31 anni fa la squalifica di McEnroe a Melbourne

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31 anni fa la squalifica di McEnroe a Melbourne

Nell’ottavo contro Pernorfs tre violazioni spedirono McGenius fuori dal torneo, una sanzione comminata l’ultima volta in uno Slam nel 1963. “Ogni tanto ho esagerato, ma solitamente non fino a quel punto”

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A John McEnroe non dispiaceva valicare l’odiato confine del regolamento, nemmeno troppo saltuariamente. La stragrande maggioranza delle volte McGenius se l’è cavata con sanzioni minime, o comunque non tali da pregiudicare il suo virtuoso percorso in una prova di una certa rilevanza. L’occasione per superare ogni limite, con bastonata disciplinare annessa, è comunque stata dietro l’angolo per tutta la carriera del visionario mancino da New York, e quell’angolo, un giovedì di trentuno anni fa a Melbourne, John infine lo svoltò.

Correva l’ottavo di finale contro Mikael Pernfors, uno svedese che quattro anni prima aveva giocato la finale del Roland Garros. Due set a uno per McEnroe, tre a due per l’altro al quarto, parità. John approcciò largo un attacco di dritto spedendo Pernfors a palla break, e lanciò la racchetta sul cemento, non necessariamente appoggiandola. Il campione aveva già subito un warning per atteggiamenti poco commendevoli nei confronti di un giudice di linea, esponendosi alla sanzione di secondo grado: penalty point, che sul vantaggio esterno significava break Pernfors.

Ne seguì un prevedibilissimo alterco con il giudice di sedia Gerry Armstrong, il quale, impossibilitato a ridurre il giocatore ribelle a più miti consigli, riparò dal supervisor Ken Farrar, personaggio la cui autorità era impressa nel baffo naturale portato con disinvoltura, ma incline a condurre in porto i match senza piazzate melodrammatiche. “Non ho rotto la racchetta, l’ho solo scheggiata e, per dimostrarvelo, continuerò a giocare con la stessa“, furono le parole scelte da McEnroe per la traballante difesa. Nulla da fare, penalità confermata dal tandem Armstrong/Farrar e quinto set all’orizzonte ai quarantacinque gradi di Melbourne Park.

 

Bisogna considerare che prima del 1990 i giocatori erano esposti a quattro livelli di sanzione a severità crescente: warning, penalty point, penalty game ed espulsione. Proprio a partire da quell’anno il passaggio del penalty game fu cancellato, e la terza ammonizione avrebbe significato sconfitta a tavolino. John ignorava la riforma e, vistosi spalle al muro, fece orecchie da mercante all’ennesimo “let’s play” comandato da Farrar. Sicuro di potersi giocare ancora due penalità, e sempre convinto che una bella sfuriata gratuita fosse l’impareggiabile panacea di tutti i mali, John ritenne di consigliare al supervisor un’avventura sessuale implicante la presenza della di lui madre.

Gravi offese verbali e oscenità udibili, signor McEnroe“: penalità, la terza. “Game, set and match Pernfors“, l’ineludibile sentenza sbattuta in faccia all’allibito John, che venne espulso dal torneo. L’unico predecessore cacciato per cattiva condotta in un Major si chiamava Willie Alvarez, spagnolo di nascita colombiana allontanato per gravi intemperanze dal Roland Garros 1963. Qualche anno dopo, nella sua autobiografia, la leggenda abbozzò: “Pronunciai solo una piccola parola di quattro lettere, e se avessi saputo della nuova norma forse mi sarei contenuto. Ogni tanto in carriera sono uscito dai binari, ma ho sempre avuto chiara la situazione in cui mi trovavo“. Non il 21 gennaio 1990, sotto il solleone di Melbourne.

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WTA Cincinnati, Karolina Pliskova su Venus Williams: “Sono rimasta sorpresa del suo livello”

L’ex numero uno del mondo parla del suo futuro e riflette sulla carriera di Venus e Serena Williams

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Karolina Pliskova - US Open 2021 (photo Garrett Ellwood/USTA)

Karolina Pliskova ha sconfitto Venus Williams nel primo turno del WTA1000 di Cincinnati, e la conferenza stampa dell’ex numero uno del mondo è chiaramente ricca di domande sulle due sorelle Williams, con Serena che si ritirerà dopo lo US Open. “No, sicuramente sono ancora enormi leggende non importa quale età abbiano, o il loro tennis recente. Naturalmente né Venus né Serena hanno vinto molte partite nell’ultimo anno. Ma sono comunque delle grandi giocatrici. Senti il peso del giocare contro di loro. L’ho sentito oggi. In realtà, ha giocato molto bene il primo set. Sono rimasta sorpresa perché ho visto alcune delle sue partite l’ultima volta settimana a Washington, e pensavo che non stesse giocando così bene. Quindi sono rimasta un po’, tipo, sorpresa. Ma, voglio dire, non dovrei essere sorpresa perché è una grande giocatrice. Vediamo quanto tempo Venus giocherà. Ovviamente sappiamo già che Serena si ritirerà fra poco.“.

La tennista ceca ha proseguito parlando delle sue prospettive di carriera, con Pliskova ormai trentenne che non sente il ritiro vicino. “Quando avevo 20 anni pensavo, ok, gioco fino a 30
e basta. Ho 30 anni e sono ancora qui. Non ho proprio voglia di smettere di giocare a tennis in questo momento, mi diverto ancora come anche Venus e Serena. Quindi penso di voler solo vedere come andrà quest’anno, o l’anno prossimo. Ma voglio anche mantenere un certo livello. Non voglio cominciare a perdere tanto e a farmi vedere con un livello di gioco basso. Non mi ci vedo a giocare piccoli tornei e a stare attorno alla trecentesima o quattrocentesima posizione. Amo il tennis ma non mi ci vedo in quella situazione. Sarà difficile lasciare, quando sarà.
“.

Pliskova chiude con un pensiero sul suo allenamento con Jez Green, preparatore fisico di Dominic Thiem, che ha recentemente elogiato per averle aperto gli occhi su un certo tipo di preparazione fisica. “Ha una buona esperienza con giocatori simili a me, ovviamente tutti maschi perché ha lavorato con Murray e Zverev. Zverev ha un corpo simile al mio, quindi penso che sappia come lavorare con gli atleti alti, e ha appena fatto il piano in questo modo. Non è come un piano generale che, sai, se vai da un preparatore atletico, mi dice, va bene, oggi corri, domani fai palestra. L’ha reso così specifico. […] Mi sento davvero molto meglio in campo, ed alla fine quella è la cosa più importante di tutte.

 

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Steffi Graf e l’anniversario di quel numero 1 del mondo

Sono passati 35 anni dalla prima volta di Fräulein Forehand in vetta al ranking

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Steffi Graf con la coppa Suzanne Lenglen (foto Twitter @rolandgarros)

Un po’ di malinconia avvolge sempre i cuori degli appassionati di tennis quando si parla di Steffi Graf. Il suo talento, la sua storia, la sua grande determinazione mancano in un periodo nel quale la continuità a livello femminile latita.

Oggi ricorre il 35esimo anniversario da quando la tennista tedesca diventò numero uno al mondo per la prima volta nella sua carriera. Era il 17 agosto 1987 e, dopo aver battuto in finale a Los Angeles Chris Evert, Graf diventò la nuova regina del ranking.

Furono dodici mesi straordinari che consentirono alla tedesca di scalare la vetta del mondo, dopo aver ottenuto 81 vittorie su 84 match giocati, 12 titoli su 15 tornei disputati.

 

Si scaldava per l’anno successivo, il 1988, quando riuscì nella memorabile impresa di centrare il Grande Slam, vincendo i 4 Major. Di più, il Golden Slam, con la medaglia d’oro olimpica ai Giochi di Seul.

La futura moglie di Andrè Agassi rimase in cima alla classifica per ben 377 settimane in tutto da n. 1 al mondo, per 8 stagioni e per 186 settimane di fila.

Paolo Michele Pinto

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Ashleigh Barty e il primo contratto dopo il tennis: “Priorità ad Ash la persona rispetto ad Ash la tennista”

L’ex n. 1 del mondo ricoprirà il ruolo di “Chief of Inspiration” in un’azienda di telecomunicazioni australiana

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Ash Barty in conferenza con i media australiani
Ash Barty in conferenza con i media australiani

I numeri uno spesso si scelgono e si attraggono. Una delle principali aziende di telecomunicazioni australiane, Optus, ha scelto la ex numero uno del tennis internazionale Ash Barty come Chief Inspiration Officer.

Si tratta della prima partnership ufficiale dal suo ritiro. La collaborazione vedrà Barty protagonista in un mix di iniziative di contenuto, programmi di coinvolgimento dei dipendenti e campagne incentrate sulla comunità volte a connettere gli australiani e ispirarli a dire “sì” ai loro sogni, obiettivi e ambizioni.

Il CEO di Optus Kelly Bayer Rosmarin crede che Barty incarni i valori del marchio e che la partnership dimostrerà il potere del Sì a tutti gli australiani: “In Optus, siamo orgogliosi del nostro ruolo nel mantenere gli australiani connessi a ciò che conta di più: dalla vita di tutti i giorni fino ai tempi di crisi nazionale, supportiamo comunità e aziende a prosperare nell’era digitale”.

 

“Ash – spiega Rosmarin – è una vera icona australiana e un modello di ruolo: la sua performance sui campi incarnava lo spirito di sfida, la determinazione e la forza, mentre il suo lavoro nella comunità ha dimostrato il potere dell’ottimismo in azione. Siamo entusiasti di dare vita a questa partnership e ispirare più australiani a consentire il loro futuro tecnologico e sbloccare il potere del ‘sì'”.

Barty è entusiasta di collaborare con un marchio che le ha permesso di portare la sua autenticità nel ruolo: “Ho deciso di dare la priorità ad Ash Barty la persona rispetto ad Ash Barty la tennista, e così facendo ho capito che posso aiutare molte più persone attraverso il mio lavoro di beneficenza, il mio ruolo di National Indigenous Tennis Ambassador e ora con Optus come loro Chief Inspiration Officer”.

Paolo Michele Pinto

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