Sinner e Berrettini, due semifinali che brillano d'azzurro. Paire sbotta, niente giochi: tutto cominciò con McEnroe (Scanagatta). Sinner rosso vivo. Riecco Berrettini: "Le rivalità tra noi italiani fanno bene a tutti" (Crivelli). "Ice" Sinner. Esame di greco. Riecco Berrettini che non molla mai: nel mirino "vede" Djokovic (Mastroluca)

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Sinner e Berrettini, due semifinali che brillano d’azzurro. Paire sbotta, niente giochi: tutto cominciò con McEnroe (Scanagatta). Sinner rosso vivo. Riecco Berrettini: “Le rivalità tra noi italiani fanno bene a tutti” (Crivelli). “Ice” Sinner. Esame di greco. Riecco Berrettini che non molla mai: nel mirino “vede” Djokovic (Mastroluca)

La rassegna stampa del 24 aprile 2021

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Sinner e Berrettini, due semifinali che brillano d’azzurro (Ubaldo Scanagatta, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

[…] Fino a un paio d’anni fa i tennisti italiani uscivano dai tornei più importanti fra il martedì e il mercoledì. Ora arrivano regolarmente in fondo ai weekend. Oggi Jannik Sinner gioca una semifinale a Barcellona, torneo Atp 500, contro il greco Tsitsipas, n.5 del mondo reduce dal trionfo di Montecarlo, mentre Matteo Berrettini è impegnato in un’altra semifinale a Belgrado, casa Djokovic – il fratello di Novak è il direttore del torneo – contro il giapponese Daniel Taro. I nostri ormai non hanno paura di affrontare e battere i migliori, come è accaduto ieri a Jannik Sinner, il nostro ragazzo prodigio che ha sconfitto in Andrey Rublev, il quarto top-ten della sua giovane carriera di diciannovenne. Più giovane semifinalista a Barcellona dai tempi di Nadal 2005. 62 76 (e 8-6 nel tiebreak) un punteggio che avrebbe potuto essere più netto se nel derby fra “Pel di Carota” il “rosso” della Val Pusteria contro il “rosso” di Mosca più anziano di 4 anni, Jannik dopo aver dominato il primo set non avesse accusato rari momenti di insicurezza nel secondo. Avanti di un break, ha perso l’unico servizio sul 4-3 e poi quando si è ritrovato al tiebreak è stato avanti 4-1 con due minibreak ma si è fatto superare con un paio di errori non da lui. Ma sul 6-5 e setpoint per Rublev, tennista fra i più in forma, n.7 Atp, finalista a Montecarlo dopo aver battuto Nadal, Sinner non ha tremato, ha tirato due missili e ha pensato bene di chiudere con un ace sul matchpoint. Con Tsitsipas ci sono due precedenti, entrambi a Roma e stanno 1 a 1. II greco vinse nel 2019, l’azzurro a ottobre scorso. Ma entrambi hanno fatto grandi progressi. Nel 2021 Rublev ha vinto più partite di tutti, 26. Secondo Tsitsipas 24, terzo Sinner 17. Jannik è già virtualmente n.18 ATP, già il best ranking di Camporese e Gaudenzi. Di livello inferiore il torneo di Belgrado, un 250 Atp. Tuttavia per Berrettini, fermato per 2 mesi da uno stiramento e battuto al primo turno a Montecarlo, era un bel test il serbo Krajinovic. Lo ha regolato con un duplice 64 senza perdere mai il servizio anche se ha salvato 6 pallebreak. II romano n.10 Atp è favorito con il “giap” Taro DanieI…“però la sola volta che vi ho giocato ci ho perso”. Su www.ubitennis.com le dichiarazioni di Sinner (e su lui di Djokovic, Nadal e Tsitsipas suo avversario odierno) e di Berrettini sulle chance per 2 italiani nelle finali Atp di Torino

Paire sbotta, niente giochi: tutto cominciò con McEnroe (Ubaldo Scanagatta, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

 

John McEnroe ha fatto proseliti. Non so se ne sia fiero però. Un bel branco di maleducati, siamo onesti, Benoit Paire, Nick Kyrgios, Fabio Fognini, cioè i bad boys del terzo millennio. […] Quanto di più avrebbero potuto vincere? Ricordo bene McEnroe il SuperBrat (il SuperMoccioso per la stampa Brit) quando fu squalificato il 21 gennaio 1990 nel quarto set contro lo svedese Pernfors. Era il mio primo Australian Open. John era già stato ammonito due volte e non sapeva che era stata cambiata la regola secondo cui fino all’89 si veniva squalificati solo alla quarta infrazione (warning, penalty point, penalty game, squalifica). Niente più penalty game. Il terzo richiamo gli fu fatale. «Mi scappò solo una parolina di quattro lettere, la F all’inizio e la K alla fine! – ebbe a dirmi – sta a vedere che ora mi tocca leggere perfino i regolamenti!». Se Mac non avesse avuto tanti precedenti, non avesse insultato arbitri e giudici, e perfino l’Occhio Elettronico «Quella macchinetta ce l’ha con me!», chissà, magari l’avrebbe sfangata. «Mi è andata bene, io sono stato squalificato una volta sola!», ci scherza l’amico John che una volta scorrazzai per il centro di Firenze sulla mia vecchia Honda Four K. Altri, come Fabio Fognini, invece, di squalifiche ne ha già beccate due. L’ultima l’altro giorno a Barcellona contro lo spagnolo Zapata Miralles dove, anche se lui lo nega (ma non senza aggiungere «Altre volte ne ho dette di peggio») pare abbia insultato la mamma del giudice di linea che gli ha chiamato due volte un fallo di piede. Perché mai quel giudice avrebbe dovuto inventarselo e chiamare l’arbitro e il supervisor? La prima all’Us Open del 2017. Gridò a una giudice di linea una parolaccia inqualificabile, sessista. Fabio perse con Travaglia e non lo fecero più scendere in campo nel doppio. A Wimbledon, quando si fece scappare un «maledetti inglesi, potesse scoppiare una bomba su questi prati» rimediò solo una bella multa. Anche Nick Kyrgios ne ha combinate spesso di tutti i colori. Ha rovesciato sedie in mezzo al campo sul campo, ha gridato al suo avversario Wawrinka «Il mio amico Kokkinakis è andato con la tua ragazza!». Un vero gentiluomo. «Non sarò mai come Roger Federer. Lo sport ha bisogno di me, Kyrgios, Fognini, tennisti che fanno vedere qualcosa di diverso e rifiutano l’ipocrisia, che dicono quel che pensano. Preferisco essere come sono che stare nella top-10 e non aver mai una discussione!». Così parlò, giorni fa a Buenos Aires dopo aver insultato l’arbitro, sputato sul campo, concluso il match facendo apposta una serie di doppi falli per poi andarsene in discoteca, il barbuto francese di Avignone Benoit Paire, 31 anni, best ranking n.18, 8 milioni e mezzo di dollari, sceso ora a n.35 per aver collezionato 9 sconfitte in 10 incontri nel 2021 e chiaramente infischiandosene. Forse a causa di una storia d’amore finita male. A Montecarlo Paire aveva di nuovo sbroccato: «Senza pubblico mi deprime giocare in questi cimiteri! Ok, mi prendo questi 12,000 euro del primo turno e me ne torno in albergo». Ma la goccia ha fatto traboccare il vaso. Ieri la Federtennis francese ha preso la decisione di scartarlo dal quartetto francese che dovrebbe andare alle Olimpiadi di Tokyo. Paire era stato richiamato all’ordine una prima volta. La sua risposta? Un dito medio.

Sinner rosso vivo (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

[…] Non serve peraltro la filosofia a confortare l’innata propensione di Sinner a elevare il corpo e la mente tennistici nei momenti chiave di un match. Perché sorprendersi, dunque, se a Barcellona Jannik inchioda il russo Rublev, fresco finalista di Montecarlo, trionfatore in quattro degli ultimi cinque tornei Atp 500 (la stessa categoria dell’evento catalano) e recordman di partite vinte in stagione con 26, togliendosi dall’impaccio di un terzo set che sarebbe stato pericolosissimo con la consueta, superiore adattabilità ai punti decisivi. Semmai, resta da applaudire la quasi completata immersione nella terra rossa, la superficie forse meno congeniale ma che l’allievo di Piatti sta imparando a domare con la perizia del veterano: l’esame odierno di greco contro Tsitsipas contribuirà a fornire nuove indicazioni sul percorso. Intanto, Sinner raggiunge la prima semifinale di sempre sulla polvere di mattone, la sesta in totale, e si annette il quarto top ten in carriera dopo Goffin, appunto Tsitsipas e Zverev. […] Solo esperienza Eppure se nel primo parziale il numero sette del mondo si vede oscurati gli orizzonti fino a non toccare palla è per la qualità del gioco del rosso della Val Pusteria, ancorato a una risposta che annienta il servizio del russo e dominatore sulla diagonale di rovescio. E quando il moscovita, d’orgoglio, si rimette in carreggiata nel secondo set, Jannik rimane lì, attaccato con i nervi saldissimi a una sfida che si è surriscaldata, resettando mentalmente il break di vantaggio sciupato, le tre palle per il 6-5 e servizio e la rimonta da 4-1 nel tie break, fino al set point per il rivale sul 6-5. Annullato, manco a dirlo, con un dritto all’incrocio, prima di garantirsi la vittoria con un gratuito di Andrey e il quarto ace dell’incontro. È il 12′ tie break conquistato su 14 nel 2021, a proposito di solidità: «Rublev ha già giocato moltissimi incontri quest’anno e forse era un po’ stanco, io ho cercato di fare il mio gioco. Non è stato facile chiuderla alla fine, ma sono rimasto li e ora sono molto contento. Ovviamente è per incontri come questo che ti alleni. Specialmente quando giochi turni importanti, essenziali per me per acquisire esperienza, che è il vero obiettivo». Intanto il successo lo spinge al numero 18 del ranking, eguagliando Gaudenzi e Seppi, che può diventare 16 con la finale e 14 con il trionfo. Il consigliere speciale Ma senza paterni: «La classifica al momento è solo un numero, è importante ma c’è anche tanto altro. A 19 anni sono molto più focalizzato sul percorso di miglioramento, insieme al mio team. Ad oggi l’aspetto fondamentale, che più mi interessa, è capire come uscire dalle situazioni difficili e migliorare sempre. Ovviamente mi fa piacere essere top 20, ma la strada è lunga e devo ancora migliorare molto sia tecnicamente sia fisicamente». Nel progetto delle 150 partite con cui metabolizzare i progressi, la tappa di oggi con Tsitsipas ha la valenza di un crash test. Non ingannino i due precedenti, entrambi a Roma, nel 2019 con vittoria greca e l’anno scorso con l’apoteosi azzurra: nel primo Sinner era poco più di un bambino, nel secondo Tsitsipas non si era ancora ambientato dopo il lockdown. La realtà è che Stefanos è il giocatore più caldo del momento, principe di Montecarlo in striscia positiva da 8 partite e un parziale di 14 set a zero. L’Apollo ateniese sta sublimando al meglio le qualità di potenza e fluidità che possono mandare fuori giri il nostro eroe, ancora poco a suo agio contro giocatori che gli sottraggono il comando dello scambio. Ma non sarà una partita a modificare giudizi e sensazioni, anche se Jannik prima di Barcellona si è affidato ai consigli del più forte di tutti: «Grazie a Riccardo Piatti che conosce molto bene Djokovic (lo ha allenato per qualche mese quando aveva 16 anni, ndr) e il suo team, gli abbiamo chiesto dei pareri. Novak è stato gentile a darci il suo punto di vista e a dirci come poter migliorare. Lo ringrazio dei suggerimenti che abbiamo seguito e dal quale abbiamo preso spunto per iniziare subito a lavorare. Quali sono? Beh quello che mi ha detto non lo dico, lo tengo per me». Segreti di campioni.

Riecco Berrettini: “La rivalità tra noi italiani fa bene a tutti” (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Segnali di Berrettini. Finalmente lasciato alle spalle il lungo e fastidioso infortunio agli addominali che gli ha avvelenato l’avvio di stagione, Matteo a Belgrado ritrova le giuste sensazioni e la fluidità del braccio per garantirsi la prima semifinale da Vienna 2019, quando viveva dentro una bolla magica che l’avrebbe portato dritto alle Finals di Londra. E visto che da quest’anno si spostano a Torino, il Berretto ritrovato non si pone limiti, magari cominciando da una sfida affascinante con Djokovic in finale, se il padrone di casa supererà l’ostacolo Karatsev e lui non si farà abbindolare da Taro Daniel. Onda azzurra […] Dopo la prestazione chirurgica con Krajinovic, domato con un break per set e senza mai perdere il servizio, l’allievo di coach Santopadre oggi entra in campo da favorito, come rivela a un sito specializzato: «Penso di aver giocato una partita davvero solida, le mie armi hanno funzionato molto bene sin dall’inizio. Sono davvero felice di essere in semifinale, non è mai facile quando torni da un infortunio. Ho giocato bene; fisicamente mi sento bene, che era la cosa più importante per me, soprattutto nell’ultimo mese. Sto raggiungendo la mia forma migliore, questo è l’obiettivo». Intanto, l’onda azzurra continua a macinare risultati al top: «Sono contento per Jannik, ci siamo allenati molto insieme la scorsa settimana a Montecarlo, dopo le nostre sconfitte. Allenamenti di alto livello, quindi mi aspettavo la sua vittoria contro Rublev. Jannik ha le armi per battere chiunque, in questo momento. Complimenti a lui. Adesso sicuramente ci sentiremo. Credo che questo fermento faccia bene a tutti: a me, a lui, a voi che guardate e ai ragazzi che ci guardano e iniziano a giocare. Ripeto, è una cosa positiva: lui è un bravissimo ragazzo, si impegna molto, ha tanta voglia e gli auguro il meglio. Io cercherò di fare il meglio per me stesso, non meglio di lui o di qualcun altro. Io gioco Sono contento, credo che la rivalità sportiva sia la cosa più sana e bella che ci possa essere. Due italiani qualificati per le Finals? perché no». Fognini si oppone Intanto con un post sui social Fabio Fognini annuncia che si opporrà alla squalifica patita a Barcellona dopo le presunte parolacce a un giudice di linea: «In campo non ho potuto fare altro che accettare la decisione presa dal supervisor del torneo ma tengo a precisare che quanto deciso è scorretto e penalizzante. Il report del supervisor è incompleto e non corrisponde alla realtà». Il ricorso, che ovviamente non può modificare il risultato del campo, è soprattutto finalizzato a ridurre la sanzione economica che ha accompagnato la squalifica e di cuí non è stato reso noto l’ammontare.

“Ice” Sinner, esame di greco (Alessandro Mastroluca, Il Corriere dello Sport)

I vincenti nello sport si riconoscono subito. Vogliono il pallone dell’ultimo tiro, spingono per calciare l’ultimo rigore, vivono per essere al centro della scena quando si fa la storia. Jannik Sinner è così. Oggi, alle 13.30 (diretta Supertennis e Sky Sport), avrà modo di dimostrarlo ancora contro il campione di Montecarlo, Stefanos Thitsipas. Il greco, numero 5 del ranking Atp è oggi in testa alla Race to Turin, la dassifica che considera solo i risultati dell’anno in corso: in questa graduatoria l’azzurro è numero 7. Se il circuito terminasse questa settimana, l’altoatesino sarebbe qualificato per le Nitto ATP Finals di Torino. […] TSITSIPAS IN SEMIFINALE. Titsipas, che ha completato l’ottava vittoria di fila battendo 6-3 6-3 il canadese Felix Auger Aliassime, rappresenta un nuovo prototipo di giocatore da terra battuta. Morfologicamente impeccabile come atleta, è in grado di esprimere elasticità e forza, di essere agile in difesa, veloce e potente in attacco. Una tipologia di avversario che Sinner oggi soffre più dei colpitori solidi o veloci ma schematici. Con loro può reggere il ritmo, non perdere campo e giocare alle sue condizioni. È esattamente quello che è successo nel quarto di finale contro Andrey Rublev, numero 7 del mondo, ed è più di un manifesto. Grazie al 6-2 7-6(6) contro il giocatore che ha portato a casa più match nel circuito ATP dallo scorso agosto, Sinner ha fornito la prova di avere la stoffa dei vincenti. RUBLEV KO. Con un’autorevolezza che può nascere solo da una convinzione speciale, nel primo set ha ammansito un avversario capace solo una settimana fa di mettere ko a suon di bordate e vincenti fulminanti Rafa Nadal. Nel secondo, ha mostrato perché quando si parla di lui si immaginano magnifiche e progressive sorti. Ha subito il break quando ha servito sul 4-3, sul 5-5 ha mancato tre chance di break di fila, nel tie-break è andato avanti 41 ma si è ritrovato sotto 5-6. Solo che i ricordi negativi non abbattono Sinner Da quel momento, con un set-point da salvare, ha giocato tre punti semplicemente perfetti. Ha festeggiato così la quarta vittoria in carriera contro un Top 10, che gli vale la sesta semifinale in un torneo ATP «Sto cercando di diventare migliore ogni giorno», ha detto Sinner, primo italiano in semifinale nella storia del torneo di Barcellona dai tempi di Andrea Gaudenzi, 23 anni fa. «Rublev ha giocato molte partite quest’anno, io ho cercato di fare il mio tennis. Non è stato facile chiudere l’incontro, ma sono davvero molto felice di come è andata. Guadagno esperienza ad ogni torneo». Guadagna anche posizioni in classifica. Oggi sarebbe numero 18 nel ranking, e potrebbe salire alla 16.esima posizione arrivando in finale e al numero 14 vincendo il titolo. Grazie all’affermazione su Rublev, Sinner è diventato anche il più giovane semifinalista a Barcellona dai tempi di Rafa Nadal nel 2005. AMPI MARGINI. Ad una sfida contro il maiorchino, potenziale avversario in finale, punta Sinner; che di fronte ad ogni ostacolo intravede un’occasione in più per migliorare e avvicinare la soddisfazione delle ambizioni. La gioventù gli lascia ampi margini di miglioramento, che ingolosiscono ancora di più i tifosi, bisognosi di nuovi eroi sportivi. La resa ancora non ottimale con il servizio, in termini di percentuali di prime in campo e di punti ottenuti, la stabilità nell’impatto dal lato del dritto, il fisico ancora da formare, spingono ancora più in là il confine delle possibilità. Tracciano una strada da sogno per volare in alto, senza limiti e confini

Riecco il Berrettini che non molla mai: nel mirino “vede” Djokovic (Alessandro Mastroluca, Il Corriere dello Sport)

Matteo Berrettini aspettava la prima semifinale dall’ATP 500 di Vienna del 2019, preludio alla sua prima qualificazione alle Nitto ATP Finals. L’attesa è finita a Belgrado, il suo secondo torneo dopo l’infortunio agli addominali che l’ha costretto al ritiro prima degli ottavi all’Australian Open. Il numero 1 azzurro ha battuto Filip Krajinovic per 6-4 6-4 senza mai perdere il servizio e oggi sfiderà il giapponese Taro Daniel (secondo match dalle 17, diretta Supertennis). «Cercherò una rivincita», ha spiegato in conferenza stampa via Zoom, ricordando la sua sconfitta nell’unico confronto diretto, a Istanbul nel 2018. ACE FINALE. Ieri ha iniziato con un break nel primo game che ha difeso fino alla fine del primo set. Nel secondo, ha firmato l’allungo sul 4-3 e salvato tre palle-break nell’ultimo gioco. Ha chiuso con stile, un ace sul match-point. Dopo la partita, si è mostrato soddisfatto per il suo tennis aggressivo. «Ho lavorato molto con il mio coach (Vincenzo Santopadre, ndr) per migliorare diversi aspetti del mio gioco. In allenamento, cerchiamo di mantenere la stessa intensità che c’è in partita, perché ho bisogno di essere sempre concentrato, punto dopo punto», ha detto. […] «Penso che tornerò presto alla mia forma ottimale», ha aggiunto Berrettini, che ha rinforzato un suo particolare primato: è infatti il giocatore che in percentuale ha salvato più palle-break in stagione nel circuito ATP. Da Belgrado, ha anche fatto i complimenti a Sinner per la bella vittoria a Barcellona. «Ci siamo allenati molto insieme a Montecarlo, mi aspettavo potesse battere Rublev – ha detto – Secondo me questa sana rivalità pub far bene a tutti». Sognare di vedere due italiani a Torino a fine stagione non è, dunque, un’utopia. MAGER OUT. Non ce l’ha fatta invece Gianluca Mager fermato 6-3 6-4 dalla rivelazione del 2021, il russo Asian Karatsev, che ritroverà Novak Djokovic in semifinale come all’Australian Open, nel suo primo Slam in carriera. Il numero 1 del mondo, a due vittorie dal terzo titolo ATP in casa ha lasciato solo quattro game al connazionale Miomir Kecmanovic nel loro primo confronto diretto. «In campo mi muovo bene, colpisco bene e mi godo il vantaggio di giocare in casa», ha detto Nole dopo il netto successo 6-1 6-3.

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Sinner al terzo turno (Crivelli, Mastroluca, Azzolini)

La rassegna stampa di venerdì 21 gennaio 2022

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Sinner, corridoio verso i quarti (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

La notte è di Jannik. Se la promozione alla sessione serale doveva rappresentare un’investitura tra i protagonisti più attesi dello Slam degli antipodi per il giovane cavaliere azzurro, la prova è stata superata con l’autorevolezza dei grandi. Sinner domina lo yankee Johnson in meno di due ore e prosegue l’imperiosa marcia del 2021, con 5 vittorie in altrettanti match e nessun set concesso. Certo, arriveranno test più probanti, ma la solidità mentale e i progressi tecnici, soprattutto al servizio, sono da ammirare. E dopo una litania di sorteggi respingenti negli Slam, l’Australia sembra finalmente offrirgli l’autostrada della gloria: al terzo turno gli tocca il giapponese Daniel e poi negli ottavi il vincente tra De Minaur e Andujar, prima dell’eventuale incrocio con Tsitsipas nei magnifici otto. Largo ai sogni, che si allargano fino al potenziamento da lui stesso annunciato nel team con il famoso e fin qui ben celato supercoach: il cuore di Jannik sembrerebbe pulsare per Moya, attuale mentore di Nadal, ma nell’attesa si prospettano altre soluzioni di livello. Che tra i due team, quello di coach Piatti e quello di Rafa, i rapporti corrano sul filo della stima e dell’enorme rispetto, è dimostrato dalla scelta che il campione di 20 Slam fece un anno fa proprio in Australia, quando per le stringenti regole Covid ciascun giocatore poteva indicarne solo un altro per allenarsi insieme e Nadal prese con sé la stellina emergente della Val Pusteria. Restano poi le parole di Jannik prima degli Internazionali 2020, quando riuscì finalmente ad allenarsi con lo spagnolo: «Il mio idolo era Federer, ma adesso che ho palleggiato con Rafa e ho visto come si prepara, sono rimasto impressionato dalla sua concentrazione e dal suo perfezionismo». Insomma, la corrispondenza di amorosi sensi va avanti da tempo, ma resta un dettaglio non trascurabile: Moya si staccherà dal sodalizio solo nel momento in cui Nadal smetterà di giocare. E intanto? Lo scopriremo solo vivendo, mentre il presente racconta di un Jannik che contro Johnson ottiene l’82% di punti con la prima, concede appena una palla break e giganteggia con 30 vincenti: «In questo momento mi sto godendo il mio gioco, sono soddisfatto». Ma il corridoio verso la profondità della seconda settimana non lo scalda comunque: «Se Daniel è arrivato al terzo turno significa che se lo è meritato giocando bene. Non si va avanti in uno Slam per caso. A questo livello tutte le partite sono difficili, perciò sono favorito, è vero, ma solo sulla carta. Bisogna tener conto di tanti fattori, non sappiamo se farà caldo o ci sarà vento. Uno come Andy Murray lo devi battere. Lui ci è riuscito, io no. Sfrutterò la giornata di riposo per prepararmi al meglio e farmi trovare pronto». Non c’è dubbio, però, che il Sinner di questo inizio di stagione abbia conservato l’abbrivio delle sublimi, ultime uscite del 2021: «Io ci metto poco a ricaricare le batterie al termine di una stagione, sarà perché sono ancora giovane… Mi bastano pochi giorni a casa mia, in mezzo alle mie montagne. Mi ritrovo rapidamente lì, andando a sciare un paio di giorni. Mi aspetta comunque tanto lavoro per arrivare dove voglio io».

Sinner è diventato grande: «Io sono bravo» (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Se un giocatore appare incontrastabile per gli avversari, pur facendo quel che gli risulta normale e replicabile, allora siamo davanti a un top player. È la sensazione che ha dato, e non per la prima volta, Jannik Sinner. Nell’amarcord contro Steve Johnson, l’altoatesino ha imposto una superiorità ineluttabile di fronte al baffuto statunitense. Il 6-2 6-4 6-3 finale rispecchia una partita senza storia, che l’azzurro ha chiuso con undici ace, l’82% di punti conquistati con la prima di servizio, una sola palla break concessa e salvata, 30 vincenti contro quindici errori. Dopo il terzo successo in altrettanti confronti diretti, Sinner ha mostrato rispetto verso l’avversario. «Quando batte, ha una prima precisa e difficile da leggere, era importante rispondere bene: ci sono riuscito e sono contento — ha detto —. L’ho fatto muovere, sono stato bravo a mescolare le carte in campo e sfruttare le occasioni». Per un posto negli ottavi, Sinner sfiderà Taro Daniel, giapponese che ha domato con un triplice 6-4 Andy Murray. Numero 120 del mondo, al massimo numero 64 nel 2018 quando ha vinto il suo unico titolo ATP a Istanbul, Daniel non aveva mai passato due turni in uno Slam prima d’ora. Di giapponese ha i tratti somatici e l’eredità genetica della madre, ex giocatrice di basket, ma è più che altro statunitense. È nato infatti a New York e vive in Florida, a Bradenton, dove si allena nell’accademia dello storico coach Nick Bollettieri. Daniel, ha sintetizzato Murray dopo la sconfitta, «è un giocatore molto solido, si muove bene e commette pochi errori. Non ti regala niente». Un avversario da non sottovalutare, dunque. Rischio che peraltro un giocatore come Sinner ancora imbattuto nel 2021 che ha perso un solo set nelle ultime otto partite giocate, non corre. […]

E’ un giovane jedi (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Arduo da vedere il Lato Oscuro è, e se lo dice Yoda, il maestro di Star Wars, potete esserne certi. Non si vede dove possa annidarsi, né sotto quali mentite spoglie nascondersi o quali trappole possa aver escogitato la lugubre ombra del male, lungo il percorso che l’apprendista padawan Jannik Sinner sta affrontando in questi Open, nei quali lui è bravissimo, ma gli altri sembrano estratti a sorte da uno dei challenger giocati sul lungo mare di Melbourne. Jedi Semola è solido, una roccia. E incuriosisce e muove a compiacimento vedere un ragazzo di appena vent’anni cosi sul pezzo, così pervaso di buon senso e devoto all’ideale dell’apprendimento che non ha mai fine, lontano dalle furie sterili di altri della sua età, come Denis Shapovalov, o dall’equilibrio instabile di un Auger Aliassime, tanto più dalle crisi adolescenziali dell’amico Musetti. Proprio così, un giovane jedi che cresce felice di scoprire, giorno per giorno, i propri poteri. Dopo Sousa e Johnson, debellati con la regola del 3 (set), Semola non avrà il piacere di incontrare Andy Murray, che lo ha battuto a Stoccolma 2021, indoor. Troppo stanco, dopo le buone prove di Sydney e i 5 set con Basilashvili, e per questo (altro non potrebbe essere) infilato da Taro Daniel, giapponese, altro prodotto del tennis da challenger, esperto però di battaglie contro gli italiani, quasi tutte vinte. Anzi, tutte, almeno le ultime. Nelle qualificazioni dello Slam ha tiranneggiato su Arnaboldi, Moroni e Caruso. Musetti invece lo ha battuto ad Adelaide, primo turno del 250. «Non ci ho mai giocato, ma se ha battuto Murray vuol dire che ci sa fare», dice Sinner «Non sapevo di questa sua consuetudine con gli italiani, ma so invece che ogni turno di uno Slam riserva problemi e sorprese. Sono favorito sulla carta, lo accetto, ma dovrò dare il meglio. Lui con Murray ha giocato e vinto, io quando è capitato ho giocato e perso. O sbaglio?». […]

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Fuga da…Alcaraz (Crivelli). Berrettini al bivio. C’è baby Nadal (Mastroluca). Pericolo Alcaraz (Azzolini)

La rassegna stampa di giovedì 20 gennaio 2022

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Fuga da…Alcaraz (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Attenti al giovane toreador. Quel quarto di tabellone (la parte più alta) aveva in origine un padrone assoluto, Novak Djokovic, ma l’incredibile saga australiana del numero uno culminata con la revoca del visto e conseguente espulsione dal primo Slam stagionale, ha creato golose praterie per chi avrebbe dovuto incrociare il Djoker. Così, in quello spicchio, Matteo Berrettini si è ritrovato con la testa di serie più alta (la 7) e Lorenzo Sonego senza il più forte giocatore del mondo da affrontare già al terzo turno. Non si farebbe peccato a immaginare un quarto di finale tutto azzurro tra i due grandi amici, ma la realtà è decisamente più ostica. E viaggia a cavallo del talento, dei muscoli e dell’impressionante ferocia agonistica di Carlito Alcaraz, il diciottenne d’assalto signore delle ultime Next Gen, che sarà il rivale, complicatissimo, di Berretto fin dal prossimo step in un incrocio da fuochi d’artificio. A ottobre, nell’unico precedente tra i due a Vienna, l’esuberanza del murciano e la sua imperiosa crescita sorpresero il nostro numero uno. che però non era al top atleticamente e rimase ancorato alla partita soprattutto con l’orgoglio. Dunque, quel precedente segnala che ci vorrà un Matteo al top psicofisico per imporre le sue armi alla pericolosità del golden boy spagnolo. «Intanto – dice Matteo – ho recuperato completamente dal problema allo stomaco del primo turno, e mi sento molto meglio. Non è stato il miglior match della mia vita, ma sono soddisfatto di aver concesso cosi poco con il servizio» . Durante la sfida, in un accesso di rabbia, Berrettini se n’è uscito con la frase «non sono fatto per questo sport», dettata dalla rabbia del momento ma utile a scrollarlo: «Ogni tanto capita di darsi un po’ addosso, ma paradossalmente mi serve per trovare l’energia nervosa giusta». Soprattutto dopo una vigilia che ha stravolto tutti: «E’ strano non trovare Djokovic nel tabellone, e l’intera situazione è stata difficile per tutti. Il fatto che qui non ci sia il giocatore più forte del mondo è qualcosa dl diverso rispetto al solito. Ma io devo concentrarmi soltanto su Alcaraz. Averlo già affrontato mi può essere d’aiuto. Sarà un avversario caldissimo, fisicamente e soprattutto mentalmente è già molto maturo, è aggressivo e si muove bene, ma le caratteristiche di questo campo mi danno la possibilità di sfruttare le mie qualità, del resto si vive e ci si allena per giocare partite così, quindi sono pronto». *** Sembra quasi si siano letti nel pensiero: «Sarà una sfida eccitante – ammette Alcaraz – e non vedo l’ora di giocarla. Sono consapevole di affrontare un top player, il suo è uno dei servizi migliori del circuito e quindi sai già che ti metterà in difficoltà. E’ vero però che l’altra partita tra di noi l’ho vinta io, mi ricordo di essere stato molto aggressivo. Sarà fondamentale non permettere a Matteo di dominare il gioco e portarlo sul suo dritto. Da quel match sono cresciuto molto anche come esperienza». […]

Berrettini al bivio. C’è baby Nadal (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Non è ancora una marcia in fa maggiore, quella di Matteo Berrettini a Melbourne. I problemi intestinali sofferti all’esordio contro Brandon Nakashima sono superati. «Stavolta tutto bene» ha scritto sull’obiettivo della telecamera dopo il 6-1 4-6 6-4 6-1 su Stefan Kozlov, classe 1998, qualche anno fa considerato la grande promessa del tennis USA. Una vittoria che lo lancia verso un terzo turno contro il diciottenne Carlos Alcaraz, il più giovane a debuttare come testa di serie in uno Slam dai tempi di Michael Chang nel 1990. I bookmakers danno sfavorito Berrettini, sconfitto dallo spagnolo l’autunno scorso a Vienna al tiebreak del terzo set. «Più affronto certi giocatori più li conosco. Alcaraz ha studiato me, io ho studiato lui. Qui per caratteristiche ambientali e di campo posso fare bene – ha detto l’azzurro -, Alcaraz è giovanissimo, ma fisicamente e soprattutto mentalmente sembra già molto maturo. Sono fiducioso, sarà importante far pesare la mia esperienza». RAGNO KOZLOV. Il piano sembrava ben avviato anche contro Kozlov, ma dopo aver vinto il primo set 6-1 Berrettini ha perso un po’ il filo della partita nel secondo set. A un certo punto, ha anche urlato di non essere fatto per questo sport. Non ha ancora perso del tutto l’abitudine di darsi addosso. Gli serve, ha spiegato, «a trovare l’energia nervosa giusta per reagire». Sostenuto dal servizio, ha chiuso con 21 ace e un’ottima resa con la prima, il numero 1 azzurro ha cambiato marcia nel terzo set poi ha beneficiato del calo fisico del rivale, che non aveva mai giocato un quarto set in carriera prima d’ora. «Ho completamente recuperato dal problema che ho avuto all’esordio – ha detto Berrettini -. Oggi non ho giocato il mio miglior match, ma Kozlov è come un ragno. Mi sono lasciato intrappolare nella sua ragnatela, poi però ho giocato sempre meglio e gli sono stato superiore dal punto di vista fisico». Dopo l’espulsione dall’Australia di Novak Djokovic, che l’aveva battuto negli ultimi tre Slam, Berrettini è la testa di serie più alta nel quarto più alto del main draw. «E’ strano non trovare Novak, l’intera situazione è stata difficile per tutti, lui per primo. II fatto che qui non ci sia il vincitore di tre degli ultimi quattro Major è qualcosa di diverso dal al solito. Ma io devo concentrarmi su Alcaraz, che è un ottimo giocatore». Alcaraz ha le idee chiare su quale potrà essere la chiave della partita. «Matteo è uno dei migliori battitori del circuito, è difficile leggere il suo servizio – ha detto dopo il successo sul serbo Dusan Lajovic -. A Vienna, ricordo che ho risposto davvero bene. È stata quella una delle principali ragioni della mia vittoria. Sarà fondamentale entrare in campo e attaccare, non lasciare che sia Matteo a dominare con il suo diritto. Di sicuro, sarà una partita divertente. Vediamo come andrà».

Pericolo Alcaraz (Daniele Azzolini, Tuttosport)

In un tennis a fumetti, i due che Matteo e Lorenzo hanno affrontato, farebbero la loro figura nei panni di Smarty, Greasy e Stupid, o Wheezy, le sciroccate faine del commando Morton che devono arrestare Roger Rabbit a Cartoonia. A Stefan Kozlov manca solo il berretto con l’elica. A Oscar Otte un’ombra che ne insegua, sbagliando direzione, i movimenti del corpo. Il commando precede l’ingresso in scena dei grandi cattivi, di cui Capitan Alcaraz assembla alcune delle caratteristiche più nocive, su tutte la mistica determinazione a liberarsi in ogni modo di qualsiasi possibile intralcio. Salvo ricordare che i buoni alla fine vincono, quasi sempre. Come non si sa. Del resto, neanche Berrettini e Sonego, al momento, ne hanno la benché minima idea. Se il problema è Carlitos Alcaraz, Berrettini ha tempo ventiquattro ore, nelle quali dovrà riposare, liberare il corpaccione dalle scorie di un match che sperava più breve e disporre uno straccio di tattica per opporsi al diciottenne spagnolo. Lo farà partendo dalle impressioni ricavate dal match di Vienna, nei quarti, lo scorso ottobre. Lì l’allievo di Juan Carlos Ferrero straripò un un primo set vorticoso. E’ questa una delle sue prerogative, dovuta in parte all’età che gli consente di non avvertire il peso dello stress o delle fatiche accumulate. Le quali, in effetti, manco ci sono, data la facilità con cui divelle gli avversari. In primo turno il povero Tabilo, stracciato manco fosse una T shirt infeltrita, ieri Dusan Lajovic, che con spirito patriottico si cinge di bandiere serbe e di dichiarazioni evitabili. «Ci penseremo noi, i suoi amici, a tenere alto il nome di Djokovic nel torneo, e a ricordare a tutti ciò che è successo». A Vienna Carlitos partì svelto, Berrettini scese in campo solo all’inizio del secondo set, ma riuscì a vincere il tie break e a portare il terzo al gioco decisivo. La vittoria se la prese Alcaraz, ma d’un soffio: «So bene come gioca, lo spagnolo. So che sarà una sfida zeppa di trappole, ma da giocare a viso aperto, e questi sono i match che mi piacciono di più. Credo che questa superficie mi favorisca, malgrado le magagne di questi giorni sento bene la palla, e i rimbalzi sono giusti per le mie caratteristiche». […]

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Rassegna stampa

Sinner, buona la prima (Pierelli, Mastroluca, Azzolini). Maratona da favola, riecco l’Highlander (Pierelli)

La rassegna stampa di mercoledì 19 gennaio 2022

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Sinner crescente (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello Sport)

L’Australia gli piace e le partenze a razzo di inizio stagione ormai sono una costante della giovane carriera di Jannik Sinner: nel 2021 vinse Melbourne 1, quest’anno non ha sbagliato un colpo in singolare nell’Atp Cup e ora sta cercando feeling anche con il primo Slam della stagione, dove al massimo ha raggiunto il secondo turno. Gli obiettivi del rosso di Sesto Pusteria sono immutati: giocare almeno 60 partite all’anno e fare il meglio possibile nei tornei più importanti, quelli che danno lustro alla carriera dei campioni. E per fare questo ha annunciato una sorpresa: allargherà il team, come rivelato da lui stesso dopo la travolgente vittoria in tre set contro il lucky loser portoghese Joao Sousa. «Come sapete – ha detto Sinner – da un po’ di tempo il mio team è composto da me e da altre tre persone: assieme all’allenatore Riccardo Piatti ci sono il fisioterapista Claudio Zimaglia e il preparatore Dalibor Sirola. A breve ci sarà un quinto componente, ma per adesso non posso dirvi altro». In attesa di sapere novità, si può ricordare come in passato, spesso, Riccardo Piatti abbia parlato di affiancare una figura di peso tipo quella di John McEnroe per permettere al suo pupillo di allargare gli orizzonti e assorbire insegnamenti che possono essere molto importanti. Staremo a vedere. Intanto Jannik parte nel migliore dei modi: Joao Sousa è spazzato via in tre comodi set, in poco più di due ore di gioco. Al prossimo turno l’altoatesino avrà l’americano Steve Johnson che ha già battuto a Roma 2019 e a Washington 2021. «Ricordo bene gli incontri con Johnson – ha detto Jannik -, in particolare quello del Foro Italico: ero sotto nel punteggio, facevo molta fatica, e il pubblico mi aiutò a tirarmi fuori dai guai e a vincere. In generale mi sento di essere la stessa persona di allora, anche se allo stesso tempo cresco, maturo, come ho fatto negli ultimi mesi. Mi chiedete del ranking e non posso certo dire che non mi interessi. Però non per il numerino di fianco al mio nome, ma perché la classifica è la diretta conseguenza dei risultati: ogni volta che vinci fai un piccolo passo in avanti. Ma non bisogna farsi abbagliare: certi obiettivi vanno valutati nel lungo periodo. So di avere tanto ancora da imparare. Penso al servizio, al gioco di volo, alla necessità di fare delle variazioni. Ci vuole quella pazienza che può essere la tua migliore amica o la tua peggiore nemica, a seconda dei momenti. Anche io sembro calmo, ma ogni tanto la fretta mi spinge a commettere degli errori, a perdere l’equilibrio del mio gioco. Io ho la fortuna di avere un team solido che mi aiuta a rimanere calmo». […]

Sinner vola sulle ali del vento (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Federico Zampaglione, il cantante dei Tiromancino, voleva imparare dal vento a respirare. Janník Sinner, invece, dal vento ha imparato che la velocità serve più della pazienza delle onde. Nella nuova Kia Arena l’altoatesino ha fatto tesoro del ricordo della sconfitta di due anni fa contro Marton Fucsovics. Il risultato è una netta vittoria sul lucky loser portoghese Joao Sousa. «Mi sono dovuto adattare in fretta alle nuove condizioni – ha detto -. Mi sono ricordato della partita che avevo perso due anni fa in condizioni ventose, e allora Fucsovics era stato bravo a comprendere la situazione andando spesso a rete per chiudere il punto. Così stavolta mi sono in un certo senso imposto di andare a giocare al volo più spesso del solito. Alla fine la tattica ha pagato». Il 6-4 7-5 6-1 vale al ventenne altoatesino la quarta vittoria consecutiva in questa trasferta australiana, iniziata con la presenza da secondo singolarista azzurro in ATP Cup, competizione a squadre in cui si è messo alla prova anche in doppio con Matteo Berrettini. I bookmaker gli danno più chances di conquistare il titolo a Melbourne di Berrettini e lo considerano, complessivamente, come il quinto favorito dopo Medvedev, Zverev, Nadal e Tsitsipas, facile vincitore ieri sullo svedese Mikael Ymer. Giovedì, il ventenne di Sesto Pusteria ritroverà Steve Johnson. Tre anni fa, agli Internazionali Bnl d’Italia a Roma, contro l’ex Top 20 festeggiò il primo successo in un Masters 1000 con sobrietà inattesa. Allora Jannik era poco più di un ragazzino alto e magro con una cascata di capelli rossi e tanta voglia di arrivare. «Ricordo bene il nostro match a Roma – ha detto in conferenza stampa Sinner -. Oggi sento di essere la stessa persona di allora. Ma allo stesso tempo cresco, maturo, l’ho fatto anche negli ultimi mesi. Non solo come giocatore ma anche nel privato. Quella partita al Foro Italico non me la scorderò mai: ero sotto nel punteggio, facevo fatica, ma il pubblico mi ha aiutato a tirarmi fuori e a vincere. Finora è senza dubbio uno dei momenti più belli della mia carriera».

Il certo e l’incerto (Daniele Azzolini, Tuttosport)

È lui il più bravo, diceva Jannik, ma a vederli oggi non si direbbe. Sinner e Musetti sembrano finiti in due zone opposte del tennis, lontanissime, agli antipodi. Non c’entrano le vittorie, la classifica. E nemmeno i risultati delle loro ultime fatiche nella notte australiana. Jannik aveva la strada spianata, un avversario a portata di racchetta, inferiore per tecnica e velocità dei colpi Musetti sapeva di avere un percorso in salita, che si sarebbe presto ridotto a un acciottolato stretto e scivoloso se non avesse imposto ad Alex de Minaur buoni diritti che gli vengono da una classe eccelsa. Sostenendoli però con il sudore di una prova vigorosa, pronto a sporcarsi le mani e a dare battaglia centimetro su centimetro. Ma così non è stato. La differenza la fa ciò che i due portano in campo, insieme con gli attrezzi del mestiere. Nel borsone di Sinner ci sono racchette e certezze. In quello di Musetti le certezze ci sono state, oggi regna la confusione che sul campo si traduce nel trambusto di un tennis che fa seguire ai colpi più spettacolari soluzioni che paiono tirate vie, senza un perché. Semola è un giovane vecchio, il suo team l’ha messo a parte di un progetto che lo porterà in alto per restarci a lungo, lui l’ha fatto suo e non deroga dagli schemi che ormai gli sono familiari. Ne ha dato prova anche ieri, dopo i tre set inflitti a Scusa. «Mi chiedete spesso della classifica, e sarebbe sciocco se vi rispondessi che non mi interessa. Mi interessa eccome, ma non tanto per il numero accanto al mio nome, quanto per essere la diretta conseguenza dei risultati che riesco a ottenere. Se vinco, salgo. Ma non mi faccio abbagliare. L’obiettivo è dato dall’evoluzione del gioco. Ci sono questioni tecniche da perfezionare. Tante. Servizio, gioco a volo, variazioni, rotazioni. Ci lavoriamo lutti i giorni, ma la conclusione è sempre la stessa: ho ancora molto da imparare. Ci vuole pazienza. C’è un team che mi aiuta a stare calmo. Ma a volte la fretta si fa strada, e allora avverto che l’equilibrio del mio gioco rischia di andare in frantumi». Musetti si stringe al primo set, giocato davvero molto bene, sebbene la magia si sia esaurita troppo presto per sperare di battere de Minaur. «Davanti al suo pubblico Alex è davvero un demonio. Sapevo che sarebbe stata dura, ma nel primo set mi riusciva tutto. Poi sono stato più discontinuo. Da domani si ricomincia, allenamento e lavoro». […]

 Maratona da favola, riecco l’Highlander: «Ho sofferto tanto» (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello Sport)

Il pensiero non può che tornare a tre anni fa, quando Andy Murray lasciò Melbourne in lacrime dopo la sconfitta al primo turno contro Bautista Augut. Quella avrebbe potuto essere l’ultima partita della sua carriera, il dolore all’anca destra era troppo forte per andare avanti: lo scozzese annunciò che si sarebbe fermato, non sapendo se sarebbe mai potuto tornare in campo. Invece, dopo gli interventi chirurgici a cui si è sottoposto, si e piano piano ricostruito, andando a giocare con umiltà anche i challenger (come ad esempio a Biella a febbraio), lui che e stato due volte oro olimpico nonché eroe di tre Slam. E ora eccolo qua, a 34 anni, capace di vincere al quinto set contro Basilashvili. Dopo una battaglia di 3 ore e 52 minuti nello Slam che lo ha visto cinque volte finalista ma sempre respinto all’ultimo metro: quattro volte da Novak Djokovic e una da Roger Federer. Per Murray si e trattato del primo successo agli Australian Open a distanza di cinque anni: ha saltato il 2018 e 2020 per infortunio e il 2021 per il Covid. Stavolta, da numero 113 del mondo, ha potuto beneficiare della wild card. E l’ha sfruttata nel migliore dei modi: adesso è ritornato virtualmente nei primi 100. «Tre anni fa, qui in pratica davo l’addio al tennis – ha detto lo scozzese dopo il match -, ma l’impressione che ho avuto è quella di non averlo mai abbandonato, anche se sono stato fermo tanto tempo. È stata dura. Ho capito che avrei potuto continuare a giocare verso la fine del 2019, durante I tornei in Asia. Ma il dolore all’anca mi condiziona ancora e so di non poter dare il massimo in tutti i tornei. La strada intrapresa è quella giusta, però è difficile pensare di tornare al livello di qualche anno fa». Adesso Andy avrà un possibile secondo turno contro Taro Daniel: se saltasse anche questo ostacolo potrebbe trovarsi di fronte Jannik Sinner, impegnato contro Steve Johnson. «Mi piacerebbe andare il più avanti possibile – ha aggiunto Murray – è qualcosa che negli Slam mi manca da tanto e che mi motiva. Qui comunque ho giocato alcuni dei miei match migliori e mi sento a mio agio. Quindi...».

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