US Open 2021: Ashleigh Barty davanti a tutte - Pagina 2 di 4

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US Open 2021: Ashleigh Barty davanti a tutte

La numero 1 del mondo si presenta a Flushing Meadows da favorita. Riuscirà a vincere il suo primo Slam sul cemento?

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Ashleigh Barty - Wimbledon 2021 (via Twitter, @wimbledon)

1. Ashleigh Barty
US Open 2020: Assente
Miglior risultato in carriera: 4T (2018, 2019)
Questi gli ultimi risultati di Ashleigh Barty: vittoria a Wimbledon, eliminazione al primo turno alle Olimpiadi di Tokyo, ma immediato recupero a Cincinnati, dove Ashleigh ha conquistato il titolo vincendo cinque partite senza concedere set alle avversarie.

Lo scorso anno Barty aveva deciso di rimanere in Australia senza affrontate le trasferte intercontinentali necessarie per scendere in campo nello Slam americano e in quello francese. Quindi si ripresenta a New York dopo due anni, per provare a vincere il titolo nel Major che sino a questo momento in carriera le ha dato meno soddisfazioni (al massimo vanta due quarti turni). Visti gli ultimi risultati e le incertezze della concorrenza, parte da favorita numero 1.

 

2. Aryna Sabalenka
US Open 2020: 2T
Miglior risultato: 4T (2018)
Questi i risultati recenti di Aryna Sabalenka: semifinale a Montreal (sconfitta da Pliskova) e poi eliminazione all’esordio a Cincinnati (battuta 7-6 al terzo da Badosa). Perdere dalla finalista di Wimbledon e dalla Badosa in grande crescita di questi tempi ci può stare; in vista dell’impegno newyorchese tutto sommato i risultati di Sabalenka non sono negativi.

In chiave Slam però, la notizia è la semifinale raggiunta agli ultimi Championships, primo Major che ha visto finalmente Aryna protagonista sino alla fine del torneo, dopo una lunga serie di delusioni. Lo scorso anno allo US Open era stata battuta al secondo turno nel derby bielorusso da Azarenka; quest’anno, naturalmente, è chiamata a fare molto meglio. Per la prima volta in carriera, Sabalenka è salita al secondo posto nel ranking, e in questo modo si garantisce la posizione nella parte opposta di tabellone rispetto a Barty

3. Naomi Osaka
US Open 2020: Vittoria
Miglior risultato in carriera: Vittoria (2018, 2020)
Naomi Osaka si presenta a New York da campionessa in carica, e da vincitrice degli ultimi due Slam disputati sul cemento (US Open 2020, Australian Open 2021). Tutti aspetti positivi, se non fosse che i dati più recenti segnalano una giocatrice di difficoltà, in campo e fuori. Il 2021 doveva essere l’anno nel quale Osaka avrebbe provato a esprimersi ad alti livelli anche fuori dal cemento, e invece la stagione europea è stata condizionata dalla questione delle conferenze stampa che ha causato il ritiro dal Roland Garros e il forfait a Wimbledon.

E così gli ultimi impegni agonistici di Osaka si possono riassumere in breve: terzo turno alle Olimpiadi di Tokyo (sconfitta dalla futura finalista Vondrousova) ed eliminazione al secondo impegno a Cincinnati (sconfitta dalla futura finalista Teichmann). La sensazione è che per Naomi non sarà semplicissimo trovare la condizione dello scorso anno, quando aveva vinto lasciando anche l’impressione di avere un certo margine sulla concorrenza.

4. Karolina Pliskova
US Open 2020: 2T
Miglior risultato: Fin (2016)
Alla vigilia di Wimbledon Pliskova era ufficialmente una giocatrice in crisi, e anche il ranking lo aveva certificato, dato che dopo molti anni aveva perso la posizione in Top 10. Ma poi la finale conquistata a Wimbledon ha radicalmente mutato la situazione; da allora ha raggiunto la finale a Montreal e la semifinale a Cincinnati, sino a tornare fra le prime quattro del mondo.

Prima dell’exploit londinese, lo US Open era stato il Major nel quale aveva raccolto le maggiori soddisfazioni: finale nel 2016, quarti di finale nel 2017 e nel 2018 (battuta da Serena Williams). Quindi i precedenti suggeriscono che a New York Karolina ha tutte le possibilità per fare bene.

5. Sofia Kenin
US Open 2020: 4T
Miglior risultato: 4T (2020)
Pochissimo da dire su Sofia Kenin. Dopo la sconfitta al secondo turno di Wimbledon non ha più giocato a causa di un problema al piede. Sarà pronta per scendere in campo a Flushing Meadows?

6. Elina Svitolina
US Open 2020: Assente
Miglior risultato: SF (2019)
La medaglia di bronzo conquistata alle Olimpiadi di Tokyo rappresenta il miglior risultato recente conquistato da Elina Svitolina, mentre negli altri tornei che occupano abitualmente il calendario del circuito ha raccolto poco: secondo turno a Wimbledon, eliminazione all’esordio sia a Montreal (battuta da Konta) che a Cincinnati (sconfitta da Kerber).

E se è vero che non è stata fortunata con i sorteggi, è anche vero che Svitolina non perdeva da Kerber da cinque anni: dopo la sconfitta subita in Canada nel luglio 2016, Elina aveva vinto i successivi sette match contro Angelique. A questo punto Svitolina deve sperare in una inversione di tendenza che coincida proprio con lo US Open, dove vanta comunque una semifinale raggiunta in occasione della sua ultima partecipazione (2019).

7. Bianca Andreescu
US Open 2020: Assente
Miglior risultato: Vittoria (2019)
Gli ultimi mesi della stagione di Andreescu ci hanno mostrato una giocatrice che non riesce a competere ai massimi livelli, in uno stato che oscilla tra l’incombente rischio dell’infortunio e la mancanza di condizione. In sostanza: la tennista quasi imbattibile del 2019, che quando scendeva in campo finiva molto spesso per vincere, sembra un ricordo ormai lontano. Oggi Andreescu è fuori dalle prime 30 della Race, e più della metà dei punti raccolti in stagione derivano da un solo torneo, quello di Miami, dove ha raggiunto la finale perdendo contro Barty per ritiro. Ritiro, appunto.

Questi i risultati ottenuti negli ultimi tornei: fuori al primo turno di Wimbledon contro Cornet, fuori al secondo match nel torneo di casa a Montreal (eliminata da Jabeur, dopo avere sconfitto in tre set Harriet Dart), e fuori all’esordio a Cincinnati, eliminata da Muchova. Anche se non sembra granché probabile, si spera che a Flushing Meadows sappia ritrovarsi, tornando a offrire la versione migliore del suo tennis, molto tecnico e frizzante. Andreescu rappresenta una grande risorsa per il tennis femminile e vederla in queste condizioni è davvero un peccato.

8. Iga Swiatek
US Open 2020: 3T
Miglior risultato: 3T (2020)
Dopo avere dimostrato di essere una delle giocatrici più forti del circuito sulla terra battuta (vittoria al Roland Garros 2020 e a Roma 2021), Iga Swiatek è alla ricerca della sua dimensione sulle altre superfici. Aveva puntato moltissimo sul cemento delle Olimpiadi, ma a Tokyo è stata eliminata al secondo turno da una delle giocatrici più in forma della stagione, Paula Badosa. Le cose non sono andate bene nemmeno a Cincinnati, dove ha perso al primo impegno contro Ons Jabeur (6-3, 6-3).

Sulla scorta di questi risultati non straordinari, Swiatek si presenta allo US Open senza particolari aspettative o attenzioni. E non è detto che sia un male.

a pagina 3: Le teste di serie dalla 9 alla 16

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Grande Slam 2021, la classifica femminile

Chi sono state le giocatrici che hanno fatto meglio nei quattro tornei più importanti dell’anno? Un bilancio di fine stagione più una analisi sugli Slam di Serena Williams in occasione dei suoi 40 anni

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Barbora Krejcikova - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Da alcuni anni propongo una classifica particolare, basata esclusivamente sui quattro tornei più importanti della stagione: Australian Open, Roland Garros, Wimbledon, US Open. Ho deciso di farlo perché, ancora più che in passato, nel tennis contemporaneo gli Slam si stagliano nella considerazione di tutti come qualcosa di superiore, a sé stante, ed è su questi palcoscenici che si costruiscono le grandi carriere.

Tanto è vero che oggi, quasi in automatico, per misurare il valore di una tennista gli appassionati cominciano sempre valutando cosa ha saputo fare negli Slam: vittorie, finali, continuità nei “piazzamenti”, sono il riferimento che alla fine determina la categoria di chi viene analizzata.

Ma sappiamo che non è sempre stato così. In altre epoche i più forti tennisti, per esempio, hanno rinunciato a giocare l’Australian Open perché la trasferta presentava disagi logistici e il montepremi non era sufficientemente appetibile.

 

Ma ci sono state altre rinunce che oggi ci appaiono inconcepibili. Prendiamo il caso di Chris Evert, che negli anni ‘70 era di gran lunga la più forte giocatrice sulla terra rossa. Evert ha saltato alcuni Roland Garros perché impegnata in altri eventi organizzati negli USA. Parliamo di una giocatrice capace di vincere 125 partite consecutive sulla terra, dall’agosto 1973 al maggio 1979. Nemmeno Nadal è mai riuscito a dominare così tanto. Eppure Chris non ha disputato i Roland Garros del 1976, 1977, 1978, oltre che i sei Australian Open dal 1975 al 1980. Detto tra parentesi: quando si fanno i calcoli degli Slam vinti da Serena Williams o da Steffi Graf, spesso si dimentica quanto avrebbero potuto vincere tenniste come Evert o Navratilova se le priorità della loro epoca fossero state simili a quelle odierne.

Oggi le cose sono cambiate: gli Slam sono il fulcro del calendario di ogni tennista di vertice. Per questo possiamo dire senza alcun dubbio che Serena Williams continua a giocare con l’unico scopo di provare a vincere nuovi Slam, mentre utilizza come impegni di preparazione gli altri tornei del circuito, o non li affronta proprio.

Ecco le ragioni di una classifica basata esclusivamente sui quattro Major. Il criterio adottato per costruire la classifica è sempre lo stesso, ed è molto semplice: la somma dei punti ottenuti in ogni Slam secondo i valori stabiliti da WTA. Questa è la ripartizione dei punti prevista:

2000 punti (vittoria)
1300 (finale)
780 (semifinale)
430 (quarti)
240 (4° turno)
130 (3° turno)
70 (2° turno)
10 punti (sconfitta al primo turno)

Veniamo dunque alla Classifica Slam del 2021. Classifica sino alla posizione numero 32, con in più le tre giocatrici che sono attualmente comprese fra le prime 20 del ranking WTA ufficiale, ma che sono rimate staccate nei Major:

Un piccolo chiarimento per evitare equivoci. In questa tabella nelle prime tre colonne ci sono diverse graduatorie. La prima a sinistra, in grassetto, indica la posizione nella nostra Classifica Slam. La seconda colonna corrisponde all’attuale ranking ufficiale WTA (stabilito il 4 ottobre 2021). La terza colonna denominata “Race” fa riferimento a tutti i punti raccolti dalle giocatrici nell’anno 2021. Tenendo presenti questi numeri, si possono sviluppare alcuni ragionamenti di un certo interesse.

a pagina 2: Il livellamento al vertice. Delusioni e sorprese

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US Open 2021: Sakkari, Sabalenka, Barty e Osaka

Terzo e ultimo articolo dedicato allo US Open 2021: il percorso delle semifinaliste Sakkari e Sabalenka e la speciale condizione nella attuale WTA di Barty e Osaka

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Naomi Osaka - 2021 US Open (Garrett Ellwood/USTA)

La vittoria di Emma Raducanu allo US Open ha rappresentato per l’attuale tennis femminile contemporaneamente una sorpresa e una conferma. Sembra una affermazione inconciliabile, un ossimoro, ma in realtà non lo è. Vediamo come mai.

Perché una sorpresa. Nessuno poteva immaginarsi che una qualificata, che mai aveva giocato a New York e che in tutta la carriera aveva disputato un solo Slam (l’ultimo Wimbledon, grazie a una wild card), potesse arrivare a vincere il titolo. Il successo di Raducanu, numero 150 del ranking, costituisce un risultato non solo imprevedibile, ma anche senza precedenti.

Ma la vittoria di Raducanu ha anche rappresentato una conferma, dato che il suo successo rimane nel solco tracciato dai risultati Slam più recenti. Nelle ultime stagioni, infatti, i Major si sono trasformati in un obiettivo quasi sempre riservato alle nuove generazioni. Ad eccezione di Simona Halep a Wimbledon 2019, il successo è sempre andato a tenniste al massimo di 25 anni, spesso anche molto più giovani. Le giocatrici esperte, al dunque, hanno dovuto cedere il passo.

 

Non solo. Nelle ultime finali Slam, fra le due contendenti ha sempre vinto la giocatrice più giovane. Senza risalire alle quattro sconfitte di Serena Williams post maternità, nel biennio 2020-2021 abbiamo avuto: in Australia il successo di Kenin su Muguruza e di Osaka su Brady; in Francia quello di Swiatek su Kenin e di Krejcikova su Pavlyuchenkova. A Wimbledon quello di Barty su Pliskova (nel 2020 non si era giocato). Infine a New York la vittoria di Osaka su Azarenka e poi di Raducanu su Fernandez. Insomma, che sia per pochi mesi o per molti anni, chi è nata dopo ha sempre prevalso.

Però l’anagrafe non ci dice tutto: a mio avviso sarebbe sbagliato considerare i nomi delle ultime vincitrici come equivalenti. Nel ventaglio delle ultime campionesse Slam, due giocatrici spiccano perché sono state capaci di partire alla vigilia del torneo con lo scomodo ruolo di favorite, e poi di aggiudicarsi effettivamente il titolo.

Credo non sia una differenza da poco, perché più passano le edizioni dei Major, più ci accorgiamo di quanto stia diventando difficile, in un contesto di notevole equilibrio come la attuale WTA, scendere in campo da favorite. Le avversarie si ritrovano con la mente più leggera e con meno da perdere, e spesso questo si traduce in un vantaggio decisivo. Le due protagoniste di questa difficile impresa sono Ashleigh Barty e Naomi Osaka. Ecco perché le ritroveremo nella parte conclusiva dell’articolo.

Dunque, per chiudere con l’analisi dello US Open, dopo il pezzo dedicato alla vincitrice Emma Raducanu, e quello dedicato alla finalista Leylah Fernandez, cominciamo ragionando sulle altre due semifinaliste, Aryna Sabalenka e Maria Sakkari.

a pagina 2: Aryna Sabalenka

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Lo straordinario US Open di Leylah Fernandez

Come una teenager, numero 73 del ranking, è stata capace di sconfiggere in un solo torneo tre delle prime cinque giocatrici del mondo e una pluricampionessa Slam

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Leylah Fernandez - US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

La scorsa settimana Emma Raducanu si è presa tutto lo spazio dell’articolo dedicato allo US Open. Tante questioni stimolanti, tanti temi da approfondire: le vicende di una giocatrice quasi sbucata dal nulla hanno reclamato un articolo esclusivo. Del resto l’attenzione suscitata da Raducanu non ha colpito solo il mondo del tennis, ma sembra avere superato i confini più stretti degli appassionati per coinvolgere un pubblico più ampio e meno specialistico.

Ma descrivere Raducanu come protagonista assoluta dello Slam newyorchese sarebbe non solo sbagliato, ma anche ingeneroso nei confronti di Leylah Fernandez. La giocatrice canadese ha avuto un ruolo decisivo nell’alimentare l’interesse che ha circondato il torneo femminile. A conferma di questo ci sono anche i dati televisivi statunitensi. Su ESPN, che deteneva i diritti del torneo, sia la finale che le semifinali femminili hanno avuto un seguito di spettatori superiore alle corrispondenti partite maschili. Non era facile immaginare che due tenniste classificate fuori dalle prime 70 del mondo avrebbero raccolto più pubblico di Djokovic e Medvedev; ma evidentemente il modo di giocare e la personalità di Emma e Leylah hanno “bucato” lo schermo.

Raducanu e Fernandez, entrambe nate nel 2002, hanno vissuto un torneo simile e parallelo, ma nelle singole partite gli andamenti sono stati molto diversi: la giocatrice inglese ha vinto tutti i match con margine e senza perdere set, la canadese invece ha affrontato un percorso ben più battagliato.

 

Lehlah Fernandez allo US Open 2021
L’avventura di Fernandez allo US Open è caratterizzata dalla continua lotta. Una vera e propria costante che non ha conosciuto eccezione in alcun match. Sette partite affrontate, e nessuna che sia filata via semplice. Anzi, spesso Leylah ha dovuto fronteggiare situazioni difficili. Sin dal primo turno.

Eppure Fernandez, fuori dalle teste di serie, non parte con un sorteggio sfortunato: il primo turno le riserva una qualificata. Ma quando vengono definiti gli accoppiamenti si scopre che si tratta di Ana Konjuh. Ana nel 2021 sta costantemente risalendo la classifica. Dopo il lunghissimo periodo di stop a causa dei ripetuti problemi al gomito, ha cominciato la stagione da numero 476 del ranking, ma al momento del match è già numero 88: quasi quattrocento posti scalati nel giro di otto mesi. Non ha avuto accesso diretto allo Slam americano solo perché la entry list si definisce con sei settimane di anticipo, e in quel momento era ancora fuori dalle prime cento. In più c’è un precedente recente di cui tenere conto: Konjuh ha sconfitto Fernandez nel torneo di Madrid 2021.

Il primo set tra Fernandez e Konjuh vede Ana partire meglio; grazie al break di vantaggio Konjuh serve per il set sul 5-4. Conquista anche due set point, però in entrambe le occasioni Fernandez si salva: strappa a sua volta la battuta a Konjuh, e così si procede in equilbrio sino al 6-6. Al tiebreak Leylah riesce a spuntarla. Il braccio di ferro del primo set si rivela decisivo per indirizzare anche il secondo set. Il match termina 7-6, 6-2.

In base alle premesse del tabellone, al secondo turno Fernandez dovrebbe incrociare la sua prima testa di serie, la numero 31 Yulia Putintseva. Ma Kaia Kanepi è riuscita ad avere la meglio al primo turno, e dunque Leylah si trova di fronte una giocatrice ben più potente, anche se decisamente meno mobile di Putinsteva. E di nuovo ne esce un confronto tiratissimo. Fernandez vince il primo set strappando la battuta a Kanepi all’ultima occasione utile (7-5), ma Kaia non ha affatto intenzione di lasciare strada.

Nel secondo set Kanepi reagisce e si porta avanti 5-3. È un passaggio complicatissimo per Fernandez, che prima salva due set point sul proprio turno di servizio, e poi ne salva altri due con Kanepi alla battuta sul 5-4. Scampato il pericolo, sullo slancio Leylah conquista quattro game di fila e riesce a chiudere 7-5, 7-5. Due match disputati, 6 set point salvati in due partite diverse: non male come inizio.

Ma questa è solo l‘ouverture, perché al terzo turno il sorteggio propone come avversaria un ostacolo apparentemente invalicabile: la campionessa in carica Naomi Osaka. Dopo Kanepi, il “peso leggero” Fernandez trova così un’altra big hitter che metterà alla prova la sua capacità di confrontarsi con tenniste ben più strutturate fisicamente di lei.

Luogo di confronto: l’Arthur Ashe Stadium. Per Fernandez non è la prima volta in assoluto in una arena importante di Flushing Meadow, perché nel 2020 ha già giocato (e perso) contro Sofia Kenin sul Luis Armstrong. Ma lo scorso anno non c’era la presenza del pubblico; questa volta contro Osaka la programmazione è la più eccitante possibile: primo match del serale nello stadio per il tennis più grande del mondo.

Forse perché sulla carta non ha nulla da perdere, fatto sta che nel primo set Leylah tiene molto bene testa a Naomi. Almeno sino al 5-4 per Fernandez. Poi Osaka inserisce una marcia in più, sfodera una serie di punti da fuoriclasse e con un parziale di 12 punti a 1 chiude il set in proprio favore sul 7-5.

Leylah ha perso il primo set del torneo, ma ha progressivamente conquistato le simpatie del pubblico, ammirato dalla sua combattività ma anche dalla qualità dei suoi colpi. Malgrado la pesantezza di palla di Osaka, infatti, Fernandez riesce quasi sempre a rimanere con i piedi attaccati alla linea di fondo e da quella posizione incalza Naomi sul ritmo, impedendole di sprigionare con tranquillità la potenza di cui dispone.

Secondo set. La partita scorre rapida, senza alcuna palla break sino all’approdo nei game decisivi. Esattamente come nel primo parziale, Osaka alza il livello quando più conta. Ed esattamente come nel primo parziale, sul 5-5 strappa la battuta a Leylah e va a servire per il set (e il match).

Sembrerebbe quasi una formalità, anche perché Naomi nello stesso frangente del primo set ha tenuto la battuta a zero. E invece l’incontro non solo non è vicino alla fine, ma sta per attraversare la fase decisiva del totale ribaltamento. Da una parte l’improvvisa ansia di Osaka, dall’altra la straordinaria voglia di combattere di Fernandez, producono l’inatteso: sul 7-5, 6-5 Naomi perde la battuta a 30 (primo break subito nel match), e poi in preda allo sconforto è quasi travolta nel tiebreak, che perde 7-2.

La sconfitta inopinata del secondo set lascia un pesante strascico su Osaka in avvio di terzo parziale: di nuovo perde la battuta e da quel momento non riesce più a recuperare. Con una grinta e con una decisione impressionanti, Leylah non lascia speranze a Naomi, che non riesce nemmeno a sfiorare il recupero, visto che non arriva mai neanche a conquistare palle break. Fernandez chiude dunque 5-7, 7-6, 6-4, ed è autrice di una delle più grandi sorprese del torneo.

E così, dopo la sconfitta alle Olimpiadi di Tokyo contro Vondrousova, di nuovo Osaka perde contro una giocatrice mancina, dotata di una battuta non potente, ma che Naomi non è comunque riuscita a decrittare. In più sia Vondrousova che Ferndandez hanno saputo consolidare i vantaggi ottenuti con il colpo di inizio gioco sviluppando con grande efficacia lo scambio.

Altro parallelismo tra Tokyo e New York: al momento della eliminazione, le sconfitte di Osaka sembrano arrivate contro giocatrici di secondo piano, ma a conti fatti sia Vondrousova che Fernandez sarebbero state capaci di raggiungere la finale del torneo, offrendo tennis di altissima qualità. Anche i numeri del match americano lo confermano: Osaka ha chiuso il match con un saldo fra vincenti ed errori non forzati di +1 (37/36), Fernandez di +4 (28/24)

a pagina 2: I match contro Kerber e Svitolina

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