US Open, Raducanu: "Non ho parole, il mio risultato migliore finora era un titolo 25k!"

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US Open, Raducanu: “Non ho parole, il mio risultato migliore finora era un titolo 25k!”

Emma ha raccontato i precedenti fra lei e Fernandez: “Ci siamo affrontate a Wimbledon juniores, ma la nostra prima partita risale addirittura agli Under-12!”

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Emma Raducanu - US Open 2021 (Pete Staples/USTA)

Cresce il livello delle avversarie, ma il ruolino di marcia di Emma Raducanu allo US Open 2021 rimane intemerato: 18 set giocati (qualificazioni incluse), 18 set vinti e finale raggiunta alla seconda partecipazione Slam della carriera e senza essere mai stata in Top 100. Un’impresa da Hollywood in zona Broadway, ed è quindi naturale che lei stessa stenti a crederci: “La prima parola che mi viene in mente è ‘sorpresa’, non riesco a crederci. Chiaramente volevo arrivare a giocare negli Slam, ma non sapevo quanto in fretta sarei riuscita a raggiungere risultati di questo tipo. Non ho davvero parole al momento, sto per giocare una finale a soli due mesi dal mio primo Wimbledon!”.

Un traguardo ancora più incredibile se si ricorda la subitaneità con cui è arrivato, come si può capire dalla bacheca ancora piuttosto scarna della classe 2002: Due anni fa ho vinto un 25k a Pune, credo sia il titolo più importante della mia carriera finora. Basti pensare che fino a pochissimo tempo fa i suoi ricordi principali dei Major non erano neppure legati a partite giocate da lei: “Le prime finali Slam che ho visto erano quelle di Wimbledon, sia in TV che di persona. Ricordo che uno di miei primi coach ci aveva portati in gita a Wimbledon, un’esperienza fantastica – giocare lì quest’anno ha voluto dire tantissimo per me. Onestamente non ricordo chi stesse giocando”.

Detto questo, però, la britannica sentiva di poter raggiungere grandi picchi di rendimento: “Credo che aver giocato tanti match prima dello US Open mi abbia aiutato – ho fatto il 125k di Chicago e un 100k [a Landisville, in Pennsylvania, ndr]. Non ero sicura di quale sarebbe stato il mio livello qui allo US Open, per certi versi sono rimasta sorpresa dal mio gioco, soprattutto perché sono riuscita a fare bene contro le più forti al mondo. Credo di aver sempre saputo dentro di me che il mio livello era vicino a quello di queste ragazze, ma non sapevo se sarei riuscita ad esprimerlo per uno o due set. Ancora non riesco a credere di esserci riuscita, loro non smettono mai di lottare e usano bene la loro esperienza; sono molto orgogliosa di aver saputo attraversare con successo i momenti più complicati delle partite giocate qui”.

 

LA SEMIFINALE

Curiosamente, Raducanu non ha ricevuto domande sulla partita di ieri notte (quasi come se la sua vittoria fosse data per scontata), quindi l’unico commento si è limitato ai pensieri della giocatrice stessa che precedono l’inizio del Q&A: “Sapevo che il match di oggi sarebbe stato difficile. Maria Sakkari è una giocatrice fantastica, probabilmente una delle migliori atlete del circuito, quindi ero consapevole di dover giocare il mio miglior tennis ed essere molto aggressiva per avere una possibilità, e credo di averlo fatto”.

E che le aspettative siano cresciute, soprattutto a casa, lo conferma un’altra domanda. Giusto per non metterle pressione, infatti, un intervistatore l’ha apostrofata come “la persona più famosa del Regno Unito in questo momento”, argomento su cui lei è per fortuna riuscita a mantenere un po’ di prospettiva: “Voglio solo ringraziare chi mi sta seguendo, vuol dire molto per me, sto ricevendo tanto supporto e tanti messaggi, mi scuso con coloro a cui non sono riuscita a rispondere, non controllo molto spesso il mio telefono. Onestamente non ho una grande percezione di come stiano andando le cose a casa, sono concentrata su ciò che sto facendo qui con il mio team”. Da questo punto di vista, ritiene che la gioventù aiuti: “Credo che essere giovani ci consenta di giocare liberamente, probabilmente quando sarò più esperta le cose saranno diverse perché la situazione si ribalterà, sarò io quella sfidata dalle più giovani. Ora come ora penso solo al mio piano partita e ad eseguire i colpi, non mi focalizzo sulle aspettative”.

IL RAPPORTO CON LEYLAH FERNANDEZ

Domani Raducanu sfiderà una sua coetanea, Leylah Fernandez, che ha dovuto lottare decisamente di più per arrivare in finale (anche al netto di avversarie più complicate). Promettenti fin dalla tenera età, le due si conoscono da molto tempo: “Io e Leylah ci siamo affrontate a Wimbledon juniores [al secondo turno nel 2018, vinse Raducanu che poi sarebbe stata battuta da Swiatek ai quarti, ndr], ma la nostra prima partita credo sia stata all’Orange Bowl Under-12. Io sono nata a Toronto e lei è canadese, quindi all’epoca avevamo avuto modo di fare un minimo di conoscenza. […] Ora ci salutiamo ai tornei quando ci vediamo, lei è una bella persona, ma non siamo rimaste in contatto. […] Da quei primi incontri siamo cresciute tanto sia come giocatrici che come persone, e sono sicura che questo match sarà estremamente diverso; stiamo giocando bene entrambe, quindi sarà un bell’incontro”.

Emma Raducanu – US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

I PRODROMI DEL SUCCESSO

Nonostante i social media, l’ascesa meteorica di Emma Raducanu conferma come possano ancora avvenire delle esplosioni a sorpresa… o forse no? Un giornalista ha infatti cercato su Twitter le prime notizie relative alla tennista britannica: il primo Tweet risale addirittura a dieci anni fa, quando vinse un match a Bromley per 4-0 4-0, ma l’attenzione su di lui iniziò a crescere nel 2015 quando divenne la più giovane di sempre a vincere l’ITF di Liverpool.

A dispetto dalla tracciabilità di ciascuno di noi, tuttavia, Raducanu è passata largamente sottotraccia fino a questo luglio, ma ha iniziato a capire di poter giocare a livello internazionale già prima della vittoria sulle rive della Mersey: “La LTA ha sempre organizzato tanti viaggi all’estero per portarci agli stage e ai tornei, quindi già quando ho vinto un torneo internazionale Under-11 ho iniziato a pensare di poter fare bene. Però ho capito di poter diventare una professionista solo un paio d’anni fa. In ogni caso ho sempre continuato a studiare per avere un Piano B, anche se ora ovviamente sono concentrata al 100% sul tennis”.

FRA TANTE CULTURE

Un po’ come la sua avversaria di domenica, Raducanu ha un background culturale estremamente vario: britannica di passaporto, è nata in Canada da padre rumeno e madre cinese. Alcune domande si sono pertanto concentrate su questo aspetto, a partire dalle sue radici orientali, elemento che a suo parere è stato fondamentale per il successo: Credo che avere una madre cinese mi abbia instillato l’etica del duro lavoro e della disciplina, e quando ero piccola guardavo molto a Li Na come fonte d’ispirazione, era una giocatrice estremamente competitiva. Aveva ottimi colpi e si muoveva bene, ma era la sua forza mentale a colpirmi. Ricordo in particolare il suo match contro Schiavone al Roland Garros, un incontro molto duro in cui la sua forza interiore emerse moltissimo per me [la finale del 2011, quando Li vinse il suo primo titolo Slam contro la campionessa uscente azzurra, ndr]”.

Per quanto riguarda the Great White North, invece, Raducanu si dice contenta del supporto ricevuto, ma allo stesso tempo sa che sabato questo non potrà esserci, vista la nazionalità dell’avversaria: Avere del supporto anche dal Canada vuol dire molto per me, sono nata lì e ci ho vissuto per due anni, ho anche il passaporto canadese. Comunque penso che domenica l’atmosfera sarà positiva per entrambe”.

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Berrettini: “Rispetto al 2019, sono più consapevole di appartenere a questo livello”

Dopo la vittoria su Popyrin, Berrettini parla della qualificazione alle Nitto ATP Finals, del programma di fine anno e della Davis

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Matteo Berrettini - Vienna 2021 (Foto Felice Calabro’)

È molto tardi quando Matteo Berrettini arriva davanti ai microfoni della sala interviste alla Stadthalle di Vienna dopo la sua partita di primo turno. Sono quasi le due del mattino, qualcuno dei giornalisti non ce l’ha fatta a rimanere, ma altri hanno resistito fino alla fine, tra malumori e proteste. “Purtroppo ogni volta che gioco, che vinca o che perda, devo fare una serie di trattamenti per prendermi cura del mio corpo. Alcune volte sono arrivato in camera anche alle 5 del mattino, ma è necessario per preservare il mio fisico”.

È una giornata da festeggiare, perché con la vittoria su Popyrin è arrivata anche la certezza matematica di qualificarsi per le Nitto ATP Finals di Torino.È una qualificazione diversa quella di quest’anno rispetto a quella di due anni fa – spiega Matteo In quella occasione è stato tutto uno “scoprire quello che potevo fare”, adesso invece mi sento di appartenere a questo livello. È stata più intensa a livello emotivo nel 2019, ed è per quello che sono arrivato anche stanco all’appuntamento con le Finals”.

Non mi aspettavo all’inizio dell’anno un risultato come quello ottenuto finora. Il risultato di Torino è arrivato dopo una stagione bella, ma nella quale ci sono stati due infortuni importanti, e che è arrivata dopo un’annata 2020 che era stata molto complicata sia dentro sia fuori dal campo”.

 

La partita con Popyrin ha avuto le tipiche incognite che presenta un match dopo un periodo senza partite e dopo il cambio di superficie e di condizione. “Il primo match è sempre difficile. Non mi aspettavo un incontro così complicato, ma dal secondo set in poi ho giocato meglio, quindi sono contento della mia prestazione”.

Naturalmente tra gli obiettivi di fine stagione non ci sono solamente le Nitto ATP Finals, ma ci sono pure le finali di Davis, che l’Italia disputerà a Torino almeno nella fase preliminare e per gli eventuali quarti di finale. Berrettini avrebbe dovuto giocare il doppio con Sinner a Indian Wells, ma è poi stato costretto a rinunciare per un problema al collo, ma in Davis dovrebbe essere schierato in coppia con Fabio Fognini. “Abbiamo dei doppi che si possono intercambiare. Con Fabio abbiamo giocato bene quando abbiamo giocato, sia in Davis sia in ATP Cup. Deciderà ovviamente il capitano, saranno giorni molto intensi, bisognerà gestirsi bene, ma con Fabio mi sento forte in doppio.

Ora che il posto tra gli otto di Torino è stato messo al sicuro, la programmazione potrebbe anche subire qualche cambiamento, soprattutto nel caso in cui ci fosse qualche problemino fisico da sistemare alla fine della settimana austriaca: “Prendo ogni giorno come viene – conferma Matteo – il programma è di giocare qui, Parigi, Torino e la Davis. Poi sappiamo che ogni tanto il mio corpo ha bisogno di un po’ di riposo. Ma per il momento mi sento bene e l’intenzione è quella di giocare tutto quanto.

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ATP

ATP San Pietroburgo, avanzano Bublik e Korda

Giornata di riscaldamento in Russia, in attesa di Rublev, Shapovalov, RBA e Aslan

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Sebastian Korda – ATP 250 Delray Beach 2020 (foto via Twitter @DelrayBeachOpen)

Un classico lunedì tranquillo al St. Petersburg Open, con tre soli incontri di singolare del tabellone principale. Sebastian Korda viene impegnato più del previsto da Nino Serdarusic, wild card croata che cede in due set molto tirati, con un solo break in tutto il match. Il primo parziale si decide al tie-break, con Korda che prende subito il largo aiutato dall’imprecisione del n. 248 ATP e mette a referto il 7-2. Nel secondo set, sul 5 pari, un paio di ottime risposte su altrettante seconde di Serdarusic e due gratuiti consentono a Korda di chiudere con la battuta. “Penso che lui abbia assolutamente giocato a un livello molto superiore alla sua classifica” spiega il classe 2000 di Bradenton. “Entrambi abbiamo servito molto bene, con tante prime in campo”. Tre su quattro, infatti, con percentuali di trasformazione più alte per Sebi, ma di tutto rispetto anche quelle di Nino che ha annullato 6 palle break delle 7 concesse. Non è invece mai riuscito a rendersi pericoloso in risposta e avrebbe forse dovuto provare a cambiare la posizione in ribattuta, sempre molto vicina al campo sulla prima statunitense e raramente aggressiva sulla seconda, contrariamente a quanto proposto da Korda, che ora affronterà il vincente fra van de Zandschulp e Nishioka, un duello tra qualificati.

Prima di loro, Jan-Lennard Struff ha fatto suo in due set il confronto inedito con James Duckworth, il ventinovenne di Sydney tormentato da mille infortuni che ha iniziato la stagione fuori dai primi 100 e ora è un solo passo dal varcare per la prima volta la soglia della top 50. Nell’occasione, ha faticato eccessivamente sulla propria seconda e non è riuscito a prendersi il primo parziale pur servendo sul 5-3 anche per merito della reazione tedesca. Struff si scatena anche nel tie-break per poi incamerare 6-3 la seconda partita in virtù dello strappo in un quarto gioco da ventisei punti. Al secondo turno troverà Alexander Bublik che senza alcun problema apparente supera Evgenii Tiurnev con un break per set in poco più di un’ora. Il numero 304, wild card alla seconda apparizione nel Tour, è in realtà coetaneo e concittadino del naturalizzato kazako nativo però di Gatchina, in Russia, e il bell’abbraccio sorridente fra i due a fine match fa intuire che qualcosa li lega: “Non ci volevo giocare” dirà infatti Bublik. “Siamo cresciuti insieme, è stato un incontro difficile e molto emotivo”.

Risultati:

 

J-L. Struff b. J. Duckworth 7-6(3) 6-3
[8] S. Korda b. [WC] N. Serdarusic 7-6(2) 7-5
[7] A. Bublik b. [WC] E. Tiurnev 6-3 6-4

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Oggi l’ultimo saluto ad Alessio Ceccarelli, il fisioterapista sorridente del tennis

Aveva frequentato il circuito per molti anni facendo parte anche dello staff medico delle nazionali

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Alessio Ceccarelli (foto tratta dal suo profilo Instagram)
Alessio Ceccarelli (foto tratta dal suo profilo Instagram)

Ha frequentato per anni il circuito maschile come fisioterapista di Aleksandr Dolgopolov jr, e quello femminile al seguito di Laura Siegemund e Andrea Petkovic. Non solo: fino al 2011 è stato membro dello staff medico delle nazionali maschili e femminili di tennis. Alessio Ceccarelli, il “fisioterapista sorridente”, è morto a soli 38 anni nella sua Pisa ed oggi è stato il giorno del suo funerale, al cimitero di Calci. A strapparlo all’affetto del padre Alfredo, della madre Daniela, del fratello Daniele e dell’amata Barbora è stato un tumore fulminante, che se l’è portato via nel giro di pochi mesi.

Ceccarelli era un giovane professionista qualificato e molto onesto che ha sempre portato il suo entusiasmo nelle players lounge in giro per il mondo. “Non ci posso credere. Sono profondamente triste nell’apprendere questa notizia – ha commentato Alexander Dolgopolov -. Era mio amico e mi ha sostenuto per molti anni della mia carriera. Alessio aveva un attitudine positiva ed è dura credere ci abbia lasciato”. A piangere Ceccarelli è anche la FIT, che sul suo sito ufficiale ha esternato le condoglianze della federazione e di tutto il movimento tennistico.

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