ATP BMW Monaco: Van De Zandschulp si ritira per problemi respiratori, Rune conquista il primo titolo a 19 anni

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ATP BMW Monaco: Van De Zandschulp si ritira per problemi respiratori, Rune conquista il primo titolo a 19 anni

Esito amaro dell’atto conclusivo del torneo, ma BVDZ può consolarsi con la tds a Parigi. Rune è il quinto giocatore a vincere il suo primo titolo nel 2022 e da lunedì entrerà prepotentemente nella Top 50

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Holger Rune - Monaco 2022 (foto Twitter @BMWOpen2022)
 
 

[WC] H. Rune b. [8] B. Van De Zandschulp 3-4, 40-15 RIT.

Purtroppo dura solamente 47 minuti la quarantottesima finale del BMW Open by American Express, poiché sul punteggio di 4-3 in favore di Botic Van De Zandschulp e servizio per Holger Rune, avanti 40-15; l’olandese ha dovuto alzare bandiera bianca per problemi respiratori. Infatti, dopo un medical time-out prolungato – per di più avvenuto negli spogliatoi – rispetto a quanto accade normalmente, in seguito ad un primo controllo effettuato a bordo campo con il saturimetro, e dopo un mini warm-up (in realtà un paio di punti si sono giocati) BVDZ si è arreso. Ancora da accertare la reale entità del problema, quello che emerso è che Botic ha avvertito delle fitte al petto con conseguenti difficoltà respiratorie. Sicuramente adesso il n. 8 del seeding farà ulteriori esami, ma la sensazione è che il problema non sia di poco conto visto che non ha neanche partecipato alla cerimonia di premiazione. Per ciò che concerne invece il giovane danese; con questo successo centra il primo titolo della carriera a livello ATP – anche se ovviamente avrebbe preferito raggiungerlo battendo un avversario in grado di poter terminare l’incontro – diventando il secondo classe 2003 dopo Carlitos Alcaraz a vincere un torneo nel circuito maggiore.

Premiata dunque la scelta del 19enne di Copenaghen, di rinunciare alle qualificazioni del Masters 1000 di Madrid – per il quale non può ricevere uno special exempt poiché tra il torneo madrileno e quello di Monaco di Baviera ci sono due categorie di differenza – per concentrarsi sul ‘250’ tedesco. Infatti con questa cavalcata trionfale in terra bavarese, iniziata da numero 70 del ranking, sfonderà il muro della Top 50; potendo così accedere direttamente agli eventi 1000 senza dover passare dall’ostacolo non indifferente delle qualificazioni. Anche il tennista orange – al quale ovviamente auguriamo una pronta guarigione – può quantomeno consolarsi con il proprio best ranking, che gli permetterà di guadagnare ben 11 posizioni – dovrebbe diventare n. 31 e ciò vorrebbe dire essere tds al Roland Garros, ricordiamo però che la classifica virtuale può subire costanti modifiche – e con la splendida settimana disputata, in cui fra gli altri ha superato in semifinale uno dei giocatori più in forma di questo 2022 come Miomir Kecmanovic, considerando anche che il torneo di Marrakech di qualche settima fa è stato il suo primo main-draw ATP sulla terra, avendo saltato tutto lo swing europeo dello scorso anno. Il n. 40 con questa finale seppur persa, ha ridato lustro al suo Paese, riportando un tennista dei Paesi Bassi nell’ultimo atto di un torneo da Gstaad 2016, quando a riuscirvi fu Robin Haase. Inoltre sottolineiamo anche la bontà del cammino che entrambi hanno percorso per giungere in finale; all’interno del quale si sono sbarazzati dei due principali favoriti del torneo, nonché due Top Ten. Il danese ha infatti eliminato Zverev (tds n. 1) e il 26enne di Wageningen ha fatto fuori l’amichevole anfitrione norvegese (tds n. 2).

 

Tornando a Rune, svisceriamo qualche curiosità in merito a questo suo trionfo; è infatti il secondo giocatore scandinavo ad imporsi in un torneo ATP negli ultimi 12 anni dopo Casper Ruud e il quinto a vincere il primo torneo della carriera nel 2022 (Kokkinakis, Auger-Aliassime, Bublik e Martinez gli altri 4). L’ex campione dell’Open di Francia junior del 2019 si è così espresso dopo aver ricevuto il trofeo: “Sicuramente non mi sarei mai aspettato di vincere il primo titolo in questo modo, è sicuramente la maniera peggiore per vincere una finale. Voglio congratularmi prima di tutto con Botic per la grande settimana e spero possa recuperare presto, gli auguro pronta guarigione. Grazie al mio team, a mia mamma, al mio coach, grazie per tutto quello che fate per me. Un ringraziamento agli sponsor BMW e American Express. E’ stata una settimana incredibile fin dal primo turno, mi avete supportato sempre. Grazie mille e ci vediamo il prossimo anno”

IL MATCH – Si parte con Van De Zandschulp al servizio, e subito Rune prova ad imprimere il suo ritmo alla sfida girandosi abilmente sul dritto. L’olandese commette anche un errore in lunghezza con il rovescio, ma poi è abilissimo ad aggrapparsi alla prima di servizio e a tirarsi fuori dai guai, nonostante venga costretto ai vantaggi. Entrambi dimostrano fin dalle prime battute di avere grande facilità nello scambio prolungato da fondo, ma ciò che si evince maggiormente è la potenza dei colpi con tutti e due molto fluidi e sciolti nel generare velocità e pesantezza di palla. Il danese è il più attivo ad inizio match nel cercare di variare lo spartito, con un uso frequente delle smorzate. In verità pur venendo eseguite brillantemente dal giovane scandinavo, Botic le legge bene mostrando una grande capacità nella copertura orizzontale del campo, malgrado la sua altezza, abbinata ad un ottimo tocco col quale esegue contro-smorzate di buona fattura. Ogni tanto però il n. 70 esaspera questa soluzione, e proprio a seguito di un drop-shot manda sul nastro un diritto, che porta alla prima palla break del match. Sulla prima occasione di allungo è solido il neo diciannovenne, ma ne arriva una seconda che viene trasformata per via di un rovescio della wc danese che non trova il campo.

Successivamente seguono due brutti game, contraddistinti da tanti unforced per chi è alla battuta. Il risultato vede inanellarsi due break consecutivi che di conseguenza mantengono invariato il vantaggio per la tds n. 8; anche grazie al fatto che quest’ultimo non si fa scappare la seconda possibilità di confermare lo strappo. In questa fase dell’incontro – subito dopo non aver sfruttato il contro-break e mancato l’aggancio – Rune si dimostra molto nervoso con numerosi lanci della racchetta e violente pallate verso i teloni, dimostrando di sentire la tensione alla sua prima finale ATP. Infatti è la diversa esperienza tra i due protagonisti a fare la differenza fin qui, con il n. 40 del mondo che fa valere i suoi anni nel circuito Pro (dal 2013), esprimendo grande costanza; mentre dall’altra parte il Next Gen danese inciampa in frequenti gratuiti. Poi si arriva al settimo game, che si rivela essere un autentico psicodramma, con questa volta Van De Zandschulp a complicarsi la vita utilizzando eccessivamente la palla corta. In verità fino ad ora, Botic è riuscito ad avere la meglio giocando in maniera molto esplosiva e affidandosi continuamente all’uno-due, accompagnato anche a puntuali discese a rete.  In questo gioco però sbaglia troppo in uscita dal servizio e alla fine alla quarta opportunità del game Holger trova il secondo contro-break; non prima di aver portato avanti un diverbio con il giudice di sedia Murphy, scaturito da un doppio rimbalzo chiamato dall’arbitro su una palla corta dell’olandese (aveva ragione Rune, il suo recupero era buono).

A questo punto succede di tutto, con il tennista orange che prima si prende un warning per condotta antisportiva (racchetta scaraventata ripetutamente sul borsone) e poi è costretto a lasciare il terreno di gioco per via di un problema respiratorio dopo un controllo con il saturimetro. Pausa piuttosto lunga, (a tal punto che il classe 2003 si fa avere dal suo angolo un giaccone, per non freddarsi totalmente vista la rigida temperatura bavarese) probabilmente un problema di ossigenazione o di respirazione, sicuramente ciò che è emerso è che il n. 1 dei Paesi bassi ha avvertito dei dolori al petto. Si ricomincia dopo un MTO prolungato, con un warm-up ridotto. Ma s’intravede immediatamente un BVDZ sconsolato, soprattutto quando provano i servizi non carica minimante il colpo per non sforzare tutta la parte addominale. Dopo un paio di punti, infatti, decide mestamente di ritirarsi. Dunque prima gioia per Rune, che però siamo certi avrebbe voluto ottenerla in ben altro modo.

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Gestaccio di Elias Ymer a Salisburgo: con una pallata rompe la telecamera

Ancora episodio di intemperanza nel circuito ATP, con protagonista il maggiore dei fratelli svedesi

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Elias Ymer - Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Abbiamo tutti ancora negli occhi la partita di sabato tra Nick Kyrgios e Stefanos Tsitsipas, uno spettacolo dal punto di vista del gioco, una vergogna per quello che hanno combinato entrambi. Se ormai le multe e le intemperanze di Kyrgios sono all’ordine del giorno (già due multe in questo Wimbledon, la prima per lo sputo verso uno spettatore dopo il match con Jubb) aveva sorpreso l’improvvisa perdita della ragione di Tsitsipas. Il greco infatti, dopo aver perso il secondo set, ha scagliato una pallina in tribuna, e ciò gli è valso 10.000 dollari di multa.

Senza entrare nei meriti di chi abbia ragione tra i due, anche perché hanno più probabilmente entrambi torto, ieri c’è stato un altro episodio che con lo sport ha poco a che fare. Elias Ymer, il più grande dei due fratelli svedesi, ha avuto un accesso d’ira dopo un errore non forzato a fine primo set nella sua partita (poi persa 2-0), al Challenger di Salisburgo contro Corentin Moutet. Ancora una volta, preso dalla rabbia, si vede il giocatore scagliare violentemente la pallina verso le tribune… solo che in questo caso la corsa si è fermata prima. Ymer infatti riesce a colpire, e chiaramente anche a rompere, la videocamera di Challenger TV posta in alto, spargendo vetri sul campo e causando l’interruzione del match da parte dell’arbitro, per verificare la praticabilità.

Ora, chiaramente si può sindacare sulla volontà o meno di centrare proprio la telecamera da parte di Ymer, ma resta il gesto di scagliare una pallina con tanta forza e veemenza verso l’alto, alla cieca, e spesso anche verso il pubblico: celebre tra questi episodi poco edificanti per professionisti come questi, quello di Djokovic allo US Open 2020, che colpendo una giudice di linea con una violenta pallata, fu anche costretto a subire la squalifica dal torneo. Dunque, al di là del livello o del nome del giocatore, sempre meno raramente accade che gesti di rabbia per un errore o un punto perso generino reazioni di questo genere, che alla lunga possono essere pericolose. E, più che procedere con delle multe, il modo migliore per iniziare ad eliminare questo fastidioso vizio sarebbe passare direttamente alle squalifiche.

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Wimbledon, Goffin vince una maratona di 4h30′ contro Tiafoe e va ai quarti: troverà Norrie, la speranza Brit

Il belga torna nei quarti a Wimbledon dopo averli raggiunti anche nel 2019. Sfiderà Cameron, il primo suddito della Regina nei quarti da Murray 2017

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Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

D. Goffin b. [23] F. Tiafoe 7-6 5-7 5-7 6-4 7-5

David Goffin eguaglia il suo miglior risultato a Wimbledon (e negli Slam). Il belga ha superato al quinto set (7-6 5-7 5-7 6-4 7-5) dopo una maratona di oltre 4 ore e mezza Frances Tiafoe ed è così tra gli ultimi 8 giocatori in gara ai Championships 2022: aveva raggiunto questo traguardo a Londra anche nel 2019 e altre due volte (una a Parigi e una a Melbourne). È stato un match a tratti entusiasmante, con continui colpi di scena. David è stato nel complesso più continuo e spesso anche più propositivo rispetto all’avversario che ha comunque mostrato un livello di attenzione costante, a dimostrazione della maturità ormai raggiunta dall’americano. Goffin si conferma però un raffinato interprete dell’erba. Contro Norrie avrà una grande occasione per conquistare la prima semifinale Slam della carriera.

IL MATCH – Dopo il break in apertura di Goffin, nel quarto game gli standard di gioco si alzano decisamente: Goffin cerca spesso la rete, Tiafoe fa il tergicristallo anche da molto lontano rispetto alla linea di fondo campo ma riesce a trovare un paio di guizzi che gli permettono di effettuare il contro break alla seconda opportunità. Dopo aver chiuso il punto che vale il 2-2 con una volée colpita in risposta a un passante di ovescio quasi a botta sicura di Goffin, l’americano dà un primo assaggio delle sue doti di showman avvicinandosi e stringendo le mani ad alcuni spettatori che si complimentano con lui. Nei giochi successi non mancano le occasioni di break da entrambe le parti, ma nessuno riesce a concretizzarle più per meriti dell’avversario che per demeriti propri. Dopo oltre un’ora di set molto equilibrato si arriva così al tie-break, da cui esce vincitore il più propositivo dei due: Goffin.

 

Tiafoe non ha però intenzione di arrendersi dopo solo un set. Sull’1-1 Goffin non sfrutta ben sei occasioni per tenere il servizio in un gioco in cui era avanti 40-0 e l’americano, più propenso a prendere in mano le redini dello scambio, brekka. Pochi minuti dopo ha anche diverse occasioni per operare il doppio break e andare in fuga. Il belga, però, non regala nulla e dopo essersi salvato ha la forza e il cinismo per riagganciare l’avversario sul 3-3. In ogni game è battaglia: Tiafoe dà l’impressione di avere il potenziale per accelerare ma sbaglia spesso sul più bello. Non, però, all’ennesima palla break del set sul 5-5: Frances entra bene in campo e chiude con una volée a campo aperto. È lo strappo decisivo per vincere un parziale che poteva finire con più di venti minuti di anticipo. Invece, dopo 2 ore e 15 inizia una partita al meglio dei tre set.

Il match rimane equilibrato anche nel terzo. L’unica novità è che i giochi scorrono molto più rapidamente (soprattutto quelli in cui batte il belga) e le palle break sono meno frequenti. Fino al 5-5 le uniche, nel sesto game, sono appannaggio di Goffin che però non sfrutta una percentuale bassissima di prime in campo dell’avversario. Nell’undicesimo gioco, però, Tiafoe cambia passo e trasforma la prima opportunità di break in suo favore del set. Sul 6-5 Frances si conferma solido e aggressivo e porta a casa il parziale.

Inaspettatamente Tiafoe ha bisogno di un medical time out nella pausa tra terzo e quarto, pur non mostrando particolari problemi fisici. In ogni caso, l’avvio del nuovo parziale è a tinte belghe: David vince 12 dei primi 15 punti e si porta rapidamente sul 3-0 in virtù di una ritrovata spinta che così mancava dal primo set (e di un calo d’attenzione dell’americano). Goffin va anche vicino a mettere un’ipoteca sul parziale quando ha l’occasione per portarsi sul 4-0, ma un dritto lungo linea che sarebbe stato vincente finisce per pochi centimetri in corridoio. La fuga del belga arriva pochi minuti dopo, ma sul 5-1, quando anche Tiafoe era probabilmente già con la testa al quinto set, inizia il black-out di David. Frances non può credere ai suoi occhi e così ne approfitta per recuperare i due break di svantaggio e servire per agganciare l’avversario sul 5-5. Ma qui arriva un altro colpo di scena: Tiafoe sente il momento, commette due doppi falli, sbaglia una chiamata con il falco e non riesce a completare la rimonta. Goffin, senza essersi ripreso più di tanto dal passaggio a vuoto, riesce quindi a chiudere sul 6-4 e a portare la partita al quinto.

Nonostante le quattro ore di match nelle gambe, nel set decisivo il livello di gioco torna ad alzarsi dopo un quarto set piuttosto negativo per entrambi. Le occasioni di break, però, latitano: la stanchezza si fa comunque sentire e i giocatori, dopo essersi concentrati sui rispettivi turni di servizio, si lasciano un po’ andare in risposta. Il punto che porta l’americano sul 5-5, con un botta e risposta di colpi difensivi che diventano offensivi, è uno dei più belli del match. Frances si carica e capisce che deve cogliere l’attimo, ma Goffin tira fuori non uno ma tre jolly (ovvero altrettanti servizi vincenti) per annullare due palle break e salire sul 6-5. L’americano accusa il colpo, mentre il belga è un muro e sul match point ha il coraggio di attaccare. Quando il timer sul campo segna 4 ore e 37, David taglia il traguardo di questa divertente maratona.

[9] C. Norrie b. [30] T. Paul 6-4 7-5 6-4

La prima volta in un quarto Slam non potrebbe essere più dolce per Cameron Norrie: l’inglese centra questo traguardo proprio a Wimbledon, dimostrando la sua solidità con una vittoria in tre set su Tommy Paul. In due ore e 21 minuti Cameron, che non aveva mai oltrepassato il terzo turno in uno Slam prima di questo torneo, è il primo britannico a finire nei Last 8 da Andy Murray nel 2017 ed il quinto suddito della Regina ad avercela mai fatta. Per farcela, nella sua quinta apparizione all’All England Club, ha superato Munar in una battaglia di cinque set, ma poi non ha concesso nulla a Pablo Andujar e a Steve Johnson così come a Paul. Tommy abbandona così quello che è stato per lui un ottimo torneo: agli USA, vista anche l’eliminazione di Frances Tiafoe, restano le carte Brandon Nakashima e Taylor Fritz. Norrie, invece, ha l’occasione della vita: David Goffin è un avversario decisamente ostico, ma in quarti di finale a Wimbledon si può trovare di peggio.

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John Isner nuovo primatista mondiale di aces: superato Ivo Karlovic

L’americano ha commentato così il suo record: “Continuando a giocare il numero totale salirà ancora: potrei restare lassù molto a lungo”

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John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

L’ace con cui è salito 30-30 nel terzo gioco della partita contro Jannik Sinner poteva sembrare un ace qualunque, per John Isner. Ma non lo era: con quella bordata centrale l’americano ha battuto il record mondiale per il numero totale di aces messi a segno in carriera, salendo a quota 13.729. Il primato precedente del dato, che l’ATP registra dal 1991, apparteneva al croato Ivo Karlovic. Isner, che contro Sinner ha tirato in tutto 24 aces, ha dichiarato in merito: “È davvero fantastico. È una cosa di cui sono molto orgoglioso. Sarò il leader di tutti i tempi. Continuerò a giocare, continuerò ad aumentare il mio totale… E non so se la cifra finale sarà battuta. Potrei restare in vetta davvero per molto tempo”.

Il 37enne originario della North Carolina, diventato professionista nel 2007, ha ottenuto risultati notevoli nell’arco della sua carriera (tra cui una semifinale a Wimbledon nel 2018, due quarti agli US Open nel 2011 e nel 2018, con il quarto turno raggiunto in tutte le prove dello Slam) sfruttando il servizio come arma principale. Oltre al record messo a segno contro Sinner a Wimbledon, l’americano è anche in testa alla classifica degli ace del 2022 con 629 in 28 partite. Isner si è classificato al primo posto dell’ATP Tour per numero di ace in sette stagioni e ha superato la soglia dei 1000 ace per sette volte, compreso il record di carriera di 1260 del 2015.

Se è vero che i record sono fatti per essere battuti, sarà di certo difficile trovare un servizio migliore di quello di John: è evidente che Isner sia aiutato dalla sua altezza (è uno spilungone di 208 cm e alzando la racchetta scaglia la pallina a terra da quasi 4 metri), ma è altrettanto chiaro che ciò non basta per tirare fuori dal servizio ciò che ha saputo ottenere lui, che in carriera ha vinto il 92% dei suoi game di servizio, compreso il 79% dei punti con la prima palla. Subentrano infatti altre qualità tecniche e mentali. E lo ha confermato anche un altro grande battitore come Andy Roddick. “Isner, sempre Isner. Ci sono stati grandi servitori che sono stati giocatori più forti, ma il suo servizio è il migliore di sempre”. Come dargli torto.

 

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