Roland Garros: Alcaraz risorge al calar delle tenebre. Salva un match-point e batte Ramos al quinto

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Roland Garros: Alcaraz risorge al calar delle tenebre. Salva un match-point e batte Ramos al quinto

Oltre quattro ore e mezza servono a Carlos Alcaraz per domare Ramos-Viñolas che sfiora solo l’impresa clamorosa

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Carlos Alcaraz - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)
 
 

[6] C. Alcaraz b. A. Ramos-Viñolas 6-1 6-7(7) 5-7 7-6(2) 6-4

Potevamo sorprendervi con le uscite speciali di Stefanos Tsitsipas e Sascha Zverev, finiti e poi resuscitati da due set sotto rispettivamente con Lorenzo Musetti e Sebastian Baez, ma la scienza pareva troppo poco e abbiamo puntato tutto sulla fantascienza. Albert Ramos-Viñolas è andato vicinissimo all’imprevedibile colpaccio di giornata, è arrivato al match point nel quarto gioco, è andato avanti 3-0 nel quinto – lui che aveva sempre vinto sulla lunga distanza a Parigi – però, dopo quattro ore e trentaquattro minuti, è stato Carlos Alcaraz ad alzare le braccia al cielo. 74 vincenti e altrettanti non forzati, 8 palle break trasformate su 31 e una sola salvata delle 7 concesse.

Fantascienza, dicevamo, perché è vero che ha appena compiuto diciannove anni, ma Carlos ha anche già vinto due Masters 1000 e in quello di Madrid ha messo in riga Nadal (trasformando il match point con un banana shot passante) e Djokovic (al tie-break decisivo). Per tacere del luminoso futuro inevitabilmente prospettato da tutti, trovandocisi già immersi.

 

All’inizio della stagione su terra, considerando alcuni dei suoi match a Miami, ci eravamo domandati se uno dei superpoteri di Carlitos non fosse la capacità di elevare il livello dell’avversario. La risposta, affermativa, ci era stata gentilmente fornita da lui stesso il giorno successivo, quando sfiorò l’impresa di far vincere Alex de Minaur nella sfida di Barcellona. De Minaur, uno che davvero non dovrebbe vincere mai sulla terra battuta con quell’uso giurassico della eastern di dritto. E, anche se in questa stagione qualche miglioramento c’è stato, Alcaraz gli aveva fatto giocare un match da cemento. Bisogna dire che Ramos-Viñolas ci ha messo tanto del suo per uscire dai duplici panni di vittima sacrificale e di giocatore strabiliante per tocco di Carlos e, dopo quel primo set in cui non ha visto palla, ha proposto una diversa stesura del copione mandando fuori tempo il giovane rovescio e trovando varchi in lungolinea a base di dritti mancini, senza dimenticare le apparizioni a rete.

Entrambi sono stati protagonisti in quelli che potremmo definire i punti decisivi del quinto set (per tacere del match point timoroso di Albert), due difese epiche su altrettante palle break da parte di Charlie che ha fatto surf sul mattone tritato andando a recuperare l’impossibile. Impossibile secondo Ramos, che evidentemente non ha colto il nocciolo dei film delle “Mission” con protagonista Tom Cruise ed è rimasto a guardare. La trama è sempre un’incognita ma, quando c’è Carlitos, finisce che ci si diverte sempre parecchio.

IL MATCH È sembrato subito in discesa il match del secondo turno per il wonder kid da Murcia. Carico, concentrato, pesante con il mortaio da fondo eppure al solito abile nel variare all’occorrenza, Alcaraz ha afferrato al collo l’impotente Ramos sballottandolo di qua e di là senza misericordia. Il primo set è in effetti stato un assolo del teenager spagnolo: ventisei minuti, nove vincenti a due, due break nel quarto e nel sesto game: un massacro. Sul Simonne-Mathieu tra il pubblico, in quel momento piuttosto piatto, il pensiero dominante anticipava propositi di aperitivo, che sarebbe sicuramente arrivato prima del momento previsto. E invece la pallina di feltro sa scombinare i piani, e rimandare le prenotazioni.

Accortosi per tempo che lo scambio inerte da fondo non gli avrebbe riservato soddisfazioni diverse da un’imminente seduta in doccia, Albert ha sparigliato le carte obtorto collo, violentandosi nell’abbreviare gli scambi e finendo per raccogliere insperati frutti da questa imprevedibile tattica, per la verità incoraggiato pure da un Carlitos all’improvviso sventato e forse con la testa già al terzo round. Improvvisandosi colpitore di volo e ora propenso a cercare il vincente non appena un varco gli si presentasse innanzi, Ramos ha visto il rivale superstar impastoiarsi in sempre più gravi e frequenti errori specie dal lato sinistro, cercato con strategica continuità dal trentaquattrenne catalano. Ciò nonostante, Alcaraz ha comunque avuto modo di procurarsi e scialacquare occasioni in serie, gli esempi più vistosi in tal senso essendosi materializzati nelle tre palle break gettate alle ortiche nel quinto gioco e quella sprecata nel settimo, così si è trovato al tie break. Non pago, il numero sei del mondo ha sciupato nel gioco decisivo un vantaggio di quattro a due, ed è stato costretto ad annullare tre set point prima di cedere clamorosamente la frazione all’avversario.

Il match si è trasformato a quel punto in baraonda, fomentata peraltro da una platea rumorosa anche oltre i limiti della moderna tolleranza. Ritrovatosi in lotta senza averlo previsto, Carlos ha annacquato le gioie procurate dai comunque numerosi e scenografici vincenti con sinistre colate di errori e brutte idee, finendo presto sotto di un break anche nel terzo set. Ramos, a sua volta impreparato a recitare la parte della lepre, ha offerto al giovane connazionale la stampella per rimettersi in piedi sul tre pari, ma quando una serie di solide prestazioni al servizio avrebbe lasciato presagire un nuovo passaggio al tie break, Alcaraz ha sciaguratamente ceduto la battuta nell’undicesimo gioco, consentendo a Ramos di chiudere in quello successivo per giunta conservato a zero.

Il quarto set è proseguito nel caos ambientale e tecnico: Alcaraz subito aggressivo e avanti per due a zero, eppure ancora una volta incapace di gestire il vantaggio e rimontato. Sul quattro pari lo snodo inatteso: Carlos ancora pasticcione e in difficoltà nel raccogliere punti facili al servizio; Albert bravo ad approfittarne e a strapparglielo. Ramos si è appostato a servire per realizzare l’impresona; servendo sul 5-4 si è pure procurato un match point che ha giocato con il braccio un po’ troppo rigido. L’ultimo gioco “regolare” ha richiesto venti punti, tra set point e palle per il tie-break che se ne ne sono andati in un modo o nell’altro. ARV lo ha agguantato il tie-break, ma le mani sopra ce le ha messe Carlitos e pure agevolmente.

GRAN FINALE – Non sappiamo quanto sia lecito aspettarsi il classico crollo dello sfavorito, ma il catalano è nato negli anni ’80, quelli che, se ci esci vivo, chi ti ferma più. L’ulteriore conferma è arrivata proprio la sera prima con Gilles Simon che sotto di un break al quinto ha superato Carreño Busta, uno dei massimi esponenti della generazione successiva. Succede così che Ramos va a prendersi un break a “15” e sale 3-0. Per soli 17 giorni, tuttavia, Albert è nato l’anno successivo al 1987 – quasi uno spartiacque – e si è visto sul match point con quel drittino. Ma chi non ne è stato afflitto nemmeno una volta scagli la prima mozzarella. Light.

Abbiamo ormai capito che il percorso non può essere lineare e il parziale viaggia sulle montagne senza bandiera. Alcaraz fa e disfa, mette in fila quattro giochi andando a prendersi il primo dei due break con un recupero stellare (Ramos che resta a guardare la sua volée credendola/sperandola vincente?), ma poi non consolida ed è 4 pari. Di nuovo, Charlie accelera e di nuovo sfumano break point, finché sul terzo erige la difesa definitiva e rimette la testa avanti. Al decimo gioco, Alcaraz ha già smesso di… giocare: ace, servizio e dritto, ace, ace. Al prossimo turno, Sebastian Korda o Richard Gasquet.

(ha collaborato Emmanuel Marian)

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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John Lloyd, intervistato da Scanagatta, presenta l’autobiografia “Dear John” [ESCLUSIVA]

Intervistato in esclusiva per Ubitennis, l’ex-tennista britannico Lloyd si racconta tra aneddoti e ricordi. “Avrei dovuto vincere quel match” a proposito della finale all’Australian Open con Gerulaitis

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L’ex tennista britannico John Lloyd, presentando la sua autobiografia “Dear John”, viene intervistato in esclusiva dal direttore Ubaldo Scanagatta e racconta tanti aneddoti relativi alla sua carriera, inclusi i faccia a faccia con l’Italia in Coppa Davis. Le principali fortune di Lloyd arrivarono in Australia dove raggiunse la finale dello Slam nel 1977: “All’epoca era un grande torneo ma non come adesso” ricorda il 67enne Lloyd. “Mancavano molti tennisti perché si disputava a dicembre attorno a Natale, ma ad ogni modo sono arrivato in finale. Avrei dovuto vincerlo quel match– ammette con franchezza e una punta di rammarico –ho perso in cinque set dal mio amico Vitas (Gerulaitis). Fu una grande delusione ma se dovevo perdere da qualcuno, lui era quello giusto. Era una persona fantastica”.

Respirando aria di Wimbledon, era impossibile tralasciare l’argomento. Lo Slam di casa fu tuttavia quello che diede meno soddisfazioni a Lloyd, infatti il miglior risultato è il terzo turno raggiunto tre volte.Sentivo la pressione ma era davvero auto inflitta, da me stesso, perché giocavo bene in Davis e lì la pressione è la stessa che giocare per il tuo paese” ha spiegato l’ex marito di Chris Evert. “Ho vinto in doppio misto (con Wendy Turnbull, nel biennio ’83-’84) ed è fantastico ma sono sempre rimasto deluso dalle mie prestazioni lì. Ho ottenuto qualche bella vittoria: battei Roscoe Tunner (nel 1977) quando era testa di serie n.4 e tutti si aspettavano che avrebbe vinto il torneo. Giocammo sul campo 1. Ma era una caratteristica tipica delle mie prestazioni a Wimbledon, fare un grande exlpoit e poi perdere il giorno dopo. In quell’occasione persi contro un tennista tedesco, Karl Meiler”. In quel match di secondo turno tra i due, Lloyd si trovò due set a zero prima di perdere 2-6 3-6 6-2 6-4 9-7. Insomma cambieranno anche le tecnologie, gli stili di gioco, i nomi dei protagonisti… ma certe dinamiche nel tennis non cambieranno mai.

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Le sette meraviglie di Novak Djokovic: tutte le sue rimonte da uno svantaggio di due set a zero

Quella di oggi contro Jannik Sinner è stata soltanto l’ultima grande rimonta di Djokovic con le spalle al muro. E in tre casi ha poi vinto il torneo

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Novak Djokovic – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @rolandgarros)
Novak Djokovic – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @rolandgarros)

Jannik Sinner, nonostante una grande partita nei primi due set, non è riuscito a prevalere su un mai domo Novak Djokovic. Quella odierna è soltanto l’ultima rimonta da 0-2 che lo ha visto protagonista, che va ad aggiungersi alle altre sei realizzate in passato.

Sono sette in totale dunque, tre delle quali arrivate contro un italiano. Inoltre, è curioso il fatto che per tre volte, dopo essere riuscito a sopravvivere a match che quasi tutti avrebbero perso, Nole abbia poi vinto il torneo.

1. Wimbledon 2005 – Guillermo García López

Tutto ebbe inizio proprio a Wimbledon, quando l’allora 18enne Novak Djokovic perse i primi due set contro Guillermo García López, allora numero 81 del ranking (con un futuro da n°23 nel febbraio 2011). Il serbo riuscì ad approdare al tabellone principale dopo essere passato attraverso le qualificazioni. Furono particolarmente dure, perché nell’ultimo turno l’allora numero 128 del mondo la spuntò 6-3 al quinto contro Wesley Moodie.

 

Al primo turno nel tabellone principale Djokovic superò in tre set Juan Monaco, ma la sua prima impresa avvenne due giorni dopo. Al secondo turno, il futuro vincitore di 20 Slam recuperò un doppio 6-3 contro García López, vincendo il terzo e il quarto grazie a due tiebreak e imponendosi 3-6 3-6 7-6 (5) 7-6 (3) 6-4. La sua corsa si interruppe la partita seguente contro la testa di serie numero nove Sebastien Grosjean, a sua volta fermato da Andy Roddick ai quarti. L’americano perse poi in finale contro Roger Federer.

2. US Open 2011 – Roger Federer

Nell’arco di sei anni le prospettive di Novak Djokovic sono radicalmente cambiate. Da poco, infatti, il serbo si era issato per la prima volta in carriera al numero uno del mondo, traguardo ottenuto grazie alla vittoria su Rafael Nadal in finale a Wimbledon (in quello che rappresentò anche il suo primo trionfo sull’erba tennistica più prestigiosa). Poco meno di due mesi dopo Djokovic arrivò allo US Open da primo favorito del seeding, ma in semifinale venne seriamente impensierito da Roger Federer, numero tre del mondo.

Il campione elvetico vinse un primo set tiratissimo al tiebreak, conquistando anche il secondo. Da quel momento, però, Djokovic cambiò marcia, prendendosi i successivi tre parziali e raggiungendo l’ultimo atto grazie al definitivo 6-7 (7) 4-6 6-3 6-2 7-5. Due giorni più tardi arrivò anche il primo titolo negli Stati Uniti, grazie alla vittoria in quattro set ancora su Nadal.

3. Roland Garros 2012 – Andreas Seppi

Il primo italiano a dover subire un comeback di Djokovic fu Andreas Seppi. L’altoatesino veniva da due vittorie al quinto nei turni precedenti, ottenute contro Mikhail Kukushkin al secondo turno e Fernando Verdasco al terzo. L’attuale numero 162 del ranking (allora era n°25) tentò l’impresa, mettendo a dura prova la resistenza del suo avversario.

Seppi strappò i primi due set, ma nel terzo perse ben quattro volte il servizio, contribuendo al rientro in partita di Djokovic, che alla fine si impose 4-6 6-7 (5) 6-3 7-5 6-3. Il serbo spese molte energie anche ai quarti contro Tsonga – sconfiggendolo 6-1 al quinto – e forse pagò il grande sforzo in finale contro Rafael Nadal, che non aveva ancora perso un set e lo sconfisse 6-4 6-3 2-6 7-5.

4. Wimbledon 2015 – Kevin Anderson

Novak Djokovic e Kevin Anderson sono stati protagonisti di alcune partita particolarmente importanti a Wimbledon, su tutte la finale del 2018, quando il serbo si impose 6-2 6-2 7-6 (3), certificando il suo definitivo ritorno ai massimi livelli. Tre ani prima, tuttavia, il gigante sudafricano ha rischiato di eliminare il nativo di Belgrado al quarto turno. Anderson vinse infatti i primi due set sul filo del rasoio, annullando anche un set point nel secondo.

Due tiebreak pressoché identici che avrebbero steso praticamente chiunque. Chiunque, sì, ma non Djokovic, che rispose subito con un 6-1 senza appello e chiuse poi 6-7 (6) 6-7 (6) 6-1 6-4 7-5. Nei successivi tre turni il serbo perse soltanto un set, nel trionfo in finale contro Roger Federer, che gli permise di bissare la vittoria dell’anno prima.

5. e 6. Roland Garros 2021 – Lorenzo Musetti e Stefanos Tsitsipas

Il vero capolavoro della carriera di Novak Djokovic è probabilmente il Roland Garros 2021. I sui successi sono tantissimi e svariati, certo, ma quello Slam parigino rientra senza dubbio tra le sue migliori opere d’arte. Se non è la più prestigiosa in assoluto, poco ci manca. La spedizione francese di Djokovic era cominciata in maniera piuttosto soft, con tre comode vittorie su Sandgren, Cuevas e Berankis, tutte in tre set.

Agli ottavi di finale si presenta la prima, grande – e un po’ inaspettata – minaccia: Lorenzo Musetti. Il classe 2002 di Carrara esprime un tennis divino per i primi due set, vinti entrambi al tiebreak (il primo molto lottato, il secondo dominato), ma poi crolla fisicamente. Djokovic se ne rende conto e aumenta i giri del motore, non lasciando scampo al povero italiano che deve lottare anche contro un fisico spremuto al massimo. La lotta diventa impari e Musetti, a due game dalla sconfitta, non ha più energie e decide saggiamente di ritirarsi, crollando 6-7 (7) 6-7 (2) 6-1 6-0 4-0 rit.

Ai quarti di finale Nole prevarrà anche su Matteo Berrettini, ma è in semifinale che il serbo dà il meglio di sé. La vittoria in quattro set su Nadal è una delle partite più clamorose, epiche e devastanti (positivamente) degli ultimi anni. Steve Flink ha definito il terzo set “il più bello della loro rivalità“, mentre per Djokovic è stata la sua “miglior partita di sempre al Roland Garros“.

La ciliegina sulla torta arriverà due giorni più tardi nell’ultimo atto contro Stefanos Tsitsipas. In che modo? Ovvio, ancora rimontando da 0-2. Il greco ha disputato un torneo fantastico, eliminando Medvedev e Zverev sulla strada verso la sua prima (e finora unica) finale Slam in carriera. Una partita disputata ad altissimi livelli dall’ateniese, in cui ha strappato il primo set al tiebreak e si è portato a casa il secondo con un netto 6-2. Djokovic però – abbiamo imparato a capirlo non solo da questo articolo – non va dato per vinto nemmeno quando sembra finito. E così, anche in questo caso, la lenta e inesorabile rimonta del serbo lo ha condotto al 6-7 (6) 2-6 6-3 6-2 6-4 grazie al quale ha sollevato il 19esimo Slam, diventando il primo giocatore nell’Era Open a vincere tutti i Major almeno due volte.

7. Wimbledon 2022 – Jannik Sinner

L’ultima vittima speciale di Djokovic è Jannik Sinner, in una memoria ancora tristemente vivida. Il 20enne di San Candido è diventato il terzo italiano a portarsi in vantaggio di due set contro il serbo senza riuscire a vincere la partita (dopo i già menzionati Seppi e Musetti).

L’andamento del match è noto ai più, con Sinner stellare per i primi due set che, però, poco ha potuto dinnanzi al dirompente rientro in carreggiata del fenomeno di Belgrado. L’amaro risultato dei quarti di finale di questa edizione di Wimbledon recita 5-7 2-6 6-3 6-2 6-2 in favore della testa di serie numero uno, che ha saputo far sfogare il suo rivale per poi ingranare e non dargli più alcuna possibilità di reazione. In tre occasioni su sei, nello stesso torneo in cui è riemerso da 0-2 Djokovic ha poi vinto il titolo (US Open 2011, Wimbledon 2015 e Roland Garros 2021). Sarà la volta buona per il quarto?

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Wimbledon: splendore nell’erba per Ons Jabeur, prima tennista araba in semifinale Slam

Giornata da sogno per Ons Jabeur che raggiunge per la prima volta la semifinale in un major: “Spero che il mio viaggio continui”

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[3] O. Jabeur b. M. Bouzkova 3-6 6-1 6-1

Giornata storica per Ons Jabeur e il tennis arabo. La 27enne tennista tunisina, n. 2 del mondo, continua a splendere sulla sacra erba dei Championships issandosi per la prima volta in carriera in una semifinale slam. Supera la brillante outsider Marie Bouzkova, 23 anni e 66 WTA, tennista di Praga ma con una lunga esperienza a Bradenton, presso l’Accademia di Nick Bollettieri. Dopo essere stata stordita, nel primo set, dall’intraprendenza e aggressività di Marie, Ons riesce ad alzare il livello del suo tennis, dà sfogo a tutte le variazioni di cui è capace, verticalizzando continuamente il gioco, aggredendo l’avversaria e facendole fare innumerevoli corse in avanti ricorrendo alla smorzata. Nulla può Marie che, nonostante la grande grinta ed energia dimostrate in campo, nel secondo e terzo parziale si fa travolgere dalla tunisina. Jabeur chiude la partita con lo score di 3-6 6-1 6-1.

Anche per l’avversaria della semifinale, la tedesca Tatjana Maria, è la prima esperienza al penultimo round di un major. Si annuncia un match all’insegna del tocco e delle variazioni perché, come Ons, anche la 34enne tedesca è amante della varietà ed è dotata di una mano raffinata.

 

LA PARTITA

Si tratta del primo scontro diretto tra le due e Ons comincia subito a manovrare abilmente, mandando l’avversaria da una parte all’altra del campo; ma la Bouzkova è brillante, veloce e aggressiva. Sorprende Ons al servizio mettendo a segno il break sul 2-2, sale 3-2 e poi è ancora lei a comandare il gioco. La tunisina è fallosa, il servizio non le funziona al meglio (mette soltanto il 50% di prime palle) e, alla fine, in poco più di 40 minuti, concede la prima frazione per 6-3, commettendo ben 15 gratuiti. L’avversaria ha grinta da vendere, si sposta come una gazzella e mette in campo il 77% di prime palle, nonché il 65% di punti con la prima di servizio.

Tuttavia, nel secondo parziale, la musica cambia, e in fretta. Ons continua ad attaccare ed il 2-0 arriva in un lampo. Marie è tonica, si sposta rapida su ogni palla, il gioco va veloce. La tunisina cerca di variare ed entra con i piedi dentro il campo.

Continua ad essere fallosa Jabeur, a volte anche in attacco, cacciando una volé facile di rovescio, permettendo così a Bouzkova di avvicinarsi sull’1-2. Le ragazze in campo hanno fretta, il gioco è frizzante, non solo per il ritmo, ma anche per le variazioni in campo e l’energia delle due atlete. Ons continua a mantenere il controllo nel secondo parziale, prendendo il largo sul 4-1. Ricordiamo che la ceca (che ha vinto lo US Open da junior nel 2015 e tre titoli in doppio), è un’ottima doppista e dunque è abile nel verticalizzare il gioco e prendere la rete. Finora sono 16 le discese e le hanno fruttato 10 punti.

Ons, però, la sorprende spesso con la smorzata e non le dà tregua in attacco. Finora, raggiunge la rete ben 23 volte. Non solo. “Ubriaca” l’avversaria di smorzate e volé, sfiancandola con corse in avanti e laterali. E funziona, perché ora può prendere il largo sul 5-1 per chudere poi 6-1 con un altro game lampo a zero, dopo 56 minuti. 

Tutto da rifare e Marie si concede un toilet break.

Parte bene, Ons, nel terzo set, intascando non solo il game d’apertura con l’ennesima volé, ma anche il secondo, superando l’avversaria ai vantaggi (Bouzkova era 40-0 e servizio). Ancora una smorzata per la tunisina, che infligge a Marie corse estenuanti in avanti. Ons si assicura anche il 3-0, chiudendo in un lampo il suo turno di servizio.

Anche Bouzkova è capace di soluzioni pregevoli, come la smorzata per chiamare in avanti Ons e rispedirla indietro con pallonetto al volo, e chiudere poi il punto con una stop volley. Stringe i denti e le strappa la battuta a zero, facendo un passo sull’1-4. Il controbreak, però, è un attimo e la tunisina scappa via sul 5-1. Niente da fare per la ceca. Dopo il primo set di assestamento, la n. 2 del mondo è travolgente nel secondo e terzo parziale, staccando il pass per la semifinale in un’ora e 48 minuti.

Il repertorio messo in campo dalla Jabeur delizia il Centrale che le riserva lunghi e calorosi applausi. Accede per la prima volta in carriera ad una semifinale slam, diventando la prima tennista araba a compiere tale impresa. Al penultmo round del torneo l’attende l’outsider “veterana” Tatiana Maria, 34 anni e mamma di due bimbi che, nonostante da anni nel circuito, non era mai andata oltre il secondo turno negli slam.

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