Il battesimo del figlio d'arte: Sebastian Korda giocherà la prima finale a Delray Beach

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Il battesimo del figlio d’arte: Sebastian Korda giocherà la prima finale a Delray Beach

Bella vittoria in due set su Cameron Norrie: il figlio di Petr Korda sfiderà Hurkacz per vincere il primo titolo in carriera ed entrare in top 100

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A quasi ventitré anni – era il 1° febbraio 1998 – dal primo, unico e contestatissimo successo Slam di papà Petr sui campi di Melbourne, il mondo del tennis deve volgere lo sguardo a Sebastian Korda, 20 anni, che raggiunge la prima finale della sua giovane carriera all’ATP 250 di Delray Beach.

Sui campi che guardano la costa della Florida opposta alle rive su cui è nato Sebastian – gli ha dato i natali Bradenton, ‘terra di tennis’ per via dell’accademia di Nick Bollettieri – Sebastian ha battuto in due set e con insospettabile saggezza Cameron Norrie, mancino dal tennis assai interessante. “Sono veramente gasato, non potrei essere più felice” ha detto Korda dopo il successo, tradendo tutta l’eccitazione dei vent’anni. “Mi sono allenato con il mio coach (Dean Goldfine, è nel team assieme a papà Petr – e chissà che non si aggiunga Agassi a breve, come da rumors), lui colpisce molto piatto. Ha funzionato. Norrie ha un gioco super estroso, il rovescio incrociato è di livello mondiale e il dritto è difficile da difendere. Sono contento del modo in cui ho giocato l’intera partita, per come sono rimasto aggressivo“.

Dicevamo dell’insospettabile saggezza perché dopo aver corsa di testa praticamente per tutto il match, sul 6-3 5-4 e servizio a disposizione il giovane Sebastian ha sentito un po’ la pressione e ha mancato due match point. “Sul primo è stato bravo lui, ma sul secondo ho fatto doppio fallo“. In realtà Korda ha buttato via entrambi i punti (il primo con un dritto abbastanza comodo in corridoio), ma ha ricevuto un piccolo aiuto dal suo avversario che nel game successivo gli ha reso il favore del doppio fallo; ottenuto così un altro break di vantaggio, lo statunitense ha rimesso in moto il suo tennis di pressione da fondocampo, sempre guidato dal dritto, e si è guadagnato la sua prima finale tra i grandi.

 

Non partirà favorito nel match contro Hubert Hurkacz, che da un lato ha fatto percorso netto – nessun set ceduto e due soli turni di servizio non difesi in tre partite – ma dall’altro non ha dovuto affrontare alcun top 100; tra quarti e semifinale, ha addirittura superato un giocatore che occupa la top 300 per un soffio (Quiroz) e un altro (Christian Harrison) che ha iniziato il torneo da numero 789 del mondo. Non certo un campo minato per il polacco, che ringrazia e oltre ai favori del pronostico in finale si prende anche la certezza di una testa di serie all’Australian Open (al momento la 29°); non a scapito di Lorenzo Sonego, per fortuna dell’italiano, poiché i forfait di Isner e Garin consentono al torinese di mantenere la 31° piazza nel seeding. Con Sinner che attende alla finestra: un altro forfait e ci sarà spazio anche per lui tra le teste di serie.

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ATP Delray Beach: Korda non ne ha più, secondo titolo per Hurkacz

Hubert Hurkacz vince il titolo a Delray Beach senza perdere un set. Sebastian Korda, seppur sconfitto, bussa alla Top100

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Hubert Hurkacz con il trofeo di Delray Beach 2021 (foto Twitter @DelrayBeachOpen)

(4) H. Hurkacz b. S. Korda 6-3 6-3

Il futuro può attendere ancora un po’ per il figlio d’arte Sebastian Korda (ATP n. 119), ma non ci sono dubbi che la strada intrapresa sia quella giusta. Dopo una settimana quasi trionfale, durante la quale quattro giocatori classificati più in alto di lui (Kwon, Paul, Isner e Norrie), l’ex campione juniores dell’Australian Open 2018 ha dovuto cedere il passo in finale alla maggiore esperienza e alla maggiore freschezza atletica del polacco Hubert Hurkacz, n. 35 ATP e testa di serie n. 4 del tabellone.

Entrato in campo con grande spavalderia, Korda ha subito ottenuto il break a zero aggredendo l’avversario con la risposta. Hurkacz tuttavia non si è fatto impressionare dalla partenza a razzo del suo avversario, e dall’1-3 del primo set ha infilato cinque giochi consecutivi per chiudere il primo parziale 6-3 in 34 minuti. Decisivo l’ottavo gioco, nel quale Korda ha ceduto la battuta da 30-0, iniziando ad avvertire il fastidio alla gamba sinistra che lo ha costretto poco dopo a chiedere un medical time-out. “Ho giocato diverse partite piuttosto lunghe questa settimana, ho cominciato a sentire un dolore all’adduttore che si propagava fino all’inguine ogni volta che atterravo dal servizio – ha spiegato Sebastian dopo la partita – In ogni modo non si tratta di una scusa, dal 2-1 del primo set è stato lui il giocatore migliore”.

 

L’intervento del fisioterapista sull’1-2 del secondo set non ha potuto far molto per migliorare la situazione della gamba di Korda, che ha continuato a fare esercizi di allungamento tra un punto e l’altro ed ha subito il break decisivo subito dopo, siglato da un doppio fallo e due errori gratuiti da fondocampo.

Secondo sigillo in carriera per Hurkacz, dopo il successo di Winston-Salem nel 2019, che gli vale l’ingresso nei Top 30 e nelle teste di serie per il prossimo Australian Open. Per il diciannovenne Korda, invece, un po’ di riposo a casa con la sua famiglia, che era in tribuna a Delray Beach per sostenerlo durante la finale: oltre a papà Petr (camipione dell’Australian Open 1998) e a mamma Regina (ex n. 26 WTA) c’erano anche le sorelle Jessica e Nelly, entrambe golfiste professioniste. Korda si è infatti cancellato dal Challenger di Istanbul della settimana prossima e raggiungerà il suo preparatore atletico in Repubblica Ceca per una sessione di rafforzamento fisico. “Anche se mi piacerebbe giocare quanti più tornei possibile, il mio corpo ha bisogno di riposo e di rinforzarsi – ha spiegato Korda – Sono fortunato che il mio preparatore è un ottimo comunicatore e dopo essermi riposato qui in Florida andrò da lui”.

Nel frattempo con questo risultato Korda si è avvicinato alla Top 100: a partire da lunedì prossimo salirà fino al n. 103, suo miglior ranking in carriera.

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Bublik infortunato, de Minaur trionfa ad Antalya dopo due giochi

Un infortunio alla caviglia impedisce al kazako di giocare: match sospeso dopo sette minuti e quarto titolo in carriera per l’australiano. “Un buon modo per iniziare l’anno”

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Alex de Minaur con il trofeo di Antalya 2021 (via Instragram, @alexdeminaur)

[4] A. de Minaur b. [8] A. Bublik 2-0 rit.

Ci si aspettava un match frizzante con scambi altamente coinvolgenti nella finale dell’ATP 250 di Antalya, e invece la delusione per il mancato spettacolo è arrivata ancora prima che l’acquolina in bocca potesse formarsi. Alex de Minaur e Alexander Bublik sono rimasti in campo per sette minuti prima che il kazako fosse costretto ad alzare bandiera bianca per un infortunio alla caviglia. Si è dunque concluso così il torneo di Bublik che fino a quel momento lo aveva visto vincere quattro incontri con gran fiducia, incluso quello su Matteo Berrettini.

Ho subìto un infortunio nel mezzo della partita ed ho pensato di ritirarmi, ma mi sono detto ‘ok, ci proverò’“, aveva rivelato ieri il n. 49 del mondo dopo la semifinale vinta su Jeremy Chardy. “Ho quindi giocato incredibilmente bene al servizio, nel modo migliore che avessi mai fatto da Chengdu 2019. Ho colpito a piena potenza in quasi ogni servizio, e sono stato fortunato a vincere la partita”. Evidentemente però il problema deve essersi ripresentato in maniera più insistente, impedendogli di giocare quest’oggi. Possiamo solo immaginare quanto sia grande il rammarico del francese in questo momento.

Per de Minaur invece si tratta del quarto titolo ATP in carriera, arrivato in maniera piuttosto agevole nell’ultimo atto ma non per questo meno meritato. Dopo tre vittorie in due set, solamente ieri il giovane australiano aveva perso il suo primo parziale del torneo contro David Goffin e la vittoria su un ex top 10 come il belga può dargli una bella spinta in vista dello Slam casalingo. Lo scorso anno una serie di infortuni avevano compromesso la sua stagione, chiusa con 13 vittorie a fronte di 10 sconfitte e nessun titolo conquistato. In questo 2021 invece la musica è cambiata sin da subito e, proprio come accaduto nel 2019 quando trionfò a Sydney, è arrivato un titolo nel mese di gennaio.

 

Non è la finale che vuoi per vincere un titolo. Però ho giocato un bel tennis per tutta la settimana ed è un buon modo per iniziare l’anno”, ha dichiarato l’australiano nella conferenza stampa post match. “Siamo in una bolla per tutto il tempo, passiamo dall’hotel ai campi e dai campi all’hotel. Qui avevamo un minimo di libertà di muoverci, sempre senza lasciare l’hotel. Sarà bello tornare a giocare di fronte al pubblico: è una cosa che mi da energia“.

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ATP Antalya: Bublik sfiderà de Minaur in finale

Il kazako prosegue la corsa verso il suo primo titolo. Alex “the Demon” batte Goffin al terzo

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Iniziato con l’handicap della mancata copertura televisiva e persi gli ultimi azzurri nei quarti di finale, il torneo di Adalia (meglio noto come ATP 250 di Antalya) procede incurante verso l’ultimo atto. Nella mattinata, la prima semifinale ha visto la quarta testa di serie Alex de Minaur superare in tre set il secondo favorito del seeding David Goffin, già battuto nell’unico precedente in occasione delle Finali di Coppa Davis del 2019. Sette doppi falli e appena il 50% di prime in campo per David che è riuscito a salvare una sola delle cinque palle break concesse. La prima, subito trasformata da de Minaur nel gioco di apertura, ha deciso un set con Goffin pressoché nullo in risposta: appena tre punti conquistati. La situazione si capovolge quasi simmetricamente nel secondo parziale che il n. 16 del mondo fa suo trasformando l’unica opportunità avuta nel primo turno di risposta per poi procedere indisturbato fino al 6-3. David, che aveva finito la passata stagione con cinque sconfitte consecutive, crolla però nel finale e de Minaur chiude 6-2 rimanendo sotto le due ore di gioco.

“È un peccato perché avevo tutto per poter vincere questo match” sono le parole di Goffin riportate dal quotidiano belga La DH. “Nel terzo set ci sono stati degli scambi molto buoni. Sono stato molto offensivo, perché lui non stava facendo granché. Gli è riuscito qualche lob fortunato ed è salito 4-2. Ma avrei dovuto mettere più prime palle”. Con all’attivo i trofei di Zhuhai, Atlanta e Sydney, tutti alzati nel 2019, Alex torna così in finale a meno di tre mesi da quella di Anversa persa da Humbert. Un percorso non certo dei più complicati per lui che ai quarti ha trovato Basilashvili, tornato a vincere un incontro (due, in questo caso) dopo oltre dieci mesi graziato da Andrea Arnaboldi che ha servito per il match, mentre la classifica media dei primi due avversari del ventunenne di Sydney era oltre il n. 400.

In finale, a sorpresa ma fino a un certo punto, de Minaur se la vedrà con Alexander Bublik, giustiziere di Caruso e Berrettini, che in semifinale ha avuto la meglio di Jeremy Chardy in tre set. Vinta 6-4 la prima partita dopo aver servito invano già sul 5-2, il ventitreenne kazako cede la seconda al tie-break. Nel terzo, rimane aggrappato all’avversario salvando sei palle break tra il primo e il settimo game e sul 5 pari strappa il servizio francese alla prima opportunità della frazione e chiude con la battuta. Dopo le finali perse nel 2019 a Chengdu da Pablo Carreño Busta e a Newport da John Isner, mercoledì vedremo se “la terza è buona” per portare a casa (passando prima per Melbourne) il suo primo titolo.

 

Risultati:

[4] A. de Minaur b. [2] D. Goffin 6-4 3-6 6-2
[8] A. Bublik b. J. Chardy 6-4 6-7(4) 6-3

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