Williams in nome del tennis. E di papà (Desalvo)

Rassegna stampa

Williams in nome del tennis. E di papà (Desalvo)

La rassegna stampa di venerdì 30 aprile 2021

Pubblicato

il

Williams in nome del tennis. E di papà (Valentina Desalvo, La Repubblica – Il Venerdì)

Un padre. Il padre. Quante storie nel tennis cominciano così? Suzanne Lenglen, Steffi Graf, Jennifer Capriati, per esempio. Vittime di padri spietati, fanatici, capaci di brutalizzarle e di rovinarle. Nel buon nome della vittoria, certo. Non un’esclusiva del tennis femminile,visto che tutti conoscono le sofferenze di Andre Agassi. L’ossessione di crescere una campionessa, un campione, divora i rapporti, spegne l’infanzia, costringe a diventare quel che un altro, che ami e odierai, ti chiede di essere. Poi ci sono loro, le sorelleWilliams. Qui le relazioni sono più complesse perché le figlie sono due, complici e rivali. Anche Venus e Serena obbediscono alla legge del padre, cresciute come macchine da gioco dal feroce istinto di Richard Williams. Qui il papà, che scommette sul tennis come campo di lotta per l’emancipazione, le trascina e, a suo modo, le esalta. Siete diverse, sarà la vostra condanna, sarà la vostra benedizione. Ovviamente manipola i loro sogni e sceglie per loro. Richard Williams aveva usato la racchetta ma soprattutto aveva imparato a guardare. Durante una finale aveva letto il montepremi: Virginia Ruzici contro Mima Jausovec, Roland Garros 1978, 40 mila dollari alla vincitrice. Così decide, come ha raccontato lui, che lì dovevano starci le sue future creature. Disse alla moglie Oracene: facciamo due figlie femmine, diventeranno le più grandi. Prima Venus, nata nel 1980, e subito dopo Serena, nel 1981. Si può programmare il destino? Richard Williams, dal basso di un ghetto americano pensò che sì, si poteva. La famiglia Williams, la racconta Giorgia Mecca, giornalista innamorata del tennis, nel suo bel libro “Serena e Venus Williams, nel nome del padre“. E quel legame, inesorabile, incolla per sempre Venus e Serena, costrette al confronto continuo, a vivere e a vincere, a farsi accettare, con corpi mai visti nel club riservato alle giocatrici bianche. Insieme e da sole. Il libro di Giorgia Mecca è soprattutto un lessico famigliare di chi ha cambiato la propria storia e quella del tennis. «Io credo» racconta lei «che tutto dipenda dall’ossessione di Richard, e lo dico nel miglior senso del termine, per questo non lo definirei un orco. Le Williams sono cresciute con la consapevolezza dei sacrifici che i loro genitori hanno fatto per provare a farle diventare tenniste. Venus e Serena hanno il desiderio costante di non deludere chi le ha messe al mondo». Nei capitoli del libro, le due sorelle passano dall’imbarazzo e dalla vergogna per il loro fisico prepotente, per il loro stile così fuori norma, quasi barbaro, all’idea che saranno le altre a doverle ammirare per anni. Non conquistano, colpiscono. La forza è con loro. E, poco a poco, vincendo tra i fischi e le offese razziste, si prendono il regno e diventano, per merito loro, un modello nuovo. Venus apre la strada, è la prima afroamericana a diventare la numero uno, ma è Serena che se la intitola per sempre, scrivendoci il suo nome dopo 20 anni di dominio non sempre e solo sportivo. Dal 1999 al 2017, vince 23 Slam (più 14 nel doppio con Venus), resta numero uno per 319 settimane, trionfa, cade, rischia di morire, ritorna, perde la testa, sceglie un allenatore senza il consenso di Richard, veste completi prima improbabili poi quasi glamour, va su tutte le copertine che contano, partecipa ai programmi televisivi più di successo,da Oprah Winfrey ai Kardashian, denuncia, pronuncia qualche frase infelice, si batte contro il gender pay gap e contro il razzismo, si sposa, fa una figlia, torna a giocare, perde, s’infortuna, rivince un torneo, si prepara a una docuserie su Amazon. E, nel 2018, quando Naomi Osaka la batte agli Us Open, è Serena, sconfitta, a difenderla dalla furia del pubblico. Anche per questo Serena piace molto a Giorgia Mecca: «Mi sembra che abbia normalizzato l’idea della caduta. Ha dimostrato paura quando doveva essere coraggiosa, si è lasciata andare all’isteria quando le veniva richiesta calma, nervi saldi, l’atteggiamento che deve avere una campionessa. Si è lasciata travolgere dal panico due volte nel momento meno opportuno, in mondovisione, nel campo di casa sua, quando il pubblico si aspettava il Serena’s Slam (nel 2015) e il 24° titolo (2018). Penso a quanta fatica deve fare ogni volta che scende in campo, con tutta quell’emotività con cui fare i conti».

Continua a leggere
Commenti

Rassegna stampa

Turbo Sinner, arriva Nadal. Super Musetti colpi d’autore (Crivelli). Com’è bella la giovane Italia (Mastroluca). Sinner e gli altri sinfonia azzurra (Valesio)

La rassegna stampa di martedì 11 maggio 2021

Pubblicato

il

Turbo Sinner, arriva Nadal. Super Musetti colpi d’autore (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Quanto è bella giovinezza, che non fugge davanti alle aspettative accresciute e alle pressioni ingrandite, ma cavalca l’onda di una crescita impetuosa i cui orizzonti sono oggettivamente impronosticabili se non nei dintorni del paradiso. Perché il domani ha senz’altro una certezza: Sinner e Musetti, i Dioscuri del rinascimento tennistico azzurro, non sono i più forti under 20 del mondo per caso, perché la loro maturazione segue il filo logico del talento, dell’applicazione, della fiducia nei team e nelle proprie capacità.

[…]

 

Adesso, solidi nelle loro certezze, impongono con autorevolezza il marchio di una classe sopraffina. Contro il maestro Il pericolo per Sinner, nella sfida contro il mancino francese Humbert che lo batte alle Next Gen 2019 in un match del girone senza nulla in palio ma che non possiede adesso il peso di palla per dare fastidio al nostro, era di pensare troppo alla vetta successiva, la cima Nadal che domani ritroverà nel secondo turno. Un premio meritato per la prestazione senza smagliature e soprattutto per il percorso di questi cinque mesi, In cui Jannik si è guadagnato íl nirvana nonché il rispetto di qualunque avversario.

[…]

l’ammirazione solo mediata da qualche occhiata alle sue partite, dopo l’incrocio parigino è diventata un granitico riconoscimento delle qualità di Jannik, fino a convincere Nadal a sceglierlo come compagno di allenamenti nella bolla australiana di gennaio. Un’esperienza di cui il numero 18 del mondo saprà certamente fare tesoro: «A nessuno piace perdere contro un ragazzino di 19 anni, men che meno a un fenomeno come lui. Conterà molto la mia mentalità, al Roland Garros ero entrato in campo con quella giusta. Dovrò fare la stessa cosa, io sono convinto di avere le potenzialità per metterlo in difficoltà, ma poi le tue idee e le tue doti devi provare a metterle in campo ed è la cosa più difficile, e il fatto che ci siamo allenati insieme mette sullo stesso piano vantaggi e svantaggi per entrambi». Chissà come reagirà, invece, Lorenzo Musetti alla novità di un match contro il più alto del circuito, lo yankee Reilly Opelka, che tra i 2.11 di altezza e l’estensione del braccio e della racchetta tira giù il servizio da quasi quattro metri. Intanto Lollo si annette uno scalpo prestigioso, quello del polacco Hurkacz, proprio il giustiziere di Sinner In finale a Miami, che si ritira per un generico malessere sul 6-4 2-0 a sfavore ma non prima di aver tastato il mal di testa provocato dalle magie del carrarese, michelangiolesco nelle esecuzioni lungolinea di rovescio e In quelle smorzate impossibili da leggere. A Roma, insomma, per Lollo sono sempre brividi: «Gli ho chiesto cosa avesse, mi ha risposto che non si sentiva bene. Credo di aver comunque meritato íl punteggio che era maturato fin li, mi sono sentito bene sulla palla fin dal primo punto e sono stato bravo a disinnescare la sua battuta. A questo torneo e a questi campi mi legheranno sempre ricordi bellissimi, è una grande emozione giocare a Roma. Adesso spero di arrivare almeno agli ottavi, In modo da godere del ritorno del pubblico». Per riuscirci, dovrà chiedere il lasciapassare al gigante: «Più che al suo servizio, dovrò pensare al mio, a non perderlo mai e a provare a cogliere le opportunità che lui mi concederà».

[…]

Com’è bella la giovane Italia (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

La giovane Italia vince e diverte. Jannik Sinner batte 6-2 6-4 il francese Ugo Humbert e sfiderà Rafa Nadal, nove volte vincitore degli Internazionali BNL d’Italia. Lorenzo Musetti avanza per il ritiro del polacco Hubert Hurkacz, che ha abbandonato all’improvviso con l’azzurro in vantaggio 6-4 2-0 dopo un primo set di scintillante bellezza da parte di entrambi. Sinner e Nadal daranno vita al secondo turno che tutti avrebbero voluto vedere dal momento del sorteggio. Si sono incontrati nei quarti all’ultimo Roland Garros, si sono allenati insieme nelle due settimane di quarantena obbligatoria prima dell’Australian Open.

[…]

Il teenager con la miglior classifica ATP ha già giocato sia contro Rafa sia contro Djokovic, che l’ha battuto al secondo turno a Montecario. Esperienze che gli hanno permesso di accelerare i tempi dell’evoluzione tecnica. «Ora so di avere più armi – ha detto dopo la vittoria contro Humbert – Ma questi grandi campioni ti mettono sempre sotto pressione. Devi essere pronto a trovare la soluzione giusta, e devi affrontarli tante volte per arrivare a quel punto». Intanto, ha dimostrato di avere già un’altra cilindrata rispetto al leggero quanto creativo francese, provetto suonatore di pianoforte.

[…]

Dopo la sconfitta con l’australiano Popyrin a Madrid, Sinner ha spiegato di essersi allenato sul servizio e sulla gestione dei punti. Domenica ha anche guardato la finale che Matteo Berrettini ha perso contro Alexander Zverev alla Caja Magica. «Mi è dispiaciuto che abbia perso – ha rivelato Sinner – ci siamo incrociati negli spogliatoi e gliel’ho anche detto». Berrettini si stava preparando per la sua prima sessione di allenamento al Foro Italico. Il numero 1 azzurro debutterà già oggi contro il georgiano Nikoloz Basilashvili.

[…]

MUSETTI. In maniera altrettanto dominante, fino al momento del ritiro del polacco Hurkacz, Musetti ha messo in campo una dotazione completa di colpi potenti, invenzioni e ricami. Ha alternato back, smorzate e diritti fulminanti come quello in corsa, e in diagonale, con cui ha trasformato il set-point Al prossimo turno, gli servirà tutto il repertorio e una buona dose di pazienza contro Reilly Opelka, 211 centimetri di potenza unita a una sorprendente passione per l’arte contemporanea. «Cercherò di rispondere al meglio e concentrarmi il più possibile sul mio servizio» ha detto il carrarino, protagonista di un primo set vario e spettacolare con 28 vincenti e 8 gratuiti complessivi. «Oggi mi sono sentito molto bene, fin da subito. Colpivo bene, sono riuscito a neutralizzare il suo servizio. Viene spesso a rete, nell’ultimo game del primo set sono stato bravo a fargli giocare qualche volée bassa. Sono soddisfatto della mia prestazione» ha aggiunto Musetti, che ha illuminato un Foro Italico silenzioso e senza tifosi.

[…]

Sinner e gli altri, sinfonia azzurra (Piero Valesio, Il Messaggero)

Disponiamo di due giocatori che solleticano la fantasia con suoni differenti. E che, aspettando l’esordio odierno di Sonego e Berrettini, hanno segnato il lunedì degli Internazionali d’Italia. I due in questione sono, ca va sans dire, Sinner e Musetti. Jannik ha risolto la pratica Humbert suonando il francese 6-2 6-4; Lorenzo ha giocato un gran primo set contro Hurkacz (il vincitore di Miami ai danni di Sinner) prima di approfittare del ritiro del polacco quando era avanti 2-0 nel secondo.

[…]

TONI BASSI E TONI ALTI La botta di Jannik (anzi, il 90% dei colpi) produce un suono pieno, da vocale chiusa. E’ la voce di un basso che guida il coro con autorevolezza. II suono prodotto dai colpi di Lorenzo è cristallino anche quando il colpo medesimo, soprattutto di rovescio, è scagliato piatto, prodotto da una meccanica degna di miglior causa. Nel suo tennis ci sono solo note limpide; e ce ne sono pure tante, di diversa tonalità e potenza. Visto che il pubblico arriverà solo da giovedì, quella del tennis giocato e vissuto nel silenzio E un’occasione irripetibile. Anche perché poi ci sono gli altri del gruppo italico, che magari producono musiche più consuete, meno distinguibili da quelli degli altri giocatori che popolano il circus: ma hanno una loro originalità. Prendete Gianluca Mager che è abituato ad ascoltare il suono della risacca della sua Liguria: procedendo al ritmo della marcia di Radetzky ha eroso (6-4 6-3) l’australiano De Minaur, colui che Sinner prese a palate nell’ultima finale giocata delle Next Gen Finals. E a Stefano Travaglia è sostanzialmente bastato imbastire alcune note di Bolero per disfarsi del solito Paire, che ha espresso il gesto più creativo della sua giornata andando a fotografare ripetutamente con lo smartphone la traccia lasciata da una palla che a suo dire era buona mentre l’arbitro l’aveva chiamata out.

[…]

LA STECCA A proposito di neuroni bisogna qui citare anche l’unica stecca di giornata: quella di Fabio Fognini, sconfitto in due partite (6-3 6-4) da Kei Nishikori. A parte i lanci di racchetta, ormai più da contratto che altro, come i silenzi di Celentano, la capacità di Fabio di esprimere quel tennis fatto di improvvisi crescendo che ad un certo punto ti scuotevano le interiora appare un lontano ricordo. Non si capisce bene se sia perché Fabio (che notoriamente è uomo anche sensibile) sta patendo in modo perlopiù inconscio l’ondata di interesse e simpatia che sta accompagnando questa fase del tennis maschile azzurro, un’ondata cui lui è estraneo: o se provi una frustrazione profonda perché il suo fisico non risponde agli stimoli che il suo cervello gli invia.

[…]

OGGI TOCCA A BERRETTINI I concerti (pardon, gli incontri) di oggi degli italiani: intorno a mezzogiorno Berrettinl-Basilashvili sul Centrale e Sonego-Monfils sulla Grand Stand Arena; intorno all’una sul campo 1 Musetti-Opelka. Sempre a mezzogiorno Cocciaretto-Garcia. Aprirà il programma del Centrale alle 10 Martina Trevisan contro la kazaka Shvedova.

[…]

Continua a leggere

Rassegna stampa

Berrettini, che peccato “Ma ora punto su Roma” (Palliggiano). Berrettini, Madrid amara. Ora a Roma per il riscatto (Crivelli). Zverev ancora re “Matteo vincerai” (Azzolini). Berrettini sfiora il sogno, Madrid è casa di Zverev. Arrivederci a Roma (Rossi). Matteo, peccato: ma ora puoi prenderti Roma (Grilli)

La rassegna stampa di lunedì 10 maggio 2021

Pubblicato

il

Berrettini che peccato “Ma ora punto su Roma” (Davide Palliggiano, Corriere dello Sport)

II sogno è svanito sul più bello, quando mancava davvero poco per realizzarlo. A Madrid, il Masters 1000 della Caja Magica l’ha vinto Zverev per la seconda volta in carriera dopo il 2018. A Matteo Berrettini resta l’amaro in bocca per aver perso una finale che comandava un set a zero, ma che ha giocato al meglio delle possibilità contro quello che è uno dei tennisti più forti del momento. Vince il primo set, poi Zverev mette in mostra la sua classe

[…]

 

Per Berrettini quella di Madrid era la prima finale in carriera in un Masters 1000, la terza per un italiano dopo Fognini (con vittoria a Montecarlo 2019) e Sinner (sconfitta a Miami 2021). Il romano ci era arrivato dopo un torneo giocato al massimo delle sue possibilità, con il vento in poppa e un tabellone tutto sommato meno complicato rispetto a quello di Zverev, che però la finale l’ha dovuta vincere in rimonta mettendoci tutto l’impegno possibile contro quelIo che tutto sommato era un debuttante sulla terra rossa madrilena n tedesco si è tramutato in una vera e propria bestia nera per Matteo

[…]

II primo set è andato all’azzurro, ma non senza difficoltà. Bravo a recuperare nel settimo game un break subito nel secondo, Berrettini è riuscito a portare la partita al tie-break, in cui è andato avanti 5-0. Bene con il dritto, bravo con le palle corte, migliorato rispetto ai giorni precedenti anche con il rovescio a due mani, l’arma che aveva portato Zverev fino alla finale e fatto male sia a Nadal che a Thiem. Eppure, nonostante il vantaggio, ha sbagliato tanto, soprattutto col dritto, facendosi recuperare fino al 5-5. Una ‘follia’ di Zverev, una seconda di servizio a 227 km/h, gli ha permesso sfruttare il doppio fallo del tedesco e chiudere il tie-break 10-8. Da quel momento però non ha fatto più regali e non ha concesso a Matteo neanche una palla break nel secondo set, chiuso 6-4 con il servizio rubato nel 9′ game. Nel terzo set Berrettini ha avuto la palla buona per il break al quarto game, annullata da un dritto di Zverev, che poi ha accelerato, chiudendo il match con un 6-3 senza storia nonostante un match point annullato.

[…]

Berrettini, Madrid amara. Ora a Roma per il riscatto (Riccardo Crivelli, Gazzetta dello Sport)

All’improvviso la nebbia. Che ti oscura le idee, ti appannai muscoli, ti accorcia il respiro. Corpo e mente che non rispondono più alle sollecitazioni, mentre dall’altra parte l’esperienza e il controllo di chi ha già vissuto tanti momenti caldi scava a poco a poco un solco che non si fa mai baratro, ma alla resa dei conti risulterà incolmabile. Matteo Berrettini perde la sua prima finale Masters 1000 in carriera dopo averla tenuta in pugno almeno fino alla metà del secondo set, e questo rinfocola i rimpianti ma certo non cancella i meriti del trionfatore, il redivivo Zverev, che proprio a Madrid, nel 2018, aveva conquistato quello che era rimasto fino a ieri il suo terzo e ultimo 1000 e che si è ribellato all’idea della sconfitta quando il destino sembrava definitivamente avverso, sintomo di una ritrovata mentalità da campione e predestinato.

[…]

Come era prevedibile, il confronto si snoda fin dai primi punti sul rendimento al servizio e di conseguenza sull’efficacia della risposta. Berretto è il primo a trovare l’aggressività e la misura nella controreplica, e infatti vola avanti di un break prima di veder vanificato subito il vantaggio. Nel tie break del primo set, però, con ferocia e concentrazione sale 5-0 in un amen e sembra ingiocabile. Ma la frenesia lo tradisce, non sfrutta due set point sul 6-4 e poi ne deve annullare uno al tedesco, prima di chiudere con un paio di sassate di dritto. Psicologicamente è lui al comando, i suoi primi turni di servizio nel secondo set confermano le difficoltà di Sascha a trovare contromosse adeguate, ma sul 3-3 la luce si spegne. Calo fisico, un po’ di comprensibile braccino, la battuta che non è più letale e uno Zverev lucido, che riduce gli errori e sale di girl al servizio, sporcandosi le mani anche in fase difensiva. L’ultimo sussulto è la palla break per 113-1 del romano nel terzo set

[…]

Ritorno a casa Soprattutto, è giusto comprendere nell’analisi il punto di partenza, cioè il lungo infortunio che ha tenuto Berrettini lontano dal campi per due mesi dopo un avvio di stagione molto brillante: «E infatti sono comunque felice di aver raggiunto la finale, ho pensato spesso a me stesso e alla fatica che ho fatto per arrivare fin qua. Ma non mi voglio fermare, non è finita, sento tanta volontà di essere sempre più forte. Devo continuare così. Vista la gravità dell’infortunio, non pensavo di mettere tutte queste partite in fila e giocare a questo livello». Intanto è già balzato al numero 8 della Race, stamattina sarà numero 9 nel ranking Atp e domani ritroverà l’amatissima Roma, anche se il debutto con Basilashvili, fresco vincitore sulla terra di Monaco, nasconderà molte insidie:

[…] L’ho già detto tante volte, sento il Foro come casa mia, su quel campi da ragazzino ho palleggiato da sparring partner con Federer e con Nadal sognando di essere come loro e adesso me li ritrovo come avversari dall’altra parte della rete. E l’appuntamento della stagione che amo di più, e quest’anno mi avvicino con un desiderio particolare: spero di arrivare agli ottavi, quando finalmente ci sarà un po’ di pubblico sugli spalti. Ho davvero voglia di sentire gridare il mio nome».

[…]

Zverev ancora re “Matteo vincerai” (Daniele Azzolini, Tuttosport)

«Ne vincerai molti, e farò il tifo per te». Molti altri tornei, intende dire Sascha Zverev, anzi, quanti Matteo Berrettini ne vorrà Ma non questo, è la parte sottintesa dei complimenti che pure giungono sinceri a rischiarare il sorriso deluso di Berrettini. Madrid è il torneo di Zverev, e se lo tiene stretto. Il secondo che vince su questo campo (nel 2018 l’altro) che tutto sembra tranne ciò che realmente rappresenta. Un cubo di vetro e infissi anodizzati, perfetto per uno spazio museale, ma dentro c’è il tennis su terra rossa. E una finale al calor bianco. Matteo l’ha mollata quando si è sentito fin troppo sicuro di averla in pugno. Aveva vinto il primo subendo il sorpasso a un nulla dal traguardo e ritrovando le forze per l’ultimo balzo vincente. Nel secondo set il suo tennis sgorgava felice e risoluto. È stato lì che la desuetudine si è fatta viva, formulando chissà quali dubbi, e quali domande, a scuotere le certezze di Matteo. Ne sarebbe bastato uno. Va tutto troppo bene, e se fosse un abbaglio? Non lo era, ma Berrettini deve completare l’apprendimento, e assestarsi definitivamente nel suo status di giocatore d’alto livello.

[…]

Zverev c’è passato, ha imparato a giocare le finali centimetro per centimetro, passo dopo passo. Colpo su colpo. Nel gioco ha trovato la coerenza e la sistematicità invocate dal padre. È stato un duro lavoro, a quanto è dato sapere.

[…]

Sascha è da 5 anni che si scontra con una realtà che tende a intralciarlo nei suoi propositi. Il padre se n’è accorto da tempo, e appena gli è stato possibile, uscito da una malattia che aveva fatto temere per le sue sorti, è tomato ad allenare il secondogenito ai principi della concretezza,

[…]

Ordine, lo slogan di papà Alexander. Che però con un tipo del genere non sempre funziona. Ma è quello che ci vuole, e lo si vede in un primo set che Sascha sembra gestire meglio di Matteo, salvo ritrovarsi a consegnare per primo il break (nel settimo game), per sua fortuna subito ripreso nel game successivo, e più in generale a soffre il livello di gioco del nostro, intelligente nelle variazioni (con la smorzata, e ancora di più con il dritto estemo, che sembra una catapulta) che di fatto impongono il ritmo al match. Allo sprint finale i due giungono spalla a spalla. Sascha ha due punti in più, ma i winners li firma quasi tutti Berrettint Un brivido interminabile lo regala il primo tie break. Matteo prende il sopravvento, sullo slancio del mini break ottenuto con il punto d’avvio, che Sascha avverte come uno smacco personale. S’incupisce, il tedesco, quando le cose non filano come vorrebbe. Le vive come un affronto. Su quello stato d’animo, serve un attimo per regalare i due successivi servizi, e il tedesco di fatto s’ingarbuglia e spedisce Berrettini avanti 5-0. Sembra fatta, ma non è vero.

[…]

Allunga però a 6-4, ha due set point da gestire, il primo sul servizio. Ne sorte una seconda morbida e Zverevo pareggia 6-6, prima di scattare avanti 7-6. Qui Matteo toma in scena, salva il set point, e i due si ritrovano 8 part È il momento atteso, Zverev ne combina una delle sue. La prima di servizio non entra e lui, nervi a fior di pelle, tira una seconda sopra i 210 orari. Esce anche quella. È il 9-8 per Matteo, che stavolta non sbaglia, 10-8 e primo set Il primo perso dal tedesco in questo tomeo. Qui finisce la storia. Berrettini si arena sul 3-3 del secondo sete Zverevlo sopravanza in via definitiva. Anche nel terw il break arriva allo stesso modo, dopo una brusca frenata di Matteo causata da chissà quali turbamenti. «La sconfitta fa male. Zverev ha retto meglio e più a lungo di me. Ne ha giocate tante di finali toste, è abituato a gestire situazioni che io ancora poco conosco», dice Matteo. «Ma so di aver fatto il possibile, so di non essere lontano da Zverev. Parto da Madrid con una certezza in più».

[…]

Berrettini sfiora il sogno, Madrid è casa di Zverev. Arrivederci a Roma (Paolo Rossi, La Repubblica)

Accarezzare la vittoria. Sfiorarla, e poi vederla svanire. Una fitta, un dolore fisico oltre che mentale. C’era una finale in ballo, quella di un torneo come Madrid. Un evento importante, giusto uno scalino sotto gli Slam. Ma Matteo Berrettini ha perso la maratona delle due ore e quarantuno minuti contro Alksander Zverev: 6-7 (8), 6-4, 6-3 per il tedesco nato da genitori russi. Peccato: all’Italia sfugge il secondo Masters 1000 dell’anno, dopo la finale persa a Miami da Jannik Sinner. “Radio Berretta”, come il tennista romano si è qualche volta definito (giustificando il fatto che è un chiacchierone in campo) a un certo punto, precisamente sul 3-3 del secondo set, si è spenta per un attimo. Un cortocircuito, un black-out di pochi minuti che però è costato l’inerzia della finale. Fino a quell’istante il romano pareva in controllo del match, ma il tennis è uno sport maledetto. Del diavolo, dicono. Un punto, un colpo, un quindici sposta l’ago della bilancia. Da quel momento – e Berrettini aveva ottenuto il primo set – è diventato un filo d’erba che è oscillato al vento alzato dal gioco altrui.

[…]

Ha continuato, certo. Ha lottato. Perché è un atleta indomito, generoso. Non ha accettato la sconfitta, ma nel suo cuore ha compreso che il match aveva preso una pendenza tipo quella dei Pirenei al Tour de France. E lo sprint del primo set chiedeva il suo prezzo. «Ne vincerai altri, di Masters» gli ha bisbigliato al rituale saluto di fine match il tedesco, ragazzo di fairplay che qui aveva già vinto nel 2018. Ma Berrettini non ha nascosto la delusione: aveva fatto venire – come già a Belgrado l’altra settimana – i genitori. E gli sguardi lanciati al suo box dicevano molto di più di ogni possibile parola di circostanza. Il coach, Vincenzo Santopadre – uomo di buon senso e talvolta anche fatalista – lo ha applaudito, ricordandogli come la strada ritrovata è il regalo più grande di questi giorni. La verità vera è che ora Matteo atterrerà nel primo pomeriggio a Roma dove lo attende il suo torneo preferito, quello di casa. E in cuor suo sa qual è il vero cruccio: non averlo potuto preparare come si deve. Per questo la vittoria di Madrid gli avrebbe reso il cuore più leggero. Ma essendo un ragazzo di rara intelligenza saprà come adattarsi, passare dagli 800 metri d’altura di Madrid all’umidità del Foro Italico.

[…]

Matteo, peccato: ma ora puoi prenderti Roma (Paolo Grilli, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

Dopo due ore e 42 minuti di battaglia sulla terra rossa della Caja Magica di Madrid si è infranto il sogno di Matteo Berrettini di vincere il suo primo torneo Masters 1000 in carriera. L’ha spuntata l’altro gigante, il tedesco Alexander Zverev, già trionfatore nel 2018 nella capitale spagnola. Il punteggio di 6-7 (8) 6-4 6-3 a favore del numero 6 del mondo la dice lunga dell’equilibrio su cui è vissuto a lungo il match. E se rimangono rimpianti, c’è anche la certezza per Matteo di poter uscire a testa alta da una finale prestigiosissima. E di essere tornato a competere con i migliori del mondo dopo un infortunio che a inizio anno ne aveva minato le sicurezze. «Vincerai tante altre finali, ma non questa», ha detto «Sascha» Zverev al romano dopo la partita. E Matteo potrà in parte consolarsi sapendo di essere salito, da oggi, alla posizione numero 9 Atp.

[…]

Per Matteo questa era la sesta finale della carriera in tornei del circuito internazionale, dopo cinque in tornei 250. II romano ha trionfato quattro volte: nel 2018 a Gstaad, nel 2019 a Budapest e Stoccarda e quest’anno a Belgrado.

[…]

Ed è emersa ieri la maggiore esperienza ad altissimo livello del tedesco, giunto al quindicesimo titolo in una carriera che l’ha visto anche salire al numero tre Atp tre anni e mezzo fa. Poco male, davvero, per Matteo, che comunque incassa un assegno da 189mila euro. Ma che soprattutto avrà già da domani la chance di dare l’assalto a un altro Masters 1000, nella sua Roma. Di fronte avrà subito il georgiano Basilashvili, non uno qualsiasi: numero 31 Atp, ha appena vinto il torneo di Monaco e con Matteo è 2-2 nelle sfide precedenti. Ma con questa forza ritrovata, l’azzurro sa di non doversi porre dei limiti. Più avanti, nel tabellone, ci sarebbero Tsitsipas e Djokovic.

[…]

Continua a leggere

Rassegna stampa

Martello Matteo vola in finale (Palliggiano). Berrettini prima finale. Matteo è un martello (Azzolini). Tennis da urlo. Bentornati al Foro del tennis (Esposito). Internazionali da sogno. Manca solo Federer nel torneo che aspetta la carica degli italiani (Piccardi)

La rassegna stampa di domenica 9 maggio 2021

Pubblicato

il

Martello Matteo vola in finale (Davide Palliggiano, Corriere dello Sport)

La prima volta non si scorda mai, ma per diventare davvero speciale oggi deve succedere qualcosa di ancor più bello. Non era mai successo che Matteo Berrettini si qualificasse per la finale di un Masters 1000 e oggi, incrociando le dita, ha la possibilità di vincere a Madrid due tornei di fila, dopo aver trionfato nell’Open di Serbia soltanto lo scorso 25 aprile. Berrettini, terzo italiano dopo Fognini e Sinner a raggiungere la finale di un 1000, oggi affronterà Zverev alle 18.30 davanti al pubblico di una Caja Magica che già simpatizza per lui, se non altro perché ieri sera si è éspresso in un apprezzabile spagnolo al termine del match vinto in due set (6-4 6-4) su Casper Ruud. Il norvegese, numero 22 del mondo, aveva superato uno dopo l’altro Auger-Aliassime, Nishioka, Tsitsipas e Bublik prima di arrendersi allo strapotere dell’azzurro, che ha vendicato cosi la sconfitta nei quarti degli Internazionali di Roma del 2020.

[…]

 

mantiene la partita in equilibrio grazie a un tennis impeccabile in entrambi i fondamentali fino al 4-4. La prima palla-break arriva dunque al nono game, ottenuta grazie al back, contro il quale il norvegese è andato in serie difficoltà, e al solito dritto. Berrettini si porta avanti 5-4 e serve per il set, che ottiene senza lasciare più un punto a Ruud e chiudendo con percentuali spaventose: 89% con la prima di setvizio, 16 punti conquistati su 18 disponibili. Nel secondo set il break arriva prima, al settimo game, con un dritto a sventaglio: da lì comincia la discesa, resa meno agevole da Ruud, capace di annullare un match-point sul 5-3 per l’azzurro. Poco male, perché nel game successivo Berrettini chiude 6-4 e al primo dei tre match-point conquistati.

[…]

Una finale da autodedicarsi, perché se è arrivato a sfidare oggi Alexander Zverev sul “‘Manolo Santana” di Madrid il merito è principalmente suo: «Alla fine ho pensato a me stesso, alla fatica che ho fatto per arrivare fin qua e alla voglia che ho di tornare a essere più forte di prima. Non festeggio ancora, c’è una finale da giocare, ma questo traguardo che oggi ho raggiunto lo dedico a me stesso». I precedenti con Zverev sono in favore del tedesco (2-1). I due non si incontrano dalla semifinale del Masters 1000 di Shanghai del 2019. Lì, il tedesco rovinò il sogno di Matteo di centrare la sua prima finale in carriera. Oggi, dopo quella su Ruud, Berrettini può mettere a segno un’altra dolce vendetta.

Berrettini prima finale. Matteo è un martello (Daniele Azzolini, Tuttosport)

[…]

La prima finale “1000” di Matteo Berrettini arriva facendo piazza pulita di molte cose assieme. Della vittoria che Casper Ruud gli aveva sfilato sotto il naso a Roma 2020. Della convinzione di alcuni che, chissà perché, non lo vedono meritevole di un posto nei Top Ten. Di chi parla di lui partendo sempre dal rovescio. La sua miglior partita, sulla terra rossa. Nella quale si è preso il gusto di trasformare Ruud in un punching ball. Pallate, a non finire. Ma ben calcolate, logiche, di gran buon senso. Pochi ace, appena 5, ma una percentuale micidiale di punti ottenuti con la prima di servizio, il 91% addirittura. Un martello, Matteo. Lo disegna anche sulla telecamera cui i vincitori appongono la firma. Lui disegna solo quello, il martello. E tanto basta. Una serata da festeggiare, che trascina Matteo al nono posto della classifica e sopra i 4000 punti (4048, a ieri), mai raggiunti da un italiano. Nella Race èottavo, e scavalca Sinner.

[…]

A suon di sberle, Matteo ha impedito a Ruud di fare il proprio gioco. Non gli ha dato il tempo per allungare le traiettorie, né per cercare con studiate forzature il suo rovescio. Già il primo set era sembrato costruito su basi di alta ingegneria tennistica, ma nel secondo Berrettini ha fatto meglio, aggressivo sempre, senza scendere a compromessi. Ha tenuto in mano il gioco, anche se Ruud ha sbagliato pochissimo. Viene da sorridere quando lo chiamano figlio d’arte, il giovane norvegese. Il padre, Christian, avrebbe resistito un game al figlio, ma solo nei momenti di miglior forma. Matteo pero ha fatto meglio, assestando i colpi e limando le inevitabili angosce nel corso di un primo set laborioso e spinoso. Fino a trovarsi pronto sull’unica chance concessa da Ruud, una palla break che il norvegese ha regalato in un insolito attimo di confusione lungo un game condotto 40-15. Quel breve tentennamento è bastato al nostro per approfittarne e scuotere gli angoli forzando il dritto, a mascella spianata. Nel secondo l’intensità di Berrettini è cresciuta. ll primo match point è giunto sul 3-5, dopo il break ottenuto sul 3 pari. Ruud ha recuperato in qualche modo, ma poi, costernato, ha dovuto far passare i servizi del martello italiano: 6-4 6-4. Nell’altra semifinale, Zverev ha mostrato di saper ancora battere Thiem (6-3 6-4). Non ancora tornato Dominator, l’austriaco, ma in via di ricostruzione dopo il lungo periodo di vacanza (ha saltato Miami, Monte-Carlo e Barcellona) preso per un infortunio patito non si sa bene dove, forse nell’animo. Le voci del Tour lo davano sul depresso andante, in Spagna è apparso in ripresa, ma troppo tenero per lo Zverev in formato madrileno. Qui, Sascha sembra dare il meglio. Lo fece nel 2018, vincendo senza perdere un set, e ha tutta l’intenzione di ripetersi quest’anno, Berrettini permettendo.

[…]

Tennis da urlo. Bentornati al Foro del tennis (Elisabetta Esposito, La Gazzetta dello sport)

Le misure anti-Covid, già parzialmente testate a settembre per l’edizione 2020, sono pronte. Federtennis e Sport e Salute, insieme all’organizzazione del torneo, si sono date da fare per garantire la massima sicurezza ad atleti e pubblico. Per i primi (a cui si aggiungono allenatori, medici, accompagnatori, giudici di gara e organizzazione per un totale di circa mille persone) è confermata la bolla sanitaria che limiterà spostamenti e contatti:

[….]

Ogni quattro giorni si sottoporranno poi a tampone molecolare. Torna la gente La vera novità è però la presenza del pubblico a partire dagli ottav idi giovedì per il 25% della capienza dei diversi impianti. Non è richiesto tampone, per entrare basterà un’autocertificazione e una mascherina rigorosamente Ffp2. Ovunque ci saranno poi dispenser con igienizzante. Come noto il Foro Italico verrà diviso in tre cluster separati ed indipendenti, ognuno con punti ristoro e servizi. Il primo è quello del Centrale: l’ingresso a viale delle Olimpiadi dove saranno posizionati sei termoscanner per il controllo della temperatura (con 37,5° si torna a casa).

[…]

Il secondo cluster è quello della Grand Stand Arena, ingresso da via Franchetti, con due termoscanner pronti a verificare le condizioni dei 1493 appassionati che avranno accesso alle tribune. Il terzo comprende il Pietrangeli (774 posti) e i campi secondari (590): si potrà entrare da via Canevaro dove ci saranno quattro termoscanner. Da sottolineare che i biglietti saranno nominativi e i posti, persino sui campi laterali, tutti numerati, non solo per mantenere il distanziamento, ma anche per permettere il contact tracing nel caso si rilevi poi una positività.

[…]

Internazionali da sogno. Manca solo Federer nel torneo che aspetta la carica degli italiani (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

C’è un’oggettività del tennis italiano che è inconfutabile: otto azzurri nel tabellone degli Internazionali d’Italia che scattano stamane al Foro Italico, quattro di diritto (Berrettini da domani n. 9 grazie ai risultati di Madrid, Sinner n.18, Fognini n.28 e Sonego n.33) più quattro wild card (Travaglia n.68, Caruso n.80, Musetti n.83 e Mager n.90), sono tanti. Colpisce l’età dell’avamposto romano in vetta (Berrettini, 25 anni), del prospetto più interessante (Sinner, 19), del più giovane tra i top 100 (Musetti, classe 2002)

[…]

Brancacclo e Cecchinato affrontano oggi il match decisivo per guadagnarsi un lunedì da leoni. E con questa premessa, quanta grazia santo tennis, che sotto l’occhio vigile del giovane neo c.t. di Coppa Davis Filippo Volandri (a sua volta protagonista di un epico successo su Federer a Roma nel 2007), il più grande torneo italiano, quarto Master 1000 della stagione, esce dal blocchi a porte chiuse con la promessa di una quota di pubblico dagli ottavi e di una settimana di prelibatezze azzurre in un cast che vede ai blocchi di partenza 19 dei primi 20 del ranking Atp: manca solo Roger Federer, ormai apparizione mistica per i fedeli, di ritorno sulla terra casalinga di Ginevra prima del grande salto nel buio a Parigi.

[…]

L’enfant du pays Matteo Berrettini, che arriverà a Roma last minute da Madrid («Poiché il tennis è uno sport di sensazioni, Matteo sbarca agii Internazionali nel modo più giusto»), debutta con Basilashvili, ha un ottavo di finale teorico con Tsitsipas (n.5) e poi un’ipotesi di quarto con il campione in carica Djokovic, che infiammerebbe il fortunato pubblico presente. Attenzione però: «A Madrid si gioca in altura, la palla vola. Matteo dovrà essere bravo ad adattarsi in fretta alla terra del Foro» avverte Volandri: «Insomma calma, forse non è quest’anno che troveremo l’erede di Panatta, re nel ’76». A Roma cl sono anche le ragazze, naturalmente. Tre azzurre in tabellone con wild card (Giorgi, Trevisan, Cocciaretto), l’eterna Serena Williams sorteggiata dalla parte di Naomi Osaka, Halep in cerca di conferma, Barty permettendo. 

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement