Daria Kasatkina fa coming out sulla propria bisessualità: "Perché ci si dovrebbe nascondere?"

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Daria Kasatkina fa coming out sulla propria bisessualità: “Perché ci si dovrebbe nascondere?”

La tennista russa si è confessata in una lunga intervista, soffermandosi sul mancato supporto economico della federtennis russa e sulle difficoltà degli ultimi anni

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Daria Kasatkina - Aleksej Filippov/Sputnik

Daria Kasatkina, N.37 WTA, si è raccontata con una disponibilità rara per un’atleta di questo livello. La tennista russa, che sta tornando ad altissimi livelli dopo due anni difficili, è stata la protagonista di uno speciale di un’ora in cui ha parlato con Sofya Tartakova di Match TV, sdoppiandosi fra la sua città natale di Togliatti (Tolyatti in russo, eponimo del politico italiano) e Barcellona, dove fa base con il suo attuale allenatore Carlos Martinez.

Qui c’è l’intervista completa con sottotitoli inglesi:

La discussione sull’identità sessuale di Kasatkina è nella parte finale del video, a partire dal minuto 40 circa, ma in realtà avviene in maniera estremamente naturale. Il momento preconfezionato del coming out non c’è stato, niente suspense, niente inquadratura stretta sullo sguardo sincero dell’intervistata, niente sì assertivi alla domanda da un milione di dollari. Semplicemente, Kasatkina ha parlato della sua vita privata e detto che non avrebbe problemi ad avere una storia con una donna, anche se non avrebbe una relazione con una collega, perché ritiene il tennis troppo competitivo per consentire rapporti di questo tipo: “In una relazione fra due donne c’è più connessione, soprattutto a livello emotivo, fra uomini e donne ci sono tante incomprensioni”.

In precedenza aveva parlato anche del tema all’interno del mondo sportivo: Non so perché nello sport non si faccia coming out fra uomini, ma di sicuro in Russia ogni avvenimento di questo tipo viene accolto con forte negatività, e lo stesso può valere per il resto del mondo, anche se gli europei sono più tolleranti. Fare coming out però è la cosa giusta – perché ci si dovrebbe nascondere? Io sto provando a conoscermi meglio giorno dopo giorno”.

 

In generale, la conversazione ha offerto uno spaccato di come possa essere la vita di uno sportivo single, fra continue avances, richieste di soldi (ha ammesso di aver avuto una relazione con un uomo che ha poi capito essere principalmente interessato ai suoi soldi), e offerte comprendenti parafilie dal vario livello di peculiarità. Lei ha comunque ammesso di non avere problemi a stare da sola: “A volte quando torni a casa e non c’è nessuno i pensieri iniziano a viaggiare, ma per me non è un problema, mi aiuta a conoscermi meglio. Non si dovrebbe avere paura di rimanere soli con sé stessi, credo sia peggio cercare compagnia a tutti i costi“.

Il tennis femminile è anche un caso particolare, perché ci sono stati diversi casi di giocatrici che si sono fidanzate con membri del proprio team: Kiki Bertens ha sposato il suo fisioterapista Remko de Rijke nel 2019, mentre Yulia Putintseva è attualmente in una relazione con il suo coach, Roman Kislyanskiy. Proprio quest’ultimo è però un esempio del perché Kasatkina trovi quest’idea non praticabile, un po’ perché è difficile mostrarsi al mondo mentre si copre d’insulti il proprio partner (anche se ammette che gli sfoghi di Putintseva sono molto divertenti, come peraltro riconosciuto dalla diretta interessata), un po’ perché avere una relazione con una persona a cui si paga uno stipendio può prestarsi ad ogni tipo di complicazione: “Non so come quelle storie si tengano assieme, è complicato e non so come si potrebbe essere produttivi”.

GLI INIZI DIFFICILI

Togliatti, 990 chilometri a sud-est di Mosca, è un polo dell’industria chimica e automobilistica, ma è anche uno degli ultimi luoghi sul pianeta dove una giovane tennista vorrebbe costruire le proprie ambizioni. Quando l’intervista è stata realizzata, Kasatkina non tornava nella città natale da due anni, e per certi versi non è difficile capire perché: nonostante sia stata inaugurata una scuola tennis di livello europeo dal 1998, c’è anche un intenso traffico di droga, eroina in particolare, e, stando alle parole di suo fratello Alexandr (che le fa da preparatore e consulente legale, visto che ha anche una laurea in legge), in città non è cambiato nulla da vent’anni a questa parte.

La strada verso il tennis professionistico è sempre stata in salita per lei: quando aveva 12 anni, i suoi dovettero vendere la casa che avevano costruito affinché potesse giocare ad alti livelli, visto che la federtennis non le offriva alcun supporto economico – a 18 anni si è infatti trasferita a Trnava, in Slovacchia. Durante l’intervista, ha anche rivelato che quando era piccola la criminalità organizzata si sarebbe offerta in una o due circostanze di aiutare economicamente la sua famiglia in cambio di una percentuale sul suo prize money con tassi d’interesse che prevedibilmente non troverete al credito cooperativo legale, una liaison che a suo dire l’avrebbe schiavizzata per anni.

LA CRISI DEL 2019

Alla fine del 2018, Kasatkina era N.10 al mondo in virtù della finale raggiunta ad Indian Wells e dei quarti al Roland Garros e a Wimbledon. Da lì in avanti, però, è arrivato un momento di crisi nera che l’ha vista scendere fino al N.69 al termine della stagione successiva. Daria non ha nascosto di aver avuto un momento di forte depressione, e di aver addirittura pensato di smettere dopo un litigio con il Philippe Dehaes, il suo precedente allenatore, dopo una sconfitta contro Vera Zvonareva a San Pietroburgo: “Mi sono chiusa in camera per due giorni e non volevo parlare con nessuno”.

Nello stesso periodo, a Dubai, si è colpita in campo per la prima volta in carriera, tirandosi la racchetta sulle gambe e schiaffeggiandosi: “Volevo punirmi per essere stata debole e per non essere stata in grado di venirne fuori. Rimanevo seduta in doccia per una o due ore senza parlare con nessuno”. Il problema in campo si è manifestato soprattutto al servizio: “A volte è inspiegabile, è come se ti accorgessi di non saper pronunciare una parola che dovrai usare costantemente davanti alla videocamera. Per un periodo può andare bene e poi puf, all’improvviso commetti tre doppi falli di fila, e non doppi falli in lunghezza, doppi falli in cui la pallina raggiunge a malapena la rete – a quel punto puoi solo guardare il tuo coach e ridere, perché nessuno dei due sa che fare”.

I cattivi risultati in campo hanno avuto anche conseguenze economiche: la Nike ha infatti cancellato il suo contratto di sponsorizzazione in essere dal 2015. Per ora continua ad indossare i completi che le sono rimasti, “ma per quando li avrò finiti spero di avere un nuovo contratto! Guadagnavo circa centomila dollari con loro, bonus esclusi. Comunque ho abbastanza da parte per non avere problemi economici fino al ritiro, anche se non dovessi più guadagnare un centesimo“.

Alla domanda sul perché si sentisse così giù nonostante i successi avuti nel 2018, ha risposto: “Non è una questione di soldi, è che non sai mai se continuerai a vincere né chi sia realmente tuo amico. In più sei sempre ad allenarti, se succede qualcosa alla tua famiglia non ci sei. Per un tennista è inevitabile essere egoista. In più, quando le vittorie smettono di arrivare i social media sanno dare il peggio di sé, e Kasatkina è stata spesso oggetto di body shaming, un fenomeno che lei attribuisce ad una scarsa conoscenza del gioco da parte di molti commentatori (non ha torto): Per le ragazze è spesso fondamentale avere un po’ di peso in più per avere più potenza. Se avessi un fisico scolpito tirerei meno forte, e lo si può notare guardando tante tenniste di altissimo livello, con la possibile eccezione di Sharapova”.

IL COMEBACK

La tennista russa era quindi stata risucchiata da un vortice di negatività. Per fortuna, durante il torneo di Indian Wells del marzo seguente è stata aiutata dalle mogli di Karen Khachanov e Yevgeny Donskoy, che le hanno parlato di cosa motivasse i mariti: “Mi hanno fatto riconsiderare le mie scelte, e ho cambiato idea sullo smettere. Per fortuna che non so fare altro se non giocare a tennis!”

Adesso, però, è tornata la convinzione, e con lei i risultati: da inizio anno è l’unica assieme a Barty ad aver vinto più di un torneo (Melbourne 4 e San Pietroburgo), a partire proprio dal servizio che tanto la affliggeva: “Ora sono migliorata, in uno dei miei ultimi tornei sono stata la seconda giocatrice con più ace”. Daria Kasatkina adesso è convinta di poter tornare in Top 10, ed è sicura di avere quello che serve: “Credo che essere invidiosa di chi ha già vinto sia una buona cosa, mi dà una direzione per raggiungere i miei obiettivi. Non credo che Kenin, Osaka o Swiatek siano migliori di me, è solo andata così per il momento. Quando ho raggiunto i quarti al Roland Garros del 2018 ho pensato per la prima volta di poter vincere uno Slam, è stata una bella sensazione“. Le si può solo augurare che vada così.

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Internazionali d’Italia: Musetti convincente, Hurkacz si ritira nel secondo set [VIDEO]

All’inizio del secondo set il polacco lascia improvvisamente il campo, Lorenzo capitalizza una buona partita e domani se la vedrà con Opelka

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[WC] L. Musetti b. [15] H. Hurkacz 6-4 2-0 rit.

Pochi grattacapi per Lorenzo Musetti: l’Hurkacz dopo il trionfo di Miami non sembra vogliosissimo di sudare sullo sgradito rosso, e già a Madrid contro Millman aveva ostentato una certa insolenza: la prestazione del kid di Carrara ha però restituito sensazioni confortanti, soprattutto in considerazione del prosieguo del torneo. Perso un primo set condotto interamente sul cornicione, pressato da un’ottima versione del prodigio di Carrara, il polacco ha passivamente incassato un break all’alba del secondo, deciso di lì a poco che la rimonta sarebbe stata oltremodo impervia e si è ritirato. “Un ritiro molto strano – ha detto Musetti nel corso dell’intervista in campo -, non ho capito a cosa fosse dovuto“. La tattica eccessivamente offensiva adottata da Hubert, da subito intenzionato a demineralizzare al massimo gli scambi, è stata forse forzata da qualche inghippo fisico, lo scopriremo più avanti. Certo diciannove discese a rete (dieci punti) in una sola frazione non sono il tipico menù del giorno al Foro.

Musetti ha giocato bene, accorto, anche se al solito un pizzico troppo lontano dalla linea di fondo: preparazioni ampie a parte, la strategia è parsa vincente per contrastare il servizio violentissimo del rivale odierno – “soprattutto sulla seconda esterna in kick, che sa usare molto bene” -. Un rivale del tutto insondabile, incline a seguire a rete la seconda e a tirare tutto, rigorosamente piatto, con strettissimi margine d’errore. Lorenzo allora ha variato – “con tagli e palle alte sulla rete, per non fargli giocare il suo tennis” – e già nel secondo gioco si è procurato una palla break, cancellata dal servizio vincente di Hurkacz. I rischi, per il ragazzo, sono arrivati tutti nel terzo gioco, quando il polacco con una deliziosa smorzata si è procurato due palle per il due a uno: bravo Musetti a schivarle.

 

Bravo anche Hubert a coprire egregiamente la rete sulle due palle break conquistate dal toscano nel sesto gioco, ultimo sussulto prima del rettilineo finale del set. Nel decimo gioco, Hurkacz ha combinato un paio di disastri con dritto e volée in uscita dal servizio e offerto due set point a Musetti, il quale ha inteso convertire il secondo in modo discretamente scenografico con gran dritto vincente in corsa. Del finale di partita abbiamo accennato: break per Lorenzo nel secondo gioco, ace per il quaranta-zero nel terzo e stretta di mano offerta in anticipo da Hurkacz: tutte energie risparmiate e un buon test, in vista del secondo turno di domani contro un altro battitore-pivot come Reilly Opelka.

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Internazionali d’Italia: un solidissimo Mager supera de Minaur

Dominante negli scambi da fondocampo, l’azzurro onora la wild card con la sua prima vittoria nel main draw del Foro

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Al terzo tentativo, Gianluca Mager mette a segno la prima vittoria nel tabellone principale degli Internazionali: 6-4 6-3 in un’ora e diciotto minuti ai danni di Alex de Minaur. Dritto pesante e prima battuta spesso scagliata piatta ben sopra i 200 km/h, Gianluca ama sentire il mattone tritato sotto i piedi a dispetto di un gioco tutt’altro che inadatto a superfici più compatte e veloci. Non è invece il terreno di battaglia preferito per Demon, che tuttavia quest’anno si presenta a Roma con tre incontri vinti sul rosso, più di tutti quelli ottenuti negli anni precedenti della sua peraltro ancor giovane carriera.

IL MATCH – Mager gira attorno alla palla per comandare lo scambio ma senza esasperare la ricerca del dritto, anche perché il caldo pomeriggio romano è spettatore di un rovescio che regala davvero pochissimo, tanto che alla fine gli errori dal lato sinistro si conteranno sulle dita di una mano – e non servono neppure tutte. In vena di spoiler, evidenziamo subito anche quel dominante 24-7 nei punti tra i cinque e i nove colpi, a sua volta rivelatore di quello che accade quando si comincia a scambiare. Forse sorpreso del vantaggio quasi immediato, Gianluca restituisce subito il break ottenuto al terzo gioco, ma si rifà sotto sul 4 pari. De Minaur inizia ad annullare palle break con l’aiuto della prima battuta, in un caso ben seguita a rete e finalizzata con una non scontata volée; fa male (a noi che guardiamo) la risposta sbagliata sulla seconda, ma fa ancora più male (a de Minaur) la drop volley di Mager, che finalmente passa in vantaggio grazie all’errore del rovescio australiano – l’unico possibile visto che con il dritto non sbaglia proprio mai. Il rovescione lungolinea in uscita dal servizio che apre il decimo game è foriero di un turno di battuta in discesa e, infatti, il 6-4 è messo al sicuro nel giro di un paio di minuti.

Nonostante lo svantaggio nel computo degli ace, il ventiseienne n. 90 del ranking ottiene molto di più dell’avversario quando mette la prima che, se non gli dà il punto diretto, gli permette di colpire con i piedi ben dentro il campo il 70% delle volte che l’australiano la ribatte. Con un atteggiamento estremamente positivo e risoluto, Mager approfitta del poco arrotato dritto australiano finalmente impreciso per l’allungo nel quinto game prontamente consolidato. Il ventiduenne di Syney è ancora in sofferenza sul servizio e sembra quasi leggere la sovrimpressione che con poca sorpresa rivela un perentorio 34-20 a favore dell’azzurro negli scambi da fondo perché si presenta a rete per raccogliere un preziosissimo “15” che lo mantiene in corsa. Imperterrito, Gianluca continua solidissimo, variando velocità e altezza con dritto; i colpi avversari proprio non gradiscono e si assicura di poter servire per chiudere, ma non ce ne sarà bisogno. Il n. 23 ATP annulla un primo match point comandando bene lo scambio, ma il nostro se ne procura un secondo con una strepitosa risposta vincente in allungo. Pochi secondo dopo, il tentativo di spingere con lo sventaglio da parte di de Minaur diventa l’errore non forzato numero 23 e vale il secondo turno a Mager, che può ora godersi il meritato riposo in attesa dell’incontro di martedì, dal quale uscirà il suo prossimo sfidante, tra Lorenzo Sonego e Gael Monfils, fermo dall’Australian Open.

 

Il tabellone aggiornato con tutti i risultati

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Biglietti IBI: sessione serale “sdoppiata”, spettatori beffati

Il coprifuoco alle 22 ha suggerito all’organizzatore FIT di creare una nuova sessione serale sul Grand Stand con biglietto a parte. Rimborsi parziali per biglietti e abbonamenti del Centrale già venduti, ma solo con voucher

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Roma 2019 (foto via Twitter, @InteBNLdItalia)

Sembra inevitabile che ad ogni edizione degli Internazionali BNL d’Italia debba esserci qualche controversia relativa ai biglietti. Dopo la questione della giornata di mercoledì cancellata per pioggia nel 2019 e il tira e molla sui rimborsi per il torneo spostato a settembre del 2020, anche quest’anno la pandemia ci ha messo lo zampino ed ha causato un cambiamento di direzione in corsa da parte degli organizzatori che probabilmente farà storcere il naso a più di un appassionato.

A causa del coprifuoco alle ore 22 imposto dalle Autorità nell’ambito delle iniziative per contenere la pandemia, l’organizzatore FIT ha deciso non solo di anticipare la sessione serale alle ore 18, ma anche di “sdoppiarla”, facendo giocare i due match in programma contemporaneamente su due campi diversi, ovvero il Centrale e la Grand Stand Arena, con orario d’inizio rispettivamente alle 18 e alle 19.

La neonata sessione serale sulla Grand Stand Arena sarà una nuova sessione che richiederà un biglietto a parte (acquistabile sul sito del torneo), in quanto questa non sarà inclusa né nei tagliandi singoli venduti per la giornata, né negli abbonamenti già venduti per quel campo, e non verrà dato ai possessori dei biglietti per il Centrale la possibilità di scegliere quale match guardare.

 

Il prezzo per assistere alle due sessioni sarà il 50% di quello originariamente fissato per assistere a entrambi gli incontri che dovevano svolgersi sul Centrale”, ha fatto sapere la FIT in una nota.

Per cui a coloro che avevano acquistato in prevendita biglietti per la sessione serale del Centrale verrà riconosciuto un Voucher dal valore pari al 50% di quanto pagato, mentre agli abbonati verrà riconosciuto un Voucher quale ristoro per le partite serali spostate sulla Grand Stand Arena”, continua la nota, specificando che le “dettagliate istruzioni sulle modalità di richiesta ed emissione dei Voucher” verranno rese note solo dopo la fine del torneo.

Se supponiamo che sulla Grand Stand Arena sarà possibile accomodare lo stesso numero di spettatori permessi sul Centrale, e che tutti i biglietti disponibili andranno venduti, l’operazione sembrerebbe a somma zero per l’organizzazione del torneo, in quanto alla fine di tutto l’incasso sarà lo stesso. Tuttavia si tratta di un’operazione che beneficia notevolmente il flusso di cassa dell’organizzatore FIT, in quanto erano già stati venduti biglietti e abbonamenti con inclusi degli incontri che in realtà non saranno visibili ai possessori dei tagliandi, e non verranno effettuati rimborsi in contanti, ma soltanto in voucher che dovranno sì essere inseriti a bilancio FIT come passività, ma faranno rimanere quel denaro nelle casse della FIT perché i voucher potranno essere utilizzati solamente per l’acquisto di altri prodotti e servizi forniti dalla FIT stessa.

Inoltre appare quantomeno disinvolta e poco orientata al cliente che ha già comprato i biglietti la scelta di spostare sulla Grand Stand Arena sempre il match maschile inizialmente previsto nella sessione maschile. Sicuramente il match maschile è quello con la “vendiblilità” maggiore rispetto a quello femminile: è abbastanza chiaro che in Italia, e a Roma in particolare, il tennis maschile ha maggiore attrattiva di quello femminile, sia storicamente sia in questo particolare momento storico, quindi sarà sicuramente più facile vendere in breve tempo i “nuovi” biglietti diventati disponibili per questa “nuova” sessione.

Ancora una volta l’orientamento della FIT è quello di proteggere quanto più possibile il flusso di cassa dell’azienda a discapito della tutela della clientela. Sicuramente stiamo attraversando un periodo molto difficile, i tornei vengono organizzati in condizioni estremamente complicate e con molte meno risorse economiche di quanto non capitasse negli anni precedenti, e bisogna anche tenere presente che gli Internazionali BNL d’Italia costituiscono la fonte di introiti principale per la FIT. Tuttavia sarebbe auspicabile una maggiore considerazione per chi ha comprato biglietti e abbonamenti in anticipo pur in una situazione di grande incertezza, e che ora si trova a dover fronteggiare ulteriori esborsi monetari se vuole assistere ai match per i quali pensava di aver già pagato.

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