena dall’Australian Open e si sta ancora riprendendo. Per questo motivo non parteciperà al torneo di Rotterdam dove si era iscritto. Con il rinvio di Indian Wells e lo spostamento in avanti del torneo in Messico, ha infine deciso di non recarsi ad Acapulco”.

Dichiarazioni confermate subito dopo anche dal direttore del torneo Zurutuza sul suo profilo Twitter. “Buonasera a tutti. Voglio essere molto chiaro con il tema di Rafa: la sua decisione di non giocare ad Acapulco è causata semplicemente dall’infortunio alla schiena. Acapulco sarà sempre la casa di Rafa Nadal e gli auguriamo un veloce recupero”.

Stando così le cose, è a serio rischio anche la partecipazione di Nadal al Masters 1000 di Miami, che partirà pochi giorni dopo Acapulco. Per giocare a Miami la trasferta oltreoceano dovrà comunque affrontarla, dunque il nodo da sciogliere resterebbe la sua condizione fisica. Manca meno di un mese all’appuntamento in Florida, ma Nadal è già sicuro di non essere in grado di rendere al massimo tra due settimane ad Acapulco. Non è quindi da escludere l’ipotesi che si stia preservando proprio per Miami, Masters in cui non è mai riuscito a vincere il titolo, e non voglia nemmeno correre rischi di contrarre il Covid poco prima del torneo statunitense. “Il resto del calendario per le prossime settimane si deciderà una volta passato il problema alla schiena” ha concluso Costa. “È indubbio quindi che la sua mancata partecipazione ad Acapulco non riguarda gli accordi con gli organizzatori“.

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