Di Alcaraz e della sua capacità di elevare il gioco degli avversari

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Di Alcaraz e della sua capacità di elevare il gioco degli avversari

È possibile che incontrare Carlos porti lo sfidante al suo picco, a qualità finanche mai espresse? Esiste un “effetto Alcaraz”?

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Carlos Alcaraz – ATP Miami 2022 (foto via Twitter @ATPTour_ES)
 
 

Durante il torneo di Indian Wells, alla fine del tiratissimo primo set fra Carlos Alcaraz e Hubert Hurkacz, l’ATP Graphic & Statistics Operator Enrico Maria Riva ha twittato, dando voce (testo…) a quello che milioni di occhi stavano osservando: “È presto per dirlo, ma pare che uno dei principali effetti di Alcaraz sia di alzare enormemente la qualità del gioco degli avversari”. Un presunto effetto da non confondere con la capacità di Dominic Thiem di rendere fenomeni per un giorno avversari come Herbert e Ramanathan (2017), Ebden e Sandgren (2018), Fabbiano e Ruusuvuori (2019), però perdendoci, magari anche nettamente. Ma entriamo nel dettaglio di questo “effetto Alcaraz” dando uno sguardo agli ultimissimi sfidanti di colui che sembra aver già messo la freccia nei confronti dei nextgen originali, che ancora si accontentano di rimanere in coda ai Big Tir, ehm, Three, approfittando dei loro occasionali stop forzati.

Nel 2016, Miomir Kecmanovic (qui il suo profilo) è stato numero 1 junior nel 2016. Dopo un 2021 in cui ha restituito con interessi da usura quanto ottenuto nelle due stagioni predecenti, è riemerso dalla off-season in versione agguerritissima. All’Australian Open, l’assenza di Djokovic aveva creato un buco nel tabellone, una valle fino agli ottavi per… Sonego? Tommy Paul? No, ci si è infilato Misha. Bisogna dire che i suoi successi di questi primi tre mesi hanno anche un’importante benché involontaria componente “azzurra”, nel senso che tutti i nostri rappresentanti si sono fatti da parte al suo passaggio: Travaglia, Caruso, Sonego (due volte), Cecchinato e Berrettini. Attento, solidissimo, fisicamente robusto e inappuntabile… un po’ noiosetto, insomma. Ma il quarto di finale che lo ha visto impegnato contro Carlos è stato avvincente: 143 minuti tutti da assaporare, arricchiti da scambi mozzafiato vinti ora dall’uno, ora dall’altro, per un livello stellare da parte di entrambi i contendenti.

Compiamo un piccolo balzo fino a Casper Ruud, analizzando il più velocemente possibile la sua semifinale floridiana perché va bene vederla una volta, ma riviverla significa infierire, tenendo anche presente che sulla carta era paragonabile al secondo turno di Gstaad 2021, quando Ruud affrontò il n. 124­ Dennis Novak. Contro Francisco Cerundolo, per inciso bestia nera di Kecmanovic nella gira sudamericana e quindi fonte di preziose informazioni che i nostri dovrebbero avere il buon senso di chiedergli (o carpirgli, hackerargli, vale tutto), Casper avrebbe potuto giocare un tennis brillante, sempre nei limiti delle proprie caratteristiche, com’è solitamente possibile fare in presenza di un importante divario in termini di classifica. Invece, forse complice la pressione per la ghiotta chance di agguantare la sua prima finale Masters 1000, ha preferito limitarsi a un sorta di compitino e neppure ben fatto, un po’ come fece nel 2019 Dusan Lajovic in finale a Umago contro il qualificato Attila Balazs, quando non fu neppure sfiorato dal pensiero di giocare a braccio sciolto, salvo poi, se non fosse stata giornata, avere tutto il tempo per mettere le mani sul trofeo ripiegando su posizioni conservative. No, “palleggio” fin dall’inizio. Il norvegese visto contro il maggiore dei Cerundolo è stata davvero una versione… fantasmina rispetto a quello della finale, almeno finché ha tenuto botta. È partito sparato, Ruud, conscio che avrebbe potuto mettere in difficoltà l’avversario solo salendogli sopra. Un po’ come salire sopra alla prima di servizio di Opelka. Così Casper è entrato in campo pensando “vabbè, togliamoci subito questo dente”, che poi se l’è tolto davvero qualche giorno dopo, postando pure la foto del del giudizioso molare insanguinato. Ma, fosse capace di giocare “sempre” a quell’intensità per interi match, Splatter Casper diventerebbe un problema anche per i pochi che riescono a vincerci già adesso. Sul 4-1 per lui, la grafica confermava l’evidenza visiva: la velocità media del suo dritto era di oltre 146 km/h. Contro Cerundolo, 127. Per dire.

 
Carlos Alcaraz - Miami Open 2022 (foto Twitter @MiamiOpen)
Carlos Alcaraz – Miami Open 2022 (foto Twitter @MiamiOpen)

E Hurkacz, citato all’inizio? Il mite Hubert si trova talmente a proprio agio nell’umida Miami – campione uscente e semifinalista, vincitore in doppio – che si potrebbe coniare un termine per riassumere la fruttuosa relazione con il torneo della Florida: hubidity? Il suo incontro più spettacolare è stato proprio quello contro Carlitos, dove ha mostrato un gran livello. Per dovere di informazione, ricordiamo che dopo la sconfitta il polacco ha dichiarato di “poter giocare meglio di come ha fatto”. Ma ci sentiamo anche in diritto di replicare iperbolicamente, “Hubi, Hubi, se avessi giocato così in finale contro Sinner l’anno scorso, gli avresti lasciato tre game”. Poi è chiaro che nei due tie-break che hanno deciso la semi Hurkacz sbaglia un paio di dritti sui punti importanti, ma sono colpi che fanno parte del suo repertorio e che possono ben riaffiorare nei momenti di maggiore tensione.

A proposito, sta emergendo in maniera viepiù evidente, quasi inevitabile, la capacità del teenager spagnolo di mantenere alto il livello e mettere le mani sui punti che più pesano, anche sfidando quelli che sembrano leggi consolidate del tennis come della vita. Ci riferiamo all’episodio di massima sportività in cui ha concesso la ripetizione del punto dopo che l’arbitro aveva rilevato un inesistente doppio rimbalzo sul recupero di Hubert, vincendo di nuovo quel “15” a dispetto della regola per cui nessuna buona azione resterà impunita.

In definitiva, anche se continua a essere troppo presto per un’affermazione assiomatica, sembra proprio che tu, avversario di turno del classe 2003, sia destinato a rimanere intrappolato appena fuori dalla porta del paradiso dopo averci bussato speranzoso; certo, contro altri giocatori ti dimostrerai più solido nei momenti decisivi, vanterai vittorie di tutto rispetto, ma molto probabilmente non divertirai il pubblico come hai fatto contro questo Carlitos. Perché Alcaraz ti prende per mano, eleva la tua prestazione, ti sprona a tirare fuori il tuo meglio, forse addirittura qualcosa di più, portandoti a un passo dalla tua vittoria più sfavillante. Poi, in un attimo, cala il buio, lui cala maschera e, tra gli applausi più scroscianti, ti sbrana.

Tuttavia, quest’ultima parte a volte manca. È successo con Rafa Nadal nel deserto e ancora nel suo match di esordio a Monte Carlo con Sebastian Korda. Una sfida, che sarebbe stata migliore senza il fastidioso vento, tra il nextgen ormai solo di nome e quello che non lo è più per raggiunti limiti di età – oltre che, come l’altro, per essersi guadagnato lo status di present-gen, nel senso di generazione che ha già cominciato a farci dei graditi regali in termini di scontri ad alta intensità. Non che Sebi non ci avesse già deliziato con partite estremamente piacevoli, come quella entusiasmante contro Aslan Karatsev a Bercy.

Intanto, la caduta spagnola di fronte al figlio d’arte ci dà l’opportunità di analizzare, da un punto di vista se vogliamo parziale, cosa (non) è andato storto. Carlos è da molti considerato finito, nel senso di completo, che non ha margini di miglioramento se non ridotti e in pochissime parti del suo tennis. In pratica, per lui sarebbe molto meglio avere, per esempio, il rovescio bimane di Berrettini, che potenzialmente può arrivare al livello-Zverev, in quel caso portando l’azzurro a vette inimmaginabili; viceversa, quello del diciottenne spagnolo non può migliorare nella stessa misura essendo già un ottimo colpo. Ma non siamo qui a commiserare lo sfortunato Carlitos, uéi, ci mancherebbe altro. Ci interessa piuttosto questo supposto “effetto Alcaraz” della cui esistenza cominciamo ad accumulare indizi. Perché, forse, a mettere tutti d’accordo è appunto questo aspetto in cui il Nostro ha tanto margine: smettere di facilitare l’avversario nell’ottenere il proprio “nuovo massimo” e farlo invece giocare anche sotto i suoi standard. Tutti d’accordo, ça va sans dire, nell’augurarci che non ci riesca, perché significherebbe privarci dell’opportunità di un futuro costellato di gustosi match di pregevolissima fattura.

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Wimbledon, Tsitsipas: “Kyrgios ha un lato malvagio che può fare del male a chi gli è vicino”

Tsitsipas definisce Kyrgios un bullo e avverte: “Noi giocatori non dobbiamo più tollerarlo”

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Stefanos Tsitsipas è stato il primo a entrare in sala conferenze dopo la sfida con Nick Kyrgios. L’australiano, imbeccato dai giornalisti, avrebbe poi avuto di replicare alla sua maniera alle accuse di bullismo rivoltegli dal greco. Dopo una piccola premessa, Stefanos parte subito all’attacco quando gli domandano un’opinione sul match.

Stefanos Tsitsipas: “Mi piace quello che il suo tennis porta al nostro sport. Lui è diverso e non è una brutta cosa. Ma non credo ci sia stato un solo incontro con lui in cui si sia comportato così. Arriva un punto in cui ti stanca davvero, diciamo così. Il continuo parlare, lamentarsi… Sto per servire e c’è un vuoto, senza tennis giocato, che è la cosa più importante. Siamo qui per giocare, non per conversazioni e dialoghi, soprattutto quando sai che l’arbitro non torneà sulla sua decisione. È stupido in un certo senso. È frustrante vedere gente farla franca in quei casi.”

D. Dopo il match, ha detto di avere rispetto per te, ma durante chiedeva la tua espulsione per la pallata tra il pubblico. Che ne pensi?

 

ST: “Devo dire che è stato brutto da parte sua. Non avevo mai tirato una palla in quel modo in passato. Mi sono scusato con quelle persone. Non ho colpito nessuno, grazie a Dio. Non lo farò più, questo è certo. Ma c’è stato anche qualcosa che ha scatenato quel comportamento che non mi appartiene.”

D. Da anni sentiamo queste lamentale anche da altri giocatori quando giocano contro Nick. Pensi che arriverà il momento in cui i giocatori prenderanno una posizione? Perché è chiaro che gli ufficiale di gara non fanno nulla.

ST: “Mi piacerebbe che fossimo tutti’ d’accordo e fissassimo una regola, non so, qualcosa sul parlare. Perché devi parlare mentre giochi? Durante ogni singolo punto oggi, sentivo che succedeva qualcosa dall’altra parte della rete. Cerco di non farmi distrarre perché potrebbe essere volontario. È il suo modo di manipolare l’avversario. Nessun altro lo fa. Dobbiamo far sì che questo comportamento non sia più tollerato.”

D. Sono curioso sul punto di penalità che hai ricevuto quando hai tirato la risposta sul muto dietro al campo. È stato volontario? Cosa pensi della decisione?

ST: “Miravo al corpo dell’avversario ma lo mancavo di molto.”

D. Diverse volte. Perché?

ST: “Perché finisse. Questo deve finire. C’è sicuramente della frustrazione dietro. Di solito non gioco così, ma non posso sedermi lì, comportarmi da robot, completamente freddo e inconsapevole. È successo tre o quattro volte. Una volta la capisco, ma poi inizia a darti sui nervi quel rumore che arriva da oltre la rete”.

D. Credi che alla fine avresti preferito non stringergli la mano? Lo hai fatto, ma forse pensavi che non lo meritasse. E quando hai fallito un rovescio ha gridato bel colpo, lo ricordi?

ST: “Sì, è bullismo costante, ecco cos’è. Lui bullizza gli avversari, probabilmente era un bullo a scuola. Non mi piaccio i bulli. Ha un lato malvagio in sé che, se viene fuori, può davvero fare del male alle persone che gli stanno attorno. Se qualcuno non mi rispetta, è normale che io faccia qualcosa. Sulla stretta di mano, bel match, sicuro, devo congratularmi con l’avversario, non è mai successo che non l’abbia fatto. Ma se ci fosse una stretta di mano per l’atteggiamento, la eviterei.”

D. Sembri un po’ raffreddato, hai fatto il test per il Covid?

ST: “Ho fatto il test, ma è solo un raffreddore. Ha iniztao dopo Maiorca ed è ancora piuttosto pesante.”

D. Togliendo tutto il circo, stasera, solo tennis, quale sarebbe stato il risultato?

ST: “Davvero non lo so. È difficile dirlo perché non ti sei visto, ma non penso che lui riesca a giocare senza quel circo. Gli piace fare le cose in quel modo e la fa sempre franca. Senza quello, sarebbe stato un match di qualità migliore anche da parte mia, credo, sempre che lui pensi di non saper giocare in modo normale.”


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Wimbledon day 7, da non perdere: Sinner-Alcaraz, Djokovic-Van Rijthoven e Jabeur-Mertens

LONDRA – Partite interessantissime oggi ai Championships: Jannik sfida Carlos, Novak prova a fermare la corsa da favola di Tim, Elise e Ons promettono di dare spettacolo

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(da Londra il nostro inviato)

Jannik Sinner – Carlos Alcaraz
Terza sfida fra i due “golden boys” del tennis mondiale, certamente la più importante. Non importa come andrà, di questo primo confronto Slam ai ragazzi gliene verrà chiesto conto per anni. Visti i precedenti, entrambi vinti, il favorito va considerato Carlos, però la superficie potrebbe essere quello che gli anglosassoni definiscono un “equalizer”, ovvero un elemento che rende equilibrata la situazione. A favore di Jannik c’è la tecnica del palleggio, più filante e meno liftato, a favore di Carlos la miglior capacità di uscirne con le smorzate. Il servizio dello spagnolo sta facendo i buchi sui prati, ma la risposta dell’italiano, come dimostrato contro Isner, è tra le migliori viste nel torneo. Il gioco di gambe di Sinner non è ancora del tutto adatto all’erba, troppe “pedate” pesanti che lo mettono a rischio scivolate, ma nello scambio Jannik esegue le uscite lungolinea, letali su questi campi, con più disinvoltura, mentre Alcaraz è ancora molto “affezionato” alle sue sequenze di mazzate sulle diagonali. Sarà davvero un match interessante sia dal punto di vista tecnico, che da quello tattico-strategico.
Consigliata a chi preferisce guardare al futuro, piuttosto che stare col pallottoliere a contare i record dei soliti noti.

Tim Van Rijthoven – Novak Djokovic
L’amico Tim è serie positiva su erba (e se è per quello, a livello ATP in assoluto) da otto partite, che incredibilmente sono state le uniche giocate in carriera in tabelloni principali oltre il livello Challenger. Basterebbe questo per rendere imprescindibile assistere al match con il favorito del torneo (ma sì, siamo a Wimbledon, Rafa o non Rafa, è ovvio che Novak lo è), ma l’olandese ha molto altro da offrire. Semplicemente, gioca benissimo: gran servizio, drittone pesante e veloce, splendido rovescio a una mano, ottima attitudine ad attaccare la rete. Quelli che li vedi e dici “oh, hai 25 anni, ma dove ti eri nascosto fino adesso”? La risposta sta in una lunga serie di problemi fisici e infortuni assortiti, ma se ora finalmente Tim starà bene in modo continuativo, il tennis di alto livello avrà certamente trovato un nuovo campioncino da seguire con grande interesse.
Consigliata a chi crede nelle favole, perchè nella remotissima eventualità che vincesse, “Van Rijthoven a Wimbledon” diventerebbe la storia dell’anno

 

Elise Mertens-Ons Jabeur
Tennis pulitissimo, esemplare tecnicamente con tutti i fondamentali, compreso il gioco al volo vista la grandissima esperienza in doppio, da parte di Elise. Talento straripante, capacità di variazioni vincenti con ogni taglio e ogni rotazione, da qualsiasi parte del campo, da parte di Ons. Potremmo avere, se giocheranno bene entrambe, una di quelle partite che ti riconciliano col circuito femminile (per quelli che ne hanno bisogno, s’intende, io non sono certo fra questi). In più, Mertens e Jabeur sono due ragazze a dir poco solari e splendide caratterialmente e come persone, direi che come quadro della situazione basta e avanza per fare del match un appuntamento da non perdere.
Consigliata a chi ha voglia semplicemente di veder giocare bene a tennis, senza tifare per nessuna delle due ma godendosi il gioco.

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Wimbledon: crollo Swiatek, non è imbattibile! Anisimova elimina Gauff

LONDRA – L'”ammazzagrandi” Alize Cornet, che nel 2014 battè qui a Wimbledon l’allora numero 1 Serena Williams, ferma la striscia vincente di una spenta Iga. Nel derby USA si impone Amanda su Coco in rimonta

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Pic credits Wimbledon Twitter

(da Londra, il nostro inviato)

A.Cornet b. [1] I.Swiatek 6-4 6-2

Sono da poco passate le 16 quando sul campo numero 1 va in scena la sfida fra la polacca Iga Swiatek, 21 anni, prima in classifica WTA per largo distacco e in striscia positiva da 37 partite, e l’esperta e grintosa francese Alize Cornet (32 anni, 37 WTA). L’inscalfibile tennis di Iga visto nei mesi precedenti, qui sull’erba è apparso non così irresistibile, al secondo turno aveva lasciato un set a Lesley Pattinama.

 

L’inizio per Swiatek è letteralmente tremendo: totalmente fuori ritmo, sbaglia qualsiasi accelerazione provi soprattutto col dritto, proprio il colpo che le aveva dato tante soddisfazioni su terra e cemento. Vista di fianco, dalla tribuna stampa, si nota come Iga colpisce spesso troppo indietro rispetto al piano ideale di impatto, di conseguenza le si solleva il gomito, e perde il controllo delle traiettorie.

In pochi minuti, Cornet, che sta giocando bene, ma a parte qualche bello spunto dei suoi in difesa e contrattacco non sta facendo nulla di straordinario, si ritrova avanti 3-0 e servizio. Arriva una piccola reazione di Swiatek, che recupera un break, ma l’impressione è che le poche pallate aggressive che a Iga entrano in campo siano estemporanee, il disagio tecnico è evidente. In meno di un’ora è 6-4 per Alize, intorno a me i colleghi francesi dell’Equipe si guardano un po’ stupiti e increduli. Quando, a inizio secondo set, la polacca spara qualche accelerazione vincente di gran qualità, e va avanti 2-0, tutti pensano che la rimonta sia inevitabile.

Cornet, in questa fase, è bravissima a stare concentrata e solida, rendendosi conto che l’avversaria che ha davanti oggi si può battere. Una gran volée smorzata di rovescio della francese dà il via a una serie di 6 game consecutivi per lei, con Swiatek che quasi all’improvviso ricade nelle imprecisioni e nelle difficoltà dell’inizio, sparendo di fatto dal campo, e consegnando set e match ad Alizè, che incassa felice il 6-2 conclusivo. Bell’abbraccio a rete fra le due, che sono molto amiche, e parole di grande rispetto per la sconfitta da parte della vincitrice, che lucidamente sottolinea come questa superficie la abbia avvantaggiata. Si chiude quindi a 37 la serie di vittorie di Iga, per Alizè ci sarà Tomljanovic negli ottavi di finale.

Pic credits Wimbledon Twitter

[20]A.Anisimova b. [11]C.Gauff 6-7(4) 6-2 6-1

Aprono il programma del campo centrale di Wimbledon, quasi pieno, la statunitense Coco Gauff (18 anni, 12 WTA) e la connazionale Amanda Anisimova (20 anni, 25 WTA), in un bel pomeriggio di sole, un po’ ventoso, ma meglio così per tenere lontane le nuvole. Personalmente, è un vero piacere essere in questo stadio di nuovo.

In avvio Gauff parte a cento all’ora, servendo benissimo (diverse prime a 190 kmh) e costringendo spesso alla difesa l’avversaria, che si ritrova sotto per 3-0 con un break subìto al secondo gioco. Arriva subito la reazione di Amanda, che rimonta e brekka due volte portandosi 4-3 e battuta, ma commette l’errore di tirare il fiato, cede a sua volta il servizio per la seconda volta, e siamo 4-4. La ragazze alternano ottime accelerazioni a qualche gratuito di troppo (sono generoso, a tratti è una gara a chi stecca prima), ma i successivi 4 game non vedono sussulti, e si arriva al tie-break. Un imperdonabile errore di rovescio vicinissima alla rete di Anisimova consegna due set point a Coco, che incassa un altro errore di dritto dell’avversaria e chiude 7-4.

Vedo Gauff molto migliorata di dritto, ha cambiato l’accompagnamento finale del colpo, che non è più una spazzolata quasi alla Nadal: ora porta bene la testa della racchetta attraverso la palla, ottenendo potenza e incisività. Da parte sua, Anisimova è sempre una buonissima picchiatrice, ma sta davvero sbagliando troppo, facendosi mettere fuori ritmo facilmente da qualche variazione in chop, nulla più che interlocutoria, di Coco.

Nel secondo set, 3 break nei primi 5 game, due li mette a segno Amanda, che ne esce in vantaggio 4-1. Il match ora va a sprazzi, Anisimova ha limitato i gratuiti, Gauff sembra calata in generale con tutti i colpi, il servizio non le porta più grandi soddisfazioni. Dopo pochi minuti (e un altro break) è 6-2 per Amanda, che ha decisamente cambiato marcia, si va al terzo set.

L’inerzia della partita non cambia, Anisimova colpisce molto più convinta rispetto a Coco, impattando spesso (le statistiche dicono ben il 50% delle volte) più avanti della riga di fondo, mentre Gauff si rifugia in una difesa che sull’erba diventa problematica. In meno di mezz’ora, è 6-1 e ottavi di finale per Amanda, che incontrerà Harmony Tan, con cui ha vinto una volta al primo turno del Roland Garros 2019.

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