Australian Open, la quarantena dura ha inciso sui risultati delle partite?

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Australian Open, la quarantena dura ha inciso sui risultati delle partite?

Diamo un’occhiata alle prestazioni di Andreescu, Azarenka, Nishikori e degli altri tennisti che non si sono potuti allenare per due settimane

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Vika Azarenka - WTA Melbourne 3, Grampians Trophy 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

L’Australian Open del 2021 verrà sempre ricordato come lo Slam della quarantena, con i giocatori costretti a passare 19 ore al giorno in camera per due settimane prima di potersi allenare. Per un gruppo ristretto di partecipanti (72, i nomi di 70 dei quali sono trapelati nella seconda metà di gennaio), però, il confinamento è stato ancora più severo, perché uno o più passeggeri dei voli charter con cui sono giunti a Melbourne sono risultati positivi al coronavirus. Questa situazione si è tradotta in un isolamento di due settimane in cui questi giocatori non hanno potuto lasciare le rispettive camere d’albergo, potendo iniziare ad allenarsi solo a fine mese, quando i tornei di preparazione e soprattutto l’Happy Slam erano ormai alle porte.

Molti hanno sostenuto che per questo motivo il torneo sarebbe stato falsato, visto che i membri della malcapitata congrega avrebbero avuto solo pochi giorni per rimettersi in forma e ricominciare a sentire i colpi – ma è stato davvero così? Il nostro guru dei numeri Federico Bertelli si è quindi messo a guardare le prestazioni del gruppo (38 uomini, di cui si è occupato personalmente, e 32 donne, integrate successivamente), cercando di capire se effettivamente abbiano reso al di sotto delle aspettative.

L’idea è di classificare i giocatori sulla base della classifica degli avversari da cui sono stati battuti: quando la classifica del giocatore x è inferiore a quella dell’avversario, possiamo parlare di una performance “in linea con il ranking” (per esempio Nishikori battuto da Carreno); quando la classifica è superiore a quella dell’avversario, il giocatore ha “underperformed”, perché è stato battuto da un avversario almeno teoricamente inferiore, come successo ad Andreescu con Hsieh; infine, quando viceversa la classifica è superiore a quella di almeno un avversario battuto, il quarantenato ha “overperformed” – è il caso, fra gli altri, di Cirstea con Kvitova.

 

UOMINI

Questa è la lista dei 31 singolaristi:

Grafico a cura di Federico Bertelli

Come si può notare, la maggior parte ha bene o male fatto quanto era lecito aspettarsi, visto che la prestazione di 20 di loro (17 fuori al primo, 3 al secondo) è stata in linea con il ranking: vittorie con i più deboli e sconfitte con i più forti – suona come un giudizio morale ma non è così, pura vox media.

Colpisce che in questa categoria rientri anche Carlos Alcaraz Garfia, il classe 2003 che però ha effettivamente avuto fortuna con il sorteggio, incontrando un avversario dalla classifica inferiore e che aveva a sua volta fatto la quarantena dura, vale a dire Botic Van De Zandschulp – l’olandese peraltro aveva fatto benissimo nella settimana precedente allo Slam, andando vicino a battere Khachanov nei quarti di Melbourne 1, dove Alcaraz ha invece fatto gli ottavi. Alcaraz-Van De Zandschulp non è stata peraltro l’unica sfida fra sfortunati, visto che anche il ceco Machac e lo spagnolo Vilella Martinez si sono trovati di fronte dopo aver patito lo stesso destino, e lo stesso vale per l’argentino Londero e per il francese Muller, ripescato all’ultimo minuto in sostituzione di Federico Delbonis, per Ivashka-Safiullin, e per Daniel-Cressy.

Machac, Muller, Cressy e Safiullin hanno vinto i rispettivi incontri (il ceco ha poi ben figurato con Berrettini), e sono stati quattro dei sei dell’elenco a battere giocatori più alti in classifica. Anche Tomic ci è riuscito con Sugita, che si è per la verità ritirato, mentre uno, quell’Aslan Karatsev di cui abbiamo già raccontato nei giorni scorsi, ha battuto persino un Top 10 come Schwartzman e raggiunto le semifinali, affermandosi come grande sorpresa del torneo. A dire il vero, peraltro, la posizione del russo e dell’australiano non è chiara, perché ESPN, in un pezzo pubblicato ieri sull’argomento, non li ha inclusi fra gli atleti soggetti alla quarantena dura, cosa che sembra abbastanza strana quando pensiamo che tutti gli altri qualificati e lucky loser erano sullo stesso volo, ed è quindi presumibile che ci fossero anche loro, ma non ve n’è certezza al momento.

Proprio El Peque ed FAA si sono trovati in una parte di tabellone curiosamente densa di quarantenati, visto che l’argentino ha affrontato solo giocatori facenti parte di questa lista, mentre il canadese aveva già battuto Stebe prima di affrontare Karatsev. Un altro che ha avuto la buona sorte dalla sua è Alex De Minaur, che ha battuto due giocatori della lista di cui sopra prima di affrontare Fognini, e chissà che la combinazione fra la differenza di condizione degli avversari e l’assenza di pubblico abbia contribuito (ancorché in misura minore, l’accoppiamento tecnico-tattico era già favorevole all’italiano) alla netta affermazione di Fabio.

Alla fine, quindi, solo cinque giocatori hanno perso contro avversari teoricamente inferiori, e due li abbiamo già citati: uno è Londero, e può anche darsi che aver cambiato avversario all’ultimo secondo abbia influito sulla sua sconfitta; poi abbiamo Vilella Martinez, che però verrà superato dal suo carnefice Machac alla fine del torneo, ed è quindi un caso limite; si aggiungono poi Ivashka e Daniel. L’ultimo è Benoit Paire, sconfitto da Gerasimov e non necessariamente la rappresentazione del tennista medio dal punto di vista dell’abnegazione e della tenuta mentale.

In sostanza, perciò, non sembra che le due settimane senza allenamenti abbiano avuto una grossa influenza sui risultati ottenuti a Melbourne da questi giocatori. Va detto però che la valutazione è resa difficoltosa dal fatto che in questa lista c’è solo una testa di serie, vale a dire Paire, e che anzi la maggior parte dei giocatori in questioni siano dei qualificati o lucky loser, e questo significa che ciascuno di loro avesse delle discrete chance di essere sorteggiato contro avversari più forti, rendendo quindi difficile sapere se un’eventuale sconfitta sia stata determinata dalla superiorità del rivale o dalla quarantena.

Attenendosi a questo parametro, inoltre, quando si guarda alla lista dei doppisti
rimane la sensazione che forse la quarantena abbia influito meno del previsto:

Grafico a cura di Federico Bertelli

Il doppio è ovviamente più opaco da questo punto di vista, perché lo sforzo fisico è minore e soprattutto si gioca in coppia, ma comunque abbiamo due giocatori che hanno fatto meglio del previsto (Monroe e Arevalo) e altrettanti che hanno fatto peggio, peraltro partner (e qui la cattiva sorte ci ha veramente messo del suo), il messicano Gonzalez e il brasiliano Demoliner (con cui abbiamo parlato in esclusiva). Nemmeno in questo limitato sample, dunque, abbiamo prove di una grande incidenza della quarantena dura.

DONNE

Questa è invece la lista, decisamente più nobile, delle 31 giocatrici (ci sono solo cinque doppiste, che quindi sono state accorpate al gruppo principale ed evidenziate in rosso, fra cui due coppie, Dabrowski/Mattek-Sands e Kalashnikova/Garcia Perez) che hanno partecipato al Grampians Trophy (torneo organizzato per le atlete soggette allo status speciale) o che, pur iscritte, se ne sono tirate fuori:

Grafico a cura di Tommaso Villa

In realtà le tenniste sarebbero 32, come scritto all’inizio, ma non è stata inclusa Yastremska, che non è potuta scendere in campo in quanto sospesa per doping.

A prima vista, la situazione sembra totalmente diversa, e forse lo è: nessuna di loro è ancora nel torneo, e ben 13 giocatrici hanno perso da favorite, incluse Andreescu, Azarenka, Bencic (che ha battuto due colleghe di malasorte prima di uscire) e Kerber, mentre le uniche a sorprendere in positivo sono state Brady (che è segnata come in linea con il ranking ma ha comunque raggiunto i quarti, dove sarà favorita con Pegula), Kuznetsova (che è comunque una campionessa e fra l’altro ha battuto un’avversaria che la segue di un solo posto nel ranking, vale a dire un’altra giocatrice danneggiata dal Covid in aereo come Strycova), Li, Potapova, Krejcikova e Cirstea – quest’ultima ha addirittura battuto Petra Kvitova, come ricordato all’inizio. Inoltre, Vika (che ha accusato problemi respiratori) e la teutonica hanno dichiarato espressamente di non essere riuscite a gestire la quarantena, attribuendole almeno in parte le ragioni delle rispettive sconfitte. A prima vista, quindi, si potrebbe dire che le giocatrici più forti siano state danneggiate dall’impossibilità di allenarsi, fenomeno come detto non verificabile al maschile.

Detto questo, però, si possono fare delle contro-osservazioni che sembrano quantomeno mitigare l’assunto secondo cui la quarantena dura avrebbe influito in maniera preponderante sulle eliminazioni di queste giocatrici. Innanzitutto, l’unica che ha perso in singolare contro un’avversaria fuori dalle prime cento è la povera Paula Badosa, unica partecipante al torneo a risultare positiva al tampone e a suo dire abbandonata da Tennis Australia; questo significa che sì, molte hanno perso con rivali sulla carta inferiori, ma sostanzialmente nessuna è stata sconfitta da avversarie inadeguate al livello di uno Slam.

Come se non bastasse, c’è una motivazione storica che ci aiuta a mettere l’impatto dell’isolamento in prospettiva. Le eliminazioni di teste di serie nei primi due turni, infatti, sono abbastanza in linea con i numeri degli anni scorsi: nel 2021, 12 delle prime 32 sono uscite nei primi due turni, fra cui sei delle prime sedici; lo scorso anno erano 11 (di cui quattro delle prime sedici), nel 2019 ancora 11 (tre delle prime sedici), nel 2018 ben 17 (di cui addirittura 10 fra le prime), nel 2017 14 (quattro delle prime).

Come si vede non c’è stata un’impennata clamorosa di upset, al limite una più lieve ai vertici, ma se guardiamo a chi è uscito presto, la quarantena dura sembra essere solo parte del problema: Andreescu non giocava da un anno, Bencic aveva fatto solo una partita dopo il lockdown dello scorso anno prima di venire in Australia, Azarenka ha avuto un momento di kleos fra agosto e settembre del 2020 ma deve ancora confermare di essere tornata al top in pianta stabile; allargando ulteriormente il campione, poi, né Kerber né Stephens, per fare due nomi di una certa schiatta, sono in un momento favorevole delle rispettive carriere, e quindi una sconfitta al primo turno può non essere così sorprendente nel loro caso, anche se va detto che la portata del 6-0 preso dalla tedesca in meno di 20 minuti contro Pera fa pensare che nel suo caso la mancanza di preparazione possa aver influito più che per altre o altri. D’altro canto, però, una tennista in ascesa come Jen Brady è riuscita ad emergere positivamente, e il numero di giocatrici che hanno avuto risultati in linea con il ranking è comunque pari a quello di chi ha reso al di sotto delle aspettative.

In conclusione, quindi, le due settimane di quarantena dura sono state un grande test dal punto di vista psico-fisico? Certamente. Hanno influito almeno in parte sul rendimento dei giocatori? Probabile – urge ripetere che solo sei atleti su 69 che hanno giocato, un singolarista, una singolarista e quattro doppisti, sono arrivati almeno agli ottavi di finale nei rispettivi tabelloni. Si può dire, però, che la valutazione del loro impatto sulle prestazioni andrebbe forse ridimensionata? L’analisi di cui sopra fa pensare che sia così.

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Steve Flink: “Osaka vincerà almeno 11 o 12 Slam”

Seconda parte del video di fine Australian Open con il Direttore Scanagatta, stavolta sul torneo femminile. Brady può vincere dei grandi tornei? C’è ancora speranza per il titolo N.24 di Serena?

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Naomi Osaka - US Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

La regina dell’Australian Open è per la seconda volta Naomi Osaka: la ventitreenne giapponese ha superato in finale Jennifer Brady, risultato che le è valso il quarto slam della carriera, tutti sul cemento, e sembra pronta a dominare il circuito, mentre la padrona di casa e attuale N.1 Ashleigh Barty non è riuscita a trovare il suo miglior tennis dopo un anno di stop, spegnendosi al primo momento di difficoltà. Questi sono alcuni dei temi che il direttore e Steve Flink hanno affrontato nella loro chat post-torneo. Di seguito il video:

00:00 – Ubaldo: “Steve, sono sicuro che tu non sia così sorpreso del fatto che abbia vinto la Osaka”. Flink: “No, non lo sono. Eravamo entrambi d’accordo che avesse ottime possibilità di vincere. Sta emergendo come la possibile dominatrice del circuito. Potremmo discutere di quanti Slam vincerà in carriera. Prima del torneo non era al top fisicamente per un piccolo infortunio, c’era qualche preoccupazione, ma ho sempre pensato che se fosse stata bene sarebbe arrivata in finale con ottime possibilità di vincere ed è andata così”.

01:55 – Ubaldo: “Osaka è stata in difficoltà una volta sola in tutto il torneo, con Muguruza quando ha dovuto salvare match point”. Flink: “Sicuramente è stato il match migliore del tabellone femminile. La spagnola ha giocato un grande match, ed è andata vicina a vincere. Per me la rimonta è stato merito di Osaka più che demerito di Muguruza. Credo sia stata spettacolare negli ultimi tre giochi dell’incontro, praticamente ingiocabile”. Ubaldo: “Sicuramente io mi aspettavo che Muguruza facesse qualcosa in più. Ha un po’ troppi alti e bassi, più di quelli che dovrebbe avere una vera campionessa. Lei del resto ha vinto degli Slam, ma nell’ultimo anno non ha fatto così bene. Hai ragione, tendo a credere che abbia commesso troppi errori gratuiti contro Osaka, anche se è vero che Naomi serve benissimo, tocca i 190 km/h, qualcosa che non riesce a molti uomini. Insomma, rispondere non è facile. Però quando hai match point e non li sfrutti forse un po’ di rimpianti li hai sempre. Osaka è stata aggressiva, ha approfittato delle opportunità che ha avuto, ma Muguruza forse è stata troppo conservativa”.

 

06:07 – Ubaldo: “Osaka è molto forte quando ha l’iniziativa, quando può comandare il gioco. Secondo me non lo è altrettanto quando deve difendersi”. Flink: “Sono d’accordo, ma è molto veloce, può migliorare molto nella difesa. Inoltre colpisce bene da entrambi i lati e ha un gran servizio. Ha un gran kick sulla seconda palla che spesso la toglie dai guai. Con questo servizio non vedo come non possa vincere Wimbledon prima o poi”.

09:15 – Ubaldo: “Parliamo ora di quello che Osaka può fare in carriera. Mats Wilander ha detto che può vincere tra i dieci e i quindici slam, se migliora sulla terra e sull’erba. Cosa ne pensi?”. Flink: “Sono d’accordo. Il mio pronostico è che possa vincere undici o dodici Slam, e mi sto tenendo stretto. Magari può diventare la Djokovic del circuito femminile. Non vedo perché non possa vincere diverse volte Wimbledon, e magari anche il Roland Garros un paio di volte. La vedo sicuramente andare in doppia cifra di Slam vinti e magari avvicinare Chris Evert e Martina Navratilova che ne hanno vinti 18”. Ubaldo: “Sono più ottimista sulle sue possibilità sull’erba piuttosto che su terra rossa. Sulla terra anche se servi forte ci sono difficoltà, lo abbiamo visto per Venus e Serena Williams. Bisogna muoversi bene, sapersi difendere, battere giocatrici forti sulla terra come può essere Halep”.

12.05 – Ubaldo: “Essendo un americano, e anche di quelli sciovinisti, ti aspettavi che Brady, la numero 26 del mondo, potesse centrare la finale dell’Australian Open dopo la semifinale a Flushing Meadows? Ora è numero 13 del mondo; non so tu, ma credo nessuno pensasse potesse fare un torneo così…” Flink: “Non sono rimasto scioccato, non mi aspettavo magari che arrivasse in finale, ma comunque ultimamente stava giocando molto bene sul cemento. Speravo che facesse bene, e dire che ha dovuto fare la quarantena per il discorso del Covid, ma si è ripresa molto bene, ha avuto un ottimo atteggiamento. Ha un diritto incredibile, poi una volta che è arrivata in finale contro Osaka si è fatta un po’ prendere dall’agitazione”. Ubaldo: “Sì, si è visto quando ha sbagliato quella palla del 5-5 sbagliando un diritto a un metro dalla rete. Un errore incredibile che l’ha un po’ scioccata perché poi ha perso i successivi due o tre game facilmente”. Flink: “Vedo Brady in grado di vincere due o tre Majors”.

16:34 – Flink: “Muchova ha fatto un grande torneo. Barty la stava distruggendo per 6-1 nel primo set, pensavo vincesse facilmente in due set. Poi Muchova ha interrotto il gioco uscendo dal campo e questo forse ha deconcentrato l’australiana. Ma per essere onesti in semifinale contro Brady ha dimostrato di essere forte, avrebbe potuto essere lei a vincere. Ma per Barty è stato un peccato perdere quel match in Australia, quando tutti speravano potesse vincere davanti al suo pubblico”. Ubaldo: “Barty è stata sfortunata perché avrebbe dovuto giocare davanti ai suoi tifosi ma ci sono stati quei cinque giorni di lockdown per il Covid”.

18:28 – Ubaldo: “Parliamo di Serena Williams. Ha lasciato la sala stampa, dopo aver perso con Osaka, dicendo che forse è stato il suo ultimo Australian Open. Credi sia così? Ha comunque battuto la Halep, la numero due del mondo, 6-3 6-3, prima di perdere contro la Osaka per 6-3 6-4. Ha anche battuto Sabalenka, che arrivava da una striscia di vittorie”. Flink: “Per me è stata una grande vittoria per Serena, perché Sabalenka è una delle giocatrici emergenti”. Ubaldo: “Quindi adesso dobbiamo capire se siamo alla fine della leggenda di Serena o se ha ancora la possibilità di raggiungere il ventiquattresimo Slam”.

Flink: “Ha fatto finale a Wimbledon e allo US Open nel 2018 e nel 2019, nel 2020 semifinale allo US Open perdendo in tre set da Azarenka, ora nel 2021 ha perso in semifinale da una super Osaka. Quindi non penso che sia così male. Ma Serena è stata troppo severa con sé stessa davanti ai microfoni. Dall’altra parte della rete ci sono anche le avversarie e sembra che, da come ha parlato, non fosse così forte quella con cui ha perso. Si è concentrata solo sul suo dispiacere e sui suoi errori. Però Osaka, se in finale allo US Open l’aveva sconfitta in un match tirato e pieno di controversie, stavolta l’ha battuta nettamente”.

25:30 – Ubaldo: “Però c’è anche un problema psicologico a mio avviso, sin da quando ha perso con Roberta Vinci allo US Open 2015. Da quella sconfitta e poi da quando è diventata mamma fatica perché vuole così disperatamente raggiungere il record di Slam di Margaret Court che ogni volta diventa troppo nervosa”. Flink: “In qualche modo sono d’accordo con il concetto che esprimi, da quel momento non è stata più la stessa Serena. Ma comunque è vicinissima al suo obiettivo. La questione è, può gestire la pressione nei match più importanti?” Ubaldo: “Come successe ad Edberg e Navratilova, ogni grande giocatore quando invecchia ha molti alti e bassi. Quindi Serena può giocare bene come ha fatto contro Halep e Sabalenka e poi meno bene quando serve davvero. La cosa più difficile è giocare sette match di fila al top del proprio livello”. Flink: “Sono d’accordo, ma credo anche che Osaka sia un’avversaria difficile per chiunque, in qualche modo ti intimidisce. Mi piacerebbe vederle di nuovo giocare contro, magari a Wimbledon. Sicuramente Osaka ha una grande fiducia avendo battuto Serena sia in finale che in semifinale Slam. Pensi che Serena centrerà mai il ventiquattresimo Slam?”. Ubaldo: “Secondo me no, perché non credo che riuscirà a mettere insieme sette match al livello a cui vorrebbe giocare. La miglior vittoria possibile che sogno per lei sarebbe vincere Wimbledon in finale contro Osaka”.

31:53 – Ubaldo: “Ci sono state grandi delusioni in questo torneo? All’inizio ci sono state alcune sconfitte sorprendenti, ad esempio quella di Kenin”. Flink: “Ha poi detto che non giocherà il prossimo torneo perché si è sottoposta ad appendicectomia. Sì, è stata una sconfitta spiacevole perché l’anno scorso ha vinto il torneo. Presto tornerà a competere, non sono preoccupato. Sicuramente aveva molta pressione perché difendeva il titolo dell’anno scorso, ma non era così probabile che potesse vincere per due anni di fila”.


Transcript a cura di Gianluca Sartori

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Steve Flink: “Djokovic e Nadal supereranno gli Slam di Federer”

Un commento sull’Australian Open maschile con il Direttore Scanagatta. Da Thiem delusione del torneo alla partita più bella

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Novak Djokovic con il trofeo - Australian Open 2021 (vai Twitter, @AustralianOpen)

L’Australian Open maschile è finito nel modo più pronosticabile, vale a dire con la vittoria di Novak Djokovic, ma mai come quest’anno il suo percorso è stato irto di difficoltà, come sottolinea Steve Flink nel suo terzo video su questa edizione del torneo girato con il direttore di Ubitennis. Quanto è andata vicina la Next Gen a scalzare i Big Three? Karatsev è un fuoco di paglia?

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

0:00 – Dopo una breve introduzione sui temi che verranno toccati, Steve parla della finale maschile: “Non ero così sicuro che Djokovic vincesse il torneo, vista la fatica nel match con Fritz; anche con Raonic non l’ho visto benissimo, ma dopo la vittoria su Zverev ho capito che avrebbe trionfato”. Medvedev era per alcuni il favorito nella finale, complice la striscia di venti vittorie consecutive (di cui dodici ottenute su atleti presenti in top 10) che lo ha visto protagonista. Per Djokovic è stata la finale Slam più rapida mai disputata: “Era impronosticabile una finale tra loro due così veloce, addirittura sotto le due ore”, afferma Flink. “Ma dopo che Nole ha recuperato il break nel secondo set, ha cambiato marcia ed ha vinto abbastanza agilmente”.

5:00 – Si analizza la prestazione di Djokovic: per Ubaldo “Novak ha fatto tutto giusto, ha variato i colpi di rovescio nel migliore dei modi, non ha nemmeno avuto bisogno del suo micidiale rovescio lungolinea”. Flink aggiunge che “Nole ha avuto un migliore piano tattico ed una migliore esecuzione nei colpi; una cosa che mi ha impressionato è che, nonostante il russo abbia servito il 64% di prime, sia stato breakkato sette volte”. Una delle chiavi del match per Flink è stata proprio la risposta di Djokovic sul primo servizio, “in particolare in chiusura di primo set. Il russo non ha mai avuto turni facili al servizio”.

8:10 – Nonostante gli ultimi precedenti fossero a favore di Medvedev, come ad esempio il match disputato allo scorso Masters, “giocare una finale Slam è un discorso completamente diverso. E Djokovic è molto più abituato a disputare match di questa importanza. Per Medvedev era soltanto la seconda finale Slam”, dice Flink. Novak ha vinto la sua nona finale su nove agli Australian Open, “su una superficie dove in tanti sanno giocare bene, per cui è un risultato ragguardevole. Soprattutto se guardiamo al punteggio netto col quale ha vinto: nessuno si sarebbe aspettato una vittoria così schiacciante”. Ubaldo pone l’accento sulle critiche ricevute dal serbo durante il torneo riguardo l’infortunio occorsogli contro Fritz: “Penso che Novak abbia commesso degli errori dal punto di vista delle relazioni pubbliche in questi mesi di pandemia, e questo è soltanto l’ultimo esempio; non riesci a recuperare da uno strappo al muscolo in così poco tempo”. Flink invece si dice “sicuro che avesse qualcosa contro Raonic e Fritz, l’ho visto fare smorfie dopo quasi ogni punto”.

14:30 – Ubaldo chiede se la Old Gen sia ancora migliore della Next Gen. Per Flink, “Medvedev ha buone chances di scalzare Nadal al numero due del ranking, ma purtroppo per lui la stagione su terra si avvicina”. Tuttavia, ammette che “il dominio dei Big-3 è stato interrotto l’anno scorso allo US Open solo perché Nole fu squalificato; i meriti sono della vecchia guardia che ancora tiene botta”. I giovani pare si stiano avvicinando a quel livello, come abbiamo visto nella vittoria in rimonta di Tsitsipas su Nadal.

17:30 – La quarantena ha influenzato questo torneo? Molti giocatori non erano al loro meglio, come Nadal, Berrettini, lo stesso Djokovic: “È stata la preparazione diversa dal solito a comportare tutti questi piccoli acciacchi?” chiede Ubaldo. Flink precisa che “per Nadal il problema era antecedente, non ha infatti potuto partecipare all’ATP Cup: il tabellone semplice è stata un’arma a doppio taglio, perché inizialmente lo ha favorito, ma al contempo gli ha evitato le battaglie”. Il tiebreak nel terzo set infarcito di errori lo ha svuotato delle energie, tanto che dopo era Stefanos il giocatore più fresco in campo. “Forse aveva fretta di chiudere in tre set perché non si sentiva sicuro delle sue condizioni”, chiosa Flink.

20:40 – Capitolo Federer. Merita il ranking che ha attualmente? “Sicuramente il congelamento delle posizioni lo ha aiutato, gli permetterà di non dover risalire la china come successo all’Australian Open quattro anni fa”. Per Flink è stata la scelta giusta, mentre Ubaldo non sembra convinto di questo. I due concordano che il ritorno nel torneo di Doha sarà interessante, “perché non avrà il giorno libero per recuperare tra un match e l’altro, e lo stop forzato è stato molto lungo. La sua fortuna è che ha la capacità di vincere punti veloci grazie al suo servizio”.

24:30 – Qual è stato il match più bello del torneo? “Il derby russo non è stato all’altezza delle aspettative, poiché Rublev ha gettato la spugna molto rapidamente”; un candidato serio per Flink, è Thiem-Kyrgios, molto divertente e con una calorosa partecipazione del pubblico. Zverev-Djokovic inoltre è stato uno dei match più importanti, perché Nole è stato costretto ad inseguire quasi sempre ed ha rischiato grosso. La scelta di Ubaldo ricade sui cinque set di Kyrgios-Humbert, dove il beniamino di casa ha dovuto fare affidamento sui propri tifosi per portare a casa il risultato; l’australiano veniva a sua volta da un lungo stop, ed ha impressionato Flink, che ammette “le sue prestazioni hanno mostrato quanto sia talentuoso, perché nonostante la lunga pausa, ha tenuto un buon livello di gioco”.

29:45Karatsev viene ovviamente scelto come sorpresa più grande del torneo: “Fortunato contro un acciaccato Dimitrov, ha dimostrato comunque di meritarsi il posto in semifinale con le prestazioni contro Schwartzman ed Auger-Aliassime”. Flink aggiunge che “anche contro Djokovic non ha fatto così male come suggerisce il punteggio: nel secondo set era sotto 5-1 ed ha saputo rimontare fino al 5-4, ottenendo anche due PB prima che Nole chiudesse il set”. Ubaldo fa notare come abbia vinto lo stesso numero di games del finalista: “Ha guadagnato il rispetto di Djokovic, si è visto dallo sguardo di Nole”.

32:20 – Il cammino di Sinner si è interrotto mestamente al primo turno contro Shapovalov, complici le fatiche nel torneo precedente, conclusosi appena il giorno prima del suo esordio a Melbourne. Per Flink “se avesse avuto la possibilità di riposare tra i match, avrebbe avuto buone chances di arrivare in semifinale”. Ubaldo ricorda la grande prestazione a Parigi contro Nadal; non può essere quindi considerato la delusione più grande del torneo: Flink nomina Thiem in tal senso. “Prestazione nulla contro Dimitrov, sembrava un altro giocatore; eppure i match lunghi non gli hanno mai impedito di recuperare e tornare a macinare gioco nei turni successivi. Forse anche lui aveva qualche problemino fisico, ma, dopo la finale dell’anno scorso e la vittoria allo US Open, mi aspettavo molto di più da lui”. Secondo Ubaldo, “Thiem è solito avere un calendario di allenamenti molto intenso, che non ha potuto rispettare a causa della quarantena, e questo potrebbe averne influenzato i risultati in campo”. Menzione per le battaglie di cinque set di Nadal in Australia, nelle quali spesso non riesce a raccogliere quanto meritato.

37:20 – Djokovic riuscirà a raggiungere quota 20 Slam? Sarà sicuro protagonista nei prossimi Slam; per Flink sorpasserà Federer, ma c’è l’incognita Nadal: “Se Rafa riuscisse a vincere altri due Roland Garros, allora chiuderà da solo in vetta in questa speciale classifica, altrimenti penso possano chiudere entrambi con lo stesso numero di Slam vinti, comunque davanti allo svizzero”. Ubaldo ritiene Federer in grado di competere ancora per uno Wimbledon, ma è d’accordo sul fatto che Djokovic sia il favorito per i restanti Slam dell’anno, nonostante l’incombere delle nuove leve. A questo proposito, Ubaldo ricorda l’impressionante statistica di 57 tornei Slam su 68 vinti dai Big Three dal 2004 ad oggi.

41:30 – L’ultimo argomento affrontato è il record di settimane al numero 1 per Djokovic, che il serbo raggiungerà fra poche settimane: per Flink “è la dimostrazione che ha avuto una grandiosa e lunga carriera: per me resterà al numero 1 ben oltre queste due settimane”. Aggiunge che “di sicuro proverà anche a chiudere l’annata in testa alla classifica, perché sarebbe il settimo anno per lui al numero 1, ed è una cosa che nessuno ha mai fatto”.

 

Transcript a cura di Antonio Flagiello

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Naomi Osaka: la regina del cemento

Con la vittoria all’Australian Open di Naomi Osaka, è emerso un verdetto chiaro: gli Slam sul duro hanno trovato la giocatrice da battere

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Naomi Osaka - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Quattro finali Slam, quattro vittorie. Dopo l’impresa di sabato scorso a Melbourne, il palmarès di Naomi Osaka inizia a diventare storicamente rilevante, e i suoi numeri cominciano a essere confrontati con quelli delle grandi giocatrici del passato.

Grazie a questi successi, Osaka spicca nel computo dei Major non solo rispetto a tutte le coetanee, ma anche rispetto a tutte le tenniste nate dagli anni ‘90 in poi: nessuna di loro è riuscita ad andare oltre i due titoli, e si parla di nomi come Kvitova, Halep, Muguruza. La più vicina a Naomi è Angelique Kerber, con tre Slam, che però è nata nel 1988. Davanti a Osaka c’è Maria Sharapova, del 1987, che ne vanta cinque, ma che è ormai ritirata.

Prima di entrare nel dettaglio delle prestazioni della nuova bicampionessa australiana, va rimarcato il primato generazionale che continua a emergere dallo Slam appena concluso: ancora una volta a prevalere nei Major sono le giovani. Da quando proprio Osaka vinse lo US Open 2018, è cominciata la linea verde: a vincere sono giocatrici al massimo di 23 anni, con l’unica eccezione di Halep a Wimbledon 2019. Questa la sequenza degli ultimi nove Slam: US Open 2018: Osaka. 2019: Osaka, Barty, Halep, Andreescu. 2020: Kenin, Osaka, Swiatek. 2021: Osaka.

Insomma, sembra proprio che il tennis femminile abbia voltato pagina: al via degli Slam le giocatrici accreditati sono tante, e di età differente; ma poi, per un motivo o per l’altro, le più mature non riescono a vincere. Va anche sottolineato che in questo caso Naomi ha conquistato il titolo partendo da prima favorita (almeno per i bookmaker), una condizione che aggiungeva un ulteriore carico di stress ai suoi impegni. Perché un conto è scendere in campo da outsider, come era accaduto alla stessa Naomi nel 2018 a New York, o a Kenin (Australian Open 2020) e Swiatek (Roland Garros 2020), un conto è farlo con le attenzioni di tutti che pesano sin dal primo turno.

Il palmarès di Osaka al momento non è formato da una grande quantità di titoli (7 in totale), ma è il peso specifico a renderlo speciale: Naomi ha addirittura vinto più Slam che altri tornei del circuito WTA (4 Slam, 2 Premier Mandatory, 1 Premier). Segno che è capace di alzare il proprio livello di gioco quando la posta in palio è più alta.

E visto che siamo in tema di dati e numeri, segnalo che il suo cammino a Melbourne non è stato affatto semplice, anche se il nuovo metodo di calcolo del ranking ha reso le cose meno evidenti. Per esempio: Naomi ha trovato Pavlyuchenkova al primo turno. Anastasia era fuori dalle teste di serie, ma con i punti raccolti nel solo anno 2020 (cioè secondo i classici criteri precedenti) sarebbe stata numero 30 in classifica e quindi (considerate le assenze di Bertens, Keys, Yastremska) testa di serie numero 27. Malgrado questo, Osaka ha superato l’esordio senza particolari problemi: 6-1, 6-2.

Punteggio simile per il secondo turno, contro una ex Top 10 come Caroline Garcia: 6-2, 6-3, addirittura senza concedere alcuna palla break. Questi due primi incontri hanno dimostrato che quasi tutte le giocatrici che basano il proprio tennis sulla aggressività, in questo momento fanno fatica a fare partita pari con Osaka.

La spiegazione più logica è questa: rispetto a Naomi non hanno particolari ambiti di gioco nei quali prevalgono, e al contrario pagano nel confronto diretto sui colpi base (efficacia in battuta e risposta, ma anche qualità esecutiva del dritto e del rovescio in topspin). In sostanza Naomi propone un gioco simile, ma lo fa meglio. Per la verità sia Pavlyuchenkova che Garcia sono superiori volleatrici rispetto a Osaka, ma con le velocità di palla attuali è molto, molto difficile trovare i tempi di gioco per riuscire a verticalizzare e colpire a rete; e dunque queste qualità non sono così importanti né sufficienti per riequilibrare il confronto. Sotto questo aspetto, però, che Garcia sia riuscita ad avanzare appena 4 volte in tutto il match (peraltro vincendo tutti e 4 i punti), suona a mio avviso come un atto di accusa sulle sue scelte tattiche. Ma sto divagando.

Al terzo turno Osaka ha trovato una giocatrice un po’ differente: Ons Jabeur. Testa di serie numero 27, ma reduce da un 2020 di grandi progressi (virtuale numero 14 con il vecchio calcolo del ranking: di nuovo una avversaria sottostimata). Sappiamo quanto sia talentuosa Jabeur, di cosa sia capace quando è sfidata sulla esecuzioni di tocco, e come sappia sorprendere grazie a soluzioni inusuali. Tanto per dire: nel corso del primo game ha vinto un punto giocando una palla corta direttamente in risposta, su una seconda di servizio di Osaka. Ma a conti fatti neppure questo genere di tennista è apparsa in grado, almeno sul cemento, di mettere davvero in crisi la futura campionessa: 6-3, 6-2, con un solo break subito da Naomi.

Il vero crocevia del torneo è arrivato al quarto turno: il confronto con la finalista dell’Australian Open dello scorso anno Garbiñe Muguruza. Al momento del sorteggio era apparso chiaro che, salvo sorprese, questo sarebbe stato uno dei match chiave della parte bassa del tabellone, quella che appariva più carica di favorite: Osaka, Williams, Halep, Sabalenka, Muguruza… Sarò ripetitivo, ma si è trattato del quarto confronto su quattro che Naomi ha avuto contro avversarie “sottostimate” dal nuovo ranking; Garbiñe era ufficialmente testa di serie numero 14, ma sarebbe stata la numero 8 con i soli punti del 2020.

a pagina 2: I match contro Muguruza e Hsieh

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