Nitto ATP Finals, Medvedev rimonta Hurkacz nel primo incontro del torneo

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Nitto ATP Finals, Medvedev rimonta Hurkacz nel primo incontro del torneo

Perso il primo set al tie-break, il N.2 ATP si indispettisce per l’organizzazione dei raccattapalle ma non perde la testa e vince senza concedere palle break

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Daniil Medvedev alle ATP Finals 2021 (Credit: @atptour on Twitter)

Daniil Medvedev inizia nel migliore dei modi la difesa del titolo alle Nitto ATP Finals rimontando l’esordiente Hubert Hurkacz con il punteggio di 6-7(5) 6-3 6-4 in due ore di gioco. Neanche una palla break concessa dal russo, che vince l’83% con la prima e il 63% con la seconda e commette solo 8 errori non forzati a fronte di 32 vincenti. Qualche rimostranza tuttavia da parte sua all’indirizzo degli organizzatori, accusati di aver organizzato male i ball boys e le ball girls, a suo dire troppo lenti a portare le palline durante il tie-break del set d’apertura.

Il campo è velocissimo, credo che il pubblico si sarebbe divertito di più con condizioni più lente”, ha detto il vincitore. “Giocare qui è piuttosto difficile, appena colpisci un buon colpo il punto è tuo, non c’è molta tattica, ho solo cercato di fare tutto un po’ meglio. L’unico momento in cui sono riuscito ad interagire con il pubblico è stato quando ho colpito quel passante di rovescio in corsa nel terzo set. Per fortuna sono veloce a muovermi lateralmente, perché sui 100 metri ci sono tanti tennisti molto più bravi di me!”

I PRECEDENTI

Le due partite giocate quest’anno erano state davvero combattuti: a Wimbledon Medvedev si era portato avanti per due set a uno prima della sospensione, e il giorno successivo si era presentato in versione inspiegabilmente fiacca, cedendo subito il servizio (nei primi tre set non era mai successo) e lasciando andare anche il quinto senza colpo ferire, venendo eliminato pur vincendo cinque punti in più rispetto all’avversario; a posteriori, senza quell’interruzione Hurkacz non sarebbe andato a Torino. A Toronto, invece, è stato Hubi a farsi rimontare, perdendo 2-6 7-6(6) 7-6(5) pur vincendo dieci punti in più rispetto all’avversario e senza mai perdere la battuta.

 

Era dunque lecito attendersi una partita decisa su pochi punti fra avversari che hanno diverse cose in comune, a partire da una eccellente mobilità in relazione alla statura e colpi piatti e profondi che con il rimbalzo basso dell’indoor possono mandare fuori giri chiunque. Entrambi sono inoltre reduci da una ottima prestazione al Rolex Paris Masters, dove sono caduti solo al cospetto di Djokovic, e solo in tre set dopo aver vinto il primo (Hurkacz in semi, Medvedev in finale).

PRIMO SET

Hurkacz ha iniziato con otto prime in campo e sette punti di fila al servizio, mentre il russo è sembrato un filino circospetto nello scambio, lasciando al rivale la pressoché totale padronanza dei lungolinea e quindi dell’iniziativa, ma ha a sua volta sfruttato i suoi quasi due metri per rintuzzarne gli attacchi. Nel terzo game il vincitore di Miami si è inceppato per un attimo, sparando lungo uno schiaffo al volo di dritto per il 40-40, ma è stato nuovamente bravo a osare per primo sulla diagonale di sinistra, sebbene gli scambi fra i due a volte rammentino una telefonata di coppia in cui nessuno vuole riappendere per primo (soprattutto a inizio partita).

In generale, le condizioni sono sicuramente più rapide rispetto a quelle di Bercy, ed i due hanno così potuto sfruttare i rispettivi servizi per raggranellare punti rapidi: nei primi cinque giochi solo sei punti su 27 hanno superato i quattro colpi, anche complice una percentuale di prime in campo estremamente alta pure per Daniil (29/37 con l’83% di conversione, un dato decisamente sopra media per un giocatore abituato a mettere solo il 60,2% di prime in campo, l’ottantunesimo miglior dato del circuito per il sito dell’ATP). L’iniziativa ha continuato a rimanere in mano ad Hurkacz, sceso spesso a rete (13 volte con ben 11 punti) probabilmente sulle ali ispiratrici della tattica utilizzata da Djokovic nella finale di Bercy per esporre i limiti della posizione telonica di Daniil in risposta. Il polacco potrebbe tranquillamente essere il miglior volleatore del lotto, e qui ne ha dato un saggio:

Le occasioni sono state poche, e i break point nessuno: sul 3-3, Medvedev ha vinto uno scambio da 28 colpi in cui Hurkacz si è messo a giocare diversi chop di dritto (colpo che spesso lo rende un po’ passivo) prima di essere trafitto da un dritto in contropiede; Hubi ha però trovato altre due prime corpose per rimanere avanti. In vantaggio 5-4, Hurkacz ha continuato a rischiare un pochino di più, arrivando a due punti dal set con un paio di ottimi rovesci lungolinea. Medvedev è stato però coraggiosissimo, piazzando la seconda in kick sulla riga e controllando lo scambio per il 30-30 prima di chiudere il game.

A costo di risultare ripetitivi, però, il servizio di Hurkacz è rimasto caldo come una stufa, soprattutto quello esterno, impedendo al più quotato avversario di creare alcunché in risposta. Il parziale si è dunque protratto fino al tie-break: Hurkacz si è portato sul 2-0 con il punto più bello della partita, contenendo le accelerazioni di Medvedev e recuperando su un’ottima palla corta, mostrando ancora una volta eccellenti riflessi a rete prima di chiudere in bello stile. Il russo è allora entrato in modalità coriacea, allungando lo scambio fino all’errore di dritto del polacco che gli è valso il 2-3, solo per perdere un altro punto in virtù del gioco di volo di Hubi, il quale ha trovato una risposta centrale e profonda per un’altra volée vincente che gli è valsa il 5-2 e servizio.

Costretto a dover annullare quattro set point, Medvedev ha salvato il primo con una risposta fra le stringhe del rivale, e ne ha cancellate altre due con dei servizi vincenti. Trovatosi di nuovo a servire per chiudere il set, Hurkacz ha messo la prima lunga di un millimetro, ma ha poi trovato un rovescio lungolinea sul cui passante di dritto di Medvedev è finito appena largo, dando il set a Hubi dopo 50 minuti.

SECONDO SET

Perso il primo, Medvedev è partito molto più agguerrito, anche perché irritato dal posizionamento dei raccattapalle, cosa che l’ha portato a rimarcare al giudice di sedia Bernardes che “siamo al Master, non ad un Challenger; questa è colpa degli organizzatori”. Daniil è però stato bravo a traslare quest’aggressività in campo, soprattutto in un game in cui il suo avversario non ha trovato tante prime. Rispondendo aggressivo (e più vicino al campo), ha portato Hurkacz a rimanere dietro (solo tre discese a rete nel parziale) e a commettere due errori da fondo per le prime palle break dell’incontro: Hubi ha salvato la prima con un ace al centro, ma sulla seconda Medvedev l’ha colto di sorpresa con il rovescio lungolinea, dando al russo il 2-0.

Hurkacz è riuscito a portarsi sul 40-40 in risposta nel quinto gioco (era la prima volta che si andava ai vantaggi), ma Medvedev ha infilato un gran vincente di dritto dal centro in uscita dal servizio e ha allungato sul 4-1. Quello è stato l’unico sussulto del parziale: il campione dello US Open ha perso appena sette punti alla battuta (solo uno sulla seconda) e ha tenuto gli ultimi due turni, allungando l’incontro. Non che Hurkacz non abbia provato a rendergli la vita difficile, aprendo l’ultimo game con due grandi risposte, ma sulla seconda il riflesso del russo in uscita dal servizio è stato ai limiti del felino, portando Hubi a tentare e fallire un’affrettata palla corta. Medvedev non ha sfruttato i primi due set point, commettendo un doppio fallo sul secondo, ma ha trovato un servizio vincente e un dritto dal centro per chiudere.

TERZO SET

Durante il parziale, Tennis TV ha mostrato una grafica poco promettente per il buon Hubi, mostrando la percentuale di deciding sets vinti in stagione dagli otto partecipanti:

In effetti gli scongiuri erano d’uopo, anche perché nei due confronti precedenti il vincitore del primo set non aveva mai portato a casa l’incontro. Medvedev ha continuato a non dare punti di riferimento all’avversario con la sua posizione in risposta, e così Hurkacz ha perso ulteriore tranquillità, trovandosi in svantaggio 0-30 nel game d’apertura con due errori di dritto. Un terzo errore in uscita dal servizio ha prodotto due palle break per Daniil: la prima è stata cancellata da un ace esterno, ma sulla seconda il N.2 ATP ha risposto bene con il dritto inside-in, verticalizzato con il rovescio e breakkato con il suo amorfo ma efficace smash (questa tutto sommato può essere una definizione del suo gioco in generale).

Con il passare dei minuti, il servizio vincente è passato da condizione sufficiente a condizione necessaria per Hurkacz, trovatosi ad inseguire sul 15-30 nel terzo game quando Medvedev l’ha infilato con un passante di rovescio lungolinea. Il polacco è riuscito a risollevarsi mettendo i piedi in campo dietro al servizio, ma all’inizio del game successivo è arrivato l’uppercut spezzagambe: autore di uno scambio eccellente da 29 colpi, Hubi ha verticalizzato splendidamente, mettendo a segno una demi-volée che contro quasi ogni altro giocatore si sarebbe rivelata risolutiva… e invece Medvedev ha piazzato un tracciante di rovescio in corsa devastante, dando sempre più l’impressione di aver preso le misure al rivale e allungando sul 3-1.

Hurkacz non si è perso d’animo, reggendo nei propri turni di servizio e rimanendo attaccato alla partita (ulteriore dimostrazione del fatto che non sia capitato qui per caso), ma Medvedev ha vinto 12 punti di fila al servizio con un set da 15/15 con la prima e 3 ace, mandandolo a servire per rimanere nel match sul 5-3. Hubi ha dato l’impressione di voler gettare la spugna, andando in svantaggio 0-30 con un brutto errore di dritto, ma ancora una volta ha trovato qualche residua speranza (leggasi prima di servizio) per darsi un’ultima chance in risposta. Nell’ultimo gioco ha in effetti aperto con una splendida risposta vincente di dritto, ma ha poi commesso un errore esiziale con il dritto e fallito una risposta non impossibile che ha dato due match point a Medvedev, il quale ha subito chiuso con una seconda vincente.

Qui il tabellone aggiornato delle Nitto ATP Finals 2021

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Svelato il calendario dei tornei in Australia: nove eventi in programma più la ATP Cup

Tennis Australia ha inviato il calendario dei tornei pre-Australian Open ai giocatori che potrebbero partecipare

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La stagione 2021 tennistica non è ancora finita, ma gli occhi di tutti sono già puntati verso l’Australian Open 2022, che con il suo obbligo vaccinale sta già facendo discutere tutto il mondo del tennis. La seconda tappa a livello ufficiale è il calendario dei tornei previsti prima dello Slam australiano, inviato oggi tramite un memorandum a tutti i tennisti uomini e donne che potrebbero recarsi in Australia grazie alla loro classifica. Adelaide parte ospitando due tornei in contemporanea con l’ATP Cup, una partenza col botto per il circuito femminile che esordirà con un torneo di categoria 500 in programma dal 2 al 9 gennaio.

Il WTA 500 di Adelaide prenderà il posto in calendario del WTA 500 di Abu Dhabi, vinto lo scorso anno da Aryna Sabalenka. Non è da meno l’inizio del calendario ATP, che dal 1 al 9 gennaio vedrà sfidarsi sedici squadre nazionali da tutto il mondo nella Ken Rosewall Arena di Sydney per l’ATP Cup, ormai appuntamento fisso di prestigio dell’inizio di stagione. Ad Adelaide anche un torneo ATP 250, nello slot di calendario l’anno scorso occupato dall’Antalya Open e da Delray Beach. Calendario ricco anche a Melbourne, che dal 4 al 9 gennaio ospiterà ben due tornei WTA di categoria 250 e un ATP 250.

Spazio anche a tornei di categoria minore tra il 3 e il 9 gennaio, con l’ATP80 e ITF60k di Bendigo e Traralgon, entrambi a Victoria. A chiudere la prima settimana di tornei ci sarà il Victoria Wheelchair Open, dedicato al circuito del tennis wheelchair. Sydney sarà impegnata nella seconda settimana, con un altro WTA500 dal 10 al 15 gennaio al Sydney Olympic Park Centre. Nella stessa sede ci sarà un altro ATP250, erede insieme all’altro ATP250 sempre in programma dal 10 al 15 gennaio ad Adelaide dei due tornei vinti lo scorso anno da Jannik Sinner e Daniel Evans.

 

Il Memorial Drive di Adelaide vedrà in scena anche un altro WTA250, a completare quindi il programma pre-Australian Open con ben cinque tornei riservati alle donne. Victoria ospiterà gli ultimi due tornei del programma, il Melbourne Wheelchair Open allo Hume Tennis Center di Victoria e un torneo Juniors di categoria J1 a Traralgon, entrambi dal 15 al 19 gennaio. Nessuna sorpresa invece per la terza e quarta settimana dello swing australiano, con l’Australian Open maschile e femminile in calendario dal 17 al 30 gennaio. Definite anche le date dell’Australian Open Junior, dal 19 al 29 gennaio, e dell’AO Wheelchair Championship, dal 23 al 27 gennaio.

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Nitto ATP Finals: Zverev è impeccabile, Medvedev mai in partita. Secondo titolo di Maestro per Sascha

Il tedesco è ingiocabile al servizio e la sua potenza imbriglia il gioco del russo. Il primo campione delle Finals di Torino è lui

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[3] A. Zverev b. [2] D. Medvedev 6-4 6-4

Prima della finale di oggi, la prima delle Nitto ATP Finals giocata a Torino, era accaduto 10 volte su 18 che in caso di rivincita in finale tra due giocatori che si erano già affrontati nel girone, il perdente della prima sfida avesse poi ribaltato il risultato nell’atto conclusivo. Bene, ora possiamo aggiornare a 11 su 19.

Alexander Zverev gioca il miglior match del torneo solo poche ore dopo aver eliminato Novak Djokovic in semifinale, annichilendo Daniil Medvedev in appena 75 minuti con un 6-4 6-4 che non rende nemmeno giustizia alla sua superiorità in campo. Medvedev aveva vinto le ultime cinque sfide consecutive con il tedesco di cui due negli ultimi giorni: la semifinale di Parigi Bercy e come detto il match di Round Robin vinto al tie-break decisivo martedì pomeriggio.

 

Per Sascha si tratta inoltre del sesto titolo della sua stagione, il più prestigioso, ed è anche il secondo alle ATP Finals dopo quello vinto a Londra nel 2018. La vittoria di oggi è anche la n.59 di un 2021 chiuso in modo trionfale (Zverev non giocherà le Finals di Coppa Davis).

In entrambi i set il break è arrivato piuttosto presto, nel terzo game del primo e nel gioco di apertura del secondo. Da lì in avanti è cominciata una performance sontuosa del tedesco al servizio che chiuderà il match senza concedere alcuna palla break con 8 ace, un solo doppio fallo e l’83% di punti con la prima messa in campo quasi 3 volte su 4 (74%). Molto bene anche nelle scelte di discesa a rete con Medvedev lontanissimo dal campo in risposta (15 punti su 21).

Con simili numeri è già stato miracoloso il fatto che Medvedev abbia raccolto otto giochi complessivi, considerando che anche da fondo campo il russo è apparso molto lontano da una delle sue versioni migliori chiudendo addirittura con un saldo negativo tra vincenti ed errori (14/16), un autentico inedito per il Medvedev visto questa settimana.

Un Medvedev apparso quasi più apatico del solito in campo, incapace di invertire la tendenza di un match apparso da subito in salita. Forse non si aspettava nemmeno che Zverev fosse così fresco 17 ore dopo la battaglia con Djokovic nella seconda semifinale. Eppure quello più stanco dei due sembrava proprio il russo che ieri pomeriggio aveva passeggiato contro Casper Ruud.

Per Zverev si ripete dunque quanto era accaduto a Ivan Lendl nel 1982: ottenere il secondo titolo di Maestro senza ancora aver mai vinto un torneo del Grande Slam. Gli farà piacere sapere che poi Ivan ne ha vinti ben otto e a lui il tempo certamente non manca.

Il tabellone completo

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ATP Finals, è di Zverev la battaglia con Djokovic: sarà finale contro Medvedev

Il tedesco la spunta in quasi due ore e mezza di gioco e centra la sua seconda finale alle ATP Finals. Bello l’abbraccio a fine partita col serbo

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Alexander Zverev (sinistra) e Novak Djokovic (destra) - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto Twitter @atptour)

[3] A. Zverev b. [1] N. Djokovic 7-6 4-6 6-3

Ci si aspettava una battaglia, battaglia è stata. E a vincerla è Alexander Zverev, che elimina il numero uno del mondo Novak Djokovic in tre set e si qualifica per la finale delle ATP Finals, la seconda della sua carriera dopo quella vinta nel 2018 proprio contro il serbo. Il 24enne tedesco ottiene nel sabato sera del PalaAlpitour di Torino la sua quarta vittoria contro il numero uno del mondo, tornando a batterlo dopo il successo in rimonta di quest’estate alle Olimpiadi di Tokyo. È stata una partita equilibrata e molto combattuta, ma il tedesco complessivamente è stato il giocatore migliore: a fine gara sono 35 i suoi vincenti, contro i 27 del serbo, e 24 i suoi errori gratuiti, contro i 29 di Nole.  Zverev è stato bravo a rintuzzare le variazioni di gioco di Djokovic e lo ha battuto spesso anche negli scambi che si sono allungati oltre i nove colpi (il conteggio totale di questo tipo di scambi a fine gara è di 20-10 a favore del vincitore).

Sascha si giocherà il primo titolo sul suolo di Torino contro Daniil Medvedev e di certo arriverà alla finalissima meno riposato del russo, considerando che il campione dello US Open ha giocato nel pomeriggio (vincendo facilmente contro Ruud) e che la semifinale contro Djokovic è durata la bellezza di 2 ore e 28 minuti. Nole, dal canto suo, saluta Torino con un pizzico di amarezza (brutto il passaggio a vuoto che gli è costato il break nel terzo set) e rimanda ulteriormente l’appuntamento con il sesto trionfo alle ATP Finals, un appuntamento che aspetta dal 2015.

 

PRIMO SET: SUPER ZVEREV – Nel primo set regna l’equilibrio, i primi giochi sfilano via con i turni di servizio rispettati senza scossoni: si arriva al 5-4 senza che alcuno dei due giocatori permetta all’avversario di arrivare a 40 in risposta. Questo è dovuto soprattutto all’ottimo rendimento di entrambi al servizio: Nole vanta in questa fase l’81% di prime di servizio “unreturned” e Sascha il 77%, a conferma anche del fatto che la velocità della superficie torinese rende più agevole il compito di chi serve. La situazione inizia a movimentarsi nel decimo gioco, con Zverev al servizio: uno scambio lungo e di altissimo livello si conclude con uno schema palla corta-lob vincente di Djokovic, che chiama l’aiuto del pubblico. Poi Nole piazza la zampata: accelerazione di rovescio lungolinea vincente e prima palla break dell’incontro sul 30-40. Ma Sascha tira una sassata esterna con la prima palla, si salva e fa 5-5. Nel game successivo i ruoli si invertono: è Zverev che arriva a due palle break (15-40). Nole annulla la prima con un’ottima prima slice a uscire, e sulla seconda si inventa una gran cosa: segue a rete la prima palla centrando una gran demi-volée di rovescio. Una prodezza che gli permette di salire successivamente sul 6-5 garantendosi il tie-break. Tie-break che arriva, perchè nel dodicesimo gioco Sascha combina due pasticci con il diritto a punto già mezzo vinto ma poi si aggrappa a San Servizio e sale 6-6. Nel gioco decisivo, Djokovic commette un sanguinoso doppio fallo e Zverev va 3-2, ma restituisce il mini-break con un evitabilissimo errore di diritto. Il 24enne però torna subito avanti leggendo bene una palla corta del serbo aiutato anche dal nastro, che gli sistema la palla sul diritto per chiudere il punto (5-3). Sul 5-4 c’è uno scambio massacrante: Nole tenta di avvolgere l’avversario nella sua ragnatela, ma il tedesco si inventa un rovescio da applausi dal centro del campo (6-4). Ed è buono il primo set point, con la prima vincente: è 7-6 Zverev dopo un’ora esatta di gioco. Ed è un verdetto che può dirsi meritato, se si considera che la bilancia dei vincenti pende nettamente dalla parte del tedesco (14-8), il quale vince il 67% di punti sulla seconda contro il 38% di Nole.

SECONDO SET: LA ZAMPATA DI NOVAK – Segnali di cedimento di Djoko nel secondo gioco del secondo set, ma Zverev, avanti 15-30 in risposta, spreca una ghiotta opportunità mettendo fuori un (per lui) non impossibile passante di diritto in recupero (1-1). Salvo che in quella circostanza, non ci sono grandi scossoni e si arriva al 4-4. Sul servizio tedesco, Nole si fa avanti e sale 15-30 con uno smash, poi prende ancora il centro del campo affondando col diritto e chiudendo con un altro smash: palla break sul 30-40. Ma Zverev la annulla con un ace al centro. Djoko però spara un vincente con il rovescio incrociato, che impatta la linea (inutile il falco chiamato da Zverev): la seconda occasione è quella buona perché il serbo tira fuori una risposta da campione alla prima di servizio del tedesco (5-4). Il numero uno del mondo va a servire per il secondo set (dopo aver piantato un urlaccio al suo box affinché gli venisse portato un collirio al cambio di campo) e, con l’aiutino di Zverev che va fuori giri col rovescio, ha due set point a disposizione: ma concede due errori e il tedesco si arrampica sul 40-40. Qui però l’asso di Belgrado scaglia un ace al centro, ma Zverev non sta a guardare, entra dentro il campo e chiude col diritto. Al momento giusto arriva un’altra prima vincente ma sul quarto set point Zverev risponde alla grande col diritto. Sascha cerca un vincente col rovescio lungo linea ma la palla gli esce, e il quinto set point è quello buono con l’ace al centro di Nole, il sesto del suo match. Al termine di altro set equilibrato è chirurgico il serbo, che al momento giusto si aiuta con il servizio e non concede palle break in questo parziale: dopo un’ora e 49 minuti si va al terzo set.

TERZO SET: ZVEREV NON TREMA – Il turning point è nel quarto game, quando Djokovic si trova a dover fronteggiare due palle break dopo aver affossato malamente un diritto (15-40). Sulla prima, il rovescio di Zverev è lungo; ma sulla seconda il serbo casca sul terreno che dovrebbe essere a lui favorevole, sbagliando in lunghezza un rovescio in manovra durante uno scambio dal fondo che si era allungato. Zverev sale 3-1 e servizio e conferma il break aiutandosi con la prima palla (4-1). Nole sale 4-2 tenendo il servizio a zero, ma è nei turni di battuta di Alexander che ora si gioca la partita: è noto come Sascha in simili circostanze a volte ceda mentalmente e in effetti il tedescone concede palla del contro-break regalando col diritto. Però Nole gli dà una mano, forzando in modo inopportuno col diritto: la palla è lunga. Zverev tira un sospiro di sollievo anche nel punto seguente, quando, chiamato a rete dal serbo, vede il suo passante di rovescio sfilare fuori (non era facilissimo, per la verità). Infine, con una prima vincente Sascha si assicura la possibilità di servire per il match (5-2). Djokovic tiene il servizio in un gioco facile e interlocutorio (5-3) e si arriva al momento della verità: Zverev stavolta non trema, serve bene, comanda il gioco e arriva a tre match point quando un recupero di Djokovic sfila lungo. E porta a casa il match alla sua maniera, con un ace centrale. Il braccio di ferro lo vince Sascha, il bell’abbraccio a rete è una degna conclusione.


LE PAROLE A CALDO – A caldo, ai microfoni di Diego Nargiso, Zverev ha voluto fare un tributo a Djokovic: “A volte ci si dimentica tutto quello che Novak ha raggiunto. Abbiamo giocato cinque volte quest’anno e voglio dargli un tributo. E’ un giocatore pazzesco, il migliore di tutti i tempi, nessuno merita rispetto più di lui. La finale con Medvedev? Sarà una grande partita e spero che il pubblico sia dalla mia parte! Io sono il campione olimpico, lui ha vinto lo US Open, cercheremo di dare vita al miglior show possibile”.

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