Djokovic, Melbourne in forse? (Pierelli, Bertellino, Rossi, Martucci). Giorgi vince a nervi tesi (Mastroluca)

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Djokovic, Melbourne in forse? (Pierelli, Bertellino, Rossi, Martucci). Giorgi vince a nervi tesi (Mastroluca)

La rassegna stampa di mercoledì 20 ottobre 2021

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Djokovic, sì a Torino, Australia in forse «E’ ingiusto dirvi se sono vaccinato» (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello Sport)

 Il re ha parlato e ha fatto chiarezza. Sul suo futuro che, a cascata, coinvolge anche altri colleghi. Come per esempio il nostro Jannik Sinner che – era prevedibile, adesso è ufficiale – non potrà beneficiare dell’assenza del campione serbo nella corsa alle Atp Finals di Torino (14-21 novembre), dove è già qualificato invece Matteo Berrettini. Il 2021 del numero 1 del mondo, dunque, non si concluderà con la sconfitta più cocente della carriera. Le lacrime di New York, in premiazione a fianco di quel Daniil Medvedev che allo Us Open gli ha impedito di realizzare il Grande Slam che non si verificava dal 1969 (Rod Laver), non saranno l’ultima sua immagine di questo anno comunque strepitoso, in cui ha conquistato tre Major, raggiungendo a quota 20 Roger Federer e Rafa Nadal. Djokovic, parlando con il quotidiano serbo Blic, è stato chiaro sul suo finale di stagione: «Giocherò Parigi-Bercy, le Atp Finals di Torino e la coppa Davis. Ho appena ripreso in mano la racchetta, starò ancora a Belgrado questa settimana, poi lascerò la Serbia per dedicarmi più intensamente agli allenamenti». Non altrettanto chiaro, invece, il programma per l’anno prossimo. Lui è il Signore di Melbourne dall’alto dei suoi nove titoli (record), ma l’Australlan Open quest’anno rischia di non vedere l’uomo che più di ogni altro ha lasciato il segno nel down-under. I suoi dubbi sono legati alla vaccinazione contro il Covid e alla politica molto stringente del governo australiano per prevenire i contagi. Lo Stato del Victoria al momento ha reso obbligatoria la vaccinazione per tutti gli atleti australiani e non è ancora chiaro se gli sportivi stranieri dovranno presentare il “green pass” oppure no. «Non so se sarò a Melbourne. Al momento la situazione non è affatto favorevole. Stante così le cose, penso che saranno in tanti a pensarci bene prima di decidere se andare o meno agli Australian Open. Io vorrei esserci, è lo Slam in cui ho ottenuto più successi, amo questo sport e sono motivato. Sto monitorando la situazione assieme al mio manager. Se ho capito bene, Tennis Australia prenderà una decisione tra un paio di settimane. Nella scorsa edizione ci sono state tante restrizioni e stanno cercando di migliorare le condizioni di tutti i giocatori, vaccinati e non. Vedremo cosa succederà». Nole ha anche affrontato un altro tema scottante, quello del vaccini. Non ha rivelato se si e sottoposto all’inoculazione oppure no. E poi si è sfogato. «Non ho intenzione di rendere pubblica una questione così privata come quella della mia vaccinazione. Credo che non sia neanche giusto chiederlo, è una domanda inappropriata, non solo a me, ma a chiunque. Poi qualunque sia la mia risposta, la gente ne farebbe l’uso che vuole: da parte dei media ci sono troppe speculazioni su di me che mi danno fastidio. Non solo nello sport, ma in generale. E io non voglio essere coinvolto in questa sorta di guerra dei vaccini. Siamo arrivati a discriminare le persone, se decidono in autonomia in un senso o nell’altro». 

Djokovic: «Australia? Dipende dalle condizioni» (Roberto Bertellino, Tuttosport)

 

Novak Djokovic non vuole alimentare polemiche circa la questione vaccini ma intanto lo fa non svelando l’arcano. Vaccinato o meno? Al quotidiano serbo “Blic” ha detto di non avere ancora deciso se partecipare o meno al prossimi Australian Open: «Se ho capito bene, il governo e Tennis Australia prenderanno le decisioni definitive tra due settimane. Quest’anno ci sono state tante restrizioni e so che Tennis Australia sta tentando di migliorare le condizioni di tutti i giocatori, vaccinati e non – ha precisato – per questo, non so ancora se giocherò in Australia. Ci sono troppe speculazioni da parte dei media. Per questo ultimamente non ho parlato molto, perché ognuno poi fa delle interpretazioni legate a ciò che avevo detto un anno fa. Non solo nello sport, ma in generale, sono molto deluso della discordia che si è creata tra vaccinati e non vaccinati. Trovo sia orribile discriminare qualcuno per il fatto che voglia vaccinarsi o meno». Ha poi svelato i suoi piani di fine stagione: «Starò ancora a Belgrado per qualche settimana, poi mi concentrerò sugli allenamenti in vista di Parigi Bercy, delle Finals e della Coppa Davis».

Nole, il vaccino non vale uno Slam: “Non so se andrò a Melbourne” (Paolo Rossi, La Repubblica)

Lui apre le acque. O fa da spartiacque. Quando parla Novak Djokovic non si rimane mai indifferenti. Con lui non esiste il grigio: è nero, o è bianco. L’ultimo caso riguarda gli Australian Open 2022: saranno ammessi solo i vaccinati e lui, che sul tema ha avuto posizioni a dir poco controverse, ha già fatto sapere che se queste sono le condizioni non andrà a difendere il titolo. Era in silenzio da New York. Bisognoso di sbollire, decantare, digerire la sconfitta più amara della sua carriera. Sacrosanto. Intanto, ci si chiedeva che programmi avesse. L’altro ieri ha ripreso la racchetta, e ha preso la parola. In un’intervista al quotidiano serbo Blic ha detto che giocherà Bercy, le Atp Finals a Torino e la Coppa Davis. E ha anche scavallato l’anno. «Per il 2022 i miei obiettivi rimangono i tornei del Grande Slam e le competizioni con la Serbia. Sono questi gli eventi che mi interessano di più». Fin qui tutto prevedibile, poi il contropiede. «Non so se giocherò gli Australian Open, il mio manager è in contatto con Melbourne. Vediamo cosa decidono come protocolli di sicurezza». Il Covid. Il problema che fa impazzire il n. 1 del tennis mondiale. «Vengono fatte speculazioni su cose che ho detto oltre un anno fa. Mi sembra che stiamo discriminando, troppa divisione tra vaccinati e non. E non si può, solo perché qualcuno decide in un senso o nell’altro. Sono deluso dalla società, dal modo in cui si parla della pandemia. E circolano parecchie notizie che poi non sono vere». Vi starete chiedendo: Djokovic è vaccinato? Guai a domandarglielo. «È una questione privata, secondo la legge si può perseguire chi pone la questione. Se uno risponde “Non l’ho ancora fatto, non so, ci sto pensando”, i media ne abusano». Gli Australian Open lo porranno comunque di fronte a un bivio. Se parteciperà senza quarantena vorrà dire che è vaccinato. Se sarà concessa una deroga, i non vaccinati dovranno fare comunque la quarantena e dunque la loro condizione sarà palese. Se sceglierà di non andare lascerà dubbi e polemiche.

Nole no vax, l’Australia non lo vuole (Vincenzo Martucci, Il Messaggero)

Controcorrente o rivoluzionario, viziato o testardo, cattivo maestro o paladino della libertà, coerente o irresponsabile? Camminando come un equilibrista sul filo sospeso nel vuoto delle misure anti-Covid, Novak Djokovic si candida agli aggettivi più disparati appena dichiara ai media della sua Serbia: «Per come stanno oggi le cose non so ancora se andrò a Melbourne». È un attacco diretto al governo australiano che, per bocca del premier dello stato del Victoria, Daniel Andrews, ha dichiarato: «Non credo che un tennista non vaccinato otterrà un visto per entrare nel paese, e se lo ottenesse probabilmente dovrebbe essere messo in quarantena per almeno due settimane». È un doppio segnale che il numero del tennis, a voce alta, lancia al mondo: con una reazione tanto dura e perentoria vuole dimostrare di aver assorbito la batosta degli Us Open, e nello stesso tempo apre la strada a un compromesso da definire dietro le quinte da qui a due settimane. «Il mio manager, che è in contatto con la Tennis Australia, mi dice che stanno cercando di migliorare le condizioni per tutti, vaccinati e no». Perché Nole l’imposizione del vaccino proprio non l’accetta e la quarantena nemmeno, l’ha sperimentata: «Dopo la quarantena è più facile infortunarsi, ci sono tanti esempi che lo confermano». Sogna una scappatoia come agli Us Open, dov’è rimasto fuori dalla bolla che protegge tutti i colleghi. Ma insiste: «Non rivelerò se sono stato vaccinato o meno. È una questione privata e un’indagine inappropriata. La gente si spinge troppo oltre nel prendersi la libertà di fare domande e giudicare una persona. Se ne approfittano sia se rispondi sì o no, o forse o ci sto pensando». Del resto, se facciamo un passo indietro, il 20 aprile dell’anno scorso Djokovic lanciava la crociata no-vax: «Personalmente sono contrario alla vaccinazione e non vorrei essere costretto da qualcuno a prendere un vaccino per poter viaggiare per i tornei». Stroncato dai social, il 6 giugno s’è schierato nettamente contro la bolla degli US Open: «Dovremmo dormire in hotel vicini all’aeroporto ed essere testati due o tre volte alla settimana. Potremo essere accompagnati da una sola persona. È semplicemente impossibile, è un protocollo estremo». L’8 giugno insieme al fratello Djordje ha organizzato fra Belgrado e Zara il torneo di beneficenza Adria Tour, ha fatto baldoria in discoteca a torso nudo insieme a diversi colleghi e ha dovuto chiudere l’evento anzitempo, con le positività di 8 persone, fra cui Dimitrov, Coric e Troicki, lui stesso e la moglie Jelena.

Giorgi vince a nervi tesi. Sinner-Musetti, il derby (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Penso che una partita così Camila Giorgi non la giochi mai più. A Tenerife, nonostante un warning, un penalty point e due penalty game, la numero 1 italiana è riuscita a battere 7-6(4) 3-6 6-4 Aliona Bolsova, moldava naturalizzata spagnola che si è presentata in campo con i capelli tinti d’azzurro. Giorgi si innervosisce subito, riceve un’ammonizione dopo una discussione con papà Sergio, ma comunque vince il primo set. In controllo del secondo, sul 3-0, le chiamate del giudice di linea e di sedia, che si possono definire discutibili, fanno infuriare Camila. L’azzurra perde un punto come penalità per un’altra protesta poi, su un’altra palla data buona all’avversaria ma apparsa fuori, lancia la racchetta verso la rete rischiando di colpire un ballboy. Essendo la terza infrazione al regolamento, Giorgi perde il game. Cederà anche il set. Nel terzo, la scena si ripete sul 5-3 15-30. Il giudice di sedia non giudica fuori un colpo di Bolsova, che sembra decisamente out, Giorgi chiama il supervisor, ritarda la ripresa del gioco e per la seconda volta perde un game come forma di penalità Al prossimo turno affronterà la montenegrina Danka Kovinic. Ad Anversa, invece, c’è grande attesa per il derby tra Jannik Sinner e Lorenzo Musetti. Due anni fa i due giovani azzurri disputavano l’incontro più atteso delle prequalificazioni per gli Internazionali BNL d’Italia 2019. Il carrarino arrivò a un punto dal successo e dal main draw, ma alla fine vinse Sinner. Oggi si sfideranno per la prima volta in un torneo ATP.

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Davis, sfida agli USA (Crivelli, Bertolucci, Mastroluca, Piccardi)

La rassegna stampa di venerdì 26 novembre 2021

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Contro Isner e Opelka è una sfida ai giganti (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Là, oltre le montagne. L’avventura dell’Italia verso il desiderio Davis realizzato solo nel 1976 passa attraverso l’impervia scalata delle vette americane: i 2.08 di Isner, numero 24 del mondo e quindi il meglio piazzato in classifica degli yankee, e i 2.11 di Opelka, il più alto del circuito insieme a Karlovic. Sinner e Sonego avranno bisogno degli scudi, perché di fronte si troveranno i migliori battitori del circuito secondo il rating Atp: per dire, Isner in stagione ha tenuto il 92,16% di game sul suo servizio (primo), Reilly l’88,33% (terzo). È vero che a Vienna, il mese scorso, Jannik seppe disinnescare Opelka e dunque possiede senz’altro le contromisure per affrontare i razzi a stelle e strisce, però la superficie del Pala Alpitour è assai rapida. Soprattutto, quando giochi contro bombardieri di quel genere, difficilmente puoi trovare il ritmo negli scambi e hai grande pressione sui tuoi turni di battuta, perché ogni palla break potrebbe costarti il set. Un discreto battesimo del fuoco per i due debuttanti azzurri, mentre gli statunitensi sono comodi nel loro passo profilo: «Non siamo assolutamente tra i favoriti – ammette candidamente Opelka – siamo cambiati, abbiamo vinto molti titoli in Davis, ma questo non ha nulla a che vedere con la squadra di adesso». John Isner ha risposto alla convocazione in Davis dopo tre anni: in mezzo, per lui, ci sono stati tre figli e un approccio totalmente diverso al tennis. Raccontato così: «La mia famiglia adesso è la priorità, ormai la mia programmazione quotidiana dipende dalle esigenze dei bambini, ovviamente quest’anno ho giocato poco ma sono abbastanza soddisfatto della mia stagione». Dietro la scelta di tornare c’è sicuramente il capitano, Mardy Fish, che i suoi giocatori adorano per la personalità e la finezza nelle relazioni umane. L’ex numero 7 del mondo, capace di qualificarsi alle Finals nel 2011, l’anno dopo piombò nel baratro degli attacchi di panico e dell’ansia, fino a ritirarsi nel 2015 per problemi di cuore legati allo stress: «Vivevo la ricerca del successo come un disagio». Fu il primo a denunciare la pressione legata alle aspettative e il mondo lo venne a sapere agli Us Open del 2012, quando si ritirò negli ottavi prima di giocare contro Federer: quell’episodio, e poi il suo percorso di vita fino alla completa redenzione psicologica, sono diventati un documentario («Untold») su Netflix.

La nuova Davis non ci favorisce. Ma rimaniamo tra i più forti (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

 

Non chiamatela Coppa Davis. II nome è rimasto, ma la nuova formula introdotta nel 2019 ha completamente snaturato la manifestazione originaria. Certamente, la vecchia Davis portava addosso tutti i segni del tempo e aveva bisogno di una riforma, ma in questo modo si è cancellato tutto ciò che la rendeva affascinante: il tifo del pubblico di casa, le partite tre su cinque che potevano cambiare inerzia da un momento all’altro, le sfide incrociate tra i numeri uno e i numeri due. Paradossalmente, l’Italia attuale avrebbe beneficiato maggiormente dell’antico format anziché del nuovo: due top ten (Berrettini e Sinner) e altri tre giocatori di alto livello (Sonego, Fognini e Musetti) avrebbero consentito rotazioni profondissime nei quattro singolari e nel doppio, ma in ogni caso anche nella Coppa in versione rivoluzionata siamo nel poker delle squadre più forti e sono convinto che nel giro di tre anni conquisteremo il trofeo o comunque ci metteremo nella condizione di riuscirci. Per quanto riguarda le sfide che ci attendono quest’anno, è evidente che quella odierna contro gli Stati Uniti rappresenti già uno spartiacque decisivo. L’assenza di Berrettini è pesante, intanto perché stiamo parlando di un top player e poi perché attorno al nostro numero uno il c.t. avrebbe potuto compiere scelte più ponderate negli altri match, ma anche gli Stati Uniti senza Fritz perdono potenziale. Certo, sul veloce indoor il servizio di Isner e Opelka può fare paura, il pronostico è ravvicinato ma secondo me per talento e qualità l’Italia si fa preferire.

L’Italia sogna con Super Sinner (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Scende in campo in maglia azzurra, Fabio Fognini. Si allena così, lancia un messaggio chiaro. Il nostro Davisiman è pronto a vestire ancora i panni del condottiero e guidare l’unica Nazionale con tre debuttanti in Coppa Davis fra le diciotto presenti alle Finals e distribuite tra Torino, Innsbruck e Madrid. Volandri gli ha parlato costantemente durante la sessione di ieri mattina. Negli ultimi giorni il capitano è particolarmente attento, prodigo di indicazioni e consigli per il più esperto dei singolaristi a disposizione. Non è escluso che possa decidere anche in singolare e non solo in doppio, anche perché Bolelli negli ultimi due giorni si è allenato poco, dopo essere stato involontariamente colpito al fianco da un compagno di squadra in una delle prime sessioni al Pala Alpitour. Il pubblico però aspetta Jannik Sinner. Il capitano ha fatto lavorare l’altoatesino soprattutto sul back di rovescio, sotto gli occhi degli appassionati che poi si sono accalcati per un autografo o un selfle. Sinner ha affascinato lo stesso Fognini, colpito dalla sua maturità. Un aspetto che ha attirato anche l’attenzione di Boris Becker: «Mi piacciono il suo tennis e la sua mentalità – ha rivelato al canale tv Eurosport nella versione tedesca – Il suo è un tennis mollo maturo, poi rimane molto calmo nelle fasi decisive delle partite. Forse quest’anno ha giocato troppo e si è stancato. Ma ha un grande talento e un enorme potenziale. Non sarei sorpreso se salisse ancora in classifica». […]

Sinner e i suoi fratelli alla scoperta della Davis sotto mentite spoglie (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Chiamiamola pure, per convenzione, Coppa Davis. E proviamo a vincerla, da oggi a Torino, trascinati dalla gioventù straripante di Jannik Sinner rinvigorito dall’ossigeno purissimo delle Atp Finals e iniettati del fattore-casa di Lorenzo Sonego. Però è un’altra cosa. E’ un torneo per nazioni venduto dalla Federtennis internazionale al gruppo Kosmos di Gerard Piqué: nel 2019 ne fecero un Mundialito in sede unica (Madrid), viziato da una programmazione delirante e conquistato come da copione dalla Spagna, che quest’anno aveva rimpiazzato l’icona Rafa Nadal con il rampante Carlos Alcaraz, che però ieri è risultato positivo al Covid. Nel 2020 la pandemia spazzò via il torneo. Ci riprovano con sei gironi da tre squadre, spalmati in tre località diverse (Madrid, Innsbruck a porte chiuse e Torino), chi è fortunato potrà sfruttare il tifo locale, dalle semifinali in poi tutti in Spagna, a sbranarsi due set su tre per questa Coppa del Mondo che piace più ai giovani che ai maturi, perché non sanno (i giovani) cosa si sono persi con la morte della vecchia Davis. Che chiedeva un restyling necessario, di certo non l’eutanasia. Il business però non soffre di nostalgia, lo sport non aspetta i romantici, l’indiscrezione della manifestazione già venduta per i prossimi cinque anni ad Abu Dhabi, negli Emirati, come se fosse un gran premio di F1 o di moto, non fa una grinza. Oggi dalle 16 tocca a noi, la giovane Italia del neo capitano Filippo Volandri: tre ragazzi, Sinner, Sonego e Musetti, e due senatori, Fognini e Bolelli. Il debutto degli azzurri non sarà morbido. Dall’altra parte della rete ci aspettano gli Stati Uniti di Mardy Fish, il capitano che in un bel documentario di Netflix («Untold») ha alzato il velo su depressione e salute mentale nel tennis di alto livello, sulla scia di Naomi Osaka a Parigi e Simone Biles ai Giochi di Tokyo. E proprio contro gli Usa l’Italia si gioca il passaggio ai quarti di finale da prima del girone, con la possibilità di giocare lunedì, sempre a Torino. […]

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Sinner e l’Italia pronti (Bertellino). Simone l’intruso (Pierelli). Volandri: «Sarà un’Italia ambiziosa» (Grilli)

La rassegna stampa di mercoledì 24 novembre 2021

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Sinner e l’Italia pronti (Roberto Bertellino, Tuttosport)

L’Italia di capitan Filippo Volandri, alla prima esperienza in tale veste dopo la lunga storia targata Corrado Barazzutti, ha proseguito ieri gli allenamenti in vista del primo incontro della fase a gironi del Gruppo E di Coppa Davis, che la vedrà opposta agli Stati Uniti venerdì dalle 16 al Pala Alpitour di Torino. Non una passeggiata perché la squadra capitanata dall’ex professionista Mardy Fish, nonostante la defezione di Taylor Fritz, presenta degli ottimi singolaristi e un doppio affiatato composto da Rajeev Ram e Jack Sock. Salvo cambiamenti dell’ultimo minuto il primo singolarista azzurro sarà Jannik Sinner, al suo esordio in Davis, e il secondo Lorenzo Sonego, giocatore di casa. Sinner dovrebbe affrontane Reilly Opelka. Per Sonego dovrebbe esserci la sfida con Frances Tiafoe, sostituto di Fritz, sempre che il capitano USA non propenda per far giocare da numero 1 l’esperto John Isner. Il doppio azzurro è una garanzia e dovrebbe veder schierati Simone Bolelli e Fabio Fognini, capaci di vincere nel 2015 il titolo Slam agli Australian Open. Match dunque da affrontare con tanta attenzione e che potrebbe essere decisivo nel Gruppo E. Sabato Italia nuovamente in campo, e sempre dalle 16, contro la Colombia che hain Daniel Galan il miglior singolarista, giocatore dotato di un tennis completo che parte dal servizio e non disdegna le discese a rete, soprattutto sul veloce. Temibile anche il doppio della Colombia, composto da Cabal e Farah, abbinamento partito tanti anni fa dal circuito dei futures e salito alla posizione di coppia numero 1 del mondo. L’obiettivo è vincere il girone e arrivare nei quarti, programmati, sempre a Torino lunedì contro la vincente del Gruppo D che è composto da Australia, Croazia e Ungheria.

Simone l’intruso (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello Sport)

 

L’Italia dei giovani, l’Italia dei Sinner e del Musetti che hanno messo le basi per illuminare d’azzurro il tennis per almeno un decennio, non dimentica chi ha “tirato la carretta” prima dell’avvento di una generazione d’oro, che è sbocciata all’improvviso. Così, dopo il forfait di Matteo Berrettini, ecco che il capitano Filippo Volandri ha dovuto richiamare Simone Bolelli, 36 anni, uno che ha esordito in coppa Davis nel lontano 2007, nella dolorosa sconfitta in Israele. E la cosa curiosa è che a Torino sarà una pedina molto importante perché, con questa formula, il doppio pesa parecchio nell’economia di una partita. E se – come sembra – Bolelli giocherà con Fabio Fognini, altro “ragazzino” di 34 anni, l’Italia potrà contare su due giocatori esperti che assieme hanno vinto tanto, con la perla di uno Slam storico, l’Australian Open 2015. Tra l’altro, la coppia Bolelli-Fognini è quella del famoso match finito alle 4.03 del mattino (la partita più “nottambula” della pluricentenaria storia della Davis) nel 2019 a Madrid, proprio contro gli Stati Uniti (Querrey-Sock) che ritroveremo venerdì. Simone Bolelli, la cul carriera è stata falcidiata dagli infortuni, ha ormai abbandonato il singolare per puntare sul doppio in cui è il miglior italiano in classifica (è numero 25) nonché uno dei più forti specialisti in circolazione: assieme all’argentino Maximo Gonzalez, a luglio, ha raggiunto la semifinale a Wimbledon e ha sfiorato la qualificazione alle Finals di doppio: lui e Gonzalez erano a Torino come riserve. E lì Bolelli è rimasto, dopo il forfait di Berrettini: «Da una parte sono contento perché potrò difendere i colori dell’Italia – ha detto nei giorni scorsi Simone -, dall’altra mi dispiace per Matteo perché si era meritato di partecipare lui. Cercheremo di non farlo rimpiangere». […]

Volandri: «Sarà un’Italia ambiziosa» (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

Da Torino a Torino. Il Master cede il testimone alla Coppa Davis, che scatta domani in tre città. Torna in campo l’Italia che non gioca dal marzo del 2020, quando a Cagliari gli azzurri superarono 4-0 la Corea del Sud garantendosi la partecipazione alle finali di Madrid, poi cancellate a causa della pandemia. Tornano in campo gli azzurri e in panchina c’è un nuovo capitano, Filippo Volandri, al posto di Corrado Barazzutti. E così, undici anni dopo la sua ultima apparizione da giocatore tocca al debuttante Volandri provare a spingere il nostro squadrone almeno fino alle semifinali di Madrid. Prime tappe, venerdi contro gli Stati Uniti, poi sabato la Colombia.

Dal 2010 al 2021, è ancora Davis. Volandri, si emozionerà?

L’emozione in un grande avvenimento c’è sempre, anche Roger a Wimbledon sente che l’atmosfera è diversa. Mi emozionavo da giocatore e succederà anche venerdì, però avendo avuto mesi per metabolizzare la situazione ho cominciato da tempo a studiare come gestire l’appuntamento. Certo, quando partirà l’inno, non so cosa succederà…

Non abbiamo purtroppo Berrettini, e ricordando il suo primo set con Zverev, poi vincitore del Master, è un’assenza pesantissima. II nostro numero 1 è Sinner, altro debuttante in Coppa Davis.

Jannik ha fatto enormi progressi quest’anno, a Torino mi è piaciuto molto come ha saputo reagire alla chiamata in campo, il clima che è riuscito subito a creare con il pubblico. Ha dimostrato grande maturità, ci aspettiamo molto da lui in una situazione come la Davis in casa, dove la pressione e il tifo possono esaltare ma anche deprimere se le cose non vanno bene.

Arriviamo a queste sfide con grandi ambizioni, ha già un’idea della squadra che schiererà contro gli Usa?

Sì, ce l’ho, ma certe sensazioni possono cambiare. Mi piace ripetere che i miei giocatori sono tutti titolari, grazie a una qualità molto alta. Avremo il tutto esaurito, un ambiente ideale, vogliamo e possiamo fare grandi cose. Per ora nulla è ancora deciso. Voglio rivedere i giocatori al lavoro e poi deciderò.

Sonego in campo davanti ai suoi tifosi può essere una spinta in più, ricordando anche le vittorie agli Internazionali, l’empatia che stabilì con il pubblico.

Lorenzo garantisce sempre un ottimo rendimento, poi con il pubblico sa esaltarsi ed esaltare. Sicuramente è uno dei nostri punti di riferimento. Il Pala Alpitour sarà una bolgia, però nello staff abbiamo anche psicologi che ci stanno aiutando a confrontarci al meglio con queste emozioni.

Non c’è Fritz, il numero uno degli Usa, però su questi campi veloci Isner e Opelka sono più che temibili.

La forma di Isner è un’incognita. È diventato papà da qualche settimana, ha rinunciato a qualche torneo. Opelka è sempre pericoloso, l’ho visto perdere contro Sinner a Vienna, in quella occasione Jannik ha risposto davvero alla grande. Fritz? Negli ultimi due mesi aveva battuto tutti i nostri, Sonego, Berrettini, Sinner. […]

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L’Italia di Sinner: “Grande gruppo. E io alle Finals sono cresciuto” (Crivelli). Sinner, una spinta in più. Matteo: “Vincete per me” (Mastroluca). Diego Nargiso: “Sinner, che carisma è perfetto per la Davis. Il girone? Molto duro” (Semeraro)

La rassegna stampa di martedì 23 novembre 2021

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L’Italia di Sinner: “Grande gruppo. E io alle Finals sono cresciuto” (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

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Venerdì e sabato, infatti, sempre al Pala Alpitour, gli azzurri del c.t. Volandri affronteranno Stati Uniti e Colombia nel Girone E delle finali a 18 squadre della Coppa, per assicurarsi un posto nei quarti che in caso di successo nel gruppo ci terrebbe in città. Alfiere L’unica conquista dell’Insalatiera, è storia, risale al1976 e sarà tra l’altro celebrata domenica durante il Torino Film Festival con la proiezione della docuserie «La Squadra» di Domenico Procatri e una serata di memorie con i quattro moschettieri di allora (Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli) e capitan Pietrangeli. A 45 anni di distanza, il sogno di tornare in vetta al mondo era più vivido che mai, con due top ten contemporaneamente (Berrettini e Sinner) per la prima volta nella storia del ranking e altri tre elementi (Sonego, Fognini e Musetti) di raffinata e talentuosa sartoria tennistica. L’infortunio di Matteo al Masters cambia un po’ le prospettive (al suo posto Bolelli, per rendere granitico il doppio), anche perché si gioca sulla stessa superficie, assai rapida, della Finals, ma l’Italia resta decisamente sopra la media nei pronostici, chiedendo l’illuminazione al nuovo leader Sinner, alla prima convocazione in assoluto ma profeta designato verso la terra promessa: «Sicuramente Matteo ci mancherà – ha detto in questi giorni – e le sfide che ci attendono saranno dure, ma non ci sono tanti Paesi che hanno un gruppo unito come ii nostro, una squadra incredibile, in cui ognuno vuole dare il meglio di sé. E poi giochiamo in casa, tireremo fuori più di quello che abbiamo, intanto ci teniamo sudi morale e questa sarà la nostra arma migliore. Ovviamente c’è la pressione, ma mi aspetto una bellissima atrnosfera. D’altronde la pressione c’è in ogni partita, ma l’ho avuta anche durante l’anno e credo di averla gestita bene: quando queste cose succedono da giovani, aiutano nella crescita».

 

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Spigliato e sorridente, Sinner ha raccolto con orgoglio la bandiera di alfiere azzurro in Davis: «Le due partite giocate alle Atp Finals sono state una grande esperienza che mi ha spinto a crescere ancora. Lo ammetto, quando ho sostituito Matteo avevo pensieri negativi, con l’attesa e la tensione che avevo accumulato pensavo che avrei giocato male. E invece sono stati match splendidi, che anche tatticamente mi hanno lasciato qualcosa. E sicuramente avere il pubblico dalla tua parte ti dà molta energia: prometto che tutta la squadra saprà sfruttare la spinta del tifo». Intanto tra i convocati degli Stati Uniti, dopo la rinuncia di Fritz, rispunta Tiafoe, il “cattivo” di Vienna che girò a suo favore la partita di semifinale gigioneggiando con la folla fin oltre i limiti

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Sinner, una spinta in più. Matteo: ‘Vincete per me” (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

L’Italia si prepara per il debutto in Coppa Davis a Torino. Gli azzurri si sono allenati sui campi del Cral Reale Mutua in attesa dell’esordio contro gli Stati Uniti in programma al Pala Alpitour. Sabato 27, poi la sfida contro la Colombia. Se l’Italia dovesse vincere il girone, giocherà il quarto a Torino lunedì 29. Altrimenti, se sarà fra le due migliori seconde, per i quarti si trasferirà a Madrid. PALCO. In serata, poi, la squadra è salita sul palco del Teatro dei Ragazzi, non lontano dal Pala Alpitour; per il gala dei SuperTennis Awards, i premi Oscar del tennis italiano. Ci sono Jannik Sinner, Lorenzo Sonego, un elegantissimo Lorenzo Musetti in vestito nero e papillon, Simone Bolelli e Fabio Fognini

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VERSO LA DAVIS. Al posto di Taylor Fritz, infatti, giocherà Frances Tiafoe che l’ha battuto nella rocambolesca semifinale dell’ATP 500 di Vienna condusa fra le polemiche per suo atteggiamento fin troppo esuberante con il pubblico austriaco. Il formato infatti prevede che in singolare si affrontino i numeri 1 e i numeri 2 fra loro. Sinner, dopo il forfait di Berrettini, è il primo singolarista azzurro. Tiafoe, invece, è il terzo statunitense dopo John Isner (24) e Reilly Opelka (26). Dunque, Tiafoe potrebbe più facilmente sfidare Lorenzo Sonego, il padrone di casa che dovrebbe scaldare l’amosfera giocando di fronte alla famiglia e agli amici. Completano invece la rosa USA Jack Sock e Rajeev Ram, che dovrebbero essere chiamati in causa per il doppio. Nel girone anche la Colombia che schiera Daniel Galan e Nicolas Mejia in singolare e in doppio la coppia ex numero 1 del mondo composta da Juan Sebastián Cabal e Robert Farah. I due grandi amici sono già stati protagonisti a Torino delle Nino ATP Finals. GRANDE ASSENTE. Il grande assente è il numero 1 azzurro Berrettini, premiato per l’impresa dell’anno, la storica prima finale italiana a Wimbledon. «Mi sarebbe piaciuto essere lì, ma devo prendermi cura di questo corpo. Speriamo di chiudere in bellezza con la Davis, ci vediamo il prossimo anno ha detto il romano, ancora provato e deluso dopo l’infortunio che l’ha costretto al forfait alle Finals e in Davis, in un video-messaggio.

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Diego Nargiso: “Sinner, che carisma è perfetto per la Davis. Il girone? Molto duro” (Stefano Semeraro, la Stampa)

Diego Nargiso, ex davisman azzurro, oggi è una voce di SuperTennis, e ormai un rodatissimo intervistatore in campo. Diego, chi è il più bravo con le parole degli otto maestri? «Be’, Djokovic è fantastico, con lui devi prepararti sempre 2 o 3 domande in più perché te le brucia con la sua simpatia e i suoi siparietti. Medvedev è come gioca: con risposte mai scontate può lasciarti fermo». Zverev e Tsitsipas? «Sascha è molto educato, ma secco, poco fluido nelle interviste, Tsitsipas il più “americano” di tutti, sa che la gente vuole anche lo `show’ e risponde fuori dai denti, aiutato da una presenza incredibile»

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Rublev e gli altri? «Andrey è un finto cattivo, si nasconde dietro un aspetto freddo ma è molto simpatico. Ruud un bravissimo ragazzo, umile ma già campione, ‘Hubi’ è cortese ma un po’ scolastico».

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Parliamo di Davis: Sinner è un top 10, saprà diventare anche uomo di Coppa? «Sì. Tutte le sue prime volte le ha giocate sempre al massimo, dai Future ai Challenger, alle prime esperienze Atp, al debutto a Roma. È una qualità che hanno i campioni. Anche a Torino abbiamo visto come è riuscito a trascinare il pubblico. Lui va in campo senza pensare a chi ha davanti, anch’io ero un po’ così. Per me sarà un davisman perfetto, e il suo futuro è da n.1 del mondo». Con lui ci sarà un altro esordiente, Lorenzo Sonego. «Lore è un altro che si accende con il pubblico. Giocare nella sua Torino sarà un’emozione in più. Ma il nuovo formato ti stressa meno, non ci sono i match al quinto set: può essere un aiuto». Siamo nel girone con Usa e Colombia: la spunteremo? «È dura. Con Berrettini avrei detto sicuramente di sì, così possiamo farcela ma occhio a Tiafoe, che ha dei precedenti con Jannik, a Opelka e Isner che sulveloce fanno valere il loro servizio, al doppio forte di Sock e Ram». Lei era un grande doppista, chi schiererebbe? «Punterei sull’esperienza e la classe di Fognini e Bolelli».

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