Da Konjuh a Barty, otto protagoniste di Miami - Pagina 3 di 4

Al femminile

Da Konjuh a Barty, otto protagoniste di Miami

I differenti problemi di Venus Williams e Bianca Andreescu, le soddisfazioni parziali di Elina Svitolina e Maria Sakkari e altro ancora nel secondo WTA 1000 della stagione 2021

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Bianca Andreescu e Ashleigh Barty - Miami 2021
 

Naomi Osaka
Con la sconfitta nei quarti di finale del torneo di Miami Naomi Osaka ha interrotto una striscia di 23 vittorie consecutive. Dopo i due stop arrivati per forfait (nei tornei di preparazione allo US Open 2020 e all’Australian Open 2021), questa volta Naomi ha perso sul campo. Non le capitava dalla partita di Fed Cup disputata sulla terra spagnola contro Sorribes Tormo, nel marzo 2020.

Ha perso, come detto, contro Maria Sakkari (6-0, 6-4). Naomi ha giocato talmente male, completamente fuori fase, che diventa quasi inutile provare a dare una spiegazione puramente tecnica. Credo non abbia funzionato nulla, non solo sul piano tecnico ma anche su quello mentale. Uno di quegli strani giorni nei quali dopo qualche punto si materializza la percezione della sconfitta inevitabile, e le cose finiscono proprio in quel modo.

A mio avviso l’aspetto più interessante del torneo di Osaka è arrivato dalla conferenza stampa dopo la sconfitta. Come ho già avuto modo di scrivere due anni fa, fra le tenniste di vertice Naomi sorprende per quanto sia aperta ed esplicita nel raccontare i suoi meccanismi mentali durante le partite, incluse le debolezze.

In conferenza stampa le hanno chiesto: “Tutti hanno parlato del fatto che non perdevi da così tanto tempo. Pensi che ti abbia messo molta pressione mentalmente?”. E lei ha risposto: ”È difficile da dire, ma sino all’ultima conferenza stampa non ci pensavo proprio. Non pensavo al ranking (o a cose simili). Ma poi qualcuno mi ha fatto la domanda, e ho iniziato a rifletterci molto. Quindi forse, senza volere, ho messo pressione su me stessa. Sono cose che dovrei essere in grado di superare, e non dovrebbero influire così tanto su di me”.

Per me è sorprendente che una giocatrice riconosca che le domande e i ragionamenti altrui possono influire così direttamente sul suo modo di pensare e di giocare; rendendola, a conti fatti, più fragile. Di solito i tennisti non ammettono debolezze del genere, perfino di fronte a evidenze quasi incontrovertibili. Ricordo per esempio Serena Williams a Wimbledon 2015, quando aveva già vinto due Slam in stagione, era sulla strada per il terzo, e continuava a ripetere che non pensava al Grande Slam. Anzi non voleva nemmeno che glielo chiedessero… Ma è solo un esempio fra i tanti. Quante volte abbiamo sentito dire: “Non penso al numero 1 del ranking”, oppure: “Affronto un solo match alla volta”. E tutti sanno che non è vero.

Non sono in grado di dire se la sincerità di Osaka nel confessare queste fragilità possa trasformarsi in uno svantaggio. Ma sono curioso di scoprire se manterrà negli anni una schiettezza del genere o finirà anche lei per adottare nelle conferenze stampa un atteggiamento meno trasparente. Di sicuro sarebbe un peccato, perché è rarissimo incontrare una tennista di vertice che rifugge le risposte preconfezionate.

Elina Svitolina
Con il successo su Petra Kvitova, Svitolina è tornata a vincere contro una Top 10 dopo circa un anno e mezzo (non accadeva dalle Finals di Shenzhen 2019). È vero che nel 2020 si era giocato poco, ma resta il fatto che dalla fine del 2019 Elina è spesso sembrata appannata; probabilmente ha giocato ad alti livelli solo a Strasburgo 2020, dove aveva sconfitto Sabalenka in semifinale e Rybakina in finale.

Forse sono sfortunato io, ma di recente tutte le volte che l’ho seguita ho avuto l’impressione di una atleta che fatica a esprimere la stessa convinzione e cattiveria agonistica delle stagioni migliori. Anche a Miami, malgrado la semifinale raggiunta, non mi ha convinto del tutto. Ammetto di non averla seguita al primo turno, in occasione del successo contro Shelby Rogers, giocatrice in fiducia e pericolosa: una vittoria da non sottovalutare. Ma nei turni successivi non mi è sembrata al meglio.

Il successo contro Kvitova è arrivato in una giornata caldissima, in rimonta su una avversaria che a metà partita era già in debito di ossigeno (ho parlato del problema di Kvitova con il caldo QUI). Una volta conquistato il secondo set 7-5, Elina aveva il match in pugno, e a un certo punto del set finale sembrava potesse lasciare a zero Petra. Invece sul 3-0 40-15 terzo set (con due break di vantaggio), al momento di sferrare il colpo del KO, Svitolina ha cominciato a sbagliare a ripetizione, di fatto rimettendo in corsa un’avversaria che pareva già pronta al rientro negli spogliatoi: parziale di 2 punti a 14. Poi ha finito per vincere comunque (2-6, 7-5, 7-5), ma proprio perché Kvitova non aveva più un goccio di energie per sostenere scambi decenti, e si reggeva solo sui colpi di inizio gioco.

Nel turno successivo Svitolina ha trovato Anastasija Sevastova, che aveva approfittato dei problemi alla schiena di Konjuh per approdare ai quarti, ma che non è nel miglior momento di carriera (6-3, 6-2). Ricordo che Sevastova aveva superato il turno precedente a quello contro Konjuh senza scendere in campo. grazie al forfait di Simona Halep. Insomma, Elina ha trovato di uno di quei tabelloni non impossibili che a volte capitano alle teste di serie più alte, e che le ha permesso di spingersi sino in semifinale senza prestazioni scintillanti.

Al dunque, contro Barty, mi è parsa incapace di reagire nei confronti di una condizione tecnica che la vedeva soccombere in quasi tutti gli aspetti del gioco (6-3, 6-3). Eppure nelle sue stagioni migliori Elina ha saputo rovesciare situazioni complicate grazie alla grande applicazione agonistica, ma anche alla capacità di adottare aggiustamenti tattici, tali da ribaltare partite iniziate male.

Non voglio per forza tracciare un futuro negativo per Svitolina, perché in fondo ha solo 26 anni e perché credo che il tennis post-pandemia abbia offerto condizioni anomale. E non è detto che tutte le giocatrici fossero preparate ad affrontare un calendario monco e radicalmente modificato. Ma in vista della stagione su terra, superficie che esalta la capacità di soffrire, sarebbe fondamentale per Elina ritrovare la brillantezza agonistica e la tenuta mentale dei giorni migliori.

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