Identikit statistici: Rafael Nadal

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Identikit statistici: Rafael Nadal

Il migliore di sempre sulla terra battuta, ma con un rendimento eccezionale in tutti gli Slam

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Rafael Nadal, trofeo - Roland Garros 2019 (via Twitter, @rolandgarros)
 

Rafael Nadal, ancora oggi, scrive e mangia con la mano destra: è un destrimano naturale. Ma è impugnando la racchetta con la mano sinistra che ha vinto venti Slam, tredici dei quali sulla terra rossa di Parigi: un record che sembra davvero difficile da battere.

Il fatto è che essere mancini a tennis conviene: lo dice l’intuito (giocare contro un mancino è inusuale per l’avversario, e inoltre, sul vantaggio e sulla singola palla break, il mancino può servire dal suo lato più naturale, cioè da sinistra) e lo confermano anche i numeri. Si stima che, nel mondo, ci sia un 10,6% di persone mancine. Ci si aspetterebbe quindi di trovare 10 o 11 tennisti mancini nella Top 100 mondiale: sono invece quindici, grosso modo il 50% in più, a testimonianza statistica di tale vantaggio.

E in forza di questa considerazione, fin da bambino (non è chiaro quanto spontaneamente e quanto su indicazione dello zio Toni, suo primo coach) Rafa Nadal si abitua a giocare con la sinistra. Diventa cioè mancino, per quanto riguarda il tennis. Già questo ci dice molto rispetto alla sua personalità e alla sua forza di volontà: ma con ancor più chiarezza parlano i successi che il maiorchino ha saputo accumulare in venti anni di carriera.

 

Palmarès

Esordisce a livello ATP giovanissimo nel 2001, a quindici anni. Poco dopo, vince il suo primo match nel circuito maggiore, sconfiggendo Ramon Delgado. Prima di Nadal, soltanto nove giocatori nell’Era Open erano riusciti ad aggiudicarsi una vittoria in una partita ATP prima di compiere sedici anni. Due anni più tardi, nel 2003, Nadal si aggiudica due titoli Challenger e chiude l’anno tra i primi cinquanta giocatori del mondo. Nello stesso anno, Rafa rivela il proprio talento al grande pubblico raggiungendo il terzo turno di Wimbledon, all’esordio. Ma è nel 2004 che si ha una vera e propria svolta: Nadal sconfigge Federer, numero 1 del mondo, a Miami, e contribuisce alla vittoria della Coppa Davis da parte della Spagna battendo Andy Roddick, allora numero 2 del mondo, in finale.

La stagione successiva è quella della consacrazione, in particolare sulla terra battuta, di gran lunga la superficie preferita dal maiorchino, specialmente in giovane età. Con un’impressionante serie di 24 vittorie consecutive, il non ancora ventenne Nadal vince il titolo a Monte Carlo, a Roma e poi a Parigi, dopo aver sconfitto Federer in semifinale: è il suo primo Slam. Nel corso del 2005, si aggiudica undici titoli, nove dei quali sulla terra battuta. La rincorsa alla prima posizione del ranking mondiale però sembra, nonostante lo straordinario successo, decisamente complicata. Federer vive il suo periodo d’oro, e lo svizzero, pur costretto a rassegnarsi al ruolo di seconda forza sulla terra, sembra più forte sul cemento e addirittura inavvicinabile sull’erba e indoor.

Tre anni dopo però, nel 2008, gli incessanti miglioramenti di Nadal lo portano a vincere per la prima volta a Wimbledon, battendo proprio Federer in cinque set, in una finale leggendaria. Nello stesso anno Rafa vince anche l’oro olimpico a Pechino, e diventa numero uno del mondo. Nel corso del 2009 viene sconfitto a sorpresa da Soderling a Parigi ed è costretto, nonostante la prima vittoria in Australia a inizio anno, a cedere nuovamente lo scettro a Federer, in una rivalità che proietta il tennis in una nuova dimensione, in termini di qualità di gioco ma anche di interesse da parte del grande pubblico.

Nel 2010, Nadal vince per la prima volta lo US Open, sconfiggendo in finale un altro grande rivale, Novak Djokovic. Completa così il Career Grand Slam, ovvero vince almeno una volta in carriera tutti e quattro i tornei dello Slam. Pur dovendo guardarsi da due veri e propri fenomeni come Federer e Djokovic, saprà riconquistare la prima posizione mondiale nel 2013, e poi nel 2017 e ancora, forse un po’ a sorpresa, nel 2019. Nonostante qualche infortunio infatti, Nadal non si ferma, e non si placa la sua sete di vittorie, specialmente a Parigi: nel 2020, proprio in terra di Francia, conquista il suo tredicesimo Roland Garros, e ventesimo Slam.

Quali segreti hanno permesso a Rafa di essere così vincente e così longevo? Proviamo ad analizzare i dati dei suoi match alla ricerca di qualche spunto. Data anche la disponibilità di dati tracciati con precisione, la nostra analisi si focalizzerà sulla seconda fase della carriera di Nadal: a partire dal 2011 fino a oggi, e sui match giocati nei tornei del Grande Slam.   

UNO SGUARDO D’INSIEME

Prima di approfondire l’analisi, alla ricerca di pattern vincenti e perdenti, cerchiamo di averne una visione d’insieme, inquadrando lo stile di gioco di Nadal con una serie di statistiche, i cui valori medi sono mostrati in Figura 1, separatamente per superficie di gioco.

Figura 1. Statistiche medie di gioco per Rafael Nadal, match di singolare in tornei del Grande Slam dal 2011 in poi

Colpisce innanzitutto la grande familiarità che Nadal, nella sua seconda parte di carriera, ha saputo trovare anche con l’erba di Wimbledon: il saldo tra vincenti ed errori non forzati sull’erba è infatti davvero impressionante, così come notevole è la statistica degli ace, se confrontata con altre superfici. Anche Berrettini, dopo la semifinale persa a Flushing Meadows nel 2019 (addirittura sul cemento, la superficie tutto sommato meno amata dal maiorchino), ha messo in evidenza in effetti come il servizio di Nadal non sia certo il colpo più appariscente, ma sia dotato di grande precisione ed efficacia.

Il numero medio di discese a rete, che si riduce progressivamente a mano a mano che la superficie diventa più lenta, è ulteriore testimonianza, ove mai ce ne fosse bisogno, dell’intelligenza tattica di Nadal, che sfrutta l’ampiezza del proprio bagaglio tecnico per scegliere la strategia più adatta, in funzione della superficie (e dell’avversario). Un secondo set di statistiche, mostrato in Figura 2, può esserci d’aiuto nel farci un’idea ancora più precisa:

Figura 2. Altre statistiche medie per Rafael Nadal, match di singolare in tornei del Grande Slam dal 2011 in poi

Salta all’occhio la percentuale di match vinti sulla terra di Parigi, che si avvicina al 100% (66 vittorie su 68 partite dal 2011 a oggi, 97%). Possiamo leggere questa statistica anche in altro modo: soltanto Djokovic, per due volte (nel 2015 e nel 2021) ha saputo sconfiggere Nadal al Roland Garros negli ultimi dieci anni. Rafa non conquisterà il titolo neanche nel 2016, ma in questo caso non viene sconfitto sul campo: è costretto a ritirarsi a causa di un problema al polso dopo aver superato Facundo Bagnis al secondo turno.

Le altre statistiche ci ricordano una volta di più la grande solidità al servizio, con un rendimento regolare su tutte le superfici. Molto interessante anche il rendimento nelle discese a rete che si avvicina o addirittura supera l’80%. Ancora una volta, osserviamo come Nadal non soltanto abbia, specie quando si sposta sulla destra per giocare il dritto inside-out, un colpo unico, e definitivo, ma faccia anche della propria capacità di leggere la partita e l’avversario una delle sue armi migliori. Si presenta a rete più o meno spesso in funzione di quanto è conveniente farlo e, come testimonia la sua efficacia su tutte e tre le superfici, raccoglie ottimi risultati.

Dopo aver dato uno sguardo a diverse statistiche, considerate una alla volta, proviamo ora a chiederci quali combinazioni di variabili e valori, quali pattern, risultino più predittivi rispetto alla vittoria o alla sconfitta del giocatore più vincente di sempre sulla terra.

I PATTERN PIÙ SIGNIFICATIVI, GLI ELEMENTI-CHIAVE DEL GIOCO DI NADAL

In particolare, chiediamoci quale o quali tra le varie statistiche di gioco (che rappresentano le nostre variabili di input) si rivelino decisive, e in che modo, rispetto alla vittoria o alla sconfitta nel match (che rappresenta la nostra variabile di output). Impostiamo cioè, in altre parole, un problema di classificazione.

Per maggiore chiarezza, facciamo in modo che l’algoritmo di classificazione utilizzato restituisca automaticamente, sulla base delle variabili a disposizione, un modello costituito da un insieme di regole, che rappresentano i pattern statisticamente più significativi che conducono Nadal alla vittoria o alla sconfitta. Di seguito, illustriamo le tre regole più significative così calcolate:

  1. “Se Nadal concede meno di otto palle break, se commette mediamente non più di 0.6 errori non forzati più dell’avversario per set e se non subisce, in media per set, oltre 6.3 ace più di quelli che riesce a mettere a segno, allora si aggiudica la partita”. Il pattern si è verificato in 127 casi e, in tutti e 127, Nadal ha vinto il match.
  2. “Se Nadal, nelle sue discese a rete, ha un’efficacia che supera quella dell’avversario di almeno il 12.5% e si procura almeno sette palle break, allora vince la partita”. Il pattern è meno generale, ma altrettanto preciso: si è verificato 74 volte, e si tratta di 74 vittorie di Nadal.
  3. “Se Nadal ha una percentuale di punti vinti sulla prima inferiore all’avversario di più del 5.1%, viene sconfitto”. La regola si è verificata, fino a oggi, undici volte e in tutte queste occasioni, il campione spagnolo è stato effettivamente sconfitto.

Sulla base di regole come queste, considerando che quanto più una caratteristica del gioco compare come condizione rilevante all’interno di tali pattern, tanto più potremo definirla un elemento-chiave del gioco di Rafa. Potremo quindi, sulla base dei dati, stilare un feature ranking, ovvero una sorta di classifica dei vari aspetti del gioco, distinguendo quelli che, in misura maggiore, da soli o in combinazione con altri, si rivelano decisivi.

Figura 3. Feature ranking associato ai match di Grande Slam di Nadal, dal 2011 in poi. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

Le prime due feature ci dimostrano come le probabilità di vittoria di Nadal aumentino notevolmente se è lui a fare la partita, concedendo poche chance all’avversario (poche palle break, come da prima feature) e mettendo a segno più vincenti (seconda feature). Ci tornano in mente molti match leggendari di Rafa, diversi con Federer, in cui il maiorchino “mette all’angolo” (in genere, all’angolo sinistro, sul rovescio) l’avversario e non gli lascia spazio per iniziative, se non molto rischiose, spesso inducendolo all’errore.

A ulteriore sostegno di tale interpretazione, possiamo interpretare la terza e la quarta feature: se, oltre a impedire all’avversario di fare il suo gioco, Nadal è più incisivo a rete (terza feature) e sa crearsi molte occasioni di break (quarta feature), le probabilità di vittoria crescono. Come quinta feature, vediamo il numero di set dell’incontro, correlato inversamente con la vittoria di Nadal. In altre parole: se il match si risolve in pochi set, è improbabile che Nadal venga sconfitto. Ovvero: anche nelle (rare) occasioni in cui Nadal perde, vende cara la pelle. E anche questa, senz’altro, è una conferma e non una sorpresa.

In conclusione, proviamo a porci, alla luce dei dati, la domanda che agita i sonni di molti tennisti da ormai quindici anni: come si fa a battere Nadal sulla terra? Chiediamoci cioè cosa, a livello di dati, distingua le due sconfitte con Djokovic del 2015 e del 2021 da tutti gli altri match disputati e vinti da Nadal a Parigi, dal 2011 in poi. Scopriamo così che in occasione di quelle due sconfitte, e di nessuna delle sessantasei vittorie sulla terra di Parigi negli ultimi dieci anni, Rafa ha ottenuto meno del 41.6% di punti sulla seconda di servizio. L’aggressività nei game di risposta quindi, specie sulla seconda (complice il fatto che il vincitore, Djokovic, è dotato di una delle migliori risposte di tutti i tempi) ha pagato, costringendo Nadal a non essere in controllo della situazione, subendo la pressione dell’avversario.

Un piano tutto sommato semplice a dirsi ma, naturalmente, molto più difficile da attuare. Sicuramente, anche nei prossimi anni, non mancherà, soprattutto tra i tennisti più giovani, chi vorrà raccogliere, una volta di più, la sfida. E certamente Rafa, pur sicuramente nella fase finale della sua carriera, per ragioni anagrafiche, saprà essere ancora un cliente molto scomodo per tutti.

Nota: l’analisi e i grafici inseriti nell’articolo sono realizzati per mezzo del software Rulex


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

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ATP Ranking: Alcaraz e Nadal, domina la Spagna. Sinner fuori dalla top 10, best ranking per Musetti

La classifica mondiale aggiornata: Huesler sale al n.64 grazie alla vittoria di Sofia, Nishioka al n.41

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Rafael Nadal - US Open 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

E dopo Federer venne Huesler. Lo svizzero Marc-Andrea ha reso onore al ritiro del suo grande connazionale (e al proprio portafoglio) vincendo il torneo di Sofia con uno stile di gioco che avrà riscaldato i cuori dei nostalgici del gioco a rete. La settimana di eventi del circuito ATP appena trascorsa ha visto anche il ritorno alla vittoria di Novak Djokovic, che torna a conquistare un titolo ATP, il numero 89 della sua straordinaria carriera, superando in finale Marin Cilic. Infine, a Seul trionfa il giapponese Nishioka in finale sul canadese Shapovalov. La top 20 della classifica ATP del 3 ottobre 2022 vede dunque alcune novità.

La classifica ATP aggiornata è disponibile al seguente link, che porta alla sezione “Sotto Rete” del sito web di Intesa Sanpaolo, main sponsor della manifestazione e partner di Ubitennis.

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata!

 

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ATP Tokyo: Nakashima e Tiafoe senza problemi contro le wild card giapponesi

Dopo il 1° titolo a San Diego, prosegue il buon momento per il 21enne Brandon Nalashima nel suo paese d’origine. Frances Tiafoe concede poco e niente a Uchiyama

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Il primo match dopo il primo titolo vinto in carriera non è mai facile, ancora di più quando di mezzo ci si mette una traversata oceanica, ma Brandon Nakashima non ha deluso le attese: dopo il successo nella sua città natale di San Diego, il 21enne americano ha superato il 1° turno al Rakuten Japan Open Tennis Championships. Nakashima, il cui padre è di origine giapponese, ha sconfitto la wild card giapponese Shintaro Mochizuki 6-3 6-2 alla sua prima apparizione nell’ATP 500 di Tokyo.

IL TABELLONE COMPLETO DELL’ATP 500 DI TOKYO

“È la mia prima volta in Giappone, quindi sto ancora imparando molto a riguardo, ma è molto eccitante. È bellissimo finora”, ha detto Nakashima nella sua intervista post-partita. “Il lato della famiglia di mio padre è giapponese. È da lì che prendo il mio cognome. Ogni volta che imparo di più sul mio background sono super eccitato,quindi sono felice di essere qui. L’atmosfera è davvero fantastica. Mi sento come a casa.”

 

Il 19enne Mochizuki, attuale n.401 del mondo, ha iniziato bene concedendo pochissimo al servizio, ma la battuta d’arresto – come spesso capita in queste situazioni – c’è stata a cavallo dei due set. Il primo si è deciso con un break sul 4-3 che ha mandato Nakashima a servire sul 5-3, e poi c’è stato un altro break in avvio di secondo set che ha definitivamente spezzato le gambe al giovante tennista locale, uscito sconfitto 6-3 6-2 dopo 67 minuti. Ogni volta che servo bene, influisce su tutte le altre parti del mio gioco, ha detto Nakashima, che non ha mai fatto arrivare il suo avversario neanche ai vantaggi. “Sono felice di aver servito bene oggi”. Nakashima affronterà ora la nona testa di serie Borna Coric o l’australiano Thanasi Kokkinakis.

IL TABELLONE COMPLETO DELL’ATP 500 DI TOKYO

Nella partita di apertura del programma, Pedro Martinez ha abbattuto Alexei Popyrin 7-5 6-4. Con questa vittoria, lo spagnolo ha interrotto la striscia di otto sconfitte consecutive ad ogni livello, comprese sei sconfitte nel tour. In giornata è arrivata anche la vittoria di un altro spagnolo: Bernabe Zapata Miralles ha superato il giapponese Taro Daniel 7-5 7-5, recuperando in entrambi i set un break di svantaggio. Ora l’avversario del n.80 del mondo sarà Frances Tiafoe.

L’americano n.19 del mondo ha chiuso il programma del primo giorno di torneo affrontando la wild card giapponese Yasutaka Uchiyama (30 anni, n.314). Anche in questo match non c’è stato nulla da fare per il tennista di casa, vittima del grande gioco di gambe di Tiafoe che ha mostrato grande tecnica ma anche concretezza chiudendo 6-4 6-3, e annullando col servizi le uniche due palle break concesse nel quarto game del secondo set. La testa di serie n.4 ha sfruttato proprio queste chance non concretizzate da Uchiyama per piazzare subito dopo il break che di fatto ha deciso la partita; neanche un’ora e un quarto rimasto in campo, facendo divertire il pubblico di Tokyo e proseguendo al meglio la sua campagna asiatica, iniziata con l’incontro pochi giorni fa con la stessa NBA Stephen Curry.

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ATP Astana: Zhang sorprende Karatsev, Mannarino sfrutta la stanchezza di Wawrinka. Tutto liscio per Hurkacz e Van De Zandschulp

Bella prestazione del cinese alla distanza, il russo accusa problemi fisici. Stan paga la precaria condizione fisica. Hubi e Botic rispettano il pronostico

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Zhizhen Zhang

Non è una gran sorpresa quella che apre la giornata dell’Astana Open, promosso quest’anno ad ATP 500. Adrian Mannarino, pur partendo decisamente male, riesce ad avere la meglio di un appannato Stan Wawrinka (ammesso tramite wild card) per 1-6 6-2 6-3, in neanche due ore, per un match veloce, e raramente entusiasmante. I primi due parziali sono più una sequenza di errori e orrori del francese prima, dello svizzero poi, con il livello leggermente più costante nel terzo, ma senza nulla di indimenticabile. Il parziale decisivo procede senza break né game ai vantaggi, con qualche errore di troppo da ambo le parti, ma specie di Wawrinka, molto falloso e ancorato al servizio per restare a galla. La situazione, nel sesto game, è ribaltata dallo stesso svizzero, che stacca completamente la spina e commette solo errori da fondo, non certo impossibili da evitare, permettendo il break a Mannarino, che è infila 11 punti consecutivi. E il livello di gioco sensibilmente alzatosi da parte del francese, insieme a una versione, dal secondo set in poi, spenta dello svizzero, che sicuramente ha pagato la stanchezza e anche un certo nervosismo, regalano una vittoria molto più agevole del previsto a Mannarino, che giocherà ora contro il vincente tra Carlos Alcaraz e David Goffin.

IL TABELLONE COMPLETO DELL’ATP 500 DI ASTANA

C’è invece qualcosa da segnalare nel match seguente, e cioè la vittoria, per 4-6 6-4 6-1 di Zhizhen Zhang su Aslan Karatsev, che sì sarà in un brutto periodo, ma resta sempre un valido avversario su queste superfici. Il cinese, dopo un brutto primo set, ha saputo risalire e approfittare anche di qualche noia fisica dell’avversario per una bella meritata vittoria. L’inizio è stato appannaggio del russo, con il primo set 6-4 solo per un piccolo rallentamento nel finale, ma mai è stata in dubbio la vittoria per Karatsev, preciso e costante da fondo, con qualche errore qua e là, ma molto più regolare di Zhang, a tratti meraviglioso sul rovescio, ma in generale troppo falloso. Inizia meglio il cinese nel secondo parziale, andando addirittura in vantaggio di un break, ma il pressing operato da Karatsev subito dopo lo rende più contratto, facendo tornare qualche errore di troppo che vale il contro-break. Il secondo parziale procede molto più lentamente e con molte più occasioni, per entrambi, rispetto al primo. Nessuno dei due riesce però a trovare il break, per quanto il livello ora mostrato sia sempre più alto, con gli errori che arrivano ma sono più isolati, in mezzo a tanti colpi da ricordare. E alla fine, non senza una certa sorpresa, oltre che una certa mano dall’avversario, Zhang forza il set decisivo, vincendo il secondo parziale con pazienza, colpi bilanciati, vincenti, e godendo di un pessimo decimo game del russo, che chiude con un doppio fallo.

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Prosegue il momento no di Karatsev, con 5 game persi di fila (che arriveranno poi a 7), e sempre più errori, che permettono il sorpasso a Zhang, che si limita a rispondere bene e trovare i giusti angoli, che spazientiscono e tolgono precisione al n.39 al mondo. Il russo sembra accusare anche dei problemi alla coscia, che non fanno altro che rendere ancora più grave la sua già precaria situazione, portandolo sotto 5-0, con un atteggiamento dismesso e neanche la forza di andare sulla palla. Infatti, poco dopo, ancora sfruttando lo scoramento dell’avversario e la sua tranquillità, Zhang va a chiudere per 6-1, tornando a vincere una partita ATP più di 3 anni dopo l’affermazione su Kyle Edmund a Pechino. Prosegue invece la crisi di Karatsev, che subisce oggi la quinta sconfitta consecutiva, con l’ultima vittoria a Cincinnati. Per il n.1 cinese, intanto, al prossimo turno ci sarà il vincente di Djere-Rublev, che giocheranno nel pomeriggio, con l’esordio di un’altra testa di serie (la 5) dopo che il settimo favorito ha aperto le danze stamattina.

Si tratta infatti di Hubert Hurkacz, nono nella Race e in cerca di punti preziosi per il sogno ATP Finals, che ha operato un ottimo debutto battendo 6-2 7-6(2) Francisco Cerundolo, autore di un’ottima annata, ma certamente non così temibile sui campi in cemento indoor, dove invece il polacco sa giocare decisamente meglio (vittoria a Metz e semifinale a Bercy nel 2021). Non ci sono stati problemi infatti per il n.7 del seeding, che solo una volta ha dovuto affrontare una palla break, salvandola, e chiude con 11 ace e un grande 80% di punti con la prima, mostrando dunque subito ben affilata l’arma principale per disputare un grande torneo. L’argentino ha saputo almeno dare battaglia nel secondo parziale, più equilibrato, ma senza mai davvero spaventare il bombardiere polacco, che al secondo turno attende uno tra Griekspoor e il padrone di casa Bublik. Parlando di giocatori di casa, è scesa in campo anche un’altra delle wild card del torneo, e cioè Beibit Zhukayev, n.327 del mondo, che questo ricco e crudele tabellone ha subito opposto a Botic Van De Zandschulp. 6-1 6-1 il punteggio a favore dell’olandese, troppo più qualitativo e soprattutto ben adatto a certi campi. Questa tonda vittoria regalerà (presumibilmente) al n.34 del mondo un incrocio di secondo turno con Novak Djokovic che, forte della vittoria a Tel Aviv, esordirà contro Garin.

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