WTA Stoccarda: Swiatek, che fatica! Finale raggiunta dopo oltre tre ore. Affronterà Sabalenka

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WTA Stoccarda: Swiatek, che fatica! Finale raggiunta dopo oltre tre ore. Affronterà Sabalenka

La polacca vince in qualche modo il match più lungo della stagione contro Samsonova. All’ultimo atto troverà la bielorussa, alla seconda finale consecutiva in Germania

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Iga Swiatek - Stoccarda 2022 (foto Twitter @PorscheTennis)
 

Giornata di semifinali al Porsche Tennis Grand Prix di Stoccarda, dove vanno in scena due match epici. Nel primo, Aryna Sabalenka ottiene la prima vittoria della carriera contro Paula Badosa – fresca numero due del mondo da lunedì prossimo – vincendo una partita particolarmente tirata. Non è niente, però, in confronto a quello che va in scena dopo: una battaglia da oltre tre ore e 250 punti tra Iga Swiatek e Liudmila Samsonova, con la numero uno del mondo trionfante al fotofinish.

[3] A. Sabalenka b. [2] P. Badosa 7-6 (5) 6-4

Due game lunghi inaugurano il primo parziale, dove Badosa inizia a servire per prima e ha subito l’opportunità di partire meglio. Sotto 0-1 15-40, però, Sabalenka entra pian piano in partita, salvando le prime due palle break dell’incontro e impattando sull’1-1. Il set scorre via veloce e on serve, con i tre giochi successivi tenuti a 15. Nel sesto gioco, la spagnola piazza il primo allungo, salendo 4-2 e confermando, non senza qualche fatica, il vantaggio nel gioco successivo. L’inerzia sembra tutta dalla parte della testa di serie numero due che, tuttavia, inciampa nel momento di chiudere. Nonostante Badosa riesca a sventare due opportunità consecutive di controbreak, alla terza occasione deve cedere il servizio a Sabalenka, senza nemmeno aver assaporato un set point. Da qui la partita inizia lentamente a girare e non scivolerà più via dalle mani della bielorussa. Si arriva al tiebreak, dove Badosa parte meglio (3-0 con doppio minibreak) ma subisce il rientro della sua avversaria, che vince sei degli ultimi sette punti, incluso uno scambio mozzafiato sul 4-5. È soprattutto il servizio a fare la differenza, con il 77% dei punti vinti con la prima contro il 54% della spagnola.

 

Anche nel secondo set, ad eccezione dei primi due game, è il servizio a farla da padrone. Si parte subito con un break in favore di Badosa, che prova a scrollarsi di dosso la delusione del primo parziale mettendo subito la testa avanti nel secondo. Sabalenka però non ci sta e con tre rovesci vincenti rimette subito le cose a posto, riprendendosi il break e portandosi poi a fatica in vantaggio 2-1. Anche nel terzo game, infatti, la testa di serie numero tre è costretta a salvare due palle break consecutive, ma con l’aiuto del servizio riesce a tirarsi fuori da una situazione complicata. Il livello di tennis espresso dalle due giocatrici rimane molto elevato e fino al 4-4 nessuna delle protagoniste avrà più opportunità per strappare il servizio all’avversaria. Sabalenka tiene a zero due game consecutivi, Badosa risponde concedendo appena tre punti in altrettanti turni di battuta. La vera (sottile) differenza si manifesta negli ultimi due giochi del match: nel nono gioco, infatti, la spagnola ha un’occasione per andare a servire per il set, procurandosela in maniera piuttosto fortunosa. Sul 30 pari, infatti, Badosa risponde di dritto senza troppe pretese, ma la palla si arrampica sul nastro e ricade nella metà campo di Sabalenka, che si lascia andare in un sorriso decisamente nervoso. La bielorussa, però, non si lascia prendere dalla frustrazione, mettendo in campo tre prime consecutive – tutte molto robuste – con cui o ottiene un punto diretto, o si apre magistralmente il campo per chiudere con il colpo successivo. Badosa è inerme e, nel decimo game, commette due doppi falli consecutivi dallo 0-30 e, di fatto, consegna gioco, partita e incontro alla sua amica-rivale.

“È stato un match duro, lei è una delle avversarie più dure da affrontare – esordisce Sabalenka nell’intervista post partita. Io ho solo provato a dare il massimo e a combattere su ogni punto: sono stata brava ad ottenere il subito il controbreak in apertura di secondo set e, perché no, anche un po’ fortunata. Sono davvero contenta del risultato di oggi. Ad un certo punto ho pensato che avrei dovuto rischiare già dal servizio: non volevo fare per forza ace, mi bastava mettere la prima in modo incisivo e alla fine è andata bene. Se ho fiducia nel mio gioco e sono più aggressiva sento di poter fare molto meglio rispetto a quando gioco soltanto di rimessa. Sento di poter mettere più pressione alle mie avversarie.

[1] I. Swiatek b. L. Samsonova 6-7 (4) 6-4 7-5

Anche nella sua partita odierna – come fatto nel resto della settimana – Swiatek parte a razzo, cercando di chiudere il punto fin dai primissimi scambi. Samsonova al contrario, nonostante riesca a trovare qualche bel vincente, capitola subito alla seconda palla break fronteggiata, non riuscendo ad arginare la potenza della polacca. In men che non si dica si arriva sul 3-0 e sembra di assistere ad una delle ultime ventuno partite di Swiatek (tutte vinte consecutivamente), ma la russa pian piano entra in partita. Nel quinto gioco infatti, avanti 3-1, la numero uno del mondo deve salvare le sue prime due palle break dell’incontro, riuscendoci senza troppi rischi. Questo game, da dodici punti, è il preludio di quanto accadrà di lì a poco: Samsonova prende sempre più coraggio e, nel settimo gioco, centra un meritato controbreak, sfruttando anche qualche passaggio a vuoto della sua avversaria. Perso il vantaggio, Swiatek rimane comunque avanti nel punteggio (4-3) e, a dire il vero, ha diverse possibilità per andare a servire per il set. Con un meraviglioso tracciante incrociato di dritto, infatti, la testa di serie numero uno si procura tre palle break consecutive, che però non riesce a sfruttare. Il game si allunga e la partita assume sempre più i panni di una battaglia di nervi: Swiatek ha un’ulteriore chance di salire 5-3, ma Samsonova la cancella ancora, riuscendo a chiudere dopo un altro game molto lottato da 14 punti. È indubbio che la russa si esprima ad un buonissimo livello, ma va sottolineata una partita non certo perfetta da parte della numero uno del mondo, che colleziona diversi gratuiti e perde progressivamente fiducia nei suoi colpi. Il primo set si risolve al tiebreak – nonostante una pericolosa palla break ben sventata da Swiatek sul 5-5 – dove risulta decisivo un unico minibreak, il primo. La numero 31 del mondo infatti parte meglio, volando subito sul 3-0 e amministrando ottimamente il vantaggio. La polacca prova a rimanere in scia con due ace consecutivi che le consentono di risalire fino al 4-5, ma due ottime prime di Samsonova chiudono i conti sul 7-6 (4), interrompendo una striscia di 28 set vinti consecutivamente dalla numero uno del mondo. I numeri (di un primo set non certo memorabile) sono praticamente identici: 32 errori a testa, un vincente in più in favore della russa (14-13). La grande differenza, tuttavia, sta nella capacità di distribuzione dei rispettivi colpi: nei momenti importanti, infatti, Samsonova non concede nulla, mentre sorprendentemente è sempre Swiatek a sbagliare per prima.

Un altro aspetto che sorprende particolarmente è la grande quantità di risposte sbagliate da Swiatek, direttamente nell’esecuzione o talvolta anche nella scelta, a un servizio comunque non irresistibile come quello della russa. Anche il secondo set inizia sulla falsariga del primo, ovvero con game molto lottati in cui, alla fine, sono più gli errori che i vincenti. Nel terzo gioco Samsonova vince un altro game lunghissimo, da 18 punti: anche in questo caso le chance per la testa di serie numero uno non mancano (quattro, di cui due consecutive), ma sono ancora alcune risposte imperfette ad impedirle di strappare il servizio alla sua avversaria. Si procede così on serve fino al 4-4 senza che, per nessuna delle due protagoniste, ci sia l’ombra di una palla break. Qui però, incredibilmente, cambia tutto. Samsonova non fa nulla di diverso rispetto ai suoi altri turni di servizio (ossia mettere in campo una buona prima e reggere lo scambio), ma improvvisamente Swiatek si risveglia. Sullo 0-15 sforna una gran risposta vincente di rovescio e sulla palla break, sempre di rovescio, ne mette un’altra sulla riga, strappando prepotentemente il servizio alla russa e tenendo il suo a zero subito dopo. Un 6-4 conquistato quasi esclusivamente di rabbia e di testa, di voglia di rimanere in partita e di rifiuto della sconfitta. Del resto, non si per caso la giocatrice più forte del mondo, soprattutto visto come la vincitrice del Roland Garros 2020 si è tirata fuori dalle sabbie mobili: con la risposta, il colpo che fino a quel momento le aveva regalato meno soddisfazioni.

Sull’onda dell’entusiasmo, Swiatek parte come meglio non potrebbe anche nel terzo, conquistando il quarto game consecutivo e strappando la battuta a Samsonova addirittura a zero. Il peggio sembra passato, ma la partita è ben lontana dalla sua conclusione: la testa di serie numero uno non riesce a concretizzare il vantaggio, perdendo a sua volta la battuta e restituendo immediatamente il vantaggio. Lo scambio di break continua, con la russa che cede ancora il servizio e Swiatek che, questa volta, riesce ad allungare sul 3-1. Partita finita? Neanche per idea: la numero 31 del ranking non smette nemmeno per un istante di credere all’impresa e – anche se a questo punto non dovrebbe più stupire – il match subisce un ulteriore scossone. Samsonova infila tre giochi consecutivi, mettendo la testa avanti per la prima volta nel set (4-3). Ogni punto è una piccola conquista e ogni game si lotta come se fosse l’ultimo. Come nel primo set pure il terzo si chiude in volata, anche grazie ad una magia in difesa che permette a Swiatek di portarsi sul 5-5. Nell’undicesimo gioco, la russa va a servire per garantirsi il tiebreak e, avanti 30-15, commette due sanguinosissimi errori che portano la numero uno del mondo a servire per il match. A questo punto, Swiatek non può più voltarsi indietro e, dopo aver toccato la tre ore di gioco (tre ore e tre minuti per la precisione), la polacca vince il match più lungo della stagione, esplodendo in un ruggito di felicità dopo il definitivo 6-7 6-4 7-5 e in seguito 250 punti disputati: 130-120 in favore della vincitrice. Con questo successo, la numero uno del mondo centra la 22esima vittoria consecutiva, la sesta su otto quest’anno dopo aver perso il primo parziale e l’ottava su nove al set decisivo.

Queste le sue parole al termine di un match epico: “È stato un incontro estremamente lungo e difficile, abbiamo avuto molti alti e bassi: sembrava una maratona. So che ci sono giocatrici che possono giocare anche meglio: il tennis è uno sport in cui tutti possono batterti e lei oggi ha giocato molto bene. Tirava molto forte, io provavo a spingere al massimo ma la palla tornava sempre indietro ancora più veloce. Devo essere sincera, odio perdere, ma non credo sia proprio questo fatto ciò che ti motiva. Non voler mollare è una cosa che spinge non solo me ma credo anche tutti gli altri giocatori e giocatrici. Per la finale non ci sarà molto tempo per recuperare, però non importa: sono fisicamente pronta per tutto“.

Il tabellone del WTA 500 di Stoccarda

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ATP

Sospensione di due mesi per Verdasco, positivo all’antidoping per una dimenticanza

Fernando Verdasco non aveva rinnovato l’esenzione medica che gli permetteva di usare il farmaco vietato. Potrà tornare a giocare dal 9 gennaio

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Fernando Verdasco - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

‘Tutto bene quel che finisce bene’ verrebbe da dire leggendo fino in fondo l’ultimo comunicato ufficiale dell’ITIA, l’Agenzia internazionale per l’integrità nel mondo del tennis. Il protagonista della vicenda è Fernando Verdasco, 39 anni lo scorso 15 novembre e numero 125 del mondo. Lo spagnolo sta scontando in queste settimane una sospensione di due mesi figlia di un accordo volontario con la stessa ITIA, in seguito a un test antidoping positivo effettuato nel febbraio di quest’anno durante il torneo di Rio de Janeiro. La sostanza vietata che è stata rintracciata in quell’occasione è il metilfenidato, contenuto in un farmaco che Verdasco usa per il trattamento del disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD). I problemi sono però sorti in quanto l’ex numero 7 del mondo aveva dimenticato di rinnovare l’esenzione per uso terapeutico (TUE) che dunque non lo poteva tutelare al momento del test.

Nel comunicato dell’ITIA si legge però che l’Agenzia “accetta che il giocatore non aveva intenzione di imbrogliare, che la sua violazione è stata involontaria e non intenzionale, e che non ha alcuna colpa o negligenza significativa. Nelle circostanze specifiche di questo caso, in base al grado di colpa del giocatore, il TADP (il “Tennis Anti-Doping Programme”, ndr) consente di ridurre il periodo di ineleggibilità applicabile da due anni a due mesi”. Verdasco ha infatti immediatamente ammesso la violazione e ha dato prova della diagnosi e della prescrizione medica del farmaco in questione.

Lo scorso 9 novembre, giorno della sua ultima partita ufficiale, il giocatore nato a Madrid ha accettato volontariamente una sospensione provvisoria dopo la notifica dell’accusa e potrà quindi tornare a giocare già dal prossimo 9 gennaio, senza dover saltare la trasferta australiana. Dopo l’antipasto della United Cup (dal 29 dicembre al 5 gennaio), proprio nelle settimana del 9 prenderanno il via le qualificazioni al primo Slam stagionale.

 

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Compie 54 anni Simone Tartarini, storico coach di Musetti: “L’aspetto fisico, tecnico e mentale di Lorenzo si sono saldati assieme” [ESCLUSIVA]

Approfittiamo del suo compleanno, per tracciare il bilancio di una stagione che ha visto Musetti vincere i primi tornei ATP e scalare impetuosamente la classifica. “Il meglio deve ancora venire”. Su Berrettini in Davis: “Volandri ha puntato sull’entusiasmo”. Sulle voci di un nuovo coach: “Un po’ danno fastidio ma fanno ridere”

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Oggi è il compleanno di Simone Tartarini, lo storico coach di Lorenzo Musetti. Due anni fa lo intervistammo e ci parlava di un adolescente che grazie al suo infinito talento riusciva a giocare a tennis contro gli adulti, oggi abbiamo invece a che fare con un giovane uomo che ha scalato le classifiche e che a breve volerà a Melbourne per giocare l’Australian Open da testa di serie. Due giorni fa gli abbiamo telefonato per sentire dalla sua viva voce un bilancio della stagione appena conclusa e i propositi per quella che inizierà fra poco, dopo una pausa che ogni anno è sempre più breve.

Buongiorno Simone, come stai?

TARTARINI: Molto bene grazie, anche se stanchissimo. Adesso sto badando a mio nipote (Giulio Leone di due anni, ndr) che è abbastanza agitato perché siamo in partenza per una settimana di vacanza (in effetti in sottofondo si sentono i rumori del bambino che sta mettendo a ferro e fuoco la casa, ndr).

 

Dove andate?

TARTARINI: In Egitto, sul Mar Rosso. La mia intenzione era portare solo ‘Giulione’, ma mio figlio e mia nuora hanno detto che è troppo piccolo per affidarmelo in esclusiva…così vengono anche loro. Ma stiamo via solo una settimana perché il giorno 8 dicembre si riprende già la preparazione. Il 24 infatti partiamo per l’Australia e passeremo il Natale in aereo. Ma non si poteva fare diversamente perché il 29 a Brisbane esordiremo nella United Cup contro il Brasile (l’altro avversario del girone sarà la Norvegia, ndr).

Va in vacanza anche Lorenzo?

TARTARINI: Sì, va una settimana alle Maldive.

Da solo?

TARTARINI: No, con un’amica. No, non ridere, è davvero solo un’amica che conosce da tempo, una persona con cui va molto d’accordo. Niente fidanzate all’orizzonte perché al momento è talmente focalizzato sul tennis che vede molto difficile poter conciliare le due cose, visto che un rapporto strutturato porta via tempo ed energie.

Poi ha già te da portare in giro.

TARTARINI: Esatto (ride, ndr). Come rapporto stretto basta questo.

Siete ancora compagni di camera quando andate in trasferta?

TARTARINI: Dal gennaio 2022 abbiamo camere separate (ride, ndr). Così ognuno ha la propria intimità. Diciamo che Lorenzo dopo 12 anni di convivenza ‘forzata’ ha conquistato la propria indipendenza.

Mi dicevi che Lorenzo è arrivato distrutto a fine stagione. Ti dirò che si vedeva, sia alle Next Gen di Milano che in Coppa Davis a Malaga.

TARTARINI: Più che a livello fisico era completamente prosciugato come energie nervose. Problema che è stato aggravato dal ‘fattaccio’ di Milano dove noi ci eravamo cancellati dopo la partita di Parigi Bercy contro Djokovic, anche per tirare un attimo il fiato in previsione delle Finals di Coppa Davis. Poi Lorenzo aveva anche un po’ male al braccio e quando abbiamo esposto il problema alla F.I.T. che ha capito benissimo e ci aveva dato il benestare. Gli organizzatori da parte loro ci avevano confermato che non serviva il certificato medico, salvo cambiare idea il giorno dopo e minacciarci di una multa di 25.000 euro se non ci fossimo presentati. Noi siamo caduti dalle nuvole perché pensavamo di essere stati inappuntabili nel nostro percorso. Ma il discorso della multa ci dava molto fastidio, non tanto per i soldi (non andando rinunciavamo ad una cifra ben superiore), ma per il fatto che saremmo stati esposti ad una brutta figura, tra l’altro del tutto immeritata.

Lorenzo Musetti a pranzo con i genitori e Simone Tartarini

Così siete andati malvolentieri e questo ha ovviamente avuto ripercussioni sulla Davis.

TARTARINI: Certo, Lorenzo era veramente senza benzina. E la stanchezza in questi casi gli si trasforma subito in nervosismo. Così mentre contro Fritz è riuscito a giocare alla pari, con Auger- Aliassime non ne è andata una per il verso giusto. Ad esempio non gli veniva bene il lancio di palla sul servizio e visto che dopo questi mesi bellissimi lui ormai dava per assodato che il movimento del servizio fosse acquisito ha cominciato ad innervosirsi. Lui vinceva i propri turni di servizio ma servendo non bene e la cosa con il passare dei minuti lo metteva in una tensione sempre crescente. Nel secondo set si era un attimo tranquillizzato ma poi è bastato uno stupido errore sul 4-4 su una palla corta e si è fatto ribrekkare. In ogni caso non dimentichiamoci che, pur nella sua peggior giornata, ha perso per due soli break contro un top 10, probabilmente il giocatore più caldo del circuito.

Poi giocare da numero uno è una bella responsabilità.

TARTARINI: In Davis, e non dico niente di nuovo, c’è un’atmosfera tutta particolare. A lui piace molto l’idea di giocare da numero uno, ma il problema è che poi vai in campo e trovi giocatori di un livello molto alto e se non sei al top arrivano subito i problemi. In questo caso è stato il lancio di palla, altre volte può essere il diritto o la risposta, ma sono tutti particolari su cui scarica la propria tensione e inizia a giocare una sorta di partita parallela che lo prosciuga ulteriormente. E visto che queste sono partite che si giocano su pochi punti…

Avrai letto di tutte le polemiche seguite alla decisione di Volandri di schierare Berrettini in doppio. QUI L’EDITORIALE DEL DIRETTORE SUL TEMA

TARTARINI: Ho letto, ho letto. Matteo aveva detto che sarebbe venuto unicamente per fare il tifo e non si era mai parlato del fatto che potesse giocare. Infatti non si era mai allenato con noi, i due Lorenzo giocavano tra loro e Fognini con Bolelli. Ma purtroppo Simone già a Parigi aveva accusato un dolore al polpaccio per cui non era arrivato nelle migliori condizioni. Un problema al polpaccio che sembrava risolto ma che invece si è riacutizzato dopo il match con gli USA. Una risonanza ha così evidenziato che sotto la cicatrice precedente si era formato un altro piccolo edema. Lui avrebbe voluto giocare comunque ma il dottore l’ha vivamente sconsigliato, innanzitutto perché l’infortunio avrebbe potuto aggravarsi ma soprattutto perché era forte il rischio di doversi ritirare durante l’incontro. A quel punto la decisione era del capitano e non poteva essere una decisione facile. Devo dire che tra noi non c’era sentore che Matteo potesse scendere in campo e l’abbiamo imparato solo una volta scesi negli spogliatoi dopo il match di Lorenzo contro Auger-Aliassime.

Per Volandri non sarà stata una decisione facile. Ha chiesto la disponibilità di Musetti e/o Sonego?

TARTARINI: No, non ha chiesto niente a nessuno dei due e sicuramente la scelta era difficile. Bisogna anche dire che qualsiasi decisione avesse preso avrebbe sbagliato. Sonego era stanchissimo e Lorenzo era molto abbacchiato per la sconfitta, quindi Filippo ha preferito scommettere sul talento, sull’esperienza e sul servizio di Matteo. Scommessa persa, ma questo lo sappiamo adesso, con il senno del poi.

Forse Matteo ci credeva, a dispetto dell’evidenza.

TARTARINI: Sicuramente, se l’è giocata tutta sull’entusiasmo, presumendo che un grande Fognini e il servizio potessero supplire alla mancanza di allenamento. Ma era un mese che non toccava palla e nel tennis non si inventa niente. Temo che non potesse che finire così.

Torniamo al nostro Lorenzo. Nell’intervista di due anni fa si parlava ancora del bambino che faceva fatica a camminare sugli scogli, adesso invece di un giovane tennista che tra un mese prenderà l’aereo per andare in Australia da testa di serie. Un cambiamento epocale.

TARTARINI: Sì, siamo felicissimi perché finalmente nell’ultima parte di stagione si è visto in campo tutto quello su cui stavamo lavorando e che io già intravvedevo in allenamento ma che non riuscivamo a trasferire con continuità in partita. Diciamo che finalmente l’aspetto fisico, tecnico e mentale si sono saldati assieme. E Lorenzo ha dimostrato che quando sta bene, quando l’atteggiamento è quello giusto può giocare bene su tutte le superfici e che il veloce non rappresenta più un problema.

Due anni fa dicesti che sul diritto faceva un po’ fatica perché arrivava a colpire con i piedi troppo vicini, così la sua base d’appoggio non era abbastanza ampia.

TARTARINI: Quel discorso significava che arrivava a colpire senza il necessario equilibrio. Siamo passati a caricare molto di più sul destro per poi scaricare la potenza sul colpo. Ma in questo modo purtroppo rimaneva un po’ arretrato. Ora abbiamo trovato un po’ la quadra e quando sta bene si vede che gli appoggi sono ben equilibrati e che il peso passa correttamente dal destro al sinistro. Poi certo il diritto rimane il colpo termometro e in Davis, visto che non stava benissimo, è stato il primo a risentirne, infatti si trovava sempre un po’ arretrato. Ma è soprattutto una cosa di testa, quando sei mentalmente in difesa perché non ti senti tranquillo finisce che non vai dentro alla palla e che ti ritrovi in difesa anche tecnicamente.

Altra cosa: adesso risponde più vicino alla riga di fondo.

TARTARINI: Anche lì ci sono tanti step. Lui è partito lontano e questa rimane la sua condizione migliore. Quest’anno abbiamo però investito tanto sullo stare più vicini, cosa che lui non aveva mai fatto. E piano piano ha preso familiarità, ad esempio a Parigi Bercy contro Cilic ha risposto solo da vicino. Ma questo non deve diventare un dogma, con l’esperienza capirà da solo, a seconda degli avversari e delle superfici, quando avvicinarsi e quando allontanarsi dalla riga di fondo. Con Ruud ad esempio dopo un po’ gli ho detto di allontanarsi e lì è girata la partita a nostro favore. Lui deve saper fare entrambe le cose e poi valutare. Lo step successivo sarà fare sempre meglio le cose che sta già facendo bene, tipo rispondere in modo aggressivo come ormai fanno tutti i top 10.

Lo sai che il rispondere più da vicino era una delle cose che ti venivano imputate quando si vociferava di un coach da affiancarti. Queste voci ti hanno fatto arrabbiare?

TARTARINI: Un po’ mi hanno dato fastidio ma soprattutto mi hanno fatto ridere perché nel nostro team questa non è mai stata nemmeno un’ipotesi. E tra i giocatori di vertice questi casi sono rarissimi, tutti girano con i loro allenatori storici e nessuno trova niente da ridire. Forse a certi opinionisti può sembrare un passo obbligato dopo il divorzio tra Sinner e Piatti. Ma si sa, sui social, che io non frequento, ci si mette poco a montare un caso e a fare del male alle persone.

Tra l‘altro non sembra che a Jannik questo cambiamento stia portando bene.

TARTARINI: Ma sai, bisognerebbe conoscere le cose dall’interno altrimenti si rischia di dire delle sciocchezze. Magari è un momento di transizione, mai dire mai. Sembrava uno che non potesse giocare sull’erba poi a Wimbledon ha fatto i quarti ed era due set avanti contro Djokovic. Ogni volta che uno fa un’affermazione, nel giro di pochi giorni la realtà s’incarica di smentirti.

A Pagina 2 le risposte su Lorenzo Musetti e le considerazioni in vista della stagione 2023

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Coppa Davis

Coppa Davis, ranking per nazioni: Croazia in vetta, balzo Canada e Australia. L’Italia si conferma in top10

La Croazia si conferma al primo posto del ranking delle Nazionali, seguita da Spagna e Francia. Quarto posto per il Canada, settimo per l’Italia

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Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La Coppa Davis 2022 continua a regalare record per il Canada. Dopo aver vinto la prima insalatiera della sua storia, grazie anche alla sua generazione tennistica più forte di sempre, i ragazzi con la foglia d’acero sul petto scalano anche la classifica delle Nazionali, pubblicata due volte all’anno (al termine delle fasi di qualificazioni e dopo le fasi finali).

In vetta al ranking si conferma la Croazia con 968,38 punti, anche grazie alla semifinale raggiunta quest’anno e persa contro l’Australia. Non solo però, perché sul primato dei croati – così come sulla posizione di ogni Federazione – pesano anche i risultati delle scorse stagioni. La classifica, infatti, tiene conto dei risultati degli ultimi quattro anni in modo via via decrescente. Per i risultati dell’ultimo anno, infatti, valgono il 100% dei punti; dei risultati del penultimo vengono considerati solamente il 75% dei punti, del terzultimo il 50% e del quartultimo il 25%. Bisogna tener conto anche dell’impatto del Covid-19 sulle stagioni 2020 e 2021, che vengono “unite” ai fini del calcolo del ranking (quindi, eccezionalmente, in questo periodo si tiene conto delle ultime cinque stagioni).

Per capire meglio, ad esempio, i punti totali di una squadra nel 2022 corrisponderanno la seguente somma:

 
  • 100% dei punti ottenuti nel 2022 + 75% dei punti ottenuti nel 2021 e 2020 + 50% dei punti ottenuti nel 2019 + 25% dei punti ottenuti nel 2018

Nel 2025 di tornerà a calcolare la classifica in maniera tradizionale, considerando dunque le ultime quattro stagioni. Il totale dei punti di una qualunque squadra, a fine 2025, corrisponderà dunque alla seguente somma:

  • 100% dei punti ottenuti nel 2025 + 75% dei punti ottenuti nel 2024 + 50% di punti ottenuti nel 2023 + 25% dei punti ottenuti nel 2022

I punti guadagnati sono ovviamente diversi in base alla fase della competizione raggiunta. In caso di vittoria ci si aggiudica 500 punti, mentre sono 300 quelli incassati per la finale, 200 per la semifinale, 150 per i quarti di finale e 100 se ci si ferma nel round robin.

A questi si aggiungono alcuni punti bonus, che possono variare da quattro a dieci in base al ranking dell’avversario: sono 10 se un tennista sconfigge un rivale che occupa il primo o il secondo posto nel ranking ATP, 9 se si batte il n°3 o il n°4, 8 se si prevale su un giocatore compreso tra il quinto e l’ottavo posto. Si guadagneranno poi 7 punti vincendo contro chi è compreso tra il 9° e il 16° posto, 6 punti contro uno tra il 17° e il 32°, 5 punti contro uno tra il 33° e il 64° e 4 punti contro uno dal 65° posto in giù.

Chiusa la parentesi sul calcolo del ranking, vediamo nel dettaglio la classifica. Dietro la Croazia, al secondo posto si trova la Spagna, orfana di Alcaraz e Nadal quest’anno, con 693,25 punti. Completa il podio la Francia con 628,00 punti.

Alle spalle dei transalpini si trova la prima variazione di posizione, visto che i primi tre posti sono rimasti invariati rispetto all’ultimo aggiornamento. Ai piedi del podio si trova il Canada con 565,75 punti, che grazie al successo di domenica scorsa ha guadagnato tre posizioni e, da quando il ranking per nazioni esiste (2001), si trova nel suo punto più alto di sempre.

Seguono Stati Uniti (490,34 punti), Germania (485,09) e Italia (473,00), che rimane stabile al settimo posto e chiude il 2022 tre posizioni più avanti rispetto al 2021. Completano la top10 l’Australia, finalista di questa edizione (430,25), la Gran Bretagna (398,00) e la Serbia (388,25). La Russia, vincitrice nel 2021 e bannata per le edizioni 2022 e 2023, è ferma al 16° posto. Questa dunque la top10 aggiornata a fine 2022:

  1. Croazia
  2. Spagna
  3. Francia
  4. Canada
  5. USA
  6. Germania
  7. Italia
  8. Australia
  9. Gran Bretagna
  10. Serbia

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