Australian Open: rese note le esenzioni mediche per i giocatori non vaccinati

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Australian Open: rese note le esenzioni mediche per i giocatori non vaccinati

Un giocatore che potrebbe beneficiarne è Jeremy Chardy, che ha dichiarato di aver dovuto chiudere prematuramente la stagione a causa degli effetti collaterali legati all’inoculazione

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Jeremy Chardy - Queen's 2018 (© Alberto Pezzali per Ubitennis)

Anche se la Coppa Davis non è ancora stata archiviata, è già tempo di pensare alla nuova stagione che prenderà il via in Australia il primo gennaio. Ad accompagnare l’avvicinamento all’Australian Open vi è la tematica relativa ai requisiti per poter accedere nello stato australiano del Victoria, di cui Melbourne è la capitale, e quindi essere definiti idonei per poter partecipare al primo torneo stagionale del Grande Slam.

Dopo molte speculazioni, Tennis Australia, l’organo di governo tennistico australiano, ha confermato nelle scorse settimane che sarà necessario il completamento del ciclo vaccinale contro il COVID-19 per poter partecipare all’Happy Slam.  La decisione ha ricalcato quanto stabilito dal premier dello stato Daniel Andrews, che aveva dichiarato che nessuna deroga sarebbe stata concessa agli atleti non vaccinati, classificandoli come “lavoratori essenziali” ai sensi della normativa vigente e richiedendone quindi la vaccinazione.

Tuttavia, vi è ancora la possibilità per alcuni giocatori di poter competere agli Australian Open senza aver ricevuto entrambe le dosi del vaccino (o l’unica dose nel caso di Johnson & Johnson). Infatti, secondo quanto stabilito da Tennis Australia, sono stati individuati quattro requisiti che potranno consentire agli atleti di ottenere un’esenzione medica:

 
  • L’atleta ha una storia di anafilassi (una reazione allergica) a tutte le vaccinazioni COVID-19 approvate
  • L’atleta ha sofferto di “gravi effetti collaterali” legati alla prima dose di un vaccino approvato che hanno comportato il ricovero in ospedale o una disabilità/incapacità significativa
  • L’atleta soffre attualmente di una condizione medica acuta
  • L’atleta negli ultimi sei mesi ha sofferto di una malattia cardiaca infiammatoria.

Le autorità australiane hanno anche confermato che non sarà concessa nessuna esenzione alle atlete in gravidanza né agli atleti che soffrono di una condizione medica cronica di base o che in famiglia hanno registrato eventi di “effetti collaterali”.

Tra gli atleti che potrebbero soddisfare i requisiti sopra indicati potrebbe esserci Jeremy Chardy che, come dichiarato lo scorso settembre, ha sospeso la sua attività agonistica nel 2021 a causa di una reazione avversa al vaccino senza fornire, tuttavia, dettagli su quanto accaduto.

Oltre alla vaccinazione, gli atleti che viaggeranno in Australia dovranno sottoporsi al tampone prima del volo e ancora una volta appena atterrati. Per minimizzare le possibilità di contagio che potrebbero accadere in voli di linea, secondo quanto scritto da Marca, Tennis Australia ha organizzato diversi voli charter, consigliando caldamente agli atleti di utilizzare uno di questi voli. I sei aeroporti ritenuti strategici da cui partiranno i suddetti voli sono i seguenti: Dubai, Abu Dhabi, Los Angeles, Tokyo, Singapore e Santiago del Cile.

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Berrettini-Nadal, una vigilia tormentata più per noi che per loro. Il torneo l’hanno già vinto

Chi ha più da perdere? Forse Nadal. Però lui non ha mai sofferto troppo le grandi pressioni. E non crede di averla questa volta. Matteo: diventare top-5, battere un top-5, conquistare una seconda finale Slam…forse ne ha più lui

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Sono curioso di apprendere da Eurosport-Discovery il numero dei connessi, via tv, computer, streaming, dispositivi vari, che avranno messo la sveglia alle 4:30 del mattino per seguire il duello Nadal-Berrettini.

Sarà come mettere il termometro alla passione dei fans italiani. Immagino si possano sapere anche i dati di chi ha registrato la partita per vederla con maggior agio.

Chi lavora e deve andare in ufficio per le 8:30 quale opzione avrà esercitato?

Io la sveglia l’ho messa. A volta è accaduto che io fossi fuori per una cena che non potevo mancare e ho registrato una partita (di tennis o della Fiorentina) per vedermela al mio ritorno, ma una semifinale di uno Slam in Australia è un unicum… e poi il rischio che qualcuno mi mandi un WhatsApp che mi dica il risultato di Berrettini-Nadal, quale che fosse, mi rovinerebbe tutto il gusto.

Né posso staccare il telefono per 3 o anche 4 ore al mio risveglio per evitare che qualcuno mi chiami o mi messaggi dicendomi che è successo.

Che cosa succederà davvero non lo so. Mi chiedo anche, nella sera italiana della vigilia, che caldo possa fare alle 14 del pomeriggio in Australia. Con certe temperature, chi sarebbe favorito? E se piovesse e giocassero indoor? In una previsione meteo ho visto che ci si attende una grande umidità. Chi la soffrirebbe di più però?

Non voglio tornare sulla difficoltà di sbilanciarsi in pronostici a decine di migliaia di km di distanza ma i dettagli ignoti sono troppi per farlo. Sarebbe esercizio da presuntuosi.

Lasciatemi prima dire qualcosa su quanto è già successo. Il torneo femminile nelle ultime fasi ha offerto magari vincitrici a sorpresa ma una serie di partite davvero deludenti. A senso unico. Alludo alle due semifinali e a tutti i quarti della parte alta del tabellone. Quattro lotte al terzo set invece nei quarti della parte bassa, ma un livello a mio avviso non straordinario.

Tanto di cappello però per Ashley Barty che fin qui ha dominato le sue avversarie in modo impressionante. Ricordo che una volta Mary Pierce al Roland Garros giunse in finale avendo perso solo 10 game, e poi le due sorelle Williams, capaci di dominare con tanta disinvoltura.

Come ho avuto modo di dire anche nel mio quotidiano lancio su Instagram Ash ha perso solo 21 game in 6 partite, per una media di tre game e mezzo a match! Così Amanda Anisimova che ha fatto 7 game, più di tutte, 6-4,6-3 è stata due volte sopra quella media imbarazzante e Camila Giorgi 5 che era così seccata di aver giocato male…tutto sommato avendo raccolto cinque game non ha fatto poi così male come credeva.

Non ho mai dimenticato, a proposito di domini altrettanto impressionanti, quello di Bjorn Borg al Roland Garros 1978, il terzo di sei che vinse: quell’anno perse soltanto 32 game in 7 match, cioè in 21 set. Fu una media di 4 game e mezzo concessi a partita. Contribuirono ad abbassarla Corrado Barazzutti che in semifinale fece un solo game e alla fine lo ringraziò per averglielo concesso, 6-0,6-1,6-0, ma anche Paolo Bertolucci – in questi giorni molto ricordato per aver raggiunto i quarti a Parigi nel ’73 insieme a Panatta così come Sinner e Berrettini – da Borg rimediò anche lui un 6-0 e un paio di 6-2,6-2. Finì cioè sotto media. Se non fosse stato per Roscoe Tanner che in un match solo strappò, grazie al mostruoso servizio mancino ben 12 game all’Orso Bjorn, le “lezioni” date dallo svedese a tutti i suoi avversari avrebbero avuto numeri complessivi ancora più netti e umilianti.

Fra le donne ad avere dominato così nel terzo millennio ci sono state Serena Williams, che ne perse solo 16 all’US Open 2013 e 19 l’anno prima e poi la sorella Venus 20 a Wimbledon 2009.

Spero a questo punto che la rivelazione Collins, n.30 in procinto di diventare top-ten da lunedì, riesca almeno a lottare con la Barty, visto che anche lei, dopo aver rischiato la sconfitta soprattutto con la danese Tauson e poi anche con la belga Mertens, ha poi dominato sia la Cornet sia la Swiatek.

Senza immaginare chi potrà vincere, anche se posso immaginare in base a che cosa potrebbe vincere Matteo – una grande percentuale di prime in campo! Tanti dritti vincenti, una gran resilienza con il rovescio …- oppure in base a che cosa potrebbe vincere Rafa – massacrando di dritti in topspin il rovescio slice di Matteo (che almeno quando lo deve giocare incrociati dovrebbe coprirli tutti se non vuole fare la fine del tordo) – mi sento di scommettere che assisteremo a una grande battaglia. Almeno me la auguro e …per concludere nel modo più banale, che vinca il migliore.

Vincerà il meno stanco? Io credo che dopo un giorno e mezzo un venticinquenne sia in grado di recuperare al giorno d’oggi, e un trentaseienne dopo qualche ora di più anche. Però come faccio a sapere come si sentono? Sarà semmai un alibi per chi avrà perso.

L’esperienza, anche in situazioni del genere, incide. E Nadal ne ha di più. Però quando l’altro giorno contro Monfils Matteo ha deciso di non spremersi a fondo nel quarto set, una volta subito il break, per tenersi qualche energia per il quinto, ha dimostrato di avere maturato anche lui una discreta esperienza.

A Nadal i grandi battitori hanno sempre dato fastidio. A tutti, per la verità, non solo a Nadal. Ma ricordo Isner portare al quinto Nadal anche sulla terra rossa di Parigi…

Le motivazioni sono straordinarie per entrambi. Rafa ha vinto tutti altri Slam almeno due volte, salvo l’Australian Open dove ha vinto solo nel 2009, e poi c’è – o forse prima… – lo Slam n.21 all’orizzonte. Come trascurare un obiettivo del genere?

Matteo sa che se dopo la finale di Wimbledon centrasse anche questa di Melbourne, e battendo per la prima volta un top 5 in uno Slam …diventando n.5 lui stesso, – e top-five suona meglio che top-ten!-, avrebbe raggiunto un traguardo davvero storico anche se poi dovesse perdere nuovamente in finale. Avrebbe scritto la storia. Non si parlerebbe di lui solo come del miglior tennista italiano negli Slam dell’Era Open (Open lo scrivo per non irritare Pietrangeli!).

Matteo sa di avere un’occasione più unica che rara. Il Nadal del 2022 non è il Nadal di 10 anni fa quando perse a Melbourne quell’assurda finale con Djokovic che durò 6 ore…. Non è quello che fu tradito dal fisico contro Wawrinka… forse non è nemmeno quello del 2017 quando vinceva 3-1 al quinto con Federer.

Ma per Matteo questa consapevolezza è un handicap. In fondo, soprattutto se è vero quel che Rafa sostiene, e cioè che vincere o non vincere lo Slam n.21 o uno più di Djokovic e Federer, non gli fa una grande differenza, Nadal forse può permettersi di giocare più libero, con meno pressione addosso. Lui con la pressione c’è cresciuto e l’ha sempre saputa gestire.

Matteo non è più il Matteo di 30 mesi fa, certamente, ma non lo è nemmeno Nadal.

Ma diciamo la verità, tutte queste sono chiacchiere di presentazione che lasciano il tempo che trovano. Tutto sommato entrambi hanno ragione di ritenere il loro torneo un successo, comunque vada la loro semifinale. Per motivi diversi non era scontato che ci arrivasse né l’uno né l’altro. Ripeto, speriamo solo che sia un bel match.

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[VIDEO] Il punto del direttore Scanagatta: “Spero in una finale femminile combattuta”

Ubaldo deluso per la poca battaglia vista nelle semifinali: “Barty mi ricorda Bjorn Borg a Parigi 1978”

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Ashleigh Barty all'Australian Open 2022 (Credit: @AustralianOpen on Twitter)

Nel consueto punto di giornata sulla nostra pagina Instagram, il direttore Ubaldo Scanagatta fa un breve riepilogo delle due semifinali femminili dell’Australian Open andate in scena oggi, giovedì 27 gennaio. “Due semifinali a senso unico. Barty ha dato 6-3 6-1 alla Keys, è la prima australiana in finale nel torneo di casa dal 1980. Collins, che dopo questo torneo sarà tra le prime dieci del mondo, ha dato  6-4 6-1 a Swiatek -dice Ubaldo -. La Barty ha un rovescio slice che mi ricorda Federer, ma per aver perso solo 21 game in 6 partite mi ricorda Bjorn Borg, che a Parigi nel 1978 ne perse 32 in 7 (ma lui giocava tre set su cinque). La Collins, dopo un anno da una delicata operazione, tira fortissimo e contro la Barty può fare meglio di Anisimova e Giorgi. Spero di assistere a una finale lottata dopo tante partite senza storia”.

Ecco il video, reperibile anche sulla pagina Instagram di Ubitennis, che potete seguire per rimanere aggiornati in tempo reale su tutto ciò che accade nel mondo del tennis.

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Australian Open, verso Berrettini-Nadal: Matteo contro una leggenda vivente per coltivare il suo sogno

La sfida contro Rafa per un posto nella finale degli Australian Open si prospetta molto equilibrata, e il meteo sarà un fattore cruciale

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Un’altra sfida estremamente complicata attende Matteo Berrettini nella semifinale degli Australian Open contro Rafael Nadal, nella riedizione della semifinale dello US Open 2019, la prima a livello Slam nella carriera del tennista italiano. Quella partita, che è tuttora l’unico precedente tra i due, era finita con una vittoria in tre set del tennista maiorchino per 7-6(4) 6-4 6-1 che aveva spalancato a Nadal le porte della finale poi vinta in cinque set di battaglia contro Daniil Medvedev. La partita dello Slam americano è rimasta impressa nella mente delle agenzie di scommesse, che – anche per lo status leggendario del tennista spagnolo – rendono Nadal favorito per tutti i pronostici. La quota più sbilanciata è sicuramente quella di PokerStars, che mette a 2.63 una vittoria di Berrettini contro l’1.54 di Nadal; più benevolo verso l’italiano il pronostico di PlanetWin, il tennista italiano scende a 2.48 a fronte però dell’1.52 di Nadal confermando comunque la tendenza di un Berrettini dato per sfavorito da chiunque, come spesso è successo in questo torneo.

A livello tecnico però sarà probabilmente una partita molto più vicina ed incerta di quanto suggeriscano le quote. E’ giusto considerare il venti volte campione Slam Rafa Nadal come favorito per una serie di motivi, ma a fronte di tutti c’è il più banale: parliamo di un campione assoluto di questo sport che corre per il suo 21esimo slam (sarebbe record solitario) e che è capace di tirare fuori in qualsiasi momento una prestazione di altissimo livello, motivo per cui non si può dare totalmente sfavorito Nadal se non in rarissimi casi (come contro Medvedev o Djokovic sul cemento). Per quanto riguarda il matchup tra i due è tutto piuttosto equilibrato. Il “mancinismo” di Nadal gli permette di poter colpire con il dritto, colpo che è ancora ad un livello paragonabile al prime del tennista spagnolo, contro il rovescio di Berrettini, la diagonale che sicuramente sarà una delle chiavi della partita. La risposta di Nadal è di altissimo livello e contribuirà a rendere competitivi i game di servizio di Berrettini, specialmente se il tennista italiano dovesse servire in maniera non ottimale come contro Monfils.

L’incognita principale per l’ex numero uno del mondo sarà sicuramente il fisico. Il Nadal visto contro Shapovalov è apparso in ottime condizioni per poi calare in maniera repentina con il passare delle ore tra la fatica del match e il caldo di Melbourne, fino ad un quinto set in cui il tennista spagnolo aveva difficoltà visibili nei movimenti. Il servizio di Nadal ha tenuto a galla il match contro Shapovalov quando la fatica era diventata evidente, ma basterà in caso di calo fisico contro un tennista molto più giovane e che si affida ad un servizio molto più potente e continuo del canadese?

 

Presi in considerazione questi fattori, non si può comunque non considerare le possibilità di Berrettini come forti per una serie di validi motivi tecnici. Se Berrettini dovrà reggere l’urto del dritto di Nadal sul suo rovescio, è altrettanto vero che vale lo stesso per il dritto di Berrettini, uno dei migliori del circuito se non il migliore, contro il rovescio di Nadal. Un colpo che è apparso in condizioni migliori rispetto allo scorso anno ma che resta il colpo più declinato dello spagnolo con il passare degli anni. I progressi in risposta dal lato del rovescio saranno cruciali per le chance di Berrettini, che affronterà un servizio sicuramente solido, specialmente sulla seconda, ma che altrettanto sicuramente gli lascerà opportunità.

Altro fattore importante saranno gli scambi lunghi. Nella sfida del 2019 Nadal era in condizioni tecniche e fisiche ancora al top e dominò la maggior parte degli scambi lunghi, spegnendo un inesperto e stanco Berrettini alla distanza. Oggi dal punto di vista fisico la situazione è capovolta, e nonostante Berrettini non abbia la mobilità di Nadal e nemmeno una resistenza eccezionale può fare leva sul mezzo passo in meno di esplosività mostrato da Nadal in tutto il torneo, che di anno in anno basa il suo gioco più sugli scambi corti che sul gioco lungo. Per passare in finale servirà una prestazione al servizio simile a quella contro Pablo Carreno-Busta, match in cui l’italiano è stato pressoché perfetto, anche perché Nadal ha sempre dimostrato durante la sua carriera di poter disinnescare i servizi dei big server. Ad aiutare Matteo ci sarà la posizione molto arretrata di Nadal in risposta, che come visto con Medvedev nella finale dello US Open 2019 può esporlo a serve and volley improvvisi che Matteo dovrà sfruttare molto se vuole avere un’arma in più.

In sostanza Berrettini può contare su dei mezzi più che sufficienti per affrontare e vincere una delle partite più importanti della sua carriera, anche contro una leggenda vivente come Nadal. Il finalista dell’ultimo Wimbledon ha un bagaglio di esperienza e una consapevolezza del suo gioco nettamente diversa rispetto all’ultima sfida tra i due. Questa volta oltre alla finale ci sarà anche in palio il numero cinque del mondo, che sarebbe assicurata per chiunque dei due vincesse la partita. Le condizioni atmosferiche giocheranno un ruolo fondamentale nella sfida. La partita è prevista durante la giornata australiana (non prima delle ore 4.30 italiane, diretta su Eurosport) e c‘è una forte possibilità di pioggia con conseguente chiusura del tetto, il che creerebbe condizioni indoor che sarebbero sicuramente le preferite dal tennista italiano. Anche se dovesse piovere è previsto un forte caldo ed umidità, fattori che Nadal ha sofferto molto nei quarti di finale. Il tennista maiorchino resta il favorito del match, anche se non di molto, ma Berrettini ha la possibilità di giocare per un sogno, quello di raggiungere la seconda finale Slam in carriera e la prima del tennis italiano all’Australian Open.


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