Ubicommedia, seconda puntata: l'Eretico e l'Iracondo

Focus

Ubicommedia, seconda puntata: l’Eretico e l’Iracondo

La Rivalità per antonomasia si riaccende nell’Oltretennis

Pubblicato

il

John McEnroe (Artwork by Andrea Bonzagni)
 
 

Usciti di scena golosi e scialacquatori, salgono sul palco eretici e iracondi.

Al servizio….

…L’ERETICO: BJORN BORG

 

Per alcuni uomini la rivoluzione è l’unica ragione di vita, mentre per altri è l’involontaria conseguenza delle loro azioni. Lo svedese Bjorn Rune Borg appartiene ai rivoluzionari del secondo tipo: egli fu Martin Lutero, non Che Guevara.

L’Orso svedese rappresenta lo spartiacque tra il gioco praticato dalle élite e il tennis come lo conosciamo oggi. L’aspetto fisico da rock star – un Robert Plant con la racchetta – e le vittorie ottenute già da teenager gli garantirono l’attenzione universale da parte dei mass media e l’adorazione estatica di legioni di ammiratori, molti dei quali sino al suo avvento non distinguevano il tennis dal ping-pong. Se pensiamo alla camera di un ventenne a metà degli anni ’70, non fatichiamo a vedervi appeso a una parete il poster di Borg; fatichiamo non poco a vedere quello di Rosewall o di Laver nella camera di un ventenne alla fine degli anni’60.

Sotto il profilo tecnico, l’incruenta rivoluzione di Borg fu radicale tanto quanto quella mediatica; il suo modo di colpire la palla con rotazioni esasperate con il diritto e con il rovescio bimane (o più precisamente a una mano e tre quarti) ne fanno il padre putativo di tanti  giocatori venuti dopo di lui; altrettanto innovativa l’attenzione dedicata alla preparazione fisica: pochi la curavano prima di lui; tutti lo fanno oggi.

Borg fu grandissimo da fondo campo ma fu anche ottimo interprete del gioco di volo; se non lo fosse stato non avrebbe mai potuto vincere 41 partite consecutive a Wimbledon in un’epoca in cui la superficie precludeva la vittoria a chi si limitava al gioco di rimessa. Per fare un parallelo con i campioni moderni citiamo un nome: Rafael Nadal.

Bjorn Borg (Artwork by Andrea Bonzagni)

La sua carriera fu breve: le sue vittorie sono racchiuse nello spazio di otto anni compreso tra il 1974 e il 1982 quando – dopo il torneo di Montecarlo – virtualmente si ritirò a 26 anni. La quantità e la qualità dei successi che ottenne in così poco tempo è sbalorditiva; al suo palmarès manca soprattutto la vittoria allo US Open nonostante le quattro finali disputate; disputò solo una volta l’Australian Open, nel 1974 da diciassettenne, e si fermò al terzo turno.

Della sua vita dopo il ritiro ci restano due flash: il sobrio doppiopetto rosso indossato al matrimonio con Loredana Bertè e il tragicomico ritorno alle competizioni nel ’91 a Montecarlo con tanto di guru al fianco e Donnay di legno in mano. Risultato: sconfitta al primo turno contro Jordi Arrese.

Il tribunale dell’Oltretennis per lui ha previsto la seguente pena: “Giaccia egli ignudo in una sacca da tennis foderata di carboni ardenti e sia posto sopra il suo capo uno schermo che trasmetta 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 i dieci migliori punti del barone Gottfried von Cramm”. 

SCHEDA DEL GIOCATORE
NomeBjorn Rune Borg
Nato il06/06/1956
NazionalitàSvedese
Titoli vinti66
Titoli Slam11 (6 RG, 5 W)
Coppe Davis1
Miglior Classifica1
N. settimane al primo posto109

L’IRACONDO: JOHN PATRICK MCENROE

Fu vera ira la sua? A giudicare dall’opinione che aveva degli arbitri – “dei vecchi che vogliono vedere gratis le partite” – e di alcuni avversari – “ho più talento io nel mio dito mignolo che Lendl in tutto il suo corpo” – parrebbe di sì. Ciò che dichiarò dopo la squalifca per intemperanze subìta all’Australian Open del 1990 solleva però qualche dubbio: quale iracondo genuino infatti affermerebbe che se avesse conosciuto meglio il regolamento avrebbe evitato di incorrere nella squalifica? 

Iracondo o meno fu un artista del tennis, il più grande secondo molti autorevoli critici. Ne citiamo due: Gianni Clerici e Beppe Viola. Gianni Clerici: “Se fossi un po’ più gay di quello che sono mi farebbe piacere essere accarezzato dalla volèe di McEnroe”; Beppe Viola: “Sarei disposto ad avere 37 e 2 di febbre tutta la vita in cambio della seconda palla di servizio di McEnroe” .

L’estetica sublime del suo gioco rischia però di fare passare in secondo piano il fatto che McEnroe fu anche un vincente e un innovatore.

Quando McEnroe apparve sulla ribalta mondiale, il tennis maschile, sulla scia di un campione del calibro e del carisma di Borg, sembrava infatti destinato ad allontanarsi sempre di più dagli schemi offensivi. Lo statunitense dimostrò con i fatti che era ancora possibile vincere attaccando, soprattutto se si era in grado di colpire la palla con grande anticipo in modo da togliere il tempo all’avversario e guadagnare metri di campo. Non è forse il gioco d’anticipo il mantra dei coach moderni e il punto di forza di Federer e Djokovic, per citare solo i più grandi tra i tennisti contemporanei?

John McEnroe (Artwork by Andrea Bonzagni)

McEnroe non fu il primo a colpire la pallina con grande anticipo (anche Jimmy Connors lo faceva con il rovescio), ma fu il primo a farlo sistematicamente ed a giocare da fondocampo dei diritti e dei rovesci a guisa di demi-volée.

Per riuscirci ci volevano il genio sportivo di un atleta capace già a 18 anni di raggiungere la semifinale di Wimbledon da qualificato e dei riflessi straordinari. Quando i riflessi si appannarono iniziò il declino. McEnroe raggiunse il suo apogeo sportivo a 25 anni; nel 1984 a New York conquistò la sua settima e ultima prova in un Major, e nell’arco dell’intera stagione vinse 82 partite perdendone 3. Tra queste 3 spicca la sconfitta nella finale del Roland Garros, un suicidio sportivo che fa di lui un buon candidato per interpretare anche la parte di Pier della Vigna.

Crediamo che ci siano validi argomenti per sostenere che McEnroe al suo meglio sia stato il più grande singolarista di sempre, ma non ne troviamo alcuno per negare che fu il più grande doppista. A tale proposito citiamo il suo storico compagno di doppio Peter Fleming: “Il più grande doppio del mondo è costituito da John McEnroe con chiunque altro”.

A differenza di Connors, che trovava inconcepibile sudare su un campo da tennis esclusivamente per la gloria e non anche per il denaro, McEnroe non negò mai il suo contributo alla squadra statunitense di Davis, con la quale trionfò in 5 occasioni come giocatore e che guidò in veste di capitano non giocatore dopo il ritiro.

Anche con John il tribunale celeste è stato severo. La sua pena prevede infatti che “giochi per l’eternità in doppio alternando al suo fianco un set Lendl e un set Gilbert. Tra una partita e l’altra riposerà arbitrando gli incontri Barazzutti-Higueras”.

SCHEDA DEL GIOCATORE
NomeJohn Patrick McEnroe
Nato il16/02/1959
NazionalitàStatunitense
Titoli vinti singolare77
Titoli vinti in doppio77
Titoli Slam7 (4 USO, 3 W)
Coppe Davis5
Miglior classifica1
N. settimane al primo posto170

L’ERETICO DANTESCO: FARINATA DEGLI UBERTI (a cura di Gianmarco Gessi)

“O Tosco che per la città del foco
vivo ten vai così parlando onesto,
piacciati di restare in questo loco”.

(Inferno Canto X,  vv 22-24)

Manente degli Uberti, noto come Farinata, nacque a Firenze agli inizi del Duecento, probabilmente nel 1212, e fu un protagonista di assoluto rilievo in un momento storico particolarmente critico e doloroso per la sua città, lacerata dalle lotte intestine tra guelfi e ghibellini. Appartenente a una nobile famiglia ghibellina, si distinse ben presto per valore militare divenendo una delle figure più illustri della Firenze dell’epoca. A capo della sua consorteria, giocò un ruolo primario nella sconfitta dei guelfi del 1248, a cui seguì la cacciata di questi ultimi dalla città.

Dieci anni più tardi, nel 1258, dopo molteplici conflitti, la fazione guelfa riuscì a sconfiggere gli avversari e a riprendere il governo di Firenze, costringendo all’esilio gran parte delle famiglie ghibelline, tra le quali quella degli Uberti. Rifugiatosi a Siena, con il sostegno di Manfredi di Svevia, figlio dell’imperatore Federico II, Farinata organizzò le truppe di una coalizione toscana di ghibellini che, nel 1260, portò alla vittoria nella sanguinosa battaglia di Montaperti, ‘lo strazio e lo grande scempio che fece l’Arbia colorata in rosso’ (If X, 85-86).

Unico a essersi opposto a ’viso aperto’ (If X, 93) al proposito delle forze alleate di distruggere di Firenze, rientrò vittorioso nella città natale e vi rimase fino alla morte, nel 1264. Dopo la battaglia di Benevento nel 1266, che portò alla riaffermazione dei guelfi al governo di Firenze, la famiglia degli Uberti fu bandita dalla città. L’esilio fu l’inizio di una ‘persecuzione’ politica e giudiziaria dell’illustre condottiero e della sua discendenza, che si protrasse per moltissimi anni e, nel 1283, portò alla condanna postuma del nobile ghibellino per eresia.

Al ‘magnanimo’ Farinata, oltre alla menzione, nel VI canto dell’Inferno, tra coloro che ‘a ben far puoser li ‘ngegni’ (If VI, 81), Dante dedicò il X canto della cantica infernale. Nonostante l’inevitabile (nell’intransigente visione cristiana dantesca) collocazione tra ‘li eresiarche’, il cui peccato fu il non aver creduto nell’immortalità dell’anima, il sommo poeta celebra il capo ghibellino delineando una figura che per statura morale si erge con imponenza tra i più memorabili personaggi della Commedia. Una figura immensa, la cui grandezza evolve dall’austera integrità nella rivendicazione dei propri valori civili al conflitto interiore che ne tormenta la coscienza, di uomo e padre, per la consapevolezza delle dolorose conseguenze delle proprie gesta.

L’IRACONDO DANTESCO: FILIPPO ARGENTI (a cura di Gianmarco Gessi)

«E io: “Maestro, molto sarei vago
di vederlo attuffare in questa broda
prima che noi uscissimo del lago”.

Ed elli a me: “Avante che la proda
ti si lasci veder, tu sarai sazio:
di tal disïo convien che tu goda”.

Dopo ciò poco vid’ io quello strazio
far di costui a le fangose genti,
che Dio ancor ne lodo e ne ringrazio.

Tutti gridavano: “A Filippo Argenti!”;
e ‘l fiorentino spirito bizzarro
in sé medesmo si volvea co’ denti.»

(Inferno Canto VIII, vv. 52-63)

La Pietà e la compassione sono i sentimenti che più frequentemente animano le parole di Dante Alighieri nel corso della prima parte del viaggio ultraterreno di Dante, soprattutto quando sulla sua strada incontra le anime dei dannati ivi reclusi. Desta quindi sorpresa nel lettore vedere come queste emozioni cedano il passo allo sdegno nell’ottavo Canto, incentrato sull’incontro/scontro di Dante con Filippo Argenti.

Chi fu in vita Filippo Argenti e per quale ragione Dante provava nei suoi confronti una così fiera ostilità, al punto di desiderare di poterlo vedere “attuffare nella broda”, ovvero la palude Stigia nella quale giacciono immersi gli iracondi, condannati per l’eternità a mordersi e colpirsi a vicenda?

Filippo Cavicciuoli, soprannominato “Argenti” a causa del vezzo di ferrare il cavallo con ferratura d’argento, era un membro della famiglia fiorentina degli Adimari. Non sono note né la sua data di nascita né quella di morte, ma si presume possa essere nato intorno al 1260 e deceduto prima del 1300, anno in cui Dante lo colloca nel girone infernale degli iracondi.  

Argenti fu un politico schierato con la fazione dei guelfi neri. Quando sul finire del ‘200 la lotta tra guelfi neri e bianchi si fece più accesa, Dante si schierò con i bianchi, che miravano a difendere l’indipendenza di Firenze dalle mire egemoniche della Chiesa all’epoca guidata da Bonifacio VIII, il Papa a cui Dante riserverà – ancora vivente – un posto nella bolgia dei simoniaci. I neri a inizio ‘300 ebbero il sopravvento sui bianchi, e Dante a partire dal 1304 fu così costretto all’esilio dalla sua amata Firenze, ove non fece più ritorno. A questo evento traumatico si aggiunsero episodi di vita quotidiana che videro contrapposte la famiglia Adimari e la famiglia Alighieri.

Da qui con ogni probabilità deriva l’odio implacabile di Dante nei confronti di Argenti. Non dimentichiamo che Dante fu un genio sublime, ma anche un fiorentino di spicco del ‘300, ovvero un uomo fortemente coinvolto dalle passioni politiche e civili che scosserò la sua città.

Continua a leggere
Commenti

Flash

Torneo ITF Circolo Antico Tiro a volo: stamattina la presentazione ufficiale

ROMA – Nella caratteristica location della sala carte del Circolo, ufficialmente, presentata la XII edizione di questo importante torneo ITF

Pubblicato

il

Circolo Antico Tiro a volo - Roma 2022 (foto Pellegrino Dell'Anno)

Stamattina alle ore 12, nella panoramica e deliziosa cornice del Circolo Antico Tiro a Volo, a Roma in zona Parioli, si è tenuta la conferenza di presentazione della XII edizione del torneo qui ospitato. Si parla di un ITF da 60.000 dollari, che torna in calendario dopo due anni di assenza forzata, con entusiasmo e tante aspettative. Una tappa importante per molte giocatrici, con un albo d’oro che vede nomi come Errani, Garbin, Yastresmka, e anche tante partecipazioni importanti della caratura di Pegula, McHale, Rybakina. Un torneo che evidenzia l’importanza anche di unire sport con cultura e territorio, sottolineata dalla presenza di ospiti come Vito Cozzoli (presidente di Sport e Salute), l’assessore allo sport per la città di Roma Alessandro Onorato e l’attuale direttore del torneo Adriano Albanesi, gold coach che ha allenato tra le altre anche Tsurenko.

Ad aprire la conferenza, e a presentare il tutto con i soliti ringraziamenti di rito, è il presidente del circolo, il dottor Giorgio Averni, che oltre a ricordare quante giocatrici importanti siano passate da qui (anche ad allenarsi, vedi Muguruza e Osaka) sollecitato da una domanda, spiega l’importanza e la voglia di puntare sul torneo WTA: “Da anni abbiamo scelto così, il tennis (e lo sport) femminile non è un ripiego per noi, e abbiamo scelto di dargli lustro. La cornice che offriamo a queste ragazze è importante, i loro coach e manager sono estasiati dal nostro trattamento e ospitalità, che spesso non trovano neanche a Parigi. Inoltre, questo circolo è aperto alle donne, e attento alla famiglia e ai ragazzi: vogliamo insegnare ai futuri uomini a rispettare le regole, l’avversario, e la competizione che poi ci sarà anche nella vita. Questo torneo è una settimana di festa, dello sport e non solo, ci saranno eventi e il gran galà di martedì, dove premieremo atleti che hanno fatto la storia dello sport italiano“.

Giocandosi a Roma, questo torneo è certamente secondo solo agli Internazionali d’Italia come importanza tennistica nella capitale, e difatti non manca l’intervento di Cozzoli (di cui già avevamo riportato delle dichiarazioni post IBI): “Quest’estate è importante per Roma, per il tennis e lo sport italiano. Abbiamo iniziato con gli IBI con maggior pubblico e incasso della storia, oltre ad ospitare eventi di padel, beach volley, skateboard. Questa al circolo è un’occasione di sport, di promozione dello sport, di valorizzare un’organizzazione che richiede sempre entusiasmo e competenza. Tutti gli eventi di Sport e Salute, come questa attività, fanno emergere il legame dello sport con il sociale. Il circolo ha anche questa vocazione, e i circoli in generale sono fondamentali nel promuovere lo sport. Intanto anche al Foro ci stiamo già preparando per gli Internazionali del prossimo anno, che saranno su dodici giorni“.

 

Roma, sport e grandi eventi sono un’assonanza storica, e sempre di successo, come testimoniano le iniziative già intraprese, e le parole oggi espresse, dell’assessore Onorato, altro ospite d’eccellenza della presentazione: “Roma ha una vocazione naturale ai grandi eventi, in particolar modo sportivamente e culturalmente (qui al Circolo ad esempio, alle Olimpiadi del ’60 si teneva la specialità del tiro a volo). I grandi eventi, nella stragrande maggioranza dei casi, aiutano la diffusione degli sport di base, attualmente le iscrizioni alle Federazioni di tennis e atletica sono aumentate grazie ai grandi risultati della scorsa estate. Abbiamo la fortuna di avere gli Internazionali, e con Binaghi ci siamo posti l’obiettivo di coinvolgere tutta la città, migliorare i servizi: abbiamo realizzato per la prima volta in 79 edizioni una stazione dei taxi dedicata al torneo. A Roma, il torneo del circolo è secondo solo agli Internazionali, e si deve lavorare per allargarne la portata d’interesse oltre gli appassionati e soci“.

Le wild card sono state assegnate dagli organizzatori a Verena Meliss, Matilde Paoletti, Camilla Rosatello e Diletta Cherubini. Nelle qualificazioni Nuria Brancaccio, reduce da ben due medaglie ai Giochi del Mediterraneo di Orano, e le giovani Lisa Pigato e Melania Delai.

Alla fine della conferenza, Onorato ha risposto anche a una domanda in esclusiva ad Ubitennis, riguardo i suoi progetti già annunciati di riportare grandi eventi a Roma (“Lei ha espresso la voglia di restituire grandi eventi a Roma, anche sponsorizzare e far crescere storici circoli culturali come questo, tramite tornei, occasioni sportive e non, può essere un punto di partenza?“): “Sì, assolutamente, perché i tennisti stessi sono coinvolti direttamente in un evento importante. E anche se non si tratta degli Internazionali, che sono tra i primi 7-8 tornei al mondo, rende il tennis qualcosa di più spendibile, che anche partendo dal basso può salire e rendere grandi eventi una realtà. E anche fare in modo di aumentare la visibilità di questi eventi italiani“.

Infine, abbiamo anche potuto realizzare un paio di domande, qui integralmente riportate, al direttore tecnico di quest’anno Adriano Albanesi, che ha anche fatto qualche nome interessante di giovani giocatrici presenti quest’anno al torneo dell’Antico Circolo Tiro a Volo (Andreeva, Jiménez Kasintseva) o altre sul panorama internazionale come la russa che si allena in Spagna Vanesian. E proprio l’aver assegnato a lui la direzione tecnica della manifestazione mostra l’importanza che ha l’evento anche come trampolino di lancio per giovani giocatrici in ascesa, come ribadisce qui di seguito(tra l’altro con gran cortesia e proprio di fronte al ricco buffet offerto dal circolo).

D: “Sei un coach WTA gold, e quest’anno ti è stata anche affidata la direzione del torneo. Cosa ti ha fatto provare questa investitura?

Albanesi: “Questo per me è un grande momento, perché è la mia prima esperienza in questo senso. Ogni volta che è stata preparata un’avventura nuova, come quella da coach, è una grande emozione, e altrettanto quella da direttore del torneo. Penso che la macchina organizzativa possa far bene, ma soprattutto mi aspetto un livello alto, un bel potenziale, da parte delle giocatrici.”.

D: “Il torneo vanta nomi importanti nell’entry list, tu da ex allenatore, di giocatrici come anche Tsurenko(che ha giocato abbastanza bene anche a Wimbledon), ritieni che questo torneo sia un importante trampolino di lancio per le giocatrici più giovani?

Albanesi: “Certo, perché già nelle edizioni passate era successo che tanti nomi iscritti all’interno di questa lista, sono poi esplosi. Ma anche perché il torneo fa parte di una fascia poco poco sotto ai WTA, che proprio fa da ponte. Quindi c’è la possibilità che molte giovani scelgano questa data, scelgano questo torneo, perché ha un grande potenziale, ma soprattutto perché permette di prendere quei punti che magari servono per confermarsi o iniziare ad avvicinarsi alle qualificazioni o ai tabelloni degli Slam“.

Continua a leggere

Flash

Wimbledon, il ritorno al top di Halep: dall’onore mancato del primo martedì all’obiettivo del bis a Londra

Nei quarti di finale la tennista rumena affronterà Amanda Anisimova a cui ha concesso tre game a Bad Homburg due settimane fa

Pubblicato

il

Simona Halep - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Simona Halep - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

Per Simona Halep le premesse per questo Wimbledon non erano delle migliori. Era reduce dal forfait di Bad Homburg, per quel problema al collo che l’ha costretta al ritiro prima della semifinale con Andreescu: “Mi dispiace, ma sfortunatamente stamattina mi sono svegliata con il collo bloccato. Non avrei potuto giocare al massimo“. Con queste parole la campionessa 2019 di Wimbledon si congedava dal torneo, accompagnata da una dose di scetticismo circa il suo stato di salute in vista dei Championships.

Poi il rientro, e la speranza di aprire il programma sul Centre Court nella seconda giornata del torneo, un onore che solitamente spetta alla vincitrice uscente, ovvero Ashleigh Barty, che nel frattempo si è ritirata. La possibilità per Halep di aprire la seconda giornata dell’edizione 2020 da campionessa in carica se l’era portata via il Covid, lo scorso anno è stato un infortunio al polpaccio, mentre quest’anno Iga Swiatek. Non erano pochi coloro che pensavano fosse giusto assegnare ad Halep l’onore di aprire il programma del primo martedì di Wimbledon.

 

Simona ha accettato la decisione degli organizzatori senza battere ciglio. Poi è scesa in campo e ha messo in fila: Muchová, Flipkens, Fręch e Badosa. Ma sono stati mesi duri per Halep ““È stato l’anno più difficile della mia vitaha detto del suo 2021. Il ritiro sembrava un porto sicuro per non essere travolta dalla tempesta. Poi il cambio di allenatore, l’arrivo del guru Mouratoglou che l’ha aiutata a credere in se stessa, a darle la possibilità di realizzare i suoi sogni: “Mi ha dato quella fiducia che possa ancora essere in cima, ma questo non significa che accadrà. Devo solo darmi la possibilità di dare il massimo e vedremo, sono rilassata in entrambi i casi, ma sono motivata a farlo“.

E poi la vita restituisce sempre, a Simona ha restituito il suo agognato centrale ieri contro Paula Badosa. Si è trattato di un assolo della rumena che alla spagnola n.4 del ranking ha concesso solo 3 game. Una prova di forza su un palcoscenico che aspettava da tre anni; quanta vita trascorsa da allora, quante cose le sono capitate. Ora secondo gli addetti è lei la favorita per il torneo, e anche per le maggiori agenzie di scommesse. Intanto c’è da giocare un quarto di finale contro Anisimova: sarà il quinto quarto di finale giocato a Wimbledon, terza tra le tenniste in attività dietro alle sorelle Williams, il sedicesimo a livello major. Il match sarà complicato, ma le due si sono affrontate poche settimane fa a Birmingham e la romena rifilò all’americana un 6-2 6-1. “Sarà un match complicato rispetto a quello – si schermisce Halep -. Mi concentro su me stessa, l’obiettivo è replicare il livello di gioco visto contro la Badosa. Sono pronta e carica“. Anisimova e le altre sono avvisate: Simona Halep sembra tornata al suo top della forma. E per le avversarie non è una bella notizia.

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Wimbledon: pochi avrebbero reagito come Jannik Sinner ai 2 match point mancati [VIDEO]

Sinner che non perde un game di servizio in 7 set fra Alcaraz, favorito a 3,15 dai bookmakers, e Isner, merita gli elogi di Djokovic che lo conosce bene: “Jannik ha tutti i colpi”. Ma Rafa Nadal oggi vuole conquistare il nono quarto di finale ai Championships e il… 23° Slam

Pubblicato

il

Spero proprio che Gianni Clerici abbia condiviso con noi da Lassù questa splendida giornata di festa per il tennis italiano. Sono quasi sicuro che lo ha fatto in questa serata che, in un torneo che sembrava compromesso quel martedì in cui si è scoperto che Matteo Berrettini aveva il Covid, non ci aspettavamo davvero di vivere. Come sarebbe stato contento di averlo visto dal vivo. Gianni, aveva seguito Jannik da sempre, amico e “consulente” come era da sempre di Riccardo Piatti, l’ex coach di Jannik.

Adesso, come tutti sanno, Jannik ha cambiato coach e team, ma certo Gianni avrebbe continuato a seguirlo e sostenerlo con l’abituale sostegno. 

Jannik Sinner era arrivato qui a Wimbledon senza aver mai vinto un solo match sull’erba. Ne ha vinti adesso 4 di fila nel torneo più importante di tutti, smentendo ogni pronostico – i bookmakers pagavano una sua vittoria contro Carlos Alcaraz, dal quale aveva perso due volte su due, 3,15 volte la posta – e lui che è stato spesso nell’occhio del ciclone per via di un servizio non irresistibile è riuscito a non perderlo mai in sette set, sì, neppure una volta, né con John Isner né con Carlos Alcaraz.

 

Contro lo spagnolo Jannik ha salvato 7 palle break, la prima nel secondo game del secondo set grazie a un missile super coraggioso di dritto sparato sulla riga, le altre sei tutte nel quarto sofferto set, nel quale tuttavia ha mostrato tutti gli attributi del miglior Thoeni nelle discese olimpiche, una solidità nervosa fuori dal comune perché non era davvero facile dimenticare di avere già avuto 2 matchpoint nel tiebreak del terzo set, un’ora e 7 minuti prima del sesto matchpoint finalmente trasformato.

CONFERENZA JANNIK SINNER

Non so quanti, all’esordio su quel Centre Court dove in mattinata erano sfilati tanti supercampioni di Wimbledon, avrebbero avuto la forza mentale  per dimenticare il piccolo grande trauma di due matchpoint non trasformati nel terzo set.

Sul primo aveva messo un rovescio in rete dopo uno scambio pesante, ma sul  secondo, 8-7 per Jannik dopo un servizio vincente e lo spagnolo alla battuta, il rimpianto poteva essere maggiore. Alcaraz ha battuto una seconda palla non irresistibile e lui che ne aveva intuito la traiettoria si era spostato per attaccare la risposta con un dritto potenzialmente vincente

Solo che lo ha messo malamente in rete. Dopo di che sull’8 pari Carlito si è inventato una demivolee incredibile diventata una sorta di dropshot stretto e incrociato assolutamente imprendibile. Cui ha fatto seguito un errore di rovescio di Jannik ed ecco tutto da rifare (come avrebbe detto Ginettaccio Bartali, ma anche il primo telecronista Rai degli anni sessanta, Giorgio Bellani).

Quanti sarebbero riusciti a non perdere la testa, a restare calmi? Alcaraz si era rifrancato, dopo i pessimi primi due set, Jannik che aveva perso nei primi 12 turni di servizio la miseria di 15 punti, non era più così incisivo. Tuttavia è stato bravo, bravissimo, a reggere l’urto dello spagnolo che naturalmente aveva cominciato a crederci.

Due palle break annullate nel primo game del quarto set, tre nel quinto da 0-40 quando ha servito alla grande, e poi un’altra ancora sul 5-3 quando serviva per il match. ma dopo aver mancato altri tre matchpoint sul 5-2 e servizio Alcaraz. Veniva allora di fare gli scongiuri se il tuo vicino ti diceva: “Vuoi vedere che ora che lui non ha mai perso il servizio lo perde proprio adesso?” E l’andamento del game lo faceva temere, 0-15,poi 15 pari ma anche 15-30, 30 pari e poi 30-40 quando con grande coraggio Jannik ha tirato un dritto a tutta randa. Poi un servizio vincente per conquistare l’insperato ma meritato quarto di finale.

Eccolo quindi raggiungere gli altri 5 azzurri che hanno raggiunto lo stesso suo risultato a Wimbledon, De Morpurgo nel 1922, Pietrangeli (1960), Panatta (1979), Sanguinetti (1998), Berrettini (2021).

Ma nessuno c’era riuscito così giovane. E in una giornata, oltretutto, cominciata sotto gli sguardi di tanti campioni del passato che si sono seduti, in gran parte, nel Royal Box e chissà che qualcuno di loro non lo abbia visto giocare dal vivo per la  prima volta.

Alla celebrazione del centenario del “centre court” hanno preso parte una venticinquina di campioni di Wimbledon che hanno fatto la storia dei Championships, Laver, Newcombe, Smith, Kodes, Borg, McEnroe, Borg, Cash, Edberg, Ivanisevic, Hewitt, Federer, Nadal, Murray, Djokovic e fra le donne Angela Mortimer (90 anni campionessa nel ’61), Billie Jean King, Chris Evert, Martinez, Venus Williams (non c’era Serena…), Bartoli, Hingis, Kvitova, Kerber, Halep, (non c’era Muguruza…), più Navratilova e Wade assenti per Covid. E’ stata Billie Jean King a menzionare il virus che ha colpito improvvisamente Martina che per l’appunto l’altra sera si era concessa dei selfie con i nostri collaboratori Antonio Ortu, deus ex machina del nostro Instagram, e Claudio Giuliani che invece è il nostro social media manager.  Credo che stiano entrambi toccando ferro.

Come ormai tutti sapete – abbiate o non abbiate visto i quattro video che ho fatto per questa home page, ma anche per quella inglese nonché per Instagram e TikTok (da qualche parte ho detto che Sinner aveva battuto Sinner invece di Isner !… Ma mi perdonerete se non ho rifatto il video alle una di notte, e non solo per mio egoismo, ma per “risparmiare” chi lo doveva montare!) –  Jannik dovrà giocare contro Djokovic nei quarti. 

Il campione serbo a caccia del ventunesimo Slam e del settimo Wimbledon ha vinto con l’olandese Tim Van Rijthoven la sua venticinquesima partita di fila sull’erba di Wimbledon, avendo vinto le ultime tre edizioni del torneo, 2018-2019, 2021 e 4 partite quest’anno. Ovvio che sarà favorito con Jannik, da lui battuto 6-4,6-2 nell’unico precedente a Montecarlo un anno fa.

Ma Novak ha risposto in maniera assai cortese e lunga a una mia domanda su Sinner, quando ero rimasto l’unico italiano ancora in sala stampa e quando chi conduceva la conferenza stampa avrebbe voluto interromperla per far parlare i colleghi serbi.

No, lasciate che mi faccia la sua domanda… – ha chiesto esplicitamente un comprensivo Novak sorridendo – anche se sei arrivato in ritardo…”

Stavo infatti registrando i video e sono arrivato di corsa a conferenza avviata.

Jannik ha molto talento, è già certamente un top-player, l’ho visto giocare su diverse superfici ed è maturato molto. Non sembra neppure soffrire la pressione nei grandi palcoscenici…cosa che può capitare ai più giovani. Ha fiducia nelle proprie possibilità, pensa di poter vincere contro chiunque, ed è importante. E’ già un tennista esperto pur essendo così giovane, ha già affrontato più di un top-player. L’ho visto giocare oggi, la sua performance è stata dominante nei primi due set. Poi è diventata una battaglia, più ravvicinata. Ma era sempre nel controllo del match. E’ molto solido, ha tutti i colpi; servizio, risposta, dritto, rovescio. Mette pressione sugli avversari di continuo. Vedo in lui un po’ del mio gioco. Da fondocampo rovesci piatti, subito dopo la riga di fondo…sarà un match complicato per entrambi. Lui gioca veloce, gli piace il ritmo. Ci siamo allenati insieme qualche volta. So che cosa aspettarmi. Ma sarò pronto per questa sfida…

Accennando a queste strisce e questi record formidabili, beh oggi Rafa Nadal cercherà di battere l’olandese Botic van de Zandschulp (mai che abbiano un cognome facile da pronunciare questi olandesi!) per conquistare il suo 47mo quarto di finale in uno Slam e l’ottavo qui a Wimbledon dove ha trionfato nel 2008 e nel 2010. Se vincerà sarà il terzo più anziano quartofinalista dell’era open, dopo Roger Federer e Ken Rosewall.

Nella giornata odierna scendono in campo ben tre australiani. Kyrgios contro Nakashima, Kubler contro Fritz, De Minaur contro Garin (il cileno che ancora ringrazia il COVID di Berrettini!). Vincessero tutti e tre sarebbe la prima volta che 3 Aussies ce la fanno dal 1971 e la prima volta che succede a in uno Slam dall’Australian Open del 1981.

Per i due americani, Fritz e Nakashima, beh nessuno di loro due ha mai centrato i quarti in uno Slam. Infine se Garin arrivasse nei quarti sarebbe il primo dai tempi (2009) di Fernando Gonzalez, Mano de Pedra.

Queste infine le teste di serie eliminate:

Primo turno

Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini

3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)
Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini
4 Tsitsipas (Kyrgios)
22 Basilashvili (Van Rijthoven)
29 Brooksby (Garin)

Donne
1 Swiatek (Cornet)

5 Sakkari (Maria)
8 Pegula (Martic)
11 Gauff (Anisimova 20)

15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)Ottavi
Uomini
5 Alcaraz (Sinner 10)
23 Tiafoe (Goffin)
Donne
12 Ostapenko (Maria)

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement