Lettere al direttore: quando ho visto Federer e Nadal ho intuito. Djokovic meno

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Lettere al direttore: quando ho visto Federer e Nadal ho intuito. Djokovic meno

Il futuro di Berrettini. Thiem un mezzo giovane? Ci sono meriti FIT per il Rinascimento azzurro? Nuovi collaboratori per Ubitennis. I più forti tennisti che ho visto in 50 anni

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Novak Djokovic nel 2005
 

Attenzione: la priorità verrà data alle domande più brevi. Continuate a scrivermi a scanagatta@ubitennis.com o inviate un tweet a @ubiscanagatta


Gentile Ubaldo Scanagatta, cosa pensa che il futuro riserbi a Berrettini? A mio parere, benché Matteo sia ancora giovane ed io speri di sbagliarmi, non è affatto facile riesca a mantenersi fra i top 10 in maniera più o meno stabile… Quanto a servizio, potenza dei colpi e dedizione è un top player, d’accordo. Ma la resistenza fisica nel 3 su 5, e la sua mobilità così così, gli permetteranno mai di avere risultati eccellenti anche sulla terra, e più in generale nei lunghi match dei tornei slam? Penso che Sinner abbia buone possibilità di superarlo in classifica già nel corso dell’anno che sta per iniziare. Grazie per l’attenzione, un salutoLuciano Spampinato

Questa domanda avrebbe dovuto farla… al Mago Ubaldo! Certo che non è facile mantenersi tra i top-10. In linea di massima penso che tutti i giocatori migliorino con l’andare del tempo, fra i 24 e i 32 anni (circa… poi ci sono le eccezioni dei Fab 3 che migliorano anche dopo!). Berrettini sa benissimo dove deve migliorare. E lo sa anche Vincenzo Santopadre. E forse anche noi: rovescio, risposta, cambi di direzione, caviglie. Farà progressi sotto tutti questi aspetti. Quanti? Non lo so. E per rispondere alla sua domanda dovrei immaginare anche i progressi degli altri. Sempre più difficile. Un vantaggio sicuro per gli attuali top-ten e gli immediati pretendenti sta nell’età di alcuni di loro: Federer in primis, ma anche Nadal e Djokovic. Che anche loro migliorino mi sembra difficile. Che calino al punto di uscire dai top-ten è una scommessa. Con una quota migliore per la fuoriuscita di Roger che per quella di Nole e Rafa.

Quanto a Sinner… se non avesse quel carattere che ha, prima ancora che il tennis, direi che tutti lo stanno caricando di una tale pressione che molti altri ne verrebbero schiacciati. Tutti danno per scontata una sua grande annata. Molti lo immaginano già protagonista nelle finali ATP a Torino. Io me lo auguro, ma d’istinto sono più prudente perché… mi sembra quasi ingeneroso finire per pretendere certi risultati come fanno alcuni.

 

Buongiorno direttore, Thiem merita di essere lì, e azzardo e dico che il 2021 sarà il suo anno a Parigi. Ma non rappresenta il nuovo che avanza bensì il superstite di una generazione divorata dai tre cannibali (tre non quattro con tutto il rispetto per Murray)Salvatore Perna, Napoli (che aveva espresso altri 9 giudizi all’epoca delle finali ATP di Londra)

Anche qui mi si chiede di azzardare una previsione sul 2021… ci sta visto il periodo dell’anno. Ma non essendo il Mago Ubaldo posso dire che condivido abbastanza il concetto di “superstite di una generazione divorata dai tre cannibali”. Forse direi che Thiem non è il nuovissimo che avanza, perché a settembre compirà 28 anni, ma è comunque più nuovo di Raonic, Dimitrov, Nishikori, Cilic. Ha avuto una maturazione graduale, progressiva ed effettivamente se non si fosse trovato davanti Nadal tre volte al Roland Garros avrebbe cominciato a vincere Slam un po’ prima. Ha finito per vincere prima l’US Open sul cemento che il Roland Garros sulla prediletta terra battuta. Mi ha ricordato il caso di Andre Agassi che vinse il suo primo Slam nel ’92 a Wimbledon e su quell’erba che per anni non aveva neppure voluto frequentare, tanto poco gli piaceva. Mentre aveva mancato due finali a Parigi e una a New York su superfici a lui più congeniali.

Dominic Thiem – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Salve direttore, ormai il tennis italiano è diventato una realtà, in quanto oltre ai consolidati Fognini e Berrettini, si è aggiunto l’ottimo Sonego, un martello come “Sinner” e una giovane leva come “Musetti”, ed anche Cecchinato sembra in recupero dal periodo buio. Secondo il suo parere, da cosa è dovuto questo splendido periodo dopo i periodi neri che ha vissuto il nostro tennis? Dipende da un’ottima programmazione della federazione? Oppure c’è dell’altro? GrazieFabio De Santis

Gentile Fabio, per la verità ho risposto molte volte a questo tipo di quesito, anche in maniera diffusa. I giocatori che lei ha citato sono tutti “prodotti” di team privati, di coach che si dedicano a loro da una vita, che li hanno conosciuti poco più che bambini e li hanno tirati su con grande costanza, competenza, paterno affetto. Hanno “formato” ragazzi in gamba, sani e decisi a diventare seri professionisti sposando la filosofia che funziona di più: quella del lavoro. Questi ragazzi di più recente generazione hanno avuto la fortuna di incappare in una federazione che ha finalmente capito – con molto ritardo se si pensa che il presidente FIT Binaghi è in sella da 20 anni e per 15 anni non l’aveva capito – che anziché ostacolare i team privati per un malinteso senso di concorrenza con i “selezionati” federali all’asfittico centro di Tirrenia, era molto più intelligente collaborare con quei team, quei coach, quei ragazzi, mettendo a punto un sistema finanziario basato su incentivi predefiniti con criteri oggettivi e offrendo loro anche servizi di vario tipo (logistici, medici, tecnici) che hanno certamente contribuito alla crescita di quei ragazzi che hanno potuto approfittarne.


Cercate sempre collaboratori?Carlo del Prete

C’è sempre tanto da fare per migliorare un sito e i collaboratori, se bravi, ben disposti e sufficientemente umili, non basterebbero mai. Quindi chi ne ha voglia scriva pure a direttaubitennis@gmail.com Abbiamo aumentato considerevolmente il numero dei traduttori, così in tre mesi abbiamo potuto tradurre una novantina di articoli molto interessanti che altrimenti non sarebbero usciti. Più sono i traduttori e meno traduzioni dovrà fare un singolo traduttore. Dopo aver infranto il muro dei 10.000 follower su Instagram, stiamo cercando di allestire un team di quattro giovani (ma potrebbero diventare anche cinque) che possa “produrre” uscite quasi quotidiane, senza che nessuno venga oberato di impegni. Vorremmo lanciare anche Instagram in inglese, utilizzando le sinergie con quello italiano, e quindi vogliamo allestire anche un team di “anglofili”, sempre di 3, 4, 5 giovani.

Ubitennis.com gode anche del contributo di tanti lettori che inviano post a commento degli articoli. Centinaia di migliaia l’anno. Richiedono inevitabilmente un superlavoro, talvolta anche interventi censori da parte dei moderatori (che essendo tanti e alternandosi non usano tutti lo stesso metro e questo talvolta dà adito a qualche protesta) se qualcuno “sbrocca”, se eccede, se è maleducato. Ma resta una prerogativa di questo sito cui non vorrei rinunciare… Anzi, la mia ambizione è trasferire questa interazione anche nel sito inglese, Ubitennis.net, dove i lettori cominciano a essere tanti, più centinaia di migliaia che milioni come per quello italiano, ma i lettori sembrano timidi e avrebbero bisogno di essere sollecitati. Chiederò a chi è in grado di scrivere in buon inglese di andare a commentare anche lì… perché ciò aiuterebbe senz’altro Ubitennis.net a decollare sulla scia di Ubitennis.com.

Sogno di potenziare anche la copertura dei tornei italiani a livello Challenger e Futures, anche utilizzando chi si trovi in loco e ovviamente abbia le giuste competenze e caratteristiche per offrire un servizio adeguato all’altezza di un sito che ha ormai sviluppato professionalità di sicuro livello. Un altro obiettivo dichiarato è quello di costruire un rapporto più ravvicinato con i circoli di tennis più attivi e con i tennisti praticanti. Anche per centrare questo obiettivo occorrerebbe essere rappresentati localmente in tutt’Italia ed è evidente che Ubitennis a oggi, sebbene abbia tanti collaboratori sparsi lungo la penisola, non possa coprire tutti i capoluoghi di regione, le provincie tradizionalmente più tennistiche. E quando dico coprire intendo scrivendo, fotografando o anche semplicemente segnalando storie che vanno dai giovanissimi talenti agli ultraottantenni che scendono ancora in campo e possono essere protagonisti di storie fantastiche.

Ecco perché posso dire che, sì, cerchiamo sempre appassionati di buona volontà, e qualità!, che siano propositivi e possano darci una mano per coprire quelle carenze che certamente ancora abbiamo. Se pensassimo di non averne saremmo dei gran presuntuosi. Vero anche che, gestire troppa gente, può complicare molto la vita di chi debba coordinare il tutto. Quindi, come diceva al suo cocchiere Pedro il gran cancelliere spagnolo nel ducato di Milano nel far avanzare la carrozza ai tempi della peste – nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni – “Adelante… con juicio!”


Gentile Direttore Scanagatta, ho letto nella sua ripresa rubrica della posta che chiedeva di inviare di nuovo mail che potrebbe essersi perso. Le avevo chiesto la sua personale classifica dei 10 più forti tennisti che ha avuto modo di vedere (a lei contemporanei), e quella dei suoi 10 tennisti preferiti (per vedere i quali avrebbe pagato o pagherebbe volentieri il biglietto a prezzo doppio). Le mie classifiche con relative motivazioni stavano nella mail precedente (nei preferiti ora sostituirei Tsitsipas con Shapovalov). Nel frattempo Nadal è arrivato a 20 slam, e lo confermo a maggior ragione in testa ai più forti. Ancora complimenti per il suo bellissimo sito. Cordiali salutiEnrico Censi (Nepi, Viterbo)

Non in ordine, perché sarei incoerente dopo aver sempre sostenuto che ogni epoca ha i suoi migliori, e non limitandomi a dieci perché avrei commesso delle ingiustizie, ecco i miei migliori (nelle varie epoche dagli anni Cinquanta in poi): Hoad, Laver, Rosewall, Connors, Borg, Lendl, Becker, Edberg, Sampras, Agassi, Federer, Nadal, Djokovic. Quelli per i quali avrei pagato il doppio biglietto (tutti quelli sopra più…): Nastase, Newcombe, Panatta, Gene Mayer, Leconte, Noah, Connors, Ashe, del Potro, Mecir, Korda, Rafter, Gerulaitis, Wawrinka, Fognini, Santoro, Gonzales. E ne avrò certamente dimenticati alcuni.


Mr Scanagatta, è sempre un piacere leggerla. Mi ricordo… la vidi al Roland Garros nel 1990… bei tempi… mi ricordo pure le sue telefonate competenti e divertenti. Io da piccolo piccolo ero una promessa del football… poi non mantenuta. Quando vedo nel calcio giovani che esordiscono… spesso riesco a prevedere se sono ottimi (esempio Mbappé, Haaland dopo 10 minuti di tv). Certo “scoprire” talenti a 13/14 anni è più difficile… perché fisici meno formati… Mi piacerebbe della sua prima volta che ha visto giocare Federer Nadal Djokovic: che cosa pensò allora? Quale altro giovane ha deluso o confermato la sua previsione? Mi piacerebbe vedere un articolo su Tommasi e Clerici che mi hanno fatto compagnia in questo bellissimo sport. Grazie, non cambi mai…Paolo Ferrarini, Modena

Ciao Paolo, ho visto Federer vincere a 16 anni e 8 mesi il torneo giovanile under 18 di Pasqua al CT Firenze nel ‘98 (battendo Volandri) e poi in Coppa Davis al suo esordio a Neuchatel contro l’Italia. Beh, anche il più negato dei talent scout si sarebbe reso conto del suo straordinario talento. Mi stupì molto di più il fatto che, dopo aver battuto Sampras a Wimbledon nel 2001 raggiungendo i quarti… ci abbia messo altri due anni prima di vincere (a Wimbledon 2003) il suo primo Slam, perdendo 21 partite nel 2001 e 22 nel 2002. Anche nel 2003 ne perse ancora tante, 17, pur salendo a n.2 ATP a fine anno. La vera svolta avvenne tre anni dopo, nel triennio cominciato nel 2004 (6 partite perse), nel 2005 (4 k.o.) nel 2006 (5).

Roger Federer – Wimbledon Junior 1998

Ho visto Nadal la prima volta a Montecarlo 2003, non aveva ancora 17 anni. Rimasi affascinato per come si batté, e batté, Albert Costa, campione in carica (2002) del Roland Garros dieci mesi prima. La partita finì sotto la luce dei riflettori, quasi tutti i colleghi se n’erano andati, perché quella sera c’era al Jimmy’z Sporting Club la serata di gala dove eravamo tutti invitati. Io ci andai intorno alle 23, perché non volli perdere lo spettacolo di quel ragazzino che mulinava dritti mancini formidabili costringendo Costa a rincorrerli dappertutto. Il colpo migliore di Costa era il rovescio, ma su quelle arrotate superliftate pareva disarmato. Qualche anno dopo anche Roger Federer avrebbe dovuto capire suo malgrado che sulla terra rossa con il rovescio a una mano contro quei dritti disumani tirati da Nadal c’era ben poco da fare.

Non ricordo di aver visto Djokovic all’Australian Open 2005 e 2006, sebbene io fossi a Melbourne, forse perché perse al primo turno in entrambe le occasioni. Ricordo di averlo conosciuto e visto giocare per la prima volta seguendolo con attenzione a Montecarlo, nel 2006. Novak aveva chiuso il 2005 a n.83 ATP e era l’unico teenager incluso tra i primi 100 del mondo. Prima degli anni 2000 qualche teenager c’era sempre, a cavallo degli anni 80-90 c’erano stati gli enfant-prodiges Wilander, Becker, Chang, ma poi il tennis – con le nuove racchette – era cambiato, era diventato più muscolare. Per l’appunto Nole era stato sorteggiato al primo turno contro Federer che era già n.1 del mondo.

Ad essere onesto non ricordo troppo di quella partita, salvo il fatto che Djokovic strappò un set al n.1 del mondo e quindi fece parlare di sé per la personalità mostrata più che per una dimostrazione di grande talento e potenziale. Sono passati 15 anni e, insomma, mi pare che quel set perso da Roger venne considerato più una “distrazione” dello svizzero che un exploit stupefacente del serbo. Però alla sua conferenza stampa c’eravamo tutti e io volli conoscere Djokovic, di cui già si stava occupando Riccardo Piatti. In conclusione Nole non mi impressionò come Roger e Rafa nella prima occasione in cui li vidi. Ma dovrei andare a ripescare il mio articolo scritto allora da Montecarlo per controllare se fu davvero così.

Però forse il mio vanto – capace di illudermi… di avere doti di talent-scout – è più legato ad aver pronosticato grande avvenire a una bambina dodicenne, Martina Hingis, tredicenne, Steffi Graf e Jennifer Capriati (la prima e la terza viste sempre al CT Firenze nel solito torneo pasquale, la tedesca invece al Roland Garros) e fra gli uomini Josè Luis Clerc, Yannick Noah, Ivan Lendl e John McEnroe. Nessuno conosceva Clerc… quando nella seconda settimana di maggio 1978 venne a giocare le qualificazioni del torneo internazionale di Firenze, che dopo tre anni di sponsor Vat 69 era diventato Lotto-Spalding per un paio di anni prima di diventare AlitaliaFirenze.

Per la verità nella terza settimana di aprile Josè Luis aveva battuto a Nizza Tonino Zugarelli prima di perdere – al terzo set peraltro – da Higueras, n.25 ATP, dopo aver vinto il primo al tiebreak. Il suo manager era Pato Rodriguez, un ex tennista cileno (classe 1938) che aveva giocato a lungo in Coppa Davis negli anni’60 e ‘70. Pato mi chiese – ero direttore del torneo ATP di Firenze, 50.000 dollari di montepremi – se potevo programmare Clerc come primo match del giorno (ore 13) “perché Josè Luis (un ragazzone pieno di tic…) è molto nervoso e nelle attese, come quando si deve aspettare che finisca il match sul campo dove è stato designato a giocare, si logora. Se puoi dargli una mano…”.

Bene: io gliela detti e, incuriosito da quel tipo, andai a vederlo. Tirava, sia di dritto sia di rovescio, bordate impressionanti. Senza tregua. Un ritmo da far paura. Tutte pallate senza paura e gli stavano quasi tutte dentro. Lo feci giocare per tre turni di qualificazione sempre alle 13. E scrissi subito sul quotidiano locale, La Nazione, dopo il primo match di “quali” che credevo di avere intravisto un fenomeno. Ovviamente volevo anche promuovere il torneo. Ma ci credevo. Josè Luis vinse il torneo, primo “qualificato” della storia ATP capace di tanto. Fu il suo primo torneo vinto di 25. Batté al primo turno Peter Carter, l’australiano che sarebbe diventato il primo coach internazionale di Roger Federer (morì in un incidente automobilistico in Sud Africa), poi il colombiano Molina, l’ecuadoriano Ycaza, l’australiano John Alexander (n.8 del mondo nel ’75), il francese Patrice Dominguez in finale, tre set su cinque dominandolo per tre set a zero.

Nel corso dell’anno Clerc vinse altri due tornei, Buenos Aires e Santiago, dopo aver raggiunto finali a Gstaad, South Orange (perdendole entrambe con Vilas, ma battendo tennisti come Okker e McEnroe… dopo che a Parigi aveva lasciato sei game a un Ivan Lendl diciottenne, 6-3 6-0 6-3) e anche a Toronto e Aix en Provence: in quel torneo in Francia sapete chi batté? Noah, Smid e Lendl prima di perdere sul traguardo finale dal solito Vilas. Clerc sarebbe diventato n.4 del mondo nell’agosto dell’81, dopo aver vinto anche Firenze (finale su Ramirez), Roma (Panatta, Lendl e Pecci dai quarti in poi) e quattro tornei di fila negli USA: Boston, Washington, North Conway e Indianapolis. Due volte in finale batté finalmente Vilas… inimicandoselo per sempre! Qualcuno si potrebbe chiedere perché Jose Luis, con quel ranking avesse giocato (e vinto) anche il piccolissimo torneo di Firenze. La risposta è: me lo aveva promesso che sarebbe tornato quando aveva vinto nel ’78. Ma di solito quelle sono promesse che i tennisti che diventano forti non mantengono. Lui invece è stato coerente, serio e non lo dimenticherò. Ogni volta che ci vediamo ci abbracciamo!

Noah e Lendl? Entrambi classe 1960, marzo Ivan, maggio Yannick, giocarono il “mio” torneo nel ‘79. Per aiutare Ivan… che era in ritardo quel mattino in cui doveva giocare le qualificazioni, tirai un brutto scherzo a Robertino Lombardi che doveva giocarci contro e che, credo anche quell’anno, dormiva a casa mia (dei miei) in piazza Santa Croce. Gli dissi: “Dai Roberto aspettalo, è un ragazzino, lo batti di sicuro!”. Invece Lendl, sul campo 6 del CT Firenze, gli dette una sveglia che levati. Non vi dico quante me ne disse Robertino! Ivan si qualificò, ma al primo turno perse da Zugarelli. A Yannick invece credo di avergli dato una wild card. So che Yannick mi saluta sempre con grande calore… Batté il più titolato connazionale Jauffret al primo turno, al secondo lo spagnolo Munoz, perse nei quarti con Raul Ramirez che avrebbe vinto il torneo (perdendo in finale le successive due edizioni).

Insomma, con Federer e Nadal più che con Djokovic, con Hingis, Graf, Capriati, Clerc, Lendl, Noah, McEnroe (visto per la prima volta a Dallas nel ’73 quando aveva 14 anni e vinse un quadrangolare under 18) beh non era stato troppo difficile immaginarli futuri campioni. Quando Agassi, classe 1970, venne a Firenze nel 1987 con i capelli punk tinti di verde e un seguito di guardie del corpo neppure fosse già una star, non rimasi troppo impressionato, tirava pallate anticipate senza alcuna umiltà, di come si gioca sulla terra rossa non aveva alcuna idea… anche se già alcuni risultati sul cemento parlavano per lui. Ma Andrè perse al secondo turno da Claudio Panatta, in due set. Mi lasciò una cattiva impressione, mi pareva troppo montato per fare una grande carriera. Lì di certo mi sbagliai.

P.S. Riguardo agli articoli su Clerici e Tommasi, visto che mi sono già dilungato tantissimo, ti suggerirei di guardare i due video che ho loro dedicato. Lì troverai un bel po’ di aneddoti e spunti.


Carissimo Direttore, ho letto il suo bel ricordo dei suoi esordi televisivi e mi ha fatto un immenso piacere. Volevo scriverle per ringraziarla perché è stato un tuffo meraviglioso nei ricordi di gioventù di spettatore “aficionado” che imparò ad amare il tennis proprio seguendo le telecronache sue e di Tommasi e Clerici e poi Lombardi già dagli albori sulle reti Fininvest. Ho un imprinting tale che le confesso che seguo ancora il tennis in TV ma non apprezzo molto i commentatori di oggi, al punto che preferisco seguirlo senza commento o con commentatori stranieri. 🙂 Ancora grazie, di cuore, e tanti auguri di festività serenePaolo Severini

Gentile direttore Scanagatta, grazie mille per la risposta molto approfondita alla mia domanda sulla storia delle sue telecronache insieme a Rino Tommasi e Gianni Clerici: veramente molto interessante! Avrei ancora un paio di curiosità: 1) Il primo Wimbledon che avete commentato qual è stato? Di sicuro ricordo i vostri commenti nel 1988… si ricorda se avete fatto le telecronache anche nel 1987, quando vinse Pat Cash? 2) Qualche mese fa aveva scritto sul sito che alcuni volenterosi ragazzi erano venuti a casa sua offrendosi di digitalizzare molte sue videocassette con le storiche telecronache… Hanno finito questo prezioso lavoro o non ancora? Sarà possibile pubblicare queste telecronache su Ubitennis, su Youtube, o da qualche altra parte?Giacomo Cattaneo (Milano)

Ahimè non riesco a ricordare quale torneo di Wimbledon commentammo per primo. Direi che nell’87 lo facemmo, ma non ci giurerei. Le cassette sono state quasi tutte digitalizzate. Ma riguardo al pubblicarle per esteso non saprei se avrebbero interesse o meno. Alcune sono interviste a campioni (e anche non campioni), altre sono cronache.

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ATP Sofia, Sinner fa 11 in Bulgaria e accede alla semifinale: altri punti importanti per la Race

Avvio e conclusione di match non impeccabili per Jannik Sinner che però surclassa Vukic nella parte centrale dell’incontro

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Jannik Sinner - Sofia 2022 (foto Ivan Mrankov)

[1] J. Sinner b. A. Vukic 6-2 6-3

Dopo la decima vittoria consecutiva in Bulgaria, arriva anche l’undecima. Jannik Sinner ha infatti eliminato in due set l’australiano Vukic nei quarti di finale dell’ATP 250 di Sofia, di cui l’azzurro ha in bacheca già due titoli. Il numero uno italiano ha iniziato e finito il match con qualche errore di troppo, ma è stato ingiocabile per l’avversario nella porzione centrale dell’incontro in cui ha infilato sette game consecutivi (dal 2-2 del primo set al 6-2 3-0). Nella semifinale della parte alta del Sofia Open, domani Jannik sfiderà Ivashka (sarebbe una riedizione dell’ottavo di finale giocato allo US Open a inizio mese) o Rune (sarebbe il primo incontro tra i due Next Gen) con l’obiettivo di guadagnare altri punti preziosi in ottica Race verso Torino: con la vittoria odierna, intanto, ha superato Carreno Busta portandosi in 12esima posizione.

IL MATCH – Nel game di apertura sembra andare tutto liscio per il numero 10 del mondo, ma le cose gli si complicano a causa degli eccessivi errori sia col servizio (3 doppi falli) che col rovescio: si va quindi ai vantaggi da cui ne vengono fuori quattro palle break per Vukic. A livello di scambi però l’australiano è un po’ fiacco e non regge il livello dell’italiano e ciò gli impedisce di sfruttare a dovere le sue chance. Jannik riesce a tirarsi fuori dal guado proprio grazie al servizio. La grande lotta prosegue e poco dopo è l’azzurro, grazie ad uno splendido passante di rovescio, a guadagnarsi la prima palla break, vanificata con un errore.

 

È comunque il presupposto necessario per tornare alla carica nel turno di risposta successivo: sul 3-2 in suo favore, Sinner prende la matita dal suo astuccio e disegna il campo con precisione giottesca. Lo fa per due punti consecutivi che gli valgono il break, confermato poi con un game da tre ace. Il 2001 di San Candido non si accontenta di essersi assicurato la possibilità di servire per il set e sul 5-2 brekka ancora trovando un paio di risposte di dritto con cui prende subito le redini dello scambio. Dopo 40 minuti il primo set è suo.

Jannik è evidentemente a suo agio in campo e prosegue sulla strada intrapresa dal 2-2 del primo set. Vukic è in balia dell’azzurro che è devastante in qualsiasi aspetto del gioco, colpi al volo compresi. Non si registrano più errori da parte di Sinner che così brekka a zero in apertura. I giochi vinti consecutivamente dal numero 10 del mondo diventano poi sette, prima che l’australiano riesca a fermare l’emorragia sfruttando il primo unforced nel set di Jannik. Il gioco dell’italiano non è più scoppiettante come fino a pochi minuti prima e Vukic prova ad approfittarne in un game piuttosto fortunato per lui: prima una traiettoria mal valutata da Sinner e poi un colpo rimasto in campo per millimetri (oltre a un doppio fallo di Jannik) lo portano ad avere due palle break. Sulla seconda, l’azzurro strappa con il dritto permettendo all’avversario di rientrare nel match.

In realtà è solo un’illusione per Vukic che non riesce a cogliere l’attimo. Sinner, invece, ritrova concentrazione e senza rischiare troppo si riguadagna il break di vantaggio. Il numero uno italiano può quindi servire per il match ma i patemi non sono finiti: l’australiano, cresciuto di rendimento con il dritto, sfrutta anche qualche incertezza di Jannik (tra cui un doppio fallo e uno smash fuori misura) per annullare due match point e avere una palla break. Alla terza occasione, però, Vukic non trova il campo in risposta: Sinner chiude sul 6-2 6-3 in un’ora e venti minuti e raggiunge la seconda semifinale dell’anno (la tredicesima in carriera) dopo quella di Umago.

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI SOFIA

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Lorenzo Musetti: “Mai servito così bene. Coppa Davis? L’Italia tra le top 3”

“Mai successo di fare così tanti ace, forse è frutto del cambio di maturità che sto facendo”, così il 20enne Musetti in vista della semifinale a Sofia

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Lorenzo Musetti - Sofia 2022 (foto Ivan Mrankov)

Sulla carta non era un match facile visto l’ottimo stato di forma di Jan-Lennard Struff, ed infatti si è rivelata una giornata piuttosto complicata quella di Lorenzo Musetti. Il numero 30 del mondo ha fatto appello a tutta la sua classe e per una volta anche al suo servizio, per avere la meglio 7-6(3) 6-1 nei quarti di finale del torneo di Sofia. “Oggi è stata una grande prova perché Jan stava giocando bene, molto offensivo, un gioco che a me dà fastidio” ha spiegato Lorenzo al termine del match. “Sin dal primo game mi ha messo molta pressione e io ho fatto due doppi falli perché lui era molto offensivo e stava molto dentro il campo però sono stato bravo ad avere una grossa energia, specialmente fisica, agonistica. Poi credo di aver servito mai così bene nella vita”.

“Non mi era mai successo di fare così tanti ace [9] ma forse è frutto del lavoro che ho fatto, del cambio di maturità che sto facendo, quindi sono veramente felice”. L’atteggiamento inizia ad essere sempre più quello di un tennista professionista, poco incline a lasciarsi andare alle distrazioni passeggere che ogni match può riservare. E la sfida di domani contro lo svizzero Marc-Andrea Huesler (26 anni, n.95) non sarà da meno, visto che anche lui predilige un gioco aggressivo. “L’ho visto, è uno che viene spesso a rete anche se non ha una buonissima mobilità essendo molto alto, però ha dei buonissimi fondamentali e io sono pronto per andare avanti”.

Gli eventi tennistici italiani non sono mai stati fitti come quest’anno e tra gli appuntamenti imminenti che il 20enne di Carrara non può assolutamente perdersi è l’UniCredit Firenze Open, in programma dall’8 al 16 ottobre. “Sicuramente da quando è stato annunciato l’evento di Firenze tutti i miei amici sono pronti e carichi anche a mollare l’Università per venire a vedermi e supportarmi, quindi avrò sicuramente la fortuna di avere il tifo dalla mia parte. ma sto facendo sicuramente del mio meglio anche per averlo qua a Sofia. Pensiamo a domani e come affrontare il match al meglio”.

 

A novembre poi sarà il momento di tornare a vestire la maglia della Nazionale italiana per la Coppa Davis, con la quale Musetti ha fatto tanto bene a Bologna. I prossimi avversari saranno gli statunitensi, una delle squadre sulla carta più temibili. Ma quali sono le favorite per Lorenzo? “Il nostro nome lo metto nelle prime tre, poi anche la spagna al completo. Senza Nadal cambierà un pochino ma ci saranno Carreño Busta o Bautista Agut che vengono da belle partite, più Fokina che è molto in forma e ovviamente Carlos. Ma l’America può dire la sua con Fritz e Tiafoe, ora Opelka si è operato, quindi Isner. Poi conta tanto anche il doppio quindi gli Stati Uniti li metto tra i favoriti”.

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ATP Sofia: Musetti e il suo tennis champagne tramortiscono uno Struff decisamente in forma

Lorenzo ha dichiarato, nell’intervista a caldo: “Penso di aver giocato uno dei miei migliori match su questa superficie”. In semifinale ad attenderlo ci sarà lo svizzero Huesler

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Lorenzo Musetti - Sofia 2022 (foto Ivan Mrankov)

[4] L. Musetti b. [Q] J-L. Struff 7-6(3) 6-1

Lorenzo il Magnifico, è stato l’appellativo con cui è passato alla storia Lorenzo de “Medici, il massimo esponente della famiglia nobiliare di banchieri fiorentini che per più di tre secoli detenne il potere nell’intero territorio toscano e non solo. Questa espressione è stata riportata in auge, in tempi recenti nell’alone sportivo, per definire le gesta del calciatore azzurro Lorenzo Insigne. Ebbene, certamente, lo stesso aggettivo trionfale può affiancarsi degnamente ad un altro Lore, uno che dipinge e infiamma con una racchetta in mano. Anche lui toscano come il grande discendente della Dinastia medicea, un ventenne di Carrara che continua ad incantare: oggi infatti nell’ultimo quarto del tabellone del Sofia Open 2022, dopo alcune complessità iniziali, Lorenzo Musetti ha gozzovigliato sui resti di un Jan-Lennard Struff in grandissimo spolvero in questa settimana, il tedesco veniva da quattro vittorie consecutive – è partito dalle quali – e nell’ultima partita contro Humbert aveva perso un solo quindici con la prima senza concedere alcun break point. Inoltre il n. 133 ATP arrivava anche da tre successi in Coppa Davis, dunque la striscia nella sua totalità era di 7 affermazioni in fila, che avevano trascinato la Germania alla fase finale. Ma nulla ha potuto contro il n. 30, che prima l’ha cucinato a fuoco lento per poi travolgerlo attraverso una versione di sé, ostriche, caviale e champagne: 7-6(3) 6-1 in 1h17‘.

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IL MATCH – Partita che al contrario di quello che potrebbe far pensare la differenza in classifica, nasconde parecchie insidie per l’azzurro. Il tedesco è certamente un giocatore che vale molto di più del suo attuale ranking di n. 133, – disceso principalmente a causa di un’infortunio all’alluce destro, occorso durante il torneo di Miami, e che lo ha tenuto fuori fino alla stagione su erba: è rientrato a Stoccarda – sicuramente una piazza tra la cinquantesima e la sessantesima posizione sarebbe maggiormente congeniale al suo reale valore. Le qualità del 32enne di Warstein si conoscono perfettamente, un tennista molto potente dotato di grandi accelerazioni in grado di lasciare di sasso gli avversari. Queste debordanti fiammate, specialmente di dritto, sono in ottima compagnia dato che ad affiancarle c’è un servizio dall’assoluta efficacia e penetrazione. Quando il n. 4 di Germania può contare sul proprio fondamentale d’inizio gioco in versione deluxe, è veramente dura provare a contrastarlo. L’unica possibilità è muoverlo in continuazione, in modo tale da allungare lo scambio a tal punto da riuscire così ad evidenziare le enormi difficoltà, che l’ex n. 29 ATP incontra negli spostamenti laterali.

In sostanza Jan-Lennard, se può colpire le sue fiondate da fermo è un avversario ostico per tutti e che nessuno vorrebbe mai incrociare, soprattutto sulle superfici rapide; mentre invece se lo si porta a dover fare il tergicristallo diventa un tennista assolutamente prevedibile e alquanto falloso. Infatti, considerando la sua mole – 1,93 per 92 Kg – il proprio stile di gioco non può che essere nettamente offensivo e propositivo, verticalizza con costanza e non disdegna – tutt’altro – le discese a rete. Non a caso è un abile volleatore, oltre che un amante del servizio e volée.

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L’inizio vede entrambi i protagonisti commettere due doppi falli a testa, ma quelli italici rivestono un peso specifico nell’economia del punteggio, di gran lunga superiore. Struff, infatti, si porta rapidamente sul 3-0 partendo con una resa magistrale della sua prima di servizio, 8 punti vinti su 11. Se il classe ’90 dovesse mantenere questi standard alla battuta per tutta la durata del match, ci sarebbe ben poco da fare per Musetti; il 20enne di Carrara nel frattempo dà il suo contributo trovando una sola prima – su sei quindici totali – nel proprio turno di servizio d’apertura. Aprendo e chiudendo con il doppio errore del suo fondamentale d’inizio gioco, Lorenzo regala il vantaggio all’avversario. Muso in avvio fa anche enorme fatica a mandare profondi i suoi colpi a rimbalzo, ciò che invece vista la sua posizione ben distante dalla linea di fondo dovrebbe essere imprescindibile per far sì che lo scambio nei turni di risposta abbia quantomeno l’opportunità di prendere forma.

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI SOFIA

Eppure nonostante queste primordiali problematiche, il n. 30 del mondo è andato vicinissimo ad essere lui il giocatore in campo a prendere il largo nei primi scampoli dell’incontro: grazie al doppio fallo tedesco, ed inseguito al proprio strabiliante passante incrociato di dritto, il classe 2002 toscano si era issato immediatamente sullo 0-30. Ma poi il cannone di Warstein aveva riaggiustato il mirino, non lasciando alcuno scampo all’italiano. Dunque qualche avvisaglia della giornata positiva del n. 3 d’Italia, la si era già potuta intravedere, ma la situazione si è schiarita del tutto nel quarto game – il contro-break giunto in questo frangente si rivelerà il vero turning point della sfida, con le certezze teutoniche vacillate subendo la rimonta dal 40-15. Non appena infatti la percentuale di prime di Struff è scesa leggermente, il campione junior dell’Australian Open 2019 ha iniziato a montare sopra l’avversario, finalmente dimostrandosi incisivo in ribattuta. Con una palla, adesso, scaraventata negli ultimi centimetri di campo dall’allievo di Simone Tartarini, ad aprire lo scambio, o il palleggio s’intensifica talmente tanto da portare il tedesco ad incorrere nell’errore; oppure proprio per far fede al suo tennis fondato sull’uno-due, il 32enne della Mannshaft forza frettolosamente andando così a sbagliare.

Per cui, entrambe le circostanze verificabili avvantaggiano il “nostro”, che infatti ribalta totalmente l’inerzia attraverso un filotto di tre game consecutivi. Ora, è tutto cambiato, Musetti è padrone del campo: varia a piacimento il gioco, tagliando opportunamente con il back da sinistra per poi creare il vuoto mediante lo sventaglio di dritto, innalzando così all’improvviso il ritmo dello scambio. Basti pensare che l’azzurro, dopo il break concesso, porti a casa due dei successivi tre turni di servizio a zero in una prestazione in battuta che nel corso dell’incontro avrà un accrescimento della propria efficienza inversamente proporzionale a quello dell’avversario: chiuderà con addirittura 9 aces, ma a fare la reale differenza sarà la resa della seconda -. Lore avrebbe anche la chance di salire 4-3 e servizio, strappando per la seconda volta in fila la battuta a Jan-Lennard, ma in qualche modo l’ex Top 30 mondiale si salva e mantiene intatto l’equilibrio. Pur dando, a più riprese, la sensazione di essere nettamente dominante sul rettangolo di gioco con il proprio tennis a tutto campo, il tennista italiano non riesce a graffiare definitivamente infliggendo la zampata decisiva.

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Perciò, seguendo l’ordine dei servizi dopo una prima parte di set invece alquanto ingarbugliata, si giunge al dirimente tie-break. Anche il decidig game ripercorre pedissequamente le orme del parziale regolare: Struff prima manda a segno una prima vincente, punti diretti che contrariamente sono scarseggiati durante la seconda parte della frazione, e poi rompe subito l’en passe con una eccezionale profondità in ribattuta che toglie il tempo al carrarino. Tuttavia da lì, non ce ne più per nessuno: uno straripante Musetti vince 7 dei successivi 8 punti incamerando il set inziale per 7-6(3) in seguito a 50 minuti di una sfida decisamente gustosa.

Il tie-break a senso unico, o quasi, messo in cascina dall’azzurro grazie ad una crescita sensibile del proprio livello di rendimento, dove ha messo in mostra tutto il proprio infinito bagaglio tecnico: dal fantasmagorico rovescio in demi-volée inside-out dal centro, passando per infide risposte bloccate che mandano fuori giri ed in confusione uno meccanico come l’ex n. 29 del ranking, fino ad arrivare ai soliti passanti monomani dal lato sinistro da togliere il fiato ma anche alle prodezze al volo o di tocco smorzato; non fa che conferire ulteriore fiducia e consapevolezza dei propri mezzi al 20enne italico per il secondo appuntamento odierno.

Un manuale di cosa sia la bellezza, che si rivela avere il profumo di una bottiglia di champagne appena stappata, nel corso di un secondo set da cineteca: Muso è semplicemente ingiocabile, gli riesce qualsiasi cosa, che poi non è nulla di sorprendente per quelle che sono le doti del suo braccio. Ciò nonostante, non ci si può non far accecare dalle perle che è in grado di produrre, specialmente in un parziale in cui aggiunge, sempre, un ulteriore step all’imperiosa performance odierna di game in game. Struff evita almeno di abbandonare amaramente il campo, e recarsi negli spogliatoi a testa china, con un bagel. Ma nulla più, il 6-1 in 27 minuti è un manifesto totale di cosa è capace il ragazzo da Carrara, ah a proposito ci ha fatto vedere alcuni winners lungo riga che non possono che farci ulteriormente ben sperare per il prossimo futuro.

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LE PAROLE A CALDO DI MUSETTI –E’ stato duro, lui ha servito molto bene nel primo set. Ero sotto di un break, stava giocando molto bene ed era aggressivo. Allora ho deciso di cambiare qualcosa, la chiave è stata la variazione in risposta, ma anche l’idea di giocare più aggressivo sul suo servizio. Penso di aver giocato uno dei miei migliori incontri su questa superficie“. Poi viene sottolineato dall’intervistatore, come adesso il pubblico bulgaro dopo il match di ottavi vinto da Lorenzo a discapito del giocatore di casa Lazarov, si sia schierato dalla sua parte: “Si ho apprezzato, il primo turno non è stato facile. Alexandar è un bravo ragazzo. Sono tutto sommato un pò triste per lui, perché infatti glielo detto che se continuerà a lavorare duro potrà raggiungere questo livello, perché lui è un tennista di talento. Io lavoro per vincere il titolo, domani sarà dura ma io mi sento pronto per giocare. Mi auguro una finale tutta italiana, però non si sa mai“.

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M-A. Huesler b. K. Majchrzak (4)6-7 7-6(6) 6-3

L’incontro con protagonista Musetti, è iniziato con tre quarti d’ora di ritardo. Questo perché sul Campo Centrale del ‘250’ di scena nella capitale bulgara, il primo match programmato per la giornata odierna è andato decisamente per le lunghe – quello che avrebbe delineato col senno di poi l’avversario di Muso nel penultimo atto del torneo. Un antipasto dello spettacolo balistico che poi ci avrebbe regalato il 20enne toscano, che tuttavia non ha per nulla annoiato i presenti a Sofia. Anzi, la sfida tra il mancino svizzero Marc-Andrea Huesler (n. 95 ATP) e il polacco Kamil Majhrzak (n. 119 ATP) ha regalato tutto quello che un appassionato potrebbe desiderare: pathos, emozioni, suspense, equilibrio, match point annullati e belle giocate come conseguenza di stili opposti messi a confronto.

Insomma, veramente un grande spettacolo per un duello non di cartello. Si diceva di modi d’intendere il tennis quasi all’opposto, e in effetti è proprio così. Da un lato, un tennista estremamente offensivo che fa del serve&volley una delle armi principali del suo gioco, a cui abbina la possibilità di utilizzo di una battuta mancina che garantisce diversi angoli, ed in generale un’efficacia – specialmente nella curva da sinistra – più produttiva rispetto al classico fondamentale d’inizio gioco destrimano. Questo identikit, è facile dedurlo, corrisponde al 26enne di Zurigo, che a dimostrazione delle sue abilità al volo, lo scorso anno fu co-autore del successo casalingo al fianco di uno dei prospetti più candidi del movimento rossocrociato, Dominic Stricker, sulla terra d’altura di Gstaad.

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Dall’altra parte invece, un solido scambiatore dalla linea di fondo, molto completo in ambedue i fondamentali a rimbalzo, e che è stato capace nel febbraio 2022, quindi circa sette mesi fa, d’issarsi sino al best ranking di n. 75 del mondo; oltre che in grado di spingersi sino al 3°T dello US Open 2019. Per cui, un destrimano contro un mancino in un confronto tra coetanei, entrambi classe ’96, fra un attaccante ed un regolare giocatore di attesa: vi erano tutti gli ingredienti necessari per assistere ad un duello alquanto interessante. Va comunque sottolineato, che al di là dell’età anagrafica, i due protagonisti hanno un comun denominatore nel servizio, è vero che si è appena incensato quello di Marc ma anche quello di Kamil non scherza in quanto a precisione. Infatti, dentro un andamento dai diversi risvolti, il match è stato condizionato per la stragrande maggioranza da battute implacabili. La bellezza di 37 aces complessivamente scagliati, con anche una medesima trasformazione dei punti avviati con la prima di servizio attorno all’80%: i numeri di una contesa che ha visto i primi due set decidersi al tie-break.

Tuttavia le opportunità di break non sono state un totale miraggio come potrebbero lasciar intendere le statistiche di cui sopra: nel parziale inaugurale sono stati addirittura 14 i break point offerti da chi serviva, solo che di queste chance ne sono state sfruttate una ciascuno. Huesler ha breakkato nel primo game del match, potendo far pensare a tutt’altro tipo di scontro rispetto a quello che poi effettivamente si è sviluppato, prima di ricambiare il favore nel sesto gioco. Al jeu decisif, poi, lo strappo decisivo lo ha messo a segno il polacco sul 3-2 in suo favore, chiudendo qualche minuto dopo per 7 punti a 4. Diametralmente opposta la seconda frazione in termini di possibilità offerte alla risposta, con soltanto due palle per allungare – ancora una volta materializzatesi nel game d’apertura, questa volta con Majchrzak ad avere l’occasione di prendere la testa – non concretizzate. E continuando a seguire uno specchio al contrario, di quello che è stato il primo set, il nuovo tie-break viene deciso sul filo del rasoio: il n. 119 ATP vola sul 6-4, ma incredibilmente manca due match point consecutivi. Non vincerà più un punto nel resto del game decisivo il nativo di Piotrkòw Trybunalski, consegnandosi per 8 a 6.

Dopo quasi due ore di gioco, primo parziale durato 57 minuti e secondo poco meno di 49, il set finale va via in meno di mezz’ora: un autentico dominio di Marc-Andrea, che da quasi morto sportivamente parlando, risorge dalle proprie ceneri bazzicando sul povero frastornato, dai match ball sfumati, n. 2 di Polonia breakkando nel terzo e nel nono gioco – l’ultimo – e addirittura sfiorando un terzo break (quando invece ce ne erano stai altrettanti nell’intera durata dei primi due parziali) sul 3-3. 26 aces, il ricco bottino di Huesler che lancia in semifinale il nuovo capofila della Svizzera tennistica, qualche giorno dopo l’addio del suo Imperatore: segnando così l’inizio di una nuova era, attraverso un comportamento esattamente all’opposto dell’idolo di tutti. Non mancandoli, ma annullandoli due match point – si fa per scherzare -.

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