Wimbledon, Nadal: "Sono venuto qui, consapevole che sarebbe servito un grande sforzo da parte mia"

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Wimbledon, Nadal: “Sono venuto qui, consapevole che sarebbe servito un grande sforzo da parte mia”

Il maiorchino parla dei progressi a rete: “Quando perdi qualcosa in termini di prestanza fisica, è necessario aggiungere cose al tuo gioco”

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Nadal Wimbledon 2022
 
 

Dopo il successo ai danni di Botic Van De Zandschulp, nel quale ha rischiato solo nel finale del match, il due volte campione del torneo Rafael Nadal si è presentato in sala stampa per rispondere alle domande dei giornalisti presenti. Tanti i temi toccati dal fenomeno di Manacor, dal percorso svolto per arrivare ai quarti di Wimbledon dopo aver dovuto attraversare varie vicissitudini di natura fisica, passando per il prossimo incontro con Taylor Fritzintervenuto anche in lui in conferenza, ha individuato nell’aggressività la chiava di volta per avere almeno una chance di battere l’ex n. 1 del mondo – che rievoca allo stesso tempo sia ricordi felici che ricchi di amarezza, (i due precedenti con il 24enne di San Diego, la finale vinta da Rafa nel 2020 ad Acapulco e quella persa dalla leggenda iberica nella stagione corrente a marzo ad Indian Wells, complice la frattura da stress alla costola, in una sfida fra incerottati) fino a sollecitare il 22 volte vincitore Slam sulla tematica dell’adattamento alle condizioni di gioco che l’erba prevede dopo tre anni di latitanza dai prati, e sui miglioramenti compiuti a rete anche per via dell’età che avanza. Infine chiusura lapidaria di Nadal, che ha stroncato sul nascere l’ennesima sequela di domande sul stato fisico, per – citando le sue parole – rispettare la competizione e gli avversari.

D: Hai vissuto un vero viaggio nelle ultime sei settimane in termini fisici e d’infortunio. Hai giocato quattro partite adesso. Come ti senti? Sembra che ti stai avvicinando sempre di più al tuo livello migliore

Rafael Nadal: “L’importante è pensare al lavoro quotidiano, giorno per giorno. E” sempre la stessa routine, anche qui a Wimbledon. Non si tratta di quanto sono vicino al mio livello migliore o meno. Non posso prevedere cosa succederà. Ma la cosa positiva è che mentre le prime due partite non sono state buone, due giorni fa credo di aver giocato ad alto livello per la prima volta nel torneo. E anche oggi per gran parte della partita, ancora una volta, mi sono espresso ad un livello molto positivo e ne sono felice. Questo mi dà la possibilità di avere un giorno in più domani, per andare in campo ad allenarmi e ad aggiustare le cose che vanno migliorate, oltre ad esercitarmi sugli aspetti sui quali devo continuare a lavorare. Il miglioramento durante il torneo si sta vedendo. Ovviamente poi sono felice di essere tornato ai quarti di finale, dopo tre anni che non giocavo qui. E’ un risultato positivo per me, quindi sono molto contento per questo”.

 

D: Cosa hai imparato su Taylor Fritz quando ha giocato contro di lui e quali sono le tue sensazioni nell’affrontarlo di nuovo, con questa tua attuale condizione fisica, in un match su erba?

Rafael Nadal: “In realtà quello che ho imparato nell’ultima occasione in cui ci siamo affrontati, non ha alcun valore perché in quella situazione giocai con una frattura da stress alla costola ed è stato dunque difficile imparare alcune cose, onestamente. Il dolore è stato terribile quasi insostenibile giocando quella partita. Non sapevo di aver avuto una frattura da stress alla costola durante l’incontro, ma sapevo che qualcosa stava andando storto, visto che il dolore era veramente tanto. In merito alla nostra prossima sfida, beh è abbastanza naturale constatare che lui stia giocando ad un livello molto alto, ma molto alto, avendo disputato finora una grande stagione con vittorie ovunque. Non a caso ha vinto un torneo la settimana precedente a Wimbledon. Ora è ai quarti di finale qui avendo già vinto un Masters 1000 quest’anno. E’ quindi già arrivato ad un punto molto avanzato del torneo. Purtroppo per sua sfortuna non potrà guadagnare punti qui ed è una cosa molto negativa per lui, perché raggiungere i quarti di finale, vuol dire ottenere tanti punti. Ma ciò nonostante è comunque già in una posizione molto alta della classifica. Sarà una partita difficile con un grande giocatore. Ma allo stesso tempo siamo ormai giunti ai quarti di finale, quindi non puoi aspettarti un avversario facile da dover affrontare”.

D: Stai giocando il primo torneo sull’erba dopo tanto tempo. Qual è stata la parte più piacevole, per te, nell’adeguarti nuovamente a queste condizioni di gioco particolari?

Rafael Nadal: “Non lo so. Sono venuto qui, consapevole che sarebbe servito un grande sforzo da parte mia. Giocare sull’erba, mi richiede molto sforzo, sia mentale che fisico per provare a giocare in questo grande torneo, dopo i problemi che ho dovuto fronteggiare negli ultimi due mesi. Ma come tutti sanno, Wimbledon è un torneo che mi piace tanto, erano tre anni che non giocavo qui. Avevo davvero grande voglia di tornare. Ecco perché significa molto per me, essere di nuovo ai quarti di finale. Penso di essere migliorato a livello generale, inizio ad avvertire che la mi a palla è più penetrante rispetto all’inizio del torneo. Penso che la sto, di nuovo, facendo viaggiare più veloce sia con il diritto, sia con il rovescio. Penso che stia funzionando bene anche lo slice. Mentre credo che mi manchi ancora un pò il gioco a rete. In generale, però sono felice del mio adattamento all’erba, non è mai facile la transizione dalla terra ai prati. Una difficoltà resa ancora più complessa, per quanto mi riguarda, soprattutto dal mio periodo d’inattività su questa superficie. Ora è il momento di continuare a fare i passi giusti in avanti, se ho intenzione di continuare ad avere delle possibilità“.

D: In questa fase della tua carriera, stai andando a rete molto di più di quanto hai fatto in passato. Quando eri più giovane, quanto ti sembrava naturale giocare al volo? Come si è sviluppata negli anni, questa parte del tuo gioco?

Rafael Nadal: “Beh, ho vinto qui nel 2008. Ho giocato la finale nel 2006 e nel 2007. Devo dire che durante quel periodo di tempo, mi sono disimpegnato veramente molto bene nel gioco al volo. Ci sono stati quindi dei miglioramenti, si può parlare di questo. Ma d’altra parte, nelle primissime fasi della mia carriera, ho giocato bene anche su questa superficie. Ovviamente sto correndo meno di prima, è ovvio, quindi devo migliorare in quell’aspetto lì se voglio continuare a vincere e mantenermi ad alti livelli. Quando perdi qualcosa in termini di prestanza fisica, è necessario aggiungere per mantenersi competitivi. E’ quello che ho fatto per tutta la mia carriera, lavorare e provarci sempre per aggiungere cose al mio gioco, per migliorare le cose di cui avevo bisogno per essere ancora competitivo, anche dopo aver perso un pò della mia capacità fisica o altri aspetti che fisiologicamente perdi durante la carriera. Ma allo stesso tempo una delle cose che mi rendono più orgoglioso è il modo in cui ho saputo adattarmi e accettare la sfide, dettate dai miei continui problemi fisici, essere in di grado di trovare sempre un modo per essere competitivo e migliorare il mio gioco”.

D: Parli di problemi fisici. Ne hai accusati alcuni anche qui a Wimbledon, perché ho visto che avevi, quella che credo fosse una fasciatura o un nastro adesivo sull’addome o sulla pancia. Come mai ce l’hai? Hai un problema lì

Rafael Nadal: Grazie per la domanda, ma ne ho parlato l’altro giorno. In compenso sono un po’ stanco di trattare il tema del mio corpo. Non è che non voglia rispondere alla tua domanda, ma è che a volte sono stanco di parlare di tutti i problemi che sto avendo. Preferirei non parlarne ora. Scusami, ma sono nel mezzo del torneo e non ho voglia di continuarlo così, parlando sempre di questo argomento perché non sarebbe rispettoso per il resto degli avversari. Sto solo facendo del mio meglio ogni singolo giorno. Per il momento in cui mi trovo, ovvero abbastanza in salute, ho la possibilità di andare avanti e lottare fino alla fine per gli obbiettivi che voglio raggiungere”.

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ATP Montreal: un opaco Berrettini si arrende subito a Carreno Busta

Matteo Berrettini esce al primo turno del Masters 1000 di Montreal. “Non c’era nessun aspetto del mio gioco a cui potessi attacarmi”. Prima di andare a Cincinnati alcuni giorni di pausa

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Matteo Berrettini - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

P. Carreno Busta b. [11] M. Berrettini 6-3 6-2 (da Montreal, il nostro inviato)

Non sappiamo se Matteo Berrettini sia meteoropatico o meno, certo è che la versione del suo gioco fatta vedere in questo primo turno dell’Omnium Banque Nationale di Montreal assomigliava molto al cielo che negli ultimi due giorni ha ricoperto la città canadese: grigio, cupo, freddino e senza mai un bagliore che possa dare speranza di un miglioramento.

Berrettini è mestamente uscito dal torneo quasi prima di entrarci, forse sorpreso dal repentino cambio di condizioni climatiche, dopo essersi allenato per diversi giorni a Montreal in una calura quasi caraibica. “Forse è stata la partita più brutta che abbia mai giocato” ci ha detto Matteo a caldo subito dopo essere uscito dal Court Rogers e trasportato all’ingresso degli spogliatoi dalle “golf cart” della sicurezza. “Ci sono giornate buone e giornate meno buone e oggi davvero è stata una giornata pessima. Non c’era alcun problema in particolare, solo non ho trovato alcun aspetto del mio gioco a cui potermi attaccare”.

 

Le statistiche del servizio descrivono perfettamente la partita: solo due punti su tre sulla prima, addirittura uno su quattro sulla seconda, per quella che dovrebbe essere l’arma principale di Berrettini. Ben 30 gli errori gratuiti per Matteo, più della metà dei quali con il diritto che però gli ha dato soltanto 8 punti vincenti.

Il match sicuramente non era semplice: Carreno Busta è un avversario particolarmente tosto su questa superficie, e non era stato certo un sorteggio benevolo quello che l’aveva opposto a Berrettini al primo turno. Ci può sicuramente stare la sconfitta, ma il modo in cui è arrivata è abbastanza sorprendente.

E dire che la partita era iniziata in maniera equilibrata: negli scambi da fondo gli errori arrivavano sia da una parte sia dall’altra. D’altro canto non è semplice giocare subito bene in una partita ripetutamente ritardata, giocata sotto le luci artificiali nonostante fosse da poco passato mezzogiorno e con una temperatura di circa 16 gradi. Berrettini ha dovuto salvare due palle break nel primo turno di battuta, ma poi si era stabilizzato sul suo solito rendimento, arrivando un paio di volte a 30 sul servizio dell’avversario, ma non riuscendo mai a lasciare un vero graffio nel match. Il rumore della palla sul suo diritto era molto meno pulito del solito, le traiettorie erano spesso erratiche e la fiducia di forzare una delle sue armi principali faticava ad arrivare.

Sul 3-4 del primo set l’inizio del tracollo: un turno di battuta perduto a zero dava a Carreno Busta il via libera per conquistare il primo parziale; poi all’inizio del secondo Berrettini riusciva a salvare in qualche modo il suo primo game di servizio annullando due palle break con due belle battute, ma il turno seguente veniva ceduto ancora a zero, e da quel momento forse se ne andava anche la voglia di rimanere attaccati a una partita per la quale sentiva di non avere le energie.

È stato un anno molto complicato il mio – ha continuato Berrettini nel nostro colloquio post match – ho dovuto affrontare tante situazioni, e anche se in effetti ho giocato molto poco, ho comunque speso tante energie nervose e oggi mi sentivo davvero stanco. Per fortuna ci saranno altre partite, altri tornei, ora ho bisogno sicuramente di uno-due giorni di riposo e poi decideremo con il mio team se rimanere qui ad allenarmi oppure andare subito a Cincinnati”.

Oltre alla innegabile giornata storta, probabilmente la sconfitta odierna è da imputare anche a un periodo non semplice a livello mentale vissuto da Berrettini a causa del forzato ritiro da Wimbledon, dove era tra i favoriti e al quale era arrivato vincendo due tornei consecutivi. Queste delusioni possono richiedere periodi di tempo più o meno lunghi per essere completamente metabolizzate, e forse Matteo non è ancora pronto per guardare quanto è successo nello specchietto retrovisore.

Ma nel tennis che non si ferma mai un altro torneo è sempre dietro l’angolo: il Western&Southern Open di Cincinnati comincerà tra pochi giorni, e per Berrettini rappresenterà l’occasione di ritornare al suo abituale rendimento in una situazione ambientale (campi veloci e gran caldo) che sembrano essere quelle più adatte alle sue caratteristiche.

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Serena Williams si prepara al ritiro dopo lo US Open: “Devo andare oltre il tennis”

La campionessa statunitense svela i suoi piani per il futuro in un articolo su Vogue

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Serena Williams – WTA Toronto 2022 (foto via Twitter @WTA)

Serena Williams annuncia di essere vicina al ritiro, con parole proprie e a modo proprio. Lo fa tramite un articolo apparso su Vogue, in cui fa capire (pur senza dirlo esplicitamente) che l’orizzonte temporale del suo ritiro è lo US Open 2022, a cui parteciperà grazie a una wild card. “Devo evolvermi, andare oltre il tennis, concentrarmi su cose che sono importanti per me, ha detto Serena”. Dichiarazioni che vengono divulgate poche ore dopo il primo successo sul circuito dopo un anno, quello raccolto al primo turno di Toronto contro Nuria Parrizas-Diaz, a cui era seguita una conferenza stampa in cui Serena aveva fatto capire di star pensando al ritiro, ma senza scendere nei particolari.

Serena Williams, che compirà 41 anni il 26 settembre, ha conquistato 23 titoli dello Slam, a un trofeo soltanto dal record assoluto di Margaret Smith Court.

Serena Williams parla del suo futuro con un lungo articolo a sua firma comparso su Vogue. Il racconto inizia così: “Stamattina mia figlia, Olympia, che compie cinque anni in questo mese, e io stavamo andando a procurarle un nuovo passaporto per un viaggio in Europa. Eravamo in macchina e lei aveva il mio telefono in mano, usava una app educativa che le piace. La voce robotica le ha fatto una domanda: “Che cosa vuoi fare da grande?”. Lei non sapeva che io stavo sentendo tutto. La sua risposta è stata: “Vorrei essere una sorella maggiore”.

Olympia ripete questa cosa un sacco di volte, anche quando sa che io sto ascoltando. A volte prima di andare a dormire, prega per avere una sorellina. (Non vuole avere niente a che fare con un ragazzo!). Io sono la più giovane di cinque sorelle, e le mie sorelle sono le mie eroine, quindi ho avuto l’impressione di dover riflettere su questa cosa.

Credetemi, non ho mai voluto dover scegliere tra il tennis e la famiglia. Non penso sia giusto. Se fossi un uomo, non starei scrivendo queste cose perché sarei là fuori, giocando e vincendo mentre la mia donna sarebbe alle prese con il lavoro fisico necessario per allargare la famiglia. Non fraintendetemi: adoro essere una donna, e ho amato ogni secondo della mia gravidanza. Sono stata una di quelle fastidiose donne che hanno lavorato fino al giorno in cui sono dovuta andare in ospedale. E ho fatto quello che è quasi impossibile: molta gente non si è resa conto che ero incinta di due mesi quando ho vinto l’Australian Open 2017. Ma presto compirò 41 anni e qualcosa è da cambiare.

Non mi è mai piaciuta la parola “ritiro”. Non mi sembra una parola moderna. Significa qualcosa di molto specifico e importante per una comunità e bisogna utilizzarla con cura. Forse la parola più giusta per dire la fase che sto vivendo è: evoluzione. Sono qui per dirvi che mi sto per evolvere lontano dal tennis, verso altre cose che sono importanti per me. Pochi anni fa ho iniziato in silenzio Serena Ventures, una società economica. Poco dopo, ho dato vita a una famiglia. E voglio allargarla.

Ma sono riluttante nell’ammettere a me stessa o a qualcun altro che devo smettere di giocare a tennis. Alexis, mio marito, e io ne parliamo appena. È come un argomento tabù. Non riesco a parlarne nemmeno con i miei genitori. […] So che molte persone sono entusiaste all’idea di ritirarsi. Vorrei essere così anche io. Ash Barty era al numero uno del mondo quando a marzo ha lasciato vacante quella poltrona. Caroline Wozniacki, una delle mie migliori amiche, ha avvertito un grande sollievo quando ha fatto questo passo nel 2020. Lode a loro, ma per me non c’è felicità in questo. So che non è una cosa molto comune da dire, ma sento un grande dolore. E’ la cosa più dura che avrei potuto immaginare. Lo odio, odio essere a questo punto. Sono dilaniata: non vorrei che fosse finita, ma allo stesso punto mi sento pronta per quello che verrà dopo. […] Questo sport mi ha dato molto. Adoro vincere. Adoro lottare. Adoro divertire […]

Il tennis è stato tutta la mia vita. Mio padre dice che la prima volta che ho preso in mano una racchetta avevo tre anni. Io penso fosse ancora prima. C’è una foto di Venus che mi porta in un campo quando non potevo avere più di un anno e mezzo. A differenza di Venus, non ho mai saputo contenere le mie emozioni […] Questa sono sempre stata io. Voglio essere grande, voglio essere perfetta, anche se so che la perfezione non esiste, ma dovunque fosse, non mi sarei fermata finchè non la avrei raggiunta.

Essere Serena è stato questo: aspettarsi il massimo da me stessa e dimostrare alle persone che si sbagliavano. Questo è ciò che mi ha guidato. […] Una volta mia sorella Venus ha detto che se c’è qualcuno che ti dice che non puoi fare qualcosa, è perché non possono farlo loro. Ma io ce l’ho fatta. E così potete farcela anche voi. […] Per come la vedo io, avrei dovuto vincere più di 30 slam. Ma non ce l’ho fatta. Ho giocato mentre allattavo, mentre vivevo la depressione post-parto. Ho comunque vinto 23 tornei, è bello, è straordinario. Ma questi giorni, se dovessi scegliere tra costruire un bilancio della mia carriera e costruire una famiglia, sceglierei la seconda”.

Dopo aver raccontato quanto non le costi fatica occuparsi della figlia Olympia e quanto sia assorbita dal suo lavoro con il fondo di investimenti da lei varato, Serena spiega: “Nell’ultimo anno, Alexis e io abbiamo provato ad avere un altro bambino, e di recente abbiamo ricevuto alcune informazioni dal mio dottore che mi hanno rasserenata e mi hanno fatto capire che quando lo vorremo, potremo allargare la famiglia. Ma di certo non voglio vivere un’altra gravidanza durante la mia carriera. Devo essere o dentro il tennis mani e piedi, o completamente fuori.

Questa primavera, mi è tornata la voglia di scendere in campo. Chiacchieravo con Tiger Woods, un amico, e gli ho detto che avevo bisogno di qualche consiglio. Gli ho detto: non so cosa fare, penso sia finita, ma forse non è così. Lui mi ha risposto: “Serena, perché non giochi per un paio di settimane? Non devi prenderti impegni con nessuno. Vai semplicemente in campo per due settimane, dai tutto, e vedi cosa succede”. Un mese dopo, ci ho provato. Ed è stato magico prendere in mano di nuovo una racchetta. Ho pensato a lungo sul fatto di giocare Wimbledon e US Open. Come ho detto, tutta questa fase di evoluzione non è facile per me.

Non mi piace molto parlare di quel che lascio dietro di me. Molti me lo chiedono, ma non ho mai saputo esattamente cosa rispondere. Ma mi piace pensare che grazie alle opportunità che ho avuto io, le donne atlete capiscono di poter essere loro stesse in campo. Che possono giocare in modo aggressivo e fare il pugnetto se vincono. Che possono essere forti ma anche belle. Che possono indossare quello che vogliono, dire quel che vogliono ed esserne orgogliose. Ho fatto un sacco di errori nella mia carriera. Ma gli errori servono a fare esperienza e li ho vissuti pienamente. Non sono certo perfetta, ma mi piace pensare che le difficoltà che ho vissuto io possano servire a rendere la vita più facile alle prossime generazioni. Spero che tra qualche tempo la gente possa guardare a me come simbolo di qualcosa che va oltre il tennis. Io ammiro Billie Jean King perché è andata oltre il tennis. Io vorrei che la gente pensasse: Serena è tutto questo e inoltre è stata una grande tennista”.

Il lungo articolo si conclude così: “Sfortunatamente non ero pronta a vincere Wimbledon quest’anno. E non so se sarò pronta per vincere a New York. Ma ci proverò. E i tornei che porteranno allo US Open saranno divertenti. So che ad alcuni è piaciuto fantasticare sul fatto che avrei potuto raggiungere Margaret Court vincendo a Wimbledon e superarla allo US Open per poi salutare tutti. Ma non è una cerimonia pazzesca quello che cerco. Sono terribile nel salutare, la peggiore del mondo in questo. Ma per favore sappiate che sono grata in un modo che non so esprimere a parole. Siete stati al mio fianco in così tante vittorie e così tanti trofei. Mi mancherà questa versione di me, quella ragazza che giocava a tennis. E mi mancherete tutti voi”.

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ATP Montreal, Alcaraz: “Incredibile essere seconda testa di serie”. Tsitsipas: “Punto a un grande finale di stagione”

Ad Alcaraz piacciono i campi e il clima canadesi. Tsitsipas arriva riposato per puntare in alto

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Stefanos Tsitsipas e Carlos Alcaraz – ATP Montreal 2022 (foto via Twitter @OBNmontreal)

Il torneo Master 1000 di Montreal rappresenta per Carlos Alcaraz una prima volta. Quello di quest’anno sarà infatti il suo esordio nel mille canadese, e lo affronterà da testa di serie n.2. Carlos è reduce da due finali, prima ad Amburgo e poi ad Umago dove si è arreso ai nostri Musetti e Sinner.

Proprio con quest’ultimo lo spagnolo si è allenato nella giornata di ieri a Montreal, e proprio sull’altoatesino ha voluto spendere due parole: Sinner è sicuramente il giocatore che più mi ha sorpreso. Per il modo di stare in campo e per il livello di aggressività che riesce a esprimere in ogni scambio. In campo ci diamo battaglia ma fuori siamo amici e a Umago gliel’ho detto: troverò il modo di batterlo“. Le domande dei cronisti si spostano dunque sul suo esordio nel torneo e sull’affetto della gente: “Sono molto felice di giocare a Montreal per la prima volta. Mi piacciono il clima e il campo da gioco. Le condizioni mi soddisfano. Mi sento bene, ma avrò un primo turno difficile. Non vedo l’ora di giocare qua davanti al pubblico di Montreal. Sento molto amore da parte delle persone e questo è molto bello“.

In merito ai recenti traguardi il n.4 del ranking dice: “”Sono cresciuto molto velocemente. Raggiungere un Master 1000 come seconda testa di serie è qualcosa di incredibile, che non mi aspettavo di certo all’inizio dell’anno. Sinceramente non ci credo nemmeno adesso. È qualcosa che desideravo dall’inizio della stagione, essere al top e ovviamente essere uno dei favoriti per vincere i tornei più importanti“. Certo non si può dire che il 19enne di Murcia non sia un giocatore duttile dato che nel giro di poche settimane è passato dall’erba di Wimbledon alla terra rossa delle competizioni in Europa (Amburgo e Umago), prima di volare nell’America settentrionale per la parte di annata su cemento: “Ho cambiato molto negli ultimi tempi. Faccio un lavoro specifico per trovare le sensazioni giuste in ognuna di esse”.

 

In chiusura una domanda sul suo rapporto con Nadal e se lo ha sentito di recente prima di Montreal: “Non ho parlato con Rafa prima di venire qua a Montreal, non abbiamo avuto occasione di parlare a proposito del torneo“. Poi tutta la sua maturità esce fuori quando gli viene chiesto se soffre il paragone con il maiorchino: Io continuo a seguire la mia strada. Sono Carlitos Alcaraz e sarò sempre lo stesso”.

Stefanos Tsitsipas – ATP Montreal 2022 (foto via Twitter @OBNmontreal)

Uno Stefanos Tsitsipas riposato nel fisico, ma molto determinato nello spirito. Il greco torna sulla scena del tennis internazionale e lo fa dopo la sconfitta contro Kyrgios a Wimbledon. Rispetto alle passate stagioni, ha cambiato preparazione per cercare di ottimizzare il finale di stagione e arrivare al top in classifica.

È arrivato in anticipo in terra canadese per cercare di riposare il più possibile e recuperare da un piccolo problema fisico: “Ho fatto un sacco di giorni di preparazione fisica e allenamento e il mio corpo si sente molto bene. Una buona vacanza mi ha aiutato tanto a raggiungere gli States con il giusto spirito. Adesso non vedo l’ora di scendere in campo”.

Montreal rappresenta un viatico importante per quello che saranno gli US Open: “Qui ho tanti punti da difendere [la semifinale persa contro Opelka, ndr] e non credo che nessun giocatore vorrebbe sprecare quell’opportunità. Punto a un grande finale di stagione, con un ottimo piazzamento nel ranking. Fare bene qui significa concentrarmi bene sui tornei importanti che ci separano dalla fine della stagione”. Qui ha trovato campi un po’ più lenti che potrebbero aiutarlo: “Certamente le caratteristiche di questi campi potrebbero aiutarmi molto assieme ai sostenitori che troverò lungo il torneo. Dopo tanto sacrificio devo giocar il mio miglior tennis”.

Inevitabile la domanda sull’assenza prolungata di Djokovic e Nadal: “Capiterà anche altre volte che non ci saranno e continueremo a chiederci dell’effetto che fa. È normale. Giocare contro di loro è stimolante. Quando non ci sono, abbiamo l’obbligo di sfruttare l’occasione. Poi questo è un momento in cui dobbiamo confrontarci con stelle nascenti come Alcaraz e Sinner, per cui davvero è un momento in cui è sempre bello affrontare nuove sfide”.

Tsitsipas parla dello spagnolo: “Non vedo l’ora di avere opportunità di confronto con lui in campo. E’ migliorato molto negli ultimi due anni ed è diventato un avversario difficile. Lo vedo sempre come un avversario molto serio con cui giocare”.

Approccio diverso del greco a Montreal rispetto agli ultimi tre anni: “Ho cambiato preparazione. Nel senso che prima di arrivare in Canada passavo da Washington. Stavolta ho deciso di arrivare direttamente qui e di riposare. Ho giocato tanto tennis nella prima parte di stagione e ho pensato che per me sarebbe stato meglio riposare e farmi trovare pronto per la seconda parte”.

Tsitsipas, assieme a Medvedev, è uno dei veterani del torneo: “Siamo stati un po’ più a lungo sui campi e questo ci aiuta tanto. Capisci tante situazioni che quando eravamo giovani non capivamo. Ora ci conoscono tutti, all’inizio il nostro modo di giocare era diverso. Ora che tutto è svelato, l’esperienza ci aiuta tantissimo comunque”.

Il greco è arrivato in anticipo in Canada, ha visitato Montreal e ha avuto modo di rilassarsi. Adesso scalpita, non vede l’ora di tornare a dire la sua sui campi.

(Press Tsitsipas a cura di Paolo Michele Pinto)

Il tabellone dell’ATP 1000 di Montreal

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