Sonego e Nadal non muoiono mai. Se l'azzurro batte anche Rublev non mi stupisco più

Editoriali del Direttore

Sonego e Nadal non muoiono mai. Se l’azzurro batte anche Rublev non mi stupisco più

ROMA – Per come ha sconfitto un grande Thiem n.4 può farcela anche con il russo n.7. Ma avrà recuperato? Stesso interrogativo si pone per Rafa Nadal di fronte a Zverev

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Lorenzo Sonego - ATP Roma 2021 (ph. Giampiero Sposito)
 
 

Qualcuno ha titolato un magazine speciale sugli Internazionali d’Italia “Il Futuro è Jannik” con Sinner nella foto di copertina. Spero tanto che queo qualcuno abbia ragione, che l’abbia proprio azzeccato quel titolo, e del resto lo pensano in tanti, ma intanto il presente al Foro Italico è Lorenzo Sonego! Nemmeno Matteo Berrettini che ha giocato alla pari solo un set contro Tsitsipas, il primo, finendo per essere dominato nel secondo.

Il match che Lori ha vinto ieri sera contro Thiem, n.4 del mondo, campione in carica dell’US Open, due volte finalista e due volte semifinalista al Roland Garros, è stato stupendo, magnifico, così bello e intenso da apparirmi quasi incredibile. L’ho seguito soffrendo fino al match point annullato a un Thiem che ha lottato alla grande come se fosse la finale di uno Slam, seduto a pochi metri dall’arbitro, in mezzo ai Sonego-friends gioendo fino all’ultimo punto trasformato, quello del trionfo e del balletto spontaneo di Lorenzo e dei suoi amici più cari, fidanzata, coach e padre putativo Gipo Arbino e compagna, Umberto Rianna, Filippo Volandri, il manager Corrado Tschabuschnig e compagna, Diego Nepi Molineris, un paio di dirigenti di Reale Mutua sponsor di Lorenzo… nonché del video che vi invito a cliccare.

Ammetto che, assai poco professionale, mi sono trovato a ballettare in mezzo a loro perfino io subito dopo il match point trasformato da Lorenzo grazie a un gran servizio. Ma non parteciperò al prossimo “Ballando tra le stelle“, tranquilli.

 

Mi avevano caricato di adrenalina i primi due set finalmente vissuti in mezzo alla gente, in un catino ribollente d’entusiasmo come quello del Grand Stand, ben più piccolo e rimbombante del Centrale, e alla presenza di un pubblico molto più giovane di quello che era solito frequentare il Foro Italico. Un bel segnale per il tennis, il ringiovanimento della sua audience. 

L’ho sentita io quella carica, figurarsi Sonego e Thiem. Nei primi due set insieme agli spettatori finalmente ritrovati un’atmosfera davvero bella e trascinante. Mi è sembrato di rivivere, non ho quasi avvertito la terribile umidità che aveva costretto ad arrendersi quasi tutti i colleghi. Un’atmosfera carica è in qualche modo sopravvissuta anche per il terzo set, sebbene fossimo rimasti in pochissimi, sebbene Thiem avesse solo il papà ad incoraggiarlo e Lorenzo invece una ventina di persone quando, a conclusione del secondo set e intorno alle 21,30, Diego Nepi Molineris si è trovato nella scomoda posizione di dover allontanare il pubblico per via del coprifuoco e dell’obbligatorio rientro a casa entro le 22. 

Si è generosamente beccato qualche fischio, qualche buuh ma neppure troppi perché ha saputo gestire bene la situazione, ricordando che essere tornati in deroga governativa a vedere due ore di gran tennis non era stata una conquista da poco. Di come mi sono goduto quella terza ora più intima, più fredda eppure più calda, lo scrivo più in basso.

RAFA – Non sarebbe giusto ignorare, nel nome di Sonego, la battaglia Nadal-Shapovalov. Anche nel pomeriggio avevo visto una bella ed emozionante partita, con Nadal che sotto 6-3 e 3-0 con la palla del 4-0 per Shapovalov – Sciupavolov? – ha vinto la sua sedicesima battaglia in carriera annullando almeno un match point.

Due stavolta, come due erano stati quelli che gli ho ricordato aveva cancellato a Roger Federer qui al Foro nella finale del 2006 (di quella partita mio figlio conserva gelosamente la maglietta gialla ancora imbrattata di terra rossa che Rafa gli donò dopo essere rotolato appena conquistato l’ultimo punto di quel 7-6 al quinto) e che lui ha detto essere quelli che gli sono rimasti più in mente: “Non li ricordo tutti e 16 i match vinti con il match point contro, in questo momento, ma non mi pare di averne mai annullati nella finale d’uno Slam. Quindi quelli della finale di Roma sono probabilmente i più significativi. Oggi contano meno perchè era una partita di terzo turno” ha spiegato lo spagnolo che anche quando non gioca bene non si arrende mai, non muore mai.

Bravo Rafa, un po’ pollo Shapovalov che però ha un tennis super divertente e spettacolare seppur …natalizio. Fa davvero troppi regali.

E Rafa? Non è più il vero Rafa, secondo me, anche se trova ancora il modo di vincere. Lo ha fatto, annullando match point anche lì, a Barcellona con Tsitsipas, si è ripetuto qui, ma soffre troppo, subisce troppo, ha meno spunto di velocità, finisce troppo facilmente sospinto indietro, verso i teloni di fondocampo e così lascia scoperti troppi angoli. Per un set e mezzo Shapovalov lo ha infilato come un tordo, di qua e di là. Poi però ha commesso troppi errori nei frangenti decisivi.

Smettetela di chiedermi ogni santo giorno se sto progredendo rispetto al giorno prima! ha sbuffato Rafa – Per carità ci penso anch’io… capisco perché lo fate, volete capire anche voi come me se sarò pronto al massimo delle mie possibilità per il Roland Garros che è certamente il mio primo obiettivo. però di rispondere a questa continua misura dei miei progressi, giorno dopo giorno, non se ne può più”.

Rafael Nadal – Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Allora, prima di tornare a scrivere del mio eroe Lorenzo Sonego la taglio corta: mai come quest’anno mi pare che Rafa rischi di perdere lo scettro del Roland Garros, dopo 13 trionfi. Anche se magari oggi dovesse vendicare la sconfitta patita con Zverev a Madrid questo Nadal mi convince meno di sempre. Spesso è in affanno, è nervoso, sbaglia colpi che di solito non sbaglia mai, gioca spesso corto. Compensa tutto con quell’indomita grinta da guerriero che gli consente di inseguire e recuperare palle irrecuperabili per chiunque altro, non molla mai neppure nelle situazioni apparentemente più disperate, ma i i suoi sono diventati quasi tutti match in salita. E non è possibile che tutti quelli che lo battono o lo mettono in difficoltà, Rublev, Tsitsipas, Zverev, Shapovalov giochino per l’appunto il match della vita contro lui. È lui che dà loro una mano a far bella figura, esattamente l’opposto di quello che ha fatto per anni. 

Per affrontare Zverev certamente Madrid è per me il peggior torneo sulla terra battuta, è certo meglio per me giocarci a Roma, Montecarlo, Barcellona e Parigi”.

Non mi sento di escludere che da qui al 30 di maggio le cose cambino, che magari la distanza dei tre set su cinque lo favorisca come è sempre stato in passato, ma a 35 anni – quanti ne compierà il 3 giugno – è più probabile che i tempi di recupero fra una maratona e l’altra si allunghino. Già oggi con Zverev vedremo se Rafa si sarà ripreso dalla faticaccia di ieri. A Parigi, secondo me, molto dipenderà dal sorteggio, dal tabellone.

TORNANDO A SONEGO – Ma ora, voglio esprimere tutta la mia ammirazione per Lorenzo Sonego che al di là del match straordinario che ha saputo giocare per oltre tre ore contro un osso duro, durissimo come Thiem, ha fatto vedere tali e tanti progressi tecnici da lasciarmi esterrefatto. Servizio, rovescio, a due mani come tagliato a una mano, la smorzata di dritto come di rovescio, la volée alta di rovescio che diventa quasi uno smash, il pallonetto liftato. Solo a rete non mi ha sempre convinto. Ha sbagliato qualche voleée davvero facile.

Credo che molti colleghi si sentiranno forse un po’ in colpa per avergli dato meno spazio e credito di quello che Lorenzo meritava. Per quanto mi riguarda c’è un articolo che ho scritto in cui mi ero invece piuttosto sbilanciato sulle sue possibilità. Lo avevo messo quasi sullo stesso piano del suo gemello diverso Berrettini, perché molto più agile e rapido in difesa. Matteo o comanda o va sotto. Lorenzo no. Il suo dritto però fa meno male di quello di Matteo.

Forse ero stato allora influenzato dal suo coach e Pigmalione Gipo Arbino, una persona che stimo molto e che mi aveva magnificato i suoi progressi tecnici, dal servizio al rovescio, al tocco di palla, alla facilità nell’inventare gioco e schemi, la smorzata, il rovescio tagliato. Si è scritto nella settimana di Madrid di un Berrettini trascurato colpevolmente dai media, invaghitisi della nouvella vague costituita dai Sinner, dai Musetti… ma che dire allora di Sonego? Quanti lo hanno considerato capace di giocare ad armi pari con un tipo come Thiem sulla terra rossa, con il n.4 del mondo?

Beh, in tutta onestà fino a questo livello neppure il sottoscritto si era fatto grandi illusioni. Pensavo che perdesse, in tutta sincerità, oppure che vincesse contro un Thiem non in grande forma. E invece ha battuto un ottimo Thiem, voglio assicurarlo a chi non abbia visto il match in TV. E vi dirò che vederlo dal vero è un’altra cosa. Perché il ritmo e la profondità di quegli scambi era pazzesco. Non so come facessero, davvero. Soprattutto non so come facesse Lorenzo. Applausi, applausi e standing ovation.

Lori non è solo cuore. Quello sul campo da tennis lo ha sempre dimostrato fin da quando lo chiamavano “Polpo” per i recuperi che riusciva a fare su palle impossibili grazie alle sue lunghe leve e a una mobilità fuori dal comune per un ragazzo così alto (1.91). È diventato ormai ricorrente e – lasciatemi dire –  piuttosto banale accennare sempre al suo tifo per il Torino, al suo cuore granata. Vero è, peraltro, che si batte con un’ostinazione pazzesca anche quando le cose volgono al peggio, tipo ieri nel terzo set quando da 2-0 avanti si è ritrovato indietro 4-2 e 5-3 e ad annullare un match point seguendo il servizio a chiudendo una gran volée, mente Gipo insisteva a gridargli “Non si molla, Lori, non si molla

Un monento terribile è stato quando con Lorenzo avanti 5-3 nel tie-break: Thiem ha sparato due rovesci lungolinea formidabili, ai confini dell’incoscienza… beh quei due vincenti pazzeschi avrebbero tramortito un toro vero, con la t minuscola, altro che cuore o non cuore granata. “È la miglior partita che gli ho mai visto giocare!” mi ha confessato, con gli occhi ancora arrossati per l’emozione e la commozione, Gipo mentre uscivamo dal campo dove si era celebrata l’apoteosi con tanto di balletto. Se lo dice Gipo che lo conosce meglio di chiunque, potete crederci. Io posso solo dire, dopo aver visto migliaia di partite, che questa è stata una di quelle che non scorderò.

E ADESSO I QUARTI – Lorenzo sarà in grado di ripetersi contro Rublev? Non lo so perché non posso sapere quanto Lorenzo abbia speso fisicamente e mentalmente. Intanto è arrivato a un tiro di fionda da Fabio Fognini che è n.28 ATP con 1958 punti. Sei punti più indietro, a n.29 virtuale con 1952 punti c’è Lorenzo. Dovesse vincere con Rublev, che ha disposto abbastanza agevolmente di Bautista Agut con un doppio 6-4, due break conquistati per set e uno ceduto, ovviamente sarebbe sorpasso nei confronti di Fabio

Fra lui e il russo, senza contare un precedente antico (2016 a Cortina, Rublev vinse 6-3 7-5) c’è l’unico confronto diretto che conta, la finale di Vienna 2020. Sonego aveva battuto un Djokovic che non valeva, per determinazione e voglia di vincere, la metà di Thiem ieri sera. In finale perse contro Rublev più nettamente del punteggio, 6-4 6-4. Ma sulla terra rossa, con le varianti che Lorenzo può mettere in campo, la smorzata, gli attacchi improvvisi, l’aggressione sulla seconda palla non irresistibile del russo, se non è stanco Lorenzo potrà giocarsela. Ecco, già dire che affrontando uno dei tennisti più “caldi” del 2020-2021 e n.7 del mondo, Lorenzo può giocarsela alla pari, dice tutto.

In breve accenno alla notevole curiosità che mi destano tutti i quarti di finale maschili odierni: Djokovic-Tsitsipas sarà presto una finale in qualche Slam, Zverev-Nadal potrebbe esserlo anche a Parigi, di Rublev-Sonego ho detto. Non c’è dubbio che il “quarto” più sorprendente e inatteso è quello fra Delbonis, l’argentino dal servizio sincopato, brutto quanto efficace e sulla terra capace di battere anche grandi giocatori (ricordo Federer fra le sue vittime in quel di Amburgo) e il gigante di 2 metri e 11 cm Opelka.

Questi è una vera sorpresa sulla terra rossa. In tutta la sua vita, mi ha segnalato Claudio Giuliani che si occupa brillantemente della nostra newsletter – e se non vi ci iscrivete mi date un dispiacere, siamo a quota 4.700… ci leggete in oltre 100.000 al giorno, se non si arriva velocemente  a 10.000 iscritti mi deludete! – Opelka aveva vinto due sole partite sulla terra rossa. Qui a Roma ne ha già vinte tre. 

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Chissà, forse Reilly Opelka, si sta ribellando alla scoraggiante situazione del tennis statunitense: per la prima volta nella storia dal XX secolo in poi, non c’è neppure un tennista americano fra i primi 30 del mondo! Mentre i francesi si sono lamentati qui perchè per la prima volta da non ricordo più quando nessun francese è approdato al secondo turno di un Mille.

Scusate se dopo tutte le emozioni della giornata, stanco quasi come Sonego, accenno solo brevemente alla situazione del torneo femminile: una sola testa di serie superstite nella metà bassa, Pliskova che affronta Ostapenko, e l’altro quarto è Martic-Pegula. In alto invece due duelli molto più  interessanti: Barty-Gauff, Swiatek-Svitolina. Ma sono le 4 del mattino e mi scuserete se ora vado a letto. Oggi Sonego, Nadal e io abbiamo una giornata pesante.  

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ATP

Roland Garros: a Wimbledon senza Medvedev e Zverev, a New York senza Djokovic, l’avversario di Rafa Nadal per il Grande Slam è il piede?

Se guarisce, Rafa Nadal vincerà tornei sui campi rossi, due set su tre, per almeno due anni. La sua superiorità? In 7 finali su 14 non ha perso un set e in ciascuno dei 21 set, in media, meno di due games e mezzo

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Clicca qui per i commenti di Ubaldo Scanagatta alle finali del Roland Garros 2022

A distanza di tre secoli dal più grande re della sua storia, Luigi XIV, la Francia del tennis oggi celebra il re spagnolo della terra battuta, Rafa XIV, il quale dopo il 14mo trionfo sul Philippe Chatrier potrebbe dire, parafrasando il motto di Re Sole “L’Etat, c’est moi!”, “Le Roland Garros, c’est moi!”.

Nonostante un piede che ha raccontato di aver dovuto anestetizzare per poter scendere in campo, dopo che a fine match del secondo turno contro Corentin Moutet era tornato in albergo zoppicando così vistosamente da pensare al ritiro, Rafa Nadal ha dominato l’ennesima finale della sua leggendaria storia parigina cominciata con la prima incoronazione nel 2005 e dipanatasi in 14 trionfali capitoli, sette dei quali con un avversario costretto ad inchinarsi al suo cospetto in soli 3 set, come è successo anche a Casper Ruud, il primo vichingo norvegese capace di centrare una finale d’uno Slam.

 

Mai nessuno in finale, neppure uno dei suoi più grandi rivali, Federer e Djokovic (il primo sconfitto in ben 4 finali, il secondo in 3) è riuscito a trascinarlo al quinto set. Quelle altre sette finali che non ha vinto in tre set, Rafa le ha infatti vinte in quattro. Senza rischiare mai nulla. Dominandole tutte, tanto che si fa fatica a ricordarne una particolarmente combattutaForse quella del 2006 contro un Federer che ancora si illudeva di poterlo battere su questi campi: 1-6, 6-1, 6-4, 7-6(4). Le ho viste tutte e credo di ricordarmele piuttosto bene, ma una finale davvero combattuta che desse l’impressione di una possibile sconfitta di Rafa non riesco a ricordarla.

Nelle sette finali vinte in tre set Rafa ha letteralmente bastonato tutti in modo impressionante: a cominciare da Federer (lasciandogli 4 game in tutto nel 2008),  Djokovic (7 game nel 2020), Wawrinka (6 game nel 2017), Ferrer (8 game nel 2013), Thiem (9 game nel 2018), Soderling (10 game nel 2010). E ieri la settima vittima in 3 set è stato Ruud (6 game raccolti). Ha concesso in queste sue vittoriose passeggiate finali in 3 set un totale di 51 game in 21 set: la media è 2,42meno di due game e mezzo a set. Pauroso, Formidabile. Fenomenale. Gli aggettivi sono già stati usati tutti. Ciascuno metta quello che più gli aggrada. D’altra parte soltanto 22 sue partite su 113 non sono finite in tre set, come è invece accaduto per più dell’80% dei suoi match.

Ieri in un match così a senso unico da risultare fortemente noioso, privo di ogni suspense tranne che per  quel brevissimo “nanomomento” in cui Ruud è stato avanti 3-1 nel secondo set, ma quasi si fosse pentito di cotanto ardire ha immediatamente ceduto il proprio servizio e perso 11 game di fila, confesso che pur avendo cercato di tenere tutti i punti e tutti i dettagli come sempre – all’insegna del “non si sa mai” – mi sono invece perso il conto degli sbadigli dei miei vicini di postazione nella piccionaia della tribuna stampa.

Confesso anche di aver scambiato all’inizio i reiterati, e bruttissimi, “Ruuuuud, Ruuuuud, Ruuuuud!” del pubblico che non sapeva come svagarsi al di là dei meritati osanna ad ogni dritto vincente del Toro di Manacor, per dei “buuuuhbuuuuh” che sulle prime proprio non mi spiegavo.

Insomma la colpa del mancato spettacolo non era davvero di Nadal, e neppure dell’impotente Ruud che si è visto indirizzare il 75 per cento dei colpi di Rafa sul rovescio e sopra la spalla.

Non essendo dotato dell’anticipo di Djokovic e nemmeno di quello di Soderling 2009 – i due che lo hanno battuto al Roland Garros – Ruud faceva due passi indietro per colpire la palla all’altezza dell’anca e così facendo apriva il campo ai fendenti di Rafa. Nessuno ha mai battuto Rafa giocando da lontano. Il solo modo per tentare di batterlo è giocare continuamente d’anticipo. Ma Ruud non sa farlo.

Lui, il buon Casper, si è reso conto che non c’era storia da metà del secondo set e con lui la gente che sì, era tutta per Rafa e gridava “Rafà, Rafà, Rafà!”, ma avrebbe voluto assistere – accanto a Hugh Grant, Michael Douglas e altre star – anche ad un po’ di lotta che invece non c’è proprio stata. Gli applausi per i dritti uncinati di Rafa, ma anche per i rovesci in spettacolare giornata di grazia, si susseguivano con insistente frequenza, ma l’entusiasmo non poteva essere quello delle battaglie del maiorchino con Aliassime e Djokovic (oltre 4 ore ciascuno) e con lo sfortunatissimo Zverev (3 ore per due set neppure conclusi).

Così il boato più alto non è stato quando Rafa ha trasformato il match point, ma quando ha detto: “Non è facile, e non so cosa succederà nel futuro, ma lotterò per continuare ancora”.

Chi temeva il suo ritiro – dopo che in mattinata si erano sparse le fake news di cui abbiamo subito dato conto qui su Ubitennis non appena il media p.r. di Rafa, Benito Perez Barbadillo, le ha denunciate come tale – ha tirato un collettivo sospirone di sollievo. E l’altra fake news era quella che aveva garantito la presenza di Roger Federer.

Vedremo Rafa anche a Wimbledon, fra tre settimane? Io non credo sebbene le buone motivazioni non mancherebbero perché Rafa ha vinto per la prima volta i primi due Slam dell’anno, raggiungendo quota 22 con due Slam di vantaggio su Federer che appare fuori gioco e su Djokovic che non lo è. E’ quindi teoricamente per la prima volta in carriera in corsa per il Grande Slam. Inoltre è risalito a n.4 ATP. E poichè a Wimbledon non potranno esserci né Medvedev, per via del blocco ai tennisti russi messo in atto dall’All England Club, né il povero Zverev infortunato per chissà quanto, Rafa sarebbe testa di serie n.2 ai Championships in un tabellone che non vedrebbe in gara l’altro russo top-ten Rublev, ma avrebbe come immediate teste di serie alle sue spalle Tsitsipas che sull’erba non ha mai brillato e poi Ruud e Alcaraz che di certo come erbivori sono delle incognite. Quindi oggi come oggi Aliassime, Berrettini (che chissà in quale forma sarà), Norrie, Sinner (se si sarà rimesso…), Hurkacz, Fritz… insomma un parterre de roi assai poco reale.

Però, dopo aver io scritto tutto questo, non si può non tener contro di quanto ha detto Rafa: “Gioco con un’infiltrazione sul nervo grazie alla quale il piede viene addormentatoAltrimenti il dolore sarebbe insopportabile… e non solo per giocare, ma anche solo per camminare! Non avevo voluto parlarne prima del torneo, ma ora vi devo dire come stanno le cose”, ha detto il più anziano campione della storia open del Roland Garros, 36 anni e 2 giorni. Ha soppiantato un altro spagnolo, Andres Gimeno, che vinse questo torneo a 34 anni e 10 mesi.

Francamente oltre che un grande e vecchio campione, un grande e straordinario sportivo (“Non gioco per raggiungere nuovi traguardi, per vincere più Slam di Djokovic e Federer, anche se certo mi può far piacere… ma gioco perché amo il tennis e mi piace competere”) Rafa è certamente anche un grande uomoNon si può, anche per chi sia tifoso di Federer piuttosto che di Djokovic, non provare per lui infinita ammirazione.

“Ma ora basta così. O si trova un rimedio a questa situazione o io non far più quello che ho fatto qui a Parigi che per me è il torneo più bello del mondo. Rischio di non poter mai più camminare…” ha aggiunto lui che l’altro giorno aveva detto: “Preferirei perdere questo Slam ma avere un piede nuovo”.

Spero che i medici di Rafa trovino la soluzione per farlo giocare a Wimbledon…anche perché se lo vincesse potrebbe recarsi anche a New York, dove forse Djokovic non potrà partecipare. Sia chiaro che non è che io me lo auguri.

In questo momento, infatti, negli Stati Uniti non sembrano per nulla propensi a cambiare le misure che impediscono l’ingresso al Paese a chi non si voglia vaccinare. Insomma, considerato il campo di partecipazione a Wimbledon e poi forse anche a New York, le chances di conquistare il Santo Graal del tennis, il Grande Slam, potrebbero anche esserci per un Rafa improvvisamente sano.

Ma come essere ottimisti se tutti i dottori alternatisi al fianco di Rafa non hanno ancora trovato una soluzione in tutto questo tempo?

Nel frattempo lasciatemi ricordare che quando Pete Sampras conquistò il suo quattordicesimo Slam in tanti pensammo che sarebbe stato un record quasi insuperabile. Invece Rafa quei 14 Slam li ha vinti in un solo torneo, a Parigi. Sono più dei 9 Slam vinti da Djokovic in Australia, degli 8 vinti da Federer a Wimbledon.

Gli Slam sono 22 e i tornei vinti da Rafa 92 (di cui 63 sulla terra battuta): sono ancora lontani dai 103 di Federer, ma Federer è ormai un ex, anche se lo vedremo magari alla Laver Cup e poi per quello che potrebbe essere il canto del cigno nella sua Basilea. E per Rafa, da quel che si è visto in questo Roland Garros, con…un piede nuovo vincere un’altra decina di tornei sulla terra rossa nei prossimi due anni potrebbe essere tutt’altro che una mission impossible“Se fosse possibile adorerei continuare!” ha detto alla fin di questo torneo splendidamente organizzato – fantastiche le traduzioni in diretta delle interviste sul campo in due lingue, grandi le celebrazioni emozionati dell’addio di Jo Wilfried Tsonga e di Gilles Simon (“Ci abbiamo lavorato da febbraio” ha detto Amelie Mauresmo). Un torneo che ha registrato 613.500 spettatori (anche se l’US Open 2019 ne fece 737.000) con dei ricavi superiori ai 300 milioni di euro, con più di 40 milioni di spettatori davanti alle tv di tutto il mondo (erano 38 milioni domenica).

E se fosse possibile noi adoreremmo continuare a veder giocare Rafa Nadal. L’ho detto anche in un video su Instagram l’altra mattina quando dovevano ancora affrontarsi per la cinquantanovesima volta Djokovic e Nadal: un appassionato di musica non si stancherebbe mai di ascoltare Mozart e Beethoven. E uno di tennis di guardare Rafa Nadal, Novak Djokovic e Roger Federer. Speriamo durino il più a lungo possibile. E ad maiora.

Grazie a tutti di averci seguito con quasi 4 milioni di pagine visualizzate, sempre più di 100.000/120.000 visite con un picco di quasi 200.000 (193.000 e spiccioli). Grazie in particolare a chi ha collaborato in Italia, perchè quelli che erano inviati qua a Parigi hanno lavorato tantissimo, ma si sono anche divertiti di più…a seguire le gesta di Martina Trevisan, gli exploit di Camila Giorgi, i primi due set di Musetti contro Tsitsipas, i 5 set di Sonego e Ruud, il set fantastico di Sinner contro Rublev prima di farsi male (quanti rimpianti! Al posto di Ruud avrebbe potuto esserci lui, Jannik,  e forse si sarebbe difeso meglio…) e tante belle partite, di Djokovic e Nadal, di Nadal e Zverev, di Zverev e Alcaraz, di Zverev e Baez, di Alcaraz e Ramos Vinolas, di Rune e Tsitsipas, di Ruud e Rune, per citarne solo alcune. Ora comincia la stagione sull’erba e speriamo che Matteo Berrettini sia guarito del tutto e sia in forma come un anno fa.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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Editoriali del Direttore

L’opinione del Direttore Scanagatta sul “Caso del fisico malprotetto di Sinner , una gallina dalle uova d’oro su cui c’è anche, e forse soprattutto, una…battaglia del grano!”

Le dichiarazioni dell’ex fisioterapista di Sinner, Claudio Zimaglia, sui presunti errori della nuova gestione. I risvolti economici della decisione di Sinner

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Jannik Sinner - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Ho letto l’articolo di Stefano Semeraro che giornalisticamente non fa una piega, anche se al team Vagnozzi-Vittur non avrà fatto certo piacere leggerlo. Hanno scritto cose abbastanza simili anche Federico Ferrero, che ha recentemente pubblicato un libro su e con Riccardo Piatti, il quale ultimo compare con una sua rubrica sulla rivista diretta da Semeraro, Il Tennis Italiano. Che quindi loro due abbiano informazioni, e magari indicazioni, di prima mano è certo.

Sicuramente l’ex fisioterapista di Jannik Sinner e del team Piatti, Claudio Zimaglia, è uno che sa fare il suo mestiere, sa quello di cui parla.

Se però sia stato giusto, e di buon gusto, rilasciare queste dichiarazioni certamente critiche sulla gestione del nuovo team che affianca Sinner, beh francamente non mi pare.

 

Soprattutto quando associa la partecipazione di Jannik a vari eventi, extra tennis e tennis (Dubai, Umago…) alla voglia di mettere fieno in cascina. Denunce e affermazioni che avrei evitato. Soprattutto da parte di chi lavora nel precedente team, ante-divorzio.

Se, come dicono e ripetono nel team Piatti, quel che a loro sta a cuore è il futuro di Jannik, il bene del ragazzo e il rapporto con il ragazzo cui dicono di voler immutato bene, beh avrebbero potuto dire queste cose a lui e non alla stampa (premesso che Semeraro fa inappuntabilmente il suo lavoro nel diffonderle se qualcuno lo informa in tal senso).

Non vorrei, invece, che sulla pelle di Sinner si facesse una guerra fra team perché si tratta di battersi per l’immagine di Jannik che è – e scusate l’espressione molto poco soft – una gallina che fa le uova d’oro.

Ha più sponsor Sinner – se si pensa che dalla sola Nike dovrebbe prendere la bellezza di 150 milioni di dollari per 10 anni (e quanti allora da Lavazza, Technogym, Rolex, Parmigiano Reggiano, Head, AlfaRomeo, Intesasanpaolo, e tutti quelli che  a memoria dimentico?)! –  che parlare per lui di contratti del valore di un miliardo di dollari non è fuori luogo.

Quali sono le percentuali su questi guadagni di un team, e quali erano? Il 30%? O anche solo il 20%?

Capirete bene che sono somme enormi che consentono di andare avanti a decine e decine di persone all’interno di un team super variegato, dal manager Lawrence Frankopan di Starwings in giù.

I soldi sono importanti quando sono tanti così e non si può escludere che in buona parte siano stati anche alla base del divorzio. Poi, in primis come in secundisci saranno state anche ragioni tecniche per arrivare al divorzio: a) la manifesta inferiorità tecnica e di varietà di schemi, palesata quando ci sono stati duelli con i top-fiveb) la volontà di affrancarsi da un team eccellente per certi versi ma forse invadente per altri, c) quella necessità di libertà, di respiro… che tante volte i figli avvertono anche nei confronti dei loro encomiabili genitori.

Non sono in grado, non conoscendo le meccaniche interne e le soluzioni prospettate e adottate dai due team in aperta concorrenza (tecnica e, ribadisco, economica) per sapere quale dei due team abbia più ragione sulla questione del fisico di Jannick e dei suoi infortuni.

Dall’esterno, e da quanto mi suggerisce chi invece conosce abbastanza bene le due situazioni dei due team – ed è persona che non ha interessi personali e di cui molto mi fido – direi che anche il team Piatti ha qualche responsabilità nell’aver fatto giocare Jannik tantissimo, torneo dopo torneo (sia pure per l’obiettivo ATP Finals, da un lato comprensibile), prima dell’Australia.

In pratica Jannik non avrebbe fatto allora i necessari richiami atletici, ma si è buttato nella nuova stagione un po’ all’impronta. È l’anno scorso, insomma, che si è allenato abbastanza poco, più che negli ultimi mesiE le conseguenze sono arrivate quest’anno.  

Che poi passare da avere un bravo fisio come Zimaglia, che conosce ogni cm del tuo corpo, a non averlo più, non c’è dubbio che si tratti di un bel cambiamento… Ci vuole tempo per adattarsi, va trovato qualcuno che sappia come prevenire futuri infortuni. È vero che Jannik non ha il fisico già formato di Alcaraz o di un Ruud, ma comunque – anche se ha una postura naturale che non lo aiuta e che non è facile da correggere– non è in prospettiva un atleta così fragile che non si possa lavorarci seriamente per costruirlo come un atleta fortissimo. C’è tempo, ha solo 21 anni.

Eppoi c’è da dire un’altra cosa sugli infortuni di Jannik. Il COVID e le vesciche non sono dei veri e propri “infortuni”. Semmai lo è questo del ginocchio e speriamo che non sia niente di grave.

Ma sono cose che possono accadere senza che ci siano necessariamente precise responsabilitàCi sono passati decine di giocatori, a tutti i livelli, e con alle spalle i migliori team fisio e medici. Quando fai un cambiamento così drastico come quello che ha fatto lui, è inevitabile che serva un po’ di tempo per riadattarsiSinner, dopotutto non sta andando male, ha perso solo da grandi giocatori, dimostrando di aver fatto progressi al servizio, nella varietà di schemi, gioco a rete, tendenza a servirsi delle smorzate. Serve più tempo per fare valutazioni più serie. Senza fretta. Se ha fatto bene a lasciare il team Piatti, se ha fatto male a passare al team Vagnozzi (e non magari a un terzo team o ad altro coach), solo il tempo ce lo dirà.

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Editoriali del Direttore

Roland Garros: Please Ash Barty, ripensaci, ritorna. Iga Swiatek non ha avversarie. Ci vuole almeno una grande rivale. Quanto a Nadal se non credete che fosse stanco…

PARIGI – Steffi Graf aveva Gabriela Sabatini e poi Arantxa Sanchez prima di Monica Seles. Dietro alla Swiatek c’è il vuoto. Tutte le altre giocano per il secondo posto

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Iga Swiatek - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Il torneo femminile del Roland Garros è finito come tutti avevano previsto. Con la vittoria-passeggiata di Iga Swiatek, la dominatrice di quest’epoca post-Barty, con 58 set vinti e 2 persi, con l’ennesima finale, l’ottava, in cui le avversarie di media non vincono più di 4 game. Negli ultimi 58 set ne ha persi solo 2. Impressionante. Con 35 vittorie consecutive, la stessa striscia record di Venus Williams (senza contare le 74 di Martina Navratilova nell’84, e altre preistoriche, dalla Divina Lenglen in poi).

La vittima di turno, l’americanina Coco Gauff, ha finito distrutta, affranta e in lacrime sulla sua seggiolina, dopo aver rimediato un pesante 6-1, 6-3 senza storia, senza una minima suspence, e nonostante tutto il pubblico scandisse a più riprese il suo nome “Cocò, Cocò, Cocò!” che a Parigi non aveva fatto altrettanto furore dai tempi della Chanel, nella speranza di assistere a una parvenza di lotta. Che purtroppo nella finale a senso unico non c’è proprio stata.

D’altra parte Coco giocava la sua prima finale, a 18 anni. Ha fatto quel che poteva, lei che non aveva perso un set in tutto il torneo. Ma non è stato granchè, purtroppo per lei e per lo spettacolo. Sono quasi certo che la vedremo impegnata in altre finali in avvenire, ma certo ieri ha un po’ deluso.

 

Giocherà altre finali sia perché dopo i 18 anni tutti migliorano, sia perchè il panorama del tennis femminile non sembra attualmente in grado di offrire grandi variazioni al dominio della ragazza polacca che è talmente più forte di tutte le sue avversarie da farmi ricordare i primi anni letteralmente dominati da Steffi Graf: il 1988 ad esempio… quando Steffi fece il Golden Slam, conquistando tutti i 4 Slam più l’oro olimpico a Seul. E i suoi Slam ve li ricordate?

 Iga è talmente concentrata sul tennis che di tutto il resto non si cura. Oppure conoscete forse un’altra ragazza che scopre come affrontare per la prima volta il problema del proprio make-up soltanto sei mesi prima del ventunesimo compleanno?

Lo ha confessato lei stessa, anche se le è certo capitato di apparire sulle “copertine” di diverse riviste, perché allora sono stati altri a occuparsi del trucco. D’altra parte il padre, ex canottiere, è un tipo molto severo, molto “strict” come mi spiegano i giornalisti polacchi Adam Romer e Miroslav Zukowski che vedo più spesso in giro per tornei, anche se di questi tempi i giornalisti polacchi che seguono il tennis si stanno moltiplicando – così come quelli norvegesi per via di Casper Ruud – dal momento che non c’è notiziario televisivo che non dia in continuazione, anche 10 volte al giorno, a cadenze di mezzora come fa la CNN, qualche notizia su Iga, ormai il personaggio sportivo più popolare polacco insieme al calciatore del Bayern Munich Robert Lewandoski (che era ieri al Roland Garros per vedere Iga: “Non sapevo che ci fosse…e meno male – ha detto Iga – avrei aggiunto stress a stress!”).

“Sono più che felice di questa vittoria e sono ancora più orgogliosa, perché ne 2020 pensai di essere stata fortunata, mentre stavolta sento che ho davvero fatto il lavoro che dovevo e me lo merito”.

Certo che se lo merita. Nessuna altra tennista si avvicina neppure lontanamente al suo tennis. Merito suo e del suo team, in cui il ruolo leader è esercitato dalla psicologa Daria Abramovich e nel quale, dopo 5 anni di brillanti successi con il coach Piotr Sierzputowski, si è improvvisamente proceduto lo scorso novembre fra lo stupore generale – tre giorni prima c’era Piotr accanto a Iga che riassumeva la sua annata 2021 – ad avvicendarlo con un altro noto coach, Tomasz Wiktorowski.

Questi era stato per 7 anni il coach di Agniewzka Radwanska _ ehi, se non faccio nemmeno un refuso è un miracolo!- e poi era diventato il direttore del torneo di Gdnynia, un WTA 250 che ora si sposterà su Varsavia e che appartiene al papà di Iga, Tomasz.

A quest’ultimo riguardo, con una famiglia di un tennista che diventa proprietario di un torneo, sembra un po’ di raccontare la analoga storia della famiglia Djokovic che, fra fratello Djordie e padre Srdyan gestiscono il torneo di Belgrado che io mi sono trovato a “coprire” da inviato recentemente: la sola differenza è che mamma Djokovic, Dayana, è ben presente al Novak Tennis Club, mentre la mamma di Iga, la dottoressa Dorota, da un lustro separatisi da Thomasz, da qualche anno è sparita completamente dal giro… Non la si vede da nessuna parte, non concede interviste, apparentemente si congratula con le vittorie della figlia solo via email, se devo dare credito alle mie fonti di informazione. Anche ieri Iga ha pubblicamente ringraziato il suo team e suo padre – che molto ha fatto per spingerla a giocare  a tennis, cercando ogni dove i finanziamenti necessari quando invece la madre era assai scettica, avrebbe forse preferito che studiasse… – ma non ha detto una parola riguardo a sua madre, quasi non esistesse. Strano no? Che sarà successo? Diciamo che sono fatti suoi e chiudiamola qui.

Invece non si può chiudere il fatto che questo dominio esagerato, eccessivo, di Iga, fa bene a lei, ma nuoce al circuito WTA, perché non ci sono alternative, non ci sono rivali in grado di impensierirla.

Le grandi rivalità sono il sapore di uno sport, di qualsiasi sport. Nel tennis maschile non sono mancate. Per non risalire alle calende greche nel tennis open ci sono stati Borg, Connors e McEnroe, Lendl, Becker e Edberg, Sampras, Agassi, Courier e Chang, finchè nel terzo millennium ecco Federer, Nadal e Djokovic (e pure, un gradino sotto, Murray e Wawrinka).

In quello femminile dopo la più grande rivalità per antonomasia fra le due extraterrestri Navratilova e Evert, ecco Graf, Sabatini, Sanchez e Seles, poi Hingis, le Williams, Mauresmo, Capriati, Henin, Clijsters, Sharapova. Altra roba.

Ash Barty e Iga Swiatek, ecco, questa sì che avrebbe potuto essere una grande, grandissima rivalità oggi. Ma purtroppo l’australiana ha deciso di fare la baby pensionata. E buonanotte allora se non sorgerà una nuova stella che finora non si intravede proprio. Ok, Coco Gauff ha solo 18 anni, diamo tempo al tempo, è giusto aspettarla un po’ anche se non mi sembra un assoluto fenomeno come quelle ragazze che ho citato poco fa. Certo è che per ora e per quanto si è potuto vedere ieri, ancora non sembra da Gran Premio.

Voglio ora aggiungere una cosetta riguardo a quanto ho scritto ieri su Rafa e che ha suscitato vivaci reazioni contrarie. Avevo scritto di un Nadal stanchissimo contro Zverev e sul fatto che parecchi qui che hanno visto il match dal vivo avevano la mia stessa netta sensazione: e cioè che man mano che il match fosse andato per le lunghe, le chances di vittoria del pur fragile Zverev sarebbero aumentate. Anche se opposto a un fenomeno di resilienza come Rafa Nadal.

Non mi riferivo soltanto all’opinione di alcuni colleghi, ma anche di alcuni ex campioni, Proisy, Pioline, Wilander, Leconte…Tutta gente che conosce bene il tennis, ne capisce, e conosce bene anche Nadal. Sa quanto lui sia un formidabile lottatore, un irriducibile guerriero, uno che non si arrende mai e un tal fenomeno che guai a darlo per sconfitto, soprattutto se è in vantaggio di un set e alla vigilia di di un tiebreak che avrebbe potuto anche portarlo avanti per due set a zero. Ma, attenzione, anche sul set pari con altri due set di un paio d’ore da giocare ancora. Non era scritto da nessuna parte che Zverev avrebbe dovuto perdere quel secondo tiebreak, sebbene avesse perso il primo per un soffio, con 4 setpoint consecutivi a favore.

Ebbene, una gran parte dei lettori che hanno espresso i loro commenti su Ubitennis hanno sostenuto che era fuori di ogni logica sostenere che Nadal fosse stanco. Così stanco da poter finire la benzina.

Ovvio che manca la controprova. Però vi dico che un conto è guardare le partite in tv e un altro conto è guardarle dal vivo. Lo schermo rimpicciolisce. Un metro diventa pochi centimetri. Se dal vivo si vede un giocatore che arriva in ritardo su una palla, per mezzo metro o uno, ci se ne accorge e lo si sottolinea. In tv invece quel metro sembra roba da niente. Il metro sembra un ritardo irrisorio, ininfluente. Roba di centimetri.

Concludo: potete non fidarmi di me, o di quei giocatori che ho citato e intervistato sopra, ma vi assicuro che la stanchezza di un tennista non la si giudica soltanto dagli errori. Ma anche da come arriva sulla palla. E in tv credete di poter capire tutto e invece non è così.

Chi poi non ha capito neppure che stare in campo due ore in più non sarebbe stato un vantaggio per Nadal, im vista della finale odierna con Ruud, beh… mi arrendo. Ho detto e lo ripetoche aver risparmiato due ore di fatica sul campo è stata una fortunabuena sorte por el senor Nadal.

Per quanto fenomeno c’è un limite fisico ed atletico anche per Nadal a 36 anni. Non è che se uno ha fatto una rimonta strepitosa a Melbourne contro Medvedev, è scontato che possa farne altre all’infinito,  ogni piè sospinto e comunque, con qualunque condizione di freschezza,  sia arrivato a giocare la finale. Se pensate che sia bionico, e cioè che avere giocato 11 ore in 6 giorni oppure 14, sia la stessa cosa, beh – di nuovo – mi arrendo all’illogicità dell’assunto.

Quindi riguardo a oggi penso che il fattore esperienza e il fattore pubblico, oltre all’indubbio fattore classe e diversa personalità di Nadal, gli dovrebbero permettere di vincere il suo quattordicesimo Roland GarrosPerò … se mi voleste convincere che sarà più avvantaggiato se il match andrà per le lunghe, beh, io non ci stodico contre come nel bridge, anche se so bene che di certo ha giocato molte più maratone importanti rispetto a Casper Ruud.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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