Roma città aperta (più o meno)

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Roma città aperta (più o meno)

Lo sport riapre al pubblico in Italia proprio agli internazionali 2021. Abbiamo comprato un biglietto e vi raccontiamo com’è andata

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Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Tra i privilegi più grandi per chi ha avuto l’onore e il piacere di di essere inviato al Roland Garros e Wimbledon, ai primi posti figurano le cene con Gianni Clerici. Una volta, tra un aneddoto sui fantasmi della sua villa sul lago di Como (“Giuro che ci sono davvero, anche se il Parroco li ha esorcizzati via citofono”) e un brindisi per la finale persa dalla Juve con il Real (“Gli Agnelli non mi sono mai stati simpatici”) ci disse: Non penso sia il caso di scrivere gli articoli narrando in prima persona. A meno di non essere Clerici”.

Ecco, appunto, non essendo Clerici (“Ma lo sai che siamo colleghi? Non perché tu sia giornalista, non mi permetterei mai, ma perché io da ragazzo ho esercitato da avvocato penalista per alcuni anni, prima che i miei genitori si arrendessero all’evidenza”), ci siamo sempre ispirati a quella lezione. Questo però vale per un cronista, non per un “povero spettatore pagante”. Pertanto, non essendo al Roland Garros o a Wimbledon, ma a Roma, ed avendo contribuito a rimpinguare le casse federali, procederò da umile spettatore che narra le sue avventure in prima persona.

L’ultimo match dal vivo che ho visto prima di oggi è stata la finale di Wimbledon 2019, una partitella come un’altra, per cui in ogni caso il paragone sarebbe imbarazzante. Con il bagno di umiltà connesso al passaggio dal Centre Court con l’accredito al collo al GrandStand (ex NextGen Arena) da 74 €, ho messo la sveglia alle 05.00 e programmato una giornata romana. Dopo il voucher e supervoucher della scorsa edizione, la federazione ha pensato bene di lasciare i biglietti in vendita anche durante tutto l’inverno in zona rossa.

Negli ultimi giorni però cominciavano a filtrare voci circa una parziale apertura e così ho osato, rischiando di finire nel nuovo valzer dei voucher. Invece, mi è andata bene e tutto sommato anche il programma del giorno non è male. Certo, al momento dell’acquisto sul sito il mio biglietto prevedeva 3 match di singolare maschile e 2 di femminile. Me ne hanno tolto uno, inventandosi la sessione serale sul GrandStand: ci sta, perché c’è il coprifuoco, ma magari un parziale rimborso…

 

Alle 09.15 io e il mio amico Luigi siamo i primi ad entrare, non c’è fila, praticamente non c’è nessuno. Controlli rapidissimi, la temperatura non ce la misura nessuno, qualche storia per la borraccia. “De alluminio nun pó entrà”, “è di plastica” faccio io. “Mah” fa l’addetto che evidentemente nelle ore di educazione tecnica alle medie dormiva, e si rivolge ad un collega fortunatamente più ferrato (è il caso di dire): “Te pare plastica questa?”. “Sì” e la sfanghiamo.

All’ingresso in campo mi dicono: Le ricordiamo che non può mangiare, non può fumare. Ma può bere”. Mi viene umano rispondere: “Come è umana lei”, e almeno strappo un sorriso all’addetta. La quale, poveretta, passerà tutto il primo set di Karatsev-Opelka a redarguire gli spettatori-scolaretti che tengono la mascherina abbassata o provano a mangiare un biscotto di nascosto. Memorabile la scena che si consuma quando l’addetta di cui sopra si rivolge ad un ragazzo che mastica sotto la mascherina. Manca solo il “TU MANGIAAAA?” di fantozziana memoria.

Per fortuna Binaghi ci regala l’amuchina, d’altra parte con quello che gli do da 20 anni a questa parte tra internazionali e tesseramento è il minimo. Ci fanno sedere lasciando tre sediolini liberi tra uno spettatore e l’altro, inutili le richieste di un papà con figlio di 7 anni che chiede di sedersi accanto. L’addetto in camicia nera ha lo sguardo cattivo e l’inflessibilità degli inetti. Intanto Opelka è indemoniato più di Karatsev, ma per la cronaca, andate altrove, sono solo un umile spettatore pagante.

Il foro è diviso in tre aree per evitare assembramenti, ma i più sfigati sono quelli come me che hanno il biglietto per il GrandStand. Eh si perché “quelli del Centrale” hanno ampi spazi, “quelli dei Ground” possono spaziare dal Pietrangeli ai campi secondari con tutti i viali annessi e connessi. A noi poveretti invece ci tocca il giro dello stadio e poco altro. Comunque l’italopiteco che sposta le transenne e va dove non potrebbe c’è sempre. Anzi, una volta che il capoultras ha aperto il varco, si infilano a seguire numerosi adepti, finché qualcuno se ne accorge, ma i buoi sono già scappati.

Il mistero glorioso di questa edizione degli internazionali resta l’assenza dei cestini per i rifiuti, introvabili ovunque. Passano ogni tanto dei poveri spazzini con annesso cestino a rotelle con la gente che gli si assembra attorno per gettare i rifiuti: geniale. Abbiamo provato a chiedergli il perché di questa scelta: “Boh, così ci hanno detto, così facciamo”. Elementare. Il pubblico romano regala sempre qualche magia: un tizio intona il classico po-po-po-po-po-po-po-po-pooo- ueeeeee e viene subito apostrofato in salsa Covid: “A questo gli hanno fatto astrazeneca”.

Arrivano Berrettini e Tsitsipas e il pubblico si scalda (anche se a Roma non si sa perché si passa dai 30 gradi quando c’è il sole ai 10 di quando passano le nuvole e sia alza il vento). Quando Matteo contesta il doppio rimbalzo su un recupero di Tsitsipas un tifoso gli fa: “Chiama il Var” e un altro gli risponde: “È inutile, tanto c’è Mazzoleni”. Siamo al cabaret puro. La partita è bella, il primo set è molto combattuto anche perché Matteo… no! No! No! Sono solo uno spettatore, non devo fare cronaca.

Allora scatto qualche foto, faccio qualche video e li posto sui social, tutte cose vietate agli inviati. Dite che ci sono fior fior di inviati che fanno tutto il contrario, popolando i social di foto e video? E vabbè. Dopo Berrettini, è la volta delle ragazze. Gente che ha vinto Slam o fatto finali, quindi livello alto. Si esce per assaggiare il caffè dell’unico stand a disposizione: il silenzio è l’unico commento possibile senza improperi. Dietro una balaustra scorgo Andy Murray che gioca il doppio, prima addirittura su quel campo c’era Paire, tutto il contrario di ciò che Andy rappresenta, e ho subito cambiato strada. Fa un po’ male al cuore vedere il tramonto di un grande campione, ma la classe di Andy non ha età. Non si può chiudere una giornata romana con tristezza e infatti l’arancia che rosseggia sui sette colli ci accompagna verso casa.

L’inflessibile controllore separa con malcelata soddisfazione una coppia che si abbraccia in tribuna ordinandogli il distanziamento. “Siamo sposati” dicono, ma non c’è verso. Quanto sei bella Roma quando è sera, ma le coppiette, se non si possono abbracciare, se ne vanno via.

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ATP

Bella vittoria di Sonego a Metz, ma va fuori Mager. Sconfitta inattesa per Seppi a Nur-Sultan

Lorenzo straripante contro Fucsovics, mentre Andreas si incarta con la wild card Skatov

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ATP 250 Nur-Sultan

La giornata azzurra inizia con la brutta sconfitta di Andreas Seppi nel suo match di esordio all’Astana Open contro la wild card locale Timofey Skatov, n. 280 ATP, al suo secondo incontro del circuito maggiore. 7-6 (3) 4-6 6-1 per quasi tre ore di battaglia in cui è stato decisivo il lunghissimo primo parziale, andato al ventenne kazako (di nascita, non frutto della campagna acquisti della federtennis nazionale) dopo aver recuperato un break e annullato quattro set point. Troppo incostante Andreas nel corso del match e alla fine la stanchezza si è fatta sentire.

Peccato, perché tutto era iniziato come previsto: il nostro fa valere la differenza di livello in termini di ritmo e solidità, arrivando 4-1 in virtù del break al secondo gioco. Skatov, con la sua eastern di rovescio, serve praticamente solo kick a velocità contenute verso il lato sinistro di Seppi. Batti sul rovescio, girati sul dritto: più semplice di così… Il trentasettenne di Caldaro allenta un po’ la presa, incappa in un brutto game di servizio mentre l’altro trova continuità e la partita si riapre. Determinante il turno di battuta di Skatov sul 4-5, quando risale da 15-40 e salva due vantaggi esterni per poi chiudere dopo ventidue punti. Sui quattro set point per Andreas, l’allievo di José Altur ha invece indirizzato la battuta verso il dritto avversario, in un paio di occasioni ottenendo il punto diretto, nelle altre due uscendo vincitore dallo scambio prolungato. Tie-break con Skatov che non sbaglia più e mette le mani sull’insperato primo set dopo un’ora e venti minuti.

Il suo momento prosegue fino al 3-0 del secondo set, poi la Seppia nazionale torna nei propri panni (e anche Timofey, diciamolo), infila una serie di cinque giochi e pareggia con un 6-4 che potrebbe far svanire qualsiasi velleità kazaka. Invece resta lì, Skatov, fa suoi i primi tre game ai vantaggi che restano nella gambe e nella testa dell’azzurro, il quale peraltro mette in campo meno di una prima su tre nel parziale (46% nel match). Dopo dieci punti di fila per il 173 cm di Petropavlovsk, c’è il moto di seppioso orgoglio finale che tuttavia non evita il 6-1. Prima vittoria ATP per Skatov e secondo turno contro Ymer o Ivashka, assente, come del resto Gerasimov, nel tie di Coppa Davis contro l’Argentina a Baires.

 

Martedì, secondo incontro dalle ore 8 italiane, tocca invece a Lorenzo Musetti che incrocerà per la prima volta il qualificato australiano Marc Polmans.

Il tabellone aggiornato di Nur-Sultan

ATP 250 Metz

Va meglio in Francia, con la convincente vittoria di Lorenzo Sonego che pareggia il bilancio negli scontri diretti con il (quasi) sempre ostico Marton Fucsovics, n. 41 ATP, ma 26° della Race. Un 6-3 6-2 in un’ora e dodici minuti che lascia poco spazio alle interpretazioni, con un Lorenzo tornato in grande spolvero, dopo le delusioni post-Wimbledon, in quella che è in ogni caso la sua miglior stagione: vittoria n. 25 (18 sconfitte), best ranking al 23° posto raggiunto un mese fa, titolo a Cagliari, finale a Eastbourne e la splendida semifinale contro Djokovic a Roma. I piedi che di nuovo girano a mille hanno supportato l’aggressività, i recuperi, l’agonismo – insomma, tutte le caratteristiche del miglior Sonego. Anche Fucsovics sta avendo un’ottima annata e anch’egli ha un po’ tirato il fiato dopo i quarti raggiunti sui Sacri Prati, ma nel lunedì francese c’è stato poco da fare con questo avversario.

Il primo parziale si decide con il break al quarto gioco, propiziato da un grossolano errore sullo smash del ventinovenne di Nyiregyhaza; Sonego va a prendersi i successivi due punti a rete senza dare tempo di riordinare le idee all’altro che si fa infine sorprendere dalla risposta azzurra (o, forse, dal suo stesso servizio). Meno di metà di prime in campo per Lorenzo, che però vince tanti e più punti con la seconda.

Fucsovics, grande atleta e solidissimo negli scambi, è il classico tennista che non si batte da solo. Tranne quando lo fa. In questa sfida, sono senz’altro più i meriti dell’azzurro che, inesorabile in risposta sulle seconde, passa subito avanti dopo il riposo. Marton si inguaia ancora al quinto gioco, che finisce con il cedere con un doppio fallo e un dritto al volo comodamente appoggiato sul grigio oltre la linea di fondo. Non si arrende, però, e si fa ammirare quando gira uno scambio con un recupero incredibile su un contropiede che pareva irraggiungibile e poi, fintando la smorzata, scodella il dritto vincente con nonchalance. Al punto successivo, che potrebbe riaprire il game, tocca a Sonego l’ottimo recupero sul notevole lob magiaro in sensibile mezza volata – sensibilità che però svanisce del tutto sul successivo tentativo di drop shot. Sul 5-1 è ormai show, Fucsovics vince uno scambio ravvicinato con un passante in tweener spalle alla rete, ma può solo accorciare lo svantaggio perché Sonego chiude con la battuta a disposizione.

73% di punti vinti al servizio e nessuna palla break concessa – di più, mai permesso all’avversario di arrivare a “40” in risposta. Quinta testa di serie sorteggiato nel quarto inferiore presidiato da Carreño Busta, al secondo turno Sonego troverà il vincente fra il qualificato Holger Rune e un lucky loser, non ancora annunciato, che sostituirà in tabellone Popyrin.

Niente da fare invece per Gianluca Mager, fermato 6-3 7-6(5) dal n. 36 ATP Nikoloz Basilashvili nel primo confronto diretto in assoluto. Il risultato del primo set è frutto di una partenza dell’azzurro praticamente senza la prima di servizio (uno su dieci). In grossa difficoltà sulla seconda, rischia addirittura lo 0-4 ma, sulla palla del doppio break, la risposta resta sulle corde di Basilashvili. Mager si procura poi un’opportunità del rientro anche grazie a una delle classiche pause del ventinovenne di Tbilisi, il quale si riprende però in tempo per cancellare l’occasione giocando con la sua solita spinta. Ritrovata in fretta la solidità, Nikoloz si fa bastare l’iniziale vantaggio per assicurarsi il set.

Gianluca non controlla la risposta sulla pesante prima georgiana e sfuma il possibile 2-0, ma il servizio è finalmente arrivato a dargli una mano e anche negli scambi da fondo riesce a essere meno falloso. Tra gran colpi e brutture, il ventiseienne di Sanremo salva il settimo gioco, mentre sul 5-4 sbaglia un dritto in palleggio a due punti dal set. L’impressione è che ci sia spesso un’immotivata fretta da parte di Mager e il testa a testa nel tie-break è risolto dal passante di Basilashvili che punisce l’avventurosa – se non precipitosa – discesa a rete del nostro.

Il tabellone aggiornato di Metz

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ATP

Il futuro dell’ATP: dal 2023 tornei Masters 1000 sempre più grandi, sempre più ricchi

Gaudenzi presenta l’ATP del futuro: dieci Masters 1000 di cui sette nel formato di 11-12 giorni. Montepremi in aumento con orizzonte fino al 2030

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In un documento che L’Équipe ha avuto modo di consultare, Andrea Gaudenzi, presidente dell’ATP, ha confermato alcuni punti del piano strategico su cui l’organo di governance del tennis maschile sta lavorando da 18 mesi, che sarebbero stati già approvati dal Board e dovrebbero essere applicati a partire dal 2023. Si tratta nello specifico di un accordo su una nuova formula di spartizione degli utili tra tornei e giocatori, livelli più alti di montepremi garantiti a lungo termine e l’aumento del numero dei tornei Masters 1000, sette dei quali avranno l’opportunità di disputarsi sulla lunga distanza di 12 giorni (come Indian Wells e Miami già oggi) causando una modifica sostanziale nell’equilibrio del calendario maschile.

“Queste misure rappresentano un passo avanti significativo per il nostro sport e nel modo in cui i nostri giocatori e gli organizzatori dei tornei operano nell’ambito della partnership paritaria dell’ATP Tour“, ha affermato Gaudenzi. “È solo attraverso questo spirito di partnership, trasparenza e coincidenza di interessi che possiamo davvero massimizzare il nostro potenziale e concentrarci sulla concorrenza che affrontiamo nel sempre più ampio panorama dello sport e dell’intrattenimento“.

Queste misure arrivano in un momento in cui sono in forte aumento le controversie sulla legittimità della governance ATP mentre crescono le recriminazioni di molti giocatori, che si considerano finanziariamente danneggiati dai tornei. Creata sotto la guida di Novak Djokovic e Vasek Pospisil, la PTPA (Associazione Giocatori di Tennis Professionisti) è il simbolo di questa ribellione interna rispetto alla quale, in un certo senso, questa riforma dell’ATP costituisce una reazione.

 

Le principali misure da ricordare

  • Nella categoria Masters 1000, il montepremi ‘globale’ dovrebbe aumentare dagli attuali 62,5 milioni di dollari (53,2 milioni di euro) del 2021 ai 76,4 milioni di dollari (65 milioni di euro, +22%) durante la prima stagione in cui entrerà in azione questo piano (2023), con incrementi annuali del 2,5% a seguire.
  • Il bonus di fine anno derivante dai Masters 1000 passerà da 11,5 milioni di dollari (9,8 milioni di euro) a 15,5 milioni di dollari (13,2 milioni di euro) per arrivare a 18,4 milioni di dollari (15,6 milioni di euro) nel 2030. Sarà diviso tra trenta giocatori (attualmente sono 12).
  • Maggiore trasparenza attraverso dati finanziari verificati da organismi indipendenti per i Masters 1000, che forniscano piena trasparenza ai giocatori per un periodo di 31 anni.
  • Per quanto riguarda il calendario: aumento del numero di tornei Masters 1000 chiamati a diventare eventi di 11-12 giorni, con altri cinque tornei che adotteranno un formato simile a quello già utilizzato oggi per Indian Wells e Miami, per un totale quindi di sette Masters 1000 ‘allungati. Ci saranno venti giorni aggiuntivi di gioco in questa categoria e “305 “posti di lavoro” in più all’anno per i giocatori tra singolare, doppio e tornei di qualificazione grazie a questi tabelloni ampliati“, ha detto Gaudenzi. 
  • Saranno previsti 10 Masters 1000 (invece dei 9 attuali) e 16 ATP 500 (invece dei 13 attuali) .

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Italiani

WTA Portorose: una grande Jasmine Paolini conquista il suo primo titolo

L’azzurra si libera in fretta dell’emozione per la sua prima finale e supera Alison Riske rimontando due break di svantaggio nel primo set. Sarà n. 64 del mondo

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Jasmine Paolini - 2021 US Open (Manuela Davies/USTA)

J. Paolini b. [3] A. Riske 7-6(4) 6-2

Alla sua prima finale del Tour maggiore, Jasmine Paolini parte contratta ma poi doma l’emozione e l’avversaria, imponendosi in due set sulla n. 3 del seeding Alison Riske, lei invece per la decima volta all’atto conclusivo di un torneo, per quanto solo in due occasioni sia riuscita ad alzare il trofeo. Il WTA 250 di Portorose si conclude così nel migliore dei modi per l’allieva di Renzo Furlan, giunta in finale superando le più quotate Yastremska, Cirstea e Putintseva, oltre che Kalinskaya, per un titolo che lunedì le varrà il nuovo best ranking al 64° posto.

Un incontro iniziato sentendo la pressione per Jasmine che ha ritrovato il suo miglior tennis quando il primo parziale sembrava ormai compromesso dal 2-5 pesante. Lì è iniziata la rimonta che si sarebbe fatta sentire nella testa di Alison nel secondo set. Un trionfo che conferma i progressi compiuti e la sempre maggiore consapevolezza nei propri mezzi. Una nota positiva, nonostante la sconfitta, anche per Riske, che in questa settimana slovena è tornata a vincere due incontri di fila dall’Australian Open 2020, dopo aver patito le conseguenze di una fascite plantare; ora, pienamente recuperata dal punto di vista fisico, sta rimettendo insieme il gioco che l’aveva portata al n. 18 WTA alla fine del 2019.

 

IL MATCH – La pioggia ritarda l’ingresso in campo delle giocatrici di quasi due ore e mezza rispetto alle ore 17 originariamente previste. C’è però giusto il tempo per un paio di minuti di palleggio preliminare perché Jasmine fa notare che almeno la sua metà campo presenta ancora zone bagnate e quindi pericolose. Un’altra mezz’ora se ne va e finalmente si comincia con Paolini che ha scelto di servire. Entrambe commettono alcuni errori di troppo che si traducono in tre break, finché Riske tiene, subito imitata da Jasmine grazie anche ai primi punti diretti portati dalla battuta – fondamentale in cui la 175 cm da Pittsburgh è superiore. Spinge affidandosi alle sue solite traiettorie relativamente piatte, Alison, che si produce in un paio di buone chiusure a rete ma anche in altrettanti attacchi pentiti, forse preoccupata della velocità dell’azzurra che ha già sfoderato un bel passante in corsa. Ancora contratta e non del tutto lucida, tuttavia, Paolini cede un altro turno di servizio mandando l’altra a servire sul 5-2.

Sarà la situazione di punteggio disperata, sarà la voglia di giocarsi davvero la sua prima finale, ma Jasmine entra finalmente in partita, mette a segno dieci punti consecutivi e, con il livello del match che si alza offrendo scambi intensi e spettacolari, prima pareggia e poi sorpassa, costringendo l’avversaria a servire per riparare al tie-break, compito che porta a termine nonostante l’iniziale 0-30. I colpi azzurri hanno cominciato a girare e il dritto, nonostante qualche imperfezione, mette la necessaria pressione alla terza testa di serie che si ritrova sotto di due mini-break dopo un punto perso sulla diagonale sinistra e uno smash fuori misura. Riske approfitta con coraggio di due scambi giocati in maniera troppo conservativa dalla venticinquenne toscana, ma un suo errore bimane manda Paolini a set point, immediatamente trasformato grazie all’errore al volo statunitense al termine di uno scambio tiratissimo in cui la nostra ha dato veramente tutto.

MTO per un massaggio alla coscia sinistra di Jasmine che ricomincia da dove aveva lasciato, vale a dire spingendo con il dritto e trovando anche ottime soluzioni con il rovescio che valgono il 2-0, mentre le statistiche mostrano il saldo vincenti-gratuiti ampiamente negativo, eppure la sfida risulta assolutamente godibile. Dal canto suo, Alison si fa vedere a rete e incide con il bimane lungolinea, ma è troppo incostante e il pareggio subito agguantato svanisce in un battito d’ali di farfalla. Vola, Paolini, e adesso tocca a lei servire sul 5-2, opportunità che non si lascia sfuggire e chiude al primo match point con un pesante dritto inside-in.

Due vittorie di fila sul cemento in un main draw WTA le aveva centrate una sola volta in carriera prima di questa settimana, al Gippsland Trophy che ha preceduto l’Australian Open. Il WTA 250 australiano era stato anche l’unico torneo assieme a Guangzhou 2019 nel quale Jasmine fosse riuscita a battere una top 50 sul duro; qui a Portorose si è spinta oltre i suoi limiti, vincendo cinque partite di fila – le ultime tre contro avversarie che abitano la top 50. In una parola, bravissima.

Il tabellone completo di Portorose

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