Dubai, Italia agli ottavi: a Sonego basta il servizio, Sinner vince in rimonta

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Dubai, Italia agli ottavi: a Sonego basta il servizio, Sinner vince in rimonta

Jannik supera un problema al piede e rimonta un set a Bublik. Lorenzo domina il qualificato Zapata Miralles. Eliminato Giustino

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Jannik Sinner - ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @atptour)

[16] J. Sinner b. A. Bublik 2-6 7-6(2) 6-4

Rocambolesca vittoria in rimonta di Jannik Sinner su un Alexander Bublik che entra ed esce dal match senza logica. L’azzurro aveva iniziato molto male, evidentemente limitato negli spostamenti da un problema al piede, apparso tuttavia risolto – almeno nelle conseguenze sul campo – dopo il primo set. Bublik ha chiaramente risentito di questo improvviso cambio di marcia del nostro, scomparendo al primo punto perso nel tie-break della seconda partita, per poi giocare a nascondino – immaginiamo suo malgrado – nel parziale decisivo. Bravo quindi Sinner a rimanere centrato e a ricucire subito il proprio momento di incertezza verso il finale.

La partita inizia malissimo. Due dritti sbagliati da ottima posizione servono sul vassoio d’argento al kazako il break del 2-1. Sinner riesce raramente a comandare gli scambi, complice uno servizio non illuminato. Bublik sembra essere premiato da una maggiore pesantezza di palla. Si capisce, però, che qualcosa non va. L’azzurro è in seria difficoltà sugli spostamenti e il primo intervento del fisioterapista (sul 4-1) mostra il piede sinistro completamente fasciato. Ci sarà anche un secondo intervento, molto rapido, che non sembra però cambiare l’inerzia. Il set scivola facilmente nelle mani di Bublik e la partita sembra segnata.

 

Prima di iniziare il secondo set, Sinner si concede un toilet break dal quale rientra rigenerato. Serve per primo, va subito 40-0 e fa il pugno al suo angolo. Scarica di energie positive, sembra nascere un’altr partita. Il secondo set scorre con significativa velocità, senza nemmeno una palla break. La differenza, rispetto all’alba del match, è che Sinner si muove meglio e gestisce i turni di servizio con molta più sicurezza. Sul 5-5 si prende anche l’applauso dell’avversario per un punto di controbalzo. Il tie-break arriva dopo appena 38′, ed è a senso unico. Sinner prende subito due minibreak approfittando delle seconde di servizio di un avversario di cui si attendeva – onestamente – il fisiologico blackout. Bublik sparisce fino al 5-0, poi fa punto a sorpresa servendo dal basso, ma ormai la partita ha una nuova vita e si va al terzo.

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Dopo il toilet break, almeno la prima servizio di Bublik dimostra con tre ace di aver superato l’infortunio di Jannik. Dal canto suo, l’azzurro continua come un treno sui propri turni di battuta e, in risposta, manifesta la propria superiorità quando riesce a far partire lo scambio. Superiorità che si concretizza al quinto gioco, grazie anche a un Bublik che ricomincia a dare segni di confusione: se una prima palla del sorpasso se ne va con una stecca sulla seconda, è bravo il diciannovenne di Sesto a restare nel game, creandosi e sfruttando la seconda occasione andando sempre in spinta.

Nessun problema a consolidare il vantaggio, mentre Bublik, dopo essere rimasto in scia, se la ride con il proprio angolo. Quasi incredulo, ride ancora di più poco dopo, quando si mette ad alzare le parabole dei propri colpi incassando gli errori di Jannik e il contro-break. Il problema di Bublik, a questo punto, è che sente di non poter più scherzare perché potrebbe vincere il match; così, tra doppi falli e sbagli grossolani, cede di nuovo il turno di battuta facendo segnare 4 punti su 15 seconde nel parziale. Senza sorprese, Sinner tiene a zero e si guadagna la sfida inedita e complicata contro Roberto Bautista Agut, che ha approfittato del ritiro di Ebden dopo pochi giochi.

Non ho problemi” ha specificato Sinner in conferenza, parlando del piccolo fastidio al piede. “Sto giocando da Sofia con le cavigliere e in partita facciamo il taping. Oggi mi ha dato un po’ fastidio perché era un po’ stretta, ma è tutto a posto, sto bene“. Sospiro di sollievo.

[17] L. Sonego b. [Q] B. Zapata Miralles 6-2 6-2

Lorenzo Sonego all’Australian Open 2021 (foto Twitter @federtennis)

SONEGO C’E’ – Agli interrogativi sul suo non entusiasmante inizio di stagione, Lorenzo Sonego risponde alzando la voce a Dubai. Esonerato dal primo turno, il torinese ha spazzato via con un doppio 6-2 il qualificato spagnolo Bernabe Zapata Miralles (150 ATP). Un’ora e 18 minuti, tanto è bastato per chiudere sul campo 3 una partita che non ha mai avuto storia. Nel primo set è bastato il servizio per dominare: sette ace (quattro di fila nel game del 5-1) e l’85% di prime in campo, a fargli comandare il gioco per enfatizzare le difficoltà dell’avversario sul lato sinistro del campo. A differenza di quanto accaduto all’esordio contro Millman, Zapata Miralles è stato regolarmente punito per la sua seconda facilmente attaccabile. E spinto ai margini della partita. Nel secondo set, in realtà, ha reagito più di quanto racconti il punteggio. Il ritmo di Sonego è fisiologicamente calato, così come la pressione esercitata sui colpi di inizio gioco. Dubbi su come sarebbe andata a finire non ce ne sono mai stati, anche se – in scambi più prolungati – sono emersi margini di miglioramento sul rovescio su cui Lorenzo può lavorare.

Il conto degli ace arriva a 13, per firmare una meritata qualificazione agli ottavi. Lì il coefficiente di difficoltà sarà però più alto. Sulla strada di Sonego c’è il russo Arslan Karatsevsemifinalista a sorpresa dell’Australian Open – emerso da due ore di battaglia contro Daniel Evans. Dagli Emirati, la voce di Lorenzo arriva pimpante: “Sto vivendo un buon momento, anche le due precedenti sconfitte in primi turni erano arrivate contro avversari che hanno giocato meglio di me, può capitare“. Il riferimento è al doppio ko contro Tommy Paul e Taylor Fritz, rispettivamente a Rotterdam e Doha. Rispetto alla recente esperienza in Qatar, Dubai raccoglie anche il suo gradimento per la superficie adatta a ottimizzare il servizio. “Mi trovo bene su questi campi, più in generale sono comunque convinto di aver fatto la scelta giusta non andando a giocare sulla terra in Sudamerica. Ho deciso così perché la classifica me lo consentiva e perché sul veloce si assegna la gran parte dei punti della stagione. E questo mi consente di migliorare“.

A. Bedene b. [LL] L. Giustino 6-4 6-3

Non riesce l’en plein azzurro sul campo 3: entrato come lucky loser direttamente al secondo turno al posto di Borna Coric, Lorenzo Giustino si arrende in due set ad Aljaz Bedene. Un’ora e un quarto di match in cui lo sloveno non è mai stato in difficoltà – né Lorenzo è riuscito a creargliene – nei propri turni di battuta con un impressionante 82% di punti vinti, mentre in risposta ha approfittato chirurgico di tre dei quattro giochi in cui l’azzurro ha affrontato palle break.

L’equilibrio del primo parziale si rompe al quinto game, aperto da un doppio fallo e chiuso dal puntuale rovescio lungolinea di un Bedene sempre attento sui suoi colpi certo non pesanti ma sempre ben direzionati e penetranti. La differenza con il n. 163 ATP si percepisce chiaramente all’inizio del secondo set quando il trentunenne di Lubiana, lungi dal rilassarsi, piazza prontamente la zampata presentandosi un paio di volte a rete. Ancora centrato in risposta sul 5-3, evita l’incombenza e gli eventuali rischi dell’ultimo turno di battuta chiudendo al terzo match point. Autore comunque di una prova sufficiente, Giustino si consola con i 19.000 dollari aggiuntivi del montepremi del secondo turno.

Ha collaborato Michelangelo Sottili

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Editoriali del Direttore

Sonego e Nadal non muoiono mai. Se l’azzurro batte anche Rublev non mi stupisco più

ROMA – Per come ha sconfitto un grande Thiem n.4 può farcela anche con il russo n.7. Ma avrà recuperato? Stesso interrogativo si pone per Rafa Nadal di fronte a Zverev

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Lorenzo Sonego - ATP Roma 2021 (ph. Giampiero Sposito)

Qualcuno ha titolato un magazine speciale sugli Internazionali d’Italia “Il Futuro è Jannik” con Sinner nella foto di copertina. Spero tanto che queo qualcuno abbia ragione, che l’abbia proprio azzeccato quel titolo, e del resto lo pensano in tanti, ma intanto il presente al Foro Italico è Lorenzo Sonego! Nemmeno Matteo Berrettini che ha giocato alla pari solo un set contro Tsitsipas, il primo, finendo per essere dominato nel secondo.

Il match che Lori ha vinto ieri sera contro Thiem, n.4 del mondo, campione in carica dell’US Open, due volte finalista e due volte semifinalista al Roland Garros, è stato stupendo, magnifico, così bello e intenso da apparirmi quasi incredibile. L’ho seguito soffrendo fino al match point annullato a un Thiem che ha lottato alla grande come se fosse la finale di uno Slam, seduto a pochi metri dall’arbitro, in mezzo ai Sonego-friends gioendo fino all’ultimo punto trasformato, quello del trionfo e del balletto spontaneo di Lorenzo e dei suoi amici più cari, fidanzata, coach e padre putativo Gipo Arbino e compagna, Umberto Rianna, Filippo Volandri, il manager Corrado Tschabuschnig e compagna, Diego Nepi Molineris, un paio di dirigenti di Reale Mutua sponsor di Lorenzo… nonché del video che vi invito a cliccare.

Ammetto che, assai poco professionale, mi sono trovato a ballettare in mezzo a loro perfino io subito dopo il match point trasformato da Lorenzo grazie a un gran servizio. Ma non parteciperò al prossimo “Ballando tra le stelle“, tranquilli.

 

Mi avevano caricato di adrenalina i primi due set finalmente vissuti in mezzo alla gente, in un catino ribollente d’entusiasmo come quello del Grand Stand, ben più piccolo e rimbombante del Centrale, e alla presenza di un pubblico molto più giovane di quello che era solito frequentare il Foro Italico. Un bel segnale per il tennis, il ringiovanimento della sua audience. 

L’ho sentita io quella carica, figurarsi Sonego e Thiem. Nei primi due set insieme agli spettatori finalmente ritrovati un’atmosfera davvero bella e trascinante. Mi è sembrato di rivivere, non ho quasi avvertito la terribile umidità che aveva costretto ad arrendersi quasi tutti i colleghi. Un’atmosfera carica è in qualche modo sopravvissuta anche per il terzo set, sebbene fossimo rimasti in pochissimi, sebbene Thiem avesse solo il papà ad incoraggiarlo e Lorenzo invece una ventina di persone quando, a conclusione del secondo set e intorno alle 21,30, Diego Nepi Molineris si è trovato nella scomoda posizione di dover allontanare il pubblico per via del coprifuoco e dell’obbligatorio rientro a casa entro le 22. 

Si è generosamente beccato qualche fischio, qualche buuh ma neppure troppi perché ha saputo gestire bene la situazione, ricordando che essere tornati in deroga governativa a vedere due ore di gran tennis non era stata una conquista da poco. Di come mi sono goduto quella terza ora più intima, più fredda eppure più calda, lo scrivo più in basso.

RAFA – Non sarebbe giusto ignorare, nel nome di Sonego, la battaglia Nadal-Shapovalov. Anche nel pomeriggio avevo visto una bella ed emozionante partita, con Nadal che sotto 6-3 e 3-0 con la palla del 4-0 per Shapovalov – Sciupavolov? – ha vinto la sua sedicesima battaglia in carriera annullando almeno un match point.

Due stavolta, come due erano stati quelli che gli ho ricordato aveva cancellato a Roger Federer qui al Foro nella finale del 2006 (di quella partita mio figlio conserva gelosamente la maglietta gialla ancora imbrattata di terra rossa che Rafa gli donò dopo essere rotolato appena conquistato l’ultimo punto di quel 7-6 al quinto) e che lui ha detto essere quelli che gli sono rimasti più in mente: “Non li ricordo tutti e 16 i match vinti con il match point contro, in questo momento, ma non mi pare di averne mai annullati nella finale d’uno Slam. Quindi quelli della finale di Roma sono probabilmente i più significativi. Oggi contano meno perchè era una partita di terzo turno” ha spiegato lo spagnolo che anche quando non gioca bene non si arrende mai, non muore mai.

Bravo Rafa, un po’ pollo Shapovalov che però ha un tennis super divertente e spettacolare seppur …natalizio. Fa davvero troppi regali.

E Rafa? Non è più il vero Rafa, secondo me, anche se trova ancora il modo di vincere. Lo ha fatto, annullando match point anche lì, a Barcellona con Tsitsipas, si è ripetuto qui, ma soffre troppo, subisce troppo, ha meno spunto di velocità, finisce troppo facilmente sospinto indietro, verso i teloni di fondocampo e così lascia scoperti troppi angoli. Per un set e mezzo Shapovalov lo ha infilato come un tordo, di qua e di là. Poi però ha commesso troppi errori nei frangenti decisivi.

Smettetela di chiedermi ogni santo giorno se sto progredendo rispetto al giorno prima! ha sbuffato Rafa – Per carità ci penso anch’io… capisco perché lo fate, volete capire anche voi come me se sarò pronto al massimo delle mie possibilità per il Roland Garros che è certamente il mio primo obiettivo. però di rispondere a questa continua misura dei miei progressi, giorno dopo giorno, non se ne può più”.

Rafael Nadal – Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Allora, prima di tornare a scrivere del mio eroe Lorenzo Sonego la taglio corta: mai come quest’anno mi pare che Rafa rischi di perdere lo scettro del Roland Garros, dopo 13 trionfi. Anche se magari oggi dovesse vendicare la sconfitta patita con Zverev a Madrid questo Nadal mi convince meno di sempre. Spesso è in affanno, è nervoso, sbaglia colpi che di solito non sbaglia mai, gioca spesso corto. Compensa tutto con quell’indomita grinta da guerriero che gli consente di inseguire e recuperare palle irrecuperabili per chiunque altro, non molla mai neppure nelle situazioni apparentemente più disperate, ma i i suoi sono diventati quasi tutti match in salita. E non è possibile che tutti quelli che lo battono o lo mettono in difficoltà, Rublev, Tsitsipas, Zverev, Shapovalov giochino per l’appunto il match della vita contro lui. È lui che dà loro una mano a far bella figura, esattamente l’opposto di quello che ha fatto per anni. 

Per affrontare Zverev certamente Madrid è per me il peggior torneo sulla terra battuta, è certo meglio per me giocarci a Roma, Montecarlo, Barcellona e Parigi”.

Non mi sento di escludere che da qui al 30 di maggio le cose cambino, che magari la distanza dei tre set su cinque lo favorisca come è sempre stato in passato, ma a 35 anni – quanti ne compierà il 3 giugno – è più probabile che i tempi di recupero fra una maratona e l’altra si allunghino. Già oggi con Zverev vedremo se Rafa si sarà ripreso dalla faticaccia di ieri. A Parigi, secondo me, molto dipenderà dal sorteggio, dal tabellone.

TORNANDO A SONEGO – Ma ora, voglio esprimere tutta la mia ammirazione per Lorenzo Sonego che al di là del match straordinario che ha saputo giocare per oltre tre ore contro un osso duro, durissimo come Thiem, ha fatto vedere tali e tanti progressi tecnici da lasciarmi esterrefatto. Servizio, rovescio, a due mani come tagliato a una mano, la smorzata di dritto come di rovescio, la volée alta di rovescio che diventa quasi uno smash, il pallonetto liftato. Solo a rete non mi ha sempre convinto. Ha sbagliato qualche voleée davvero facile.

Credo che molti colleghi si sentiranno forse un po’ in colpa per avergli dato meno spazio e credito di quello che Lorenzo meritava. Per quanto mi riguarda c’è un articolo che ho scritto in cui mi ero invece piuttosto sbilanciato sulle sue possibilità. Lo avevo messo quasi sullo stesso piano del suo gemello diverso Berrettini, perché molto più agile e rapido in difesa. Matteo o comanda o va sotto. Lorenzo no. Il suo dritto però fa meno male di quello di Matteo.

Forse ero stato allora influenzato dal suo coach e Pigmalione Gipo Arbino, una persona che stimo molto e che mi aveva magnificato i suoi progressi tecnici, dal servizio al rovescio, al tocco di palla, alla facilità nell’inventare gioco e schemi, la smorzata, il rovescio tagliato. Si è scritto nella settimana di Madrid di un Berrettini trascurato colpevolmente dai media, invaghitisi della nouvella vague costituita dai Sinner, dai Musetti… ma che dire allora di Sonego? Quanti lo hanno considerato capace di giocare ad armi pari con un tipo come Thiem sulla terra rossa, con il n.4 del mondo?

Beh, in tutta onestà fino a questo livello neppure il sottoscritto si era fatto grandi illusioni. Pensavo che perdesse, in tutta sincerità, oppure che vincesse contro un Thiem non in grande forma. E invece ha battuto un ottimo Thiem, voglio assicurarlo a chi non abbia visto il match in TV. E vi dirò che vederlo dal vero è un’altra cosa. Perché il ritmo e la profondità di quegli scambi era pazzesco. Non so come facessero, davvero. Soprattutto non so come facesse Lorenzo. Applausi, applausi e standing ovation.

Lori non è solo cuore. Quello sul campo da tennis lo ha sempre dimostrato fin da quando lo chiamavano “Polpo” per i recuperi che riusciva a fare su palle impossibili grazie alle sue lunghe leve e a una mobilità fuori dal comune per un ragazzo così alto (1.91). È diventato ormai ricorrente e – lasciatemi dire –  piuttosto banale accennare sempre al suo tifo per il Torino, al suo cuore granata. Vero è, peraltro, che si batte con un’ostinazione pazzesca anche quando le cose volgono al peggio, tipo ieri nel terzo set quando da 2-0 avanti si è ritrovato indietro 4-2 e 5-3 e ad annullare un match point seguendo il servizio a chiudendo una gran volée, mente Gipo insisteva a gridargli “Non si molla, Lori, non si molla

Un monento terribile è stato quando con Lorenzo avanti 5-3 nel tie-break: Thiem ha sparato due rovesci lungolinea formidabili, ai confini dell’incoscienza… beh quei due vincenti pazzeschi avrebbero tramortito un toro vero, con la t minuscola, altro che cuore o non cuore granata. “È la miglior partita che gli ho mai visto giocare!” mi ha confessato, con gli occhi ancora arrossati per l’emozione e la commozione, Gipo mentre uscivamo dal campo dove si era celebrata l’apoteosi con tanto di balletto. Se lo dice Gipo che lo conosce meglio di chiunque, potete crederci. Io posso solo dire, dopo aver visto migliaia di partite, che questa è stata una di quelle che non scorderò.

E ADESSO I QUARTI – Lorenzo sarà in grado di ripetersi contro Rublev? Non lo so perché non posso sapere quanto Lorenzo abbia speso fisicamente e mentalmente. Intanto è arrivato a un tiro di fionda da Fabio Fognini che è n.28 ATP con 1958 punti. Sei punti più indietro, a n.29 virtuale con 1952 punti c’è Lorenzo. Dovesse vincere con Rublev, che ha disposto abbastanza agevolmente di Bautista Agut con un doppio 6-4, due break conquistati per set e uno ceduto, ovviamente sarebbe sorpasso nei confronti di Fabio

Fra lui e il russo, senza contare un precedente antico (2016 a Cortina, Rublev vinse 6-3 7-5) c’è l’unico confronto diretto che conta, la finale di Vienna 2020. Sonego aveva battuto un Djokovic che non valeva, per determinazione e voglia di vincere, la metà di Thiem ieri sera. In finale perse contro Rublev più nettamente del punteggio, 6-4 6-4. Ma sulla terra rossa, con le varianti che Lorenzo può mettere in campo, la smorzata, gli attacchi improvvisi, l’aggressione sulla seconda palla non irresistibile del russo, se non è stanco Lorenzo potrà giocarsela. Ecco, già dire che affrontando uno dei tennisti più “caldi” del 2020-2021 e n.7 del mondo, Lorenzo può giocarsela alla pari, dice tutto.

In breve accenno alla notevole curiosità che mi destano tutti i quarti di finale maschili odierni: Djokovic-Tsitsipas sarà presto una finale in qualche Slam, Zverev-Nadal potrebbe esserlo anche a Parigi, di Rublev-Sonego ho detto. Non c’è dubbio che il “quarto” più sorprendente e inatteso è quello fra Delbonis, l’argentino dal servizio sincopato, brutto quanto efficace e sulla terra capace di battere anche grandi giocatori (ricordo Federer fra le sue vittime in quel di Amburgo) e il gigante di 2 metri e 11 cm Opelka.

Questi è una vera sorpresa sulla terra rossa. In tutta la sua vita, mi ha segnalato Claudio Giuliani che si occupa brillantemente della nostra newsletter – e se non vi ci iscrivete mi date un dispiacere, siamo a quota 4.700… ci leggete in oltre 100.000 al giorno, se non si arriva velocemente  a 10.000 iscritti mi deludete! – Opelka aveva vinto due sole partite sulla terra rossa. Qui a Roma ne ha già vinte tre. 

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Chissà, forse Reilly Opelka, si sta ribellando alla scoraggiante situazione del tennis statunitense: per la prima volta nella storia dal XX secolo in poi, non c’è neppure un tennista americano fra i primi 30 del mondo! Mentre i francesi si sono lamentati qui perchè per la prima volta da non ricordo più quando nessun francese è approdato al secondo turno di un Mille.

Scusate se dopo tutte le emozioni della giornata, stanco quasi come Sonego, accenno solo brevemente alla situazione del torneo femminile: una sola testa di serie superstite nella metà bassa, Pliskova che affronta Ostapenko, e l’altro quarto è Martic-Pegula. In alto invece due duelli molto più  interessanti: Barty-Gauff, Swiatek-Svitolina. Ma sono le 4 del mattino e mi scuserete se ora vado a letto. Oggi Sonego, Nadal e io abbiamo una giornata pesante.  

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Roma città aperta (più o meno)

Lo sport riapre al pubblico in Italia proprio agli internazionali 2021. Abbiamo comprato un biglietto e vi raccontiamo com’è andata

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Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Tra i privilegi più grandi per chi ha avuto l’onore e il piacere di di essere inviato al Roland Garros e Wimbledon, ai primi posti figurano le cene con Gianni Clerici. Una volta, tra un aneddoto sui fantasmi della sua villa sul lago di Como (“Giuro che ci sono davvero, anche se il Parroco li ha esorcizzati via citofono”) e un brindisi per la finale persa dalla Juve con il Real (“Gli Agnelli non mi sono mai stati simpatici”) ci disse: Non penso sia il caso di scrivere gli articoli narrando in prima persona. A meno di non essere Clerici”.

Ecco, appunto, non essendo Clerici (“Ma lo sai che siamo colleghi? Non perché tu sia giornalista, non mi permetterei mai, ma perché io da ragazzo ho esercitato da avvocato penalista per alcuni anni, prima che i miei genitori si arrendessero all’evidenza”), ci siamo sempre ispirati a quella lezione. Questo però vale per un cronista, non per un “povero spettatore pagante”. Pertanto, non essendo al Roland Garros o a Wimbledon, ma a Roma, ed avendo contribuito a rimpinguare le casse federali, procederò da umile spettatore che narra le sue avventure in prima persona.

L’ultimo match dal vivo che ho visto prima di oggi è stata la finale di Wimbledon 2019, una partitella come un’altra, per cui in ogni caso il paragone sarebbe imbarazzante. Con il bagno di umiltà connesso al passaggio dal Centre Court con l’accredito al collo al GrandStand (ex NextGen Arena) da 74 €, ho messo la sveglia alle 05.00 e programmato una giornata romana. Dopo il voucher e supervoucher della scorsa edizione, la federazione ha pensato bene di lasciare i biglietti in vendita anche durante tutto l’inverno in zona rossa.

Negli ultimi giorni però cominciavano a filtrare voci circa una parziale apertura e così ho osato, rischiando di finire nel nuovo valzer dei voucher. Invece, mi è andata bene e tutto sommato anche il programma del giorno non è male. Certo, al momento dell’acquisto sul sito il mio biglietto prevedeva 3 match di singolare maschile e 2 di femminile. Me ne hanno tolto uno, inventandosi la sessione serale sul GrandStand: ci sta, perché c’è il coprifuoco, ma magari un parziale rimborso…

 

Alle 09.15 io e il mio amico Luigi siamo i primi ad entrare, non c’è fila, praticamente non c’è nessuno. Controlli rapidissimi, la temperatura non ce la misura nessuno, qualche storia per la borraccia. “De alluminio nun pó entrà”, “è di plastica” faccio io. “Mah” fa l’addetto che evidentemente nelle ore di educazione tecnica alle medie dormiva, e si rivolge ad un collega fortunatamente più ferrato (è il caso di dire): “Te pare plastica questa?”. “Sì” e la sfanghiamo.

All’ingresso in campo mi dicono: Le ricordiamo che non può mangiare, non può fumare. Ma può bere”. Mi viene umano rispondere: “Come è umana lei”, e almeno strappo un sorriso all’addetta. La quale, poveretta, passerà tutto il primo set di Karatsev-Opelka a redarguire gli spettatori-scolaretti che tengono la mascherina abbassata o provano a mangiare un biscotto di nascosto. Memorabile la scena che si consuma quando l’addetta di cui sopra si rivolge ad un ragazzo che mastica sotto la mascherina. Manca solo il “TU MANGIAAAA?” di fantozziana memoria.

Per fortuna Binaghi ci regala l’amuchina, d’altra parte con quello che gli do da 20 anni a questa parte tra internazionali e tesseramento è il minimo. Ci fanno sedere lasciando tre sediolini liberi tra uno spettatore e l’altro, inutili le richieste di un papà con figlio di 7 anni che chiede di sedersi accanto. L’addetto in camicia nera ha lo sguardo cattivo e l’inflessibilità degli inetti. Intanto Opelka è indemoniato più di Karatsev, ma per la cronaca, andate altrove, sono solo un umile spettatore pagante.

Il foro è diviso in tre aree per evitare assembramenti, ma i più sfigati sono quelli come me che hanno il biglietto per il GrandStand. Eh si perché “quelli del Centrale” hanno ampi spazi, “quelli dei Ground” possono spaziare dal Pietrangeli ai campi secondari con tutti i viali annessi e connessi. A noi poveretti invece ci tocca il giro dello stadio e poco altro. Comunque l’italopiteco che sposta le transenne e va dove non potrebbe c’è sempre. Anzi, una volta che il capoultras ha aperto il varco, si infilano a seguire numerosi adepti, finché qualcuno se ne accorge, ma i buoi sono già scappati.

Il mistero glorioso di questa edizione degli internazionali resta l’assenza dei cestini per i rifiuti, introvabili ovunque. Passano ogni tanto dei poveri spazzini con annesso cestino a rotelle con la gente che gli si assembra attorno per gettare i rifiuti: geniale. Abbiamo provato a chiedergli il perché di questa scelta: “Boh, così ci hanno detto, così facciamo”. Elementare. Il pubblico romano regala sempre qualche magia: un tizio intona il classico po-po-po-po-po-po-po-po-pooo- ueeeeee e viene subito apostrofato in salsa Covid: “A questo gli hanno fatto astrazeneca”.

Arrivano Berrettini e Tsitsipas e il pubblico si scalda (anche se a Roma non si sa perché si passa dai 30 gradi quando c’è il sole ai 10 di quando passano le nuvole e sia alza il vento). Quando Matteo contesta il doppio rimbalzo su un recupero di Tsitsipas un tifoso gli fa: “Chiama il Var” e un altro gli risponde: “È inutile, tanto c’è Mazzoleni”. Siamo al cabaret puro. La partita è bella, il primo set è molto combattuto anche perché Matteo… no! No! No! Sono solo uno spettatore, non devo fare cronaca.

Allora scatto qualche foto, faccio qualche video e li posto sui social, tutte cose vietate agli inviati. Dite che ci sono fior fior di inviati che fanno tutto il contrario, popolando i social di foto e video? E vabbè. Dopo Berrettini, è la volta delle ragazze. Gente che ha vinto Slam o fatto finali, quindi livello alto. Si esce per assaggiare il caffè dell’unico stand a disposizione: il silenzio è l’unico commento possibile senza improperi. Dietro una balaustra scorgo Andy Murray che gioca il doppio, prima addirittura su quel campo c’era Paire, tutto il contrario di ciò che Andy rappresenta, e ho subito cambiato strada. Fa un po’ male al cuore vedere il tramonto di un grande campione, ma la classe di Andy non ha età. Non si può chiudere una giornata romana con tristezza e infatti l’arancia che rosseggia sui sette colli ci accompagna verso casa.

L’inflessibile controllore separa con malcelata soddisfazione una coppia che si abbraccia in tribuna ordinandogli il distanziamento. “Siamo sposati” dicono, ma non c’è verso. Quanto sei bella Roma quando è sera, ma le coppiette, se non si possono abbracciare, se ne vanno via.

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ATP

Roma, Djokovic in crescendo: steso Davidovich Fokina, adesso un quarto di finale da top 10

Poco più di un’ora è bastata al numero uno ATP per superare lo spagnolo, messo subito fuori dalla partita. “Ho vinto bene – ha commentato -, contro Berrettini o Tsitsipas mi attende una grande sfida”

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Novak Djokovic - Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

In attesa di un quarto di finale nobile (affronterà Stefanos Tsitsipas), Novak Djokovic ha archiviato velocemente l’inedito incrocio con l’emergente Alejandro Davidovich Fokina, 21 anni. Uno che di tempo ne avrà per togliersi di dosso la fisiologica timidezza che viene fuori questi livelli. Dopo aver lottato contro Medvedev a Madrid, lo spagnolo – risalito dalle qualificazioni – si è questa volta schiantato su un ostacolo più alto. Eppure il primo set, per la testa di serie numero uno degli Internazionali, è arrivato a destinazione più facilmente di quanto potesse sembrare in avvio. Questo perché il numero 48 ATP era partito anche bene: subito prendendosi il break al primo game, poi facendosi applaudire per un pregevole lob e – in sostanza – costringendo Djokovic ad alzare immediatamente il livello.

ACCELERATA – Sul 2-2, in ogni caso, il serbo ha cambiato passo tra accelerazioni improvvise sulle diagonali e palle corte che hanno spezzato il ritmo da fondo campo. Il primo parziale si è concluso con 11 punti su 12 finiti dalla parte di Djokovic, che ha spaccato così la partita intimidendo l’avversario anche sul piano psicologico. Un significativo passo in avanti in termini di sicurezza rispetto al primo turno, quando ha superato Fritz viaggiando però a marce più basse. Totalmente senza storia il secondo set, in cui Davidovich Fokina non è mai riuscito a tenere il servizio se non alla fine, giusto in tempo per evitare il peso del 6-0. Pratica archiviata in un’ora e undici minuti, con lo sguardo subito puntato sulla Grand Stand Arena per scoprire il prossimo avversario.

In ogni caso affronterò un top 10 – ha commentato Nole in sala stampa – sono contento di come ho vinto oggi e sicuramente andrò incontro a una grande sfida. Berrettini non mi ha sorpreso raggiungendo la finale di Madrid. È vero, è stato infortunato (e quindi protetto dalla classifica, ndr), ma si è guadagnato del tutto la posizione che ha raggiunto“. Purtroppo, nonostante le belle parole di Nole, non sarà Berrettini a sfidarlo ai quarti ma Stefanos Tsitsipas. Il greco ha severamente impegnato Djokovic nell’ultimo confronto al Roland Garros, allungandolo fino al quinto set.

 

Ma il numero uno ha voglia di rivincita. Dopo le delusioni di Montecarlo e Belgrado, per Djokovic Roma sembra in ogni caso il posto giusto per riavvicinarsi agli standard di inizio stagione. “Mi sento sempre a casa quando vengo agli Internazionali – ha raccontato -, non soltanto per i tifosi, anche per il rapporto con gli organizzatori, persino gli autisti che mi portano in giro. Probabilmente aiuta il fatto che parlo italiano. ‘La gioia della vita’, come dicono qui“.

Il tabellone maschile di Roma con tutti i risultati aggiornati

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