US Open: il tennis riparte dalla A, nei quarti Auger-Aliassime vs Alcaraz

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US Open: il tennis riparte dalla A, nei quarti Auger-Aliassime vs Alcaraz

Carlos Alcaraz vince un altro match al quinto e raggiunge il suo primo quarto Slam. Ora sulla sua strada Felix Auger Aliassime che ha superato Frances Tiafoe

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Carlos Alcaraz - 2021 US Open, Sunday (Andrew Ong/USTA)

C. Alcaraz b. [Q] P. Gojowczyk 5-7 6-1 5-7 6-2 6-0

L’immagine della partita sta tutta nell’ultima istantanea dei due protagonisti, proprio mentre l’ultimo diritto di Gojowczyk veleggia oltre la riga di fondo e sancisce la fine dell’incontro: mentre Alcaraz si lascia andare a un urlo di gioia verso il suo angolo, il qualificato tedesco che ha giocato l’ultimo set e mezzo praticamente senza gambe si piega in due fissando il cemento del Grandstand, consapevole della grande occasione che è appena passata.

A voler essere più realisti del re si potrebbe dire che la vittoria per Gojowczyk non è mai stata poi così vicina, dal momento che gli ultimi due set sono filati via abbastanza nettamente in favore di Alcaraz, e che l’infortunio alla gamba del tedesco gli ha precluso ogni ragionevole speranza di vincere l’ultimo set che lo separava dai quarti di finale. Ma forse si tratta di un’interpretazione un po’ troppo severa: in realtà il qualificato Peter Gojowczyk, n. 141 della classifica ATP, al suo settimo match del torneo si è giocato le sue chance fino in fondo, rimontando un primo set nel quale il teenager era scappato via subito con un break, controllando il ritorno del suo avversario nel terzo set quando si era trovato 5-5 dopo essere stato 5-3 e aver mancato un set-point. Giocando in maniera aggressiva ma accorta, dopo un secondo set scappato via troppo rapidamente, Gojowczyk era riuscito a tenere i suoi servizi con autorità, mantenendo Alcaraz lontano dal campo e trovando il modo di imporre il ritmo e la direzione degli scambi.

 

Tutto questo fino a quando il suo fisico ha retto: nonostante fosse stato lo spagnolo a chiedere l’intervento del medico per un risentimento alla coscia, sono state invece le gambe di Gojowczyk a cedere progressivamente, prima sul servizio, poi sul diritto e infine nei movimenti. La fine del match è stata quasi un calvario per il buon Peter, costretto ad appoggiare prime di servizio almeno 50 chilometri all’ora più lente del solito, e sempre più di frequente costretto a guardare immobile i colpi dell’avversario passargli accanto.

Davanti ai taccuini dei reporter Carlos Alcaraz è un po’ meno a suo agio che con la racchetta, dice più o meno le stesse cose che si ripetono sempre: sono supercontento di essere arrivato fin qui, ma ci sono ancora partite da giocare, rimango concentrato, ogni partita è durissima, devo ancora imparare tanto. Gli dicono che è il più giovane quartofinalista del torneo nell’era open: “Certo è una bella cosa, ma se poi non si raggiungono i risultati importanti che ci si prefigge non conta poi molto. Ogni giocatore ha il suo percorso, i conti si fanno alla fine”. Per ora continua a guardare i video del suo allenatore Juan Carlos Ferrero e di Rafael Nadal, “per provare a ripetere in campo quello che ho visto fare a loro”.

Ogni volta che sono con loro cerco sempre di parlare poco e ascoltare molto – dice Carlos – perché solo così si riesce a imparare”. Forse ha già capito tutto.

[12] F. Auger-Aliassime b. F. Tiafoe 4-6 6-2 7-6(6) 6-4

Felix Auger-Aliassime e Frances Tiafoe – 2021 US Open (Andrew Ong/USTA)

Nella sessione serale della domenica di mezzo, quella a cavallo del Labor Day weekend, il pubblico dell’Arthur Ashe ha avuto in regalo la sfida tra due giovani virgulti, uno canadese e uno americano, che hanno fornito una prova di straordinaria prestanza atletica. Da bordocampo era quasi palpabile l’energia pura profusa dai due giocatori su ogni colpo, oltre alla loro grande mobilità. Il fatto che uno dei due fosse americano (e l’altro no) ha aggiunto quel tanto di pepe che bastava per innescare la polveriera dell’Ashe, adeguatamente alimentata da un’illimitata fornitura di “Honey Deuce”, il cocktail ufficiale dello US Open a base di vodka e liquore di lamponi.

Il guizzo finale alla fine del primo set da parte di Tiafoe era stato pareggiato dalla serie di quattro giochi consecutivi di Auger Aliassime nel secondo. Il match si è deciso nel terzo set, finito al tie-break dopo che il canadese aveva avuto due set point sul 5-4 e uno sul 6-5, e sul secondo di questi aveva messo in rete un diritto da metà campo. Nel tie-break un paio di palle corte forse evitabili da parte di Tiafoe, e un set point per lui cancellato da un servizio di Felix hanno fatto la differenza. “Se c’è un punto che vorrei rigiocare è quello sul 3-2 quando la mia smorzata si è fermata sul nastro – ha commentato lo statunitense alla fine del match – Potevo essere 4-2 invece di 3-3. Magari il drop shot non è stata una grande idea, ma a parte questo per cosa dovrei essere arrabbiato? Ha servito in maniera incredibile, davvero bravo.”

Auger-Aliassime sembra ora uscito da quella “secca” in cui sembrava entrato dopo aver raggiunto le semifinali di Miami e la Top 20 quasi due anni e mezzo fa. “Ciò che mi mancava è la fiducia nelle mie possibilità e quella sicurezza che viene con le vittorie”, ha detto dopo il match. Per lui, nel primo quarto di finale dello Slam ci sarà un altro esordiente, il diciottenne Carlos Alcaraz: “Un grande giocatore e una grande persona, si merita tutto quello che sta ottenendo”. Sarà il primo quarto Slam con due “millenial” in campo: forse il cambio della guardia è davvero arrivato.

Il tabellone maschile dello US Open con tutti i risultati aggiornati

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Berrettini: “Rispetto al 2019, sono più consapevole di appartenere a questo livello”

Dopo la vittoria su Popyrin, Berrettini parla della qualificazione alle Nitto ATP Finals, del programma di fine anno e della Davis

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Matteo Berrettini - Vienna 2021 (Foto Felice Calabro’)

È molto tardi quando Matteo Berrettini arriva davanti ai microfoni della sala interviste alla Stadthalle di Vienna dopo la sua partita di primo turno. Sono quasi le due del mattino, qualcuno dei giornalisti non ce l’ha fatta a rimanere, ma altri hanno resistito fino alla fine, tra malumori e proteste. “Purtroppo ogni volta che gioco, che vinca o che perda, devo fare una serie di trattamenti per prendermi cura del mio corpo. Alcune volte sono arrivato in camera anche alle 5 del mattino, ma è necessario per preservare il mio fisico”.

È una giornata da festeggiare, perché con la vittoria su Popyrin è arrivata anche la certezza matematica di qualificarsi per le Nitto ATP Finals di Torino.È una qualificazione diversa quella di quest’anno rispetto a quella di due anni fa – spiega Matteo In quella occasione è stato tutto uno “scoprire quello che potevo fare”, adesso invece mi sento di appartenere a questo livello. È stata più intensa a livello emotivo nel 2019, ed è per quello che sono arrivato anche stanco all’appuntamento con le Finals”.

Non mi aspettavo all’inizio dell’anno un risultato come quello ottenuto finora. Il risultato di Torino è arrivato dopo una stagione bella, ma nella quale ci sono stati due infortuni importanti, e che è arrivata dopo un’annata 2020 che era stata molto complicata sia dentro sia fuori dal campo”.

 

La partita con Popyrin ha avuto le tipiche incognite che presenta un match dopo un periodo senza partite e dopo il cambio di superficie e di condizione. “Il primo match è sempre difficile. Non mi aspettavo un incontro così complicato, ma dal secondo set in poi ho giocato meglio, quindi sono contento della mia prestazione”.

Naturalmente tra gli obiettivi di fine stagione non ci sono solamente le Nitto ATP Finals, ma ci sono pure le finali di Davis, che l’Italia disputerà a Torino almeno nella fase preliminare e per gli eventuali quarti di finale. Berrettini avrebbe dovuto giocare il doppio con Sinner a Indian Wells, ma è poi stato costretto a rinunciare per un problema al collo, ma in Davis dovrebbe essere schierato in coppia con Fabio Fognini. “Abbiamo dei doppi che si possono intercambiare. Con Fabio abbiamo giocato bene quando abbiamo giocato, sia in Davis sia in ATP Cup. Deciderà ovviamente il capitano, saranno giorni molto intensi, bisognerà gestirsi bene, ma con Fabio mi sento forte in doppio.

Ora che il posto tra gli otto di Torino è stato messo al sicuro, la programmazione potrebbe anche subire qualche cambiamento, soprattutto nel caso in cui ci fosse qualche problemino fisico da sistemare alla fine della settimana austriaca: “Prendo ogni giorno come viene – conferma Matteo – il programma è di giocare qui, Parigi, Torino e la Davis. Poi sappiamo che ogni tanto il mio corpo ha bisogno di un po’ di riposo. Ma per il momento mi sento bene e l’intenzione è quella di giocare tutto quanto.

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ATP San Pietroburgo, avanzano Bublik e Korda

Giornata di riscaldamento in Russia, in attesa di Rublev, Shapovalov, RBA e Aslan

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Sebastian Korda – ATP 250 Delray Beach 2020 (foto via Twitter @DelrayBeachOpen)

Un classico lunedì tranquillo al St. Petersburg Open, con tre soli incontri di singolare del tabellone principale. Sebastian Korda viene impegnato più del previsto da Nino Serdarusic, wild card croata che cede in due set molto tirati, con un solo break in tutto il match. Il primo parziale si decide al tie-break, con Korda che prende subito il largo aiutato dall’imprecisione del n. 248 ATP e mette a referto il 7-2. Nel secondo set, sul 5 pari, un paio di ottime risposte su altrettante seconde di Serdarusic e due gratuiti consentono a Korda di chiudere con la battuta. “Penso che lui abbia assolutamente giocato a un livello molto superiore alla sua classifica” spiega il classe 2000 di Bradenton. “Entrambi abbiamo servito molto bene, con tante prime in campo”. Tre su quattro, infatti, con percentuali di trasformazione più alte per Sebi, ma di tutto rispetto anche quelle di Nino che ha annullato 6 palle break delle 7 concesse. Non è invece mai riuscito a rendersi pericoloso in risposta e avrebbe forse dovuto provare a cambiare la posizione in ribattuta, sempre molto vicina al campo sulla prima statunitense e raramente aggressiva sulla seconda, contrariamente a quanto proposto da Korda, che ora affronterà il vincente fra van de Zandschulp e Nishioka, un duello tra qualificati.

Prima di loro, Jan-Lennard Struff ha fatto suo in due set il confronto inedito con James Duckworth, il ventinovenne di Sydney tormentato da mille infortuni che ha iniziato la stagione fuori dai primi 100 e ora è un solo passo dal varcare per la prima volta la soglia della top 50. Nell’occasione, ha faticato eccessivamente sulla propria seconda e non è riuscito a prendersi il primo parziale pur servendo sul 5-3 anche per merito della reazione tedesca. Struff si scatena anche nel tie-break per poi incamerare 6-3 la seconda partita in virtù dello strappo in un quarto gioco da ventisei punti. Al secondo turno troverà Alexander Bublik che senza alcun problema apparente supera Evgenii Tiurnev con un break per set in poco più di un’ora. Il numero 304, wild card alla seconda apparizione nel Tour, è in realtà coetaneo e concittadino del naturalizzato kazako nativo però di Gatchina, in Russia, e il bell’abbraccio sorridente fra i due a fine match fa intuire che qualcosa li lega: “Non ci volevo giocare” dirà infatti Bublik. “Siamo cresciuti insieme, è stato un incontro difficile e molto emotivo”.

Risultati:

 

J-L. Struff b. J. Duckworth 7-6(3) 6-3
[8] S. Korda b. [WC] N. Serdarusic 7-6(2) 7-5
[7] A. Bublik b. [WC] E. Tiurnev 6-3 6-4

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Oggi l’ultimo saluto ad Alessio Ceccarelli, il fisioterapista sorridente del tennis

Aveva frequentato il circuito per molti anni facendo parte anche dello staff medico delle nazionali

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Alessio Ceccarelli (foto tratta dal suo profilo Instagram)
Alessio Ceccarelli (foto tratta dal suo profilo Instagram)

Ha frequentato per anni il circuito maschile come fisioterapista di Aleksandr Dolgopolov jr, e quello femminile al seguito di Laura Siegemund e Andrea Petkovic. Non solo: fino al 2011 è stato membro dello staff medico delle nazionali maschili e femminili di tennis. Alessio Ceccarelli, il “fisioterapista sorridente”, è morto a soli 38 anni nella sua Pisa ed oggi è stato il giorno del suo funerale, al cimitero di Calci. A strapparlo all’affetto del padre Alfredo, della madre Daniela, del fratello Daniele e dell’amata Barbora è stato un tumore fulminante, che se l’è portato via nel giro di pochi mesi.

Ceccarelli era un giovane professionista qualificato e molto onesto che ha sempre portato il suo entusiasmo nelle players lounge in giro per il mondo. “Non ci posso credere. Sono profondamente triste nell’apprendere questa notizia – ha commentato Alexander Dolgopolov -. Era mio amico e mi ha sostenuto per molti anni della mia carriera. Alessio aveva un attitudine positiva ed è dura credere ci abbia lasciato”. A piangere Ceccarelli è anche la FIT, che sul suo sito ufficiale ha esternato le condoglianze della federazione e di tutto il movimento tennistico.

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