Gli outfit dello US Open 2021

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Gli outfit dello US Open 2021

Come è ormai consuetudine, una carrellata tra gli outfit sfoggiati dai tennisti nel corso dello US Open appena concluso. Tra promossi e bocciati c’è un solo vincitore in questa stagione 2021: Lacoste

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Daniil Medvedev - US Open 2021 (Garrett Ellwood/USTA)
 
 

Dopo il candore imposto a Wimbledon, in quel di New York i marchi sportivi si sono sbizzarriti nella scelta dei completi indossati dagli atleti per lo US Open 2021. La fantasia non è mancata, e con essa nemmeno qualche scelta non proprio azzeccata (per chi proprio non è capace di vivere senza i nostri severissimi consigli di stile, ecco la nostra opinione sul MET Gala).

Novak Djokovic – Lacoste

Novak Djokovic – 2021 US Open (Andrew Ong/USTA)

Australian Open in verde, Roland Garros in rosso, Wimbledon (naturalmente) in bianco e US Open è in blu. È questo il pattern di Lacoste con Nole da alcuni anni a questa parte. In questo caso un blu elettrico, molto brillante, è rotto da una sfumatura a righe via via più chiare, fino al celeste, sulla polo. Bello, pulito, Djokoviciano, ma fa un pò effetto meccanico della Fiat. Meglio lo spezzato polo bianca-pantaloncino blu, dove compare sulla polo anche una striscia verde. Il fenomeno serbo ha provato questa variazione proprio nell’ultimo scorcio delle finale contro Medvedev. Ma non è bastato il cambio di look per distrarre il compagno di coccodrillo russo e riuscire nel suo tentativo di vincere il grande slam. Un outfit che dunque sarebbe potuto diventare iconico ma invece rimane semplicemente bello, pulito, Djokoviciano e che fa un po’ meccanico della Fiat. (Valerio Vignoli)

 

Naomi Osaka – Nike

Naomi Osaka – US Open 2021 (via Twitter, @usopen)

Naomi Osaka si presenta agli US Open, torneo praticamente di casa per lei e che ha vinto già due volte in carriera, con un vestito giallo fluo, con un collo a t-shirt e i bordini neri, piuttosto corto e con una gonna sufficientemente svolazzante per mostrare degli shorts aderenti a contrasto. Considerato la tipologia di fisico e la carnagione della nipponica, un outfit pressoché perfetto. Al quale Osaka abbina delle scarpe molto ricercate, ricche di riferimenti alla grande mela e con quell’effetto patch che va tanto di moda nelle sneakers oggigiorno. L’insieme ricorda molto la Serena di una decina di anni fa. Peccato che poi Williams arrivasse sempre in fondo al torneo, e che lei le ragazzine le battesse ripetutamente sul campo. (Valerio Vignoli)

Daniil Medvedev – Lacoste

Daniil Medvedev – US Open 2021 (photo Darren Carroll/USTA)

Se in questo 2021 il Grande Slam non è riuscito a Novak Djokovic è però stato conquistato da Lacoste. Perde Nole a New York infatti, ma vince Medvedev che sfoggia, così come il numero uno del mondo, il coccodrillo sulla maglia da gioco. Due gli outfit indossati dal neo campione di Flushing Meadows: il primo maglia bianca e pantaloncino verde scuro e il secondo, quello con il quale Daniil alza al cielo il suo primo trofeo Slam, maglia blu e pantaloncino candido. Lacoste, come d’abitudine, sceglie una linea classica ed elegante, seppur Medvedev abbia un po’ sempre l’aria stropicciata, la maglietta che sembra andargli larga, insomma non un modello perfetto, ma poco conta poichè è lui a regalare a Lacoste il quarto torneo Major dell’anno. (Chiara Gheza)

Collezione Nike

Emma Raducanu reacts to winning a Women’s Singles quarterfinal match at the 2021 US Open, Wednesday, Sep. 8, 2021 in Flushing, NY. (Garrett Ellwood/USTA)

La collezione Nike per gli US Open 2021 punta sul vintage anni ’70. Colori accesi e linee decise, quasi a simboleggiare la grinta, la determinazione e la voglia di successo dei giovani atleti che la indossano, come Emma Raducanu e Carlos Alcaraz. La neocampionessa di New York è deliziosa nel suo completo Nike rosso e blu. Bellissimo nella sua semplicità il top rosso a canotta, con i bordi blu sulle spalline large e lo scollo a “V”. Ed è lo stesso blu notte, luminoso, del gonnellino, lineare ma fantasioso e leggero al tempo stesso, con “pence” larghe, in questo caso di colore rosso, per richiamare il top. Bello, elegante e sobrio. Un outfit che esprime carisma e richiama ai fasti del tennis anni ’70, come dicevamo. Questo spicca soprattutto grazie allo stile del logo; il celebre ‘baffo’, infatti, è quello dei completini d’antan. Un revival spesso benvenuto, anche nella moda.

Celebrare il passato, con la bellezza del presente e la voglia di futuro. Il futuro è anche Carlos Alcaraz, il 18enne spagnolo che in campo è una forza della natura. Anche nel suo caso, il completo sprizza grande energia, con la t-shirt bianca e le maniche blu, con tanto di fascia rossa sulle spalle. Bianco, rosso e blu (un ovvio clin d’oeil alla bandiera americana, per celebrare l’evento di New York), che ritroviamo anche sui pantaloncini. Un completo giovane e dinamico, proprio come il giovane Carlos. (Laura Guidobaldi)

Carlos Alcaraz – 2021 US Open, Sunday (Andrew Ong/USTA)

Collezione Adidas

Alexander Zverev – 2021 US Open (Darren Carroll/USTA)
Maria Sakkari – US Open 2021 (Garrett Ellwood/USTA)

La collezione femminile di Adidas agli Us Open 2021 verrà ricordata soprattutto per il gonnellino che Maria Sakkari non riusciva proprio a tenere in vita nel corso della semifinale, poi persa contro la neo-campionessa Emma Raducanu. In realtà, disavventure della greca a parte, Adidas non convince sui campi di Flushing Meadows scegliendo colori scuri e spenti. Male, male l’abbinamento verde militare e albicocca sbiadito pensato per le donne. Leggermente meglio l’outfit sfoggiato invece da Sascha Zverev, anche se il nero quasi totale, intervallato da sprazzi di grigio, non spicca per originalità. Insomma Adidas rimandata, con la speranza che in Australia possa fare decisamente meglio. (Chiara Gheza)

Collezione Asics

Leylah Fernandez – US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

La collezione Asics degli US Open 2021 si distingue per allegria e luminosità. Bellissimi i colori della t-shirt smanicata di Leylah Fernandez, così come quello dei pantaloncini di Gaël Monfils. Il completo di Leylah è sobrio ma fresco al tempo stesso. La t-shirt vivace con il blu di Prussia, spezzato da fasce oblique blu elettrico e fucsia. Molto carino il gonnellino bianco a piegoline, che sottolinea la grazia e leggerezza della fisicità della finalista del torneo. Il verde menta dona molto a Gaël, ne esalta la grande allegria e l’esplosività in campo. Inoltre, è un verde che si sposa benissimo con la t-shirt blu notte, anch’essa attraversata da strisce verdi e un tocco di rosso. Scelta azzeccatissima. (Laura Guidobaldi)

Gael Monfils – US Open 2021 (Brad Penner/USTA)

Collezione Fila

Fila chiama “Wild Card Collection” la collezione pensata per gli US Open appena conclusi e fa centro mettendo in campo outfit, molto diversi tra loro, ma sempre caratterizzati da un tocco di classe e di originalità. I colori base su cui nasce l’idea sono azzurro e blu, le linee sono classiche e le combinazioni variegate. Particolare il pantaloncino indossato da Diego Schwartzman a quadretti, molto chic. L’altra tonalità che troviamo nella Grande Mela è il color tortora, di gran moda, seppur inusuale nel mondo del tennis. Anche questa scommesa è però vinta da Fila che veste Robin Lyons-Montgomery in total tortora con inserti neri dando così vita a uno dei completi, a nostro avviso, più riusciti di questa edizione del Major a stelle e strisce. Karolina Pliskova gioca, dal canto suo, con una canotta bianca, impreziosita da uno svolazzante gonnellino a pois scuri. Che altro aggiungere se non che Fila è decisamente promossa in quel di New York City. (Chiara Gheza)

Karolina Pliskova – US Open 2021 (Andrew Ong/USTA)

Matteo Berrettini – Lotto

Matteo Berrettini – US Open 2021 (Andrew Ong/USTA)

Matteo Berrettini è il testimonial perfetto e Lotto decide di giocare con un mix di colori per questa trasferta a New York. Il risultato è un classico pantaloncino blu scuro, illuminato da una maglia azzurra con strisce fluo ai lati, in perfetto abbinamento con i polsini. Outfit grintoso, colorato e ben riuscito. Il binomio Lotto – Berrettini sbaglia raramente un colpo e si riconferma anche sul cemento USA. Ancora una volta promosso a pieni a voti. (Chiara Gheza)

Fabio Fognini – EA7

Armani punta sul bianco per questo US Open 2021. E il bianco dona decisamente a Fabio Fognini. Peccato che il ligure sia uscito subito dal torneo ma ha fatto certamente la sua bella figura in fatto di look con la bella e grintosa t-shirt, bianca sì, ma solo a metà, lasciando spazio anche ad una porzione di nero. I pantaloncini invece sono in total white. Armani ha voluto puntare sull’eleganza e la luminosità di Fabio (con il bianco), ma anche sul suo tennis esplosivo e potente (con il nero). Molto carino il tocco rosa sulla maglietta e sul logo del brand. Insomma, una mise che coniuga luci e ombre, dolcezza e impeto. Un po’ come la personalità di Fabio, insomma. (Valerio Vignoli)

Coco Gauff

È proprio vero che a Coco Gauff sta bene tutto, perché è un’atleta starordinaria e ha carisma da vendere. E infatti, anche il completo della New Balance per questi US Open, che a prima vista potrebbe sembrare esagerato, invece ha il suo perché. È un mix di delicatezza ed esplosività psichedelica, con la canotta bianca e nera e fantasia di arabeschi associata ad un inaspettato gonnellino rosa schocking che avvolge i pantacourt della stessa fantasia del top. Elegante la cintura nera. La gonna è, sì, grintosa ma al contempo vezzosa , grazie allo spacchetto laterale. Insomma, il completo è una bellissima trovata nella sua opposizione di tinte e stile, ma indossato da Coco davvero spacca. (Laura Guidobaldi)

Giorgi – Giomila

La linea creata da Camila e da mamma Claudia sono sempre un successo. Si tratta di una linea che generalmente punta sui toni delicati e pastello, anche per lo slam americano di quest’anno. Camila ha indossato un abitino di una tonalità rosa molto chiara, con le spalline e il gonnellino semplice, leggermente largo, ulteriormente aggraziato da un leggero volant. Un classico per Camila, che le sta benissimo e ne esalta la spiccata graziosità. (Laura Guidobaldi)

Ugo Humbert – Wilson x KITH

Peccato che il francese Ugo Humbert sia uscito al primo turno contro Peter Gojowczyk. Perché a sto giro era il vestito meglio di tutti. Il transalpino, unico atleta di primo piano ad essere sponsorizzato da Wilson non solo per le racchette ma anche per l’abbigliamento e le calzature, era toccato l’onore di fare da testimonial alla collaborazione tra lo storico brand americano e KITH, freschissima maison di moda newyorkese, fondata una decina di anni fa da Ronnie Fieg, guru del footwear da strada. I capi della collezione sono un inno ad un tennis retrò che non c’è più, tra colori tenui come il beige e il verde oliva e colletti a polo particolarmente corti. Humbert giocava anche con una speciale colorazione della sua racchetta che richiamava le antenate in legno. Tutto così smaccatamente vintage da essere estremamente contemporaneo. Straordinario. (Valerio Vignoli)

Bonus Off-Court: il bag-gate

Solamente qualcuno che non abbia mai provato a trasportare qualsiasi oggetto in una borsa Ikea può permettersi di criticare Rune per aver usato il mitico sacchetto blu per il suo ingresso in campo. Infatti non esiste nulla al mondo di più capiente e comodo di una di queste borse. Quindi Holger, con questa sua originale iniziativa, non può che vincere il premio di tennista più pratico del circuito.

E poi c’è Reilly Opelka. Ci piace tanto il giovane gigante buono del tennis, non solo perché sa giocare molto bene a tennis (eh no, Opelka non è solo servizio, Really!), ma anche perché ama le cose comode, le tinte pastello e l’arte. Infatti, per rimanere in tema di borse di questo US Open, per il suo match di primo turno lo statunitense è entrato in campo con una borsa color rosa confetto, oltre che con il solito borsone per le racchette. E, da non credere, è stato multato di 10.000$ . Il problema non era la tinta, bensì la scritta sulla borsa, che riportava il nome di una galleria d’arte di Anversa. La scritta, infatti, troppo grande secondo il regolamento, poteva venire interpretata come una forma di pubblicità occulta. Nel match successivo, quello contro Musetti, Opelka ha dimostrato notevole autoironia, non solo ripresentandosi con la fatidica borsa ma coprendone la scritta con un perentorio “Unapproved“. Fortissimo Really. (Chiara Gheza e Laura Guidobaldi)

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: senza Federer, Berrettini, Medvedev e Zverev, prevedo una finale Djokovic-Nadal

Sarà la delusione per il forfait di Matteo Berrettini, ma in questi Championships in tono minore, se non “esplode” Alcaraz, trionferà la vecchia guardia

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Incontro in sala stampa il collega svizzero Simon Graf, autore di diversi libri su Roger Federer, e all’unisono commentiamo: “Roger arrivava in semifinale nel secondo quarto della metà alta di questo tabellone anche con un ginocchio solo!”.

Gli otto approdati al terzo turno di quel settore sono, scendendo verso il basso, Humbert e Goffin, Tiafoe e Bublik, Norrie e Johnson, Paul e Vesely. La testa di serie più alta fra le sole tre superstiti (Norrie 9, Tiafoe 23 e Paul 30) è, per la gioia degli inglesi (sebbene disperati per le sconfitte di Murray e Raducanu), la n.9 Cameron Norrie che è riuscito a domare soltanto al quinto set lo spagnolo Munar che in 10 partite sull’erba non ne aveva mai vinta una.

Hanno perso Ruud n.3 e Baez n.31 questo mercoledì, Hurkacz n.7 e Dimitrov n.18 lunedì, fatto sta che in semifinale arriverà, probabilmente contro Djokovic che contro Kokkinakis ha giocato molto meglio che contro Kwon, una sorta di outsider, salvo che Norrie debba essere considerato un grande tennista. E francamente io non riesco a considerarlo tale.

 

Gli inglesi faranno il tifo per lui che è nato in Sud Africa (Johannesburg) e cresciuto in Nuova Zelanda a questo punto, perché non gli è rimasto molto altro.

Io comincio a chiedermi se la Raducanu non sia un UFO, un oggetto volante (sui campi da tennis e neppur tanto) non identificato. Ha preso 6-3 6-3 dalla Garcia e dal settembre scorso di quello straordinario US Open – straordinario per lei come per la Fernandez – non ci stati altri momenti di gloria, né per lei né per l’altra ragazza. Un doppio mistero davvero inesplicabile. Sono giovani, dicono tutti, abbiate pazienza.

E noi che ce l’abbiamo con i ripetuti infortuni di Berettini e Sinner, la pazienza abbiamo imparato a coltivarla. Mi sa proprio che dovranno coltivarla anche tutti coloro che pensavano imminente il cambio della guardia solo perché né Djokovic né Nadal sarebbero stati testa di serie n.1 e n.2 in questo torneo se Medvedev e Zverev fossero stati qui.

Io, anche se è dannatamente presto per sbilanciarsi perchè non si è neppure concluso il secondo turno, non riesco francamente a immaginare per questo Wimbledon in tono minore una finale diversa da un Djokovic-Nadal alle prese con la sessantesima sfida, con Nole che cerca di avvicinare i 22 Slam di Rafa e Rafa che vorrebbe raggiungere i 23 (di Serena Williams…ma lui non è superstizioso) e a New York lo Slam.

Se Rafa dice che lui al record degli Slam non ci pensa e non ci tiene, non credeteci. Ci tiene eccome, ma bleffa. Sarebbe anormale che non ci tenesse. Tutti gli sportivi, tutti i campioni, tengono ai record. I record fanno la storia. Rafa ha vinto 14 Roland Garros e sa bene che cosa significa. Facesse il Grande Slam, sfuggito per una partita all’US Open a Djokovic, e si portasse a 24 Slam, figuratevi un po’ che Rafa non ci tenga.

Ma nella metà sotto gli avversari più temibili, Cilic e Aliassime, non ci sono più. Tsitsipas deve ancora provare di essere forte sull’erba. Un po’ come nella metà sopra Alcaraz. Infatti sia l’uno sia l’altro hanno sofferto al primo turno. Nel secondo Alcaraz ha giocato meglio, ma Greekspor non poteva impensierirlo.

Da chi può perdere Djokovic? Io non riesco a individuare un nome e un cognome. Forse, battuti Kecmanovic nel prossimo derby e uno fra Basilashvili e Van Rijthoven in quello dopo, dal quartetto Sinner-Isner (non è un’anagramma) Otte-Alcaraz, soltanto un Isner che gli servisse 70 aces potrebbe fargli paura. Impossibile? Beh, Isner ne ha serviti 54 al primo turno con Couacaud e 36 con Murray, dal quale aveva perso 8 volte su 8.  Ma stavolta, sebbene un tifoso avesse gridato “Com’on Andy he is older than you!”, perché in effetti il lungo John è due anni più anziano, ma non ha un’anca di metallo. Chissà se rivedremo Andy qua fra un anno. Ma è una domanda che potremmo porci anche per Rafa…

Ma, come accennato sopra, se Djokovic arriva in semifinale l’avversario più forte che può trovare è Norrie. Per questo lo vedo già in finale. Con Nadal. Il quale però forse con Fritz o Cressy (che mi piace molto come gioca su questi campi) potrebbe soffrire più che con Tsitsipas.

Intanto, mentre Elisabetta Cocciaretto non è andata oltre un doppio 6-4 con la Begu, e le nostre donne ce le siamo giocate tutte, Jannik Sinner ha colto la sua seconda vittoria erbosa. In 4 set su Mikael Ymer. Poteva vincere in 3. Avanti due set ha avuto una pausa nel terzo, che pure conduceva con un break di vantaggio, si è fatto riprendere sul 3 pari, ha mancato tante pallebreak… A fine match, dopo il quarto vinto 6-2, si sono contate 19 pallebreak, di cui appena 6 trasformate. Ma il dato forse più interessante è stato vederlo andare a rete 52 volte per fare 38 punti, giocando anche qualche pregevole volee. Certo 4 ace non sono molti, soprattutto se si pensa che Alcaraz ne ha fatti 39 in due partite fra Struff e Griekspoor.  

Io avevo posto ai lettori un quesito nell’editoriale di ieri: per Sinner meglio affrontare Isner o Murray? Ma non avevo espresso il mio parere. Lo faccio oggi. Sapendo che Jannik aveva perso un match su 2 con entrambi (ma anche che quello vinto in Coppa Davis a Torino con Isner è forse quello che conta di meno). Beh, io credo che sull’erba avrebbe sofferto di più i palleggi con Murray che lo aveva messo in difficoltà anche su superfici meno care allo scozzese dell’erba. Mentre sui servizi di Isner, che certamente di ace ne farà tanti, Jannik saprà rispondere quel tanto che basta per fargli qualche break. La risposta è forse il miglior colpo di Jannik…

Oggi intanto seguiremo, nel primissimo pomeriggio, Lorenzo Sonego contro il piccolo francese Hugo Gaston che sull’erba si vedrà parzialmente spuntata l’arma più letale, la sua smorzata (qui le quote del giorno). Lorenzo dovrà attaccarlo a tutto spiano per spuntargliela ancora di più. Lorenzo e Jannik, Jannik e Lorenzo, ci sono rimasti solo loro due. Non è granchè e non sembrano granchè neppure le loro prospettive. Se Sonego vincesse avrebbe poi Nadal. Se vincesse Sinner gli toccherebbe Alcaraz.

Sono saltate fin qui 23 teste di serie, 14 donne e 9 uomini. Le più alte la n.2 Kontaveit e la n.3 Ruud. Eppure non sono grandi sorprese.

primo turno
Uomini – sei
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne – dieci
7 Collins (Bouzkova)
9 Muguruza (Minnen)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)

31 Kanepi (Parry)

secondo turno
Uomini (tre, nove in tutto)
3 Ruud (Humbert)
15 Opelka (van Rijthoven)
31 Baez (Goffin)
Donne  quattro, quattordici in tutto
2 Kontaveit (Niemeier)
10 Raducanu (Garcia)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

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Wimbledon, l’incredibile sconfitta di Davidovich Fokina: penalty point al tie-break decisivo sul match point

L’arbitro Carlos Ramos condanna lo spagnolo alla sconfitta contro Vesely, dopo una palla scagliata fuori dal campo sul 7-9 del super tie-break

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Una delle partite più lottate della terza giornata di Wimbledon 2022 è stata quella tra Alejandro Davidovich Fokina e Jiri Vesely. La tenacia dei due e l’incertezza che regnava ha attratto anche gli spettatori che hanno riempito tutti i posti disponibili sul Campo 17 e anche oltre (una grosso gruppo era infatti piazzato dietro la sedia dell’arbitro nel punto in cui il campo non era circondato dalla recinzione). Dopo 3 ore e 52 minuti è stato il giocatore ceco a spuntarla, ma il finale è stato piuttosto controverso e assolutamente insolito. Infatti Vesely non ha dovuto giocare il match point: a Davidovich Fokina è stato comminato un penalty point sul 9-7 del super tie-break del quinto set in favore di Vesely, che ha chiuso 6-3 5-7 6-7(2) 6-3 7-6(7).

La causa del penalty point? Come si vede dal video in basso, Fokina dopo aver mandato sul nastro un dritto (colpo che lo ha tradito nel finale dove è stato anche a due punti dal match in risposta sul 5-4) ha scagliato la palla fuori dal campo. In precedenza nello stesso set l’arbitro gli aveva dato un warning per ‘oscenità verbale’ per qualche frase troppo colorita. Ecco allora la combo che gli è stata fatale: è rimasto totalmente di stucco dopo aver sentito l’arbitro chiamare il ‘game, set and match Vesely’, perché – dal poco che si è capito – pensava che il penalty point non scattasse per la somma due infrazioni diverse. Ha poi raggiunto la sua sedia e ha anche nascosto con l’asciugamano qualche lacrima. Per vedere la stretta di mano e lo sguardo incredulo di Fokina potete andare a guardare le storie sul profilo Instagram di Ubitennis, dove troverete anche altri contenuti dai meandri dell’All England Club.

Curioso il fatto che ad arbitrare l’incontro praticamente deciso da penalty point ci sia stato Carlos Ramos. Nel 2018 infatti fu protagonista della polemica con Serena Williams nella finale dello US Open (vinta da Osaka) dove Serena ricevette addirittura un penalty game.

Dal punto di vista di Vesely invece c’è la gioia per aver raggiunto il terzo turno a Wimbledon per la quinta volta. Nelle quattro precedenti occasioni ha vinto due volte, nel 2018 contro Fognini e nel 2016 contro Sousa, ma non riuscì comunque a raggiungere i quarti. Ora si troverà di fronte Tommy Paul: insomma, una partita piuttosto aperta per lui che ha quest’anno è riuscito a battere perfino Novak Djokovic (seppur non al meglio) a Dubai. La sua parte di tabellone (il quarto inferiore della parte alta) è molto interessante: è proprio da qui che si è sicuri uscirà un nuovo semifinalista Slam. Questi i candidati: Humbert, Goffin, Tiafoe, Bublik, Norrie, Johnson, Paul e Vesely.

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Wimbledon day 4, da non perdere: Andreescu, Shapovalov e Draper

LONDRA – I talenti canadesi Bianca e Denis possono dare spettacolo, interessante il confronto fra Jack e De Minaur

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(da Londra, il nostro inviato)

Alex De Minaur – Jack Draper
Alex è l’erede tecnico, tattico e ovviamente nazionale del grande australiano Lleyton Hewitt, che Gianni Clerici chiamava “satanetto” per la diabolica capacità di ribaltare qualsiasi scambio (Pete Sampras ancora si ricorda i suoi passanti, ne sono convinto). Oggi affronta l’inglese rampante Jack, mancino, assai forte, dotato di grandi colpi d’attacco al seguito di un ottimo servizio. Esplosività opposta a corsa e contrattacco, se vogliamo, e non si offendano i tifosi del mitico Goran (io ero fra quelli), un match-up tecnico non troppo dissimile a quando Lleyton affrontava Ivanisevic, che proprio contro Hewitt concluse la sua carriera a Wimbledon 2004. Vedere le grandi aperture di campo di cui sono capaci i mancini di talento, e il modo in cui i difensori di qualità tentano di chiudere quegli angoli è sempre molto interessante, particolrmente su erba.
Consigliata a chi ama il contrasto di stili e i ricorsi storici.

EDITORIALE: Senza Federer, Berrettini, Medvedev e Zverev, prevedo una finale Djokovic-Nadal

 

Elena Rybakina – Bianca Andreescu
Elena gioca bene, e pur non essendo un’erbivora nata si adatta a questa come a tutte le altre superfici. E’ stata top-15, ha 23 anni, un’ottima tennista in generale. Quindi, un banco di prova significativo per Bianca, il talento canadese che ha devastato il tennis WTA in quella indimenticablie stagione 2019, quando a meno che non fosse infortunata si rifiutava semplicemente di perdere. Dopo il titolo allo US Open, purtroppo, il fisico di Andreescu ha successivamente presentato una lista di conti infinita, che speriamo si sia definitivamente esaurita. L’erba potrebbe esaltare diverse delle caratteristiche della canadese, a cominciare dalla gran manualità e capacità di variazione con lob e palle corte, la partita ha buone possibilità di risultare godibile.
Consigliata a chi apprezza finezze tattiche come i pallonetti aggressivi durante lo scambio, senza che l’avversaria sia scesa a rete.

QUOTE DEL GIORNO

Denis Shapovalov – Brandon Nakashima
Brandon è il paradigma di giocatore da cemento americano se ce n’è uno. Correttissimo, forte, con servizio e dritto spinge, col rovescio manovra, bel fisico, tanta corsa. Su erba, e Taylor Fritz ne è un esempio, è un tipo di tennista che se la può cavare più che bene. Dall’altra parte abbiamo l’ultimo superstite (oltre a Djokovic, ovviamente) dei semifinalisti dell’anno scorso, e Denis il match con Novak avrebbe potuto e dovuto vincerlo visto l’ndamento del punteggiio e del gioco. Purtroppo, ultimamente il mancino canadese dal tennis esplosivo e dal fenomenale rovescio e una mano sta perdendo molti match, la speranza è che arrivato qui a Wimbledon qualcosa gli faccia click in testa e che la tendenza si inverta. Vederlo spaccare la palla a tutto braccio da qualsiasi angolo del campo è sempre uno spettacolo, a prescindere da tutto.
Consigliata a chi non smetterà mai di adorare le risposte di rovescio a una mano in salto.

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