Il coach di Andy Murray: "La quarantena forzata è un disastro per i giocatori"

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Il coach di Andy Murray: “La quarantena forzata è un disastro per i giocatori”

Secondo Matt Little, i tennisti che per due settimane non metteranno il naso fuori dalla loro stanza correranno dei rischi. “Il servizio è un colpo rischioso. Dovranno lavorare sull’agilità anche in camera d’albergo”

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Andy Murray - Finali Coppa Davis 2019 (via Twitter, @DavisCupFinals)

L’esperienza della quarantena ha toccato milioni di persone da un anno a questa parte. Il tema è il centro di un dibattito che riguarda i 72 giocatori costretti, una volta arrivati in Australia con tampone negativo, a stare in isolamento perché ritenuti tra i “contatti stretti” di persone con cui hanno volato, poi risultate positive al coronavirus.

Come detto, i tennisti devono fare (e stanno facendo) la loro parte nella lotta al virus, come ogni altro cittadino del mondo. Ciò che fa discutere è il rischio che i 72 sfortunati dovranno correre: arriveranno fisicamente impreparati a un torneo probante com’è l’Australian Open e si esporranno a infortuni (anche seri). Nei 7-10 giorni che precedono lo Slam, riprenderanno gli allenamenti sul campo e giocheranno un torneo di preparazione (sempre a Melbourne), ma potrebbe non bastare.

La situazione preoccupa anche il coach del team di Andy Murray, Matt Little, che da tredici anni si occupa del lavoro di potenziamento fisico del campione scozzese. Murray purtroppo è risultato positivo al tampone prima di salire sull’aereo per Melbourne e non potrà raggiungere la città in tempo per giocare l’Australian Open. “Il fisico dei giocatori di tennis d’élite funziona al contrario rispetto a tutti noi” ha detto nel corso di una chiacchierata con Metro.com. “Noi abbiamo dolori ai muscoli e ci irrigidiamo quando iniziamo a fare un po’ di esercizio, mentre loro hanno rigidità e dolore ai muscoli quando smettono di fare esercizio. È un po’ come il caso di un’auto sportiva che non si usa. Inizia a ingolfarsi. Questo accade perché i loro corpi sono così finemente regolati e si sono allenati così tanto per questi eventi, che in realtà se smettono di muoversi e interrompono la routine, allora possono sorgere tanti problemi. Questo scenario per loro è un disastro“.

 

Che tipo di problemi, nello specifico? “Recupereranno la maggior parte dei meccanismi tattici e di gioco, ma ciò che è pericoloso è l’esposizione del corpo a un’attività così esplosiva dopo due settimane di stop. Se non lo provi per alcune settimane, il servizio è un colpo rischioso. Spero di sbagliarmi, ma mi aspetterei molte spalle doloranti. Anche se lo fanno da posizione inginocchiata, è importante provarlo ed esporre la spalla a quella velocità di movimento. La maggior parte dei giocatori scaglierà 30-40 servizi in un set, che significano circa 150 servizi in un match maschile che dura 5 set. Tutti movimenti ad alta velocità che fanno lavorare molto la spalla. Vedendo tennisti che tornano in campo dopo una sola settimana di riposo, le spalle impiegano un’eternità per riabituarsi a quell’azione. Tutto ciò è causato dalla decelerazione del braccio: dopo aver colpito la palla, con un movimento molto rapido, bisogna rallentare il braccio e questo è il compito dei piccoli muscoli dietro l’articolazione della spalla. Devono tirare forte per farlo e perciò si irritano e causano problemi se non è un movimento abituale“.

Nelle stanze d’albergo (in alcuni casi spaziose, in altri molto meno) i tennisti che non possono andare in palestra o ai campi stanno provando a usare l’ingegno per tenersi in forma. C’è chi ha piazzato il materasso contro il muro per tirare qualche rovescio, chi sul pavimento architetta dei piccoli percorsi e chi usa l’arredamento per fare gli esercizi. Il torneo ha anche fornito loro l’attrezzatura necessaria per allenarsi, ma secondo Little, questo potrebbe non bastare: “Ci si deve muovere il più possibile. È importante fare un po’ di spazio e lavorare sull’agilità, anche su due tre metri, ma ad alta velocità. In un match la maggior parte degli spostamenti sono dai tre ai cinque metri, dunque lo spazio dovrebbe bastare per questo lavoro”.

Non è affatto da sottovalutare anche il rientro in campo dopo le due settimane di quarantena: Per due-tre giorni dovranno aumentare gradualmente i carichi di lavoro, per poi diminuire man mano che il torneo si avvicina. L’ultima cosa da fare è stare in campo a colpire per 4-5 ore. Dovranno entrare nel torneo freschi e pronti fisicamente, ma non troppo doloranti”. Infine, secondo Little “quaranta o cinquanta anni fa questo non sarebbe stato un problema, perché i giocatori erano molto meno atletici e non si muovevano come lo fanno ora. La probabilità che un giocatore che si è allenato in queste settimane si infortuni è notevolmente più bassa rispetto a chi ha dovuto restare in hotel”.

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Australian Open 2022, entry list femminile: non ci sarà Serena Williams

La statunitense dà forfait su consiglio dei medici per via delle non adeguate condizioni fisiche. Presenti tutte le Top 40, inclusa la campionessa uscente Naomi Osaka. Per l’Italia Giorgi e Paolini nel tabellone principale

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Serena Williams - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Comanda Ashleigh Barty nell’entry list femminile dell’Australian Open 2022. La numero uno del mondo – che ha saltato le Finals messicane vinte da Garbine Muguruza e tenterà di far vincere in casa l’Australia dopo 44 anni – guida una lista di partecipanti che comprende tutte le migliori 40 del ranking compresa la campionessa in carica (e due volte del torneo) Naomi Osaka. Non ci sarà invece Serena Williams, assente da Wimbledon 2021 ed evidentemente non ancora in grado di tornare a competere. La rinuncia è avvenuta “su consiglio dei medici” – come ha dichiarato in una nota – e lascia comunque dubbi su quali potranno essere le sue prospettive di rientro a 40 anni. “Anche se questa non è una decisione facile da prendere, non sono dove devo essere fisicamente per competere“, ha spiegato la sette volte campionessa del primo Slam dell’anno, a meno uno dall’eguagliare – missione sempre più complicata, a questo punto – l’ambito record di tutti i tempi di Margaret Court.

Altro forfait rilevante quello di Bianca Andreescu, già annunciato, con la campionessa dello US Open 2019 che ha deciso di prendersi per motivi personali un periodo di pausa dal circuito. Prima volta a Melbourne Park, invece, per la diciannovenne campionessa dello US Open Emma Raducanu, un anno fa di questi tempi ancora ai margini dei tornei che contano. Prima che le cambiasse la vita. Tra le azzurre, main draw garantito solo per Camila Giorgi e Jasmine Paolini, mentre Martina Trevisan è fuori di otto posizioni (al netto di altre eventuali rinunce).

 

Di seguito la entry list completa:

Qui le entry list aggiornate dell’Australian Open 2022

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Australian Open 2022, entry list maschile: Djokovic c’è, sembra ormai certa la sua presenza a Melbourne. Manca solo Federer fra i Top 50

Attesa una conferma ufficiale da parte di Nole, che non beneficerà di eccezioni per quanto riguarda le norme vaccinali. Nove gli italiani nel main draw

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Novak Djokovic con il trofeo - Australian Open 2021 (vai Twitter, @AustralianOpen)

Nella lista dei partecipanti all’Australian Open 2022 (17-30 gennaio) c’è Novak Djokovic. Sembrano così svanire quindi i dubbi sulla partecipazione del numero uno ATP, legati al suo non aver voluto rivelare di essere stato vaccinato (requisito essenziale per la partecipazione, senza esenzioni se non per particolari esigenze di natura medica). Il nome di Djokovic era già presente tra i convocati della Serbia per l’ATP Cup in programma dal primo gennaio a Sidney e questo – nonostante le condizioni di ammissione fossero diverse – aveva lasciato intendere come si procedesse verso una schiarita. Il campione in carica potrà quindi andare alla rincorsa del decimo titolo a Melbourne Park, oltre che dell’atteso sorpasso su Roger Federer e Rafael Nadal, fermi a quota 20 Slam conquistati in carriera. Proprio lo svizzero – come da lui stesso annunciato da qualche settimana – sarà l’unico assente dei primi 50 del ranking. Fuori dai giochi anche Stan Wawrinka, campione del torneo nel 2014, che manca dal circuito da marzo e si è sottoposto a giugno a un intervento chirurgico al piede sinistro. Rafa invece dovrebbe esserci, pur avendo deciso di saltare la ATP Cup: il maiorchino potrebbe quindi decidere di giocare direttamente l’Happy Slam senza tornei di preparazione.

Principali antagonisti di Djokovic, non solo da ordine di ingresso, il vincitore dell’ultimo US Open (e della Coppa Davis) Daniil Medvedev e il fresco campione delle ATP Finals Alexander Zverev. Folta al solito la pattuglia italiana nel main draw (nove presenze), con la speranza che possa essere ulteriormente integrata dalle qualificazioni: significativa l’attesa per il rientro di Matteo Berrettini dopo lo stop di Torino – anche qui, lo rivedremo prima in ATP Cup -, con lui in lista anche Jannik Sinner, Lorenzo Sonego, Fabio Fognini, Lorenzo Musetti, Gianluca Mager, Stefano Travaglia, Marco Cecchinato e Andreas Seppi. Ai primi posti nella lista degli alternates (dove non ci sono azzurri) Aljaz Bedene e Pierre-Hugues Herbert. Come nella scorsa edizione, si va verso la concessione di una wild card a Andy Murray – cinque volte finalista tra il 2010 e il 2016 – che ha chiuso il 2020 al numero 134 del ranking.

Di seguito la entry list completa:

 

L’entry list aggiornata dell’Australian Open 2022

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Australian Open 2022, per ora nessuna misura contro la variante Omicron nello stato del Victoria

Il premier del Victoria Daniel Andrews conferma: nessuna strategia specifica contro la nuova variante. Decisione destinata a cambiare nell’eventualità di una nuova ondata?

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Veduta del Campo 3 di Melbourne Park (foto Twitter @AustralianOpen)

Ormai è chiaro che questo Slam s’ha da fare. I soldi in ballo sono troppi per Tennis Australia e obbiettivamente se loro sono stati in grado di organizzare un evento così mastodontico nelle condizioni complicatissime dello scorso anno, non c’è motivo per cui non possano fare anche di meglio nel 2022. Come annunciato nelle scorse settimane, solo i tennisti che hanno completato il ciclo vaccinale potranno prendere parte al torneo (con speciali esenzioni legate a specifiche condizioni mediche) ma purtroppo ci sono delle varianti del coronavirus contro le quale alcuni vaccini non sembrano essere efficaci, e al momento la più invulnerabile è quella ‘Omicron’. Diffusasi inizialmente in Sud Africa, per termini logistici e di vicinanza un Paese come l’Australia può essere maggiormente a rischio, ma per ora non sono state prese contromisure al di là di quelle già in atto.

Il premier dello stato del Victoria Daniel Andrews ha promesso che il suo governo non perseguirà una strategia ad hoc di fronte alla nuova variante e rimarrà sulla stessa linea del New South Wales sulle restrizioni per i viaggi. Con l’avvicinarsi del Natale, Andrews ha affermato che Victoria e il New South Wales (lo stato che ha per capitale Sydney) faranno “tutto il possibile” per mantenere le stesse regole di viaggio in modo che le persone possano pianificare riunioni di famiglia e vacanze. Dunque saranno consentiti i movimenti tra i due stati prima delle festività natalizie. Per quanto riguarda lo stato di contagi invece lo Stato di Victoria ha registrato sette morti e 980 nuovi casi domenica mattina, un netto calo rispetto ai 1365 casi di sabato. 299 persone sono in cura, con 83 persone in terapia intensiva e 16 con ventilatori.

Questa strategia va leggermente in controtendenza con quella di altri Paesi anglofoni dell’emisfero boreale. Il Regno Unito ha infatti adottato una tattica più cauta dopo aver annunciato che tutti i viaggiatori entranti nel Paese devono ora fare un test COVID-19 pre-volo indipendentemente dal loro status vaccinale. Negli Stati Uniti, invece, il dottor Anthony Fauci è un po’ più ottimista: ha affermato che i dati iniziali dal Sud Africa, l’epicentro dell’epidemia di Omicron, non hanno mostrato un’impennata dei ricoveri a causa della variante, facendo sperare che non porti a conseguenze gravi. Ha detto inoltre che si aspettava che l’attuale divieto del paese ai viaggiatori provenienti dell’Africa meridionale venga revocato presto. La domanda a questo punto è se queste decisioni del governo statale cambieranno nell’eventualità di un’ondata legata a questa variante.

 

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