Sonego e Nadal non muoiono mai. Se l'azzurro batte anche Rublev non mi stupisco più

Editoriali del Direttore

Sonego e Nadal non muoiono mai. Se l’azzurro batte anche Rublev non mi stupisco più

ROMA – Per come ha sconfitto un grande Thiem n.4 può farcela anche con il russo n.7. Ma avrà recuperato? Stesso interrogativo si pone per Rafa Nadal di fronte a Zverev

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Lorenzo Sonego - ATP Roma 2021 (ph. Giampiero Sposito)

Qualcuno ha titolato un magazine speciale sugli Internazionali d’Italia “Il Futuro è Jannik” con Sinner nella foto di copertina. Spero tanto che queo qualcuno abbia ragione, che l’abbia proprio azzeccato quel titolo, e del resto lo pensano in tanti, ma intanto il presente al Foro Italico è Lorenzo Sonego! Nemmeno Matteo Berrettini che ha giocato alla pari solo un set contro Tsitsipas, il primo, finendo per essere dominato nel secondo.

Il match che Lori ha vinto ieri sera contro Thiem, n.4 del mondo, campione in carica dell’US Open, due volte finalista e due volte semifinalista al Roland Garros, è stato stupendo, magnifico, così bello e intenso da apparirmi quasi incredibile. L’ho seguito soffrendo fino al match point annullato a un Thiem che ha lottato alla grande come se fosse la finale di uno Slam, seduto a pochi metri dall’arbitro, in mezzo ai Sonego-friends gioendo fino all’ultimo punto trasformato, quello del trionfo e del balletto spontaneo di Lorenzo e dei suoi amici più cari, fidanzata, coach e padre putativo Gipo Arbino e compagna, Umberto Rianna, Filippo Volandri, il manager Corrado Tschabuschnig e compagna, Diego Nepi Molineris, un paio di dirigenti di Reale Mutua sponsor di Lorenzo… nonché del video che vi invito a cliccare.

Ammetto che, assai poco professionale, mi sono trovato a ballettare in mezzo a loro perfino io subito dopo il match point trasformato da Lorenzo grazie a un gran servizio. Ma non parteciperò al prossimo “Ballando tra le stelle“, tranquilli.

 

Mi avevano caricato di adrenalina i primi due set finalmente vissuti in mezzo alla gente, in un catino ribollente d’entusiasmo come quello del Grand Stand, ben più piccolo e rimbombante del Centrale, e alla presenza di un pubblico molto più giovane di quello che era solito frequentare il Foro Italico. Un bel segnale per il tennis, il ringiovanimento della sua audience. 

L’ho sentita io quella carica, figurarsi Sonego e Thiem. Nei primi due set insieme agli spettatori finalmente ritrovati un’atmosfera davvero bella e trascinante. Mi è sembrato di rivivere, non ho quasi avvertito la terribile umidità che aveva costretto ad arrendersi quasi tutti i colleghi. Un’atmosfera carica è in qualche modo sopravvissuta anche per il terzo set, sebbene fossimo rimasti in pochissimi, sebbene Thiem avesse solo il papà ad incoraggiarlo e Lorenzo invece una ventina di persone quando, a conclusione del secondo set e intorno alle 21,30, Diego Nepi Molineris si è trovato nella scomoda posizione di dover allontanare il pubblico per via del coprifuoco e dell’obbligatorio rientro a casa entro le 22. 

Si è generosamente beccato qualche fischio, qualche buuh ma neppure troppi perché ha saputo gestire bene la situazione, ricordando che essere tornati in deroga governativa a vedere due ore di gran tennis non era stata una conquista da poco. Di come mi sono goduto quella terza ora più intima, più fredda eppure più calda, lo scrivo più in basso.

RAFA – Non sarebbe giusto ignorare, nel nome di Sonego, la battaglia Nadal-Shapovalov. Anche nel pomeriggio avevo visto una bella ed emozionante partita, con Nadal che sotto 6-3 e 3-0 con la palla del 4-0 per Shapovalov – Sciupavolov? – ha vinto la sua sedicesima battaglia in carriera annullando almeno un match point.

Due stavolta, come due erano stati quelli che gli ho ricordato aveva cancellato a Roger Federer qui al Foro nella finale del 2006 (di quella partita mio figlio conserva gelosamente la maglietta gialla ancora imbrattata di terra rossa che Rafa gli donò dopo essere rotolato appena conquistato l’ultimo punto di quel 7-6 al quinto) e che lui ha detto essere quelli che gli sono rimasti più in mente: “Non li ricordo tutti e 16 i match vinti con il match point contro, in questo momento, ma non mi pare di averne mai annullati nella finale d’uno Slam. Quindi quelli della finale di Roma sono probabilmente i più significativi. Oggi contano meno perchè era una partita di terzo turno” ha spiegato lo spagnolo che anche quando non gioca bene non si arrende mai, non muore mai.

Bravo Rafa, un po’ pollo Shapovalov che però ha un tennis super divertente e spettacolare seppur …natalizio. Fa davvero troppi regali.

E Rafa? Non è più il vero Rafa, secondo me, anche se trova ancora il modo di vincere. Lo ha fatto, annullando match point anche lì, a Barcellona con Tsitsipas, si è ripetuto qui, ma soffre troppo, subisce troppo, ha meno spunto di velocità, finisce troppo facilmente sospinto indietro, verso i teloni di fondocampo e così lascia scoperti troppi angoli. Per un set e mezzo Shapovalov lo ha infilato come un tordo, di qua e di là. Poi però ha commesso troppi errori nei frangenti decisivi.

Smettetela di chiedermi ogni santo giorno se sto progredendo rispetto al giorno prima! ha sbuffato Rafa – Per carità ci penso anch’io… capisco perché lo fate, volete capire anche voi come me se sarò pronto al massimo delle mie possibilità per il Roland Garros che è certamente il mio primo obiettivo. però di rispondere a questa continua misura dei miei progressi, giorno dopo giorno, non se ne può più”.

Rafael Nadal – Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Allora, prima di tornare a scrivere del mio eroe Lorenzo Sonego la taglio corta: mai come quest’anno mi pare che Rafa rischi di perdere lo scettro del Roland Garros, dopo 13 trionfi. Anche se magari oggi dovesse vendicare la sconfitta patita con Zverev a Madrid questo Nadal mi convince meno di sempre. Spesso è in affanno, è nervoso, sbaglia colpi che di solito non sbaglia mai, gioca spesso corto. Compensa tutto con quell’indomita grinta da guerriero che gli consente di inseguire e recuperare palle irrecuperabili per chiunque altro, non molla mai neppure nelle situazioni apparentemente più disperate, ma i i suoi sono diventati quasi tutti match in salita. E non è possibile che tutti quelli che lo battono o lo mettono in difficoltà, Rublev, Tsitsipas, Zverev, Shapovalov giochino per l’appunto il match della vita contro lui. È lui che dà loro una mano a far bella figura, esattamente l’opposto di quello che ha fatto per anni. 

Per affrontare Zverev certamente Madrid è per me il peggior torneo sulla terra battuta, è certo meglio per me giocarci a Roma, Montecarlo, Barcellona e Parigi”.

Non mi sento di escludere che da qui al 30 di maggio le cose cambino, che magari la distanza dei tre set su cinque lo favorisca come è sempre stato in passato, ma a 35 anni – quanti ne compierà il 3 giugno – è più probabile che i tempi di recupero fra una maratona e l’altra si allunghino. Già oggi con Zverev vedremo se Rafa si sarà ripreso dalla faticaccia di ieri. A Parigi, secondo me, molto dipenderà dal sorteggio, dal tabellone.

TORNANDO A SONEGO – Ma ora, voglio esprimere tutta la mia ammirazione per Lorenzo Sonego che al di là del match straordinario che ha saputo giocare per oltre tre ore contro un osso duro, durissimo come Thiem, ha fatto vedere tali e tanti progressi tecnici da lasciarmi esterrefatto. Servizio, rovescio, a due mani come tagliato a una mano, la smorzata di dritto come di rovescio, la volée alta di rovescio che diventa quasi uno smash, il pallonetto liftato. Solo a rete non mi ha sempre convinto. Ha sbagliato qualche voleée davvero facile.

Credo che molti colleghi si sentiranno forse un po’ in colpa per avergli dato meno spazio e credito di quello che Lorenzo meritava. Per quanto mi riguarda c’è un articolo che ho scritto in cui mi ero invece piuttosto sbilanciato sulle sue possibilità. Lo avevo messo quasi sullo stesso piano del suo gemello diverso Berrettini, perché molto più agile e rapido in difesa. Matteo o comanda o va sotto. Lorenzo no. Il suo dritto però fa meno male di quello di Matteo.

Forse ero stato allora influenzato dal suo coach e Pigmalione Gipo Arbino, una persona che stimo molto e che mi aveva magnificato i suoi progressi tecnici, dal servizio al rovescio, al tocco di palla, alla facilità nell’inventare gioco e schemi, la smorzata, il rovescio tagliato. Si è scritto nella settimana di Madrid di un Berrettini trascurato colpevolmente dai media, invaghitisi della nouvella vague costituita dai Sinner, dai Musetti… ma che dire allora di Sonego? Quanti lo hanno considerato capace di giocare ad armi pari con un tipo come Thiem sulla terra rossa, con il n.4 del mondo?

Beh, in tutta onestà fino a questo livello neppure il sottoscritto si era fatto grandi illusioni. Pensavo che perdesse, in tutta sincerità, oppure che vincesse contro un Thiem non in grande forma. E invece ha battuto un ottimo Thiem, voglio assicurarlo a chi non abbia visto il match in TV. E vi dirò che vederlo dal vero è un’altra cosa. Perché il ritmo e la profondità di quegli scambi era pazzesco. Non so come facessero, davvero. Soprattutto non so come facesse Lorenzo. Applausi, applausi e standing ovation.

Lori non è solo cuore. Quello sul campo da tennis lo ha sempre dimostrato fin da quando lo chiamavano “Polpo” per i recuperi che riusciva a fare su palle impossibili grazie alle sue lunghe leve e a una mobilità fuori dal comune per un ragazzo così alto (1.91). È diventato ormai ricorrente e – lasciatemi dire –  piuttosto banale accennare sempre al suo tifo per il Torino, al suo cuore granata. Vero è, peraltro, che si batte con un’ostinazione pazzesca anche quando le cose volgono al peggio, tipo ieri nel terzo set quando da 2-0 avanti si è ritrovato indietro 4-2 e 5-3 e ad annullare un match point seguendo il servizio a chiudendo una gran volée, mente Gipo insisteva a gridargli “Non si molla, Lori, non si molla

Un monento terribile è stato quando con Lorenzo avanti 5-3 nel tie-break: Thiem ha sparato due rovesci lungolinea formidabili, ai confini dell’incoscienza… beh quei due vincenti pazzeschi avrebbero tramortito un toro vero, con la t minuscola, altro che cuore o non cuore granata. “È la miglior partita che gli ho mai visto giocare!” mi ha confessato, con gli occhi ancora arrossati per l’emozione e la commozione, Gipo mentre uscivamo dal campo dove si era celebrata l’apoteosi con tanto di balletto. Se lo dice Gipo che lo conosce meglio di chiunque, potete crederci. Io posso solo dire, dopo aver visto migliaia di partite, che questa è stata una di quelle che non scorderò.

E ADESSO I QUARTI – Lorenzo sarà in grado di ripetersi contro Rublev? Non lo so perché non posso sapere quanto Lorenzo abbia speso fisicamente e mentalmente. Intanto è arrivato a un tiro di fionda da Fabio Fognini che è n.28 ATP con 1958 punti. Sei punti più indietro, a n.29 virtuale con 1952 punti c’è Lorenzo. Dovesse vincere con Rublev, che ha disposto abbastanza agevolmente di Bautista Agut con un doppio 6-4, due break conquistati per set e uno ceduto, ovviamente sarebbe sorpasso nei confronti di Fabio

Fra lui e il russo, senza contare un precedente antico (2016 a Cortina, Rublev vinse 6-3 7-5) c’è l’unico confronto diretto che conta, la finale di Vienna 2020. Sonego aveva battuto un Djokovic che non valeva, per determinazione e voglia di vincere, la metà di Thiem ieri sera. In finale perse contro Rublev più nettamente del punteggio, 6-4 6-4. Ma sulla terra rossa, con le varianti che Lorenzo può mettere in campo, la smorzata, gli attacchi improvvisi, l’aggressione sulla seconda palla non irresistibile del russo, se non è stanco Lorenzo potrà giocarsela. Ecco, già dire che affrontando uno dei tennisti più “caldi” del 2020-2021 e n.7 del mondo, Lorenzo può giocarsela alla pari, dice tutto.

In breve accenno alla notevole curiosità che mi destano tutti i quarti di finale maschili odierni: Djokovic-Tsitsipas sarà presto una finale in qualche Slam, Zverev-Nadal potrebbe esserlo anche a Parigi, di Rublev-Sonego ho detto. Non c’è dubbio che il “quarto” più sorprendente e inatteso è quello fra Delbonis, l’argentino dal servizio sincopato, brutto quanto efficace e sulla terra capace di battere anche grandi giocatori (ricordo Federer fra le sue vittime in quel di Amburgo) e il gigante di 2 metri e 11 cm Opelka.

Questi è una vera sorpresa sulla terra rossa. In tutta la sua vita, mi ha segnalato Claudio Giuliani che si occupa brillantemente della nostra newsletter – e se non vi ci iscrivete mi date un dispiacere, siamo a quota 4.700… ci leggete in oltre 100.000 al giorno, se non si arriva velocemente  a 10.000 iscritti mi deludete! – Opelka aveva vinto due sole partite sulla terra rossa. Qui a Roma ne ha già vinte tre. 

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Chissà, forse Reilly Opelka, si sta ribellando alla scoraggiante situazione del tennis statunitense: per la prima volta nella storia dal XX secolo in poi, non c’è neppure un tennista americano fra i primi 30 del mondo! Mentre i francesi si sono lamentati qui perchè per la prima volta da non ricordo più quando nessun francese è approdato al secondo turno di un Mille.

Scusate se dopo tutte le emozioni della giornata, stanco quasi come Sonego, accenno solo brevemente alla situazione del torneo femminile: una sola testa di serie superstite nella metà bassa, Pliskova che affronta Ostapenko, e l’altro quarto è Martic-Pegula. In alto invece due duelli molto più  interessanti: Barty-Gauff, Swiatek-Svitolina. Ma sono le 4 del mattino e mi scuserete se ora vado a letto. Oggi Sonego, Nadal e io abbiamo una giornata pesante.  

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Australian Open

Fabio Fognini che cosa pensi di fare da grande? Berrettini e Sinner sono da semifinale?

Sognare costa poco, ma dando retta al ranking, Berrettini è il primo candidato a un posto in semifinale così come Sonego lo è per i quarti…contro Matteo. E Sinner, dopo il forfait di Ruud, lo è per i quarti: contro Tsitsipas?

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Dal record di partecipazione, 10 azzurri nel tabellone maschile, si passa al record degli eliminati al primo turno, sette su dieci, ma direi che il record che conta è il primo e non il secondo che è più una boutade.

E poi dopo aver visto il sorteggio direi che era tutto abbastanza prevedibile. Berrettini, Sinner e Sonego sono i nostri migliori giocatori, tutti e tre compresi fra le teste di serie, n.7, n.11 e n.25 ed è normale che abbiano superato il primo turno. Il solo ad aver perso un set è stato Berrettini che incontrava in Nakashima il giocatore più forte, il solo compreso fra i primi 100, e dopo aver perso ill primo set ha rischiato forte di cederne un altro perché non stava neppure bene, ma ha dimostrato anche in questa occasione una solidità di nervi non comune per venir fuori da una situazione preoccupante. Prima di dire che cosa mi aspetto dai nostri 3 tenori – vabbè, non è una definizione originale, ma mica potevo chiamarli Fab 3 – mi pare si debba spendere qualche commento su Fabio Fognini.

La sconfitta che fa più male forse è la sua. Anche perché è stata nettissima e contro un giocatore, Griekspoor, che anni fa lui avrebbe ridicolizzato. Invece Fabio ha raccolto 9 miseri game in tre set in un’oretta e tre quarti di tennis da dimenticare. La metà del suo avversario.

 

Non intendo assolutamente infierire nei confronti di Fabio. Mi aspetto che qualche maligno pensi che non si aspettasse altro che di farlo, visti i rapporti spesso polemici tenuti da Fognini nei confronti miei, di Ubitennis e dei suoi collaboratori, però mi pare che Fabio da un bel po’ non sia più lui.

a 35 anni è difficile tornare ad essere quello che si era se non si ha – o quantomeno si mostra di non avere – più neppure grande fiducia nelle proprie possibilità. E forse neppure la voglia di continuare a giocare. Tanto Murray appare irriducibile, tanto Fabio pare sconsolato, sfiduciato, quasi rassegnato.

Figurarsi se mi permetto di dargli consigli. Anche perché lui farebbe certamente il contrario di quel che io gli consigliassi. Ma giocare senza pensare di poter vincere non ha molto senso. Sono abbastanza sicuro che a lui non piaccia viaggiare, lasciando Flavia e tre bambini a Arma di Taggia, o anche in Spagna, per fare figure che non avrebbe mai fatto.

C’è il doppio, meno male, e l’amicizia con Bolelli che può essere uno stimolo a continuare. Qualche risultato, abbiamo visto, lì arriva ancora se non si affrontano i più forti della specialità come quelli che non gli hanno dato scampo in Davis a Torino, e questo lo può tenere su di morale.

Del resto tanti tennisti che non si sentivano di lasciare da un momento all’altro il tennis, l’agonismo, il circuito, gli amici frequentati per anni (nel caso di Fabio quasi una ventina d’anni fra carriera junior e adulta), si sono rifugiati nel doppio e hanno continuato a giocare e anche a guadagnare dei bei soldini fino a 40 anni e oltre.

Ovviamente quello dei soldi per Fabio è l’ultimo dei problemi, beato lui.

Fra moglie e marito – senza mettere il dito – i Fognini hanno guadagnato 30 milioni di dollari (lordi) di soli premi ufficiali.  Quanto da  sponsor, esibizioni, gettoni di presenza in Davis e Fed Cup non ho idea. E mica sono l’agente delle tasse. Ma la coppia Fognini potrà mantenere serenamente i 3 figli e i figli dei figli, forse anche i pronipoti.

Fabio è stato il miglior tennista che abbiamo avuto dal tramonto di Panatta e&. Miglior come talento puro dei tre migliori tennisti italiani di oggi, quei tre tenori che abbiamo visto essere ancora in gara a Melbourne.

Sono contento per lui che proprio poco prima che l’anagrafe e qualche problema fisico gli facessero pagare dazio, Fabio si sia tolto la soddisfazione di entrare finalmente fra i top-ten (n. 9 il 15 luglio– dopo essere stato n. 13 del mondo per un breve periodo nell’estate di 9 anni fa: chiuse l’anno a n.16) e di vincere un Masters 1000 a Montecarlo 2019. A febbraio perderà la seconda metà di quei 1000 punti congelati da allora e il suo ranking peggiorerà notevolmente.

Con Montecarlo ha vinto 9 tornei, ma purtroppo negli Slam non ha raggiunto grandissimi traguardi, un solo quarto di finale a Parigi 2011 quando battè annullando caterve di matchpoint Montanes negli ottavi ma facendosi così male da non poter disputare i quarti contro Djokovic.

Si fosse programmato meglio sarebbe probabilmente riuscito a qualificarsi una volta per un Masters che invece ha solo sfiorato.

Gli sono mancati dei centimetri per servire meglio, in tempi in cui i più forti tennisti oggi sono quasi tutti più vicini ai 2 metri che al metro e 90, ma forse ancora di più una testa per uno sport che è durissimo proprio per gli aspetti psicologici che comporta.

Non avendo mai avuto la continuità dei Fab Four, quelli sì veri fenomeni e stiamo constatando anche in questi giorni di cosa sia capace Andy Murray, i 35 anni di Fognini pesano di più, sono quasi come i 40 di un Federer. Nadal e Djokovic, vaccino a parte, reggono ancora alla grande, ma da Fognini ormai non credo ci si possa più aspettare vittorie in qualche torneo che conta. Qualche exploit magari ancora sì, perché di talento ne ha da vendere e quindi qualche bella giornata gli potrà anche capitare. Ma tre di fila non credo proprio. Il mio non vuole assolutamente essere un De Profundis, perché una partita ben giocata da Fognini varrà sempre il prezzo del biglietto, ma quante di queste partite riuscirà ancora a giocare? Cosa vuoi fare da grande caro Fabio? Ai posteri…  

E sempre posteri saranno anche quelli che vedranno a che punto del ranking mondiale sarà capace di issarsi Lorenzoo Musetti.

Speravo proprio che Lorenzo ce la facesse contro de Minaur e invece dopo un illusorio primo set, vinto in rimonta come avrete constatato dalla nostra cronaca e dalla sua intervista , è purtroppo sceso di intensità, ha perso sempre più campo. Tuttavia, anche se era certamente dispiaciuto, non credo possa avere troppi rimpianti.

De Minaur, classe 1999, fra meno di un mese compierà 23 anni. Ha cioè 3 anni più di Lorenzo (che è nato nel marzo 2002) e a quest’età tre anni di differenza sono un abisso.

Ho fiducia che fra tre anni Lorenzo sarà un altro giocatore.

Questa, come le altre sconfitte degli altri 6 azzurri eliminati ci stavano tutte. E salvo Travaglia che ha lottato parecchio, fino ai crampi, con Bautista Agut, e ha almeno vinto un set quando avrebbe potuto vincerne anche due –nel primo ha servito per il set ma ha perso il game a 15 – tutti gli altri hanno perso 3 set a zero. Dominati.

Ho scritto questo editoriale quando i “tre tenori” dovevano scendere in campo e spero di non portare loro male se dico che in teoria potrebbero arrivare tutti e tre nei quarti.

Se ciò accadesse, visto che per centrare quel traguardo Sonego e Berrettini, i gemelli diversi, si troverebbero l’un contro l’altro armati, avremmo la certezza di uno di loro due in semifinale. Roba da stropicciargli gli occhi, perché a seguito del ritiro di Ruud testa di serie n.8 nel settore di Sinner, Jannik è rimasto come il miglior classificato lì.

Quindi Sinner è il maggior candidato a raggiungere i quarti, proprio come Berrettini, ma senza avere sul suo cammino tennisti del calibro di Alcaraz e Korda che invece Matteo potrebbe dover affrontare. Per carità, il Braveheart Murray che ha vinto al quinto con Basilashvili e che a fine anno scorso  battè proprio Sinner non sarà certo avversario arrendevole, ma secondo me Sinner è più solido di Basilashvili…sebbene quando c’è da chiudere un set con il servizio a disposizione tende un po’ troppo spesso a irrigidirsi e a perderlo.

Forse sarebbe stato meglio per lui incontrare  Murray subito, già al secondo turno, perché lo scozzese sarebbe ancora stanco per la battaglia del primo turno, dopo la finale di domenica scorsa. Invece dovrà giocare contro il giapponese Taro Daniel e probabilmente avrà modo di recuperare.

C’è anche de Minaur nel settore di Sinner, ma Sinner oggi come oggi è ben più forte di Musetti. E De Minaur è comunque un tennista con limiti ben definiti.

Sinner giocherà da favorito i prossimi 3 match con Johnson, Murray e de Minaur. Se li vince eccolo nei quarti, probabilmente contro Tsitsipas, il n.4 del seeding e il più abbordabile rispetto a Medvedev, Zverev e secondo me anche rispetto a Nadal (che è n.6).

Sinner ha battuto a Tsitsipas a Roma, dove ci ha anche perso. E per quanto con il greco abbia perso 2 volte su 3 potrebbe – se arrivassero entrambi a scontrarsi – il traguardo della semifinale non sarebbe un traguardo impossibile.

Ben più difficile sarebbe l’eventuale semifinale con Medvedev, nonostante il matchpoint avuto a Torino…quando però il russo un momento sbadigliava (o si fingeva disinteressato) e un altro momento faceva numeri e recuperi da prestigiatore.

Lo so che mi sono spinto troppo in là, nemmeno io fossi parente del Mago Ubaldo, però se ho detto del tutto illogiche fatemelo pure presente. Non mi offendo. E non ho scritto che due italiani giocheranno due semifinali eh. Diciamo che, sebbene io guardi soprattutto a Berrettini contro Alcaraz con grandissima preoccupazione, quasi maggiore di quella che proverei alla vigilia di un Sonego-Monfils – ma attenzione già stanotte a Otte perchè a New York mi impressionò e non sarà facile domarlo, batte molto bene – magari sotto sotto ci spero. Voi no?

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Australian Open

Chi dei gemelli diversi, Berrettini e Sonego, ha più chances di centrare gli ottavi?

Strapiombo Kenin, delusione Gauff, dispiacere Jabeur. Febbrile attesa Brit per Murray contro… chiunque e per Raducanu-Stephens

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A un boomerang dall’Australia risponde un boomerang dalla Francia. Novak Djokovic dovrà decidere cosa farà da grande. Cioè a 35 anni. Il pensionato coerente con le sue libere opinioni? Il tennista professionista che rispetta tutte le stesse regole che rispettano i suoi colleghi? Molte alte strade non le vedo. Salvo che il COVID ci faccia la grazie di scomparire dalla terra con la stessa rapidità con cui si affacciato in Cina e poi nel resto del mondo.

Ma su quest’ultima ipotesi perfino coloro che accusano di ipocondria coloro che contano tristemente i 5 milioni e 500.000 morti disseminati nel globo dal Covid, sembrano poco ottimisti, pur tenendosi attaccati quasi morbosamente _ e per questo morbo davvero non pare ci sia vaccino che funzioni – alle proprie convinzioni NoVax.

Il caso Djokovic ha tenuto banco per tutto questo fine2021-inizio2022, e penso che ci terrà compagnia ancora per qualche mese, ci piaccia o no. E certamente ancora l’anno prossimo a gennaio quando si capirà se a) Djokovic vorrebbe giocare il prossimo Open d’Australia mettendo una pietra sopra a quanto successo quest’anno, b) se le autorità australiane gli apriranno uno spiraglio per evitargli i tre anni di semaforo rosso al Paese.

 

Io mi auguro entrambe le cose, a scanso di equivoci.

Ma siccome oggi volevo parlare di tennis e in fondo nella prima giornata dell’open d’Australia non è poi successo granchè, eviterò di asfissiarvi con un editoriale troppo lungo.

Cominciamo da sciovinisti. Gli italiani. Ce n’erano 8 in gara, hanno vinto in 5. Le due sconfitte, Fognini con Griekspor, Caruso con Kecmanovic per me non sono sorprese. Per quella della Paolini con la Ruse, assai peggio classificata della nostra, preferisco non pronunciarmi perché non conosco abbastanza la tennista rumena. So che ha 24 anni e che ha avuto come best ranking il n.87, ma non ricordo di averla vista giocare abbastanza a lungo. Certo che il punteggio è netto. Come sono netti anche i due punteggi patiti da Fognini e Caruso (per l’appunto i due che lo scorso anno si presero a male parole).

E le cinque vittorie? Mi sono svegliato stamattina, erano le 8 e mezzo, con una grande apprensione. Ero andato a letto poco prima delle quattro del mattino, con Berrettini che aveva salvato diverse pallebreak ma non il primo set. Mentre di occasioni ne aveva avute pochissime con Nakashima, dal servizio con una motion simile a quella del grande Pete Sampras.

Grande sollievo quando stamani ho visto che Matteo aveva vinto in 4 set. Non ci avrei giurato, anche perché i commenti che si udivano indirizzati al suo angolo (leggi Santopadre) erano piuttosto negativi “Ehi ma questo non sbaglia mai! Ma che devo fare? Quante righe prende?” e così proseguendo. Bene che approda al secondo turno e bene anche trovarsi di fronte Kozlov piuttosto che Vesely il quale, con il servizio mancino che si ritrova, in giornata di vena contro Matteo che ha nella risposta il punto più debole, era meglio riuscire ad evitare. Penso che l’ostacolo vero sarà Alcaraz. E più Alcaraz che forse in ottavi Carreno Busta o Korda (che ha fatto fuori brutalmente Norrie, n.12, con Harris n.30, una delle due teste di serie eliminate on the first day. Lo spagnolino allievo di Juan Carlos Ferrero ha avuto il Covid ma lo si è visto allenarsi come un assatanato.

Sonego ha regolato con discreta tranquillità Querrey che per nostra fortuna non è più quello che eliminò Djokovic a Wimbledon e tanti altri giocatori in carriera. Lorenzo deve cercare di vendicare la sconfitta patita con l’ostico tedesco Otte a New York.

E’ notevole l’opportunità che ha di raggiungere gli ottavi, approfittando del vuoto lasciato dall’espulsione di Djokovic. Né Otte né il vincitore di Paul-Kecmanovic sono avversari scarsi…ma al terzo turno è difficile che possa capitare di meglio. Testa di serie n.25 Lorenzo è il miglior in classifica rispetto ai tre che ho citato. Qualcosa dovrebbe pur dire, anche se il ranking non è anche un ranking di specialità, cioè di superficie.

Voglio mettere alla prova i lettori – mi serve capire chi legge e chi “posta” commenti eh – chiedendo loro: secondo voi ha più chances di raggiungere gli ottavi Sonego oppure Berrettini? Son curioso di leggere come la pensiate.

Delle ragazze, anche se ho parlato con la mia vicina di casa Martina Trevisan subito dopo la sua vittoria sulla giapponese Hibino (sostituta dell’ultimo momento della cinese Zheng…sempre occhi a mandorla erano), non ho visto che Camila Giorgi con la nervosissima Potapova che ricordavo aver visto bambina tredicenne superpromettente al torneo junior pasquale di Firenze.. Talmente nervosa che dopo aver concesso pallabreak sul 4-5 e subito il set è scomparsa di scena nel secondo: 6-0. Di Camila …mi ha fatto piacere vedere che apparentemente non sta male. Il suo forfait ritiro nel torneo precedente mi aveva preoccupato. La Martincova non dovrebbe essere un ostacolo insormontabile come (sulla carta) la Barty al terzo turno.

Non avendo viste le loro partite vi rimando alle cronache dei vittoriosi match della Trevisan (che ha però la Badosa al secondo) e della Bronzetti sulla Gracheva: bravissima Lucia, complimenti perché vincere all’esordio in uno Slam è sempre una piccola grande impresa. Ma anche lei ha l’ostacolo Barty e subito. Si toglierà la soddisfazione di giocare su un grande campo, con tanto pubblico. Quanti pagherebbero? Lei invece con i 154.000 dollari australiani del secondo turno, uscendo dalle qualificazioni, ha già fatto Bingo.

Chiusa la pagina azzurra, accennato all’exploit di Korda ai danni di Norrie (che non penso valga la classifica che ha), sarei stato curioso di guardare dal basso lo scontro fra Opelka e Anderson (2m,11cm contro 2m,03; solo Opelka-Isner avevano raggiunto altezze più elevate) vinto dal primo.

Mentre Nadal che perde solo 7 game con Giron conferma che Rafa, almeno a livello di tornei 250 ATP, sta benino. Non ha nemmeno troppo bisogno di sollecitare il piede malato.

Fra le donne è successo forse qualcosa più importante fuori dal campo, la Jabeur n.9 del seeding che si è ritirata – e davvero dispiace perché oltre a essere la tennista araba più forte di sempre è anche una ragazza deliziosa e che gioca un tennis piacevole come poche – anche se sul campo va registrata la sorprendente netta sconfitta di Coco Gauff  con una delle tante Wang Qiang  (la riconosco a fatica, ammetto, ma so che è la più forte delle omonime) e anche la nuova battuta d’arresto della Kenin, campionessa a Melbourne del 2020, con Madison Keys finalista US Open 2017.

La Kenin perde i 2000 punti che la classifica congelata le aveva lasciato in dotazione, scenderà intorno alla sessantesima posizione …me lo segnala la redazione più informata sulle vicende dei punti congelati che prima o poi dovremo riprendere a discutere perché sono quasi certo che ben poche ne conoscano, o ricordino, tutte le implicazioni e variabili.

Mi appresto stanotte a fare nuovamente le ore piccole. Abbiamo in campo i 6 azzurri del tabellone maschile che non abbiamo visto nella prima giornata.

De Minaur Musetti sarebbe il match più intrigante fra tutti, ma anche uno dei più duri, tranne che per il Travaglia-Bautista Agut e Mager-Rublev. Ma non è che con Cecchinato-Kohlschreiber e Seppi-Majchrzak  si possano fare nottate tranquille e senza caffè. Quanto a Sinner con Joao Sousa beh, non ci faccia scherzi. Se non vince lui allora davvero buona notte.

Se avessi dovuto pagare un biglietto per vedere qualche match della seconda giornata avrei scelto, oltre a Musetti-de Minaur, certamente Murray Basilashvili e Stephens-Raducanu. Si fosse giocato due set su tre anche il maschile avrei puntato su Murray. Tre su cinque forse il georgiano. Se si giocasse su un set su due…non mi perderei mai Kyrgios. Sapendo che già dal secondo set può succedere di tutto. Nel match di cartello femminile…se lo si fosse giocato su un campo periferico avrei avuto il dubbio che la Stephens potesse anche giocare un match distratto, come tanti dei suoi. Ma questo genere di match lei invece lo adora. E allora penso che vincerà. Anzi, lo pensa il Mago Ubaldo.

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Editoriali del Direttore

Caso Djokovic – Ha prevalso la ragion di Stato. E’ stata una scelta politica ma credo sia giusto così

Dalla vicenda escono male tutti, Craig Tiley in testa. Poi Djokovic e non per essere andato a Melbourne. Ma per come ci è andato. Male anche l’Australia. Bravi soltanto tutti i giudici

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Mi spiace che manchi il n.1 del mondo ad uno Slam. Non uno qualsiasi, soprattutto in Australia, dal momento che Novak Djokovic lo aveva vinto 9 volte e le ultime tre. Ma sono anche d’accordo con Rafa Nadal quando dice con buon senso e senza voler infierire su un Djokovic in disgrazia, “Nessun giocatore al mondo, è più importante di un evento”.

E mi pare il caso di ricordare qui che quando, in solidarietà allo jugoslavo Nikki Pilic squalificato dalla sua federazione per essersi rifiutato di giocare gratis in Coppa Davis, un’ottantina di tennisti boicottarono l’edizione di Wimbledon 1973 – vinta dal ceco Jan Kodes sul russo della Georgia Alex Metreveli (nei loro Paesi allora guai a scioperare!) – il chairman dell’All England Committe H.David disse: “The Championships are more important than any player” (non credo ci sia bisogno di tradurre).

E i Championships – gli inglesi chiamano così il torneo di Wimbledon come se nessun altro “campionato” potesse lontanamente pretendere di valere quanto quello dell’All England Lawn Tennis Club – nel ’73 batterono il record d’affluenza, dando più che ragione al loro Chairman.

 

A questo punto lasciatemi anche dire un bel “meno male!”… che finalmente torneremo a scrivere e parlare di tennis giocato dopo questa lunga saga che ha stressato particolarmente tutto Ubitennis per via del continuo affluire di notizie imprevedibili e contradditorie fra loro, ma anche delle migliaia di commenti che ci hanno sommerso, giorno dopo giorno. Talvolta abbiamo addirittura dovuto chiuderne l’accesso perché non ce la facevamo a moderarli tutti. E’ stato uno sforzo immane anche perché alcuni lettori hanno scritto papiri infiniti, mentre altri non si sono stancati di ripetere lo stesso concetto decine di volte, così come non hanno cessato di lanciarsi strali e “beccarsi” fra pro-Djokovic e anti-Djokovic, fra SìVax e NoVax.

 E queste ultime baruffe ci hanno messo sovente molto più in difficoltà all’atto di moderarli, perché implicavano spesso competenze da medici, da giuristi, perfino da statisti, quali certo non siamo.

Devo dire che non mi ha sorpreso affatto la conclusione della saga Djokovic. Chi mi aveva chiesto nei giorni scorsi un pronostico conosce la risposta che gli ho dato.

Era francamente contro ogni logica pensare che Djokovic potesse sfangarla  contro il Governo australiano dopo tutto quello che ha attraversato l’Australia, il Paese più rigido del mondo nell’affrontare la pandemia e anche il Paese dove le regole vengono applicate generalmente con un rigore tale che io mi sono permesso spesso in passato – anche per esserne stato vittima  in un’occasione – di considerarlo assolutamente esagerato.

Ci sono ragioni storiche che hanno dato origine a questa tendenza: i primi abitanti australiani “deportati” dall’Inghilterra non erano davvero persone che si potessero mandare in giro a briglia sciolte.

Pochi ricorderanno ormai l’editoriale che scrissi quando la saga Djokovic cominciò. Il titolo era (e sono dovuto andare a cercarlo in cima alla home page, sotto la voce di menu Editoriali): Il caso Djokovic: Sospettare è populismo? Mostrare equilibrio è pilatesco? Forse sono Ponzio Pilato.

Si scrivono tante cose, facendo questo mestiere, e non sempre si ricordano. Così ho voluto controllare se avessi scritto qualche bestialità. Può capitare.

Se vi va leggetelo oggi (rileggetelo?) anche voi. Non mi pare di dover fare sostanziali correzioni.

Allora Djokovic non aveva ancora compromesso la sua immagine col commettere tutta quella serie di comportamenti poco esemplari e certamente superficiali in epoca pandemica: mancati distanziamenti a volto scoperto, interviste da “positivo” nascondendo di esserlo ai colleghi dell’Equipe, nessun controllo sulla crocetta che barrava il “non ho effettuato alcun viaggio negli ultimi 14 giorni” prima del volo Marbella-Dubai-Melbourne.

A pagina 2 Djokovic tradito da Tiley

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