Conchita Martinez positiva al coronavirus

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Conchita Martinez positiva al coronavirus

La vincitrice di Wimbledon ’94 si trova a Doha con Muguruza, e continuerà a seguirla da un albergo per pazienti Covid

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Conchita Martinez - Wimbledon 2017 (photo Art Seitz c2017)

La campionessa spagnola Conchita Martinez ha annunciato di essere risultata positiva al Covid-19 a Doha, dove si trova al seguito di Garbine Muguruza, impegnata nel WTA 500 al via oggi. Stando a quanto ha scritto su Twitter, la ex-N.2 al mondo aveva fatto un tampone prima della partenza, risultando negativa; una volta arrivata in Qatar, però, l’esito del test si è ribaltato e lievi sintomi hanno iniziato ad affiorare, obbligandola a trasferirsi dall’hotel del torneo ad uno per pazienti Covid.

“Ciao a tutti, volevo farvi sapere che sfortunatamente sono risultata positiva al coronavirus. Il test fatto mercoledì in Spagna era negativo, ma una volta arrivata a Doha sono risultata positiva. Ieri sono stata trasferita dall’albergo ufficiale del torneo ad uno con attrezzature mediche apposite, dove sto facendo la quarantena mentre il mio stato di salute viene monitorato. Mi sento abbastanza bene, ho solo lievi sintomi e fra qualche giorno ripeterò il test.

 

La mia speranza è di poter continuare il nostro giro del Medio Oriente [Mugu è iscritta anche al non-mandatory Masters 1000 di Dubai in programma la settimana prossima, ndr]. Per il momento continuerò a lavorare in teleconferenza, rimanendo costantemente in contatto con Garbine per dirigere gli allenamenti. Ringrazio le nuove tecnologie per aver reso la situazione più sopportabile e tutti voi per il sostegno! Un abbraccio”.

Ricordiamo che Martinez (vincitrice di Wimbledon nel 1994 e di quattro edizioni consecutive degli Internazionali fra il 1993 e il 1996, oltreché altre quattro volte finalista Slam con egual distribuzione fra singolare e doppio) ha ricominciato a lavorare con Muguruza nel 2020 dopo averla guidata al titolo dei Championships nel 2017, prima di diventare la coach di Karolina Pliskova per due stagioni. Fra i suoi trascorsi extra-campo va ricordato anche il doppio incarico di capitano in Fed Cup e Davis per le Furie Rosse.

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Le ATP Finals di Torino fanno il tutto esaurito

Finiti tutti i biglietti normali per le Finals di Torino, ancora disponibili invece per le Next Gen di Milano

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Ottime notizie dai botteghini delle ATP Finals, che quest’anno si svolgeranno per la prima volta in Italia a Torino. La FIT ha comunicato sul suo sito che non sono più disponibili alla vendita i biglietti “normali” per le Finals, con le uniche opzioni rimaste nei Corporate Hospitality e nei servizi “Incoming & Experience”. Il Pala Alpitour di Torino sarà quindi tutto esaurito per la kermesse tennistica di fine stagione, in programma dal 14 al 21 novembre 2021. Un grande successo a livello di presenze, visto che è la prima edizione italiana, aiutata anche dalla quasi sicura presenza di Matteo Berrettini negli 8 di fine stagione e in generale dal grande boom di interesse del tennis in Italia.

Discordo diverso per le Next Gen ATP Finals di Milano, per cui sono ancora disponibili biglietti. Le finali per i migliori giovani del circuito ATP si svolgeranno una settimana prima dell’evento torinese, al Allianz Cloud di Milano tra il 9 e il 13 novembre. Al momento sono quasi sicuramente qualificati Jannik Sinner, campione in carica, e Lorenzo Musetti, quarto nella race dei Next Gen. Dovessero confermare entrambi la loro partecipazione potrebbero essere addirittura tre gli italiani presenti alle Finals, con Flavio Cobolli numero 16 della Race e probabile wild card designata dalla FIT. Informazioni più dettagliate sugli eventi si possono trovare sui siti di ATP Finals e Next Gen.

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Olimpiadi Tokyo 2020: Pavlyuchenkova e Rublev battono Vesnina e Karatsev nella finale del doppio misto

La finale tra le due coppie russe vede la vittoria di Rublev e Pavlyuchenkova, che superano in un tie-break finale thriller Vesnina e Karatsev

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Andrey Rublev e Anastasja Pavlyuchenkova - Olimpiadi Tokyo 2020 (via Twitter, @ITFTennis)

Pavlyuchenkova/Rublev b. Vesnina/Karatsev 3-6 7-6(5) 13-11

Il derby russo nella finale olimpica del doppio misto non tradisce le aspettative e consegna a Tokyo una partita equilibratissima che regala l’oro ad Anastasia Pavlyuchenkova e Andrey Rublev. La coppia porta alla Russia la dodicesima medaglia d’oro di questa edizione, nonostante a livello ufficiale gli atleti russi gareggiano il “Comitato Olimpico Russo” vista la squalifica per doping della Russia. Rublev e Pavlyuchenkova hanno confermato lo status di favoriti della vigilia, conquistato dopo aver superato in semifinale la coppia sulla carta più quotata del torneo, gli australiani Ashleigh Barty e John Peers. Per i due è la prima medaglia olimpica in assoluto, alla prima partecipazione per entrambi i tennisti.

La finale non era iniziata sotto i migliori auspici per i due campioni, con Vesnina e Karatsev che trovano per primi il break e sembrano poter indirizzare il primo set a proprio favore. La reazione è immediata, Rublev è decisivo nel contro-break del game successivo. I due resistono al tentativo di break dei loro colleghi russi e nel sesto game Nastia e Andrej si prendono il secondo break consecutivo con un errore di dritto di Karatsev. Non ci saranno più scossoni al servizio di entrambi e le teste di serie numero 4 del tabellone, vinto il primo set, si ritroveranno a un passo dall’oro.

 

Nel secondo set Pavlyuchenkova e Rublev sono però molto meno brillanti e devono salvare una palla break già nel primo game. Vesnina e Karatsev provano a rifarsi sotto nel decimo game e si procurano due set point, ma i loro avversari si aggrappano al set con le unghie e lo spediscono al tie-break. Nel parziale decisivo è Elena Vesnina a prendere il comando delle operazioni. La tennista di Sochi – tornata in campo da pochi mesi, lo ricordiamo – manda la sua coppia avanti 3-1 con un passante di rovescio e riesce a causare due errori di Rublev decisivi per il set, l’ultimo proprio su una seconda molto carica della tennista russa. Per decidere l’oro serve il long tie-break del terzo set.

Il tie-break decisivo mette in mostra i riflessi fulminei di Karatsev, che in un inizio convulso che vede sei mini-break su otto punti totali gli dà un punto di vantaggio conservato fino al 7-6, in cui Vesnina cede per due volte consecutive il servizio. Ora Karatsev si ritrova a servire per restare nel match, e sull’8-9 i due vengono graziati da una volée sbagliata da Rublev a due passi dalla rete. Sull’11-10 ancora una volta Pavlyuchenkova e Rublev hanno la palla dell’oro, ma questa volta è la tennista russa a sparare fuori un dritto incrociato. L’appuntamento con la medaglia più pregiata è però solo rimandato: con uno smash perentorio sul 12-11 Andrey Rublev chiude tie-break e partita, mettendo al collo e al collo di Pavlyuchenkova l’oro olimpico.

Consolazione comunque per Vesnina e Karatsev, che portano l’argento alla Russia in una storico derby di finale. E’ la seconda medaglia olimpica per Vesnina, vincitrice del doppio femminile a Rio 2016 assieme a Ekaterina Makarova e sconfitta quest’anno nella finale per il bronzo del doppio femminile. Prima medaglia invece per Aslan Karatsev, alla prima partecipazione olimpica assoluta, a coronamento di una stagione per lui importantissima, con vista agli appuntamenti sul cemento americano di questo fine mese.

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La Hopman Cup tornerà nel 2022, stavolta in Europa

Chiusa dalla ATP Cup a Perth, la competizione mista è in cerca di una nuova sede e di un nuovo slot nel calendario, come confermato dal presidente dell’ITF Dave Haggerty

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Roger Federer/Belinda Bencic, Hopman Cup 2019 (foto via Twitter @hopmancup)

A tre anni dall’ultima edizione disputata nel 2019, la Hopman Cup tornerà nel 2022, come affermato dal presidente dell’ITF Dave Haggerty, ma con una nuova sede e in un altro periodo dell’anno. Organizzata dall’ITF e quindi senza valore in termini di punti ma inclusa nei calendari dei due tour ed estremamente popolare fra i giocatori più forti (soprattutto Roger Federer e Serena Williams), la Hopman Cup è un torneo misto per rappresentative nazionali che ha fatto parte del build-up dell’Australian Open per 31 edizioni, consistendo di un singolare femminile, un singolare maschile e un doppio misto.

Battezzata in onore di Harry Hopman (sette volte campione Slam fra doppio maschile e doppio misto ma soprattutto capitano di 16 vittorie australiane in Coppa Davis al tempo del challenge round), la manifestazione è nata nel 1989, a quattro anni dalla scomparsa di Hopman, svolgendosi sempre a Perth (prima al Burswood Dome, fino al 2012, e poi alla Perth Arena dal 2013 al 2019).

Nel 2020, però, la capitale della Western Australia è stata scelta per diventare una delle tre sedi della ATP Cup assieme a Brisbane e Sydney (o meglio, questo è l’arrangiamento tradizionale, perché come noto l’edizione di quest’anno si è svolta interamente a Melbourne per limitare gli spostamenti dei giocatori in virtù della pandemia), segnando di fatto la scomparsa del torneo.

 

Parlando con “Around the Rings, Haggerty ha spiegato che i dettagli saranno annunciati nelle prossime due settimane: “Vogliamo il ritorno della Hopman Cup perché amiamo vedere uomini e donne competere insieme. Molto probabilmente il torneo si disputerà in Europa, anche se abbiamo diverse opzioni […] Stiamo lavorando con diverse aziende e siamo molto vicini a poter fare un annuncio ufficiale in tal senso“.

Solo in tre occasioni uno dei vincitori del torneo ha poi messo a segno la doppietta con l’Australian Open: Monica Seles nel 1991, Serena Williams nel 2003 e Roger Federer nel 2018. Gli Stati Uniti sono la nazione più vincente, avendo conquistato il trofeo sei volte (l’ultima nel 2011), mentre la squadra di casa ha vinto nel 1999 e nel 2016. L’Italia ha partecipato dieci volte, ma senza mai raggiungere la finale: un’eliminazione ai quarti nel 1990 e nove nel round robin, l’ultima nel 2015 con Pennetta/Fognini.

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