I numeri di Camila Giorgi: meglio contro le top 20?

Flash

I numeri di Camila Giorgi: meglio contro le top 20?

Camila ha un ottimo rendimento contro le prime 10 e vince il 43,75% delle partite giocate contro le tenniste posizionate tra il n.11 e il n.20. E con le altre?

Pubblicato

il

Camila Giorgi - WTA Montreal 2021 (foto Tennis Canada)
 
 

26 – le settimane trascorse in carriera da Camila Giorgi nella top 30, la fascia di classifica sinora più alta da lei occupata. Un buonissimo risultato per la grande maggioranza delle tenniste professioniste, ma non nel caso della giocatrice nata a Macerata, almeno rispetto alle aspettative da lei suscitate tra appassionati e addetti ai lavori sin da quando esplose nel circuito maggiore nel 2012, arrivando agli ottavi di Wimbledon dopo essere partita dalle qualificazioni e aver sconfitto due top 20 come Pennetta e Petrova.

Tre anni dopo quel suo primo exploit, nel giugno 2015 Giorgi vinceva il primo titolo WTA sull’erba di s’Hertogenbosch sconfiggendo Bencic in finale. In seguito a quel successo irrompeva tra le prime 30 tenniste al mondo: sembrava aver raggiunto la maturità tennistica e che quel risultato fosse solo un passo intermedio, non il picco (inteso come fascia di posizione nel ranking) della carriera. Non è andata come sembrava: sono dovuti passare altri tre anni per rivedere Camila raggiungere una serie piuttosto ravvicinata di buoni risultati: è il 2018 quando prima in luglio centra i quarti a Wimbledon (ad oggi il miglior piazzamento negli Slam, per lei che nei quattro tornei più importanti del circuito ha raggiunto solo tre volte la seconda settimana) e poi in ottobre vince il secondo titolo della carriera sul duro indoor di Linz. Dopo il successo in terra austriaca Camila ha ritrovato la top 30 per qualche mese, ma non certo (ancora una volta) la continuità sperata. Anzi.

Una statistica fa capire bene il lungo periodo buio (rispetto ai lampi di classe che ha fatto intravedere) da lei attraversato: da febbraio 2019 sino allo scorso giugno Camila ha giocato 35 tornei, nei quali ha raggiunto solo una finale all’International di New York e vinto complessivamente appena 33 partite. Dopo la brutta sconfitta patita tre mesi fa al Roland Garros contro Gracheva, allora 88 WTA, Giorgi ha però cambiato marcia con l’arrivo della parte della stagione che ama di più, quella che si gioca sull’erba, continuando poi l’inerzia positiva sul cemento. Dallo scorso giugno ha raccolto diciassette vittorie (tra le quali quattro contro top 10 e tre contro top 20) e incassato appena sei sconfitte (e solo una di queste, inflitta da Diyas sulla terra rossa di Losanna, contro un’avversaria con una classifica peggiore della sua). Una striscia che le ha consentito di vincere due settimane fa quello che sin qui è il titolo più importante della carriera, il WTA 1000 di Montreal e di risalire in classifica fino al 33° posto della classifica WTA.

 

L’azzurra ha così messo alle spalle stagioni avare di soddisfazioni. Per capire quanto Giorgi abbia raccolto meno di quel che è nelle potenzialità dei suoi colpi basti pensare che dal luglio 2016 sino a questo agosto, solo tra giugno 2018 e giugno 2019 è stata nella top 50, chiudendo sempre la stagione, ad eccezione appunto di tre anni fa, oltre la 75° posizione. Un problema dovuto anche a una certa fragilità fisica e a un bel pizzico di sfortuna – Camila è molto attenta alla preparazione atletica – concretizzatasi in una serie di infortuni, nessuno dei quali grave, ma ciascuno sempre capace di spezzargli la continuità agonistica.

Negli anni però Giorgi è stata soprattutto “accusata” di non saper leggere le situazioni del match, di avere ottimi fondamentali di rimbalzo e una buona prima, colpi con i quali poteva giocarsela anche con le migliori del circuito ma che il suo disordine tattico non era in grado di domare al meglio. Abbiamo provato a capire se la teoria che la vede nelle giornate migliori al livello delle più forti fosse solo una sensazione o una realtà confermata dai numeri. A tale scopo abbiamo preparato una tabella contenente il suo rendimento contro avversarie affrontate in diverse fasce di classifica, e lo abbiamo poi confrontato con l’analogo score di alcune sue colleghe. Abbiamo scelto alcune tra quelle attualmente nella top 100, capaci di raggiungere posizioni in classifica migliori della sua e/o piazzamenti più prestigiosi, escludendo le attuali top 10 o chi ha raggiunto in passato la top 3 del ranking WTA.

Confrontando le statistiche di Camila con quelle delle diciotto colleghe considerate, emerge come la nostra giocatrice abbia effettivamente un ottimo rendimento contro le top 10 (13 vittorie e 22 sconfitte, uno score corrispondente al 37,14% di successo). Paragonandolo a quello delle tenniste indicate nella tabella, solo Jabeur (aiutata dal minore numero di sfide), Ostapenko e Sakkari hanno fatto un po’ meglio di Camila. E che tali numeri per l’italiana non siano casuali viene confermato anche esaminando il bilancio di Giorgi contro tenniste che giocavano contro di lei partendo da una posizione compresa tra la 11° e la 20° del ranking: in questa tipologia di incontri Camila, col suo 43,75% di partite vinte, è inferiore solo a Brady (statisticamente aiutata dall’aver giocato solo 14 incontri di questo tipo) e all’ex numero 5 del mondo e finalista Slam Madison Keys.

I numeri confermano anche un aspetto negativo sinora manifestatosi nella carriera dell’azzurra: contro avversarie tecnicamente inferiori, Camila non è al livello della maggioranza delle giocatrici considerate. Infatti, Giorgi vince solo il 53,08% delle volte che affronta colleghe tra la 21° e la 100° posizione del ranking e peggio di lei in tal senso fanno solo Brady, Martic, Mladenovic, Wang e Vekic. Difficile dire se quest’estate, sulla soglia dei trenta anni, sia davvero arrivata la svolta della carriera Camila: di certo, quando la stagione è già ben oltre il giro di boa, Camila è 24° nella Race e in proiezione potrebbe finalmente migliorare il suo best career ranking di 26 WTA. In ogni caso, resta un piacere ammirare il suo tennis istintivo, così diverso da quello della maggioranza delle sue colleghe.

Continua a leggere
Commenti

Editoriali del Direttore

Wimbledon: senza Federer, Berrettini, Medvedev e Zverev, prevedo una finale Djokovic-Nadal

Sarà la delusione per il forfait di Matteo Berrettini, ma in questi Championships in tono minore, se non “esplode” Alcaraz, trionferà la vecchia guardia

Pubblicato

il

Incontro in sala stampa il collega svizzero Simon Graf, autore di diversi libri su Roger Federer, e all’unisono commentiamo: “Roger arrivava in semifinale nel secondo quarto della metà alta di questo tabellone anche con un ginocchio solo!”.

Gli otto approdati al terzo turno di quel settore sono, scendendo verso il basso, Humbert e Goffin, Tiafoe e Bublik, Norrie e Johnson, Paul e Vesely. La testa di serie più alta fra le sole tre superstiti (Norrie 9, Tiafoe 23 e Paul 30) è, per la gioia degli inglesi (sebbene disperati per le sconfitte di Murray e Raducanu), la n.9 Cameron Norrie che è riuscito a domare soltanto al quinto set lo spagnolo Munar che in 10 partite sull’erba non ne aveva mai vinta una.

Hanno perso Ruud n.3 e Baez n.31 questo mercoledì, Hurkacz n.7 e Dimitrov n.18 lunedì, fatto sta che in semifinale arriverà, probabilmente contro Djokovic che contro Kokkinakis ha giocato molto meglio che contro Kwon, una sorta di outsider, salvo che Norrie debba essere considerato un grande tennista. E francamente io non riesco a considerarlo tale.

 

Gli inglesi faranno il tifo per lui che è nato in Sud Africa (Johannesburg) e cresciuto in Nuova Zelanda a questo punto, perché non gli è rimasto molto altro.

Io comincio a chiedermi se la Raducanu non sia un UFO, un oggetto volante (sui campi da tennis e neppur tanto) non identificato. Ha preso 6-3 6-3 dalla Garcia e dal settembre scorso di quello straordinario US Open – straordinario per lei come per la Fernandez – non ci stati altri momenti di gloria, né per lei né per l’altra ragazza. Un doppio mistero davvero inesplicabile. Sono giovani, dicono tutti, abbiate pazienza.

E noi che ce l’abbiamo con i ripetuti infortuni di Berettini e Sinner, la pazienza abbiamo imparato a coltivarla. Mi sa proprio che dovranno coltivarla anche tutti coloro che pensavano imminente il cambio della guardia solo perché né Djokovic né Nadal sarebbero stati testa di serie n.1 e n.2 in questo torneo se Medvedev e Zverev fossero stati qui.

Io, anche se è dannatamente presto per sbilanciarsi perchè non si è neppure concluso il secondo turno, non riesco francamente a immaginare per questo Wimbledon in tono minore una finale diversa da un Djokovic-Nadal alle prese con la sessantesima sfida, con Nole che cerca di avvicinare i 22 Slam di Rafa e Rafa che vorrebbe raggiungere i 23 (di Serena Williams…ma lui non è superstizioso) e a New York lo Slam.

Se Rafa dice che lui al record degli Slam non ci pensa e non ci tiene, non credeteci. Ci tiene eccome, ma bleffa. Sarebbe anormale che non ci tenesse. Tutti gli sportivi, tutti i campioni, tengono ai record. I record fanno la storia. Rafa ha vinto 14 Roland Garros e sa bene che cosa significa. Facesse il Grande Slam, sfuggito per una partita all’US Open a Djokovic, e si portasse a 24 Slam, figuratevi un po’ che Rafa non ci tenga.

Ma nella metà sotto gli avversari più temibili, Cilic e Aliassime, non ci sono più. Tsitsipas deve ancora provare di essere forte sull’erba. Un po’ come nella metà sopra Alcaraz. Infatti sia l’uno sia l’altro hanno sofferto al primo turno. Nel secondo Alcaraz ha giocato meglio, ma Greekspor non poteva impensierirlo.

Da chi può perdere Djokovic? Io non riesco a individuare un nome e un cognome. Forse, battuti Kecmanovic nel prossimo derby e uno fra Basilashvili e Van Rijthoven in quello dopo, dal quartetto Sinner-Isner (non è un’anagramma) Otte-Alcaraz, soltanto un Isner che gli servisse 70 aces potrebbe fargli paura. Impossibile? Beh, Isner ne ha serviti 54 al primo turno con Couacaud e 36 con Murray, dal quale aveva perso 8 volte su 8.  Ma stavolta, sebbene un tifoso avesse gridato “Com’on Andy he is older than you!”, perché in effetti il lungo John è due anni più anziano, ma non ha un’anca di metallo. Chissà se rivedremo Andy qua fra un anno. Ma è una domanda che potremmo porci anche per Rafa…

Ma, come accennato sopra, se Djokovic arriva in semifinale l’avversario più forte che può trovare è Norrie. Per questo lo vedo già in finale. Con Nadal. Il quale però forse con Fritz o Cressy (che mi piace molto come gioca su questi campi) potrebbe soffrire più che con Tsitsipas.

Intanto, mentre Elisabetta Cocciaretto non è andata oltre un doppio 6-4 con la Begu, e le nostre donne ce le siamo giocate tutte, Jannik Sinner ha colto la sua seconda vittoria erbosa. In 4 set su Mikael Ymer. Poteva vincere in 3. Avanti due set ha avuto una pausa nel terzo, che pure conduceva con un break di vantaggio, si è fatto riprendere sul 3 pari, ha mancato tante pallebreak… A fine match, dopo il quarto vinto 6-2, si sono contate 19 pallebreak, di cui appena 6 trasformate. Ma il dato forse più interessante è stato vederlo andare a rete 52 volte per fare 38 punti, giocando anche qualche pregevole volee. Certo 4 ace non sono molti, soprattutto se si pensa che Alcaraz ne ha fatti 39 in due partite fra Struff e Griekspoor.  

Io avevo posto ai lettori un quesito nell’editoriale di ieri: per Sinner meglio affrontare Isner o Murray? Ma non avevo espresso il mio parere. Lo faccio oggi. Sapendo che Jannik aveva perso un match su 2 con entrambi (ma anche che quello vinto in Coppa Davis a Torino con Isner è forse quello che conta di meno). Beh, io credo che sull’erba avrebbe sofferto di più i palleggi con Murray che lo aveva messo in difficoltà anche su superfici meno care allo scozzese dell’erba. Mentre sui servizi di Isner, che certamente di ace ne farà tanti, Jannik saprà rispondere quel tanto che basta per fargli qualche break. La risposta è forse il miglior colpo di Jannik…

Oggi intanto seguiremo, nel primissimo pomeriggio, Lorenzo Sonego contro il piccolo francese Hugo Gaston che sull’erba si vedrà parzialmente spuntata l’arma più letale, la sua smorzata (qui le quote del giorno). Lorenzo dovrà attaccarlo a tutto spiano per spuntargliela ancora di più. Lorenzo e Jannik, Jannik e Lorenzo, ci sono rimasti solo loro due. Non è granchè e non sembrano granchè neppure le loro prospettive. Se Sonego vincesse avrebbe poi Nadal. Se vincesse Sinner gli toccherebbe Alcaraz.

Sono saltate fin qui 23 teste di serie, 14 donne e 9 uomini. Le più alte la n.2 Kontaveit e la n.3 Ruud. Eppure non sono grandi sorprese.

primo turno
Uomini – sei
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne – dieci
7 Collins (Bouzkova)
9 Muguruza (Minnen)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)

31 Kanepi (Parry)

secondo turno
Uomini (tre, nove in tutto)
3 Ruud (Humbert)
15 Opelka (van Rijthoven)
31 Baez (Goffin)
Donne  quattro, quattordici in tutto
2 Kontaveit (Niemeier)
10 Raducanu (Garcia)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Continua a leggere

Flash

Wimbledon, l’incredibile sconfitta di Davidovich Fokina: penalty point al tie-break decisivo sul match point

L’arbitro Carlos Ramos condanna lo spagnolo alla sconfitta contro Vesely, dopo una palla scagliata fuori dal campo sul 7-9 del super tie-break

Pubblicato

il

Una delle partite più lottate della terza giornata di Wimbledon 2022 è stata quella tra Alejandro Davidovich Fokina e Jiri Vesely. La tenacia dei due e l’incertezza che regnava ha attratto anche gli spettatori che hanno riempito tutti i posti disponibili sul Campo 17 e anche oltre (una grosso gruppo era infatti piazzato dietro la sedia dell’arbitro nel punto in cui il campo non era circondato dalla recinzione). Dopo 3 ore e 52 minuti è stato il giocatore ceco a spuntarla, ma il finale è stato piuttosto controverso e assolutamente insolito. Infatti Vesely non ha dovuto giocare il match point: a Davidovich Fokina è stato comminato un penalty point sul 9-7 del super tie-break del quinto set in favore di Vesely, che ha chiuso 6-3 5-7 6-7(2) 6-3 7-6(7).

La causa del penalty point? Come si vede dal video in basso, Fokina dopo aver mandato sul nastro un dritto (colpo che lo ha tradito nel finale dove è stato anche a due punti dal match in risposta sul 5-4) ha scagliato la palla fuori dal campo. In precedenza nello stesso set l’arbitro gli aveva dato un warning per ‘oscenità verbale’ per qualche frase troppo colorita. Ecco allora la combo che gli è stata fatale: è rimasto totalmente di stucco dopo aver sentito l’arbitro chiamare il ‘game, set and match Vesely’, perché – dal poco che si è capito – pensava che il penalty point non scattasse per la somma due infrazioni diverse. Ha poi raggiunto la sua sedia e ha anche nascosto con l’asciugamano qualche lacrima. Per vedere la stretta di mano e lo sguardo incredulo di Fokina potete andare a guardare le storie sul profilo Instagram di Ubitennis, dove troverete anche altri contenuti dai meandri dell’All England Club.

Curioso il fatto che ad arbitrare l’incontro praticamente deciso da penalty point ci sia stato Carlos Ramos. Nel 2018 infatti fu protagonista della polemica con Serena Williams nella finale dello US Open (vinta da Osaka) dove Serena ricevette addirittura un penalty game.

Dal punto di vista di Vesely invece c’è la gioia per aver raggiunto il terzo turno a Wimbledon per la quinta volta. Nelle quattro precedenti occasioni ha vinto due volte, nel 2018 contro Fognini e nel 2016 contro Sousa, ma non riuscì comunque a raggiungere i quarti. Ora si troverà di fronte Tommy Paul: insomma, una partita piuttosto aperta per lui che ha quest’anno è riuscito a battere perfino Novak Djokovic (seppur non al meglio) a Dubai. La sua parte di tabellone (il quarto inferiore della parte alta) è molto interessante: è proprio da qui che si è sicuri uscirà un nuovo semifinalista Slam. Questi i candidati: Humbert, Goffin, Tiafoe, Bublik, Norrie, Johnson, Paul e Vesely.

Continua a leggere

Flash

Wimbledon day 4, da non perdere: Andreescu, Shapovalov e Draper

LONDRA – I talenti canadesi Bianca e Denis possono dare spettacolo, interessante il confronto fra Jack e De Minaur

Pubblicato

il

(da Londra, il nostro inviato)

Alex De Minaur – Jack Draper
Alex è l’erede tecnico, tattico e ovviamente nazionale del grande australiano Lleyton Hewitt, che Gianni Clerici chiamava “satanetto” per la diabolica capacità di ribaltare qualsiasi scambio (Pete Sampras ancora si ricorda i suoi passanti, ne sono convinto). Oggi affronta l’inglese rampante Jack, mancino, assai forte, dotato di grandi colpi d’attacco al seguito di un ottimo servizio. Esplosività opposta a corsa e contrattacco, se vogliamo, e non si offendano i tifosi del mitico Goran (io ero fra quelli), un match-up tecnico non troppo dissimile a quando Lleyton affrontava Ivanisevic, che proprio contro Hewitt concluse la sua carriera a Wimbledon 2004. Vedere le grandi aperture di campo di cui sono capaci i mancini di talento, e il modo in cui i difensori di qualità tentano di chiudere quegli angoli è sempre molto interessante, particolrmente su erba.
Consigliata a chi ama il contrasto di stili e i ricorsi storici.

Elena Rybakina – Bianca Andreescu
Elena gioca bene, e pur non essendo un’erbivora nata si adatta a questa come a tutte le altre superfici. E’ stata top-15, ha 23 anni, un’ottima tennista in generale. Quindi, un banco di prova significativo per Bianca, il talento canadese che ha devastato il tennis WTA in quella indimenticablie stagione 2019, quando a meno che non fosse infortunata si rifiutava semplicemente di perdere. Dopo il titolo allo US Open, purtroppo, il fisico di Andreescu ha successivamente presentato una lista di conti infinita, che speriamo si sia definitivamente esaurita. L’erba potrebbe esaltare diverse delle caratteristiche della canadese, a cominciare dalla gran manualità e capacità di variazione con lob e palle corte, la partita ha buone possibilità di risultare godibile.
Consigliata a chi apprezza finezze tattiche come i pallonetti aggressivi durante lo scambio, senza che l’avversaria sia scesa a rete.

 

Denis Shapovalov – Brandon Nakashima
Brandon è il paradigma di giocatore da cemento americano se ce n’è uno. Correttissimo, forte, con servizio e dritto spinge, col rovescio manovra, bel fisico, tanta corsa. Su erba, e Taylor Fritz ne è un esempio, è un tipo di tennista che se la può cavare più che bene. Dall’altra parte abbiamo l’ultimo superstite (oltre a Djokovic, ovviamente) dei semifinalisti dell’anno scorso, e Denis il match con Novak avrebbe potuto e dovuto vincerlo visto l’ndamento del punteggiio e del gioco. Purtroppo, ultimamente il mancino canadese dal tennis esplosivo e dal fenomenale rovescio e una mano sta perdendo molti match, la speranza è che arrivato qui a Wimbledon qualcosa gli faccia click in testa e che la tendenza si inverta. Vederlo spaccare la palla a tutto braccio da qualsiasi angolo del campo è sempre uno spettacolo, a prescindere da tutto.
Consigliata a chi non smetterà mai di adorare le risposte di rovescio a una mano in salto.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement