Identikit statistici: Rafael Nadal

ATP

Identikit statistici: Rafael Nadal

Il migliore di sempre sulla terra battuta, ma con un rendimento eccezionale in tutti gli Slam

Pubblicato

il

Rafael Nadal, trofeo - Roland Garros 2019 (via Twitter, @rolandgarros)
 
 

Rafael Nadal, ancora oggi, scrive e mangia con la mano destra: è un destrimano naturale. Ma è impugnando la racchetta con la mano sinistra che ha vinto venti Slam, tredici dei quali sulla terra rossa di Parigi: un record che sembra davvero difficile da battere.

Il fatto è che essere mancini a tennis conviene: lo dice l’intuito (giocare contro un mancino è inusuale per l’avversario, e inoltre, sul vantaggio e sulla singola palla break, il mancino può servire dal suo lato più naturale, cioè da sinistra) e lo confermano anche i numeri. Si stima che, nel mondo, ci sia un 10,6% di persone mancine. Ci si aspetterebbe quindi di trovare 10 o 11 tennisti mancini nella Top 100 mondiale: sono invece quindici, grosso modo il 50% in più, a testimonianza statistica di tale vantaggio.

E in forza di questa considerazione, fin da bambino (non è chiaro quanto spontaneamente e quanto su indicazione dello zio Toni, suo primo coach) Rafa Nadal si abitua a giocare con la sinistra. Diventa cioè mancino, per quanto riguarda il tennis. Già questo ci dice molto rispetto alla sua personalità e alla sua forza di volontà: ma con ancor più chiarezza parlano i successi che il maiorchino ha saputo accumulare in venti anni di carriera.

 

Palmarès

Esordisce a livello ATP giovanissimo nel 2001, a quindici anni. Poco dopo, vince il suo primo match nel circuito maggiore, sconfiggendo Ramon Delgado. Prima di Nadal, soltanto nove giocatori nell’Era Open erano riusciti ad aggiudicarsi una vittoria in una partita ATP prima di compiere sedici anni. Due anni più tardi, nel 2003, Nadal si aggiudica due titoli Challenger e chiude l’anno tra i primi cinquanta giocatori del mondo. Nello stesso anno, Rafa rivela il proprio talento al grande pubblico raggiungendo il terzo turno di Wimbledon, all’esordio. Ma è nel 2004 che si ha una vera e propria svolta: Nadal sconfigge Federer, numero 1 del mondo, a Miami, e contribuisce alla vittoria della Coppa Davis da parte della Spagna battendo Andy Roddick, allora numero 2 del mondo, in finale.

La stagione successiva è quella della consacrazione, in particolare sulla terra battuta, di gran lunga la superficie preferita dal maiorchino, specialmente in giovane età. Con un’impressionante serie di 24 vittorie consecutive, il non ancora ventenne Nadal vince il titolo a Monte Carlo, a Roma e poi a Parigi, dopo aver sconfitto Federer in semifinale: è il suo primo Slam. Nel corso del 2005, si aggiudica undici titoli, nove dei quali sulla terra battuta. La rincorsa alla prima posizione del ranking mondiale però sembra, nonostante lo straordinario successo, decisamente complicata. Federer vive il suo periodo d’oro, e lo svizzero, pur costretto a rassegnarsi al ruolo di seconda forza sulla terra, sembra più forte sul cemento e addirittura inavvicinabile sull’erba e indoor.

Tre anni dopo però, nel 2008, gli incessanti miglioramenti di Nadal lo portano a vincere per la prima volta a Wimbledon, battendo proprio Federer in cinque set, in una finale leggendaria. Nello stesso anno Rafa vince anche l’oro olimpico a Pechino, e diventa numero uno del mondo. Nel corso del 2009 viene sconfitto a sorpresa da Soderling a Parigi ed è costretto, nonostante la prima vittoria in Australia a inizio anno, a cedere nuovamente lo scettro a Federer, in una rivalità che proietta il tennis in una nuova dimensione, in termini di qualità di gioco ma anche di interesse da parte del grande pubblico.

Nel 2010, Nadal vince per la prima volta lo US Open, sconfiggendo in finale un altro grande rivale, Novak Djokovic. Completa così il Career Grand Slam, ovvero vince almeno una volta in carriera tutti e quattro i tornei dello Slam. Pur dovendo guardarsi da due veri e propri fenomeni come Federer e Djokovic, saprà riconquistare la prima posizione mondiale nel 2013, e poi nel 2017 e ancora, forse un po’ a sorpresa, nel 2019. Nonostante qualche infortunio infatti, Nadal non si ferma, e non si placa la sua sete di vittorie, specialmente a Parigi: nel 2020, proprio in terra di Francia, conquista il suo tredicesimo Roland Garros, e ventesimo Slam.

Quali segreti hanno permesso a Rafa di essere così vincente e così longevo? Proviamo ad analizzare i dati dei suoi match alla ricerca di qualche spunto. Data anche la disponibilità di dati tracciati con precisione, la nostra analisi si focalizzerà sulla seconda fase della carriera di Nadal: a partire dal 2011 fino a oggi, e sui match giocati nei tornei del Grande Slam.   

UNO SGUARDO D’INSIEME

Prima di approfondire l’analisi, alla ricerca di pattern vincenti e perdenti, cerchiamo di averne una visione d’insieme, inquadrando lo stile di gioco di Nadal con una serie di statistiche, i cui valori medi sono mostrati in Figura 1, separatamente per superficie di gioco.

Figura 1. Statistiche medie di gioco per Rafael Nadal, match di singolare in tornei del Grande Slam dal 2011 in poi

Colpisce innanzitutto la grande familiarità che Nadal, nella sua seconda parte di carriera, ha saputo trovare anche con l’erba di Wimbledon: il saldo tra vincenti ed errori non forzati sull’erba è infatti davvero impressionante, così come notevole è la statistica degli ace, se confrontata con altre superfici. Anche Berrettini, dopo la semifinale persa a Flushing Meadows nel 2019 (addirittura sul cemento, la superficie tutto sommato meno amata dal maiorchino), ha messo in evidenza in effetti come il servizio di Nadal non sia certo il colpo più appariscente, ma sia dotato di grande precisione ed efficacia.

Il numero medio di discese a rete, che si riduce progressivamente a mano a mano che la superficie diventa più lenta, è ulteriore testimonianza, ove mai ce ne fosse bisogno, dell’intelligenza tattica di Nadal, che sfrutta l’ampiezza del proprio bagaglio tecnico per scegliere la strategia più adatta, in funzione della superficie (e dell’avversario). Un secondo set di statistiche, mostrato in Figura 2, può esserci d’aiuto nel farci un’idea ancora più precisa:

Figura 2. Altre statistiche medie per Rafael Nadal, match di singolare in tornei del Grande Slam dal 2011 in poi

Salta all’occhio la percentuale di match vinti sulla terra di Parigi, che si avvicina al 100% (66 vittorie su 68 partite dal 2011 a oggi, 97%). Possiamo leggere questa statistica anche in altro modo: soltanto Djokovic, per due volte (nel 2015 e nel 2021) ha saputo sconfiggere Nadal al Roland Garros negli ultimi dieci anni. Rafa non conquisterà il titolo neanche nel 2016, ma in questo caso non viene sconfitto sul campo: è costretto a ritirarsi a causa di un problema al polso dopo aver superato Facundo Bagnis al secondo turno.

Le altre statistiche ci ricordano una volta di più la grande solidità al servizio, con un rendimento regolare su tutte le superfici. Molto interessante anche il rendimento nelle discese a rete che si avvicina o addirittura supera l’80%. Ancora una volta, osserviamo come Nadal non soltanto abbia, specie quando si sposta sulla destra per giocare il dritto inside-out, un colpo unico, e definitivo, ma faccia anche della propria capacità di leggere la partita e l’avversario una delle sue armi migliori. Si presenta a rete più o meno spesso in funzione di quanto è conveniente farlo e, come testimonia la sua efficacia su tutte e tre le superfici, raccoglie ottimi risultati.

Dopo aver dato uno sguardo a diverse statistiche, considerate una alla volta, proviamo ora a chiederci quali combinazioni di variabili e valori, quali pattern, risultino più predittivi rispetto alla vittoria o alla sconfitta del giocatore più vincente di sempre sulla terra.

I PATTERN PIÙ SIGNIFICATIVI, GLI ELEMENTI-CHIAVE DEL GIOCO DI NADAL

In particolare, chiediamoci quale o quali tra le varie statistiche di gioco (che rappresentano le nostre variabili di input) si rivelino decisive, e in che modo, rispetto alla vittoria o alla sconfitta nel match (che rappresenta la nostra variabile di output). Impostiamo cioè, in altre parole, un problema di classificazione.

Per maggiore chiarezza, facciamo in modo che l’algoritmo di classificazione utilizzato restituisca automaticamente, sulla base delle variabili a disposizione, un modello costituito da un insieme di regole, che rappresentano i pattern statisticamente più significativi che conducono Nadal alla vittoria o alla sconfitta. Di seguito, illustriamo le tre regole più significative così calcolate:

  1. “Se Nadal concede meno di otto palle break, se commette mediamente non più di 0.6 errori non forzati più dell’avversario per set e se non subisce, in media per set, oltre 6.3 ace più di quelli che riesce a mettere a segno, allora si aggiudica la partita”. Il pattern si è verificato in 127 casi e, in tutti e 127, Nadal ha vinto il match.
  2. “Se Nadal, nelle sue discese a rete, ha un’efficacia che supera quella dell’avversario di almeno il 12.5% e si procura almeno sette palle break, allora vince la partita”. Il pattern è meno generale, ma altrettanto preciso: si è verificato 74 volte, e si tratta di 74 vittorie di Nadal.
  3. “Se Nadal ha una percentuale di punti vinti sulla prima inferiore all’avversario di più del 5.1%, viene sconfitto”. La regola si è verificata, fino a oggi, undici volte e in tutte queste occasioni, il campione spagnolo è stato effettivamente sconfitto.

Sulla base di regole come queste, considerando che quanto più una caratteristica del gioco compare come condizione rilevante all’interno di tali pattern, tanto più potremo definirla un elemento-chiave del gioco di Rafa. Potremo quindi, sulla base dei dati, stilare un feature ranking, ovvero una sorta di classifica dei vari aspetti del gioco, distinguendo quelli che, in misura maggiore, da soli o in combinazione con altri, si rivelano decisivi.

Figura 3. Feature ranking associato ai match di Grande Slam di Nadal, dal 2011 in poi. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

Le prime due feature ci dimostrano come le probabilità di vittoria di Nadal aumentino notevolmente se è lui a fare la partita, concedendo poche chance all’avversario (poche palle break, come da prima feature) e mettendo a segno più vincenti (seconda feature). Ci tornano in mente molti match leggendari di Rafa, diversi con Federer, in cui il maiorchino “mette all’angolo” (in genere, all’angolo sinistro, sul rovescio) l’avversario e non gli lascia spazio per iniziative, se non molto rischiose, spesso inducendolo all’errore.

A ulteriore sostegno di tale interpretazione, possiamo interpretare la terza e la quarta feature: se, oltre a impedire all’avversario di fare il suo gioco, Nadal è più incisivo a rete (terza feature) e sa crearsi molte occasioni di break (quarta feature), le probabilità di vittoria crescono. Come quinta feature, vediamo il numero di set dell’incontro, correlato inversamente con la vittoria di Nadal. In altre parole: se il match si risolve in pochi set, è improbabile che Nadal venga sconfitto. Ovvero: anche nelle (rare) occasioni in cui Nadal perde, vende cara la pelle. E anche questa, senz’altro, è una conferma e non una sorpresa.

In conclusione, proviamo a porci, alla luce dei dati, la domanda che agita i sonni di molti tennisti da ormai quindici anni: come si fa a battere Nadal sulla terra? Chiediamoci cioè cosa, a livello di dati, distingua le due sconfitte con Djokovic del 2015 e del 2021 da tutti gli altri match disputati e vinti da Nadal a Parigi, dal 2011 in poi. Scopriamo così che in occasione di quelle due sconfitte, e di nessuna delle sessantasei vittorie sulla terra di Parigi negli ultimi dieci anni, Rafa ha ottenuto meno del 41.6% di punti sulla seconda di servizio. L’aggressività nei game di risposta quindi, specie sulla seconda (complice il fatto che il vincitore, Djokovic, è dotato di una delle migliori risposte di tutti i tempi) ha pagato, costringendo Nadal a non essere in controllo della situazione, subendo la pressione dell’avversario.

Un piano tutto sommato semplice a dirsi ma, naturalmente, molto più difficile da attuare. Sicuramente, anche nei prossimi anni, non mancherà, soprattutto tra i tennisti più giovani, chi vorrà raccogliere, una volta di più, la sfida. E certamente Rafa, pur sicuramente nella fase finale della sua carriera, per ragioni anagrafiche, saprà essere ancora un cliente molto scomodo per tutti.

Nota: l’analisi e i grafici inseriti nell’articolo sono realizzati per mezzo del software Rulex


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

Continua a leggere
Commenti

ATP

C’è Holger Rune in Danimarca (e questa sera anche a Parigi)

Il giovane danese, che stasera giocherà il terzo turno del Roland Garros contro Gaston, sarà in futuro il grande rivale di Alcaraz? Nell’attesa, una digressione sul tennis danese

Pubblicato

il

Holger Rune - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Secondo Shakespeare c’è del marcio in Danimarca, o almeno c’era quando scrisse “Amleto”.

A oltre 400 anni di distanza da quei giorni possiamo dire che nel presente e soprattutto nel futuro del regno di Danimarca c’è anche il tennis grazie a un ragazzo di 19 anni che fisicamente assomiglia così tanto al protagonista di Titanic, che se non avessimo visto più volte il film saremmo inclini a credere che Jack Crawford sia riemerso incolume dai fondali dell’Atlantico.

Ci riferiamo a Holger Vitus Nodskov Rune, numero 40 della classifica mondiale che questa sera scenderà in campo a Parigi per affrontare al terzo turno Hugo Gaston.

 

Sarà Rune il giocatore in grado di lanciare il guanto della sfida a Carlos Alcaraz e a dare vita nei prossimi lustri – magari in compagnia di Jannik Sinner e Lorenzo Musetti – a una saga all’altezza di quella a cui hanno dato vita Federer, Nadal, Djokovic e Murray negli ultimi 15 anni?

Ce lo auguriamo per il bene del tennis, ma per il momento a suo proposito ci sentiamo solo di dire che ci sembra un buon giocatore, dotato di notevole temperamento, che studia per diventare un campione.

E dove studia il giovane Holger? Studia nella piccola, civilissima nazione citata in apertura di articolo e abitata da sei milioni di anime, che nei secoli scorsi ha dato i natali a illustri letterati e filosofi, ma che è sempre stata parca di tennisti. 

Caroline Wozniacki – numero 1 del tennis femminile tra il 2010 e il 2012 – rappresenta la classica eccezione alla regola.

Ma cosa risponderebbe Rune a un novello Farinata degli Uberti che gli chiedesse: “chi fuor li maggiori tuoi?” o, per dirla in prosa, “chi furono i tuoi predecessori?”

Nonostante Rune non ce lo abbia chiesto ci prendiamo la libertà di rispondere in sua vece.

Holger Rune è il giocatore danese arrivato più in alto nella classifica del singolare da quando l’ATP la introdusse nel 1973.

Scorrendo a ritroso l’album di famiglia del tennis danese, subito dietro di lui ci imbattiamo in un nome che non ci suona nuovo, ovvero quello di Kenneth Carlsen (ma forse ci confondiamo con il Diavolo, al secolo Kent Carlsson) che nel giugno del 1993 sull’onda degli ottavi di finale raggiunti in Australia toccò la posizione numero 41.

Carlsen è il solo danese insieme a Rune –  a maggio vincitore a Monaco del suo primo torneo –  ad avere vinto tornei ATP e quello che sino ad oggi ne ha conquistati di più: 3.

Oltre a Rune e Carlsen gli unici tennisti danesi ad essere riusciti ad entrare tra le prime 100 posizioni mondiali in singolare sono stati Kristian Pless (65), Frederik Fetterlein (75) e un giocatore di cui parleremo in chiusura di articolo.

La Danimarca vanta però un giocatore che nella specialità del doppio nel 2012 vinse il torneo di Wimbledon, ovvero Frederick Nielsen.

Al trionfo di Frederick non poté assistere suo zio Kurt poiché era  morto l’anno precedente. E chissà quante emozioni e quanti ricordi avrebbero attraversato quel giorno il cuore di Kurt Nielsen nel vedere il nipote giocare sullo stesso campo in cui aveva disputato e perduto la finale del singolare nel 1953 e nel 1955, prima contro Vic Seixas e poi contro Tony Trabert.

Kurt Nielsen alla luce dei risultati è il tennista più forte che la Danimarca abbia mai avuto. Per restare ai quattro major, oltre alle finali di Wimbledon già citate, Nielsen arrivò una volta ai quarti dello US Open e 5 volte agli ottavi del Roland Garros.

Non disputò mai l’Australian Open e non volle mai unirsi al circuito dei professionisti.

Quasi altrettanto forte fu il mancino Jan Leschly che nel 1967 fu sconfitto da Clark Graebner nella semifinale dello US Open .

Avevamo promesso di citare in chiusura di articolo il nome del quinto danese capace di raggiungere la top 100 nell’era Open.

Fedeli alla promessa  sveliamo il suo nome: Torben Ulrich, che insieme al fratello Jorgen nei ricordi del nostro Direttore costituiva una coppia di hippy ante litteram.

Ulrich fu un campione di longevità tennistica; nel 1968 a 40 anni arrivò sino agli ottavi di finale degli US Open e a 45 suonati al numero 96 della classifica ATP.

Non è però questa la ragione per la quale lo abbiamo tenuto a guisa di dulcis in fundo, bensì perché è il padre di Lars Ulrich; Lars Ulrich è il fondatore e batterista di uno dei più importanti gruppi della scena rock mondiale degli ultimi 40 anni,  i “Metallica” e concittadino di Holger Rune: entrambi sono infatti nativi di Gentofte. 

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Continua a leggere

ATP

Roland Garros, Djokovic: “Felice perché i rifugiati di Melbourne sono stati rilasciati. Tornare in Australia? Lo farei subito”

Il numero uno del mondo spiega: “Non porto rancore nei confronti dell’Australia, mi piacerebbe molto giocare di nuovo l’Australian Open”

Pubblicato

il

Novak Djokovic - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Novak Djokovic non spreca energie per passare alla seconda settimana del Roland Garros 2022: la vittoria in tre set contro Aljaz Bedene è facile e così in conferenza stampa, più che della partita in sé, si è parlato di argomenti collaterali (come anche il capitolo Boris Becker, che riportiamo a parte). Ecco cosa ha detto Nole Djokovic.

D: Sei passato ancora una volta agli ottavi. Cosa pensi del tuo prossimo avversario, Diego Schwartzman?

Djokovic: “Si tratta di uno dei giocatori più rapidi che abbiamo sul circuito, e i suoi migliori risultati in carriera sono arrivati sulla terra; quindi, senza dubbio è un avversario tosto. Lo conosco bene. Abbiamo giocato contro diverse ottime partite su superfici diverse. Quando giochi contro di lui devi sempre aspettarti che la pallina torni indietro. Sono pronto per una battaglia molto fisica. Non ho speso molto tempo fin qui in campo. E sto colpendo la palla molto bene, quindi non vedo l’ora di giocare”.

 

D: Arsene Wenger stava guardando la tua partita oggi, non so se lo sai, così come Zidane e Woody Harrelson. Hai avuto la possibilità di parlare con qualcuno di loro? Cosa pensi del fatto che queste persone vengono a vederti?

Djokovic: “Ho visto Arsene e Seedorf. E’ un onore che queste leggende del calcio vengano a guardare le mie partite. La maggior parte di noi giocatori di tennis è tifoso di calcio, guardiamo i club, le nazionali, tutte le competizioni. Quindi è un bel feeling vedere gente del loro livello e del loro palmares venire al campo. Ti dà ulteriori motivazioni. Ho visto Arsene a inizio match oggi. Questo ha avuto un buon impatto su di me, avevo ancor più motivazioni nel fare bene”.

D: Una domanda su Bedene. Ha iniziato con la Slovenia, poi ha rappresentato la Gran Bretagna, ma ha avuto problemi nel cambio di nazionalità e dunque è tornato indietro. Sono curioso di sapere come la pensi tu su queste regole.

Djokovic: “Non so bene i dettagli della sua vicenda, ma è una buona domanda. Non ho una chiara opinione in merito, perché da un lato mi piace vedere un giocatore rimanere della sua nazionalità, ma dall’altro non mi sento di giudicare se qualcuno vuole cambiare nazionalità, perché ci sono un sacco di motivi per cui uno lo può fare. Non si tratta solo di soldi, a volte ci sono ragioni familiari o di vita. Quindi, se un giocatore decide di cambiare paese, può avere le sue ragioni per farlo e dovrebbe avere la possibilità di riuscirci. Ora, parlando di questa regola, non sono sicuro di come funzioni nei dettagli; quindi, non so dire se è troppo severa o no. So che se giochi la Davis Cup o la Fed Cup per un paese allora è più difficile cambiare, ci vuole più tempo. Difficile per me dire ora cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Io mi sono trovato in una situazione simile quando avevo 14 anni. C’è stato un dialogo con la Gran Bretagna ma insieme ai miei genitori ho deciso di stare in Serbia e sono felice che abbiamo preso questa decisione. Ma ci sono molti giocatori in tutto il mondo che cercano migliori opportunità e non posso giudicarli. Tutti cercano di ottenere le migliori condizioni possibili per sé stessi e la famiglia”.

D: I rifugiati che erano nel centro di detenzione con te a Melbourne sono stati tutti rilasciati nelle ultime settimane. Mi chiedo cosa pensi di questo e se pensi che la tua esperienza abbia a che fare qualcosa con questo. E inoltre in Australia abbiamo un nuovo governo. Secondo te questo avrà qualche effetto sul tuo ritorno a Melbourne nel 2023?

Djokovic: “Tutti i rifugiati hanno lasciato il centro?”

D: “A quanto mi risulta sì”

Djokovic: “Se questo è vero sono ovviamente molto felice, perché so quanto le condizioni fossero difficili per loro. Particolarmente per coloro che erano lì da nove anni. Sono rimasto lì per una settimana, e non posso immaginare cosa voglia dire starci per nove anni. Non hanno fatto nulla di sbagliato, cercavano asilo e basta. Questo è qualcosa che non ho mai capito, ma se ho portato un po’ di attenzione sulla questione in un modo positivo per loro ne sono molto felice. Ho visto una foto di Ali, un ragazzo con cui parlavo, so che è andato negli Stati Uniti. Sono molto felice di sapere che è vivo e libero. A volte sottovalutiamo la libertà. Finchè non vivi una situazione così, non sai quanto sia importante. Per quanto riguarda il governo australiano, sì, ho sentito la news, ma non so dire se il mio visto sarà restituito e se sarò autorizzato ad entrare in Australia. Mi piacerebbe. Vorrei andarci e giocare l’Australian Open. Non porto rancore. E’ successo quel che è successo. Se avessi l’opportunità di tornare in Australia per giocare in un posto dove ho ottenuto i miei migliori risultati, sarei felice di farlo”.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Continua a leggere

ATP

Roland Garros, Alcaraz: “Ferrero mi ha reso il giocatore che sono”

Adesso per lo spagnolo la sfida con il russo Khachanov: “Avversario tosto ma mi piacciono queste partite”

Pubblicato

il

Carlos Alcaraz - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Dopo aver rischiato di salutare Parigi nel match di secondo turno contro il connazionale Ramos-Vinolas, Alcaraz ritorna a giganteggiare sulla terra battuta, sconfiggendo in tre set lo statunitense Korda, l’unico avversario che era riuscito a sconfiggere in questa stagione sul mattone tritato il diciannovenne di Murcia.

Alcaraz, grazie al successo ai danni di Korda, è diventato il più giovane giocatore a raggiungere il quarto turno al Roland Garros dal 2006 quando il diciannovenne Novak Djokovic si spinse fino ai quarti. L’obiettivo dello spagnolo, tuttavia, è andare molto più avanti come dichiarato nella consueta conferenza stampa post-partita.

D. Dal tuo punto di vista qual è la cosa più importante che ti rende diverso dagli altri giocatori?

 

CARLOS ALCARAZ: “Direi che gioco sempre in maniera aggressiva. Non importa se sto perdendo, vincendo, se si tratta di un momento difficile, di una partita difficile, manterrò il mio stile per l’intero incontro. Direi che è questa la differenza.”

D. Questa settimana secondo molte persone potresti essere il ragazzo che detronizza Novak Djokovic e batte Rafa sulla terra battuta. Sei pronto per questa sfida?

CARLOS ALCARAZ: “Beh, se continuo a vincere, giocherò contro uno di loro. Penso di essere pronto. È diverso giocare contro di loro in un Masters 1000 o in un altro torneo al meglio di tre rispetto a farlo in un torneo del Grande Slam, ma direi che sono pronto.

D. C’è un libro e un film intitolato Charlie and the Chocolate Factory (La fabbrica di cioccolato), nel quale Charlie ottiene un biglietto d’oro e tutti i suoi sogni diventano realtà. Quale sarebbe per te il biglietto d’oro? Qual è il tuo grande sogno e cosa vorresti realizzare?

CARLOS ALCARAZ: ”Se vincessi questo torneo direi di aver preso il biglietto d’oro o se diventassi il numero 1 al mondo direi di essere in possesso del mio biglietto d’oro.”

D. Ti piacerebbe parlare di come Juan Carlos [Ferrero,ndr] ti ha aiutato a crescere, qual è la cosa più significativa che ti ha dato come allenatore?

CARLOS ALCARAZ: “Beh, sono cresciuto con lui, mi ha reso il giocatore che sono in questo momento. Quindi direi l’intensità che devo mantenere per due, tre ore per poter giocare i Grandi Slam o queste partite contro i migliori giocatori del mondo, il fatto di continuare a concentrarmi in ogni torneo, in ogni allenamento. Che io stia giocando un torneo o mi stia allenando, devo rimanere concentrato durante tutta la sessione di allenamento o tutta la partita”.

D. Cosa sai di Khachanov?

CARLOS ALCARAZ: “Beh, mi sono allenato con lui solo una volta, ma ho visto delle sue partite; quindi, so che sarà una sfida difficile. Ma allo stesso tempo è anche un avversario tosto e mi piacciono queste partite.”

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement