Djordje Djokovic: "L'anno prossimo inviteremo Federer a Belgrado"

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Djordje Djokovic: “L’anno prossimo inviteremo Federer a Belgrado”

Il neo-direttore del 250 di Belgrado, fratello del N.1 ATP, ha parlato del fratello e delle ambizioni del torneo, che è già l’ATP 250 più ricco del 2021

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Novak e Djordje Djokovic (ph_ Srdjan Stevanovic_Starsport)

Djordje Djokovic, direttore del nuovo ATP 250 di Belgrado attualmente in corso di svolgimento, nonché fratello del 18 volte campione Slam (estromesso a sorpresa in semifinale da Karatsev), ha rilasciato un’intervista al podcast Wish & Go prima dell’inizio del torneo, inserito in calendario provvisoriamente quest’anno grazie a una delle licenze annuale concesse da ATP – ne hanno beneficiato anche Cagliari e Parma. Il tennis del circuito maggiore è tornato a Belgrado nove anni dopo l’ultima edizione del Serbia Open, disputata nel 2012 e vinta da Andreas Seppi; a Matteo Berrettini spetta il compito di tenere il trofeo in Italia, ma la finale con Karatsev sarà tutt’altro che una passeggiata.

Tanti i temi toccati, dal rapporto di Djordje con Federer e Nadal agli obiettivi futuri della manifestazione, per arrivare alla squalifica di Nole allo US Open dello scorso anno.

UNO SGUARDO AL FUTURO

Già nelle scorse settimane, Djordje Djokovic non ha nascosto che l’obiettivo del torneo sia di diventare un ATP 500, e ha rivelato che questa evoluzione graduale sia frutto di quasi un anno di pianificazione, culminata con l’acquisto della licenza lo scorso autunno: “A ottobre abbiamo saputo che c’era la possibilità di acquistare la licenza del torneo di Budapest da Ion Tiriac. Abbiamo parlato con lui e con il suo entourage, e si è mostrato subito interessato, visto che ci conosciamo da tanto e abbiamo un buon rapporto con lui. A dicembre siamo riusciti a trovare l’accordo, ottenendo così una licenza quinquennale con opzione d’acquisto“.

 

I giocatori sono i nostri ambasciatori, e dobbiamo prenderci cura di loro.

Il torneo si sta disputando al Novak Tennis Center, che sarà anche la sede di un WTA 250 in programma in quella che fino a qualche giorno fa era la settimana precedente al Roland Garros. L’entry list del torneo maschile era ed è rimasta di livello assoluto per questa categoria e testimonia le ambizioni di Djordje; oltre alla presenza del numero uno ATP e gli altri Top 100 serbi (ça va sans dire), si erano iscritti anche Thiem, Berrettini, Monfils e Karatsev. Di questi quattro, Thiem e Monfils hanno rinunciato per problemi fisici, mentre gli altri due si sono qualificati per la finale (in programma quest’oggi, domenica, alle ore 17).

Il nostro obiettivo è di diventare un 500; qualora ci riuscissimo, compreremmo di sicuro la licenza. Per questo abbiamo cercato una settimana dove sarebbe stato possibile organizzare un 500; è vero che Barcellona si gioca in contemporanea, ma non sarebbe la prima volta con due tornei di questa categoria nello stesso slot [casi correnti includono Dubai-Acapulco, Queen’s-Halle, Pechino-Tokyo e Basilea-Vienna, ndr]”.

Nonostante le porte chiuse, inoltre, il prize money del torneo è decisamente alto, visto che il financial commitment ammonta a 711.800 euro e il vincitore ne porterà a casa ben centomila: è una cifra più alta di quella portata a casa da Basilashvili per aver vinto l’ATP 250 di Doha, il torneo di categoria più ricco di questa parte di stagione prima che il circuito facesse tappa a Belgrado. Addirittura, per darvi un altro riferimento, più di quanto abbia vinto Zverev ad Acapulco (ATP 500). “Siamo orgogliosi di essere riusciti ad assicurarci un montepremi di queste dimensioni. I giocatori sono i nostri ambasciatori, e dobbiamo prenderci cura di loro. Un prize money ingente è sempre stato una delle mie priorità, così da attrarre giocatori di livello e soddisfare le aspettative dell’ATP. Vogliamo dimostrare a noi stessi e agli altri di essere pronti ad ospitare un 500“.

LA SQUALIFICA DI DJOKOVIC ALLO US OPEN 2020

La squalifica di Djokovic – US Open 2020

Nonostante il legame di sangue con il direttore del torneo, Nole non è stato centrale nella pianificazione dell’evento: “Ho chiesto a Novak di non collaborare all’organizzazione del torneo, perché vogliamo trattarlo come gli altri giocatori; voglio che possa divertirsi e comportarsi da giocatore. Certo, è stato coinvolto nel processo di acquisizione della licenza ed è entusiasta all’idea del ritorno del torneo [un ATP 250 aveva già avuto luogo a Belgrado fra il 2009 e il 2012, ndr], ma credo che sarò in grado di fargli qualche sorpresa quando vedrà cosa abbiamo preparato per i giocatori”.

Chiaramente non posso essere imparziale sulla vicenda, ma credo che la reazione della giudice di linea sia stata un po’ esagerata. Non era la prima volta che Novak faceva una cosa del genere sul campo. Ne abbiamo parlato spesso, e per anni l’abbiamo pregato di non farlo, perché ogni tanto gli capitava anche in allenamento.

Sempre parlando del fratello, Djordje si è poi espresso sulla squalifica di Nole allo scorso US Open, quando una sua pallata colpì una giudice di linea alla gola: “Novak era appena stato breakkato nel primo set. Mi sono alzato per andare in bagno e all’improvviso ho sentito il telecronista esclamare, ‘oh, no’. Sono tornato alla TV e ho visto una donna a terra e il volto disperato di Novak. Stavo guardando con un mio amico, e gli ho detto subito, ‘è finita, verrà squalificato’. Era inevitabile e non posso dire che sia stata una decisione ingiusta; sono le regole. Detto questo, se la donna non fosse caduta a terra Novak non sarebbe stato squalificato“.

Ha poi aggiunto: “Chiaramente non posso essere imparziale sulla vicenda, ma credo che la reazione della giudice di linea sia stata un po’ esagerata. Non era la prima volta che Novak faceva una cosa del genere sul campo. Ne abbiamo parlato spesso, e per anni l’abbiamo pregato di non farlo, perché ogni tanto gli capitava anche in allenamento. Di nuovo, però, a volte è difficile controllare le proprie emozioni, credo che che Federer sia l’unico in grado di farlo, è sempre calmo e composto. Persino Nadal ogni tanto ha delle reazioni emotive. Noi serbi siamo emotivi, e forse questo è il tratto peggiore di Novak quando è in campo. Comunque si è trattato di un incidente sfortunato; voglio dire, c’erano 12 persone nello stadio ed è riuscito a colpirne una con una pallata. Non voglio mancare di rispetto a nessuno, ma credo che fosse destinato a vincere quel torneo, stava giocando estremamente bene. È stata una lezione, sono orgoglioso del fatto che l’abbia accettata e che abbia gestito ciò che è stato scritto sui media nelle settimane successive“.

FEDERER A BELGRADO?

Nelle ultime settimane, Srdjan Djokovic non ha certo lesinato parole dure nei confronti di Roger Federer (che non riporteremo qui), ma Djordje ha voluto mettere in chiaro che le parole di suo padre non riflettono il suo pensiero; anzi, ha affermato di voler invitare lo svizzero alla prossima edizione del suo torneo: “Non abbiamo invitato Roger Federer quest’anno perché dovevamo rimanere entro un certo budget; non potevamo permetterci di spenderlo su un solo giocatore. Speriamo comunque di vederlo a Belgrado nei prossimi anni. Spero sinceramente che potremo averlo qui prima della fine della sua carriera. Posso promettervi che l’anno prossimo lo inviteremo“.

Roger Federer – Roland Garros 2019 (foto via Twitter, @rolandgarros)

IL RAPPORTO CON RAFA

Infine, una sorpresa – Nadal era il suo eroe: “Ho dei bei ricordi di Nadal; Novak me l’ha presentato a Montecarlo nel 2006. Una volta ero nella player lounge ed è arrivato Rafa. Era il mio idolo, usavo canotte e pinocchietti proprio come lui. C’era un tavolo da pinball e mi ha chiesto di giocare con lui, sebbene all’epoca nessuno dei due parlasse molto bene in inglese. L’ho battuto, e ridendo ha dato un calcio al tavolo, ma poi mi ha abbracciato. Da allora facciamo due chiacchiere ogni volta che ci incontriamo; è una grande persona. Ho incontrato Federer una quindicina di volte, invece, l’ultima volta durante il tie di Coppa Davis del 2014, ma non abbiamo mai parlato come con Rafa“.

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ATP

Internazionali d’Italia: un solidissimo Mager supera de Minaur

Dominante negli scambi da fondocampo, l’azzurro onora la wild card con la sua prima vittoria nel main draw del Foro

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Al terzo tentativo, Gianluca Mager mette a segno la prima vittoria nel tabellone principale degli Internazionali: 6-4 6-3 in un’ora e diciotto minuti ai danni di Alex de Minaur. Dritto pesante e prima battuta spesso scagliata piatta ben sopra i 200 km/h, Gianluca ama sentire il mattone tritato sotto i piedi a dispetto di un gioco tutt’altro che inadatto a superfici più compatte e veloci. Non è invece il terreno di battaglia preferito per Demon, che tuttavia quest’anno si presenta a Roma con tre incontri vinti sul rosso, più di tutti quelli ottenuti negli anni precedenti della sua peraltro ancor giovane carriera.

IL MATCH – Mager gira attorno alla palla per comandare lo scambio ma senza esasperare la ricerca del dritto, anche perché il caldo pomeriggio romano è spettatore di un rovescio che regala davvero pochissimo, tanto che alla fine gli errori dal lato sinistro si conteranno sulle dita di una mano – e non servono neppure tutte. In vena di spoiler, evidenziamo subito anche quel dominante 24-7 nei punti tra i cinque e i nove colpi, a sua volta rivelatore di quello che accade quando si comincia a scambiare. Forse sorpreso del vantaggio quasi immediato, Gianluca restituisce subito il break ottenuto al terzo gioco, ma si rifà sotto sul 4 pari. De Minaur inizia ad annullare palle break con l’aiuto della prima battuta, in un caso ben seguita a rete e finalizzata con una non scontata volée; fa male (a noi che guardiamo) la risposta sbagliata sulla seconda, ma fa ancora più male (a de Minaur) la drop volley di Mager, che finalmente passa in vantaggio grazie all’errore del rovescio australiano – l’unico possibile visto che con il dritto non sbaglia proprio mai. Il rovescione lungolinea in uscita dal servizio che apre il decimo game è foriero di un turno di battuta in discesa e, infatti, il 6-4 è messo al sicuro nel giro di un paio di minuti.

Nonostante lo svantaggio nel computo degli ace, il ventiseienne n. 90 del ranking ottiene molto di più dell’avversario quando mette la prima che, se non gli dà il punto diretto, gli permette di colpire con i piedi ben dentro il campo il 70% delle volte che l’australiano la ribatte. Con un atteggiamento estremamente positivo e risoluto, Mager approfitta del poco arrotato dritto australiano finalmente impreciso per l’allungo nel quinto game prontamente consolidato. Il ventiduenne di Syney è ancora in sofferenza sul servizio e sembra quasi leggere la sovrimpressione che con poca sorpresa rivela un perentorio 34-20 a favore dell’azzurro negli scambi da fondo perché si presenta a rete per raccogliere un preziosissimo “15” che lo mantiene in corsa. Imperterrito, Gianluca continua solidissimo, variando velocità e altezza con dritto; i colpi avversari proprio non gradiscono e si assicura di poter servire per chiudere, ma non ce ne sarà bisogno. Il n. 23 ATP annulla un primo match point comandando bene lo scambio, ma il nostro se ne procura un secondo con una strepitosa risposta vincente in allungo. Pochi secondo dopo, il tentativo di spingere con lo sventaglio da parte di de Minaur diventa l’errore non forzato numero 23 e vale il secondo turno a Mager, che può ora godersi il meritato riposo in attesa dell’incontro di martedì, dal quale uscirà il suo prossimo sfidante, tra Lorenzo Sonego e Gael Monfils, fermo dall’Australian Open.

 

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ATP

Internazionali d’Italia: Sinner facile su Humbert, sfiderà Nadal

Jannik ha solo un momento di difficoltà all’inizio del secondo set, poi si libera del francese ma lo spettro di Rafa già incombe: “Non vedo l’ora di entrare in campo”

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Jannik Sinner - ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

J. Sinner b. U. Humbert 6-4 6-2

A dispetto di un numero piuttosto alto nella casella degli unforced, è un Jannik Sinner da corsa quello che supera in un’ora e mezza il n. 32 ATP Ugo Humbert, prendendosi la rivincita dell’unico precedente tra i due, la sfida nel girone delle Next Gen Finals 2019 vinte proprio dal diciannovenne di Sesto, e allo stesso tempo staccando il biglietto per quell’appuntamento con Rafa Nadal che aveva mancato la settimana scorsa a Madrid a causa delle passo falso contro Alexei Popyrin. “Tornerò più forte” aveva promesso l’azzurro e la sua versione del soleggiato lunedì romano ha mantenuto l’impegno.

IL MATCH – Jannik rende subito chiaro a Humbert che dovrà sudarsi i propri turni di servizio rispondendo spesso profondo e carico. Ugo non mette molte prime e, se salva il game di apertura risalendo da 15-40, non può impedire l’allungo azzurro che varia la posizione in ribattuta, sia sulla prima, cercando di tagliare l’angolo mancino a sinistra, sua sulla seconda, più spesso arretrato ma anche con i piedi sulla linea. Quando tocca a lui a iniziare il gioco, Sinner non concede opportunità, forte sì delle tre prime su quattro in campo, ma mantenendo il pallino del gioco anche in quella “quarta circostanza”. Non c’è quasi gara negli scambi da fondo campo e, dopo il 4-1 pesante, Jannik può amministrare fino al 6-2.

 

Humbert chiede l’intervento del fisioterapista per un massaggio al collo e, come nel primo parziale, esce in qualche modo indenne dal gioco di apertura, nonostante Sinner si guadagni gli applausi con chiudendo a rete dopo la smorzata. Si fa però più aggressivo, Ugo, meritandosi la sua prima e anche unica palla break, trasformata dal doppio fallo azzurro. Per nulla impressionato, il nostro ricomincia a menare forte e, con la complicità del dritto e di una prima battuta francesi spesso assente (e che in ogni caso porta poco più della metà dei punti), infila ancora quattro giochi consecutivi, mentre a Humbert non resta che lamentarsi dell’avvertimento per coaching inflittogli da Raluca Andrei e accontentarsi di un leggero vantaggio negli scambi più brevi che non compensa il considerevole divario a favore di Sinner quando si superano i quattro colpi. Nessuna sofferenza al momento di chiudere e scontro con Nadal fissato. Anche con il campione maiorchino sarà (tentativo di) rivincita, dopo il duello di Parigi dello scorso ottobre.

LE PAROLE DI SINNER – “Sicuramente a uno come Nadal non piace perdere contro un ragazzino di 18 o 19 anni, ma forse dovresti chiederlo a lui” risponde Jannik a chi gli domanda se Rafa metta in campo qualcosa in più quando affronta i più giovani. Poiché nella prima parte della stagione rossa abbiamo visto il mancino di Manacor non sfoderare al meglio tutte le armi che possiede, non sembra banale chiedere all’azzurro cosa gli toglierebbe prima del match. “Purtroppo è una domanda inutile” taglia però corto il rossocrinito, “perché non posso togliergli nulla! So che quando scenderà in campo contro di me avrà a disposizione tutti i colpi: dritto, rovescio e volée. Forse la sua qualità principale è che riesce sempre a cambiare gioco quando ne ha bisogno. Questi giocatori, Djokovic o Nadal, ti portano molto più spesso a giocare in certe situazioni. Non è che gli altri non lo facciano, ma loro lo fanno più spesso perché hanno più esperienza”.
Infine, a proposito del loro incontro al Roland Garros, “la mentalità era quella giusta. Dovrò fare la stessa cosa, anche perché so di avere più armi perché credo di essere migliorato. Ma sono cose che devi provare a mettere in campo ed è la cosa più difficile, anche perché credo che adesso lui mi conosca un po’ meglio. Non vedo l’ora di entrare in campo”.

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ATP

Internazionali d’Italia: Travaglia al secondo turno, out Fognini

Il marchigiano elimina Paire, mentre il ligure è stato battuto da Nishikori. Travaglia potrebbe trovare Shapovalov al secondo turno

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Si sono giocati sul Grandstand i primi due match dei giocatori italiani presenti a Roma, Stefano Travaglia e Fabio Fognini, con il primo che è riuscito a passare il turno. Di seguito il resoconto delle partite.

BENE TRAVAGLIA – Il tennista marchigiano ha battuto Benoit Paire per 6-4 6-3 in 78 minuti, e attende il vincente di Shapovalov-Majchrzak al secondo turno. Nel primo confronto fra i due, l’azzurro ha spinto convintamente dall’inizio, attaccando il fragile dritto del francese (anche perché sull’altra diagonale Paire ha iniziato benissimo, infilando sette vincenti a fronte di due soli non forzati nel primo set), e nel terzo game si è procurato una palla break su un controbalzo dell’avversario finito largo di poco. Paire si è salvato in quella circostanza con una smorzata seguita da un passante di rovescio, ma nel settimo gioco ha commesso un altro errore con il colpo meno sicuro e concesso un’altra opportunità; stavolta la sua scelta tattica è stata decisamente meno assennata, optando per il serve-and-volley, e Travaglia ne ha approfittato con un buon passante su cui Paire non è riuscito a tenere la volée in campo.

Il francese si è guadagnato una palla del contro-break con un passante in allungo di rovescio, ma Travaglia è stato lucido, usando servizio esterno e dritto in contropiede per annullarla e salire 5-3, chiudendo poi il set in 42 minuti. E proprio la lucidità è stata la chiave per il marchigiano, che ha fatto tutto ciò che serve per prevalere su un avversario che non dà ritmo, vincendo 29-21 gli scambi brevi, conquistando 14 punti su 16 con la prima e commettendo un solo non forzato.

 

Nel secondo, a dire il vero, Travaglia ha commesso qualche imprecisione di troppo, concedendo due palle break con un approccio di rovescio sbagliato nel secondo game. Ha salvato la prima con un buon servizio al corpo e la seconda con un ace al centro, ma Paire ha retto il successivo scambio sul dritto, sorprendendolo con un cambio lungolinea ed inducendolo a un altro errore di rovescio, e ha breakkato con una robusta risposta di rovescio che l’azzurro non è riuscito a gestire. Per sua fortuna, l’avversario ha commesso due doppi falli da sinistra nel game successivo, concedendo poi il contro-break con un rovescio lungo – Travaglia è riuscito a pareggiare gestendo un buon momento dell’avversario con altri servizi ben piazzati e l’occasionale slice.

A quel punto Paire sembrava solo alla ricerca di una scusa per mollare la partita, e dopo essersi lamentato di una prima esterna finita larga (ha anche scattato una foto al segno a fine partita) ha commesso tre doppi falli di fila che hanno dato il 3-2 a Stetone. Questo il fotogramma del servizio di Paire:

Per la prima volta Travaglia è sembrato distrarsi, mettendo lungo un rovescio per il 3-3, ma Paire gli ha subito concesso un’altra palla break cercando di colpire al volo da fondo. Pur salvandola con la prima esterna, il francese ha poi sbagliato due serve-and-volley che hanno dato il break decisivo a Travaglia, che ha vinto gli ultimi dieci punti dell’incontro per accedere al secondo turno.

FOGNINI – Nel secondo match sul Grandstand, Kei Nishikori ha eliminato Fabio Fognini per 6-3 6-4 in 79 minuti, prenotando un secondo turno potenzialmente molto equilibrato con Pablo Carreño Busta.

Avanti 2-1 nei confronti diretti prima di oggi, Nishikori ha sbagliato pochissimo all’inizio, esercitando grande pressione da fondo e dando sempre l’impressione di avere qualcosina di più in termini di spinta contro un Fognini che si è spesso lamentato degli appoggi. Il giapponese si è procurato una palla break nel secondo gioco quando l’italiano ha giocato un approccio poco convinto, finendo per sbagliare la seconda volée sul passante ravvicinato del nipponico che l’aveva costretto a rifugiarsi nella stop volley. Nishikori ha però fatto una scelta strana sulla palla break, girando attorno alla pallina per rispondere di dritto; quel tipo di risposta dev’essere un vincente per avere senso, cosa che in questo caso non è successa (ben lungi), consentendo a Fognini di chiudere a campo aperto. Nishikori si è però procurato un’altra opportunità con il rovescio lungolinea, e ha breakkato su un errore bimane del ligure.

Il primo set è vissuto di parziali: il giapponese ha infatti vinto i primi otto punti giocati sul suo servizio, e si è procurato tre palle non consecutive del 4-0. Fognini però ha trovato una prima al centro e una esterna intervallate da uno sventaglio in rete dell’avversario, e una volta accorciate le distanze e si è procurato uno 0-40 con un intelligente passantino slice su cui Nishikori ha fallito la demi-volée, trovando il contro-break con una risposta di rovescio e pareggiando con una striscia di 12 punti consecutivi. Smaltita la delusione, il giapponese ha però ripreso il controllo degli scambi da fondo, e ha ricominciato a trovare punti con la prima (12 su 13 nel set) e sul 4-3 in suo favore si è procurato un’altra palla break con un rovescio lungolinea, andando a servire su un errore di dritto dell’italiano, che ha conseguentemente sfasciato la racchetta. Fognini è riuscito a portarsi sul 30-30 con una buona profondità, ma ha concesso il set tirando un rovescio lungolinea in rete.

Nel secondo set Fognini ha provato ad essere un po’ più aggressivo, ma non è bastato: nel terzo game la profondità delle risposte di Kei ha continuato a sottrargli il controllo dello scambio, e uno sventaglio molto carico ha dato adito al 15-40. Fognini si è salvato nella prima circostanza con un servizio esterno, ma nulla ha potuto sul rovescio lungolinea successivo di un avversario in grande spolvero ed estremamente efficiente (cinque errori non forzati per set). La partita si è di fatto chiusa lì, perché nel game successivo Fognini è riuscito al massimo a portarsi al deuce, senza mai riuscire a tirarsi fuori dalla diagonale di sinistra e trovandosi spesso costretto a staccare la mano sinistra per colpi difensivi su cui Nishikori è sempre stato implacabile; negli ultimi due turni di servizio il nipponico ha concesso un solo punto, chiudendo con un ace all’incrocio delle righe.

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