ATP Eastbourne: l'erba è ancora indigesta per Sinner, Paul passa in tre set

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ATP Eastbourne: l’erba è ancora indigesta per Sinner, Paul passa in tre set

L’americano si prende la rivincita dopo il ko di Madrid e rimanda la prima gioia di Jannik nei tabelloni principali su erba

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Jannik Sinner - Wimbledon 2021 (credit to AELTC_Jon Super)
 
 

T. Paul b. [2] J. Sinner 6-3 3-6 6-3

Esordio con sconfitta al Rothesay International per Jannik Sinner, alla sua prima partita stagionale su erba. Il n. 13 ATP cede il passo all’americano Tommy Paul dopo oltre due ore di gioco per 6-3 3-6 6-3. Rimandato dunque il primo successo dell’altoatesino sulla superficie erbosa in un main-draw del circuito maggiore, le uniche due vittorie sono giunte nelle qualificazioni del ‘250’ di ‘S-Hertogenbosh tre anni fa. Keyofgames ha trasmesso questa notizia sul suo sito web. Al contrario il 25enne del New Jersey, oltre a vendicarsi della sconfitta patita al secondo turno di Madrid con tanto di tre match point non concretizzati, dà un’ulteriore conferma ai buoni segnali mostrati sui prati nelle ultime settimane, dopo le ottime performance fatte registrare al Queen’s con le affermazioni ai danni di Shapovalov e Wawrinka. Al prossimo turno per il giocatore a stelle e strisce ci sarà il campione in carica Alex De Minaur, che ha estromesso il nostro Sonego. E’ innegabile la differenza di abitudine a queste condizioni di gioco tra i due protagonisti, con l’ex n. 3 juniores al sesto match dello swing verde e invece il 20enne di San Candido che rientrava alle competizioni dopo tre settimane di stop per via dell’infortunio al ginocchio sinistro.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Dopo un primo set con evidenti difficoltà nell’adattarsi da parte della tds n. 2, sia a livello di spostamenti con conseguenti appoggi ballerini, sia sul piano della capacità di variare lo spartito principale costituito dalla pressione da fondo campo; Jannik è salito decisamente di livello mostrando la sua solita ed invidiabile caratteristica peculiare di saper imparare dai propri errori trovando soluzioni alternative per dirimere gli enigmi proposti dall’avversario. Perciò, tenendo presente i miglioramenti messi in evidenza nel corso del match e considerando che era soltanto il primo approccio stagionale con l’infida erba, il bicchiere è mezzo pieno per l’azzurro. Il problema è che il tempo per prepararsi a dovizia non c’è, dalla prossima settimana si inizia a fare veramente sul serio.

 

IL MATCH – I primi scampoli di partita ci restituiscono una versione di Sinner che chiaramente deve trovare confidenza e fiducia su queste superficie, al primo incontro stagionale su erba. E infatti Jannik inizialmente fa fatica a ricercare profondità con i colpi da fondocampo, dimostrando una certa rigidità nelle esecuzioni. Ma già a partire dal secondo game di risposta, la palla comincia ad uscire più pulita con l’altoatesino che trova le prime accelerazioni a tutto braccio, tipiche del suo gioco, ed è così il primo a vincere dei punti in risposta. Dal canto suo Paul invece mette fin da subito in mostra una spiccata capacità a verticalizzare, condita da sistematiche e chirurgiche discese a rete. Il 25enne statunitense è conscio di dover tenere alta la percentuale di prime in campo, per evitare di farsi aggredire dal 20enne di San Candido e non permettergli di prendere l’iniziativa. Perché se ciò accadesse, l’azzurro potrebbe far leva sulla sua cilindrata decisamente superiore, visto che il nativo del New Jersey può sicuramente tenere il palleggio prolungato da fondo con il n. 13; ma obbiettivamente non può competere sul piano della potenza.

Il match prosegue spedito con i turni di servizio molto solidi e che concedono soltanto le briciole. A metà parziale sul 3-3, fino a quel momento, è l’ex n. 9 ad essersi reso più pericoloso in ribattuta con tre punti vinti contro l’unico da lui concesso. Non mancano, in una sfida sinora molto lineare nell’andamento, neanche alcune prelibatezze da parte dei protagonisti; come un paio di passanti in corsa di ottima fattura: il classe 2001 dai riccioli rossi si esibisce in una spettacolare esecuzione bimane, mentre l’americano in uno splendido colpo da destra gattonando. Nell’ottavo game ecco il momento di rottura dell’equilibrio, il kid della Val Pusteria nonostante si fosse portato sul 40-15 all’improvviso smarrisce la prima. Costretto a troppe seconde Sinner deve necessariamente esasperare la ricerca degli ultimi centimetri di campo, visto che non si affida mai in nessun caso ad una qualche tipo di variazione; né con lo slice di rovescio né con qualche attacco, anche in controtempo, per prendersi il punto in avanti ed evitare di andare fuori giri.

La conseguenza di questi aspetti tattici mancanti, provoca il primo strappo del match. Sul 5-3 anche la sfortuna colpisce il nostro, nel primo quindici un overrule del giudice di sedia provoca la ripetizione del punto, quando ormai l’0-15 era realtà. Poi ci si mette anche un nastro malefico, che accompagnato da una prima dello statunitense sempre ben piazzata – non eccessivamente violenta, ma che è in grado di trovare angoli molto acuti – che gli apparecchia alla perfezione la chiusura col diritto, manda a referto il primo set cancellando anche una possibile chance di contro-break, la prima palla break dell’azzurro nel match.

Alla ripresa delle ostilità Jan rischia nuovamente di subire un break da un vantaggio di 40-15, ma fortunatamente questa volta la prima non abbandona il tennista italico, il quale suggella l’1-0 con la prima variazione della sua partita: una smorzata veramente ben riuscita, a tal punto da mandare al tappeto il n. 35 e contestualmente in malora l’operato del giardiniere visto che Tommy trascina con sé una zolla del Campo 1 di Devonshire Park. Un’altra chiave di lettura, per spiegare l’andatura della prima frazione ma anche dell’avvio di secondo set, è riscontrabile nel posizionamento in risposta alla seconda di servizio: l’ex n. 3 juniores ha messo costantemente pressione al suo più giovane contendente quando la tds n. 2 non ha scagliato la prima in campo, forzando in molti casi l’errore. Mentre il n. 2 d’Italia ha tenuto una posizione forse troppo arretrata, come fra l’altro gli ha fatto notare a più riprese la new entry del suo team Darren Cahill. Se c’è però una qualità che Jannik ha sempre mostrato nella sua finora giovane carriera, con numerosi e convincenti argomentazioni a sostegno di tale peculiarità, è che riesce a leggere molto bene tatticamente i match sapendo trovare soluzioni alternative quando il piano partita iniziale non funziona.

Nel terzo gioco s’intensifica l’incisività della risposta dell’ex Top Ten, grazie anche ad un avvicinamento del proprio baricentro nel rettangolo di gioco. E’ così arrivano il secondo e il terzo break point della sua partita, l’ultimo è quello buono. Break Italia, poco dopo consolidato con grande sicurezza. In un amen siamo 4-1 per Sinner. L’allievo di Simone Vagnozzi gestisce il vantaggio con assoluta autorità e soprattutto dimostra di aver ritrovato la fiducia al servizio, avuta ad inizio incontro, e che aveva posto in letargo dopo aver subito il break. Inoltre più passano i minuti, come è normale che sia, più sembra trovare maggiori riferimenti in risposta. Ovviamente a fare la differenza è anche la crescita graduale della presenza nel quadrato del servizio della prima palla, che invece non lo aveva sostenuto da metà del parziale inaugurale.

L’inerzia della sfida sembra aver modificato la propria rotta d’influenza, ma Paul non ci sta e lotta con tutta la determinazione di cui dispone, così il set decisivo parte dando vita al game più intenso e lungo del match: 14 minuti di durata, 18 punti e tre palle break per il n. 13. Purtroppo nessuna di queste occasioni viene colta dalla tds n.2, a cui manca il guizzo finale. Si continua a notare come l’altoatesino debba ancora digerire a pieno questa superficie, non venendosi a prendere i punti a rete quando dovrebbe e variando poco lo spartito, ad esempio con il drop-shot, che invece ha mostrato con continuità su terra a dimostrazione dei suoi miglioramenti in ottica completamento del proprio gioco.

Ma ancora una volta Jan dimostra d’imparare dai propri errori, sul 2-3 dopo aver giocato una palla corta in modo confusionario; sull’insidiosa parità esegue meravigliosamente il primo serve&volley della partita. Le soluzioni alternative dell’azzurro fanno sempre più capolino, rovesci tagliati e bassi ma anche una maggiore rapidità nell’avvicinarsi dopo la risposta tagliando molto bene il campo senza perdere metri. Si arriva al settimo game ed un brivido percorre tutti gli amanti del tennis nostrano; nell’ultimo punto scivolata – non quelle a cui Jan, da ex sciatore, è abituato – con gli appoggi a vanvera del giovane di san Candido. Per fortuna nulla di rilevante, e ne siamo contenti visto che ci pare abbia già dato da quel punto di vista. Nonostante la sensazione che il campo stava dando, è che era Sinner quello più in procinto di piazzare la zampata decisiva, ancora una volta nel maledetto ottavo gioco arrivano tre pesantissime palle break per il campione del Roland Garros junior 2015. Sulla terza doppio fallo sanguinoso dell’italiano, che lo condanna qualche minuto dopo ad un debutto erbivoro amaro. Nonostante alcuni buoni segnali emersi, ci vuole ancora tempo perché l’erba venga assimilata a dovere.

QUI IL TABELLONE COMPLETO DELL’ATP 250 DI EASTBOURNE

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Wimbledon: il sogno di Norrie continua, rimonta Goffin da 2 set a 1 sotto e vola in semifinale

La tds n. 9 vince una battaglia incredibile e diventa il quarto britannico nell’Era Open a qualificarsi per il penultimo atto dei Championships

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Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

[9] C. Norrie b. D. Goffin 3-6 7-5 2-6 6-3 7-5

Dopo Roger Taylor, Tim Henman e Andy Murray: Cameron Norrie diventa il quarto tennista di Sua Maestà a potersi fregiare di una semifinale a Wimbledon nell’Era Open. Un risultato storico, che dopo l’uscita di scena di Hurckacz – alla vigilia dato come il favorito numero uno a raggiungere il penultimo atto nella parte alta, insieme a Djokovic – aveva ingigantito il macigno da sostenere per il giramondo di casa. Una pressione che anche nel match odierno ha colpito forsennatamente la tds n. 9, la quale però non ha mollato e lottando è riuscita man mano che la partita proseguiva a trovare il suo tennis, dopo una prima parte di gara da incubo con il dritto. Alla fine, il giocatore di origini sudafricane ma di padre scozzese e madre gallese, cresciuto in Nuova Zelanda e formatosi tennisticamente in un college del Texas; si è imposto su David Goffin per 3-6 7-5 2-6 6-3 7-5 dopo una battaglia di 3h31. Esce invece di scena l’imperscrutabile belga, l’ex n. 7 del ranking per la quarta volta in altrettante occasioni non riesce a superare l’ostacolo dei quarti a livello Slam, complice un problema alla spalla destra. Un solo precedente tra i due, nel 2021 a Barcellona il nativo di Liegi si ritirò nel secondo set.

IL MATCH – C’era grande curiosità alla vigilia di questa sfida, per capire in quali condizioni fisiche si sarebbe presentato al suo secondo quarto di finale in quel di Wimbledon (nel 2019 fu fermato dal cannibale serbo) David Goffin. Il belga era infatti reduce dalla maratona di oltre quattro ore e mezza vinta con Frances Tiafoe, ma almeno inizialmente non sembra soffrire sul piano aerobico. La partita si prospettava molto interessante, considerando il tennis di cui dispongono i due protagonisti. Due stili di gioco molto similari, che si caratterizzano per la pulizia e la linearità delle esecuzioni. La differenza riscontrabile tra i due, è da ricercare sul piano della potenza, decisamente superiore la cilindrata dei colpi di Norrie. Al contempo, il 31enne di Liegi può invece contare su una mobilità degli spostamenti e su una capacità nella ricerca della palla su questa superficie, di straordinaria qualità e che vede pochi altri giocatori in grado di esprimere un livello così alto nel muoversi con la provvidenziale frequenza di passettini, essenziali per sapersi districare sugli infidi manti erbosi.

 

Chiaramente la chiave dirimente del match, sarà il rendimento del dritto da parte del 26enne di origini sudafricane; il fondamentale certamente più costruito della tds n. 9 e che se attaccato a dovere, con l’apertura alare che si ritrova, potrebbe sfornare gratuiti a non finire. Il dritto del mancino britannico è però allo stesso tempo il colpo che potrebbe permettergli di far sentire maggiormente il suo peso di palla superiore, e di conseguenza garantirgli il differenziale decisivo ai fini del risultato. L’ex n. 7 del mondo, a sua volta è consapevole dell’importanza della diagonale sinistra, e mette in campo alla perfezione il piano tattico preparato: attraverso la sua straordinaria abilità nell’anticipo, con il suo bimane toglie costantemente il tempo al diritto del nativo di Johannesburg. La strategia del n. 58 ATP si rivela assolutamente efficacie anche e soprattutto per i meriti dell’ex vice maestro delle Finals 2017, che a furia d’infierire sul dritto macchinoso del suddito di Sua Maestà raccoglie i frutti derivanti dalla sua magnifica pressione con timing chirurgico in fase ascendente, e centra il primo allungo della sfida nel sesto game. Break amministrato con puntuale sapienza da parte di Goffin, che così facendo si mette in saccoccia il primo set per 6-3 dopo 34 minuti. Da sottolineare la risposta non pervenuta del padrone di casa, il 31enne ha infatti vinto addirittura l’85% dei punti con la seconda

Il belga dopo lo strappo si è sciolto ancora di più, mostrando la sua eccezionale capacità geometrica nel disegnare il campo andando a trovare qualunque filo di erba possibile. Sembra di assistere alla tesi di laurea di un ingegnere della racchetta, e David sale sempre di più in cattedra. Il tallone d’Achille dell’incontro condotto finora da Cameron è stato rappresentato indubbiamente dall’impossibilità del n. 12 del ranking di potersi giocare tanti punti sulla diagonale destra, dove grazie al suo inconsueto rovescio – che ricorda molto quello di Jimmy Connors – super filante può sicuramente creare diverse problematiche al dritto del mitico Davidino. Ma il finalista di Cincinnati 2019, è sempre stato in grado di evitare quella situazione di gioco a lui sfavorevole, con un uso magistrale del lungolinea per spostare il punto sulla direttrice a lui più congeniale. Probabilmente un altro spunto riflessivo, da tenere presente per cercare di dare una spiegazione all’andamento della partita che non sia di matrice tecnica o tattica; è l’enorme macigno psicologico con il quale si è presentato a questo appuntamento storico per la sua carriera e per l’intero movimento tennistico britannico, il campione d’Indian Wells 2021. Mentre è certamente giunto con più tranquillità il giocatore belga, e questo opposto stato emotivo non può non aver contribuito. Infatti oggi Norrie non sta mettendo in mostra la sua proverbiale solidità, in particolar modo molto falloso con il dritto (a fine incontro saranno 46 non forzati a testa). David ha una chance di strappare il servizio avversario già nel primo gioco della seconda frazione, ma il tennista di casa si salva sospinto dagli spalti. La storia si ripete sul 2-2, ma questa volta il giocatore cresciuto nel college texano di Fort Worth, ne cancella addirittura tre riemergendo dallo 0-40.

Ma come dice il detto “non c’è due senza tre”, dinnanzi al secondo 0-40 in fila soccombe. Sul 4-3, in battuta, per consolidare il vantaggio e avviarsi verso la conquista anche del secondo parziale, il n. 58 inspiegabilmente accusa il primo passaggio a vuoto del suo match: con un doppio fallo e due unforced serve su un piatto d’argento il contro-break alla tds n. 9. Dal possibile 2-0, ci si ritrova invece in un amen sul 1-1, visto che chiamato a servire una seconda volta per rimanere nel set nel dodicesimo gioco, David concede il parziale. Adesso sembra arrivare più lentamente sulla palla, e questo permette al rovescio di Cameron di dominare gli scambi (7-5, dopo 54 minuti).

Ora il Court 1 è un’autentica bolgia infernale, ma l’entusiasmo viene spento bruscamente e inaspettatamente in avvio di secondo set. Dopo aver fatto sua una seconda frazione molto dura, la tensione torna a fare capolino e il giocatore di padre scozzese ne è vittima inesorabile. Parziale di 14 punti a 2 e 4-0 Goffin, con il dritto di Cameron nuovamente in rottura prolungata. La partita adesso scema di qualità, si assiste a parecchi errori e anche il belga partecipa al festival dell’orrore, complice un’eccessiva tensione ma soprattutto un problema fisico alla spalla destra, che viene manifestato in tanti non forzati quando esegue il dritto in parallelo – non riesce a spingerlo. In verità si è toccato quella parte del corpo, sicuramente dolorante, già dall’inizio della sfida, ora però sembra essere riacutizzatosi. Dal 4-1, quindi, viene fuori un filotto di due break in fila, ma che non cambiano l’esito del set: 6-2 per il biondo di Liegi in meno di mezz’ora.

Nella quarta frazione, il duello ritorna sui canoni richiesti da uno scontro di tale portata. Norrie finalmente riesce nell’intento di alzare il proprio livello, il set scorre seguendo i servizi anche se entrambi rischiano più volte di offrire break point. Il primo scossone giunge a metà parziale, quando sul 3-2 si materializza la prima palla break, in favore del tennista di casa. Ma David si dimostra glaciale, frantuma l’occasione e si porta in parità. Il classe ’95 è salito decisamente di giri, grazie alla sua caparbietà nel non voler mollare e che lo ha sospinto a ricercare soluzioni alternative per cercare di sbrogliare la matassa: si esibisce in ottime smorzate e in perfidi back di rovescio. Nel fatidico settimo game, il mancino british ha altre due possibilità. La seconda di queste certifica lo strappo, confermato nell’ottavo gioco per il 6-3 conclusivo, che manda la contesa al quinto e decisivo set.

Frazione finale, che vede come cornice un Campo 1 dove oramai il sole londinese è quasi completamente tramontato ad eccezione di una piccola parte – nelle prossimità del tabellone luminoso – ancora colpita dai raggi. Inoltre, anche il Box Reale è al gran completo con il Principe Henry e sua moglie Katie trasferitisi sul secondo impianto di Church Road, dopo aver seguito sul Centre Court Djokovic-Sinner. Il parziale conclusivo è semplicemente una battaglia di nervi, ambedue cresciuti sensibilmente con il fondamentale di inizio gioco. In realtà Goffin ha fornito una prestazione in battuta perennemente costante, affidandosi ad una essenziale varietà di angoli non potendo né contare su spiccata velocità né su una grande potenza. Chi invece ha innalzato la qualità della propria battuta è il n. 12, che dal quarto set in poi ha fatto uso sistematico e letale dello slice, principalmente con la curva mancina. Va evidenziato anche come il dritto del tennista di origini sudafricane, si sia trasformato dall’origine di tutti i mali; alle ceneri della rinascita – o fate vobis della rimonta. Perché è proprio Norrie, dopo aver cancellato una delicatissima palla break nel secondo gioco, ha cogliere l’occasione della vita breakkando sul 6-5. Al secondo tentativo può alzare le braccia al cielo, è in semifinale a Wimbledon.

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Wimbledon, Goffin vince una maratona di 4h30′ contro Tiafoe e va ai quarti: troverà Norrie, la speranza Brit

Il belga torna nei quarti a Wimbledon dopo averli raggiunti anche nel 2019. Sfiderà Cameron, il primo suddito della Regina nei quarti da Murray 2017

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Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

D. Goffin b. [23] F. Tiafoe 7-6 5-7 5-7 6-4 7-5

David Goffin eguaglia il suo miglior risultato a Wimbledon (e negli Slam). Il belga ha superato al quinto set (7-6 5-7 5-7 6-4 7-5) dopo una maratona di oltre 4 ore e mezza Frances Tiafoe ed è così tra gli ultimi 8 giocatori in gara ai Championships 2022: aveva raggiunto questo traguardo a Londra anche nel 2019 e altre due volte (una a Parigi e una a Melbourne). È stato un match a tratti entusiasmante, con continui colpi di scena. David è stato nel complesso più continuo e spesso anche più propositivo rispetto all’avversario che ha comunque mostrato un livello di attenzione costante, a dimostrazione della maturità ormai raggiunta dall’americano. Goffin si conferma però un raffinato interprete dell’erba. Contro Norrie avrà una grande occasione per conquistare la prima semifinale Slam della carriera.

IL MATCH – Dopo il break in apertura di Goffin, nel quarto game gli standard di gioco si alzano decisamente: Goffin cerca spesso la rete, Tiafoe fa il tergicristallo anche da molto lontano rispetto alla linea di fondo campo ma riesce a trovare un paio di guizzi che gli permettono di effettuare il contro break alla seconda opportunità. Dopo aver chiuso il punto che vale il 2-2 con una volée colpita in risposta a un passante di ovescio quasi a botta sicura di Goffin, l’americano dà un primo assaggio delle sue doti di showman avvicinandosi e stringendo le mani ad alcuni spettatori che si complimentano con lui. Nei giochi successi non mancano le occasioni di break da entrambe le parti, ma nessuno riesce a concretizzarle più per meriti dell’avversario che per demeriti propri. Dopo oltre un’ora di set molto equilibrato si arriva così al tie-break, da cui esce vincitore il più propositivo dei due: Goffin.

 

Tiafoe non ha però intenzione di arrendersi dopo solo un set. Sull’1-1 Goffin non sfrutta ben sei occasioni per tenere il servizio in un gioco in cui era avanti 40-0 e l’americano, più propenso a prendere in mano le redini dello scambio, brekka. Pochi minuti dopo ha anche diverse occasioni per operare il doppio break e andare in fuga. Il belga, però, non regala nulla e dopo essersi salvato ha la forza e il cinismo per riagganciare l’avversario sul 3-3. In ogni game è battaglia: Tiafoe dà l’impressione di avere il potenziale per accelerare ma sbaglia spesso sul più bello. Non, però, all’ennesima palla break del set sul 5-5: Frances entra bene in campo e chiude con una volée a campo aperto. È lo strappo decisivo per vincere un parziale che poteva finire con più di venti minuti di anticipo. Invece, dopo 2 ore e 15 inizia una partita al meglio dei tre set.

Il match rimane equilibrato anche nel terzo. L’unica novità è che i giochi scorrono molto più rapidamente (soprattutto quelli in cui batte il belga) e le palle break sono meno frequenti. Fino al 5-5 le uniche, nel sesto game, sono appannaggio di Goffin che però non sfrutta una percentuale bassissima di prime in campo dell’avversario. Nell’undicesimo gioco, però, Tiafoe cambia passo e trasforma la prima opportunità di break in suo favore del set. Sul 6-5 Frances si conferma solido e aggressivo e porta a casa il parziale.

Inaspettatamente Tiafoe ha bisogno di un medical time out nella pausa tra terzo e quarto, pur non mostrando particolari problemi fisici. In ogni caso, l’avvio del nuovo parziale è a tinte belghe: David vince 12 dei primi 15 punti e si porta rapidamente sul 3-0 in virtù di una ritrovata spinta che così mancava dal primo set (e di un calo d’attenzione dell’americano). Goffin va anche vicino a mettere un’ipoteca sul parziale quando ha l’occasione per portarsi sul 4-0, ma un dritto lungo linea che sarebbe stato vincente finisce per pochi centimetri in corridoio. La fuga del belga arriva pochi minuti dopo, ma sul 5-1, quando anche Tiafoe era probabilmente già con la testa al quinto set, inizia il black-out di David. Frances non può credere ai suoi occhi e così ne approfitta per recuperare i due break di svantaggio e servire per agganciare l’avversario sul 5-5. Ma qui arriva un altro colpo di scena: Tiafoe sente il momento, commette due doppi falli, sbaglia una chiamata con il falco e non riesce a completare la rimonta. Goffin, senza essersi ripreso più di tanto dal passaggio a vuoto, riesce quindi a chiudere sul 6-4 e a portare la partita al quinto.

Nonostante le quattro ore di match nelle gambe, nel set decisivo il livello di gioco torna ad alzarsi dopo un quarto set piuttosto negativo per entrambi. Le occasioni di break, però, latitano: la stanchezza si fa comunque sentire e i giocatori, dopo essersi concentrati sui rispettivi turni di servizio, si lasciano un po’ andare in risposta. Il punto che porta l’americano sul 5-5, con un botta e risposta di colpi difensivi che diventano offensivi, è uno dei più belli del match. Frances si carica e capisce che deve cogliere l’attimo, ma Goffin tira fuori non uno ma tre jolly (ovvero altrettanti servizi vincenti) per annullare due palle break e salire sul 6-5. L’americano accusa il colpo, mentre il belga è un muro e sul match point ha il coraggio di attaccare. Quando il timer sul campo segna 4 ore e 37, David taglia il traguardo di questa divertente maratona.

[9] C. Norrie b. [30] T. Paul 6-4 7-5 6-4

La prima volta in un quarto Slam non potrebbe essere più dolce per Cameron Norrie: l’inglese centra questo traguardo proprio a Wimbledon, dimostrando la sua solidità con una vittoria in tre set su Tommy Paul. In due ore e 21 minuti Cameron, che non aveva mai oltrepassato il terzo turno in uno Slam prima di questo torneo, è il primo britannico a finire nei Last 8 da Andy Murray nel 2017 ed il quinto suddito della Regina ad avercela mai fatta. Per farcela, nella sua quinta apparizione all’All England Club, ha superato Munar in una battaglia di cinque set, ma poi non ha concesso nulla a Pablo Andujar e a Steve Johnson così come a Paul. Tommy abbandona così quello che è stato per lui un ottimo torneo: agli USA, vista anche l’eliminazione di Frances Tiafoe, restano le carte Brandon Nakashima e Taylor Fritz. Norrie, invece, ha l’occasione della vita: David Goffin è un avversario decisamente ostico, ma in quarti di finale a Wimbledon si può trovare di peggio.

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John Isner nuovo primatista mondiale di aces: superato Ivo Karlovic

L’americano ha commentato così il suo record: “Continuando a giocare il numero totale salirà ancora: potrei restare lassù molto a lungo”

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John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

L’ace con cui è salito 30-30 nel terzo gioco della partita contro Jannik Sinner poteva sembrare un ace qualunque, per John Isner. Ma non lo era: con quella bordata centrale l’americano ha battuto il record mondiale per il numero totale di aces messi a segno in carriera, salendo a quota 13.729. Il primato precedente del dato, che l’ATP registra dal 1991, apparteneva al croato Ivo Karlovic. Isner, che contro Sinner ha tirato in tutto 24 aces, ha dichiarato in merito: “È davvero fantastico. È una cosa di cui sono molto orgoglioso. Sarò il leader di tutti i tempi. Continuerò a giocare, continuerò ad aumentare il mio totale… E non so se la cifra finale sarà battuta. Potrei restare in vetta davvero per molto tempo”.

Il 37enne originario della North Carolina, diventato professionista nel 2007, ha ottenuto risultati notevoli nell’arco della sua carriera (tra cui una semifinale a Wimbledon nel 2018, due quarti agli US Open nel 2011 e nel 2018, con il quarto turno raggiunto in tutte le prove dello Slam) sfruttando il servizio come arma principale. Oltre al record messo a segno contro Sinner a Wimbledon, l’americano è anche in testa alla classifica degli ace del 2022 con 629 in 28 partite. Isner si è classificato al primo posto dell’ATP Tour per numero di ace in sette stagioni e ha superato la soglia dei 1000 ace per sette volte, compreso il record di carriera di 1260 del 2015.

Se è vero che i record sono fatti per essere battuti, sarà di certo difficile trovare un servizio migliore di quello di John: è evidente che Isner sia aiutato dalla sua altezza (è uno spilungone di 208 cm e alzando la racchetta scaglia la pallina a terra da quasi 4 metri), ma è altrettanto chiaro che ciò non basta per tirare fuori dal servizio ciò che ha saputo ottenere lui, che in carriera ha vinto il 92% dei suoi game di servizio, compreso il 79% dei punti con la prima palla. Subentrano infatti altre qualità tecniche e mentali. E lo ha confermato anche un altro grande battitore come Andy Roddick. “Isner, sempre Isner. Ci sono stati grandi servitori che sono stati giocatori più forti, ma il suo servizio è il migliore di sempre”. Come dargli torto.

 

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