ATP Antalya: Bublik sfiderà de Minaur in finale

ATP

ATP Antalya: Bublik sfiderà de Minaur in finale

Il kazako prosegue la corsa verso il suo primo titolo. Alex “the Demon” batte Goffin al terzo

Pubblicato

il

Iniziato con l’handicap della mancata copertura televisiva e persi gli ultimi azzurri nei quarti di finale, il torneo di Adalia (meglio noto come ATP 250 di Antalya) procede incurante verso l’ultimo atto. Nella mattinata, la prima semifinale ha visto la quarta testa di serie Alex de Minaur superare in tre set il secondo favorito del seeding David Goffin, già battuto nell’unico precedente in occasione delle Finali di Coppa Davis del 2019. Sette doppi falli e appena il 50% di prime in campo per David che è riuscito a salvare una sola delle cinque palle break concesse. La prima, subito trasformata da de Minaur nel gioco di apertura, ha deciso un set con Goffin pressoché nullo in risposta: appena tre punti conquistati. La situazione si capovolge quasi simmetricamente nel secondo parziale che il n. 16 del mondo fa suo trasformando l’unica opportunità avuta nel primo turno di risposta per poi procedere indisturbato fino al 6-3. David, che aveva finito la passata stagione con cinque sconfitte consecutive, crolla però nel finale e de Minaur chiude 6-2 rimanendo sotto le due ore di gioco.

“È un peccato perché avevo tutto per poter vincere questo match” sono le parole di Goffin riportate dal quotidiano belga La DH. “Nel terzo set ci sono stati degli scambi molto buoni. Sono stato molto offensivo, perché lui non stava facendo granché. Gli è riuscito qualche lob fortunato ed è salito 4-2. Ma avrei dovuto mettere più prime palle”. Con all’attivo i trofei di Zhuhai, Atlanta e Sydney, tutti alzati nel 2019, Alex torna così in finale a meno di tre mesi da quella di Anversa persa da Humbert. Un percorso non certo dei più complicati per lui che ai quarti ha trovato Basilashvili, tornato a vincere un incontro (due, in questo caso) dopo oltre dieci mesi graziato da Andrea Arnaboldi che ha servito per il match, mentre la classifica media dei primi due avversari del ventunenne di Sydney era oltre il n. 400.

In finale, a sorpresa ma fino a un certo punto, de Minaur se la vedrà con Alexander Bublik, giustiziere di Caruso e Berrettini, che in semifinale ha avuto la meglio di Jeremy Chardy in tre set. Vinta 6-4 la prima partita dopo aver servito invano già sul 5-2, il ventitreenne kazako cede la seconda al tie-break. Nel terzo, rimane aggrappato all’avversario salvando sei palle break tra il primo e il settimo game e sul 5 pari strappa il servizio francese alla prima opportunità della frazione e chiude con la battuta. Dopo le finali perse nel 2019 a Chengdu da Pablo Carreño Busta e a Newport da John Isner, mercoledì vedremo se “la terza è buona” per portare a casa (passando prima per Melbourne) il suo primo titolo.

 

Risultati:

[4] A. de Minaur b. [2] D. Goffin 6-4 3-6 6-2
[8] A. Bublik b. J. Chardy 6-4 6-7(4) 6-3

Il tabellone completo

Continua a leggere
Commenti

ATP

ATP Delray Beach: Korda non ne ha più, secondo titolo per Hurkacz

Hubert Hurkacz vince il titolo a Delray Beach senza perdere un set. Sebastian Korda, seppur sconfitto, bussa alla Top100

Pubblicato

il

Hubert Hurkacz con il trofeo di Delray Beach 2021 (foto Twitter @DelrayBeachOpen)

(4) H. Hurkacz b. S. Korda 6-3 6-3

Il futuro può attendere ancora un po’ per il figlio d’arte Sebastian Korda (ATP n. 119), ma non ci sono dubbi che la strada intrapresa sia quella giusta. Dopo una settimana quasi trionfale, durante la quale quattro giocatori classificati più in alto di lui (Kwon, Paul, Isner e Norrie), l’ex campione juniores dell’Australian Open 2018 ha dovuto cedere il passo in finale alla maggiore esperienza e alla maggiore freschezza atletica del polacco Hubert Hurkacz, n. 35 ATP e testa di serie n. 4 del tabellone.

Entrato in campo con grande spavalderia, Korda ha subito ottenuto il break a zero aggredendo l’avversario con la risposta. Hurkacz tuttavia non si è fatto impressionare dalla partenza a razzo del suo avversario, e dall’1-3 del primo set ha infilato cinque giochi consecutivi per chiudere il primo parziale 6-3 in 34 minuti. Decisivo l’ottavo gioco, nel quale Korda ha ceduto la battuta da 30-0, iniziando ad avvertire il fastidio alla gamba destra che lo ha costretto poco dopo a chiedere un medical time-out. “Ho giocato diverse partite piuttosto lunghe questa settimana, ho cominciato a sentire un dolore all’adduttore che si propagava fino all’inguine ogni volta che atterravo dal servizio – ha spiegato Sebastian dopo la partita – In ogni modo non si tratta di una scusa, dal 2-1 del primo set è stato lui il giocatore migliore”.

 

L’intervento del fisioterapista sull’1-2 del secondo set non ha potuto far molto per migliorare la situazione della gamba di Korda, che ha continuato a fare esercizi di allungamento tra un punto e l’altro ed ha subito il break decisivo subito dopo, siglato da un doppio fallo e due errori gratuiti da fondocampo.

Secondo sigillo in carriera per Hurkacz, dopo il successo di Winston-Salem nel 2019, che gli vale l’ingresso nei Top 30 e nelle teste di serie per il prossimo Australian Open. Per il diciannovenne Korda, invece, un po’ di riposo a casa con la sua famiglia, che era in tribuna a Delray Beach per sostenerlo durante la finale: oltre a papà Petr (camipione dell’Australian Open 1998) e a mamma Regina (ex n. 26 WTA) c’erano anche le sorelle Jessica e Nelly, entrambe golfiste professioniste. Korda si è infatti cancellato dal Challenger di Istanbul della settimana prossima e raggiungerà il suo preparatore atletico in Repubblica Ceca per una sessione di rafforzamento fisico. “Anche se mi piacerebbe giocare quanti più tornei possibile, il mio corpo ha bisogno di riposo e di rinforzarsi – ha spiegato Korda – Sono fortunato che il mio preparatore è un ottimo comunicatore e dopo essermi riposato qui in Florida andrò da lui”.

Nel frattempo con questo risultato Korda si è avvicinato alla Top 100: a partire da lunedì prossimo salirà fino al n. 103, suo miglior ranking in carriera.

Continua a leggere

ATP

Il battesimo del figlio d’arte: Sebastian Korda giocherà la prima finale a Delray Beach

Bella vittoria in due set su Cameron Norrie: il figlio di Petr Korda sfiderà Hurkacz per vincere il primo titolo in carriera ed entrare in top 100

Pubblicato

il

A quasi ventitré anni – era il 1° febbraio 1998 – dal primo, unico e contestatissimo successo Slam di papà Petr sui campi di Melbourne, il mondo del tennis deve volgere lo sguardo a Sebastian Korda, 20 anni, che raggiunge la prima finale della sua giovane carriera all’ATP 250 di Delray Beach.

Sui campi che guardano la costa della Florida opposta alle rive su cui è nato Sebastian – gli ha dato i natali Bradenton, ‘terra di tennis’ per via dell’accademia di Nick Bollettieri – Sebastian ha battuto in due set e con insospettabile saggezza Cameron Norrie, mancino dal tennis assai interessante. “Sono veramente gasato, non potrei essere più felice” ha detto Korda dopo il successo, tradendo tutta l’eccitazione dei vent’anni. “Mi sono allenato con il mio coach (Dean Goldfine, è nel team assieme a papà Petr – e chissà che non si aggiunga Agassi a breve, come da rumors), lui colpisce molto piatto. Ha funzionato. Norrie ha un gioco super estroso, il rovescio incrociato è di livello mondiale e il dritto è difficile da difendere. Sono contento del modo in cui ho giocato l’intera partita, per come sono rimasto aggressivo“.

Dicevamo dell’insospettabile saggezza perché dopo aver corsa di testa praticamente per tutto il match, sul 6-3 5-4 e servizio a disposizione il giovane Sebastian ha sentito un po’ la pressione e ha mancato due match point. “Sul primo è stato bravo lui, ma sul secondo ho fatto doppio fallo“. In realtà Korda ha buttato via entrambi i punti (il primo con un dritto abbastanza comodo in corridoio), ma ha ricevuto un piccolo aiuto dal suo avversario che nel game successivo gli ha reso il favore del doppio fallo; ottenuto così un altro break di vantaggio, lo statunitense ha rimesso in moto il suo tennis di pressione da fondocampo, sempre guidato dal dritto, e si è guadagnato la sua prima finale tra i grandi.

 

Non partirà favorito nel match contro Hubert Hurkacz, che da un lato ha fatto percorso netto – nessun set ceduto e due soli turni di servizio non difesi in tre partite – ma dall’altro non ha dovuto affrontare alcun top 100; tra quarti e semifinale, ha addirittura superato un giocatore che occupa la top 300 per un soffio (Quiroz) e un altro (Christian Harrison) che ha iniziato il torneo da numero 789 del mondo. Non certo un campo minato per il polacco, che ringrazia e oltre ai favori del pronostico in finale si prende anche la certezza di una testa di serie all’Australian Open (al momento la 29°); non a scapito di Lorenzo Sonego, per fortuna dell’italiano, poiché i forfait di Isner e Garin consentono al torinese di mantenere la 31° piazza nel seeding. Con Sinner che attende alla finestra: un altro forfait e ci sarà spazio anche per lui tra le teste di serie.

Il tabellone completo di Delray Beach

Continua a leggere

ATP

ATP Delray Beach: Mager cede in due set a Christian Harrison [AUDIO]

Gianluca non supera la prova del nove dopo la bella vittoria su Querrey e si ferma contro un altro americano

Pubblicato

il

[Q] C. Harrison b. G. Mager 7-6(2) 6-4

Alla sua seconda volta ai quarti di finale nel circuito maggiore, la prima sul duro dopo il gran torneo dello scorso anno sulla terra di Rio, Gianluca Mager cede in due set a Christian Harrison, fratello minore di Ryan e a suo tempo promessa statunitense. Il ventiseienne della Louisiana è entrato per otto volte in sala operatoria tra il 2009 e il 2018, anno in cui aveva fatto capolino nella top 200 prima della nuova pausa forzata fino allo scorso settembre. L’occasione per Mager era davvero ghiotta, ma la tensione per essere decisamente favorito almeno sulla carta contro il n. 789 della classifica gli ha impedito di esprimersi al meglio. Partito dalle qualificazioni con il ranking protetto, Harrison vale chiaramente molto di più, come testimoniavano già i quattro incontri vinti fino a questo lunedì, tra cui quello contro la prima testa di serie Cristian Garin.

IL MATCH – Come aveva già fatto contro Querrey, Gianluca sceglie di rispondere e viene premiato da due doppi falli che gli consentono di partire al comando. Harrison si sveglia in fretta e in risposta inizia subito a mettere in difficoltà l’azzurro, mentre in battuta concede le briciole nonostante un’altezza (180 cm) ben lontana da quella dei big server. Mager salva sette volte in due giochi il prezioso vantaggio, ma il primo servizio scompare nel momento del bisogno – non che non faccia sempre comodo –, vale a dire servendo per chiudere e il contro-break arriva tutt’altro che inaspettato. Nel tie-break, un Harrison sempre più carico e dominante in battuta ha la meglio sul nostro che ha evidentemente sofferto un peraltro comprensibile nervosismo.

 

Si ricomincia con Christian che prende sempre più il tempo in risposta e Mager che deve salvarsi al terzo game; torna finalmente a procurarsi delle palle break in quello successivo che si allunga ai vantaggi, ma lo statunitense è preciso nelle tre occasioni. Non lo è altrettanto il ventiseienne sanremese che subisce il 2-3 commettendo un doppio fallo sul vantaggio esterno. Harrison continua spedito dietro ai suoi kick efficaci e dimostra anche una buona solidità nei colpi a rimbalzo. Gli dà certo una mano involontaria Gianluca, del quale sembra di percepire la tensione nelle corse in avanti, pesante sulle palle basse e non abbastanza deciso quando dovrebbe chiudere. Con alle spalle appena due ottavi a livello ATP (2013 e 2018), Harrison arriva a servire per la semifinale. Giustamente poco curioso di scoprire se in grado di mantenere il sangue freddo su eventuali seconde battute, mette sempre in campo una buona prima, scelta doppiamente intelligente perché Mager non si è mai sciolto del tutto e non riesce a mettergli alcuna pressione. Christian tiene lasciando solo il primo dei tre match point consecutivi e si prende la meritata semifinale in attesa del vincente tra Hubert Hurkacz e il sorprendente nipote di Andres Gomez, Roberto Quiroz, n. 293 ATP, anch’egli proveniente dalle qualificazioni.

Non mi è piaciuto come ho affrontato la partita – ha detto Mager dopo la partita –sono entrato troppo teso, troppo bloccato, perché era comunque solo il mio secondo quarto ATP e mi sentivo inconsciamente favorito, anche se lui veniva dalla vittoria con Garin. Per questo mi sono messo troppa pressione addosso, non sono riuscito a servir bene, troppe volte ho cercato di uscire dallo scambio, ho fatto due doppi falli quando ho servito per il set. Se avessi giocato contro un giocatore contro il quale non avevo niente da perdere sicuramente non avrei giocato così. In ogni modo tanti meriti a lui, è stato solido, e soprattutto ha sempre risposto, costringendomi quindi sempre a giocare”.

Resta comunque positivo il torneo di Gianluca che, nonostante la delusione della sconfitta, ha dimostrato di sapersi esprimere a buoni livelli anche lontano dalla prediletta terra battuta. “A parte un challenger indoor vinto due anni fa in Germania, a Koblenz, sul veloce a livello ATP non avevo mai vinto una partita, per cui averne vinte due di fila, oltretutto contro due americani, per me è fantastico, per cui vado in Australia convinto di poter dire la mia su questa superficie, e mi allenerò in futuro per migliorare su questa superficie dove il mio team pensa che possa fare molto bene. Al momento io mi sentirei meglio a giocare sulla terra, ma vedremo nelle prossime settimane cosa fare nelle settimane post Australian Open. A me piacerebbe andare a giocare i tornei in Sud America, trascorrere 4-5 settimane laggiù, ma vedremo cosa fare nei prossimi giorni a livello di iscrizione“.

Il tabellone completo

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement