WTA Madrid, qualificazioni: out Trevisan e Paolini

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WTA Madrid, qualificazioni: out Trevisan e Paolini

Martina si arrende in due a Zarina Diyas, Jasmine rimonta un set a Stojanovic ma non basta. Avanti Sevastova col brivido. Fuori Leylah Fernandez

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Martina Trevisan - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)
 
 

Niente da fare per Martina Trevisan e Jasmine Paolini, le due ragazze italiane impegnate nelle qualificazioni al torneo di Madrid, terzo torneo di categoria “1000” stagionale stante la cancellazione di Indian Wells. Le due toscane hanno dovuto alzare bandiera bianca al cospetto di Zarina Diyas, numero ottantanove WTA, e di Nina Stojanovic, che precede la kazaka di una sola posizione nel ranking femminile. Senza appello la sconfitta incassata in meno di un’ora e mezza da Martina, mentre Jasmine le ha provate tutte per provare la rimonta sulla serba, avversaria non banale se in giornata e condizioni fisiche accettabili. Perso il primo set, la tennista da Castelnuovo Garfagnana ha pareggiato vincendo al tie break il secondo, ma nella terza partita ha presto smarrito il servizio. Subito recuperatolo, Jasmine è rimasta in scia fino al quattro a cinque, quando le è stato fatale un altro break incassato nel decimo e decisivo game.

Negli altri match hanno lasciato le penne sette teste di serie, in rigoroso ordine di grado Alizé Cornet, Kaia Kanepi, Katerina Siniakova, Alison Van Uytvanck, Heather Watson, Leylah Fernandez (rumoroso il capitombolo della canadese provocato da Ana Konjuh) e Arantxa Rus, mentre sono emerse vincitrici da derby sempre insidiosi Laura Siegemund e Tamara Zidansek, a scapito di Andrea Petkovic e Kaja Juvan. Se l’è vista brutta la testa di serie numero uno del draw cadetto, ma Anastasija Sevastova è riuscita a rammendare un brutto avvio di partita e superato in tre Tsvetana Pironkova. Domani il secondo e decisivo round delle qualificazioni; giovedì il via al tabellone principale privo di tracce d’Italia.

Il tabellone delle quali di Madrid con i risultati aggiornati

 

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Djokovic: “Ho ancora fame e passione, il mio ritiro non dipenderà dal numero degli Slam”

Nel Media Day dell’ATP di Tel Aviv, Novak parla di ritiri, della sua formula per il successo e del ricambio generazionale, ma avverte, “io e Nadal non ci arrenderemo facilmente”

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Novak Djokovic – ATP Tel Aviv 2022 press conference (foto via Twitter @telavivopen)

Non gioca un torneo da Wimbledon, dove peraltro ha alzato il suo settimo trofeo, non partecipa a un evento del Tour che distribuisce punti dal Roland Garros e, soprattutto, da parecchi anni non cammina sul suolo israeliano. Da questa settimana, però, Novak Djokovic può finalmente coniugare questi verbi all’imperfetto. Reduce dall’esibizione ufficiale della Laver Cup dove ha dominato Frances Tiafoe – che avrebbe poi giocato insieme a Sock lo storico doppio contro Federer e Nadal con annesse polemiche nostrane – e perso da Auger-Aliassime lamentando un problema al polso, Nole è infatti già stato in campo all’International Convention Center per il suo primo allenamento in attesa di esordire giovedì al Tel Aviv Watergen Open contro il vincente fra Andujar e Monteiro. E ha anche avuto modo di parlare con i rappresentanti dei media della sua stagione “particolare”, del segreto del suo successo, del ritiro non solo di Roger e di altro ancora. Si parte naturalmente con la sua presenza in Israele.

“Sono contento di essere di nuovo in Israele dopo un bel po’ di anni. Credo fosse il 2006, per il tie di Coppa Davis tra Israele e Serbia [allora Serbia e Montenegro, ndr] al Canada Stadium di Ramat Hasharon, una delle atmosfere migliori e più rumorose mai vissute. Persone davvero appassionate e mi piace questa passione, questo amore della gente per lo sport. E’ la seconda volta ho visitato Gerusalemme, ma ormai ho dimenticato alcune cose che ho visto e quindi spero di trovare il tempo per tornare a vedere i luoghi improtanti. Ma questa settimana si tratta principalmente di giocare a tennis.”

La successiva domanda, scontata e quasi retorica, è cosa ci faccia all’ATP 250 di Tel Aviv il 21 volte campione Slam.

 

“Mi sono perso un paio di grossi tornei quest’anno per circostanze che… non mi permettevano di viaggiare, poi pensavo alla mia programmazione, quali tornei giocare. Avevo l’impegno della Laver Cup a Londra e poi volevo giocare due o tre settimane di fila, quindi Tel Aviv era perfetto da questo punto di vista. E, naturalmente, anche perché non venivo da tanto e allora avevo avuto un’esperienza fantastica. Ho anche collaborato per anni con persone israeliane, come il mio preparatore atletico, il mio manager.”

Djokovic è anche presente nel tabellone di doppio. Pochi giorni dopo aver assistito dalla panchina al match di addio di Roger Federer, Nole sarà invece in campo per accompagnare un altro addio al tennis professionistico, quello di Jonathan Erlich, israeliano, ex quinto giocatore del mondo di specialità e attualmente 317°, posizione tutt’altro che disprezzabile parlando di un classe 1977. Alla domanda sul perché abbia accettato di giocare con lui, Novak risponde partendo con una battuta che gli fa guadagnare simpatie e consensi:

“È il contrario, è lui che ha accettato di giocare con me! Sono onorato di essergli al fianco nel suo ultimo torneo, davanti ai suoi connazionali. Cercheremo di vincere più incontri possibile. Siamo entrambi agonisti, ci piace vincere… Sarà attraversato da tante emozioni diverse dentro e fuori dal campo. Non l’ho ancora visto qui, sono arrivato ieri. Avrò la possibilità di vederlo tra stasera e domani e ci alleneremo un po’ insieme”.

Gli viene poi domandato come si mantenga in forma dal punto di vista mentale e fisico non avendo potuto disputare diversi tornei.

“Non è una situazione comune. Gioco come professionista da vent’anni, sono stato fortunato per aver ottenuto alcuni grandi successi, perché la mia traiettoria verso il vertice è stata quasi sempre verso l’alto, nella giusta direzione, e per aver mantenuto quel livello nel tempo. Ma negli ultimi anni ho iniziato a dare la priorità anche al tempo con la famiglia, con i figli, cercando di trovare un equilibrio, quindi ho cercato di selezionare gli eventi a cui partecipare e dove giocare il mio miglior tennis. Purtroppo quest’anno non ho potuto partecipare a due tornei dello Slam. Non è tanto difficile mantenere il giusto stato fisico ed emotivo. Più complicato quello emotivo per via delle circostanze che non avevo mai affrontato in vita mia. Mi sono tenuto in forma fisicamente, ma il lato negativo è non giocare match ufficiali. Più ne giochi, più ti senti a tuo agio. Per questi non vedo l’ora di giocare qui, sperando di arrivare in fondo.”

Un giornalista gli cita una sua presunta dichiarazione (“finché gioca, Rafa è il mio principale avversario”). È autentica? E a Tel Aviv chi è l’antagonista per eccellenza?

“Chiunque sia in campo contro di me è un rivale e io voglio batterlo. Ma il mio più grande rivale è senza dubbio Nadal, tra noi ci sono stati più match che in qualsiasi altra rivalità nella storia del tennis. Spero che avremo l’opportunità di giocare tante altre volte perché è eccitante per noi ma anche per gli appassionati. Poi, certo, c’è Alcaraz, numero 1 del mondo, leader della giovane generazione – Medvedev, Zverev, Tsitsipas, Rublev, ragazzi che sono da un po’ stabilmente al vertice. È il ciclo naturale, le cose cambiano, altri giocatori hanno la responsabilità di sostenere il tennis. Ma io e Rafa non ci arrenderemo facilmente.”

Si va poi su argomenti diverse ma parimenti delicati: l’aver guardato da casa i due Slam a cui non ha potuto partecipare e la situazione del polso. Novak parte da quella facile:

“Oggi mi sono allenato per quasi due ore ed è andato tutto bene, sono felice di essermi lasciato alle spalle questo mini-infortunio”. Un sospiro e via con l’altra: “Non è mai facile guardare i match degli Slam sapendo di essere preparato e pronto per andare a giocare, ma è una situazione che devo accettare, perché ho preso una decisione e queste sono le conseguenze”.

Una giornalista vuole sapere le chiavi del successo di Djokovic nel corso degli anni – qui sono tanti quelli pronti a prendere appunti.

“Non c’è un unico segreto o una chiave che risolva ogni problemi. È una combinazione di fattori che fanno parte del tuo carattere, del tuo ambiente, del modo in cui cresci, chi sei, come ti alleni, qual è il tuo stile di vita, e che creano un’immagine completa del successo. È una formula che ha funzionato per me, ma cambio e innovo costantemente anche me stesso perché non credo nella stagnazione, si regredisce o si progredisce. Negli ultimi due anni con i giovani, soprattutto Alcaraz, pieni di adrenalina, motivati a comandare il gioco e vincere i grossi tornei, devi continuamente capire cosa migliorare e come portarti a un livello più alto in modo da sopportare la pressione che arriva da questi ragazzi.”

Il ritiro di Federer pochi giorni fa ha fatto pensare un po’ tutti alle circostanze del ritiro degli altri due terzi del Big 3 e non è azzardato supporre che i primi ad averci riflettuto siano proprio Rafa e Nole, sebbene quest’ultimo vanti ancora uno stato di forma eccellente. Il “quando” di Novak ha a che fare solo con il numero di Slam?

“Prima di tutto, parlo di Roger. Ho un grande rispetto per lui, per quanto ha contribuito al nostro sport dentro e fuori dal campo. Ha avuto una carriera epica di cui dev’essere fiero. Ha lasciato un’eredità e un un’impronta che rimarranno in eterno. Ha trasceso il tennis. Non avrebbe potuto pensare a uno scenario migliore per l’addio, con i rivali sul campo, gli amici, la famiglia, il suo team. Vedere lì i suoi figli, la sua famiglia, mi ha fatto emozionare e ammetto di aver pensato a come sarà per me. Anche a me in quel momento piacerebbe avere accanto la mia famiglia, le persone più care e i miei più grandi rivali perché aggiungono qualcosa di speciale. Sono stato fortunato per il successo e per essere rimasto in salute durante mia carriera, raggiungendo praticamente tutto quello che si può raggiungere nel tennis. Ma ho ancora fame, ancora passione per il gioco, mi piace sempre allenarmi. I tornei dello Slam e i principali eventi dell’ATP sono quelli che contano di più, anche giocare per il mio Paese mi realizza profondamente. Finché avrò questa predisposizione, questa motivazione, continuerò. Non ho in mente un numero di anni o di tornei, semplicemente andrò avanti.”

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ATP Seoul: Shapovalov sul velluto. Buone prestazioni anche per Daniel e Albot

Per il canadese adesso un quarto di finale contro il moldavo Albot, giustiziere di Johnson

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Denis Shapovalov - US Open 2022 (foto Twitter @tenniscanada)

Terza giornata di gare all’ATP 250 di Seul con sole tre partite e avanza ai quarti di finale uno dei protagonisti più attesi, Denis Shapovalov. Sfiderà il moldavo Radu Albot. Domani entreranno in scena i principali protagonisti del torneo: Casper Ruud, Cameron Norrie e Taylor Fritz.

D. Shapovalov – J. Munar 7-5 6-4

Una buona vittoria quella per Shapovalov negli ottavi di finale dell’ATP di Seoul. Il canadese ha sconfitto in due set lo spagnolo Jaume Munar con il punteggio di 7-5 6-4.

 

Solida la prestazione al servizio per Shapovalov che ha concesso poco allo spagnolo in risposta. La chiave della partita sta nel computo vincenti/errori del canadese, che ha sì commesso più errori, 23, ma a fronte di ben 31 vincenti; a differenza di Munar che ha commesso meno errori, 10, ma anche meno vincenti, 11. Nel primo set comunque la partita è equilibrata, il primo break per Shapo arriva nel settimo gioco ma nemmeno il tempo di realizzarlo che lo restituisce subito nel game successivo. Munar si dimostra caparbio, un grande combattente, ma all’ennesimo assalto canadese non può nulla, e sul 5-6 consegna il break che decide il set per Shapovalov.

Il secondo set è simile al primo come andamento: prima breakka Shapovalov, poi contro-breakka Munar. Nel settimo gioco il canadese arriva a palla break, che ha le sembianze più di un match point. Dopo aver strappato il servizio allo spagnolo Shapovalov comincia a giocare a braccio sciolto, diventa padrone del campo e padrone di vincere la partita.

T. Daniel – E. Gomez 6-4 6-4

Ottima prestazione per il giapponese Daniel contro l’ecuadoregno Gomez. Partita mai in discussione per il nipponico che vive una notevole giornata al servizio; fondamentale con cui spesso fa fatica ad imporsi.

Nel primo set Daniel conquista un doppio break nel primo e nel quinto gioco. Daniel si rilassa forse troppo, conscio delle situazione di largo vantaggio, e restituisce uno dei due break dopo un lunghissimo ed estenuante ottavo gioco. Niente di grave tutto sommato, Daniel ritarda solo l’inevitabile vittoria del primo parziale per 6-4. Nel secondo set il break che fa la partita arriva nel terzo game; Daniel non si guarda più indietro e chiude agevolmente set e partita 6-4 6-4.

R. Albot – S. Johnson 7-6 (3)7-6(3)

Vittoria del moldavo Albot sull’americano Johnson con un doppio 7-6. Primo set sulle montagne russe con break da tutte le parti: il primo è di Johnson dall’alto dei suoi otto ace (solo nel primo set). Poi Albot torna in partita, breakka lo statunitense, poi perde il servizio, poi breakka nuovamente: insomma si va al tie-break. Anche qui una sequenza di break e contro-break da mal di testa consegnano il primo set al moldavo.

Nel secondo set i break sono due, nel quinto e nel decimo gioco e mandano la resa dei conti al tie-break, forse la più degna delle conclusioni. Qua due brutti passaggi a vuoto costano due punti consecutivi a Johnson che consegna così tie-break e vittoria ad Albot.

QUI IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI SEOUL

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ATP Race to Turin: Berrettini e Sinner, per entrare tra i primi sette serve un gran finale di stagione

Ai due azzurri serve una mezza impresa per partecipare alla kermesse di fine anno e la concorrenza è folta: la situazione

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Matteo Berrettini - Laver Cup 2022 (Twitter @LaverCup)
Matteo Berrettini - Laver Cup 2022 (Twitter @LaverCup)

Si infiamma la corsa per la qualificazione alle Nitto ATP Finals di Torino, in programma dal 13 al 20 novembre 2022. A meno di due mesi dalla manifestazione, la situazione vede Matteo Berrettini e Jannik Sinner dover compiere un mezzo miracolo per riuscire a entrare direttamente tra gli otto maestri che si sfideranno al PalaAlpitour. La situazione è complicata dal fatto che Novak Djokovic, vincitore di Wimbledon, è già quasi sicuro del posto (gli basta terminare tra i primi 20 della Race). Il target per i due azzurri dunque diventa il settimo posto della Race, attualmente occupato da Felix Auger-Aliassime. Jannik questa settimana è di scena all’ATP 250 di Sofia, dove difende il titolo; Matteo, dopo aver preso parte alla Laver Cup (che non assegna punti ATP), prenderà parte salvo sorprese all’ATP di Firenze a partire dal 10 di ottobre.

Al momento sono invece due i giocatori già sicuri al 100% di un posto nei primi otto, gli spagnoli Carlos Alcaraz e Rafael Nadal. Quali altri sono i potenziali protagonisti di Torino? Quanto manca agli azzurri per arrivare tra i primi otto?

La classifica ATP aggiornata è disponibile al seguente link, che porta alla sezione “Sotto Rete” del sito web di Intesa Sanpaolo, main sponsor della manifestazione e partner di Ubitennis.

 

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata!

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